Misure cautelari: non basta la gravità del reato a configurare il pericolo di recidiva

Stop all'ordinanza di custodia contro un indagato per stupro ai fini della possibilità di reiterazione della condotta criminosa vanno sempre valutate le modalità del fatto e la personalità del soggetto

Per l'applicazione della misura cautelare il pericolo di recidiva non si può desumere dal carattere e dalla gravità dell'ipotesi accusatoria ma vanno individuati elementi concreti che permettono di concludere per un'alta - e concreta - probabilità che la condotta criminosa possa essere reiterata. E gli elementi concreti devono essere rilevati dalle modalità del fatto e dalla personalità dell'incolpato. Così la terza sezione penale della Corte di cassazione annulla con rinvio l'ordinanza del tribunale che applicava a un cittadino extracomunitario la custodia in carcere per il reato di violenza sessuale ai danni di una ragazza quasi diciottenne un abuso consumato di notte in discoteca, con la giovane in stato di ubriachezza il provvedimento 4421/07 è disponibile fra i documenti correlati . Esigenze di cautela. Per i giudici di legittimità a carico dell'indagato esistono elementi probatori di pregnanza tale da ritenere l'ipotesi dell'accusa altamente plausibile ai fini della sussistenza delle condizione per l'applicabilità della misura cautelare, dunque, l'ordinanza del Tribunale è sorretta da argomentazioni congrue. Ma è sulle esigenze di cautela che emerge un difetto nella motivazione. Per la Suprema corte, ad esempio, il tribunale non ha tenuto nel debito conto il fatto che l'extracomunitario fosse incensurato vive, lavora e studia da cinque anni in Italia si tratta di un elemento di rilievo per valutare la personalità del soggetto - scrivono gli ermellini - anche se non dimostra di per sé l'assenza di pericolosità. La circostanza che il cittadino extracomunitario fosse incensurato era stata ritenuta non significativa dai giudici di merito, convinti che egli si trovasse da troppo poco tempo sul territorio italiano. I supremi giudici riconoscono l'estrema gravità dell'accaduto ma osservano che, ai fini del pericolo di recidiva, non si deve concludere per la generica propensione del soggetto a commettere reati. Ma bisogna guardare all'alta, concreta e attuale probabilità che la condotta criminosa sia reiterata. d.f.

Cassazione - Sezione terza penale cc - sentenza 15 dicembre 2006-5 febbraio 2007, n. 4421 Presidente Vitalone - Relatore Squassoni Pg Fraticelli - ricorrente Lazareg Asbderrahame Motivi della decisione In esito allo appello del Pm, il Tribunale di L'Aquila ha applicato a Lazareg Asbderrahame la misura cautelare della custodia in carcere per il reato di violenza sessuale ai danni di una giovane quasi diciottenne. Per giungere a tale conclusione, i Giudici hanno rilevato come le emergenze agli atti portassero a ritenere fondata la ipotesi accusatoria di uno stupro ai danni della ragazza in condizioni di alterazione fisiopsichica derivata dalla assunzione di sostanze alcoliche e, quindi, in stato di ridotta capacità di difesa In tale modo, il Tribunale ha ritenuto che la versione dei fatti fornita dalla vittima fosse corrispondente al vero in particolare, per quanto concerne l'abuso alcolico. A corroborare la narrazione della ragazza hanno precisato i Giudicisi poneva la fuga del Lazareg dalla discoteca nel bagni della quale è avvenuto l'atto sessuale , anche se non precipitosa per non destare sospetti, le menzogne dallo stesso dette ad un amico sulla ragione che l'aveva indotto a lasciare il locale anche l'oggettività clinica riscontrata sulla vittima che è stata deflorata nella occasione confermava - a giudizio del Tribunalela tesi di un rapporto non consenziente. Le esigenze di cautela sono state individuate dai Giudici nella prognosi negativa di recidiva. Per l'annullamento della ordinanza, l'indagato ricorre in Cassazione e, con motivi principali ed aggiunti, deduce - che non vi è stata alcuna fuga dopo il rapporto sessuale ed, anzi, ha aiutato la ragazza, che ha avuto un malore, fino allo intervento degli operatori sanitari - che il Consulente del Pm non ha evidenziato segni tipici riferibili alle azioni di un rapporto sessuale violento -che quello. che il Tribunale qualifica menzogne sono indici di riservatezza manifestati nel riferire l'accaduto - che nessuna emergenza processuale conforta la tesi che la giovane fosse in stato di ubriachezza non riscontrata neppure dal test alcolimetrico - che non vi è stata alcuna violenza i giovani sono stati visti entrare ed uscire dal bagno in armonia -che non è logica la motivazione sulle esigenze di cautela. Allo stato delle investigazioni, pur suscettibili di ulteriori sviluppi, sono riscontrabili indizi, connotati con il requisito della gravità, nel confronti dell'indagato in relazione alla contestata ipotesi di reato. Le emergenze agli atti rappresentate dalle dichiarazioni della interessata, delle persone informate sui fatti, nonché dai dati sanitari costituiscono un coacervo probatorio sufficiente per dimostrare lo stato di alterazione psichica della parte lesa, per smodata assunzione di alcolici, al momento del rapporto sessuale con l'indagato. Sul punto, il risultato del test non è attendibile perché effettuato su di un campione non , conservato in modo idoneo e, pertanto, non squalifica le differenti conclusioni sullo stato della minore desumibile dalle altre fonti probatorie. La tesi dello indagato inerente alla mancata costrizione della ragazza, che spontaneamente ha accertato il rapporto sessuale, è inconferente in quanto la stessa, per le sue peculiari condizioni di alterazione psichica, non era in grado di dare un valido consenso . Anche la conclusione del Consulente Tecnico circa la carenza di segni tipici riferibili ad un rapporto violento non è elemento decisivo l'atto sessuale è avvenuto non con la forza, finalizzata a vincere la resistenza della donna, ma con abuso della sua contingente condizione di incapacità a gestirsi. Tale condizione, in quanto notata da varie persone presenti, era percepibile anche da parte del ricorrente. Esistono, quindi, a carico dello indagato elementi probatori di tale pregnanza che consentono di ritenere altamente plausibile l'ipotesi della accusa pur in assenza di una verifica probatoria di conseguenza, la motivazione inerente alla sussistenza delle condizioni per l'applicabilità della misura, a sensi dell'art. 273 Cpp, è sorretta da congruo e completo apparato argomentativo. A differente conclusioni, si deve pervenire per quanto concerne le esigenze di cautela. Sul tema, un elemento contra reum utilizzato dai Giudici è la callidità e la superficialità dimostrata dallo indagato nello architettare una serie, pur approssimativa, di menzogne. La conclusione non tiene conto di una importante circostanza le falsità non sono state prospettate dal Lazareg agli inquirenti per depistarli , per neutralizzare gli elementi probatori a suo carico o accusare altri , ma ad un amico per giustificare il suo allontanamento dalla discoteca. Inoltre la incensuratezza è stata ritenuta dal Tribunale non significativa trattandosi di extracomunitario da poco presente nello Stato tale conclusione non è puntuale in quanto la documentazione agli atti prodotta dalla difesa dimostra che il Lazareg risiede legittimamente da e cinque anni in Italia ove lavora e studia. Di conseguenza, non correttamente è stato pretermessa la valutazione dello, stato di incensuratezza che non dimostra, di per sé, l'assenza di pericolosità, ma è elemento di rilievo per ponderare la personalità del soggetto. Rimane l'estrema gravità dello accaduto desunta non dalla descrizione dei fatti materiali solo in sunto evocati nel provvedimento impugnato , ma dalle circostanze che la minore fosse stata conosciuta da pochi minuti e che fosse in stato di ubriachezza . La prima circostanza è, all'evidenza, irrilevante, neutra o, comunque, non sintomatica di personalità pericolosa, mentre la seconda è un elemento costituivo della fattispecie di reato che è indubbiamente da considerarsi sempre grave perché lesivo della libertà della vittima nella sua autodeterminazione sessuale. Tuttavia, il pericolo di recidiva non può desumersi solo dal carattere e dalla gravità dei reati a tale fine, è necessario che siano individuati elementi concreti - rilevabili dalle modalità del fatto e dalla personalità dell'incolpato - che permettano di concludere non per la generica propensione del soggetto a commettere reati, ma per l'alta, concreta ed attuale probabilità di reiterazione della condotta criminosa. Per il riscontrato difetto motivazionale sulle esigenza di cautela, la Corte annulla l'impugnato provvedimento con rinvio al Tribunale di L'Aquila dispone che la Cancelleria provveda allo adempimento di cui all'art. 94 comma 1ter disp. att Cpp. PQM La Corte annulla la ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di L'Aquila.