Incompatibilità dei Giudici di pace: rileva dove si è iscritti e non l'inattività

Respinto il ricorso di un avvocato che contestava la decisione del Csm di non confermarlo nell'incarico. Insufficiente per i giudici amministrativi affermare che non si pratica la professione

L'avvocato è sempre incompatibile con la funzione di giudice di pace nello stesso territorio. Il Tar Lazio con la sentenza 7719 depositata il 29 agosto leggibile tra i documenti correlati ha ribadito il principio stabilito dall'articolo 8 della legge 374/91, come modificato dalla legge 468/99. I giudici amministrativi hanno rigettato il ricorso presentato da un avvocato che contestava la delibera del Consiglio superiore della magistratura con la quale non veniva confermato nell'incarico essendo iscritto all'albo dello stesso circondario in cui esercitava la funzione di giudice di pace. Il ricorrente - riporta la sentenza - sostiene che l'incompatibilità di cui alle norme citate non sussiste per il solo fatto di risultare iscritti all'albo professionale istituito presso il Tribunale nel cui circondario il giudice di pace esercita le proprie funzioni, ma deve essere accertata caso per caso, considerato che la legge professionale consente l'esercizio della professione in territorio diverso da quello del circondario di competenza del Tribunale presso il quale ha sede l'ordine forense . Ma la tesi, appunto, non è stata accolta. Dopo le pronunce del Csm, arriva quindi anche quella della giustizia amministrativa che stabilisce chiaramente come un avvocato è incompatibile con la funzione di giudice di pace se quest'ultima viene attuata nello stesso circondario.

Tar Lazio - Sezione prima - sentenza 24 maggio-29 agosto 2006, n. 7719 Presidente de Lise - Relatore Barone Ricorrente Centrone Fatto Il Csm, nella seduta del 15 aprile 2004, ha deliberato di non confermare l'Avvocato Centrone nell'incarico di giudice di pace per la sede di Segni - circondario di Velletri, trovandosi lo stesso in una delle situazioni di incompatibilità previste dall'articolo 8 della legge 374/91 e successive modificazioni. In particolare, il provvedimento è stato adottato in conseguenza dell'accertata sussistenza della causa di incompatibilità determinata dall'iscrizione del ricorrente nell'albo del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Velletri. Il ricorso è articolato nei seguenti motivi Violazione di legge la deliberazione impugnata avrebbe illegittimamente parificato l'iscrizione all'Albo degli Avvocati all'esercizio della professione forense, senza considerare che la mera iscrizione non comporta automaticamente l'esercizio dell'attività nell'ambito del territorio del Tribunale di Velletri . Eccesso di potere per contraddittorietà la delibera sarebbe in contrasto con la precedente delibera del 15 dettembre 2003, la quale, in risposta ad un quesito formulato dal ricorrente in ordine all' incompatibilità dell'esercizio delle funzioni di giudice di pace con l'iscrizione all'Albo degli Avvocati, richiamando la circolare P1436 del 21 gennaio 2000, aveva afermato che l'incompatibilità sussiste ogni qualvolta il giudice di pace eserciti la professione forense nel medesimo circondario in modo stabile e continuativo . Eccesso di potere per difetto di istruttoria l'amministrazione intimata si sarebbe limitata ad acceratare, sulla base di un esposto, la mera iscrizione all'albo senza, però, svolgere alcun accertamento sull'attività libero-professionale effettivamente svolta dal ricorrente. Difetto di motivazione la delibera impugnata si limita a richiamare il parere reso dal presidente del Tribunale di Velletri ed il parere espresso dal Consiglio giudiziario, senza, tuttavia, accennare alle conclusioni ivi contenute Parte ricorrente ha chiesto, pertanto, l'annullamento dei provvedimento impugnati, previa sospensioe cautelare, ed il risarcimento dei danni subiti per la mancata conferma nell'incarico. L'Avvocatura dello Stato ha contestato la fondatezza delle censure dedotte, concludendo per il rigetto del ricorso. Con ordinanza 4629/04, l'istanza cautelare è stata respinta. All'udienza pubblica del 24 maggio 2006, la causa è stata introitata per la decisione. Diritto Il ricorso è infondato. L'articolo 6 della legge 468/99 ha novellato l'articolo 8 della legge 374/91, introducendovi i commi 1bis ed 1ter. Il comma 1bis stabilisce che gli avvocati non possono esercitare le funzioni di giudice di pace nel circondario del Tribunale nel quale esercitano la professione forense ovvero nel quale esercitano la professione forense i loro associati di studio, il coniuge, i conviventi, i parenti fino al secondo grado o gli affini entro il primo grado. Il comma 1 ter dispone che gli avvocati che svolgono le funzioni di giudice di pace non possono esercitare la funzione forense dinanzi all'ufficio del giudice di pace al quale appartengono e non possono rappresentare, assistere o difendere le parti di procedimenti svolti dinanzi al medesimo ufficio, nei successivi gradi di giudizio il divieto si applica anche agli associati di studio, al coniuge, ai conviventi, ai parenti entro il secondo grado e agli affini entro il primo grado. Il ricorrente, nella sostanza, sostiene che l'incompatibilità di cui alle norme citate non sussiste per il solo fatto di risultare iscritti all'albo professionale istituito presso il Tribunale nel cui circondario il giudice di pace esercita le proprie funzioni, ma deve essere accertata caso per caso, considerato che la legge professionale consente l'esercizio della professione in territorio diverso da quello del circondario di competenza del Tribunale presso il quale ha sede l'ordine forense. La tesi non può essere condivisa. Questa Sezione ha avuto modo di affermare la legittimità delle circolari del Csm n.P-15880 del 01.08.2002 e n. P23482 del 23.12.2002 nelle quali si è indivuato nell'iscrizione all'albo professionale il dato rivelatore dell'esercizio della professione forense e nella cancellazione dall'albo la modalità di rimozione della causa di incompatibilità sentenza 4476/02 e 1001/01 . Né può assumere rilievo la circostanza che il ricorrente non abbia effettivamente svolto l'attività libero-professionale, atteso che, proprio in ragione dell' iscrizione all'albo, egli avrebbe potuto comunque esercitare detta attività. Il Collegio ritiene, infatti, che la mera possibilità di svolgimento della professione forense nel circondario del Tribunale, integri la fattispecie di incompatibilità disciplinata dalla norma, sicché, la delibera impugnata si rivela legittima in quanto atto dovuto. Il ricorrente lamenta, altresì, eccesso di potere per difetto di istruttoria e la mancanza di motivazione, deducendo che il Csm avrebbe dovuto svolgere adeguati accertamenti prima di deliberare la sussistenza della causa di incompatibilità e di disporre la mancata conferma nell'incarico di giudice di pace. Le doglianze non meritano accoglimento. Innanzi ad una norma che impone un divieto e che stabilisce una sanzione quale è la decadenza , l'Amministrazione non ha la potestà di valutare discrezionalmente alcunché, dovendosi limitare - una volta accertato che la condotta rientra nella fattispecie vietata - a trarre le dovute conseguenze. All'infondatezza delle censure dedotte segue l'infondatezza del ricorso che va di conseguenza respinto. Sussistono giuste ragioni, attesa la peculiarità della fattispecie, per disporre la compensazione delle spese del giudizio tra le parti. PQM Il Tar per il Lazio, Sezione prima, respinge il ricorso in epigrafe. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 8 3