Intercettazioni valide dalla data della motivazione del decreto

Integrata la pronuncia delle Sezioni unite sentenza 2737/06 depositata il 24 gennaio scorso sull'uso di impianti diversi da quelli installati nella procura della Repubblica

La seconda sezione penale della Cassazione si conforma al principio espresso dalla recente pronuncia delle Sezioni unite penali sentenza 2737/06, depositata il 24 gennaio 2006 e pubblicata negli arretrati del 25 secondo cui, per il caso che si faccia ricorso all'uso di impianti di intercettazione diversi da quelli installati nella procura della Repubblica, la motivazione del decreto del pubblico ministero e la sua eventuale integrazione devono intervenire prima dell'esecuzione delle operazioni, pena l'inutilizzabilità dei risultati. Nell'applicare le linee guida del massimo Consesso di piazza Cavour la sezione semplice, però, risolve anche un altro contrasto giurisprudenziale. Con la sentenza 7788/06 - depositata il 3 marzo e qui integralmente leggibile tra gli allegati - i magistrati della seconda penale, infatti, danno soluzione ad una questione non affrontata dalla sentenza delle Sezioni unite, chiarendo che, nell'ipotesi in cui la motivazione del decreto sia posteriormente adottata, l'inutilizzabilità colpisce i risultati delle operazioni di intercettazione svolte in precedenza ma non anche i risultati delle operazioni di intercettazione compiute successivamente.

Cassazione - Sezione seconda penale cc - sentenza 15 febbraio - 3 marzo 2006, n. 7788 Presidente Morelli - Estensore Morgigni Ricorrente Navarria Osserva Il 14 luglio 2005 il Tribunale di Catania, in riforma dell'ordinanza emessa dal G.I.P. locale il 30 maggio 2005, che aveva disposto la custodia.cautelare in carcere di Angela Navarria in ordine ai reati di cui agli articoli 110 - 416 Cp e 74 del DPR n. 309 del 1990 così qualificata l'originaria imputazione ha sostituito la misura suddetta in quella degli arresti domiciliari. Ricorre il difensore, deducendo che il provvedimento impugnato risulta viziato sotto il duplice profilo dell'erronea applicazione ed interpretazione della legge e della carenza di motivazione, rispettivamente in ordine alla utilizzabilità delle intercettazioni ambientali, da cui sono stati tratti gli elementi d'accusa a carico della ricorrente, ed alla valutazione degli elementi astrattamente indiziari, desunti pressoché esclusivamente dalle stesse. Ricorda di avere evidenziato in sede di riesame che il P.M. aveva trasmesso al tribunale gli atti, posti a fondamento della misura, senza alcun riferimento ai singoli indagati nonostante l'eterogeneità delle imputazioni e solo in modo parziale. Sulla prima questione richiama la giurisprudenza secondo cui in tema di riesame delle ordinanze che dispongono una misura coercitiva, quantunque l'inefficacia del provvedimento cautelare non consegue all'omessa trasmissione al tribunale degli atti che il Pm non abbia ritenuto di trasmettere al Gip. La mancata indicazione, in relazione al singolo indagato in un processo con plurimi indagati, di quali atti siano stati trasmessi determina ugualmente la sanzione di inefficacia, atteso che la mancata specificazione della riferibilità al singolo dell'insieme degli atti processuali vanifica di fatto la possibilità di verificare il rispetto della disposizione di cui al comma 5 dell'articolo309 Cpp Cassazione penale, Sezione prima, 12988/01 . Sulla seconda afferma che la mancata trasmissione ha riguardato un atto di particolare rilievo per l'odierna indagata il verbale di interrogatorio reso al Pm in data 14.04.2005 dal convivente Gianluca Presti. Lo stesso, infatti, pur inserito nel fascicolo del Pm ed inviato al Gip ai fini dell'emissione dell'O.C.C. del 30.05 u.s. nei confronti di tutti gli indagati, non è stato trasmesso al Tribunale. L'omissione sarebbe influente, in quanto, nel corso dell'interrogatorio, il Presti, ammettendo le proprie responsabilità in ordine all'episodio estorsivo ai danni di Giovanni Lipera e Salvatore Barbagallo della ditta S.G. Carburanti Sas mai contestato alla Navarria , fornisce una spiegazione circa la causale dei 7.000 Euro di cui si parla più volte nel corso delle conversazioni intercettate presso la sala colloqui della Casa Circondariale di Piazza Lanza. Sarebbe, quindi, erronea la motivazione secondo cui l'eccezione formulata dalla difesa andava disattesa perché il verbale di interrogatorio del Presti non è stato assolutamente posto dal Gip a fondamento della misura cautelare nei confronti dell'odierna ricorrente , operando in tal modo una distorta interpretazione di una recente pronuncia delle Sezioni Unite di codesta Suprema Corte . Quanto al profilo della legittimità dei provvedimenti in tema di intercettazioni ambientali adottati in via di urgenza dal Pm e dei decreti autorizzativi del Gip, il ricorrente ricorda che il Pm in data 22 novembre 2004 aveva richiesto al Gip la proroga delle predette intercettazioni per ulteriori 15 giorni, con scadenza 8 dicembre 2004. Soltanto in data 26 novembre 2004 il Pm aveva integrato la motivazione del decreto di urgenza e della richiesta di proroga, specificando le ragioni che giustificarono la deroga di cui all'articolo 268, 3 comma Cpp individuate nella inidoneità tecnica delle apparecchiature nella disponibilità della Procura ad intercettare le comunicazioni in oggetto per la peculiarità dei luoghi, caratterizzati dal notevole spessore delle pareti della sala colloqui e sottoponendo l' uso della deroga stessa al controllo del giudice . Il Pm emetteva dunque un provvedimento integrativo recante la suddetta data, ma privo dell' attestazione di deposito presso la cancelleria del Gip. Da tale ritardo deriverebbe un difetto genetico del provvedimento, che vizierebbe anche i risultati delle intercettazioni successive, perché comunque fondate su provvedimenti illegittimi. Critica la decisione contraria assunta dal Tribunale, rilevando che in ogni caso avrebbero dovuto essere dichiarate inutilizzabili le intercettazioni effettuate medio tempore. Sul punto richiama la giurisprudenza secondo cui dal combinato disposto degli articoli 268, comma 3, e 271, comma 1, del Cpp, sono inutilizzabili i risultati delle operazioni di intercettazione quando il provvedimento che le dispone l'esecuzione con impianti diversi da quelli installati presso la procura della Repubblica manchi di motivazione. In tale evenienza, l'intervento di un provvedimento successivo che dia conto dèlle ragioni in base alle quali si è ritenuto di eseguire le operazioni con impianti esterni è privo di efficacia sanante per il passato, ma può valere soltanto - se intervenuto quando l'intercettazione è ancora in corso - a rendere legittime ex nunc le future captazioni Cassazione penale, Sezione prima, 4762/03 . Precisa che il Gip non ha potuto vagliare tempestivamente le ragioni giustificatrici della deroga all'articolo 268, comma 3, Cpp, atteso che la motivazione relativa alla stessa è successiva all'adozione da parte del Pm del decreto di urgenza e della richiesta di proroga delle intercettazioni. Assume che la Sezione sesta quando, con la sentenza 7691/04, fa riferimento al giudice chiamato a valutare l'utilizzabilità delle comunicazioni intercettate , si riferisce al Gip al momento dell'adozione dell'ordinanza di custodia cautelare, piuttosto che al Tribunale del riesame nel successivo procedimento de libertate. Assume che sarebbero viziati anche i due provvedimenti autorizzativi emessi dal Gip, in quanto carenti di motivazione essendo stati adottati con moduli prestampati. Le argomentazioni del Gip consisterebbero in un acritico richiamo alle prospettazioni del Pm riguardo alle ragioni di urgenza, senza affrontare il tema della. deroga all'utilizzo degli impianti esterni alla Procura, non potendosi ritenere sanante con effetto ex tunc il decreto integrativo quando le operazioni di intercettazione sono ancora in corso. Mancherebbero i presupposti richiesti dal codice di rito al fine di ritenere legittimamente disposte le intercettazioni in oggetto, in quanto non sarebbero consentite la motivazione per relationem. Il Tribunale, infatti, supererebbe in modo semplicistico ì profili della carenza di motivazione, con particolare riguardo alle ragioni che giustificano la deroga all'utilizzo degli impianti della Procura, ritenendo erroneamente che in quella fase soltanto il Pm sia l'unica A.G. detentrice del potere di valutare le ragioni d'urgenza e le motivazioni che suggeriscono l'espletamento delle intercettazioni, nonché l'idoneità o meno degli impianti. Precisa che le argomentazioni del Tribunale del riesame si rivelano preconcette anche riguardo all'analisi del contenuto delle singole intercettazioni, avallando acriticamente quanto sostenuto dal Gip nell'ordinanza applicativa della misura. Al contrario, un'attenta analisi delle stesse avrebbe certamente messo in dubbio la sussistenza degli elementi indiziari posti a carico dell'indagata. Sulla questione premette che Navarria è convivente di Presti, che all'epoca dei fatti contestati, come detto, si trovava detenuto presso la citata Casa Circondariale. per episodi estorsivi. A parere della ricorrente sarebbe normale che la stessa, unitamente alla madre del suddetto, Angela Cardì, e, in alcune occasioni, del di lui fratello minore Mirko, si recasse frequentemente presso la predetta struttura penitenziaria al fine di effettuare i colloqui con il congiunto e discutesse con lo stesso della vicenda giudiziaria che lo vedeva indagato, nonché di questioni di carattere economico, ivi compresa la sussistenza di debiti o di crediti vantati dal suddetto all'esterno, senza che da ciò possa desumersi la illiceità di tali pretese. Osserva che sussisterebbero diverse discrasie tra talune frasi riportate nell'ordinanza di custodia cautelare ed il contenuto dei verbali di intercettazione. Trascrive i singoli passaggi, che contesta in modo puntuale e, riguardo ai 7.000 euro di cui Presti fa menzione nella conversazione del 12 novembre 2004, reputa verosimile il riferimento alla somma richiesta a Lipera e Barbagallo, episodio per il quale Presti ha successivamente ammesso la propria responsabilità. Aggiunge che per le ulteriori somme, in assenza di riscontri delle predette conversazioni, non sarebbe possibile stabilirne la provenienza. Non sussistono, infatti, elementi oggettivi che suffragano tale tesi, né sono stati identificati alcuni dei soggetti indicati col solo nome di battesimo, circostanza questa che impedisce di delineare il ruolo che gli stessi avrebbero assunto. Rileva che all'indagata non è ascritto alcun reato-fine e che le richieste di Presti alla convivente di parlare con tale Stefano verosimilmente il coindagato Prezzavento Stefano, all'epoca dei fatti in stato di libertà , non potrebbero ritenersi idonee a dimostrare il coinvolgimento della Navarria nell'asserita associazione. Osserva, infine, quanto all'affermazione del suddetto prendevano i soldi che ci dovevamo dividere tutti quanti io ora sono qua dentro e i soldi per dire ve Ii devono passare a voi , che, pur a voler ammettere che alla Navarria venissero consegnati dei soldi destinati al Presti, non può ritenersi integrato, per ciò solo, un contributo punibile per la stessa, attesa l'assenza di qualsivoglia prova a suo carico della conoscenza della provenienza illecita delle somme de quibus. Del resto, emblematica della estraneità della Navarria alle logiche di qualsiasi gruppo criminale è l'espressione pronunciata dalla stessa nel corso della medesima conversazione ma lo cosa ne so io ti posso dire le cose ma non è che alla fine che ne so lo non è che ne so discussioni . Trascrive le intercettazioni del 30.11.2004, dalle quali si desumerebbe che Navarria nell'intera vicenda si sarebbe limitata a tutelare gli interessi del marito riguardo al denaro spettantegli, ma di cui non è chiarita la provenienza. Asserisce che, pur ritenendo illecita la provenienza del denaro e la consapevolezza di tale origine da parte dell'odierna indagata, ciò non sarebbe sufficiente per configurare la condotta contestata, poiché dagli atti del procedimento non si evince alcun tipo di attività posta in essere da Navarria per contribuire a realizzare gli scopi dell'associazione. Si duole che il Tribunale abbia rigettato la richiesta formulata dal Pm di rettifica della contestazione relativa al reato di associazione semplice e di limitarla alla finalità di attività estorsiva piuttosto che di spaccio. Affronta il tema del concorso esterno in associazione per delinquere. Nel caso di specie, afferma, difettano gli elementi essenziali per la configurabilità del ruolo di concorrente esterno, sia sotto il profilo oggettivo, quali l'infungibilità dell'asserito contributo, sia sotto il profilo dell'elemento soggettivo se per la configurabilità del concorso esterno non è richiesto il dolo specifico, a differenza della condotta di partecipazione all'associazione, occorre tuttavia la consapevolezza di agire per il raggiungimento dei fini propri dell'associazione, piuttosto che, come nel caso che ci occupa, nell'esclusivo interesse di un congiunto. La qualificazione giuridica dei fatti dovrebbe essere valutata nell'ottica della meno grave ipotesi del favoreggiamento reale. Quanto alle esigenze cautelari, l'impugnato provvedimento, sia pur riconoscendole in misura attenuata rispetto all'ordinanza di custodia cautelare, meriterebbe censura, perché si fonderebbe su valutazioni assolutamente generalizzate. Il ricorso deve essere accolto in parte. Il primo motivo, concernente l'omessa trasmissione dei verbale d'interrogatorio di Gianluca Presti, è infondato. Le Su con la sentenza 19853/02 rv. 221393 hanno chiarito che l'inefficacia del provvedimento cautelare può discendere solo dalla mancata trasmissione degli atti a contenuto sostanziale con valore probatorio, che siano stati effettivamente utilizzati dal giudice a fondamento del provvedimento coercitivo . Nella specie, come ha evidenziato il Tribunale l'interrogatorio non è stato utilizzato dal Gip per emettere il provvedimento restrittivo della libertà personale, ed inoltre, essendo stato prodotto dal difensore, è stato esaminato dal Tribunale medesimo, che ne ha escluso la rilevanza. La principale doglianza esposta dalla ricorrente attiene all'utilizzabilità delle registrazioni eseguite a seguito delle disposte intercettazioni con particolare riferimento al decreto adottato dal Pm l'8 novembre 2004 ed ai decreti di convalida resi dal Gip. Il decreto d'intercettazione delle conversazioni o comunicazioni tra presenti, che sarebbero intervenute presso la sala colloqui della Casa Circondariale di Piazza Lanza, adottato dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania nel procedimento penale a carico di Filloramo Carmelo e Presti G anluca ndagat per il delitto di cui agli articoli 56 e 629 Cp in data 8 novembre 2004 alle ore 12,21 reca l'autorizzazione all'uso di apparecchiature esterne alla Procura ma, come rileva la ricorrente, è realmente privo di motivazione in ordine alla necessità di avvalersi di strutture estranee all'Ufficio Giudiziario. Il 26 novembre 2004 la suddetta Procura della Repubblica ha emesso un provvedimento definito nella sua intestazione come integrazione di motivazione . Nel medesimo si specifica in modo puntuale che la peculiarità degli impianti in dotazione all'istituto di detenzione di Piazza Lanza, tenuto conto dell'inidoneità tecnica delle apparecchiature nella disponibilità della Procura d'intercettare le comunicazioni ambientali in rilievo e la peculiarità dei luoghi in cui tali comunicazioni si svolgono e segnatamente il notevole spessore dei muri della menzionata sala unitamente alla tipologia delle apparecchiature in dotazione alla procura, renderebbe Tecnicamente impossibile la ricezione di flussi sonori da parte di apparecchiature collocate a notevole distanza dal luogo in cui si svolgono i predetti colloqui . Il Tribunale ha aderito all'orientamento giurisdizionale tra le tante Cassazione, Sezione prima, 2096/91 Sezione quarta 3986/99 Sezione seconda 4261/02 Sezione sesta, 49119/03 secondo cui deve ritenersi ammissibile l'integrazione successiva da parte del Pm del decreto esecutivo delle operazioni di intercettazione, intervenuta anteriormente all'utilizzazione delle risultanze di tali operazioni. Sulla base di quest'interpretazione ha concluso che il citato provvedimento del 26 novembre 2004 ha sanato ogni profilo delle registrazioni precedentemente eseguite. Ha conseguentemente utilizzato le stesse, ponendole a fondamento del rigetto dell'istanza di riesame pur sostituendo la misura della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari . Di recente, però, le Su con la sentenza 2737/05 depositata il 24 gennaio 2006 ric. Campenti mass 232605 hanno così statuito In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di autorizzazione alla utilizzazione di impianti diversi da quelli in dotazione alla Procura della Repubblica, ai sensi dell'articolo 268, comma 3,Cpp, la motivazione del decreto del Pm, in ordine ad entrambi i presupposto di legge la inidoneità o insufficienza degli apparati in uso all'ufficio giudiziario e la eccezionale urgenza deve intervenire prima della esecuzione delle operazioni captative il Pm può rendere la relativa motivazione, o integrarla, anche in momento successivo a quello in cui abbia, eventualmente, disposto l'esecuzione delle operazioni,ma comunque sempre ed in ogni caso prima che le operazioni medesime vengano eseguite. Non è dato al giudice di emendare il decreto del Pm sostituendosi a lui nel rendere una motivazione non data dall'inquirente o di integrarla, appropriandosi di ambiti di discrezionalità delibativi e determinativa che spettano solo alla parte pubblica . Reputa il collegio di doversi adeguare a quest'interpretazione, non sussistendo ragioni per discostarsene. Vanno, tuttavia, svolte alcune precisazioni su un tema presente nella specie e non in quello esaminato dalle Su. Nel caso in esame le intercettazioni e connesse registrazioni sono proseguite almeno secondo le indicazioni rilevabili dalla motivazione del provvedimento impugnato anche successivamente alla menzionata data d'Integrazione della motivazione da parte del Pm. Al riguardo, il collegio reputa di dovere affermare il seguente principio In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di autorizzazione alla utilizzazione di impianti diversi da quelli in dotazione alla Procura della Repubblica la motivazione del Decreto del Pm sulla inidoneità o insufficienza degli apparati in uso all'ufficio giudiziario deve esistenre prima dell'iniziio delle operazioni d'intercettazione. Nell'ipotesi in cui la motivazione su tale aspetto originariamente inesistente come nel caso in esame sia, però, posteriormente adottata secondo i parametri normativi, le intercettazioni divengono legali dal momento della integrazione e sono, quindi utilizzabili le registrazioni eseguite successivamente all'emissione di quest'ultimo provvedimento. La carenza originaria, infatti, è in tal modo sanata e l'atto, sia pure attraverso il suo progressivo perfezionamento, diviene corrispondente al dettato normativo e le intercettazioni postume sono utilizzabili. L'eventuale diversa opinione non può essere accolta, poiché frutto di formalismo fine a se stesso, privo della concretezza giuridica cui il giudice deve attenersi nell'interpretazione delle statuizioni poste a presidio dei diritti di riservatezza costituzionalmente tutelati, che trovano un limite nel provvedimento motivato del giudice, che autorizza legalmente l'intrusione. Due temi vanno, inoltre, brevemente affrontati per completezza espositiva. La ricorrente assume da un lato che i decreti del Gip sarebbero carenti di motivazione e dall'altro che sarebbero redatti con motivazioni soltanto apparenti. L'assunto per un profilo è contraddittorio, perché lo stesso esponente rileva che la motivazione esiste tanto che ne assume la mera apparenza, per altro verso è privo di specificità, in quanto non è chiarito sotto quale aspetto sarebbe configurabile la dedotta apparenza . Va anche evidenziato che la ricorrente non ha allegato i documenti decreti del Gip in contestazione ed il motivo, anche per questo, è generico, essendo onere della parte che deduce provvedere a tale adempimento, per dimostrare la specificità del motivo e del relativo assunto in tal senso Sezione seconda, sentenza 672/98, deposito 19 febbraio 1999 rv 212767 . Nel ricorso, infine, il difensore incidentalmente osserva Il Pm emetteva un provvedimento integrativo recante la suddetta data, ma privo dell'attestazione del deposito presso la cancelleria del Gip . Il motivo de quo non è fondato, poiché nessuna disposizione processuale non precisata neppure dalla stessa ricorrente prevede quest'adempimento per un atto, che, invece, l'articolo 268 comma 3 Cpp riserva esclusivamente -expressis verbis - al Pm. Alla luce del principio innanzi affermato in ordine all'utilizzabilità delle intercettazioni eseguite successivamente all'emissione del ricordato provvedimento integrativo del Pm, occorre, dunque, annullare l'intero provvedimento, affinché il tribunale rivaluti in modo completo la posizione della ricorrente in base al coacervo degli elementi raccolti a suo carico e negli indicati limiti della loro utilizzabilità. PQM La corte annulla l'ordinanza impugnata con rinvio al tribunale di Catania per nuovo esame.