La casa-alloggio per anziani si può fare anche in campagna

L'ente locale chiamato a pronunciarsi non deve fermarsi alla lettera della norma che richiede una zona residenziale. La valutazione deve tener conto anche della densità abitativa del territorio di riferimento

Si può realizzare una residenza per anziani - ovviamente rientrante in una programmazione pubblica degli interventi e dei servizi socio-assistenziali - in una zona non residenziale? Al di là dell'apparente banalità della questione lessicale, la risposta è sì , a determinate condizioni. E il chiarimento arriva dalla sezione seconda ter del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio che con la sentenza qui leggibile come documento correlato ha annullato il provvedimento di un piccolo comune - Torricella in Sabina - con il quale si negava l'autorizzazione all'esercizio di una comunità-alloggio e la connessa ordinanza che intimava la sospensione di tale attività. Il Comune aveva respinto l'istanza di autorizzazione e disposto il blocco in considerazione del fatto che l'immobile ospitante tale comunità era localizzato in zona a vocazione agricola anziché residenziale. Contro tali provvedimenti l'associazione che gestiva la comunità-alloggio ricorreva ai giudici amministrativi chiedendone l'annullamento e lamentando violazione e falsa applicazione della Legge regionale del Lazio n. 38/1996, violazione dell'articolo 20 della Legge n. 241/90 ed eccesso di potere per difetto di motivazione, travisamento dei fatti e carenza dei presupposti. I giudici del Tar Lazio hanno accolto la doglianza in ordine al profilo di censura dedotto con il difetto di motivazione. Se è infatti vero che la norma prevede che tali strutture siano realizzate nell'ambito di zone destinate ad uso residenziale , la ricorrente aveva chiarito che l'immobile in questione ricadeva in un contesto adeguatamente urbanizzato tenuto conto delle dimensioni del Comune sul cui territorio insiste. Circostanza che attraverso incombenti istruttori è stata confermata giungendo a far affermare ai giudici che la struttura in parola non è qualificabile come casa sperduta in aperta campagna definizione usata dal Comune, Ndr , risultando inserita in un contesto campestre disomogeneo e comunque prossimo ad altri nuclei di abitazioni . L'interpretazione meramente letterale della legge risulta, a parere dei giudici, affetta da difetto di motivazione e dunque il ricorso va accolto con conseguente annullamento degli atti impugnati. m.c.m.

Tar Lazio - Sezione seconda ter - sentenza 6 marzo-9 maggio 2006, n. 3383 Presidente Scognamiglio - Relatore Rizzetto Ricorrente Associazione Nazionale Casa-Familiga Villa delle Rose Fatto Con ricorso notificato il 16 giugno 1998 e depositato il 24 successivo, si impugnano i provvedimenti indicati in epigrafe, con cui viene rispettivamente respinta l'istanza di autorizzazione all'esercizio di un'attività di comunità-alloggio per anziani gestito dall'associazione ricorrente e ne viene disposta la chiusura immediata in considerazione della localizzazione di detta struttura in zona a vocazione agricola anziché residenziale. Il ricorso è affidato ai seguenti motivi 1 Violazione e falsa applicazione dell'articolo 18 della legge regionale 38/1996 2 Violazione e dell'articolo 20 della legge 241/90. 3 Eccesso di potere per difetto di motivazione travisamento dei fatti carenza dei presupposti. Con ordinanza 1799/98 è stata respinta l'istanza incidentale di sospensione del provvedimento impugnato. Con sentenza 6529/05 sono stati disposti incombenti istruttori, regolarmente eseguiti dall'amministrazione. Si è costituita in giudizio l'Amministrazione intimata, chiedendo la reiezione del ricorso, in quanto infondato, vinte le spese. All'udienza pubblica odierna il ricorso è trattenuto in decisione. Diritto Con il ricorso in esame viene impugnato un provvedimento di diniego di autorizzazione all'esercizio di un'attività di comunità-alloggio per anziani in considerazione della localizzazione della relativa struttura in zona a vocazione agricola anziché residenziale e del conseguente provvedimento di chiusura immediata dell'esercizio già attivato dall'associazione ricorrente. Il ricorso è fondato sotto l'assorbente profilo di censura, dedotto con il secondo motivo di ricorso, del difetto di motivazione. La legge regionale 38/1996, sul Riordino, programmazione e gestione degli interventi e dei servizi socio-assistenziali nel Lazio , all'articolo 34 prevede, tra gli interventi finalizzati a soddisfare le esigenze di anziani che necessitano di interventi, anche temporanei, sostitutivi del nucleo familiare, l'ospitalità in strutture di tipo residenziale denominate comunità alloggio per anziani . Dette comunità-alloggio consistono, come previsto dal comma 4 lettera d della precitata disposizione, in un nucleo di convivenza a carattere familiare, ubicata in case di civile abitazione nell'àmbito di zone destinate ad uso residenziale, per l'accoglienza di un numero di persone anziane comprese tra le otto e le dieci unità, nella quale vengono assicurate almeno le prestazioni socio-assistenziali previste per le case di riposo . Nella fattispecie in esame l'autorizzazione alla gestione della casa-comunità in parola è stata negata con il provvedimento impugnato in considerazione dell'assunta inadeguatezza della localizzazione della struttura in esame in quanto l'abitazione, nonostante sia regolarmente abitabile come da autorizzazione del 25.3.97 prot. 1135, è posta in zona agricola e non in zona residenziale, così come espressamente richiesto dal citato articolo9 della legge regionale lazio 11/1976 . Parte ricorrente contesta la sussistenza di detto requisito, asserendo che l'immobile in parola è inserito in un contesto adeguatamente urbanizzato , ove raffrontato alle dimensioni del Comune sul cui territorio insiste, che conta poche centinaia di abitanti ed è diviso in piccole frazioni in una delle quali - loc.Colle Oddo - è appunto sita l'abitazione in cui si effettua l'attività di comunità-alloggio in contestazione. Al fine di verificare la sussistenza del requisito concernente la localizzazione della struttura in parola in zona adeguatamente residenziale, il Collegio ha disposto incombenti istruttori, dalle cui risultanze si evince che le caratteristiche del territorio su cui la comunità-alloggio in questione insiste corrispondono a quelle denunciate dall'associazione ricorrente, sicché, in presenza di un tessuto urbanistico estensivo caratterizzato da alta dispersione insediativa, la struttura in parola non è qualificabile come casa sperduta in aperta campagna , risultando inserita in un contesto campestre disomogeneo e comunque in sito prossimo ad altri nuclei di abitazioni. Tali essendo le circostanze di fatto rappresentate e documentate agli atti, il diniego opposto dall'amministrazione in base ad un'interpretazione meramente letterale del disposto normativo soprarichiamato, senza tener conto del contesto ambientale in cui il requisito in contestazione deve essere rapportato, risulta affetto dal lamentato difetto di motivazione. Il ricorso va, pertanto, assorbite le rimanenti censure, accolto, con conseguente annullamento, per l'effetto, del provvedimento impugnato. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese di giudizio. PQM Il Tar del Lazio, Sezione seconda ter, accoglie il ricorso in epigrafe nei sensi di cui in motivazione e, per l'effetto, annulla, per quanto di ragione, i provvedimenti impugnati, nella medesima epigrafe indicati. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.