Niente cambio di destinazione per l'immobile non conforme

Bocciato il provvedimento di un Comune del Napoletano che aveva consentito l'ampliamento di una pizzeria inglobando un appartamento e un deposito seminterrato in una zona che il Prg destinava alla conservazione dell'esistente senza deroghe

Quando la pizzeria si è allargata prendendosi un appartamento al piano terreno e un seminterrato, dopo aver anche già sbancato un area all'aperto per fare spazi ai tavoli, la pazienza dei vicini infastiditi dal rumore e dal moltiplicarsi dei fumi canne fumarie oggetto di una ordinanza di rimozione mai eseguita si è trasformata in un ricorso al Tar Campania. L'espansione dell'attività di ristorazione, infatti, fumi a parte, era apparentemente regolare, fondandosi su una autorizzazione edilizia rilasciata circa quattro anni fa dal Comune di San Sebastiano al Vesuvio. E infatti è proprio per l'annullamento di tale atto e dei connessi verbali della Commissione edilizia comunale e della Commissione edilizia integrata beni ambientali che è stato proposto il ricorso esaminato dai giudici amministrativi della terza sezione del Tar Campania, sede di Napoli. Le cui conclusioni nella sentenza qui leggibile come documento correlato hanno dato ragione al ricorrente che contro l'autorizzazione controversa proponeva tra i motivi la violazione e falsa applicazione di varie norme nonché del Prg del Comune inoltre l'erroneità e illegittimità dei presupposti dell'atto controverso, eccesso e sviamento di potere, ingiustizia manifesta ed illogicità, contraddittorietà, errore in fatto ed in diritto, illegittimità derivata. A ciò si aggiunga una deduzione di incompetenza, in quanto il Prg vigente prescriveva, nella zona in cui è situato l'immobile, il divieto di variazione di destinazione d'uso e, ancora, l'immobile era oggetto di istanza di concessione in sanatoria nonché sottoposto a vincolo ex D.Lgs n. 490/99. Rigettate le eccezioni di irricevibilità del ricorso sostenute dal Comune e dai controinteressati, i giudici amministrativi hanno ritenuto fondato il ricorso e lo hanno accolto in relazione ai dedotti vizi di violazione delle disposizioni del Piano regolatore generale del Comune di San Sebastiano al Vesuvio, dell'articolo 13 della Legge n. 241/90, nonché per insufficienza di motivazione. Sottolineano, infine, i giudici del Tar come il Comune abbia ha assentito il mutamento di destinazione d'uso di un immobile che, in quanto oggetto di istanza di concessione in sanatoria e art. 13 l. n. 47/1985, non era da considerarsi lecitamente edificato, all'atto del rilascio dell'autorizzazione impugnata. In tal senso, il fatto che l'amministrazione abbia subordinato l'emanazione dell'autorizzazione al cambio di destinazione d'uso all'impegno dei richiedenti ad accettare le successive decisioni dell'Ente in merito all'istanza di sanatoria, lungi dal rendere legittimo l'operato dell'amministrazione, testimonia della fondatezza del motivo di ricorso relativo alla illegittimità del cambio di destinazione. Di qui l'annullamento della autorizzazione edilizia contestata. m.c.m.

Tar Campania - Sezione terza - sentenza 14 luglio 2005-4 maggio 2006, n. 3972 Presidente de Leo - Relatore Forlenza Ricorrente Rega Fatto Con ricorso notificato in data 28 marzo 2003, depositato il successivo 24 aprile, la ricorrente, premesso di essere proprietaria di un immobile adibito a propria abitazione posto nelle immediate vicinanze di un immobile adibito a pizzeria-trattoria denominata Funiculì , impugna gli atti indicati in epigrafe, ed in particolare l'autorizzazione n. 11/2002, con il quale si è consentito il mutamento di destinazione d'uso del piano rialzato e del piano seminterrato da abitazione e deposito a locali commerciali dell'immobile adibito a pizzeria. La ricorrente precisa che sin dal 1997 l'attività di ristorazione si svolge anche all'aperto su di un'area appositamente ed arbitrariamente ed illegittimamente sbancata , con pregiudizio per la ricorrente, derivante dall'assembramento degli avventori e dalle esalazioni delle abusive canne fumarie per le quali una ordinanza di rimozione non è stata mai eseguita . In data 13 gennaio 2003, la ricorrente chiedeva di poter conoscere lo stato della pratica edilizia n. 30/2001, relativa alla richiesta diretta ad ottenere il cambio di destinazione d'uso del piano rialzato e del seminterrato presentata il 3 luglio 2001 . Comunicata dall'amministrazione la possibilità di accesso, tramite visione, agli atti della pratica citata, a tanto la ricorrente procedeva in data 10 marzo 2003. Avverso l'autorizzazione indicata in epigrafe, vengono proposti i seguenti motivi di ricorso violazione e falsa applicazione legge 47/1985, D.Lgs 490/99, legge 241/90, del piano regolatore di San Sebastiano al Vesuvio erroneità ed illegittimità dei presupposti, omessa ed illegittima motivazione eccesso e sviamento di potere ingiustizia manifesta ed illogicità, contraddittorietà errore in fatto ed in diritto, illegittimità derivata perplessità, incompetenza, ciò in quanto, in primo luogo, il PRG per la zona in cui è situato l'immobile B1-conservativa , prescrive il divieto di variazione di destinazione d'uso degli immobili, in secondo luogo, l'immobile è oggetto di istanza di concessione in sanatoria ex articolo 13 legge 47/1985, infine, l'immobile de quo è sottoposto al vincolo ex D.Lgs 490/99. Si è costituito in giudizio il Comune di San Sebastiano al Vesuvio, che ha preliminarmente eccepito l'irricevibilità del ricorso per tardività e l'inammissibilità del medesimo per difetto di interesse, concludendo in ogni caso per il suo rigetto, stante l'infondatezza. Anche i controinteressati, nella qualità di comproprietari dell'immobile oggetto dell'autorizzazione impugnata, hanno proposto le eccezioni di irricevibilità ed inammissibilità del ricorso, chiedendone infine il rigetto. Con ordinanza 3558/03, questo Tribunale ha respinto la domanda di misure cautelari. All'odierna udienza la causa è stata riservata in decisione. Diritto Preliminarmente, il Tribunale deve rigettare le eccezioni di irricevibilità del ricorso per tardività e di inammissibilità del medesimo per difetto di interesse. Quanto alla prima eccezione, occorre osservare che in data 13 gennaio 2003 la ricorrente ha presentato una istanza di accesso agli atti relativi a due pratiche edilizie riguardanti concessioni in sanatoria, indicando altresì, per una di esse, gli estremi di una autorizzazione la n. 11/2003 , che costituisce il provvedimento impugnato con il presente ricorso.Da tale circostanza e dalla natura delle censure avanzate con il ricorso l'amministrazione ed i controinteressati desumono la piena conoscenza dell'atto da parte della ricorrente. Orbene, ritiene il Tribunale che la piena conoscenza dell'atto, dalla quale far decorrere il termine decadenziale per la proposizione del ricorso giurisdizionale, deve essere comprovata con elementi oggettivi e concreti, tali da escludere anche in virtù di un indubbio favor per il diritto alla tutela giurisdizionale ogni dubbio in merito, incombendo in tal senso l'onere della prova a chi eccepisce la tardività. Né possono essere ritenuti idonei, al fine di testimoniare tale piena conoscenza, mere deduzioni dal comportamento tenuto da parte ricorrente anteriormente alla proposizione del ricorso, allorché queste, lungi dal fondarsi su elementi certi e concreti, scaturiscono da argomentazioni non certe e comunque controvertibili. Nel caso di specie, premesso che non può farsi derivare la piena conoscenza dalla mera pubblicazione dell'atto impugnato all'albo pretorio, non può comunque incontrovertibilmente dedursi tale piena conoscenza dalla mera indicazione di estremi identificativi dell'atto nella istanza di accesso, posto che la piena conoscenza non può ritenersi soddisfatta con la mera acquisizione di elementi identificativi dell'atto, ma con la apprensione degli elementi contenutici del medesimo dai quali risulta comprovata la sua lesività per la sfera giuridica del ricorrente. A testimonianza della incertezza della piena conoscenza nel caso di specie e quindi della infondatezza della eccezione di tardività , giova osservare che la ricorrente, avendo avuto accesso agli atti nella mera forma della visione, non ha depositato il provvedimento impugnato con la produzione depositata a corredo del ricorso introduttivo. Per le ragioni esposte, non sussistendo quindi elementi certi e concreti idonei a comprovare la piena conoscenza del provvedimento impugnato e quindi la tardività del ricorso, la relativa eccezione deve essere rigettata. Quanto alla eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di interesse, occorre concludere per l'infondatezza della stessa, poiché la relazione di fatto esistente tra l'immobile di proprietà e residenza della ricorrente non negata dalle controparti e l'esercizio commerciale fonda pienamente l'interesse ad agire della medesima contro i provvedimenti, sia di natura edilizia-urbanistica, sia commerciale, relativi all'esercizio dell'attività di ristorazione, o comunque a questa funzionali. Nel merito, il ricorso è fondato e deve essere, pertanto, accolto, in relazione ai dedotti vizi di violazione delle disposizioni del piano regolatore, dell'articolo 13 legge 241/90 e di insufficienza di motivazione. Giova osservare che il piano regolatore di San Sebastiano al Vesuvio, per la zona B1-conservativa zona nella quale è ubicato l'immobile oggetto dell'autorizzazione edilizia , poiché tale zona è destinata alla conservazione dell'esistente , prevede che non è consentita alcuna variazione né alla destinazione attuale né allo stato dei luoghi prima dell'entrata in vigore del PPE inoltre, è fatto divieto di variare la destinazione d'uso degli immobili v. prod. Comune dep. 19 giugno 2003 . A fronte di tale inequivoca previsione, l'autorizzazione impugnata consente la variazione di destinazione d'uso del piano rialzato e del piano seminterrato dell'immobile da abitazione e deposito a locali commerciali . Appare, quindi, del tutto evidente la fondatezza della censura di violazione del piano regolatore. Né vale obiettare v. memoria Comune 19 giugno 2003, pag. 4 che l'immobile ha avuto una destinazione d'uso commerciale fin dal 1981 , in quanto situazioni di fatto e/o abusive, preesistenti alla disciplina urbanistica impressa al territorio dal Piano Regolatore, non possono consentire in assenza di qualunque considerazione da parte del medesimo la non applicazione delle disposizioni introdotte dal Piano stesso. Allo stesso modo non possono trovare considerazione le argomentazioni svolte dai controinteressati v. in particolare pagg. 6-8 memoria dep. 2 luglio 2005 , poiché - quanto all'articolo 2 l. reg. n. 19/2001, appare evidente che una prescrizione relativa ai limiti di compatibilità di eventuali mutamenti di destinazione d'uso degli immobili non deroga, di per sé, ad eventuali divieti di mutamento, limitandosi a disciplinare i casi in cui tale variazione è invece ammessa - quanto alla liberalizzazione dell'attività commerciale, ogni eventuale esclusione di attività provvedimentale in tale settore non incide sul diverso assetto degli interessi pubblici in materia di edilizia ed urbanistica. A quanto sinora esposto, occorre aggiungere che, nel caso di specie, il Comune di San Sebastiano ha assentito il mutamento di destinazione d'uso di un immobile che, in quanto oggetto di istanza di concessione in sanatoria e articolo 13 legge 47/1985, non era da considerarsi lecitamente edificato, all'atto del rilascio dell'autorizzazione impugnata. In tal senso, il fatto che l'amministrazione abbia subordinato l'emanazione dell'autorizzazione al cambio di destinazione d'uso all'impegno dei richiedenti ad accettare le successive decisioni dell'Ente in merito all'istanza di sanatoria, lungi dal rendere legittimo l'operato dell'amministrazione, testimonia della fondatezza del motivo di ricorso con il quale si censura sia pure in modo alquanto sintetico l'illegittimità di una autorizzazione al cambio di destinazione d'uso di un immobile allo stato non conforme alle prescrizioni edilizie. Per le ragioni esposte, il ricorso deve essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti spese, diritti ed onorari di giudizio. PQM Il Tar per la Campania, Sezione terza, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da Rega Immacolata n. 4279/2003 r.g. , lo accoglie e, per l'effetto, annulla il provvedimento impugnato. Compensa tra le parti spese, diritti ed onorari di giudizio.