Iva, ecco i nodi della nuova legge

di Francesco D'Alfonso

di Francesco D'Alfonso Modifiche alla normativa concernente le sanzioni accessorie in caso di violazioni dell'obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale, aumento della soglia prevista per l'esonero dal versamento dell'imposta e da tutti gli obblighi documentali e contabili a favore dei produttori agricoli, vincoli più stringenti all'immatricolazione e alla successiva voltura di veicoli oggetto di acquisto intracomunitario o di importazione. Sono queste le principali novità in materia di Iva disposte dalla legge 286/06, in vigore dal 29 novembre 2006, che ha convertito con modificazioni il Dl 262/06, collegato fiscale alla legge finanziaria per il 2007 la legge è qui consultabile tra gli arretrati del 24 novembre scorso - ndr . SCONTRINO FISCALE Con riferimento alle sanzioni legate alla mancata emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale, in sede di conversione del Dl 262/06 è stato sostituito il comma 8 dell'articolo 1 del decreto legge, prevedendo tra le altre cose l'attenuazione dell'entità delle prescrizioni sanzionatorie previste nella fase di approvazione del decreto in ordine alle predette violazioni. Infatti, il Dl 262/06, modificando l'articolo 12 del D.Lgs 471/97, stabiliva inizialmente che nel caso in cui fosse stata definitivamente accertata la violazione dell'obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale sarebbe stata disposta la sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività ovvero dell'esercizio dell'attività medesima per un periodo da quindici giorni a due mesi. La legge di conversione, invece, ha ripristinato le previsioni di cui all'articolo 12 del D.Lgs 471/97, prevedendo che la descritta sospensione si applica esclusivamente nel caso in cui nel corso di un quinquennio siano state accertate tre distinte violazioni dei predetti obblighi. Il periodo di sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività ovvero dell'esercizio dell'attività medesima, inoltre, è stato ridotto ad un intervallo che va da tre giorni a un mese. È stata altresì diminuita la soglia al di sopra della quale aumenta il periodo di sospensione, passando dai 200 milioni di lire previsti dal D.Lgs 471/97, non modificati in sede di emanazione del Dl 262/06, agli attuali 50.000 euro. Relativamente a tale ultima disposizione, tuttavia, la durata della sospensione è passata dal precedente periodo che andava da due a sei mesi all'attuale intervallo da uno a sei mesi. Diversamente da quanto previsto nei testi normativi precedenti, nella legge di conversione, infine, è statuito che, in deroga all'articolo 19 comma 7 del D.Lgs 472/97, che stabilisce che le sanzioni accessorie sono eseguite quando il provvedimento di irrogazione è divenuto definitivo, l'atto di sospensione, disposto dalla direzione regionale dell'Agenzia delle entrate competente per territorio in relazione al domicilio fiscale del contribuente, è immediatamente esecutivo. In base a quanto precisato dall'articolo 1 comma 8ter del Dl 262/06 le disposizioni descritte si applicano alle violazioni constatate a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. PRODUTTORI AGRICOLI Per quanto riguarda il settore agricolo, nella legge in argomento è stata abbandonata l'iniziale idea, disposta in sede di approvazione del decreto legge, di prevedere l'applicazione del regime di franchigia di cui all'articolo 32bis del Dpr 633/72 ai produttori agricoli che nell'anno solare precedente avevano realizzato - o, in caso di inizio attività, prevedevano di realizzare - un volume d'affari non superiore a 7.000 euro, costituito per almeno i due terzi da cessioni di prodotti agricoli e ittici compresi nella prima parte della Tabella A, allegata al citato Dpr 633/72. Con la legge di conversione, infatti, si è deciso d'intervenire esclusivamente sull'entità della soglia di esonero, individuata dal previgente sesto comma dell'articolo 34 del Dpr 633/72 sostituito integralmente secondo quanto disposto dalla legge di conversione del Dl 262/06 nella misura di 2582,23 euro, portandola a 7.000 euro. Di conseguenza, i produttori agricoli con le caratteristiche evidenziate saranno esonerati dal versamento dell'imposta e da tutti gli obblighi documentali e contabili, residuando solo l'obbligo di numerare e conservare le fatture e le bollette doganali. I soggetti che nell'esercizio di imprese, arti e professioni acquisteranno dai suddetti produttori agricoli beni o servizi dovranno emettere fattura con indicazione della relativa imposta, la quale dovrà essere determinata applicando come aliquote le percentuali di compensazione previste per i singoli beni. Tale fattura, annotata dall'acquirente nel registro di cui all'articolo 25 del Dpr 633/72, dovrà poi essere consegnata, in copia, al produttore agricolo. L'esonero cessa a partire dall'anno solare successivo a quello in cui viene superata la soglia di 7.000 euro e nello stesso anno qualora venga meno il rapporto di due terzi tra cessioni di prodotti agricoli e ittici compresi nella prima parte della Tabella A, allegata al citato Dpr 633/72, e volume d'affari. Nella nuova versione del sesto comma dell'articolo 34 del Dpr 633/72, inoltre, scompaiono, non essendo più menzionate, sia la differenziata soglia di esonero 7746,85 euro prevista precedentemente per i produttori agricoli che esercitano la loro attività esclusivamente nei Comuni montani con meno di mille abitanti e nelle zone con meno di mille abitanti ricompresi negli altri Comuni montani individuati dalle rispettive Regioni sia l'esonero dalle liquidazioni periodiche e dai relativi versamenti dell'imposta di cui usufruivano i produttori agricoli che avevano realizzato nell'anno solare precedente un volume d'affari superiore a 2582,28 ovvero a 7746,85 ma non a 20658,28 euro. Pur essendo l'esonero il regime naturale previsto per i produttori agricoli in possesso delle caratteristiche indicate, resta ferma la possibilità per essi di rinunciare all'applicazione di detto regime. L'opzione e la relativa revoca saranno desunti da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili. Tuttavia, il contribuente sarà obbligato a comunicare la predetta opzione nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta operata. Nel caso di esonero dall'obbligo di presentazione della dichiarazione annuale, la scelta è comunicata con le stesse modalità e i termini previsti per la presentazione della dichiarazione dei redditi. L'IMMATRICOLAZIONE DI VEICOLI OGGETTO DI ACQUISTO INTRACOMUNITARIO O DI IMPORTAZIONE Relativamente, infine, all'immatricolazione di veicoli oggetto di acquisto intracomunitario o di importazione, il Dl 262/06, nella versione modificata dalla legge 286/06, ha previsto l'obbligo, ai fini dell'immatricolazione o della successiva voltura di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, nuovi o usati, oggetto di acquisto intracomunitario a titolo oneroso, di presentare, in allegato alla relativa richiesta, copia del modello F24 attestante l'avvenuto versamento da parte del cedente dell'imposta sul valore aggiunto dovuta a seguito della prima cessione interna. Nel modello F24, che dovrà essere opportunamente integrato per mezzo di un successivo provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, il richiedente dovrà altresì indicare il numero di telaio del veicolo in modo da mettere in relazione, ai fini dell'immatricolazione, versamento dell'imposta e veicolo. Inoltre, coloro che vogliono immatricolare o comunque registrare il passaggio di proprietà di veicoli oggetto d'importazione dovranno produrre la certificazione doganale attestante l'assolvimento dell'Iva, nonché il riferimento, nel caso in cui l'importazione avvenga senza il pagamento dell'imposta, all'utilizzazione da parte dell'importatore del plafond nei limiti stabiliti. Lo schema tipico di frode Tali disposizioni sono volte a contrastare l'enorme diffusione che negli ultimi anni stanno avendo le frodi Iva nel settore degli autoveicoli. Nell'ambito comunitario la frode nella sua versione più semplice si basa sull'esistenza di un soggetto d'imposta nazionale fittizio A il quale effettua l'acquisto intracomunitario del veicolo senza effettivo esborso d'Iva, in virtù del regime transitorio per le operazioni intracomunitarie in base al quale le cessioni di beni nell'ambito comunitario sono soggette a tassazione nello Stato membro di destinazione mentre sono considerate non imponibili nello Stato membro d'origine, per poi cederlo ad un altro soggetto d'imposta nazionale B , di cui egli stesso molto spesso è diretta emanazione. Successivamente A, che teoricamente dovrebbe aver incassato l'Iva pagatagli da B, scompare senza versare questa imposta all'erario, mentre B porta in detrazione l'Iva addebitatagli da A. In questo modo B si trova ad aver acquistato il veicolo al prezzo al netto dell'Iva, avvantaggiandosi sul mercato verso i propri concorrenti, mentre l'erario si troverà con una perdita di gettito, difficilmente recuperabile dal momento che A non è altro che un prestanome, privo di qualsiasi base economico-patrimoniale. Per quanto concerne le importazioni, invece, la frode si realizza attraverso l'acquisto senza pagamento dell'imposta da parte di un soggetto Iva nazionale, possibile in virtù di quanto disposto dall'articolo 8 primo comma lettera c , e 68 del Dpr 633/72 per i così detti esportatori agevolati , avvenuto attraverso l'invio agli uffici doganali di dichiarazioni d'intento attestanti un plafond Iva in realtà inesistente. Successivamente, questo soggetto Iva vende il veicolo ad un altro operatore, anche in questo caso per lo più coincidente con il soggetto che ha creato la società fittizia, per poi scomparire, così come descritto con riguardo alle cessioni interne che seguono ad acquisti intracomunitari, senza versare l'imposta all'erario. Nel recente passato il legislatore ha già adottato provvedimenti volti a contrastare le frodi Iva nel settore auto. Relativamente ai veicoli nuovi, la legge 311/04 legge Finanziaria 2005 ha disposto l'obbligo per i soggetti d'imposta di trasmettere al Dipartimento dei trasporti terrestri entro quindici giorni dall'acquisto e, in ogni caso, prima dell'immatricolazione il numero identificativo intracomunitario del cedente e, per i passaggi interni che precedono l'immatricolazione, il codice fiscale del fornitore, oltre che il numero di telaio dei veicoli. Sempre nella Finanziaria 2005 è stato previsto, inoltre, che i cessionari soggetti d'imposta sono obbligati solidalmente con il cedente in caso di mancato versamento dell'Iva dovuta da parte di quest'ultimo in ordine alle cessioni interne di veicoli, nuovi o usati, oggetto di precedente acquisto intracomunitario o di importazione a prezzi inferiori al valore normale, ferma restando, tuttavia, la possibilità per il cessionario di dimostrare, producendo la necessaria documentazione, che l'esiguità del prezzo è legata ad eventi o situazioni di fatto oggettivamente rilevabili o a specifiche disposizioni di legge. È opportuno sottolineare, infine, che queste disposizioni entreranno in vigore, in base a quanto previsto dall'articolo 1 comma 11 del Dl 262/06, soltanto alla data da stabilirsi in un successivo provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate. A partire da quella data, quindi, i soggetti che decideranno di acquisire un veicolo oggetto precedentemente di acquisto intracomunitario o di importazione avranno l'onere di accertarsi rispettivamente che nella prima vendita interna sia stata versata l'Iva e che nella certificazione doganale siano presenti le indicazioni di carattere fiscale richieste dalla legge, pena l'impossibilità di immatricolare il mezzo di trasporto.