L'accertamento dei redditi non è rilevante per l'Iva

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco L'accertamento del reddito determinato dall'ufficio finanziario per le imposte dirette, non assume rilievo in tema di IVA. La mancanza di autorizzazione a proporre ricorso del giudice delegato, può essere sanata con una successiva richiesta Con queste conclusioni, la sezione settima della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, nella Sentenza 7/2006 depositata il 6 marzo 2006, ha stabilito come, in materia di IVA non assuma rilievo la ricostruzione del reddito determinato ai fini delle imposte, dispone anche che, la carenza di autorizzazione a presentare il ricorso da parte del giudice delegato al fallimento, può essere sanata nel corso del procedimento. LA VICENDA La società ricorrente aveva impugnato degli avvisi di rettifica IVA emessi dall'Agenzia delle Entrate di Roma 2 per gli anni compresi tra il 1998 ed il 1992. Le rettifiche traevano origine dagli accertamenti subiti dalla società ai fini IRPEG l'ufficio basandosi su analoghi accertamenti eseguiti ai fini delle imposte dirette, aveva applicato l'IVA sulla differenza dei redditi accertati, predisponendo gli avvisi notificati. Il curatore della società nelle more fallita ricorreva contro tali atti, e rivolgendosi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma ne chiedeva l'annullamento nel ricorso, eccepiva sia la carenza di motivazione, sia l'illegittimità dovuta all'equiparazione impropria dell'imponibile Irpeg con quello Iva, che costituiva, a suo parere, una diversa manifestazione di importi non conseguenti e basati su presupposti differenti. La Commissione Provinciale accoglieva i ricorsi riuniti per carenza di motivazione. L'Agenzia fiscale ricorreva in appello contro questa sentenza eccependo, in via preliminare, una illegittima costituzione in giudizio del ricorrente a tal fine evidenziava lo stato fallimentare della società ricorrente e la mancanza di autorizzazione del giudice delegato a proporre il ricorso, inoltre eccepiva la contraddittorietà della sentenza. LA SENTENZA La Commissione Tributaria Regionale del Lazio ha confermato integralmente la decisione dei primi giudici. La mancanza dell'autorizzazione del giudice delegato ex articolo 31 del RD267/42, cita la commissione regionale, ove mancante, può essere sanata con un autorizzazione successiva Cassazione 3189/93 4604/83 11047/91 vedi anche CTR del Lazio 117/9/05 tuttavia, nella vertenza in trattazione, questa autorizzazione esistente, non è stata precedentemente allegata, tale da ritenere superata l'eccezione preliminare proposta dall'ufficio. Relativamente al merito, proseguono i giudici romani, l'errore dell'ufficio finanziario è evidente come autorevolmente sostenuto dalla Suprema Corte nella sentenza n 1633/2003, in materia di IVA non assume rilievo la ricostruzione del reddito determinato ai fini delle imposte dirette, e questo, perché la base imponibile Iva è costituita direttamente dall'ammontare dei corrispettivi delle singole operazioni sintomatiche della capacità di spesa del consumatore finale. Il reddito dichiarato ai fini IRPEG, invece, costituisce la manifestazione della capacità reddituale dell'impresa, a cui concorrono molteplici elementi non sempre connessi con l'IVA. IL PRINCIPIO - La ricostruzione del reddito ai fini delle imposte dirette, non modifica gli imponibili ai fini dell'IVA, e questo perché i due tributi sono distinti e disciplinati da normative diverse. - La mancata autorizzazione al ricorso del giudice delegato, può essere sanata con una successiva richiesta.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione 7 - sentenza 26 gennaio-6 marzo 2006, n. 7 Presidente Calderone - Relatore Marinelli Ricorrente Agenzia entrate ufficio Roma 2 Fatto In data 27 febbraio 1997, la società Fiscom Finanziaria Spa, depositava separati ricorsi avverso gli avvisi di accertamento n. 61980496, n. 61979596, numero e numero rispettivamente per gli anni 1998, 1990, 1991 e 1992. In detti avvisi l'ufficio Iva di Roma II, procedeva al recupero dell'imposta Iva ai sensi degli articoli 54, 55 e 58 del Dpr 633/72 accertamento induttivo determinata in lire 320.000 euro 165,27 per l'anno 88, lire 2.350.000 euro 1.213,67 per il 1990, lire 3.407.000 euro 1.759,57 per il 1991 e lire 15.927.000 euro 8.225,61 oltre alle pene pecuniare per l'irregolare tenuta della contabilità e agli interessi. Il ricorrente eccepiva il mancato rispetto dell'articolo 56 del Dpr 633/72 il quale prevede che in presenza di accertamenti eseguiti in base agli articoli 54 e 55 dello stesso decreto, l'Ufficio debba, a pena di nullità, indicare le motivazioni sulla base delle quali è effettuata la rettifica e i relativi elementi probatori. Secondo la società, infatti, l'ente impositore avrebbe semplicemente equiparato il reddito imponibile Irpeg alla base imponibile Iva, senza peraltro motivarne l'impropria assimilazione. Chiedeva l'accoglimento dei ricorsi e l'annullamento degli atti impugnati, con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio. L'ufficio non si costituiva in alcuno dei procedimenti instaurati. In data 6 febbraio 2004 la Commissione tributaria provinciale di Roma, Sezione 25, emetteva la sentenza 49/25/04 depositata in data 9 marzo 2004, la quale, dopo aver preliminarmente deciso la riunione dei ricorsi per connessione oggettiva e soggettiva, accoglieva le doglianze di parte per carenza di motivazione e di fatti presuntivi certi a fondamento degli atti impugnati. Compensava le spese. Il 28 luglio 2005 l'ufficio depositava appello avverso la sentenza citata per illegittima costituzione in giudizio della parte ricorrente. In particolare l'ufficio evidenziava lo stato di fallimento in cui verteva la società Fiscom Finanziaria Spa e la necessità di un'autorizzazione del giudice delegato al curatore fallimentare, per la proposizione del ricorso autorizzazione che non essendo presente agli atti avrebbe reso nulla la decisione della CTP. Nel merito, poi, l'appellante eccepiva la contraddittorietà e la mancanza di prove della motivazione della sentenza. Chiedeva l'accoglimento dell'appello e la riforma della sentenza impugnata con condanna della controparte al pagamento delle spese di giudizio. Contestualmente depositava la nota spese. Il 20 ottobre 2005 la società si costituiva in giudizio, depositando le controdeduzioni all'appello rilevando preliminarmente l'inammissibilità dell'atto di impugnazione in quanto tardivo rispetto ai termini di legge la sentenza depositata il 9 marzo 2004 e non notificata, è stata impugnata il 14 luglio 2005, ben oltre il termine perentorio di 1 anno e 45 giorni scadenti il 23 aprile 2004. Rilevava inoltre la mancata indicazione nell'atto di appello dell'indicazione dell'appellante. Nel merito, poi, la società replicava alla contestazione del difetto di legittimazione passiva a stare in giudizio del curatore dimostrando l'esistenza ab origine dell'appositva autorizzazione rilasciata dal giudice delegato e la sua comunque ed eventuale sanabilità ex tunc . Ribadiva le eccezioni del ricorso principale. Chiedeva di considerare inammissibile l'appello per tardiva proposizione, il suo integrale rigetto e la condanna delle spese, competenze ed onorari di giudizio. Contestualmente depositava la nota spese. Non avendo le parti richiesto la trattazione in pubblica udienza la trattazione del 26 gennaio 2006 avviene in camera di consiglio. Diritto Il Collegio, in via preliminare, rileva che ai sensi del comma 6, articolo 16 della legge 289/02 come modificato dal Dl 355/03 per le liti fiscali che possono essere definite ai sensi del presente articolo sono altresì sospesi, fino al 1 giugno 2004, salvo che il contribuente non presenti istanza di trattazione, i termini per la proposizione di ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i termini per la costituzione in giudizio . In virtù di tale articolo il termine per impugnare la sentenza de quo veniva differito al 15 luglio 2005 anziché al 23 aprile 2005. L'appello è pertanto in tal senso ammissibile. L'eccezione del contribuente circa la mancata indicazione dell'appellante nell'atto introduttivo è priva di fondamento in quanto riportato nell'intestazione dell'atto stesso e nella sottoscrizione, facilmente riconoscibile. Con riferimento all'eccezione sollevata dall'ufficio circa il difetto di legittimazione passiva a stare in giudizio del curatore fallimentare per carenza di autorizzazione del giudice delegato ex articolo 31 del Rd 267/42, il collegio ritiene la doglianza priva di fondamento ed efficacia. Nel caso de quo infatti, il curatore, ancorché, non fosse stato provvisto della suddetta autorizzazione, avrebbe potuto sanare la propria posizione con un'autorizzazione successiva, con validità retroattiva come da giurisprudenza costante Cassazione, sentenze 3189/93, 4604/83, 11047/91 . Tale sanabilità opera a maggior ragione nel caso in cui l'autorizzazione, pur esistendo, sia stata semplicemente non allegata. In questo senso la sentenza impugnata non risulta viziata da illegittimità. Nel merito, il collegio rileva che ai sensi degli articoli 54 e 55 del Dpr 633/72, in vigore negli anni oggetto degli accertamenti de quo da cui scaturiscono gli avvisi impugnati, articolo 54 l'infedeltà della dichiarazione deve essere accertata mediante il confronto tra gli elementi indicati nella dichiarazione e quelli annotati nei registri di cui agli articoli 23, 24 e 25 e mediante il controllo della completezza, esattezza e veridicità delle registrazioni sulla scorta delle fatture ed altri documenti, delle risultanze di altre scritture contabili e degli altri dati e notizie raccolti nei modi previsti dagli articoli 51 e 51bis. Le omissioni e le false o inesatte indicazioni possono essere indirettamente desunte da tali risultanze, dati e notizie a norma dell'articolo 53 o anche sulla base di presunzioni semplici, purchè queste siano gravi, precise e concordanti . articolo 55 Se il contribuente non ha presentato la dichiarazione annuale l'ufficio dell'imposta sul valore aggiunto può procedere in ogni caso all'accertamento dell'imposta dovuta indipendentemente dalla previa ispezione della contabilità. In tal caso l'ammontare imponibile complessivo e l'aliquota applicabile sono determinati induttivamente sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a conoscenza dell'ufficio e sono computati in detrazione soltanto i versamenti eventualmente eseguiti dal contribuente e le imposte detraibili ai sensi dell'articolo 19 risultanti dalle liquidazioni prescritte dagli articoli 27 e 33 . Nella motivazione degli avvisi di accertamento si legge dall'esame dei suddetti avvisi di accertamento si è constatato che l'ufficio imposte dirette di Roma 2 ha accertato quanto segue si procede quindi a rettificare le dichirazioni iva 90 e 91 per indebita detrazione ex articolo 19 e 28 e 43 e ad accertare induttivamente la dichiarazione iva 1992 omessa recuperando a tassazione l'Iva dovuta nella misura del 19% del reddito accertato dalle IIDD Infine dato che dall'anagrafe tributaria emerge anche l'omissione della dichiarazione Iva 88 che non esistono dati del registro né 87 né 88, che il 760 dell'88 dichiara imponibile si accerta l'iva dovuta per tale anno nella misura del 19% del reddito . Dal combinato disposto di tutto quanto sopra, risulta evidente l'errore in cui è incorso l'ufficio nell'effettuare la sua azione di accertamento. Egli, infatti, ha fondato la ricostruzione dei redditi per gli anni accertati semplicemente equiparando il reddito imponibile Irpeg a quello imponibile Iva, come peraltro eccepito dal ricorrente già nel ricorso principale e mai smentito dall'ente impositore. Tale equiparazione, oltre a violare il principio enunciato dagli articoli sopra riportati 54 e 55 della ricostruzione della materia imponibile, seppur induttiva, sulla base di dati e notizie specificamente individuate e con valore probante, ha anche violato la legge confondendo due ambiti normativi disciplinati in maniera autonoma e distinta. In particolare l'ufficio ha applicato le norme di cui al Dpr 633/72 ad un reddito determinato sulla base del Tuir, avente finalità e regolamentazione propria. Come riconosciuto dalla Corte di Cassazione sentenza 1633/03 in materia di Iva non assume rilievo la ricostruzione del reddito d'impresa determinato ai sensi degli articoli 52 e seguenti del Tuir allora vigente , che costituisce la manifestazione di capacità contributiva diretta dell'imprenditore, in quanto la base imponibile Iva è costituita direttamente dall'ammontare dei corrispettivi delle singole operazioni sintomatiche della capacità di spesa del consumatore finale . Analogo errore è stato ulteriormente commesso dall'ufficio nelle motivazione dell'appello in cui a sostegno della propria tesi menziona il fatto che gli accertamenti mod 760 per gli stessi anni non risultavano impugnati. Trattasi di riferimento non confacente alla presente trattazione. Per questi motivi il collegio giudica priva di fondamento l'impugnazione della sentenza, che appare altresì ben motivata e legittimamente emessa con riguardo ai soggetti convenuti. Sussistono giusti motivi per compensare le spese. PQM Il collegio respinge l'appello. Spese compensate.