Internet: niente ""gogna"" attraverso i motori di ricerca

L'Autorità Garante interviene presso la maggiore impresa del settore suggerendo una ricerca congiunta di soluzioni in grado di tutelare la privacy degli utenti, spesso messi in vetrina da pagine web non aggiornate e pregiudizievoli

I motori di ricerca devono aggiornare i dati relativi alle persone quando la mancanza di contestualizzazione temporale di tali dati può cagionare pregiudizi nei confronti degli interessati esponendo pubblicamente circostanze ormai superate. È il punto di partenza delle considerazioni dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali che ha deciso di interpellare una delle più rilevanti aziende del settore Google motore della Google Inc. con sede negli Stati Uniti, in California al fine di trovare, anche attraverso una serie di confronti sulla questione, una soluzione al problema della persistenza in Rete di informazioni personali che restano accessibili da qualunque utente sebbene superate o non più aderenti alla realtà attuale dei fatti. L'attuale intervento dell'Authority è un passo pratico di una linea già ampiamente tracciata vedere anche nella sezione Arretrati nell'edizione del 13 aprile 2005 a tutela dei dati personali che, sempre più spesso e privi di adeguata tutela, compaiono su milioni di pagine web. In questo caso il Garante si è mosso in seguito alle lamentele di una cittadina italiana che aveva riscontrato come, effettuando una ricerca attraverso Google, venissero ancora offerte in consultazione pagine a lei riferite in cui si faceva menzione di un procedimento penale avviato nei suoi confronti ma non della circostanza che, nel frattempo, era stata assolta da ogni addebito. Mentre infatti alcuni siti avevano modificato le relative pagine, nella cosiddetta cache offerta dal motore una sorta di istantanea di una pagina ad una certa data rimanevano invece notizie non aggiornate fornendo quindi un'immagine negativa del soggetto ricorrente. All'intervento del Garante la Google Italia la filiale nazionale replicava offrendo la propria collaborazione ma rilevando che certune operazioni critiche - come l'eliminazione di pagine dagli indici - era possibile solo attraverso i server della casa madre. Di qui l'intervento diretto presso la sede californiana per garantire agli utenti la possibilità di far correggere, tempestivamente, i propri dati erronei ed eventualmente pregiudizievoli e garantire il diritto all'oblìo del quale ogni cittadino deve poter godere. Affinché la situazione sia comunque chiara a tutti gli utenti di quello che è oggi il maggior motore di ricerca e non solo via Internet, il Garante ha anche raccomandato di inserire nella versione italiana del sito un'informativa sulla circostanza della titolarità del trattamento dei dati che, in questo caso, è esclusiva della casa madre statunitense. m.c.m.