Inappellabilità, resta di legittimità il giudizio degli ermellini

Si consolida l'interpretazione restrittiva della legge Pecorella, inaugurata con la sentenza vademecum del 29 marzo scorso

L'identità del terzo grado non può essere violata. Per la Cassazione, la legge Pecorella non può cambiare la natura del giudizio di legittimità che da sempre ha per oggetto la contrarietà di un provvedimento a norme di legge e mai il controllo sulla correttezza della motivazione in rapporto ai dati processuali. Così la quinta sezione penale di piazza Cavour con il verdetto 12634/06 - depositato il 10 aprile e qui integralmente leggibile tra gli allegati - ha dato seguito all'interpretazione restrittiva dei nuovi motivi di ricorso alla Suprema corte previsti dalla legge 46/2006, inaugurata con la sentenza vademecum 10951/06 della sesta sezione penale del Palazzaccio pubblicata nell'edizione on line del 30 marzo scorso. In altre parole, nemmeno dopo la modifica al Codice di procedura penale, introdotta con la legge sull'inappellabilità, è possibile per la Cassazione un controllo della motivazione basato su un esame di merito degli atti processuali. Nel delineare il confine della verifica di legittimità i Supremi giudici, infatti, hanno affermato nella sentenza in esame che la Corte di cassazione non deve stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore possibile ricostruzione dei fatti né deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento , secondo una formula giurisprudenziale ricorrente . Del resto, l'interpretazione consolidata della vecchia versione dell'articolo 606 Cpp sui vizi di motivazione era - e resta - ampiamente concorde nel ritenere che alla Cassazione fosse preclusa una diversa lettura dei dati processuali o una diversa interpretazione delle prove .

Cassazione - Sezione quinta penale cc - sentenza 22 marzo-10 aprile 2006, n. 12634 Presidente Marini - Relatore Didone Pg Salzano - Ricorrente Cugliari Motivi della decisione 1. Cugliari Domenico ricorre per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro - Sezione per il riesame - del 3 agosto 2005 con la quale è stata rigettata la sua richiesta di riesame avverso l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Catanzaro in data 15 luglio 2005 che aveva applicato nei suoi confronti la misura coercitiva personale della custodia in carcere per i reati di cui agli articoli 644, commi 1 e 5 nn. 3 e 4 , 56, 629 Cp e 7 legge 203/91 capi 3, 4 e 8 della contestazione . A sostegno del ricorso il ricorrente deduce 1 violazione degli articoli 292, comma 2 lettera c e 273 comma 1, Cpp e relativo vizio motivazionale in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza le dichiarazioni della persona offesa sono prive di riscontri e all'aggravante di cui all'articolo 7 della legge 203/91 l'esistenza dell'associazione mafiosa non è contestata anche perché risulta accertata con sentenza, sennonché il Cugliari è stato assolto dal reato di cui all'articolo 416bis Cp 2 violazione dell'articolo 274 Cpp e relativo vizio motivazionale in relazione alle esigenze cautelari. 2. Il ricorso è inammissibile per violazione dell'articolo 606 comma 1 Cpp, perché propone censure manifestamente infondate e attinenti al merito della decisione impugnata, congruamente giustificata a quanto al presupposto probatorio della misura, con riferimento ai reati di usura capi 3 e 4 , con il richiamo delle dichiarazioni rese dalla persona offesa - valutata nella sua credibilità anche mediante accertamento di riscontri peraltro non necessari ex articolo 192 Cpp v. per tutte Sezione terza, sentenza 11829/99 costituiti da accertamenti bancari, da intercettazioni telefoniche e da dichiarazioni rese da coindagato il Malfitano, il quale ha ammesso di avere consegnato alla persona offesa denaro del Cugliari e con riferimento al tentativo di estorsione capo 8 mediante richiamo alle dichiarazioni della medesima persona offesa. b quanto alla sussistenza dell'aggravante contestata. Infatti, la ratio della circostanza aggravante di cui all'articolo 7 Dl 152/91, convertito in legge 203/91, non è solo quella di aggravare la pena per chi utilizza metodi mafiosi o agisce al fine di agevolare associazioni mafiose, ma anche nei confronti di chi - pur non organicamente inquadrato in tali associazioni - agisca con metodi mafiosi o, comunque, dia un contributo al raggiungimento dei fini di un'associazione mafiosa Sezione seconda, sentenza 44402/04 . Talché la circostanza dell'avvenuta assoluzione del ricorrente dal reato di cui all'articolo 416bis Cp è stata correttamente ritenuta irrilevante dal tribunale, una volta accertate le modalità mafiose quanto al reato sub 8 e il fine di agevolazione del clan Bonavota quanto ai reati sub 3 e 4 . c Quanto al presupposto cautelare, con riferimento alla presunzione ex articolo 275, comma 3, Cpp in relazione alla ritenuta aggravante di cui all'articolo 7 Dl 152/91, convertito in legge 203/91 nonché mediante evidenziazione della gravità delle condotte descritte nell'ordinanza. Infatti, nel momento del controllo di legittimità, la Corte di cassazione non deve stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore possibile ricostruzione dei fatti né deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento , secondo una formula giurisprudenziale ricorrente Cassazione, Sezione quinta, 30 novembre 1999, Moro, m. 215745, Cassazione, Sezione seconda, 21 dicembre 1993, Modesto, m. 196955 . Secondo la comune interpretazione giurisprudenziale, del resto, l'articolo 606 Cpp, non consente alla Corte di cassazione una diversa lettura dei dati processuali Cassazione, Sezione sesta, 30 novembre 1994, Baldi, m. 200842 Cassazione, Sezione prima, 27 luglio 1995, Ghiado, m. 202228 o una diversa interpretazione delle prove Cassazione, Sezione prima, 5 novembre 1993, Molino, m. 196353, Cassazione, Su, 27 settembre 1995, Mannino, m. 202903 , perché è estraneo al giudizio di legittimità il controllo sulla correttezza della motivazione in rapporto ai dati processuali e l'articolo 606 lettera e Cpp, quando esige che il vizio della motivazione risulti dal testo del provvedimento impugnato, si limita a fornire solo una corretta definizione del controllo di legittimità sul vizio di motivazione. Principi ancora validi pur dopo la recente modifica dell'articolo 606, lettera e Cpp introdotta dalla legge 46/2006, posto che anche nel vigore del codice di procedura abrogato, e, dunque, in mancanza della limitazione normativa alla necessità che il vizio della motivazione risultasse da testo della sentenza, non si dubitava che la Corte suprema non potesse esprimere alcun giudizio sulla rilevanza e sull'attendibilità delle fonti di prova, giacché esso è attribuito al giudice di merito, con la conseguenza che le scelte da questo compiute, se coerenti, sul piano logico, con una esauriente analisi delle risultanze probatorie acquisite, si sottraggono al sindacato di legittimità, una volta accertato che il processo formativo del libero convincimento del giudice non ha subito il condizionamento di una riduttiva indagine conoscitiva o gli effetti altrettanto negativi di un'imprecisa ricostruzione del contenuto di una prova Su, sentenza 2110/96, Pres. Vessia, est. Marvulli . Talché il riferimento del vizio di motivazione nel nuovo testo dell'articolo 606 lettera e Cpp anche agli altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravarne a prescindere dalla dubbia riferibilità di tale ultimo termine al ricorso per cassazione non vale, a fortiori - stante l'inesistenza di tale limitazione nel codice abrogato - a mutare la natura del giudizio di legittimità come innanzi delimitato, rimanendo oggetto di tale giudizio la contrarietà di un provvedimento a norme di legge ed estraneo ad esso, invece, il controllo sulla correttezza della motivazione in rapporto ai dati processuali. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 500 in favore della Cassa delle ammende. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti ex articoli 94 disp. att. Cpp.