Accesso e specializzazione: il nodo è il tirocinio

Gli albi di specialità, la pratica forense, la riorganizzazione dell'esame, le giurisdizioni superiori e il confronto con gli ordinamenti comunitari un'analisi a tutto tondo della Camera penale di Roma che denuncia l'aumento indiscriminato degli iscritti

Accesso alla professione forense e specializzazione dell'avvocato, le fondamenta sono nel tirocinio che deve essere svolto con coscienza, dignità e impegno. È questa la strategia vincente, elaborata dalla Camera penale di Roma, contenuta in un documento qui leggibile nei documenti correlati messo a punto nel maggio scorso dagli avvocati Maurizio Antonelli, Domenico Battista, Renato Borzone, Antonello Patané, Francesco Tagliaferri e dal dott. Simone Trombetti. Una discussione dalla quale partire per elaborare un progetto di riforma più generale dell'intera categoria. Accesso alla professione. La Camera penale di Roma, nel documento ha denunciato l'innalzamento indiscriminato del numero degli iscritti agli Albi che, con la media attuale, raggiungerà cifre inaudite nei prossimi dieci anni. I 17 mila iscritti romani e i 150 mila nazionali potrebbero addirittura raddoppiare. Un' ondata anomala , ammettono i penalisti, che potrebbe dequalificare la professione, e determinare gravi problemi deontologici e di smarrimento della consapevolezza del ruolo dell'avvocato. E hanno continuato Quotidianamente assistiamo nelle nostre aule, impotenti, alle esibizioni di avvocati impreparati tecnicamente, succubi dei propri assistiti, a volte poco corretti e del tutto incapaci di reggere un'udienza penale, con ciò che questo dovrebbe comportare . Occorre, quindi, muoversi, ha ammonito la Camera penale capitolina, per rendere più selettivo e severo l'esame professionale, individuando sistemi migliori di selezione dei futuri avvocati per controllare meglio la pratica forense. Del resto, l'obiettivo di molti giovani meritevoli e della comunità deve essere quello di premiare chi effettivamente svolge il tirocinio con sacrificio e impegno. La società, infatti, mira ad un livello accettabile di preparazione dei legali e bisogna diffidare dalla leggenda che sta nella capacità del mercato far emergere i più preparati. Certo, hanno confessato gli stessi penalisti romani, si tratta di un discorso delicato [ ], si pensi soltanto, alla struttura artigianale e non per questo disprezzabile di molti nostri studi, alle peculiari problematiche dell'avvocato nei medi e piccoli centri, alla crisi della figura del maestro e del ragazzo di bottega , al ruolo sostitutivo dello studio tradizionale che si cerca di far assumere alle scuole tra le migliori quelle dell'Unione Camere Penali , ai problemi economici che attraversa la società . Albi di specialità. I penalisti capitolini, nell'ammettere che oggi non sembra possibile realizzare una limitazione dell'esercizio della professione a chi non sia specializzato hanno suggerito che, in un certo campo, si potrebbero almeno fornire dei parametri tali da consentire al cittadino di comprendere se si stia o meno rivolgendo ad un legale esperto nella materia per la quale è stato incaricato della difesa. Inoltre, connesso a questo discorso è quello della difesa d'ufficio. A fronte di avvocati, soprattutto giovani - si legge nel documento - che esercitano questo compito con grande passione e scrupolo, sono note molte situazioni che renderebbero imprescindibile un controllo maggiore sotto il profilo deontologico ed organizzativo per evitare che la difesa officiosa divenga una sorta di recinto professionalmente consegnato ad una sorta di ceto di difensori d'ufficio del tutto inconsapevoli del ruolo del penalista . Gli ordinamenti stranieri. In Europa i principali sistemi di formazione obbligatoria dell'avvocato sono quelli attuati in Francia, in Germania e nel Regno Unito. Sistemi che si caratterizzano per l'esistenza di strutture stabili, per la formazione post universitaria, per forme di accesso particolarmente selettive e filtrate attraverso esami e concorsi e per la disponibilità di adeguati mezzi in tutto o in parte finanziati dallo Stato, mentre differiscono nettamente nel metodo. Il gruppo di lavoro, all'esito dell'esame dei diversi modelli stranieri, ha le idee ben chiare va completamente respinta l'organizzazione della Spagna, poiché contempla un accesso sostanzialmente indiscriminato. Tuttavia, negli altri paesi esaminati, l'accesso alla professione è molto selettivo, lo scopo è, infatti, quello di fornire al cittadino dei professionisti particolarmente preparati. È talvolta prevista anche una formazione a carattere misto, teorico e pratico, prevedendo la partecipazione a stages, a corsi, a scuole nonché alla pratica effettiva. In alcuni Stati, poi, esiste anche una differenziazione tra le diverse figure di professionisti, tali da consentire l'esercizio della professione in udienza solo a quei legali particolarmente preparati. Il quadro di riferimento europeo. Se l'esigenza di specializzazione - ha continuato la Camera penale di Roma - viene sentita da noi avvocati penalisti imprescindibile al fine di garantire effettività al diritto di difesa già nel contesto nazionale, [ ] per l'avvocato europeo questa esigenza di specializzazione non diventa più una mera opzione , ma costituisce il parametro per distinguere in modo netto una situazione di effettività o di semplice apparenza dell'esercizio del diritto di difesa . Ma il rischio, hanno avvertito i penalisti, è che l'esercito dei 170 mila avvocati tuttologi decida di affrontare con la stessa impreparazione, inadeguatezza, scarsa professionalità e deontologia a mani nude il confronto con altri sistemi processuali, di volta in volta di stampo ugualmente accusatorio, o tendenzialmente accusatorio o simil accusatorio , che convivono in Europa con sistemi di più o meno chiaro stampo inquisitorio , se non addirittura poliziesco . E nello stesso tempo vi è il rischio che l'esercito smisurato di avvocati europei appartenenti agli altri 24 stati membri destinati a breve a salire a 26 , probabilmente solo in alcuni rari casi fortemente specializzati, decida di confrontarsi con il nostro sistema processuale senza conoscere e senza ugualmente sapere usare i nostri strumenti all'interno di un codice di rito che, come si è autorevolmente sostenuto, non è e non può essere per tutti . Nel settore civile le difficoltà operative derivanti da una sempre maggiore integrazione dei sistemi giudiziari trovano un minore ostacolo da una parte per l'esistenza di un obiettivo anche se lento cammino di avvicinamento delle legislazioni nazionali. Dall'altra per il rimedio professionale costituito dalla possibilità di creazione di studi associati o collegati a livello internazionale , in grado di offrire effettiva concreta collaborazione professionale. Tutto ciò, però, non può realizzarsi nel settore penale per due ordini di motivi. Il primo, perché al contrario del settore civile, il processo di sviluppo della cooperazione giudiziaria non e' stato preceduto da un avvicinamento dei sistemi giudiziari. L'altro, perché il difensore può certamente trovare anch'egli un supporto nell'ambito della collaborazione professionale con legali di altri paesi europei, ma deve sempre necessariamente rimanere il dominus di scelte processuali, difensive e strategiche che presuppongono una piena diretta consapevolezza dell'impatto che le stesse avranno all'interno del sistema processuale in cui si dovrà operare. Riforma dell'accesso professionale. I penalisti capitolini hanno sostenuto che l'accesso alla professione deve essere reso più selettivo in mancanza della possibilità, conseguente alla disciplina europea, di istituire un numero chiuso. E hanno ritenuto inaccettabile un percorso preferenziale attraverso scuole o corsi che prescindesse dalla pratica forense effettiva . La pratica sul campo , infatti, è non solo indispensabile e inderogabile, ma tale da segnare la vera differenza qualitativa in sede di accesso professionale, anche in un'ottica di specializzazione. La pratica forense. La pratica forense deve essere esercitata con grande serietà, e deve essere garantito l'accesso agli albi ed alla professione soltanto a coloro che abbiano davvero effettuato il tirocinio. Ma non solo. Il periodo di tirocinio non può essere sostituito con sistemi diversi e deve essere disciplinata dai Consigli dell'Ordine prevedendo però disposizioni con forza di legge nel nuovo ordinamento forense in modo analitico, accentuando l'attenzione sul tirocinio mediante controlli pratici e deontologici per gli iscritti e i titolari degli studi all'interno del documento della Camera penale di Roma sono riportate analiticamente le diverse proposte . Riorganizzazione dell'esame di Stato. L'esame di abilitazione deve essere reso più selettivo e segnare uno dei primi passaggi nel senso della specializzazione. Tuttavia, deve essere più specifico e tale da dimostrare l'effettiva pratica svolta. Al momento della iscrizione all'esame, solo nel luogo dove si risiede e si esercita l'attività professionale di tirocinio, il candidato dovrà indicare un settore di specializzazione. Le prove dell'esame saranno diverse con riguardo al settore di specializzazione prescelto, ferma restando la necessità del superamento di prove in tutti i settori del diritto. Superamento dell'esame di Stato modifiche ordinamentali. La Camera penale di Roma ha ritenuto che non sia priva di razionalità una distinzione di anzianità, simile a quella del sistema vigente sino ad alcuni anni fa, prima di essere ammessi all'iscrizione nell'albo degli avvocati. Per cui, è stata ravvisata l'opportunità di istituire nuovamente del titolo di procuratore o altro analogo , riferibile non soltanto a distinzioni territoriali ma anche a limiti di esercizio della professione ad esempio, solo davanti al giudice monocratico . Perplessità sono state però ravvisate su limitazioni territoriali. Del resto, così facendo un procuratore, secondo le normative europee, potrebbe patrocinare all'estero ma non su tutto il nostro territorio nazionale. Tuttavia, le ragioni della opportunità di tale reintroduzione vanno rinvenute nella necessità di conferire significato e valore all'esperienza professionale anche sotto il profilo della percezione esterna da parte dei cittadini e della pubblica opinione. Accesso alle giurisdizioni superiori. Quanto all'accesso al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, ed in particolare davanti alla Cassazione l'ipotesi prescelta è quella del superamento di un esame distinto per ciascun settore del diritto dopo l'esercizio di nove anni di professione di avvocato oltre ai sei da procuratore, ovviamente . Gli avvocati saranno perciò ammessi ad esercitare il patrocinio davanti le giurisdizioni superiori solo nel settore specialistico in cui hanno superato l'esame salva la possibilità di superare l'esame anche in più settori. Conclusioni. Più complesso il problema il problema relativo agli altri avvocati. Nonostante tutto, i penalisti romani hanno espresso la preferenza che ciascun avvocato debba fregiarsi di una propria, ed unica, specializzazione. Tuttavia non è detto che questa scelta debba essere imposta da subito, e in questo caso, sono possibili due ipotesi. La prima prevede l'Obbligo dell'opzione obbligatoria e volontaria. Pertanto, ciascun avvocato italiano segnala al proprio Ordine Forense il settore di attività, ed è autorizzato a fregiarsi del titolo di specializzato in quella singola area giuridica. L'altra, invece, prevede un'opzione facoltativa. Ciò significa che fino a quando il sistema non andrà per così dire a regime con l'accesso dei giovani necessariamente specializzati convivranno, per un certo numero di anni, avvocati specialisti quelli che hanno esercitato l'opzione volontaria e avvocati tuttologi , consapevoli tuttavia, in prospettiva, che il sistema e la cultura porteranno all'individuazione preferenziale di un legale specializzato in determinati settori d'attività. Cristina Cappuccini

Accesso alla professione forense e specializzazione dell'avvocato Ipotesi di discussione per l'elaborazione di un progetto di riforma Relazione del Gruppo di Lavoro Albi di specialità e accesso della Camera Penale di Roma Avv. Maurizio Antonelli, Avv. Domenico Battista, Avv. Renato Borzone, Avv. Antonello Patanè, Avv. Francesco Tagliaferri, dott. Simone Trombetti PRIMA PARTE Premesse e considerazioni introduttive di carattere generale Introduzione al lavoro Il presente elaborato prende le mosse dalla mozione processuale approvata nell'ottobre 2004 dal Congresso Nazionale delle Camere Penali di Bari. E'opportuno riportare in questa sede il testo integrale di quella mozione, proposta dalla Camera Penale di Roma e cui aderirono numerosissime camere penali italiane Mozione integrativa della Camera Penale di Roma La Camera Penale di Roma e quelle firmatarie del presente documento Montepulciano, Piemonte Occidentale e Valle d'Aosta, Modena, Parma, Bolzano, Tivoli, Coordinamento delle Camere Penali del Distretto di Milano, Caltanissetta, Catania,Bologna chiedono che la Giunta dell'UCPI inserisca quale parte integrante del proprio programma iniziative politiche sui temi dell'accesso alla professione forense, degli albi di specialità e del recupero dei connotati accusatori del processo penale. In particolare, quanto all'inserimento nella professione dovranno essere adottate tutte le iniziative volte a limitare l'accesso indiscriminato, a garantire il miglioramento della preparazione professionale degli avvocati penalisti e ad operare per rendere l'esame di abilitazione professionale più selettivo e meglio indirizzato alla qualificazione dell'avvocatura penale. Quanto agli albi di specialità dovrà essere insediata una commissione per l'elaborazione di un progetto di massima sul tema. Quanto, infine, alle tematiche del processo accusatorio, l'Unione dovrà impegnarsi per il coordinamento di iniziative con le singole camere penali finalizzate allo svolgimento di corsi di formazione e di aggiornamento e di seminari per lo sviluppo di una maggiore consapevolezza da parte dell'avvocato del proprio ruolo all'interno del processo, per una specifica competenza nell'ambito dell'esame incrociato e per l'approfondimento delle tecniche difensive specifiche del rito accusatorio . A partire dal gennaio scorso, dopo l'incarico ricevuto dal Consiglio Direttivo, il Gruppo di lavoro della Camera Penale di Roma ha svolto diverse riunioni in data 14 febbraio, 8 e 23 marzo, 12, 19 e aprile , nelle quali si è proceduto soprattutto a una discussione preliminare circa l'impostazione da dare al lavoro. All'esito della stessa i componenti hanno convenuto sulla difficoltà del lavoro da svolgere, per le implicazioni che comporta esame della legislazione italiana normativa europea impostazione degli studi universitari disamina della situazione esistente, implicazioni di diritto transitorio aspetti politici etc. e le variabili, numerosissime, da tenere presenti. Si è pertanto ritenuto che l'obbiettivo finale elaborazione di una proposta legislativa organica non fosse perseguibile nei tempi consentiti dal Convegno di Firenze del 6 e 7 maggio e che, conseguentemente, fosse viceversa opportuno fissare dei punti ovvero dei principi generali emersi dal dibattito, per sottoporli all'attenzione dell'Unione Camere Penali e di tutti i colleghi, con la precisazione che, talvolta, sono emerse dalla discussione delle dissenting opinions ovvero, almeno, delle ipotesi alternative delle quali si ritiene di riferire nel corso dell'esposizione . Il presente lavoro, pertanto, intende per il momento semplicemente dare conto dei punti su cui v'è stato consenso ovvero sottoporre le varie opzioni emerse al dibattito ed alle elaborazioni delle altre camere penali. Si ritiene infatti che l'importanza del tema possa e debba contribuire al rilancio del meccanismo di cooperazione interna all'Unione, che in passato si è arricchito del contributo e degli spunti delle entità territoriali dell'associazione dei penalisti italiani. In tale ottica si è anzitutto ritenuto di procedere, con riferimento ai due punti relativi all'accesso professionale ed alla specialità, alla elaborazione di alcune idee o principii generali di massima, senza scendere nel dettaglio tecnico e riservandosi di verificare la compatibilità di tali principii con altre proposte in itinere o con disposizioni esistenti nel prosieguo del lavoro, e dunque nelle prossime settimane. Nel contempo, almeno per il momento, l'analisi è stata limitata ai due punti in questione, senza allargare il campo ad altri temi che, pure, sarebbero in ipotesi connessi, come ad esempio l'accesso all'Università, la complessiva riforma della professione etc. Si precisa ancora che, per il momento, l'elaborazione è avvenuta sulla base di linee generali, senza porsi in dettaglio il problema di come e con quali specifiche modalità si dovrebbe incidere sulla disciplina legislativa oltre all'ordinamento forense saranno probabilmente necessarie modifiche ai codici ovvero alle disposizioni di regolamenti e circolari . Tale lavoro sarà svolto nelle prossime settimane. Si tratta, in definitiva, come anticipato dal titolo del presente lavoro, di un'ipotesi di discussione fondata su alcuni punti rispetto ai quali vi è stata convergenza dei partecipanti. Le linee guida Le linee direttive del lavoro svolto, come accennato, trovano origine nella mozione del Congresso di Bari. L'importanza della delibera barese dovrebbe essere ben comprensibile essendo in corso da decenni una battaglia dei penalisti per la credibilità della giurisdizione separazione delle carriere e terzietà del giudice rispetto per i diritti civili e le garanzie processuali , la stessa non può ormai più prescindere da un esame critico del mondo dell'avvocatura, della sua preparazione, della sua capacità a rivestire plausibilmente il ruolo di garante delle regole del gioco . E' dunque indispensabile soffermarsi su questi nuovi temi, anche se sgradevoli e impopolari, perché il terreno di politica giudiziaria dell'avvocatura penale, nei prossimi mesi ed anni, dovrà estendersi ad affrontarli senza perdere mai di vista le vecchie battaglie , a pena di un tramonto inarrestabile della professione. 1E'sotto gli occhi di tutti, infatti, lo stato di crisi dell'attività forensei, e non sarà rifiutando di guardare in faccia la realtà o barricandosi nell'orticello dei nostri studi che si renderà un buon servizio agli avvocati ed alla collettività, la cui richiesta di giustizia e di professionalità è, come si suol dire, sempre crescente. Senza voler introdurre nell'analisi elementi di cupo catastrofismo, è sufficiente una ricognizione quotidiana nelle aule penali per rendersi conto dell'urgenza della situazione. In un contesto già devastato processi spesso frettolosi e distorti da prassi contra legem processo accusatorio degradato a una grottesca caricatura etc. gli avvocati svolgono, purtroppo, la loro parte inconsapevolezza del ruolo e della dignità professionale, carenza di preparazione, superficialità, approssimazione. Tutto ciò che prima era, forse, eccezione, sta divenendo la regola, e non preoccuparsi di tutto questo sarebbe oggi suicida. Accesso alla professione Nel contesto che si è sinteticamente descritto, è ormai ineludibile, anzitutto, affrontare il tema dell'accesso alla professione. Si ritiene che soltanto associazioni libere come le Camere Penali, sottratte ai condizionamenti corporativi degli Organi di rappresentanza forense, abbiano la possibilità di intervenire con la necessaria chiarezza. Tutti conoscono l'innalzamento assolutamente indiscriminato del numero degli iscritti agli Albi che - con questa media - raggiungerà cifre inaudite nei prossimi dieci anni i 17.000 iscritti romani e i 150.000 italiani potrebbero raddoppiare! . Sono oggi già evidenti le conseguenze di tale ondata anomala . Si sta producendo non soltanto una sorta di proletarizzazione della professione, con quel che comporta in materia di deontologia e di concorrenza sleale ii ma, per quel che più interessa, la situazione descritta sta anche determinando dequalificazione professionale, gravi problemi deontologici, smarrimento della consapevolezza del ruolo l'avvocatura viene considerata un lavoro come un altro , magari in alternativa a qualche concorso pubblico . Quotidianamente assistiamo nelle nostre aule, impotenti, alle esibizioni di avvocati impreparati tecnicamente, succubi dei propri assistiti, a volte poco corretti e del tutto incapaci di reggere un'udienza penale, con ciò che questo dovrebbe comportare coscienza della dignità professionale rispetto ma anche fermezza nei confronti del magistrato capacità tecnica di affrontare il dibattimento accusatorio . E' tempo, perciò, di muoversi per rendere più selettivo e severo l'esame professionale, individuando migliori sistemi di selezione dei futuri avvocati per controllare meglio la pratica forense anche in sede disciplinareiii, nei confronti di colleghi troppo compiacenti per introdurre criteri di specializzazione per disincentivare l'accesso limitandolo a chi davvero sia interessato alla futura professioneiv. E' stato fatto notare, anche in sede di Unione Camere Penali, che un atteggiamento troppo arcigno rischia di penalizzare eccessivamente i giovani e le loro aspirazioni. Se questa osservazione deve considerarsi apprezzabile come criterio generale, non dovrebbe però esservi dubbio che premiare chi effettivamente svolge la pratica forense con sacrificio ed impegno deve rappresentare un obbiettivo sia per i molti giovani meritevoli sia per la comunità, che si attende un livello accettabile di preparazione dei legali, essendo ormai solo una leggenda la capacità del mercato v di far emergere i più preparati. Si tratta certo di un discorso delicato, anche perché coinvolge molti sottotemi direttamente ad esso connessi. Si pensi alla struttura artigianale e non per questo disprezzabile di molti nostri studi, alle peculiari problematiche dell'avvocato nei medi e piccoli centri, alla crisi della figura del maestro e del ragazzo di bottega , al ruolo sostitutivo dello studio tradizionale che si cerca di far assumere alle scuole tra le migliori quelle dell'Unione Camere Penali , ai problemi economici che attraversa la società etc.vi Questioni delicate, dunque ma questioni che deve essere l'avvocatura penale ad affrontare prima che altri lo faccia al suo posto, dovendo esser chiaro, a questo punto, che o si regola o si viene regolati . Albi di specialità Connesso al discorso che precede è il lavoro da svolgersi, anche in sede di riforma dell'ordinamento professionale forense, per una specializzazione effettiva. Non sembra infatti ormai più ammissibile verificare quotidianamente le distorsioni a danno del processo, dei cittadini assistiti e della credibilità generale dell'avvocatura che derivano dall'esercizio della difesa, nelle aule penali, di legali che, nella migliore delle ipotesi, hanno aperto il codice di procedura la sera prima dell'udienza. Come il precedente, è un discorso delicato e piuttosto complicato, specie per l'attribuzione dei titoli di specializzazione quali criteri adottare? Che accadrà nei piccoli centri? etc. . Se non sembra oggi realizzabile una limitazione dell'esercizio della professione a chi non sia specializzato in un certo campo, si potrebbero almeno fornire dei parametri tali da consentire al cittadino di comprendere se si stia o meno rivolgendo ad un legale esperto nella materia per la quale è stato incaricato della difesavii. Connesso a questo discorso è quello della difesa d'ufficio a fronte di avvocati, specialmente giovani, che esercitano questo compito con grande passione e scrupolo, sono note molte situazioni che renderebbero imprescindibile un controllo maggiore sotto il profilo deontologico ed organizzativo per evitare che la difesa officiosa divenga una sorta di recinto professionalmente consegnato ad una sorta di ceto di difensori d'ufficio del tutto inconsapevoli del ruolo del penalista. Una ricognizione preliminare sugli ordinamenti stranieri Prima di dar conto dei risultati raggiunti, il Gruppo di lavoro della Camera Penale di Roma ha ritenuto di esaminare, sia pure per grandi linee, l'organizzazione forense di alcuni paesi europei. Quella che segue è una ricognizione di tale esame che può essere utile al lettore come orientamento di carattere generale In Europa i principali sistemi di formazione obbligatoria dell'avvocato sono quelli attuati in Francia, in Germania e nel Regno Unito. Questi sistemi si caratterizzano per l'esistenza di strutture stabili, per la formazione post-universitaria, per forme di accesso particolarmente selettive e filtrate attraverso esami e concorsi e per la disponibilità di adeguati mezzi in tutto o in parte finanziati dallo Stato, mentre differiscono nettamente nel metodo. IN FRANCIA Gli iscritti all'albo sono meno della metà dei loro colleghi italiani circa 40.000 ma la capitale Parigi, in particolare, conta lo stesso rapporto tra abitanti e avvocati che conta Roma. Gli avvocati francesi sono riuniti negli Ordini forensi, creati presso ciascun Tribunale di grande istanza. Questi Ordini hanno personalità giuridica di uguale diritto, sono autonomi ed indipendenti e vivono con i tributi ed i proventi. Essi svolgono essenzialmente funzioni amministrative e giurisdizionali in materia disciplinare e contro le loro decisioni è ammesso il ricorso avanti la Corte d'Appello. La legge 31 dicembre 1990 ha creato il Consiglio Nazionale degli Ordini degli Avvocati, composto di 80 membri. Il Consiglio rappresenta la professione forense presso i poteri pubblici, e vigila sull'armonizzazione delle regole della professione. Accanto agli Ordini forensi, unici organismi professionali riconosciuti dalla legge, esistono sindacati e associazioni. Essi hanno legittimazione attiva per la difesa degli interessi generali della professione, in particolare degli avvocati, nonché il diritto di intentare azioni e difendere l'interesse collettivo della categoria forense. Prima di analizzare la lunga e complessa formazione degli avvocati francesi, è necessaria una fondamentale premessa. In primo luogo il ceto forense non possiede il monopolio dell'addestramento professionale, spettando la funzione educativa ad apposite strutture organizzate dalla legge secondo i criteri tipici di un ente pubblico. La prima tappa è l'ammissione ad un centro di formazione, previo esame scritto e orale. Si tratta dei Centres règionals de formation professionelle d'avocat , ossia strutture istituite presso ogni sede di Corte d'Appello, alle quali la legge conferisce il rango di ètablissement d'utilitè publique . L'ammissione a questa scuola di perfezionamento richiede il superamento di un esame organizzato dall'Università particolarmente complesso e selettivo, che rappresenta lo scoglio più arduo nell'avvicinamento alla futura carriera. Una volta ammesso al centro di formazione il praticante deve seguire contemporaneamente una formazione di base di 500 ore, il praticantato, che l'allievo può svolgere presso un avvocato o un altro professionista del diritto e, per chi non ha una specializzazione post lauream, una formazione complementare di almeno 300 ore. I centri di formazione hanno come caratteristica il diritto di regolare internamente la preparazione degli esami di accesso utilizzando eventuali convenzioni con le Università che, a quanto pare, in Francia hanno un maggiore collegamento con la attività degli ordini in generale di quanto non avvenga qui in Italia La struttura è organizzata tramite un Consiglio di Amministrazione di tipo societario, composto in prevalenza da avvocati. Dello stesso fanno parte altresì magistrati, docenti universitari e rappresentanti degli studenti. I centri di formazione godono tra l'altro del sostegno economico dello Stato cui si aggiungono le tasse raccolte dagli iscritti dei barreaux del distretto. Al termine del corso di formazione lo studente deve sostenere un secondo esame, l'esame di abilitazione, il cui conseguimento permette di ottenere il certificato di attitudine alla professione di Avvocato. Si tratta di un esame meno selettivo del primo, organizzato dallo stesso Centro di formazione degli Avvocati. Con il superamento di questo secondo esame Il praticante diviene avvocato a tutti gli effetti, ed in quanto tale diventa un membro del Barreau istituzione corrispondente ai nostri Consigli dell'Ordine, presenti nei distretti dei Tribunali di Grande Istanza . Il giovane professionista, iscritto in un registro separato, svolge il prescritto biennio di pratica nel corso del quale può compiere tutti gli atti della professione, dovendo inoltre ottemperare all'obbligo di svolgere 200 ore di formazione di cui 20 ore di deontologia presso università o grandi scuole, senza però l'altro doversi preoccupare dell'esame finale di accesso, che non esiste. Durante questi due anni l'avvocato è obbligato a frequentare uno studio legale in Francia per il primo anno, ma ha poi la possibilità di effettuare uno stage valido come secondo anno di pratica presso uno studio legale all'estero lo studio di un notaio la Procura della Repubblica presso il Tribunale la Procura Generale presso la Corte di Appello un dipartimento legale di un'Amministrazione Pubblica un'organizzazione internazionale Il sistema francese prevede, altresì, una modalità di accesso straordinaria o meglio onoraria i magistrati, i notai, i curatori fallimentari, i professori universitari, i giuristi di impresa ed alcuni funzionari possono richiedere l'iscrizione d'ufficio al Consiglio dell'Ordine. Questo Barreau deve valutare e pronunciarsi sul merito. Un regime di favore è anche riservato ai dottori di ricerca i quali hanno la possibilità non dover sostenere il difficilissimo esame di ammissione alla scuola di specializzazione regionale e di essere al contrario sottoposti solamente all'esame finale di abilitazione. Il costo della formazione è, secondo dati che però si riferiscono ancora al periodo precedente all'adozione della moneta comune, decisamente abbordabile, stabilendosi sui 5000 annuali. Anche nel Paese transalpino sono in discussione da tempo idee di riforma, tra cui un obbligo di formazione permanente degli avvocati e dei praticanti, da attuarsi in collaborazione con le università e i centri di studio forensi. IN GERMANIA Il numero degli avvocati iscritti negli Albi tedeschi è aumentato notevolmente negli ultimi anni, portando complessivamente il numero dei professionisti operanti alla cifra di ben 116.000 avvocati. Gli aumenti percentuali annui in alcuni casi hanno sfiorato il 10%, quindi in quantità omogenea a quanto succede in Italia. Sono inoltre preoccupanti i dati tedeschi sulla flessione dei livelli medi di reddito il reddito medio, infatti, è calato sino alla cifra di 114.700 annui, con una riduzione del 26,4 per cento rispetto alle precedenti rilevazioni non si è ancora giunti alla proletarizzazione di massa, ma la tendenza resta comunque allarmante. In Germania è invece abbastanza significativa invece la crescita percentuale del numero di professionisti provenienti da altri Paesi dell'Unione Europea o da altre nazioni estere. In questo Paese infatti gli avvocati provenienti dagli Stati UE possono ottenere il riconoscimento del titolo di avvocato con relativa facilità rispetto agli stessi tedeschi, sostenendo solo due prove scritte e una orale. Superate queste tre prove ci si può fregiare del titolo di Rechtsanwalt , che può essere utilizzato anche solo nel proprio paese di origine, in quanto non impone l'esercizio dell'avvocatura in Germania. Gli avvocati tedeschi sono organizzati nel Consiglio Federale degli Ordini che ha natura pubblica ed è formato dai Presidenti degli Ordini locali. Questi sono a loro volta riuniti nell'Ordine Federale degli Avvocati, apicale e piramidale rispetto agli Ordini Regionali da cui viene composto. Di questi Ordini Regionali fanno parte, dietro pagamento di un ingente contributo, solo gli avvocati che operano nel relativo distretto. Questi ordini hanno potere disciplinare e relativa giurisdizione, che si articola in tre gradi di giudizio cui partecipano anche magistrati. Esiste inoltre un sindacato che riunisce gran parte degli avvocati tedeschi. Il sistema di formazione tedesco è caratterizzato dalla preparazione unificata per tutte le professioni giuridiche, che prevede una comune pratica presso uffici giudiziari, amministrativi e studi legali, abbinata e numerosi e specifici corsi di preparazione teorica e pratica. Più in particolare, la formazione è uguale per tutti coloro che desiderano accedere a magistratura avvocatura notariato impiego pubblico o privato in qualità di giuristi. Superato il primo, rigidissimo esame di Stato, che conclude gli otto semestri di studi universitari ma che non porta alla laurea, ciascun cittadino ha il diritto di accedere all'avviamento professionale ed essere, quindi, assunto nella Pubblica Amministrazione con la qualifica di referendario, e con uno stipendio mensile che deve essere comunque già sufficiente al sostentamento in proprio del lavoratore. Dopo due anni, il referendario deve superare il secondo ed altrettanto complesso Staatexam che comprende addirittura undici prove scritte, senza l'ausilio di testi commentati e con l'obbligo di ottenere la sufficienza in ognuna di queste. Alla seconda prova scritta segue, per coloro che riescono a superarla, un ulteriore periodo di pratica di quattro mesi, terminato il quale si sostiene la prova orale. Si diceva della formazione comune da questa concezione deriva il criterio di selezione degli operatori giuridici di tutto il Paese A seconda del punteggio ottenuto al primo e soprattutto al secondo Staatexam il candidato potrà accedere alle varie carriere, e venire inoltre selezionato per i posti più prestigiosi, sia nell'amministrazione pubblica che nel settore privato. Un punteggio alto garantirà quindi al candidato la carriera notarile, in magistratura o in subordine in un grande studio legale. Per coloro che invece ottengono un rating inferiore, si aprono comunque le porte dell'avvocatura. Dato l'attuale sovraffollamento dell'Ordine sono sempre più frequenti i casi di laureati che, pur facendo parte dell'esiguo numero di coloro che sono riusciti a portare a termine con successo l'intero cursus di esami, hanno difficoltà ad affacciarsi alla professione. Proprio a causa di questo l'avvocatura tedesca sta sempre più spingendo per una riforma di questa modalità di formazione, nata per formare magistrati piuttosto che avvocati, che non ne traggono una specifica utilità. Per queste ragioni in Germania è vista con relativo favore la formazione forense di stampo italiano. NEL REGNO UNITO Inghilterra, Galles, Scozia ed Irlanda del Nord, vi sono 6 Consigli nazionali per le due professioni. Non esistono Consigli locali, ma in compenso sono presenti 127 Associazioni forensi che hanno natura di Organizzazioni sociali. Le 6 Organizzazioni Professionali hanno il compito di promuovere la professione legale della quale sono responsabili, e svolgono, altresì, funzioni sindacali nell'interesse dei propri membri, il chè spiega per quale motivo non esistano Sindacati di Avvocati. Per quanto riguarda il controllo sulla deontologia professionale,questa spetta all'Ufficio Supervisore degli Avvocati, con ampi ed effettivi poteri investigativi sulle attività professionali e che può, altresì, iniziare in proprio un'azione davanti al Tribunale Disciplinare degli Avvocati. Contro le decisioni di quest'ultimo è ammesso appello agli Organi Superiori della Magistratura Inglese. Nel 1990 è entrato in vigore, su pressione dell'UE, il nuovo Codice di regolazione della pratica degli Avvocati inglesi. Le professioni legali, in Inghilterra e Galles, sono rappresentate dalle figure del solicitor e del barrister , sottoposte a differenti iter formativi. I primi sono quelli che in Italia verrebbero definiti consulenti, esperti di materie giuridiche che curano gli interessi del cliente e con il cliente hanno rapporti diretti, occupandosi di procacciarlo, di seguirlo e di consigliarlo nelle questioni delle quali vengono investiti. Questi hanno conoscenza diretta degli atti di causa, sono spesso associati in grandi studi che si occupano di materia civile e societaria, e attualmente ammontano a un numero che si aggira sulle 100.000 unità. Il barrister La categoria dei barrister da bar vale a dire l'asta di legno che separa il giudice dalla parti in aula, e alla quale si può avvicinare, appunto, il barrister è invece rappresentata dagli avvocati di udienza , cioè coloro ai quali è demandata la rappresentazione del singolo davanti alle Corti Superiori, e cioè quelle che giudicano, anche in prima istanza, per i casi di maggiore garvitàviii. Hanno altresì l'esclusivo right of speech avanti a tutte le giurisdizioni di appello e alla House of Lords. In tema di appello però si deve tenere presente che la pluralità dei gradi di giudizio nel merito è garanzia tipica del diritto continentale, e risulta estranea ai sistemi di common law. Questi infatti, facendo derivare l'esito del processo dalla pronuncia di una giuria, prevedono che il giudizio del popolo sia passibile di ulteriore vaglio giurisdizionale solo in casi molto rari e circoscritti, assoggettandolo peraltro ad un previo giudizio di ammissibilità, di rado concesso. Il numero dei barrister è oltremodo esiguo 3.500 professionisti in tutto il Paese ed il loro prestigio è molto grande. Non possono svolgere la professione in forma associativa o societaria. L'attività del barrister non è però da confondere con quella dell' avvocato artigiano contrapposta all' avvocato d'affari anche gli studi dei barrister sono gestiti in forma organizzata, che solitamente fa capo ad un professionista anziano il cui compito è quello di smistare le questioni ai diversi professionisti dello studio, a seconda dell'anzianità e della specializzazione. Il barrister non ha mai alcun rapporto diretto con il cliente del quale patrocina gli interessi avanti al Giudice, ma viene contattato esclusivamente dal solicitor, unico referente e tramite delle esigenze della parte privata, oppure dal Crown Prosecution Service di recente e europea istituzione, che delega ad esso la funzione di Pubblico Ministero nelle cause penali di maggior rilievo. Per la categoria dei barrister, responsabile della formazione degli studenti e della verifica del loro lavoro è il Council of Legal Education, che amministra la Inns of Court School of Law e che, attraverso la prestazione di servizi e la fornitura di attrezzature, garantisce l'educazione legale. Chi aspira al titolo di barrister deve intraprendere un iter educativo suddiviso in varie fasi. Per essere ammessi in una delle quattro Inns of Court, è necessario aver conseguito una laurea per la quale siano previsti almeno tre anni di corso ed aver ottenuto un punteggio minimo richiesto Academic Stage . E' possibile intraprendere la carriera forense anche provenendo da studi diversi da quella di legge, ma in questo caso è richiesto il superamento di un corso annuale, durante il quale sono impartite lezioni relative alle materie giuridiche. Una volta ammesso, allo studente è assegnato uno Sponsor, vale a dire un barrister che assume volontariamente il compito di seguire il praticante nel corso della sua formazione, fornendogli i consigli e gli aiuti necessari. La seconda fase è quella del c.d. Vocational Stage, che può essere completata in due diversi modi, di cui l'uno è il frequentare un corso di preparazione all'esercizio della professione legale tenuto dalla Inns of Court School of Law a Londra solo recentemente la possibilità di organizzare questo corso è stata estesa ad una serie di istituti presenti in altre parti del Paese . Detto corso non prevede più alcun esame finale di abilitazione, ma una pluralità di prove pratico/teoriche da tenersi durante l'anno. L'alternativa è rappresentata dal Bar Examination, un esame per la cui preparazione gli studenti possono anche studiare privatamente. In seguito all'ammissione al Bar, il barrister che intenda esercitare la professione come membro del Bar d'Inghilterra e Galles, deve intraprendere dodici mesi di tirocinio come pupil presso uno o più studi legali. Il pupillage è diviso in sei mesi di tirocinio non pratico ricerche, studi, redazione documenti, ecc. ed in altri sei mesi di tirocinio pratico, nel corso dei quali il giovane barrister inizia ad esercitare la vera e propria professione forense. Questi mesi di tirocinio possono essere svolti in parte presso uno studio legale ed in parte in una delle seguenti alternative periodo di pratica esercitati presso lo studio di un solicitor periodo di pratica presso un avvocato di un paese appartenente alla UE uno stage presso il dipartimento legale della Commissione Europea un periodo trascorso seguendo un giudice delle Corti Superiori o inferiori nell'espletamento delle sue funzioni. Prima del rilascio del certificato di abilitazione all'esercizio della professione, il Bar Council richiede ai pupils la frequenza obbligatoria di due corsi, aventi lo scopo di ridurre al minimo il divario tra pupillage e professione. L'ultima fase è quella del tenancy in particolare, il tenant è quel pupil che riesce ad ottenere un'occupazione permanente presso uno studio legale. A quanto si evince il momento di passaggio tra pupil a tenant è alquanto arduo, tenuto conto che il numero degli studi legali è limitato eccettuata ovviamente Londra e non sempre dove c'è posto come pupil c'è posto anche per un nuovo barrister. Il solicitor Per quanto riguarda i solicitor, occorre preliminarmente specificare che non è necessario aver conseguito una laurea in legge l'aspirante solicitor, infatti, può essere laureato in discipline diverse da quelle giuridiche. Gli aspiranti solicitor devono frequentare il Legal Practise Course , introdotto dalla Law Society nel 1989, della durata di un anno full time o di due -tre anni part -time . L'ultima tappa prima di divenire membro della categoria dei solicitor è il Training Contract, da due a quattro anni , ossia il contratto stipulato tra uno studio associato o un singolo solicitor autorizzati dalla Law Society ad assumere praticanti e chiunque, superati i prescritti corsi, intenda acquisire esperienza relativamente agli aspetti più pratici del lavoro. Da quanto fin qui detto, si evince chiaramente che l'accesso alla professione forense in Inghilterra richiede una preparazione attenta e completa. Probabilmente ciò è dovuto anche ad un altro aspetto particolarmente importante, e sul quale occorre soffermarsi. Da un punto di vista strutturale, i metodi di reclutamento dei magistrati utilizzati dai Paesi di modello britannico sono assai poco garantistici, essendo affidati direttamente o all'esecutivo o all'elezione diretta. In Inghilterra, infatti, spetta alla Corona la nomina dei magistrati su segnalazione del Primo Ministro o del Lord Cancelliere, i quali possono esercitare un certo potere discrezionale sulla scelta dei candidati a seconda che si tratti, rispettivamente, di giudici superiori o di giudici inferiori . In particolare è necessario evidenziare che il modello inglese, in cui la funzione giudiziaria è prestigiosa proprio per l'esiguo numero dei giudici, non pone in primo piano la preparazione giuridica del magistrato. La figura del magistrate , che rappresenta la giurisdizione di primo grado, non è professionale, né tecnica, nonostante esso si occupi di controversie sia civili, sia penali e smaltisca un notevole traffico giudiziario. In altre parole, si tratta di un notabile sprovvisto di una qualsiasi laurea o titolo equipollente. Solo i giudici delle Alte Corti, giuristi con lunga ed onorata militanza nell'avvocatura, assumono l'esercizio della funzione giudiziaria a titolo professionale le più alte cariche del paese, infatti, sono reclutate, attraverso rigidi criteri di progressione di carriera, tra i Queen's Counsels, ossia quel gruppo dominante di avvocati esperti e di successo, mentre i Law Lords provengono quasi esclusivamente dall'aristocrazia. Il fatto che in Inghilterra i magistrati siano scelti tra gli avvocati con molti anni di esperienza, spiega anche perché in questo Paese è il mercato a finanziare la formazione sono, infatti, le grandi società professionali a pagare le scuole. IN SPAGNA La situazione in questo Paese è contemporaneamente la più liberista e la più grave, forse con un rapporto di causa ed effetto tra queste due caratteristiche. Qui non esiste né formazione, né un esame di abilitazione all'esercizio della professione forense. In Spagna si conta una cifra intorno ai 100.000 avvocati su una popolazione molto inferiore a quella degli Stati prima esaminati. Siamo di fronte ad una proporzione, su scala nazionale, di un avvocato ogni 360 abitanti, che va ovviamente a diminuire esponenzialmente nelle due città principali del Paese, Madrid e Barcellona. Questa cifra è però imprecisa, ove si consideri che per l'iscrizione all'Albo è sufficiente la laurea in legge ed una domiciliazione in uno studio legale, e non è previsto alcun esame di ammissione. Sono dunque iscritti all'Albo anche avvocati che non esercitano la professione. Si tenga inoltre presente che questa cifra, già in assoluto allarmante, deve destare ancora maggior sconcerto quando Ciò sta a significare che in Spagna il neolaureato si iscrive immediatamente all'Ordine, e che il giorno dopo può difendere davanti a tutte le curie. Tuttavia, i maggiori ordini professionali organizzano corsi della durata di due anni, completamente gratuiti e senza alcuna preselezione. La conseguenza logica di questa situazione è un sovraffollamento della professione e, ciò che peggio, un livello qualitativo professionale ancora più basso di quello che si rinviene nel nostro Paese. Questi i motivi per cui, ormai da tempo, i vertici dell'avvocatura spagnola stanno sottolineando l'esigenza di una pratica ed un esame di abilitazione corrispondenti allo standard europeo. In Spagna esiste una Scuola la Scuola Giudiziaria, che ha iniziato a funzionare nel 1950 per il reclutamento di magistrati togati, vale a dire di quel 50% di magistrati che non sono reclutati da altre professioni per un terzo dei Giudici del Tribunale Supremo, infatti, prevale il modello libero di reclutamento dei magistrati. Ordinamenti stranieri valutazione All'esito dell'esame degli ordinamenti stranieri è fin troppo ovvio come non sia facile mutuare dagli stessi aspetti formativi e organizzativi, che trovano ovviamente la loro collocazione in sistemi organici, e collegati, fra l'altro, con l'istruzione universitaria. Può dirsi che va completamente respinta l'organizzazione della Spagna, che contempla un accesso sostanzialmente indiscriminato. In generale, può desumersi comunque che negli altri paesi europei esaminati, l'accesso alla professione è assistito da norme e procedimenti di accesso particolarmente selettivi, nell'ottica di fornire al cittadino dei professionisti particolarmente preparati. E' talvolta prevista una formazione a carattere misto, teorico e pratico, prevedendo la partecipazione a stages, a corsi, a scuole nonché alla pratica effettiva. In taluni paesi esiste una differenziazione tra le figure di professionisti, tali da consentire l'esercizio della professione in udienza solo a legali particolarmente preparati. Il quadro di riferimento europeo Non può essere affrontato il problema della formazione dell'avvocato europeo - e della conseguente esigenza di sua specializzazione nel settore penale - senza inquadrarlo nell'ambito del più ampio contesto della cooperazione giudiziaria in materia penale all'interno dell'Unione Europea , con specifico riferimento alla costruzione di quello che , fino ad oggi, e' stato il c.d. terzo pilastro e che, alla luce dell'eventuale unanime ratifica del Trattato del 29/10/04 che adotta una Costituzione per l'Europa , con l'abolizione dei pilastri , assume connotati ancora più diretti, per la nota possibilità di immediata efficacia nell'ordinamento interno delle emanande norme sovranazionali. Se infatti l'esigenza di specializzazione viene sentita da noi Avvocati penalisti come imprescindibile al fine di garantire effettività al diritto di difesa già nel contesto nazionale, dovrebbe apparire a tutti evidente che, in un ambito di cooperazione fondata sul mutuo riconoscimento delle sentenze e delle decisioni giuidiziarie tra gli Stati membri U.E. , con la sempre maggiormente sentita utilità di superare il principio della cooperazione tra Stati per sostituirlo con quello, obiettivamente più snello ma certo più pericoloso della cooperazione diretta tra Magistrature nella illusoria ed apodittica finzione della esistenza di una reciproca fiducia quale conseguenza della astratta adesione da parte di ogni Stato membro , compresi quelli di più recente adesione, ai principi fondamentali della C.E.D.U. , per l'Avvocato europeo o semplicemente per il Legale proiettato a svolgere la propria attività professionale in ambito europeo , questa esigenza di specializzazione non diventa più una mera opzione , ma costituisce il parametro per distinguere in modo netto una situazione di effettività o di semplice apparenza dell'esercizio del diritto di difesa. Ma se questo e' ciò che dovrebbe apparire evidente, è, per contro, elevato il rischio che l'esercito dei 170.000 avvocati italiani tuttologi - che , come già evidenziato in altra parte , possono oggi tranquillamente ed incoscientemente invadere il campo oltremodo specialistico del processo penale privi, per obiettiva ignoranza o per carenza di adeguata preparazione , di capacità a realmente e concretamente utilizzare gli strumenti essenziali per garantire la difesa nell'ambito di un processo accusatorio - decida di affrontare con la stessa impreparazione, inadeguatezza, scarsa professionalità e deontologia , a mani nude il confronto con altri sistemi processuali , di volta in volta di stampo ugualmente accusatorio , o tendenzialmente accusatorio o simil accusatorio , che convivono in Europa con sistemi di più o meno chiaro stampo inquisitorio , se non addirittura poliziesco. E nello stesso tempo vi e' il rischio che l'esercito smisurato di avvocati europei appartenenti agli altri 24 stati membri destinati a breve a salire a 26 , probabilmente solo in alcuni rari casi fortemente specializzati , ma realisticamente con un livello qualitativo e professionale pari all'insoddisfacente nostro standard, decida di confrontarsi con il nostro sistema processuale senza conoscere e senza ugualmente sapere usare i nostri strumenti all'interno di un codice di rito che, come si e' autorevolmente sostenuto , non e' e non può essere per tutti . Occorre su questo punto essere chiari anche nel nostro campo di Avvocati penalisti, quindi all'interno di un settore di soggetti già presumibilmente specializzati, ben pochi sono in grado di confrontarsi con i sistemi penali degli altri Stati membri UE. Non nascondiamocelo ed evitiamo di essere autoreferenziali il settore del diritto processuale comparato e' oggi riserva di pochi studiosi , per lo più a livello universitario solo in pochissimi , e probabilmente più per motivi occasionali derivanti da singole esperienze professionali , sono in grado di confrontarsi con sistemi processuali che per lo più ignorano . La cooperazione giudiziaria, anche sull'onda delle consuete emergenze, ha certamente affrettato troppo il passo , costringendoci fideisticamente ad accettare a scatola chiusa sistemi processuali assolutamente sconosciuti e lontani dalle esperienze degli Stati fondatori della comunità europea. E tuttavia il principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie e delle sentenze , cardine delle cooperazione giudiziaria nel settore penale e punto di partenza di tutta la costruzione dello spazio giudiziario europeo , pretende esattamente una figura di avvocato oggi pressocchè inesistente in campo nazionale , ma , con buona probabilità , sconosciuto anche in campo europeo. E' utile una digressione. Nel settore civile le difficoltà operative derivanti da una sempre maggiore integrazione dei sistemi giudiziari trovano un minore ostacolo da una parte per l'esistenza di un obiettivo ancorché lento cammino di avvicinamento delle legislazioni nazionali , dall'altra per il rimedio professionale costituito dalla possibilità di creazione di studi associati o collegati a livello internazionale , in grado di offrire effettiva concreta collaborazione professionale. Nel settore penale tutto questo non può realizzarsi con altrettanta facilità e ciò per due ordini di motivi perchè , al contrario del settore civile , il processo di sviluppo della cooperazione giudiziaria non e' stato preceduto da un avvicinamento dei sistemi giudiziari sia per quanto concerne il diritto sostanziale che per quello processuale e tanto meno per quello ordinamentale perchè l'avvocato penalista rectius il difensore può certamente trovare anch'egli un supporto nell'ambito della collaborazione professionale con Legali di altri paesi europei, ma deve sempre necessariamente rimanere il dominus di scelte processuali , difensive e strategiche che presuppongono una piena diretta consapevolezza dell'impatto che le stesse avranno all'interno del sistema processuale in cui si dovrà operare. Valga il vero e valga un esempio. Il lungo iter di approvazione prima della decisione quadro del 13 giugno 2002 sul mandato di arresto europeo e , successivamente , della legge di attuazione di tale decisione in Italia , e' stato certamente seguito con poca attenzione dalla classe forense probabilmente, a pochi giorni dall'entrata in vigore di tale rivoluzionaria normativa, ancora pochi dei 170.000 tuttologi sono a conoscenza di quel che potrà processualmente accadere ai propri attuali e futuri assistiti. Orbene non vi e' dubbio che la richiesta di esecuzione direttamente al magistrato italiano di un mandato di arresto europeo emesso da un magistrato di uno degli altri 24 paesi membri dell'U.E. necessiterà di un intervento defensionale che , per essere efficace ed effettivo , dovrà condurre l'Avvocato difensore a doversi confrontare - in tempi ridottissimi - con la legislazione sostanziale e processuale dello Stato richiedente e con la complessa procedura dello Stato richiesto. Potrà affrontare una procedura di tale valenza un Avvocato che già sappiamo non essere in grado di utilizzare gli strumenti del nostro processo penale ? Potremo sostenere che e' stata garantita effettività della difesa sol perchè la procedura esigerà la presenza di un qualsiasi avvocato fiduciario o , in assenza di nomina, di un avvocato di ufficio che , per il fallimento nella gestione degli elenchi di cui all'articolo disp.att. c.p.p. , siamo consapevoli non essere affatto in grado di offrire un contributo defensionale di tipo specialistico ? L'Europa oggi e' , in modo contraddittorio e confliggente , allo stesso tempo uno stimolo alla specializzazione ed , al contempo, una spinta al livellamento in basso o , per continuare nel linguaggio simbolico , alla tuttologia . Il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa indica , ancorchè in modo flebile , il percorso della specializzazione come essenziale nell'ambito della cooperazione giudiziaria in materia penale l'art. III / 270 , invero, nel ribadire che l'anzidetta cooperazione e' fondata sul principio di riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie ed include il ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari , prevede che sia le future leggi europee che le future leggi quadro europee, per facilitare questo percorso , debbano essere finalizzate anche a sostenere la formazione dei magistrati e degli operatori giudiziari . E poichè nella indeterminata categoria degli operatori giudiziari entrano certamente a fare parte anche gli Avvocati , e' evidente che la spinta europea questa volta una opportunità e non un rischio va in direzione di una formazione specialistica , ritenuta addirittura come strumento per il conseguimento di quella reciproca fiducia che troppe volte abbiamo detto essere , allo stato, solo un auspicio ma certamente non una concreta realtà. E pur tuttavia nel concreto l'Europa ha affrontato il problema della professione forense in una ottica deformata dalla visione economicista equiparando la professione all'azienda , si e' preoccupata solo degli aspetti dello scambio , della libera circolazione , della concorrenza , delle tariffe , laddove le regole del mercato dovrebbero garantire la prevalenza del miglior servizio . Di talche' , secondo quanto previsto nella Direttiva 98/5/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 febbraio 1998 , che ha trovato allo stato attuazione nel nostro ordinamento interno con il Decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 96 in G.U. 4/4/01 numero si intende per avvocato ogni persona , avente la cittadinanza di uno stato membro che sia abilitata ad esercitare le proprie attività professionali facendo uso di uno dei seguenti titoli professionali , cui segue la traduzione del termine Avvocato nella lingua degli altri stati membri avocat , advokat , abogado , rechtsanwalt etc. etc. . Sempre allo stato della vigente legislazione, il decreto legislativo 96/01 regola l'esercizio permanente in Italia della professione di avvocato da parte di cittadini di uno Stato membro dell'U.E. e le modalità di iscrizione all'Albo . Nessun accenno alla specializzazione , nonostante la dichiarazione di intenti , rimasta tale , dei considerata che precedono la direttiva considerando che per garantire il buon funzionamento della giustizia occorre lasciare agli Stati membri la facolta' di riservare , mediante norme specifiche , l'accesso ai loro piu' alti organi giurisdizionali ad Avvocati SPECIALIZZATI , senza ostacolare l'integrazione degli avvocati degli Stati membri che soddisfino le condizioni richieste . Ma neppure, occorre sottolinearlo, alcun divieto a regole che prevedano all'interno dell'ordinamento professionale un percorso di specializzazione o specifici paletti per esempio per l'accesso al patrocinio avanti le magistrature superiori . Sempre tra i considerata della menzionata direttiva si legge , invero , che la presente direttiva , in armonia con le sue finalita', si astiene dal disciplinare situazioni giuridiche puramente interne e lascia impregiudicate le norme nazionali dell'ordinamento professionale, salvo laddove cio' risulti indispensabile per consentire di conseguire pienamente i suoi scopi che , in particolare , essa non lede in alcun modo la disciplina nazionale relativa all'accesso alla professione di avvocato e al suo esercizio con il titolo professionale dello Stato membro ospitante . Deve per contro preoccupare la scarsa, se non primordiale, cultura della difesa che emerge a chiare note nel processo di costruzione dello spazio giudiziario europeo e di cui finalmente si comincia ad avere consapevolezza anche nelle alte sfere , ma soltanto perchè il confronto tra i rappresentanti tecnici degli esecutivi degli Stati membri si va spostando al piano del controllo, ancora minimo ed insoddisfacente, politico del Parlamento europeo nell'ambito della vigente procedura di codecisione . E' drammatico constatare la scarsa attenzione prestata in sede europea ai diritti processuali ed e' sconfortante prendere atto di come l'avvocatura europea , priva al suo interno di collegamenti effettivi e politico/associativi quali , ad esempio , quelli resi possibili in Italia dalla esistenza dell'UCPI , sia del tutto assente dal potere decisionale nella fase ascendente della creazione della normativa sovranazionale . Sono note le vicende legate alla proposta di decisione quadro del Consiglio in materia di determinati diritti processuali in procedimenti penali nel territorio dell'Unione Europea COM 2004 328 , precedute da un libro verde che ha trovato forti censure negli ambienti delle Camere penali italiane e che sembra invece avere lasciato indifferenti gli avvocati di paesi non abituati evidentemente a confrontarsi quotidianamente con l'articolo della nostra Costituzione . L'11 aprile 2005 il Parlamento Europeo ha approvato a grande maggioranza la relazione 21 marzo 2005 dell'On. BUITENWEG della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni A6-0064/2005 , che propone emendamenti solo di minima portata e comunque in ogni caso migliorativi alle previsioni della proposta il garantire la difesa appena possibile , previsto dal Consiglio , dovrebbe trasformarsi secondo il Parlamento europeo in senza indebito ritardo , ma nessuna sostanziale critica è sorta alla possibilità della autodifesa , espressamente prevista e regolamentata nella proposta consiliare ed in palese insanabile contrasto con le previsioni della nostra Costituzione , come emerge dalla nota sentenza della Corte Costituzionale emessa all'epoca dei processi per terrorismo . Il Parlamento europeo non ha , ad esempio , accolto la forte indicazione emersa dall'unanime parere della Commissione giuridica del Parlamento europeo presieduta dall'On. Gargani che, dopo aver sottolineato che una siffatta proposta appariva più come punto di partenza che come punto di arrivo nella realizzazione di uno spazio giudiziario europeo , ha stigmatizzato l'insufficiente contenuto della decisione va riconosciuta una garanzia piena all'assistenza legale , da considerarsi obbligatoria ed irrinunciabile in ogni stato e grado del procedimento solo cosi' si potrebbe dare effettiva protezione al diritto alla difesa, che riveste una particolare rilevanza in materia penale e necessita di competenze professionali SPECIFICHE SECONDA PARTE ANALISI E PROPOSTE La situazione attuale, relativa alla disciplina e all'accesso alla professione è disciplinata dal Regio Decreto Legge 27 novembre 1933, n. 1578, modificato da vari successivi interventi del legislatore, di cui si riportano in appendice le principali disposizioni. Quanto al problema della specialità , l'ordinamento attuale non contempla alcuna disposizione. Il solo richiamo, generico e incerto, si rinviene all'articolo 17 del Codice Deontologico forense Articolo 17 Informazioni sull'esercizio professionale. E' consentito all'avvocato dare informazioni sulla propria attività professionale, secondo correttezza e verità nel rispetto della dignità e del decoro della professione e degli obblighi di segretezza e di riservatezza. I - L'informazione può essere data attraverso opuscoli, carta da lettera, rubriche professionali e telefoniche, repertori, reti telematiche anche a diffusione internazionale. II - E' consentita l'indicazione di rapporti con terzi di propri particolari rami di attività. III - E' consentita l'indicazione del nome di un avvocato defunto, che abbia fatto parte dello studio, purchè il professonista a suo tempo lo abbia espressamente previsto o abbia disposto per testamento in tal senso, ovvero vi sia il consenso unanime dei suoi eredi. Primo problema secondo quali criteri specializzare Va preliminarmente chiarito, prima di esaminare le successive questioni, che il Gruppo di lavoro è pervenuto ad una prima univoca ed unanime conclusione la modalità di attribuzione dei criteri di specializzazione devono passare attraverso il diritto processuale e non il diritto sostanziale. Si è in proposito rilevato che, pur essendo indubbio che la società attuale impone una specializzazione dell'attività professionale, l'avvocato deve essere tuttavia preparato in tutti i campi del diritto, specie se sostanziale. E'intuitivo, a solo titolo d'esempio, che la difesa in un processo di bancarotta richiede spesso la conoscenza del diritto civile, commerciale, fallimentare etc. E ciò vale ovviamente anche in altri settori dell'esperienza giuridica. La vera esigenza di specialità , davvero totalizzante ed assorbente, si manifesta piuttosto nel campo processuale, laddove la conoscenza dell'avvocato deve appuntarsi su meccanismi, nozioni e conoscenze tecnico giuridiche difficilmente comuni a tutti coloro che esercitano la professione legale. Ancora esemplificativamente, solo chi esercita la professione nel campo penale dovrebbe poter dominare il relativo codice, le tecniche della cross examination, le questioni procedurali necessarie ad affrontare le procedure incidentali ed il dibattimento etc. L'obiezione che il gruppo si è posto al riguardo della specializzazione misurata sotto il profilo processuale è stata relativa agli avvocati che non esercitano attività processuale consulenti avvocati d'affari etc. . Si è pertanto ipotizzata la creazione di una quinta categoria specializzata, quella stragiudiziale la denominazione è evidentemente un'ipotesi , che raccolga tutti i professionisti che sceglieranno appunto di non esercitare attività giudiziale. Donde, in definitiva, la partizione principale delle specializzazioni dovrebbe passare attraverso le seguenti distinzioni penalista = specializzato in diritto processuale penale civilista = specializzato in diritto processuale civile amministrativista = specializzato in diritto processuale amministrativo lavorista = specializzato in diritto processuale del lavoro stragiudiziale = avvocato specializzato in settori che non comportano la presenza in udienza Non si può escludere, naturalmente, che vi siano avvocati ulteriormente specializzati in diritto familiare, societario, commerciale etc. tuttavia queste successive specializzazioni dovrebbero rappresentare sottogruppi di quelle principali, eventualmente studiando criteri per la loro attribuzione tale aspetto non è stato ancora approfondito . Quel che è certo è che il cittadino debba essere messo in condizione di comprendere che non potrà rivolgersi a chi è specializzato in diritto penale per affrontare una causa civile, e così via. Secondo problema quando e come specializzare Tanto premesso, la prima problematica che si è affrontata attiene al momento in cui poter inserire elementi di specializzazione riservando al prosieguo l'esame dei criteri con cui attribuire la specializzazione e quali modelli di specializzazione inserire . La risoluzione di tale prima questione si è resa necessaria poiché incideva anche sul problema relativo all'accesso alla professione, in particolare per valutare se alla specializzazione si dovesse pervenire per gradi magari partendo dal vertice, il giudizio di cassazione ovvero fosse opportuno intervenire, tendenzialmente, in un unico momento. In tal senso si è osservato come fosse opportuna una tripartizione del problema, nel senso di esaminare le questioni relative alla specializzazione rispetto a tre situazioni o momenti il momento dell'accesso alla professione in particolare, pratica forense ed esame di stato la situazione del patrocinio dinanzi le Magistrature superiori, e in particolare la Corte di Cassazione la disciplina dell'esistente, ovvero gli avvocati che oggi sono già iscritti agli albi professionali. Il Gruppo di lavoro, dopo lunga discussione, ha dapprima valutato la possibilità -in una fase inizialedi introdurre criteri di specialità rispetto agli iscritti all'Albo speciale della Cassazione successivamente ha individuato la possibilità e l'opportunità di introdurre, invece, fin da subito criteri di specialità al momento dell'accesso alla professione. Ha successivamente elaborato delle ipotesi riguardo all'esistente. In partenza, in effetti, si sono manifestate due ipotesi secondo una prima opinione, la specializzazione avrebbe dovuto riguardare almeno in una fase iniziale solo un numero limitato di professionisti, che avrebbero potuto conquistare il titolo di specializzato si vedranno più avanti le riflessioni sul tipo di specializzazione e sui criteri per attribuirla mediante la partecipazione a scuole, a corsi, a esami ed eventualmente maturando dei crediti punteggi secondo l'esperienza di alcuni paesi europei. Secondo una diversa opinione, sarebbe invece necessario ideare dei meccanismi che consentano ed anzi impongano una opzione di specializzazione immediata per tutti chi accede alla professione chi è già iscritto chi esercita dinanzi le magistrature superiori , e preferibilmente senza meccanismi di gradualità che complicherebbero le cose. Si tratta di due opzioni ben distinte, che per comodità espositiva possono individuarsi con la denominazione Elìte di specializzati la prima e Tutti specializzati la seconda . Non è chi non veda come le stesse si fondino su due diverse filosofie. Secondo la prima opzione permarrebbe nella società un avvocato tuttologo , una specie di medico della mutua, capace di affrontare la media dei problemi tecnico giuridici che si prospettano nella vita professionale. Vi sarebbero poi, invece, delle elites, rappresentate da coloro che abbiano conseguito la specializzazione penale, civile etc. e possano, conseguentemente, fregiarsi del titolo di avvocato specializzato. L'obiezione che è stata mossa a tale ipotesi è che non contribuirebbe al ritenuto indispensabile cambio di mentalità e di cultura generale secondo cui il cittadino va convinto che ciascun avvocato debba essere specializzato pur non potendosi ovviamente interdire l'esercizio della professione in altri settori , per la stessa ragione per cui ciascuno di noi si rivolge al cardiologo in caso di malattia cardiaca e non al neurologo, pur essendo entrambi medici . Secondo la seconda opzione, viceversa, tutti gli avvocati secondo i meccanismi che si vedranno devono essere specializzati in un settore del diritto, al limite persino mediante la costrizione ad una sorta di obbligatoria dichiarazione di settore autocertificata, ovvero attribuita secondo altri criteri di cui si parlerà In relazione alle due opzioni sopra sintetizzate si è aperto un dibattito per delimitarne o individuarne i confini, i limiti, e le modalità esecutive. Il dibattito in parola può essere sintetizzato nelle due tabelle che seguono Ipotesi Elite di specializzati Vengono istituiti corsi ad opera degli enti di rappresentanza istituzionale dell'avvocatura Chi supera l'esame dopo il corso può fregiarsi del titolo di specialista nella materia frequentata Sono possibili criteri misti, attribuendo punteggi o crediti in seguito alla partecipazione a convegni, corsi di aggiornamento etc Il controllo successivo per mantenere il titolo e esercitare una verifica sullo stesso avviene sempre con il criterio dell'aggiornamento professionale partecipazione a convegni corsi attribuzione di punteggi etc. VANTAGGI -Il sistema è più semplice, e incide di meno sull'assetto vigente -Si salvaguardano le situazioni medie avvocato tuttologo avvocato dei piccoli centri SVANTAGGI -La situazione rischia di rimanere immutata rispetto a quella attuale, poiché non passa il concetto della necessaria specializzazione presso la pubblica opinione. Continua cioè a permanere la convinzione che ci siano comunque avvocati che sono in grado di esercitare la professione in tutti i settori e che, al massimo, alcune poche teste di cuoio riservate ai più abbienti possano essere incaricate per i casi più gravi o le cause più importanti. Ipotesi Tutti specializzati Fatta salva la possibilità di operare in qualunque settore, ogni avvocato è tenuto ad un'opzione di settore, che consente l'attribuzione del titolo di specialità L'opzione di settore viene attribuita anche soltanto mediante un'autodichiarazione di scelta di settore, ovvero da un'autodichiarazione unita ad altri criteri detti di verifica scelta di una percentuale riferibile alle parcelle emesse negli ultimi anni non ci si riferisce al reddito, ma alla tipologia così, ad esempio, se il 75% delle fatture emesse concerne prestazioni nel campo penale La modifica della opzione è possibile successivamente anche solo con l'autodichiarazione unita agli altri criteri, ove gli stessi segnalino una modifica dell'attività es., cambi percentualmente il tipo di lavoro risultante dalle fatture VANTAGGI -Deve necessariamente introdursi a livello culturale la mentalità per cui non ogni avvocato è capace di fronteggiare ogni attività professionale -A regime il sistema determina una suddivisione netta in campi di attività, rendendo possibile la creazione di albi di specialità SVANTAGGI -Il sistema è complesso, troppo rivoluzionario, si presta più facilmente a resistenze ed opposizioni -Il criterio dell'autodichiarazione è opinabile e rischia di non rappresentare un momento di selezione della professionalità Sulla base della discussione maturata a partire da tali due ipotesi, nel gruppo di lavoro è sembrata emergere una preferenza tendenziale per il secondo sistema. Sono stati perciò elencati dei meccanismi di massima per pervenire ad una specializzazione generalizzata che contempli la possibilità di attribuire una qualifica di specializzazione con riferimento ai tre insiemi oggetto di indagine nuovi accessi alla professione avvocati esistenti avvocati cassazionisti . Prima tuttavia di illustrare l'ipotesi finale di massima cui si è pervenuti dialetticamente e non all'unanimità , è però necessario sospendere provvisoriamente l'analisi finora condotta per affrontare la questione dell'accesso professionale. Principi generali di riforma dell'accesso professionale Unanimemente il gruppo di lavoro ritiene che l'accesso alla professione debba essere reso più selettivo, in mancanza della possibilità, conseguente alla disciplina europea, di istituire un numero chiuso. Si è scelto, nella prima fase del lavoro, di non incidere in modo decisivo sui meccanismi generali dell'accesso pratica ed esame di stato. Non si sono esaminate, per il momento, possibilità cumulative od alternative di accesso attraverso strade differenziate le Bassanini e simili . Si tratta di un'area di studio certamente importante che sarà approfondita nelle prossime settimane. Con certezza, tuttavia, si è ritenuto inaccettabile un percorso preferenziale attraverso scuole o corsi che prescindesse dalla pratica forense effettiva. La pratica sul campo , infatti, è ritenuta non solo assolutamente indispensabile e inderogabile, ma anzi tale da segnare la vera differenza qualitativa in sede di accesso professionale, anche in un'ottica di specializzazione. Approfondendo la discussione, e ricollegandola appunto al problema della specializzazione, si è pervenuti alla determinazione di massima di introdurre elementi di specialità fin dal momento dell'accesso pratica forense ed esame di stato , in modo tale non solo da iniziare a segnare un'impronta sulla futura attività, ma anche da rendere indirettamente più selettivo l'accesso. Può così sintetizzarsi l'esito della discussione a grandi linee, poiché poi vi sono proposte più specifiche analizzate negli allegati al presente elaborato . Principi generali in materia di pratica forense La pratica forense deve esercitarsi con grande serietà, e dev'essere garantito l'accesso agli albi ed alla professione soltanto a coloro che abbiano effettivamente effettuato la praticaix Il periodo di pratica forense deve essere portato da due a tre anni, eventualmente con un primo anno soltanto teorico partecipazione obbligatoria a corsi e scuole nde si tratta di un'opinione non da tutti condivisa secondo un'opinione, una volta reso più difficile l'esame di stato sembra troppo severo l'allungamento della pratica a tre anni x Il periodo di pratica forense non può essere sostituito con sistemi diversi La pratica forense deve essere disciplinata dai Consigli dell'Ordine prevedendo però disposizioni con forza di legge nel nuovo ordinamento forense in modo analitico, accentuando l'attenzione sul tirocinio mediante controlli pratici e deontologici per gli iscritti e i titolari degli studi. Esemplificativamente ne sono stati indicati alcuni Previsione dell'impegno scritto del titolare dello studio all'espletamento della pratica a tempo pieno e all'impegno orario del tirocinante. Inizialmente il gruppo aveva addirittura ipotizzato di configurare come un atto pubblico la dichiarazione del professionista relativa a tale impegno l'ipotesi è stata poi scartata di fronte alla giusta obiezione che un sindacato dell'Autorità Giudiziaria su tali dichiarazioni sembra inopportuno. Tuttavia, pur mantenendosi un controllo dell'Ordine forense, la verifica delle dichiarazioni dei legali dovrebbe essere eseguita con la massima severità, con la previsione di disposizioni deontologiche più specifiche delle attuali e relative sanzioni cfr. successivi punti Individuazione di un numero minimo di ore di pratica settimanali che il titolare dello studio deve assicurare al tirocinante es. 40 ore settimanali anche su questo punto secondo alcuni componenti del gruppo la previsione sarebbe troppo tassativa Previsione di controlli ispettivi dell'Ordine forense sulla presenza e comunque sull'attività del praticante secondo alcuni componenti del gruppo però la dichiarazione dovrebbe riferirsi alla professionalità e non alla presenza, essendo estranea la timbratura alla figura dell'avvocato. La maggioranza del gruppo, viceversa che -in conformità del resto con esperienze stranieresia necessario che il titolare attesti anche la presenza effettiva e che sia prevista anche una presenza continuativa l'esperienza insegna di moltissimi casi di pratica part-time del tutto inaccettabile. E in ogni caso, l'habitus del professionista, libero di scegliere modi e tempi della propria attività si acquisisce solo dopo tempo, e non può ritenersi connaturato alle fasi iniziali della professione , Previsioni di sanzioni disciplinari del titolare dello studio che renda dichiarazioni non veritiere Obbligo di comunicazione da parte del titolare dello studio di assenze o non continuità di prestazioni del praticante es. servizio militare, sinchè previsto Previsione di un limite massimo di due praticanti per ciascun titolare di studio legale. Disciplina analitica di possibili deroghe. Previsione di un'anzianità professionale otto anni di esercizio per la possibilità di disporre di praticantixi Trascorso il primo semestre di tirocinio, il praticante comunicherà al Consiglio dell'Ordine in quale/quali settore/settori del diritto ha svolto il tirocinio Possibilità per il praticante di esercitare attività professionale, anche in udienza, solo su delega del titolare dello studio e solo limitatamente al/ai settore/settori indicati dopo il primo semestrexii L'attività di patrocinio non può essere svolta per un periodo superiore a quattro anni secondo alcuni cinque, per assicurare maggiormente la pratica sul campo in ragione delle modalità più severe con cui si dovrebbe svolgere l'esame . Principi generali in tema di riorganizzazione dell'esame di stato L'esame di abilitazione professionale più che esame di stato deve essere reso più selettivo e segnare uno dei primi passaggi nel senso della specializzazione. L'esame deve altresì essere più specifico e tale da rappresentare, fra l'altro, una dimostrazione dell'effettiva pratica svolta. Al momento della iscrizione all'esame, strettamente nel luogo dove si risiede e si esercita l'attività professionale di tirocinio, il candidato dovrà indicare un settore di specializzazione. Le prove dell'esame saranno diverse con riguardo al settore di specializzazione prescelto, ferma restando la necessità del superamento di prove in tutti i settori del diritto. All'esito della discussione del Gruppo di lavoro sono stati individuati i seguenti principi generali L'esame si svolge attraverso sei prove scritte diritto e procedura civile diritto e procedura pnale diritto e procedura amministrativa . Le prove hanno carattere teorico, sono svolte senza l'ausilio di codici commentati, ad eccezione delle due prove cd. speciali per le quali il candidato esercita l'opzione professionale ad esempio campo penale, o civile, o amministrativo riguardo a queste ultime due è consentito l'uso dei codici commentati [secondo una dissenting opinion le prove scritte dovrebbero essere solo quattro, sostenendo la prova sulla procedura solo nel campo nel quale ci si specializza così un penalista sosterrà le prove di diritto civile, amministrativo, penale e procedura penale ciò per evitare la permanenza della figura del tuttologo ] Nelle due prove di opzione diverse a seconda della scelta del candidato si effettuano prove pratiche non fittizie come le attuali, ma tali da sondare effettivamente le capacità del candidato di fronteggiare un caso concreto esemplificativamente una vera sentenza di cui redigere l'atto d'appello risoluzione di un problema pratico, es. scelta e redazione di un incidente d'esecuzione formulazione d'eccezioni procedurali -es. consegna di notifiche processuali di cui verificare la regolarità- etc. Il candidato che supera l'esame è ammesso alle prove orali, rappresentate dalle sei precedenti oltre al diritto del lavoro e al diritto costituzionale. Sulla materia di opzione l'esame è più articolato, e prevede anche la risoluzione di quesiti specifici rispetto a casi concreti es. ipotesi di strategie processuali decisioni sulla scelta del rito etc. [anche in questo caso alcune dissentine opinions ipotizzano articolazioni diverse sulle prove si tratta comunque ancora di ipotesi di lavoro, poiché la tematica va approfondita] Il candidato che supera l'esame, al momento della iscrizione all'ordine forense dichiara la propria opzione di specialità la medesima di cui all'esame e viene iscritto nell' Albo di specialità penale, civile, amministrativo o lavoristico. [Secondo una dissenting opiniont tale impostazione è laboriosa organizzativamente tempi di espletamento degli esami etc. , anche per l'alto numero di partecipanti agli esami., proponendosi per tale motivo l'ipotesi di Test da effettuarsi alla fine del tirocinio al fine di ottenere il certificato di compiuta pratica che consente la partecipazione all'esame, come una preselezione più seria di quella attuale, che si limita a prevedere colloqui con delegati dell'Ordine etc. Anche questa ipotesi si approfondirà in futuro] Superamento dell'esame di stato modifiche ordinamentali All'esito della discussione il Gruppo di lavoro ha ritenuto che non sia priva di razionalità una distinzione di anzianità, simile a quella del sistema vigente sino ad alcuni anni fa, prima di essere ammessi all'iscrizione nell'albo degli avvocati. Sicchè è stata ravvisata l'opportunità della re-istituzione del titolo di procuratore o altro analogo , riferibile non soltanto a distinzioni territoriali ma anche a limiti di esercizio della professione ad esempio, solo davanti al giudice monocratico . Dubbi sono stati però espressi su limitazioni territoriali così un procuratore, secondo le normative europee, potrebbe patrocinare all'estero ma non su tutto il nostro territorio nazionale. Le ragioni della opportunità di tale reintroduzione vanno rinvenute nella necessità di conferire significato e valore all'esperienza professionale anche sotto il profilo della percezione esterna da parte dei cittadini e della pubblica opinione. Sinteticamente, si è pervenuti alla sintetica elaborazione dei seguenti possibili principii All'atto del superamento dell'esame è consentita l'iscrizione, per sei anni, all'elenco dei procuratori legali. All'atto della iscrizione all'ordine forense il neo iscritto dichiara la propria opzione di settore , coincidente con quella effettuata prima dell'esame di stato. Da quel momento potrà utilizzare la dizione specializzato in . Ferma restando, ovviamente, la possibilità di esercitare la professione in qualsiasi campo del diritto. In futuro, per modificare la specializzazione , il procuratore o l'avvocato, dopo i sei anni , dovranno partecipare ad un'apposita sessione dell'esame di stato, superando le prove pratiche speciali scritte e orali limitatamente al nuovo settore del diritto. In tal caso potranno utilizzare solo il nuovo titolo di specialità, abbandonando il vecchio Saranno in tal modo creati gli Albi di specialità in tal senso, sarà previsto l'obbligo di indicare la specializzazione sia sulla carta intestata che negli altri elementi di riconoscimento del legale biglietti da visita targhe dello studio siti internet etc. . Sarà introdotto l'obbligo di prevedere, nel conferimento dell'incarico professionale, un avviso circa la specializzazione del legale. Sarà sanzionato deontologicamente l'uso improprio o l'omissione dell'indicazione del titolo di specializzazione Trascorsi sei anni il procuratore potrà essere iscritto all'Albo degli Avvocati, dimostrando Il patrocinio di un numero minimo di cause La permanenza nell'area di specializzazione prescelta mediante criteri da definire ad esempio almeno il 75% degli incarichi nel settore prescelto Dovrebbero essere previsti controlli periodici di professionalità, attività e permanenza nel settore di specializzazione L'accesso alle giurisdizioni superiori Dopo ampia discussione il Gruppo di lavoro ha ritenuto di formulare alcune ipotesi a riguardo dell'accesso al patrocinio dinanzi le Giurisdizioni superiori, ed in particolare davanti la Corte di Cassazione. L'ipotesi prescelta è quella del superamento di un esame distinto per ciascun settore del diritto dopo l'esercizio di nove anni di professione di avvocato oltre ai sei da procuratore, ovviamente . Gli avvocati saranno perciò ammessi ad esercitare il patrocinio davanti le giurisdizioni superiori solo nel settore specialistico in cui hanno superato l'esame per ragioni pratiche dovrebbe essere previsto un esame unico per Consiglio di Stato, Corte dei Conti e Cassazione civile , salva la possibilità di superare l'esame anche in più settori con relativa facoltà di indicare la specializzazione dinanzi le giurisdizioni superiori per cui si è superato l'esame [è stato però osservato che trova scarsa giustificazione la possibilità per avvocati delle giurisdizioni superiori avere la possibilità di fregiarsi di una doppia specializzazion , possibilità non prevista per i non cassazionisti, e che dunque sarebbe opportuno che anche per questi ultimi vigesse il principio dell'unica specialità] Sembra evidente che l'esame debba prevedere prove pratiche anche rispetto alla redazione di atti introduttivi del giudizio davanti le giurisdizioni superiori Disciplina dell'esistente L'aspetto probabilmente più complesso della questione affrontata resta quello della disciplina da applicare ai 150.000 avvocati esistenti Il gruppo di lavoro, almeno prevalentemente, non ritiene possibile che i criteri di specializzazione siano introdotti solo per i futuri avvocati ovvero per i cassazionisti , perché ciò determinerebbe un' automatica squalificazione dei legali oggi operanti che diverrebbero una sorta di minus rispetto agli avvocati specializzati licenziati dall'esame di stato . D'altra parte, le decisioni da assumere si appalesano particolarmente delicate, perché mentre i futuri legali saprebbero quel che li aspetta, chi ha già uno status acquisito è ovviamente più restio al cambiamento e alla modifica delle situazioni previgenti. Ciò vale in particolar modo per quanto riguarda i legali dei centri medio-piccoli che esercitano la professione in tutti i settori del diritto. Deve ritenersi inevitabile, naturalmente, scontentare qualcuno. Il problema è semmai rappresentato dalle resistenze che si determinerebbero nel rivoluzionare ciò che è già esistente. Questo è però un problema politico che in questo momento il Gruppo di lavoro ha scelto di non porsi, preferendo prima arrivare alla formulazione di un progetto per così dire ideale per poi verificarne le compatibilità concrete. Orbene, due sono i profili da risolvere quanto all'esistente quello riferibile alle giurisdizioni superiori e quello riferibile al resto degli iscritti all'Albo. Il primo problema è relativamente più semplice, essendo ridotto il numero dei cassazionisti . La prospettiva verso cui si è orientato il Gruppo di lavoro è quello dell'opzione obbligatoria e volontaria entro un prefissato termine di tempo tutti i cassazionisti avrebbero l'obbligo di optare per una soltanto delle specializzazioni, e -conseguentementepotranno in futuro patrocinare solo nel settore prescelto. Nel caso qualcuno volesse modificare in futuro questa prima opzione gratuita nel senso che non sarebbe preceduta dall'esame , ciò potrebbe fare soltanto mediante superamento dell'esame da cassazionista nella materia prescelta. Più complesso, come accennato, il problema relativo agli altri avvocati. Si è già osservato che l'opzione non potrebbe mai, comunque, pregiudicare l'esercizio professionale a 360 gradi, ma è chiaro che incidere sull'esistente potrebbe comportare problemi e resistenze . Tendenzialmente il Gruppo di lavoro, come già visto, ha espresso la preferenza che ciascun avvocato debba fregiarsi di una propria, ed unica, specializzazione si tratta infatti dell'unico assetto che determinerà un cambiamento culturale e di mentalità nella società, convincendo i cittadini della esistenza di avvocati idonei e non idonei ad una certa attività, vincendo l'approccio all'avvocato tuttofare . Tuttavia non è detto che questa scelta debba essere imposta da subito, di talchè sono, anche in questo caso, possibili due ipotesi. Obbligo dell'opzione obbligatoria e volontaria ciascun avvocato italiano segnala al proprio Ordine Forense il settore di attività, ed è autorizzato a fregiarsi del titolo di specializzato in quella singola area giuridica L'opzione in parola è facoltativa ciò significa che fino a quando il sistema non andrà a regime con l'accesso dei giovani necessariamente specializzati convivranno, per un certo numero di anni, avvocati specialisti quelli che hanno esercitato l'opzione volontaria e avvocati tuttologi , consapevoli tuttavia, in prospettiva, che il sistema e la cultura porteranno alla individuazione preferenziale di un legale specializzato in determinati settori d'attività Conclusioni Volendo raccogliere in uno schema di sintesi quanto si è sin qui riassunto, si potrebbe elaborare una tabella come quella che segue ACCESSO ALLA PROFESSIONE Viene introdotto il nuovo sistema di pratica forense ed il nuovo esame professionale sarà anche necessaria una disciplina transitoria i legali procuratori escono dall'esame con un titolo di specializzazione unico, a seconda dei quattro settori principali, individuati sotto il profilo processuale penale civile amministrativo lavoro Per modificare la specializzazione rinunciando alla precedente sarà necessario sostenere la parte speciale dell'esame nella nuova materia, in un'apposita sessione dell'esame annuale di stato Diviene obbligatoria l'indicazione del titolo di specializzazione nei titoli ed anche nel conferimento dell'incarico professionale Resta ferma la possibilità per tutti i legali di esercitare la professione in qualunque campo del diritto ACCESSO ALLE GIURISDIZIONI SUPERIORI L'accesso alle giurisdizioni superiori, per il futuro, avviene per tramite di un esame professionale sulla materia di opzione del candidato, e l'esercizio professionale sarà possibile soltanto nel settore in cui si è superato l'esame Sarà possibile sostenere la prova d'esame anche in altri settori, ed il relativo esercizio professionale. Diversamente, il patrocinio sarà possibile soltanto nell'area di specialità di superamento dell'esame. L'esame si sostiene dopo avere esercitato sei anni come procuratore legale o titolo similare e nove come avvocato DISCIPLINA DELL'ESISTENTE 3A Giurisdizioni superiori Davanti la Corte di Cassazione gli avvocati già iscritti all'Albo dei Cassazionisti dovranno esercitare l'opzione in uno dei settori di specializzazione pre-individuati potranno esercitare la professione solo nel campo di opzione prescelto La modifica di tale scelta volontaria, ovvero la possibilità di esercitare in altre aree di specialità, potrà avvenire soltanto mediante il superamento dell'esame 3B Iscritti agli Albi ordinari Prima Ipotesi Gli iscritti agli Albi ordinari dovranno, analogamente a quanto avviene per la Cassazione, esercitare un'opzione volontaria per una specializzazione con la differenza che potranno esercitare la professione anche in altri settori del diritto, il che non verrebbe consentito per la Corte di Cassazione L'opzione potrà essere modificata solo a mezzo di esame 3B Iscritti agli Albi Ordinari Seconda ipotesi Gli iscritti agli Albi ordinari potranno -e non dovrannooptare per un' area di specialità. Solo coloro che hanno effettuato l'opzione potranno fregiarsi del titolo di specializzazione, di cui diverrà obbligatoria l'indicazione nei titoli e nell'incarico professionale L'opzione potrà essere modificata solo a mezzo esame. I legali che non hanno effettuato l'opzione non potranno fregiarsi di alcun titolo di specialità APPENDICE PRINCIPALI DISPOSIZIONI DISCIPLINANTI LA PROFESSIONE FORENSE Regio Decreto Legge 27 novembre 1933, n. 1578, modificato da vari successivi interventi del legislatore articolo . Nessuno può assumere il titolo, né esercitare le funzioni di avvocato o di procuratore se non è iscritto nell'albo professionale. Conservano tuttavia il titolo quegli avvocati e procuratori che, dopo averne acquistato il diritto, sono stati cancellati dall'albo per una causa che non sia di indegnità. La violazione della disposizione del primo comma di questo articolo, quando non costituisca più grave reato, è punita, nel caso di usurpazione del titolo di avvocato o di procuratore, a norma dell'art. 498 del codice penale, e, nel caso di esercizio abusivo delle funzioni, a norma dell'articolo 348 dello stesso codice. articolo . Davanti a qualsiasi giurisdizione speciale la rappresentanza, la difesa e l'assistenza possono essere assunte soltanto da un avvocato ovvero da un procuratore assegnato ad uno dei Tribunali del distretto della Corte d'appello e sezioni distaccate, nel quale ha sede la giurisdizione speciale. Nelle cause commerciali davanti al Tribunale la parte che comparisca personalmente deve essere assistita da un procuratore o da un avvocato. Nulla è innovato alle norme che disciplinano i procedimenti davanti ai conciliatori, a quelle che regolano la rappresentanza e la difesa delle amministrazioni dello Stato e alle disposizioni particolari relative a determinati organi giurisdizionali. articolo . I laureati in giurisprudenza, che svolgono la pratica prevista dall'articolo 17, sono iscritti, a domanda e previa certificazione del procuratore di cui frequentano lo studio, in un registro speciale tenuto dal consiglio dell'ordine degli avvocati e dei procuratori presso il tribunale nel cui circondario hanno la residenza, e sono sottoposti al potere disciplinare del consiglio stesso. I praticanti procuratori, dopo un anno dalla iscrizione nel registro di cui al primo comma, sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l'ordine circondariale che ha la tenuta del registro suddetto, limitatamente ai procedimenti che, in base alle norme vigenti anteriormente alla data di efficacia del decreto legislativo di attuazione della legge 16 luglio 1997, n. 254, rientravano nelle competenze del pretore. Davanti ai medesimi tribunali e negli stessi limiti, in sede penale, essi possono essere nominati difensori d'ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero 5/b . È condizione per l'esercizio del patrocinio e delle funzioni di cui al secondo comma aver prestato giuramento davanti al presidente del tribunale del circondario in cui il praticante procuratore è iscritto secondo la formula seguente Consapevole dell'alta dignità della professione forense, giuro di adempiere ai doveri ad essa inerenti e ai compiti che la legge mi affida con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia 6 7/cost . articolo . Gli avvocati ed i procuratori debbono adempiere al loro ministero con dignità e con decoro, come si conviene all'altezza della funzione che sono chiamati ad esercitare nell'amministrazione della giustizia. Essi non possono esercitare la professione se prima non hanno giurato. Il giuramento è prestato in una pubblica udienza della Corte d'appello o del Tribunale con la formula seguente Giuro di adempiere ai miei doveri professionali con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia e per gli interessi superiori della Nazione . Art. 17 Per l'iscrizione nell'albo dei procuratori è necessario 1 essere cittadino italiano o italiano appartenente a regioni non unite politicamente all'Italia 2 godere il pieno esercizio dei diritti civili 3 essere di condotta specchiatissima ed illibata 4 essere in possesso della laurea in giurisprudenza conferita o confermata in una università della Repubblica 5 avere compiuto lodevolmente e proficuamente un periodo di pratica, frequentando lo studio di un procuratore ed assistendo alle udienze civili e penali della Corte d'appello o del Tribunale almeno per due anni consecutivi, posteriormente alla laurea, nei modi che saranno stabiliti con le norme da emanarsi a termini dell'art. 101, ovvero avere esercitato, per lo stesso periodo di tempo, il patrocinio davanti alle Preture ai sensi dell'art. 8 1 6 essere riuscito vincitore, entro il numero dei posti messi a concorso, nell'esame preveduto nell'art. 20 7 avere la residenza o il proprio domicilio professionale nella circoscrizione del tribunale nel cui albo l'iscrizione è domandata 2 Per l'iscrizione nel registro speciale dei praticanti occorre il possesso dei requisiti di cui ai numeri 1 , 2 , 3 e 4 . Non possono conseguire l'iscrizione nell'albo o nel registro dei praticanti coloro che abbiano riportato una delle condanne o delle pene accessorie o si trovino sottoposti ad una delle misure di sicurezza che, a norma dell'art. 42, darebbero luogo alla radiazione dall'albo e coloro che abbiano svolto una pubblica attività contraria agli interessi della Nazione 3 . Art. 18. Nell'adempimento della pratica di cui all'articolo precedente, può tenere luogo della frequenza dello studio di un [procuratore], per un periodo non superiore ad un anno, la frequenza, per un uguale periodo di tempo, posteriormente alla laurea, e con profitto, di un seminario o altro istituto costituito presso un'università della Repubblica, nei quali siano effettuati all'uopo speciali corsi, e che siano riconosciuti con decreto del Ministro della giustizia 1 . È equiparato alla pratica il servizio prestato per almeno due anni da magistrati dell'ordine giudiziario, militare o amministrativo, o del [Tribunale speciale per la difesa dello Stato] 2 , dai vicepretori onorari, dagli avvocati dello Stato e del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato, dagli aggiunti di procura della stessa Avvocatura dello Stato, nonché il servizio prestato, per lo stesso periodo di tempo, nelle prefetture dai funzionari del gruppo A dell'Amministrazione civile dell'interno, con grado non inferiore a quello di consigliere 3 . Art. 22. 1. Gli esami di avvocato hanno luogo contemporaneamente presso ciascuna Corte di appello. 2. I temi per ciascuna prova sono dati dal Ministro della giustizia. 3. Con decreto del Ministro della giustizia, da emanare non oltre trenta giorni dalla pubblicazione del decreto contenente il bando di esame, è nominata la commissione composta da cinque membri titolari e cinque supplenti, dei quali due titolari e due supplenti sono avvocati, iscritti da almeno dodici anni all'Albo degli avvocati due titolari e due supplenti sono magistrati, con qualifica non inferiore a magistrato di Corte di appello un titolare ed un supplente sono professori ordinari o associati di materie giuridiche presso un'università della Repubblica ovvero presso un istituto superiore. La commissione ha sede presso il Ministero della giustizia. Per le funzioni di segretario, il Ministro nomina un dipendente dell'Amministrazione, appartenente all'area C del personale amministrativo, come delineata dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri del 16 febbraio 1999. 4. Con il medesimo decreto di cui al comma 3, presso ogni sede di Corte di appello, è nominata una sottocommissione avente composizione identica alla commissione di cui al medesimo comma 3. 5. Il Ministro della giustizia nomina per la commissione e per ogni sottocommissione il presidente e il vicepresidente tra i componenti avvocati. l supplenti intervengono nella commissione e nelle sottocommissioni in sostituzione di qualsiasi membro effettivo. 6. Gli avvocati componenti della commissione e delle sottocommissioni sono designati dal Consiglio nazionale forense, su proposta congiunta dei consigli dell'ordine di ciascun distretto, assicurando la presenza in ogni sottocommissione, a rotazione annuale, di almeno un avvocato per ogni consiglio dell'ordine del distretto. Non possono essere designati avvocati che siano membri dei consigli dell'ordine o rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense. Gli avvocati componenti della commissione e delle sottocommissioni non possono candidarsi ai rispettivi consigli dell'ordine e alla carica di rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense alle elezioni immediatamente successive all'incarico ricoperto. I magistrati sono nominati nell'ambito delle indicazioni fornite dai presidenti delle Corti di appello. 7. Qualora il numero dei candidati che hanno presentato la domanda di ammissione superi le trecento unità presso ciascuna Corte di appello, con decreto del Ministro della giustizia da emanare prima dell'espletamento delle prove scritte, sono nominate ulteriori sottocommissioni, costituite ciascuna da un numero di componenti pari a quello della sottocommissione nominata ai sensi del comma 4 e da un segretario aggiunto. 8. A ciascuna sottocommissione non può essere assegnato un numero di candidati superiore a trecento. 9. La commissione istituita presso il Ministero della giustizia definisce i criteri per la valutazione degli elaborati scritti e delle prove orali e il presidente ne dà comunicazione alle sottocommissioni. La commissione è comunque tenuta a comunicare i seguenti criteri di valutazione a chiarezza, logicità e rigore metodologico dell'esposizione b dimostrazione della concreta capacità di soluzione di specifici problemi giuridici c dimostrazione della conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati d dimostrazione della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà e relativamente all'atto giudiziario, dimostrazione della padronanza delle tecniche di persuasione. 10. Nel caso in cui siano state rilevate irregolarità formali, le sottocommissioni comunicano i provvedimenti adottati alla commissione, che se ne avvale ai fini della individuazione della definizione della linea difensiva dell'Amministrazione in sede di contenzioso Art. 30. Hanno diritto di essere iscritti nell'albo degli avvocati presso il Tribunale nella cui giurisdizione hanno la propria residenza, purché siano in possesso dei requisiti indicati nei numeri 1 , 2 , 3 e 4 dell'art. 17 a coloro che per otto anni almeno siano stati magistrati dell'ordine giudiziario, militare o amministrativo o del [Tribunale speciale per la difesa dello Stato] 1 , oppure avvocati dell'Avvocatura dello Stato, e del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato, ovvero, per dieci anni, aggiunti di procura della stessa Avvocatura b coloro che sono contemplati nelle lettere b , c , dell'art. 34, indipendentemente dall'anzianità nel grado o nell'ufficio ivi indicati c gli ex-Prefetti della Repubblica con tre anni di grado ovvero con 15 anni di servizio nei ruoli di gruppo A dell'Amministrazione dell'interno 2 d i professori di ruolo di discipline giuridiche delle università della Repubblica e degli istituti superiori ad essi parificati, dopo tre anni di insegnamento e coloro che, avendo conseguito l'abilitazione alla libera docenza e la definitiva conferma, abbiano per almeno otto anni esercitato un incarico di insegnamento. La libera docenza e l'incarico debbono riguardare materia attinente all'esercizio professionale 3 f coloro che per almeno quindici anni siano stati Vice-pretori onorari e per i quali sia rilasciata attestazione dai capi della Corte d'appello nei sensi di cui all'art. 26, lettera e 1 . Per quanto riguarda il patrocinio presso le giurisdizioni superiori questo è regolato dagli artt. 33 e 34 della medesima fonte Art. 33. Gli avvocati, per essere ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni indicate nell'art. 4, secondo comma, debbono essere iscritti in un albo speciale, che è tenuto dal Consiglio nazionale forense 1 . Gli avvocati che aspirano all'iscrizione nell'albo speciale devono farne domanda allo stesso Consiglio nazionale forense e dimostrare di avere esercitato per dodici anni 2 almeno la professione di avvocato davanti alle Corti di appello e ai Tribunali. Questo termine è ridotto a tre anni per gli ex-Prefetti della Repubblica e ad un anno solo per gli ex-Prefetti che abbiano cinque anni di grado. Non può essere iscritto, né rimanere nell'albo speciale chi non è iscritto nell'albo di un Tribunale. Tuttavia, dopo venti anni di contemporanea iscrizione nei due albi, l'avvocato ha facoltà di rimanere iscritto nel solo albo speciale 3 . Il Consiglio nazionale forense procede annualmente alla revisione ed alla pubblicazione dell'albo speciale. Omissis 4 . Art. 34. Possono essere iscritti nell'albo speciale, a condizione che siano iscritti in un albo di avvocati, ancorché non abbiano esercitato la professione per il periodo di tempo stabilito nell'articolo precedente a i professori di ruolo di discipline giuridiche delle Università della Repubblica e degli istituti superiori ad essi parificati dopo quattro anni 1 di insegnamento b coloro che siano stati magistrati dell'ordine giudiziario militare, o amministrativo o del [Tribunale speciale per la difesa dello Stato] 2 , con grado non inferiore a quello di Consigliere di Cassazione, di Consigliere di Stato, di Consigliere della Corte dei conti o con altro grado equiparato, oppure per almeno tre anni col grado di Consigliere di Corte di appello o altro equiparato c coloro che abbiano tenuto l'ufficio di avvocato generale, vice-avvocato generale, sostituto avvocato generale o avvocato distrettuale dello Stato di capo del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato o, per tre anni almeno, di segretario generale o vice-avvocato nell'Avvocatura dello Stato o di Ispettore capo superiore del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato d coloro che, avendo conseguita l'abilitazione alla libera docenza e la definitiva conferma, abbiano esercitato per almeno otto anni un incarico d'insegnamento. La libera docenza e l'incarico debbono riguardare materia attinente all'esercizio professionale 3 . Coloro che non abbiano raggiunto, nell'insegnamento, nei gradi o negli uffici innanzi indicati, il periodo di tempo necessario per l'iscrizione nell'albo speciale possono ottenerla dopo un periodo di esercizio professionale uguale a quello ancora occorrente per integrare il periodo richiesto a norma del precedente comma. Ai fini degli obiettivi che questo documento si prefigge, sembra utile citare anche la prima tra le disposizioni finali della norma Art. 91 Alle professioni di avvocato [e di procuratore] non si applicano le norme che disciplinano la qualifica di specialista nei vari rami di esercizio professionale. Per quanto riguarda l'iscrizione e svolgimento della pratica forense, e soprattutto la dettagliata regolamentazione dello svolgimento dell'esame il testo di riferimento è il R.D. 22 gennaio 1934 n. 37 norme integrative e di attuazione al precedente testo normativo agli artt. da 15 a 26 così come modificati dalla L. 27 giugno 1988 n. 242 e, da ultimo dal DL 21 maggio 2003 numero convertito con modificazioni, in legge 18 luglio 2003, n. 180. - Modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense . Ai fini del concreto modo di svolgimento dell'esame di Stato è però fondamentale anche l'art. 22 del R.d.L. 1578/1933, modificato dalla L. 180/2003, sopra riportato. Art. 17-bis. 1. Le prove scritte sono tre. Esse vengono svolte sui temi formulati dal Ministro della giustizia ed hanno per oggetto a la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice civile b la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice penale c la redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo. 2. Per ciascuna prova scritta ogni componente delle commissioni d'esame dispone di 10 punti di merito alla prova orale sono ammessi i candidati che abbiano conseguito, nelle tre prove scritte, un punteggio complessivo di almeno 90 punti e con un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno due prove. 3. Le prove orali consistono a nella discussione, dopo una succinta illustrazione delle prove scritte, di brevi questioni relative a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte preventivamente dal candidato, tra le seguenti diritto costituzionale, diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico e diritto comunitario 1 2 b nella dimostrazione di conoscenza dell'ordinamento forense e dei diritti e doveri dell'avvocato. 4. Per la prova orale ogni componente della commissione dispone di 10 punti di merito per ciascuna delle materie oggetto dell'esame 3 . 5. Sono considerati idonei i candidati che ricevono un punteggio complessivo per le prove orali non inferiore a 180 punti ed un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno cinque prove 4 . Art. 18 Il tema per ciascuna prova, trasmesso dal Ministero della giustizia in busta sigillata, è consegnato, a cura del Primo presidente della Corte d'appello, al Presidente della commissione esaminatrice nel giorno stabilito per la prova stessa. Il presidente della commissione ne dà lettura dopo avere fatto constatare ai candidati presenti l'integrità dei sigilli 2 . Nell'ipotesi di cui all'art. 22 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, si applicano, quanto all'ordine delle prove ed alla scelta dei temi, le disposizioni dell'art. 33, commi primo e secondo, del presente decreto Art. 19. I candidati debbono dimostrare la loro identità personale, prima di ciascuna prova di esame, presentando un documento di identificazione che sia stato loro rilasciato da un'autorità dello Stato, ovvero una loro fotografia di data recente vidimata da un notaio o autenticata dall'autorità comunale e legalizzata dall'autorità prefettizia. Art. 20. Per lo svolgimento di ogni prova scritta sono assegnate sette ore dal momento della dettatura del tema. Non sono ammessi agli esami i candidati che si presentino quando la dettatura sia stata iniziata. I candidati debbono usare esclusivamente carta munita del sigillo della commissione e della firma del presidente o di un commissario da lui delegato. Essi non possono conferire tra loro, né comunicare in qualsiasi modo con estranei. È escluso dall'esame colui che contravvenga a tale divieto ed in genere alle disposizioni che siano state date per assicurare la regolarità dell'esame. Durante il tempo in cui si svolge la prova debbono trovarsi presenti nel locale degli esami almeno due componenti della commissione. Ad essi è affidata la polizia degli esami. I candidati non possono portare nella sede degli esami libri, opuscoli, scritti ed appunti di qualsiasi specie. Essi possono soltanto consultare i codici, anche commentati esclusivamente con la giurisprudenza, le leggi ed i decreti dello Stato ed all'uopo hanno facoltà di fare pervenire i relativi testi alla commissione esaminatrice almeno tre giorni prima dell'inizio delle prove scritte. I testi presentati sono verificati dalla commissione 1 2 . Debbono essere esclusi dall'esame coloro che sono trovati in possesso di libri, opuscoli, scritti, appunti di qualsiasi specie, vietati a norma del presente articolo. L'esclusione è ordinata dai commissari presenti all'esame. In caso di disaccordo tra loro la decisione è rimessa al presidente. Art. 22. 1. Al candidato sono consegnate in ciascuno dei tre giorni di esame due buste di uguale colore, una grande munita di un tagliando con numero progressivo, corrispondente al numero d'ordine del candidato stesso nell'elenco degli ammessi all'esame, ed una piccola contenente un cartoncino bianco. 2. Il candidato, dopo aver svolto il tema, senza opporvi sottoscrizione né altro contrassegno, pone il foglio o i fogli nella busta grande, in cui mette anche la busta piccola, chiusa, contenente il cartoncino bianco ove ha indicato il proprio nome, cognome, data di nascita e residenza, e consegna il tutto al presidente o a chi ne fa le veci. Quest'ultimo, dopo aver accertato che il numero segnato sul tagliando della busta grande corrisponda al numero d'ordine del candidato, appone la sua firma trasversalmente sulla busta stessa in modo che vi resti compreso il relativo lembo di chiusura, nonché, sui margini incollati, l'impronta in ceralacca del sigillo della commissione. 3. Tutte le buste contenenti i lavori sono affidate, alla fine di ciascuna prova, al segretario, previa raccolta di esse in uno o più pacchi firmati all'esterno da uno dei componenti la commissione, e suggellati con l'impronta in ceralacca del sigillo della commissione. 4. Nel giorno immediatamente successivo all'ultima prova e nell'ora indicata dal presidente, la commissione in seduta plenaria, alla presenza di almeno di cinque candidati designati dal presidente e tempestivamente avvertiti, constata l'integrità dei sigilli e delle firme, apre i pacchi contenenti le buste con i lavori, raggruppa le tre buste aventi sui rispettivi tagliandi lo stesso numero e, dopo aver staccato i tagliandi, le chiude in un'unica busta più grande, nella quale viene apposto un numero progressivo soltanto quando é ultimata l'operazione di raggruppamento per tutte le buste con i lavori, avendo cura di rimescolare le buste stesse prima di opporvi il predetto numero progressivo. 5. Tutte le buste debitamente numerate sono poi raccolte in piego suggellato con le stesse modalità indicate nel comma 2. 6. Di tutte le operazioni di cui ai precedenti commi, come pure di tutto quanto avviene durante lo svolgimento delle prove, viene redatto processo verbale, sottoscritto dal presidente o da chi ne fa le veci e dal segretario. 7. La revisione dei lavori contenuti nelle tre buste raggruppate ai sensi del comma 4 é compiuta contestualmente. Art. 23. Esaurite le operazioni di cui all' articolo 22 , i presidenti delle sottocommissioni di cui all' articolo 22, comma 4, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578 , convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36 , e successive modificazioni, ne danno comunicazione al presidente della Corte di appello il quale, anche per il tramite di persona incaricata, dispone il trasferimento delle buste contenenti gli elaborati redatti dai candidati alla Corte di appello individuata ai sensi dell' articolo 15, commi quarto e quinto, presso la quale deve essere effettuata la correzione, a mezzo di consegna all'ispettore di polizia penitenziaria appositamente delegato dal Capo del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria 1 . II presidente della Corte di appello individuata ai sensi dell' articolo 15, commi quarto e quinto, presso la quale deve essere effettuata la correzione, riceve, anche per il tramite di persona incaricata, le buste contenenti gli elaborati e ne ordina la consegna ai presidenti delle sottocommissioni, i quali, attestato il corretto ricevimento delle buste, dispongono l'inizio delle operazioni di revisione degli elaborati ivi contenuti 1 . All'esito delle operazioni di correzione degli elaborati, il presidente della Corte di appello individuata ai sensi dell' articolo 15 , commi quarto e quinto, riceve dai presidenti delle sottocommissioni di cui all' articolo 22, comma 4, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578 , convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36 , e successive modificazioni, le buste contenenti gli elaborati, i relativi verbali attestanti le operazioni di correzione e i giudizi espressi, e ne dispone il trasferimento alla Corte di appello di appartenenza dei candidati, presso la quale ha luogo la prova orale. Il trasferimento è effettuato con le modalità indicate nei commi precedenti 1 . La commissione, anche nel caso di suddivisione in sottocommissioni, compie la revisione dei lavori scritti nel più breve tempo e comunque non più tardi di sei mesi dalla conclusione delle prove il prolungamento di detto termine può essere disposto una sola volta, e comunque per non oltre novanta giorni, con provvedimento del presidente della corte d'appello, per motivi eccezionali e debitamente accertati 2 . La commissione assegna il punteggio a ciascuno dei tre lavori raggruppati ai sensi dell'articolo 22, comma 4, dopo la lettura di tutti e tre, con le norme stabilite nell'articolo 17-bis 1 . La commissione, nel caso in cui accerti che il lavoro sia in tutto o in parte copiato da altro lavoro o da qualche pubblicazione, annulla la prova. Deve pure essere annullato l'esame dei candidati che comunque si siano fatti riconoscere. 1 Comma premesso dall'articolo 3 del D.L. 21 maggio 2003, n. 112, convertito in legge 18 luglio 2003, n. 180. Art. 24. Il voto deliberato deve essere annotato immediatamente dal segretario, in tutte lettere, in calce al lavoro. L'annotazione è sottoscritta dal presidente e dal segretario. Terminata la revisione di tutti i lavori scritti, la commissione procede all'apertura delle buste contenenti i nomi dei candidati. Art. 25. L'elenco degli ammessi sottoscritto dal presidente e dal segretario, è depositato negli uffici della segreteria della commissione. Il presidente della commissione stabilisce quindi il giorno, l'ora ed il luogo in cui avranno inizio le prove orali. L'intervallo tra il deposito dell'elenco degli ammessi e l'inizio delle prove orali non può essere minore di un mese né maggiore di due 2 . A ciascuno degli ammessi è data comunicazione del giorno, dell'ora e del luogo in cui dovrà presentarsi alla prova orale. Art. 26. La prova orale è pubblica e deve durare non meno di 45 e non più di 60 minuti per ciascun candidato 1 . Terminata la prova di ciascun candidato si procede alla votazione secondo le norme indicate nell'art. 17-bis e il segretario ne registra il risultato nel processo verbale, distintamente per ogni materia 2 . I candidati debbono presentarsi alla prova orale secondo l'ordine che è fissato dal Presidente. Terminato il primo appello si procede immediatamente al secondo. Il candidato che non siasi presentato al primo né al secondo appello perde il diritto all'esame. Art. 30. Di tutte le operazioni attinenti allo svolgimento degli esami è redatto verbale a cura del segretario. Il verbale è sottoscritto dal presidente e dallo stesso segretario. In senso generale è importante anche quanto viene disciplinato dal codice civile nel libro V titolo III capo II sulle professioni intellettuali. Esercizio delle professioni intellettuali. [I]. La legge determina le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi [II]. L'accertamento dei requisiti per l'iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle associazioni professionali, sotto la vigilanza dello Stato, salvo che la legge disponga diversamente [III]. Contro il rifiuto dell'iscrizione o la cancellazione dagli albi o elenchi, e contro i provvedimenti disciplinari che importano la perdita o la sospensione del diritto all'esercizio della professione è ammesso ricorso in via giurisdizionale nei modi e nei termini stabiliti dalle leggi speciali. Prestazione d'opera intellettuale. [I]. Il contratto che ha per oggetto una prestazione d'opera intellettuale è regolato dalle norme seguenti e, in quanto compatibili con queste e con la natura del rapporto, dalle disposizioni del capo precedente. [II]. Sono salve le disposizioni delle leggi speciali. Mancanza d'iscrizione. [I]. Quando l'esercizio di un'attività professionale è condizionato all'iscrizione in un albo o elenco, la prestazione eseguita da chi non è iscritto non gli dà azione per il pagamento della retribuzione [II]. La cancellazione dall'albo o elenco risolve il contratto in corso, salvo il diritto del prestatore d'opera al rimborso delle spese incontrate e a un compenso adeguato all'utilità del lavoro compiuto]. Esecuzione dell'opera. [I]. Il prestatore d'opera deve eseguire personalmente l'incarico assunto. Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l'oggetto della prestazione . Compenso. [I]. Il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell'associazione professionale a cui il professionista appartiene. [II]. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione. [III]. Gli avvocati, i procuratori e i patrocinatori non possono, neppure per interposta persona, stipulare con i loro clienti alcun patto relativo ai beni che formano oggetto delle controversie affidate al loro patrocinio, sotto pena di nullità e dei danni. Spese e acconti. [I]. Il cliente, salvo diversa pattuizione, deve anticipare al prestatore d'opera le spese occorrenti al compimento dell'opera e corrispondere, secondo gli usi, gli acconti sul compenso. Divieto di ritenzione. [I]. Il prestatore d'opera non può ritenere le cose e i documenti ricevuti, se non per il periodo strettamente necessario alla tutela dei propri diritti secondo le leggi professionali. Responsabilità del prestatore d'opera. [I]. Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave. 1 i Che questo documento non sia solo un tentativo settoriale e corporativo rivolto della sola avvocatura penale lo dimostra il fatto che le medesime problematiche, con altrettanta preoccupazione, vengono sollevate da ogni dove. Particolarmente interessante in merito un documento redatto nel gennaio 2005 dal Consiglio dell'Ordine di Napoli. La linea sulla quale si pongono i colleghi napoletani è del tutto simile a quella degli estensori del presente documento. Se ne possono riassumere le posizioni partendo dalla notazione sulla accresciuta domanda di qualità ed efficienza all'inasprirsi della concorrenza interna ed esterna , per arrivare all'esortazione ad adeguarsi al mutamento, superando gli schemi che fino ad oggi hanno caratterizzato l'attività forense, portando a una realtà caratterizzata da l'indiscriminato affollamento degli Albi professionali la maggiore difficoltà che le nuove generazioni trovano quando si mettono alla ricerca di Maestri le difficoltà ormai endemiche per i Consigli degli Ordini di gestire i proprio doveri e di tutelare la reputazione della categoria, censurandone con tempestività le mancanze, affinché il ceto forense possa a buon diritto continuare a definirsi un Ordine la facilità dell'accesso l'inadeguatezza delle norme in materia, che consentendo che l'Avvocatura possa costituire una soluzione residuale del problema lavorativo l'insufficiente adeguamento dei corsi universitari di giurisprudenza alle esigenze che l' evoluzione delle dinamiche sociali impone da ultimo, lo stentato decollo delle Scuole Forensi. Il documento si conclude con un sorprendentemente generico date le premesse invito a reagire rivolto alle rappresentanze istituzionali e associative dell'Avvocatura, alla coscienza degli stessi avvocati , perché si torni a puntare sulla formazione delle giovani leve, conferendo alla pratica forense valore realmente formativo. Vi si trova poi un'esortazione affinché il Legislatore adotti urgenti, indilazionabili provvedimenti legislativi disciplinanti l'accesso e la formazione. Non stupisce quindi che lo stesso Ordine napoletano che ha redatto ed esteso questo documento, abbia poi ammesso agli esami orali per l'abilitazione alla professione più del 90% degli iscritti alla prova scritta. Promuovendoli tutti. ii Scriveva già Carnelutti della necessità di contrastare il proletariato forense, che trasforma la benefica concorrenza in esasperata lotta per l'esistenza iii il potere disciplinare nei confronti degli abusi di cui si renda responsabile l'iscritto deve essere molto accentuato. Ad avviso di diversi componenti del gruppo di lavoro è proprio l'ineffettività dei controlli ed il lassismo dei giudizi dei consigli dell'ordine nonché la compiacenza di alcuni di questi ad aver creato quelle prassi contra legem che hanno fatto proliferare numericamente gli iscritti, contestualmente abbassandone il livello qualitativo. Mi trovo quindi nettamente favorevole, a differenza di alcuni colleghi del Gruppo, ad equiparare ad atto pubblico la dichiarazione del dominus sullo svolgimento della pratica da parte del giovane di studio. Benché questa possa essere vista come una spada di Damocle da parte di che debba sottoscrivere il certificato, sembra essere una efficace contromisura avverso i falsi certificati, rilasciati a chi si rapporti all'Avvocatura come zattera di salvataggio nell'eventualità di fallimento nei concorsi pubblici magistratura, notariato, etc. . iv Questo sembra il punto focale rendere la scelta di intraprendere la carriera forense una scelta non sussidiaria. L'intraprendere l'iter di ingresso all'avvocatura deve essere una scelta esclusiva e preclusiva rispetto alle altre. La strada più incisiva è sicuramente quella di stilare una serie di incompatibilità tra la figura del praticante avvocato e le altre che al momento vi si cumulano. Una tale previsione permetterebbe in aggiunta ad altre di restringere o eliminare il numero di coloro che svolgono la c.d. pratica fittizia , limitano si a prendere le firme e assistere a venti udienze per semestre . v Per quanto riguarda una professione intellettuale come quella forense vi è in proposito da fare una considerazione ulteriore se anche cd. la legge del mercato può in ipotesi funzionare nel selezionare i più preparati, permettendo loro di aprirsi a una fascia di clientela privilegiata ma anche su questo punto permangono perplessità , la stessa legge di mercato non è sufficiente ad allontanare dalla professione coloro che tale spazio non riescono a guadagnarselo chi entra a far parte dell'avvocatura non ha nella maggioranza dei casi spazi di riqualificazione e reimpiego in altri settori. Si trova quindi a galleggiare su una linea grigia sempre più ampia di professionisti che non trovano nella professione sufficienti introiti per definirsi liberi . Questi soggetti, non potendo, se non con enormi sacrifici anche di ordine culturale, cambiare professione, stazionano in detta zona grigia, contribuendo a fare della concorrenza nel settore un ambiente sempre più spietato. vi Il concetto di studio legale in senso stretto non corrisponde più ad una figura unica, come poteva essere in Italia fino a 20 anni fa. Alla figura tradizionale si sono affiancati molteplici modelli organizzativi, che vanno dalle dimensioni aziendali tipiche di alcune realtà nell'ambito civilistico stragiudiziale diritto della concorrenza, consulenza, diritto internazionale , in cui la componente libero professionale è sacrificata in nome di introiti economici da subito rilevanti, a realtà mediane, presenti anche nel campo penale, di studi associati, multidisciplinari, cc.dd. cradle to grave , che accompagnano il cliente in ogni situazione per cui questo possa necessitare di consulenza o patrocinio giuridico-fiscale altro non è che la strategia migliore per fidelizzare cliente stesso . Un progetto di riforma radicale della professione non può non tenere conto di queste diversità, permettendo ad ogni tipologia di mantenere le sue caratteristiche. Importante è l'impulso alle strategie associative che tra l'altro garantiscono una maggior diffusione delle idee e delle nozioni all'interno dello stesso studio, un approccio multidisciplinare alla materia/causa, una maggior libertà nell'accettare incarichi, evitando avventurismi . Tutto questo va infatti inserito nell'ottica di fornire un miglior servizio al cittadino-utente, che è la prima vittima della dequalificazione di una categoria che proprio alla sua tutela dovrebbe essere chiamata. vii Negli Stati Uniti è deontologicamente obbligatorio fornire all'assistito, al momento del conferimento della nomina, tutte le informazioni sulla natura del rapporto professionale, dei diritti e doveri da esso derivanti, delle specifiche qualifiche del professionista, i costi tendenziali e pro fase della prestazione d'opera, con le singole prestazioni di cui è composto l'incarico affidato. Vi si comprendono, dettagliatamente, le investigazioni difensive, le presenze in udienza, i tempi di ricerca, la redazione degli atti. Si tratta di un vero e proprio contratto d'opera, con previsioni dettagliate e specifiche. Ad esso si accompagna una statement of the client's rights previsione dei diritti del cliente , primo tra tutti quello di conoscere l'istruzione specifica dell'avvocato, la sua esperienza sul campo, la sua formazione inoltre l'avvocato ha il dovere di riferire sulla sua specifica esperienza in casi simili a quello sottopostogli . Per ultimo, ma ben specificato, il cliente ha il diritto di contattare altri legali se gli accordi con il presente studio sono insoddisfacenti . Tutte queste previsioni possono alla lontana riecheggiare quelle che il nostro codice deontologico già contempla, ma ben diversa è la loro incidenza sociale, trattandosi di espresse regole contrattuali tra il cliente e l'avvocato . Poche innovazioni potrebbero, più di questa, orientare la consapevolezza sociale verso una necessità di effettiva specializzazione nonché aumentare la chiarezza contrattuale, indice di serietà . Gli scriventi hanno poca fiducia nella capacità dei Consigli dell'Ordine di dare effettività alle norme che impongono specchiatezza e trasparenza nella fornitura dei servizi al cliente. Già fallimentari a causa dell'ineliminabile corporativismo quando dovevano controllare una categoria di 50-60 mila iscritti, sono del tutto inefficaci quando gli iscritti all'ordine sono 150 mila una legione di avvocati che lavorano in realtà piccole o piccolissime, perlopiù difficili da penetrare per chi non abbia gli idonei strumenti e, vien da dire, l'effettiva volontà . Un esempio calzante, proprio in materia di rapporto tra specializzazione ed effettività della tutela del cittadino-utente, può essere rappresentato dalle previsioni attualmente contenute all'articolo 12 del codice deontologico, che statuisce che l'avvocato non debba accettare incarichi che sappia di non poter svolgere con adeguata competenza . Detta previsione, soprattutto per chi frequenti con costanza le aule penali, dimostra in maniera lampante come le disposizioni già vigenti a livello auto-regolamentare ed ordinistico siano tanto condivisibili quanto sistematicamente disapplicate. viii Da identificarsi, comparativamente, con il nostro Tribunale in composizione collegiale, ma con una competenza più ampia in tema di reati di media gravità. ix Uno dei grandi mali della professione, attualmente, è proprio quello di essere vista da molti laureati in giurisprudenza come l'opzione residuale per coloro che potrebbero essere definiti gli orfani dei concorsi pubblici della prima repubblica. Come noto infatti per grande fetta della popolazione la laurea in materie giuridiche era il viatico all'assunzione presso la P.A., fucina di impiego e stabilità professionale fino alla fine degli anni'80. Cambiato il trend economico-politico del paese, l'opzione di uscita, conclusi gli studi in Giurisprudenza, per quei tanti che non hanno gli strumenti culturali e tecnici per affrontare i difficili concorsi notarili o in magistratura o semplicemente non ne hanno la perseveranza! è risultata essere l'avvocatura. L'enorme espansione del numero degli iscritti all'ordine avvenuta nell'ultimo ventennio è quindi a mio parere da ricollegarsi a questo fenomeno, più che ad una effettiva domanda del mercato. Se infatti l'aumento degli iscritti agli Ordini fosse stato dettato solo dalle regole di mercato , l'esponenziale ipertrofia si sarebbe dovuta fermare ben prima di toccare quota 150.000 iscritti e, pare dai 30 ai 50.000 praticanti che, in un modo o nell'altro, dovranno accedervi. Queste sono cifre del tutto ingiustificate rispetto al volume di affari, civili e penali, sviluppati nel nostro Paese, e contribuiscono a comportare quella svalutazione e dequalificazione della professione che è sotto gli occhi di tutti. Tutti gli Ordini e le Corporazioni si sono sempre, storicamente, mossi per garantire agli appartenenti privilegi e guarentigie, escludendone gli altri, rendendo quindi complicato e selettivo l'iter per l'ingresso. Questa politica NON è stata attuata dall'Avvocatura, che soprattutto a causa della miopia o degli interessi contingenti di alcuni Fori in particolare ha al contrario garantito un accesso indiscriminato, facile, sussidiario, non selettivo, alla professione. x Personalmente non la condivido il periodo di pratica forense è già adesso spesso superiore ai due anni tecnicamente necessari per accedere all'esame. Due anni di pratica effettivamente svolta sono sufficienti ad apprendere quelle basi indispensabili per svolgere la professione, tenendo conto che se si volesse conferire al praticante tutte le abilità per diventare avvocato il periodo dovrebbe essere no di tre ma di trent'anni. Si tenga inoltre conto che tra il momento di inizio della pratica e quello del giuramento assumendo il superamento dell'esame al primo tentativo passano già adesso più o meno tre anni e mezzo. xi Ribadisco la mia poca fiducia nelle prescrizioni la cui osservanza sia delegata solo ai controlli degli Ordini, queste prescrizioni si potrebbero però formalizzare come segue Previsione dell'impegno scritto del titolare dello studio all'espletamento della pratica a tempo pieno e all'impegno orario del tirocinante. La natura di tale dichiarazione non deve necessariamente essere quella di atto pubblico, essendo sufficiente agli scopi la sua natura di certificato così come previsto dall'articolo 481 c.p. Si tratta infatti di un atto destinato a provare la verità di determinati fatti nello specifico la pratica svolta dal pupillo redatto dall'esercente un servizio di pubblica necessità come quello forense. Da tale previsione discendono le sanzioni disciplinari e penali al titolare dello Studio che renda dichiarazioni non veritiere. Togliere automatismo al diritto di avvalersi di praticati, legandolo a criteri di ordine quantitativo cause trattate, natura delle stesse, reddito tendenziale dello studio Legale e qualitativo natura eterogenea dei temi trattati, effettiva possibilità di ospitare praticanti all'interno dello Studio Rendere obbligatoria per il praticante la tenuta di un libro nel quale annotare tutte le pratiche svolte giornalmente una specie di libro-giornale delle aziende così da rendere decisamente più complessa la redazione, per chi non svolga effettivamente la pratica. Dare potere di valutazione semestrale di detto libro ai Consigli dell'Ordine, con obbligo per questi ultimi di indicare eventuali mancanze, e ammonire il praticante qualora le pratiche e gli adempimenti svolti non vengano ritenuti sufficientemente professionalizzanti. --> questa previsione comporterebbe la scomparsa del c.d. praticante fattorino , in alcune realtà in tutto e per tutto sostituibile da un segretario, e soprattutto vincolerebbe l'assunzione di personale a basso costo come il praticante legale all'effettiva necessità dello Studio Legale. Previsione, comunque, di un numero di praticati massimo per ciascuno Studio Legale e non ciascun Avvocato , derogabile solo dietro effettiva necessità dello Studio valutata dall'Ordine, con eventuale possibilità di audizione dell'iscritto e decisione collegiale, e l'espresso impegno dello Studio a conferire adeguati strumenti tecnici al pupillo. Precisione di una anzianità minima di sei anni di iscrizione all'Albo per poter fungere da dominus, derogabile solo nei casi di cui sopra. Il libro di pratica ha valore certificante l'attività svolta dal praticante, ed è sua cura ed interesse il costante ed esaustivo aggiornamento. Questo viene però controfirmato dal dominus, che se ne assume responsabilità ed è soggetto a sanzioni disciplinari nel caso, per le modalità degli adempimenti delegati, delle conoscenze conferite, delle cause sottoposte, il periodo di tirocinio venga ritenuto insoddisfacente. xii Trovo questa previsione troppo limitante e poco utile, visto che, nei fatti, quasi sempre il praticante esercita solo su delega a ragion veduta conferita del dominus, essendo ancora troppo poco affidabile per avere clienti propri. In questa ottica però potrebbe prevedersi che l'attuale competenza omnibus del praticante possa essere esercitata solo sotto la responsabilità del suo dominus, che espressamente attesti che, a suo parere, il praticate avvocato è abbastanza qualificato per assumere l'incarico o partecipare all'udienza. Ovviamente questa dichiarazione non ha valore di dichiarazione di scienza come invece quella sulla pratica svolta , ma esclusivamente valutativa, quindi non soggetta a sindacato qualora il praticante commettesse errori. 23