Accesso, via libera al Codacons sulle diffide alle acque minerali

L'associazione può consultare gli atti relativi al provvedimento del ministero della Salute nei confronti di alcune marche

Il Codacons ha il diritto di consultare gli atti alla base della diffida che nel 2003 il ministero della Salute ha disposto nei confronti di alcune marche di acque minerali. Del resto, tali informazioni riguardano la tutela della salute e dell'incolumità fisica. A chiarirlo è stata la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6206/06 depositata lo scorso 19 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso del Codacons contro il silenzio-diniego opposto dall'amministrazione sanitaria nei confronti dell'istanza di accesso presentata dalla stessa associazione al fine di consultare gli atti del procedimento di diffida rivolta a 86 marche di acque minerali e alle relative società produttrici. I giudici di piazza Capo di Ferro hanno spiegato che il coordinamento di associazioni non chiese di poter visionare dei dati comunicati al dicastero da parte delle imprese produttrici piuttosto diresse la sua actio ad exhibendum nei confronti degli atti sottostanti la determinazione ministeriale di diffidare le suddette aziende . Per cui, hanno concluso i consiglieri di Stato, il ministero della Salute dovrà dare corso all'istanza di accesso del Codacons, nel rispetto delle regole procedimentali in materia di ostensione, vertente peraltro su informazioni attinenti alla tutela dei superiori interessi della salute e dell'incolumità pubblica . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 30 maggio-19 ottobre 2006, n. 6206 Presidente Santoro - Estensore Carlotti Ricorrente Codacons Fatto e diritto Il Codacons impugna la sentenza con cui il Tar del Lazio ha respinto il ricorso, promosso dall'odierno appellante, avverso il silenzio-diniego opposto dall'Amministrazione sanitaria all'istanza di accesso agli atti del procedimento di diffida rivolta ad 86 marche di acque minerali e alle relative società produttrici. 2. Nel secondo grado del giudizio, così instaurato, si è costituito per resistere all'appello il ministero della Salute. 3. All'udienza del 30 maggio 2006 il ricorso è stato trattenuto in decisione. 4. Ai fini della migliore intelligenza delle questioni devolute alla cognizione del Collegio, giova riferire brevemente delle vicende dalle quali ha tratto origine la presente controversia. 5. Nel mese di giugno dell'anno 2003 fu divulgata dalla stampa la notizia della diffida inoltrata dal ministero della Salute ad 86 marche di acque minerali, risultate non in regola agli esami analitici effettuati dall'Istituto superiore di sanità, onde ottenere la comunicazione - entro i successivi sessanta giorni - da parte delle imprese destinatarie della richiesta, di idonee certificazioni analitiche conformi alla normativa vigente. A seguito di tale divulgazione, il Codacons chiese inutilmente al Ministero di poter accedere agli atti formati in seno al procedimento di diffida. Di qui il ricorso al Tar del Lazio che, tuttavia, respinse l'impugnativa, motivando il rigetto sull'impossibilità, per l'amministrazione intimata, di ostendere alcunché sia in ragione del mancato perfezionamento dell'istruttoria condotta nei confronti delle società proprietarie delle acque minerali sia mercé la pretesa estraneità del ministero della Salute alle procedure di controllo sulle imprese produttrici, in quanto sottoposte istituzionalmente alla vigilanza delle regioni. Il Codacons, insoddisfatto della decisione di primo grado, ha quindi adito la Sezione, indirizzando articolate critiche contro la sentenza del Tar del Lazio, meglio specificata in epigrafe. 6. L'appello è fondato e merita accoglimento nei sensi di seguito precisati. L'erroneità della pronuncia impugnata emerge in maniera palese dal raffronto tra l'oggetto dell'istanza di accesso e la motivazione posta a base della reiezione giurisdizionale. Ed invero, il Codacons non chiese di poter prendere visione dei dati comunicati all'Amministrazione da parte delle imprese produttrici di acque minerali peraltro non ancora compiutamente raccolti alla data della domanda , piuttosto diresse la sua actio ad exhibendum nei confronti degli atti sottostanti la determinazione ministeriale di diffidare le suddette aziende. Tanto è incontrovertibilmente dimostrato dal tenore dell'istanza di ostensione, mirante a ottenere comunicazione a degli esiti delle analisi chimiche sulle acque minerali eseguite dall'Istituto superiore di sanità b dell'indicazione delle Asl e delle Arpa interessate al procedimento c del provvedimento di diffida e d dell'elenco nominativo delle marche e delle società diffidate. Orbene, al momento della richiesta avanzata dall'appellante, tali dati - a differenza degli altri, in corso di reperimento - erano sicuramente già nell'effettiva disponibilità del ministero della Salute, fondandosi obiettivamente su di essi la decisione di inoltrare l'atto di diffida summenzionato né il Dicastero intimato avrebbe potuto legittimamente ravvisare un ostacolo giuridico all'accesso nella circostanza della mancata conclusione dell'approfondimento istruttorio avviato con la diffida suddetta, posto che l'articolo 2, comma 2, del Dpr 352/92, applicabile alla fattispecie concreta ratione temporis, garantiva l'esercizio del diritto di accesso anche in pendenza di un procedimento Il diritto di accesso si esercita, con riferimento agli atti del procedimento, e anche durante il corso dello stesso . Le precedenti considerazioni privano di giustificazione razionale anche l'altro argomento reiettivo incentrato sulla pretesa estraneità del Ministero resistente rispetto alle procedure di autorizzazione e di controllo sulle imprese produttrici. L'allegata incompetenza addotta dal Dicastero appare in insanabile contraddizione con la circostanza, veramente incontrovertibile, che la domanda di accesso al centro del contendere concerneva atti prodromici ad una diffida disposta dalla medesima amministrazione sanitaria. 7. La fondatezza dell'impugnazione conduce alla riforma della sentenza appellata, con il conseguente obbligo del ministero della Salute di dar corso, nel rispetto delle regole procedimentali in materia di accesso, all'istanza del Codacons, vertente peraltro su informazioni attinenti alla tutela dei superiori interessi della salute e dell'incolumità pubblica. In conclusione, la decisione gravata non resiste all'urto delle critiche contro di essa rivolte e, per l'effetto, deve trovare accoglimento il ricorso di primo grado. 9. Sussistono giustificati motivi per compensare integralmente tra le parti le spese del doppio grado del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, definitivamente pronunciando, accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso di primo grado, ordinando al ministero della Salute di esibire gli atti richiesti dal Codacons. Compensa integralmente tra le parti le spese del doppio grado del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? N . RIC. 2 N . RIcomma -06 RA