Tifosi violenti, le sanzioni penali dipendono dalla legittimità dei provvedimenti amministrativi

di Gabriele Magni

di Gabriele Magni* Il problema di individuare strumenti giuridici idonei ad evitare che i tifosi già conosciuti come violenti a causa di precedenti condotte possano produrre ulteriori danni non ha ancora ricevuto una soluzione convincente. Misure di tutela della collettività sono state adottate in molti Paesi europei perché, come è noto, non si tratta di un problema solo italiano, si pensi al fenomeno dei temuti hooligans in Inghilterra. Il nostro legislatore ha scelto di attribuire all'Autorità amministrativa la competenza a vietare ai tifosi violenti di recarsi alle manifestazioni sportive, adottando una misura interdittiva atipica e, per rendere realmente efficace il divieto, il Questore può imporre al destinatario dell'ordine pure una misura di prevenzione l'obbligo di comparire innanzi alla P.G., ufficio o comando di polizia, proprio mentre sono in corso tali manifestazioni sportive. Se il tifoso non ottempera scattano severe sanzioni penali, rimanendo integrato un delitto, punito anche con pena detentiva. L'obbligo di presentazione, però, incide sulla libertà personale e richiede perciò il controllo dell'Autorità giudiziaria, chiamata a convalidare il provvedimento adottato dal Questore. Evidentemente, i vizi del provvedimento che impone l'obbligo, quali la mancata o insufficiente motivazione, comportano l'inidoneità dell'atto amministrativo ad integrare un presupposto necessario della incriminazione penale. Nel caso in esame al tifoso riconosciuto violento a causa di condotte pregresse è stato indirizzato da parte del Questore il cosiddetto Daspo - Divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive riguardanti una determinata compagine sportiva - di cui al co. 1 dell'articolo 6 della legge 401/89, nonché l'obbligo di comparire personalmente presso un determinato Commissariato di polizia nei giorni e negli orari in cui avrebbero avuto luogo le manifestazioni sportive della squadra di calcio del Napoli, ai sensi del co. 2 dell'articolo 6 della legge 401/89. Il tifoso de quo è stato quindi tratto a giudizio in quanto avrebbe violato le prescrizioni a lui imposte nella stessa data, il 20 Settembre 2003, in cui il provvedimento del Questore che gli vietava l'accesso ai luoghi interessati da manifestazioni sportive e gli imponeva l'obbligo di presentazione alla P.G. era stato notificato. Il giudice monocratico napoletano, nella sentenza leggibile tra i documenti correlati, ha assolto l'imputato con la formula perché il fatto non sussiste , in quanto il Questore non aveva provveduto ad alcuna specifica indicazione di quali fossero le manifestazioni sportive in relazione alle quali detto divieto avrebbe dovuto operare, e perché il provvedimento emesso dall'Autorità di pubblica sicurezza disponeva la decorrenza dell'obbligo di presentazione a partire dalla prima competizione successiva alla data di notifica del provvedimento, e pertanto a far data dal 21 Settembre 2003. Anche in questo caso, come sta avvenendo di frequente anche in altri settori, si pensi alla materia dell'immigrazione, le sanzioni penali non possono trovare applicazione quando esse hanno quale presupposto la violazione di ordini impartiti dall'Autorità amministrativa con provvedimenti non adeguatamente motivati. LA LEGGE 401/89 ED I PROBLEMI DI APPLICAZIONE La legge 401/89 rientra nei provvedimenti emanati per contrastare il fenomeno della violenza negli stadi e risponde all'esigenza di evitare che chi si sia macchiato di atti di violenza negli stadi possa continuare a frequentare i luoghi interessati dalle competizioni agonistiche. Naturalmente nel prevedere la possibilità dell'imposizione di prescrizioni ai tifosi violenti , che comunque suscitano perplessità di ordine costituzionale, è stato necessario predisporre l'utilizzo di procedure di garanzia da parte delle autorità preposte all'applicazione della legge in esame. Va rilevato, a tal proposito, che l'articolo 6 della legge n. 401/89 è stato sostituito dall'articolo 1 del decreto legge n. 717/1994 convertito con modifiche nella legge n. 45/1995 che ha riformulato il co. 1 dell'articolo 6, il quale prevede Nei confronti delle persone che risultano denunciate o condannate per uno dei reati di cui all'articolo 4, primo e secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, ovvero per aver preso parte attiva a episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza, il questore può disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono competizioni agonistiche specificatamente indicate nonché a quelli, specificatamente indicati, interessati alla sosta al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni medesime. . L'innovazione più rilevante del nuovo articolo 6 riguarda il co. 2 dello stesso articolo, il quale ha previsto che alle persone cui sia stato notificato il divieto di accesso il Questore possa prescrivere di comparire personalmente nell'ufficio o comando di polizia competente per il luogo di residenza, o in quello specificatamente indicato, in orario compreso nel periodo di tempo in cui si svolgono le competizioni per le quali opera il divieto di cui al comma 1 . Pertanto, ai sensi dell'articolo 6, co. 3, al Questore è imposto l'obbligo di trasmettere il provvedimento amministrativo di diffida - cosiddetto Daspo - e di presentazione presso una stazione di P.G., entro le quarantotto ore successive alla sua notifica al Procuratore della Repubblica, il quale a sua volta richiederà nelle quarantotto ore successive al giudice competente il GIP la convalida del provvedimento che dispone l'obbligo di presentazione. Detta disposizione crea un primo problema di ordine costituzionale in quanto pare consentire una limitazione della libertà personale attraverso l'imposizione di un provvedimento amministrativo, il quale diverrebbe immediatamente efficace a seguito della notifica all'interessato Cass. pen. 24.1.2003,. n. 6293, Ferretti, in Cass. pen., 2003, p. 3164 , ancor prima che l'A.G. abbia potuto pronunciarsi sulla convalida. Sulla materia sono intervenute le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza 44273/04 Labbia, in Diritto e Giustizia, 45/2004, p. 34, con nota di A. Macchia proponendo un'attenta ricostruzione della disciplina dei provvedimenti amministrativi adottati ai sensi della legge 401/89 per la prevenzione della violenza negli stadi. Infatti, la Suprema Corte ha effettuato una chiara distinzione tra il primo comma dell'articolo 6 della legge 401/89 che va ad incidere esclusivamente sulla libertà di circolazione del soggetto inibendogli di frequentare determinati luoghi, e la previsione di cui al secondo comma dell'articolo 6 della medesima legge che, sia pure in modo meno afflittivo delle misure detentive, va comunque ad incidere direttamente sulla libertà personale tutelata dall'articolo 13 della Carta costituzionale. A tal proposito, le Sezioni unite hanno ritenuto, in primo luogo, che essendo la libertà di circolazione tutelata dall'articolo 16 della Costituzione, le limitazioni di questo diritto possono essere stabilite dall'Autorità amministrativa e possono essere previste in via generale dalla legge per motivi di sanità o di sicurezza. Pertanto, nella sentenza 44273/04 viene ribadito quanto enunciato dalla stessa Suprema Corte nella sentenza 1165/96 Elia, in Cass. pen., 1997, p. 854, con nota di F. Nuzzo , secondo la quale occorre considerare il divieto di accesso di cui al comma 1 dell'articolo 6 come atipica misura interdittiva di competenza dell'autorità di pubblica sicurezza per la salvaguardia di finalità inerenti all'ordine pubblico . Il provvedimento questorile che dispone il divieto di accesso, pertanto, non richiede convalida da parte dell'Autorità giudiziaria. Per quanto attiene, invece, alla natura della misura aggiuntiva dell'obbligo di presentazione, di cui al co. 2 dell'articolo 6, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno chiarito che la stessa risulta essere diversa da quella di cui al co. 1 in quanto, ancorché si tratti dell'imposizione di un obbligo strumentale per assicurare l'osservanza del divieto previsto dal comma 1, la misura incide direttamente sulla libertà personale perché impone alla persona sottoposta alla misura un comportamento positivo che riguarda la sua persona e che ne limita, inevitabilmente, la libertà personale. Non si tratta pertanto di una misura interdittiva, bensì di una misura di prevenzione. Conseguenza di ciò è la necessità della convalida da parte dell'A.G. Cass. pen., 9.4.1997, n. 284, Nucciarelli, RV 207249 e l'applicazione a questi provvedimenti delle garanzie previste dall'articolo 13, commi 2 e 3, della Costituzione e pertanto della riserva assoluta di giurisdizione e di stretta legalità. In ragione di quanto appena rilevato, sottolinea la Corte di legittimità, il sindacato riservato al giudice in sede di convalida del provvedimento del Questore deve positivamente passare in rassegna tutti i presupposti previsti dalla legge, ivi compresi quelli che la natura di misura di prevenzione ontologicamente postula. Pertanto, spetterà al giudice della convalida valutare, tra l'altro, la sussistenza del requisito di necessità ed urgenza e la adeguatezza del contenuto del provvedimento amministrativo emanato cfr. Corte costituzionale sent. n. 512/02, di cui poco oltre . LA NECESSITÀ DI UN'ADEGUATA MOTIVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO DEL QUESTORE Il vizio di adeguata motivazione del provvedimento amministrativo del Questore di cui all'articolo 6, co. 2, della legge n. 401/89, rientrando detto provvedimento pur sempre nelle previsioni di cui all'articolo 13 della Costituzione, comporta l'inapplicabilità dello stesso in quanto le conseguenze per il destinatario, ove tali adempimenti prescritti non fossero rispettati, andrebbero ad integrare fattispecie sanzionatorie di carattere penale. La stessa Corte Costituzionale, nella citata sentenza 512/02, ha rilevato la necessità di una adeguata motivazione del provvedimento da parte del Questore, il quale è sempre tenuto a valutare accuratamente le circostanze oggettive e soggettive che lo inducono a ritenere necessario disporre, oltre il divieto di accesso, anche l'obbligo di presentazione presso la stazione di P.G. Non solo, secondo la Corte risulta necessario che il giudizio di convalida effettuato dal giudice per le indagini preliminari sia svolto in modo completo, così da coinvolgere la personalità del destinatario e le modalità di applicazione della misura, sostanziandosi in un controllo sulla ragionevolezza ed esigibilità della misura disposta con il provvedimento medesimo , consentendosi al destinatario di detto provvedimento anche una piena e previa conoscenza dei diritti di difesa . Spetterà quindi alla autorità giudiziaria, prosegue il Giudice delle leggi, in ossequio al sistema di garanzie previsto dall'articolo 13 della Costituzione valutare, in sede di convalida del provvedimento amministrativo, la sussistenza delle condizioni richieste per la sua adozione sent. Cost. n. 512/02, in Riv. Pen., 2003, pag. 481, con nota di Roiati Obbligo di comparizione presso la questura nel giorno in cui si svolgono manifestazioni sportive e presupposto della eccezionale necessità ed urgenza di cui all'articolo 13 Costituzione . Diversamente, non di rado ed anche nel caso in esame in cui è intervenuta la decisione del Giudice napoletano, l'obbligo di presentazione è stato impartito dall'Autorità di pubblica sicurezza servendosi di moduli prestampati e senza una adeguata esposizione delle ragioni giustificatrici poste a fondamento dell'adozione del provvedimento nonché dei limiti del divieto imposto al destinatario. Pur tenendo in debita considerazione tutte le precisazioni operate dalle massime magistrature, appare chiaro che la normativa in esame ha comunque riconosciuto all'autorità amministrativa un eccezionale potere di limitazione della libertà personale, ancorché rigorosamente delineato dal legislatore e condizionato ai presupposti della particolare necessità ed urgenza. Permangono pertanto i dubbi di costituzionalità relativamente ad un provvedimento di polizia, ancorché soggetto a convalida, che non svolga funzioni 'anticipatorie'rispetto ad una omologa statuizione de libertate -adottabile in via ordinariada parte dell'autorità, posto che la riserva di giurisdizione sancita dall'articolo 13 Costituzione presuppone in capo alla relativa autorità il potere di delibazione ex ante dei presupposti per procedere alla limitazione della libertà, nei casi e nei modi previsti dalla legge, essendo del tutto eccezionale il potere di intervenire solo ex post in sede di convalida A. Macchia, Tifosi violenti, il divieto di stadio va motivato. Restano i dubbi di legittimità costituzionale in Diritto e Giustizia, n. 45/2004, pag. 33 . LA DECISIONE DEL GIUDICE PARTENOPEO Nella sentenza in esame il giudice monocratico napoletano ha finemente rilevato che, in base alla normativa vigente, nelle more della convalida del provvedimento amministrativo adottato dal Questore da parte del giudice, il provvedimento amministrativo che impone l'obbligo di presentazione alla P.G. risulterebbe pienamente efficace nei due giorni successivi alla notifica dell'interessato, e la sua violazione nel corso di tale periodo di tempo comporterebbe per il sottoposto una responsabilità penale anche se l'atto fosse, in ipotesi, illegittimo, tanto da non essere poi convalidato dall'Autorità giudiziaria. Diversa opinione ha espresso la Suprema corte laddove ha affermato che il decreto del questore ha efficacia subordinata alla convalida dell'autorità giudiziaria Cass. pen., 17.4.1998, n. 1739, Amici, RV 210344 , ma il disposto normativo di cui all'articolo 6, co. 2bis, L. 401/89, secondo cui le prescrizioni imposte cessano di avere efficacia se il pubblico ministero con decreto motivato non avanza richiesta di convalida entro il termine di quarantotto ore dalla notifica del provvedimento e se il giudice non dispone la convalida nelle quarantotto ore successive non sembra lasciare spazio all'interpretazione proposta dalla Cassazione. Anche se la convalida viene negata, o addirittura il P.M. ritiene di non richiederla, nelle quarantotto ore successive alla notifica all'interessato il provvedimento questorile che impone l'obbligo di presentazione alla P.G. rimane efficace, e solo allo scadere del termine l'efficacia cessa. Pur evidenziando il problema, ed il conseguente dubbio in ordine al rispetto della Costituzione da parte della ricordata disciplina, il giudice napoletano non ha rimesso gli atti alla Consulta perché potesse valutare la legittimità costituzionale della normativa vigente, ma solo perché nel caso di specie il provvedimento impositivo dell'obbligo di presentazione è stato convalidato nei termini dal GIP e si rientra quindi nella ricorrente ipotesi in cui l'Autorità amministrativa impone un vincolo personale poi convalidato e confermato dall'Autorità giudiziaria. Ciò che difetta nel provvedimento amministrativo de quo, sebbene sia stato convalidato, non è la procedura, con il rispetto delle garanzie costituzionali ricordate, bensì la mancata previsione del necessario requisito della determinatezza per poter imporre una misura di prevenzione dal cui mancato rispetto derivano sanzioni penali. Nel caso in esame, infatti, una delle motivazioni per cui l'imputato è stato assolto risulta essere la mancata specifica indicazione, come richiesto dall'articolo 6 della legge 401/89, di quali fossero le manifestazioni sportive in relazione alle quali il divieto avrebbe dovuto operare cfr. Cass. pen., 12.2.1997, n. 191, Lomastro, RV 206948 . È noto che una squadra di calcio, il Napoli nel caso in esame, disputa nel corso dell'anno un numero elevato e sempre crescente di competizioni agonistiche. Non sempre si tratta di competizioni ufficiali, ma anche di incontri amichevoli, esibizioni, e così via, e neppure dai tifosi più accesi può pretendersi che conoscano tutte le manifestazioni sportive cui prende parte la squadra del cuore. È per questo che il divieto viene di regola limitato alle sole manifestazioni agonistiche previste da calendari ufficiali e di cui, perciò, è agevole avere conoscenza. La ratio di tale norma va quindi ricondotta ad una esigenza di razionalità e precisa indicazione che certo riguarda in via diretta la legittimità del divieto di accesso ed attiene perciò ad una prescrizione propria della misura interdittiva del divieto di accesso. Come attentamente e con sicura originalità rileva il giudice partenopeo, tuttavia, dalla corretta indicazione di quali siano le manifestazioni sportive che il sottoposto ha l'obbligo di non frequentare dipende la determinazione delle ipotesi in cui opera pure la misura di prevenzione dell'obbligo di presentarsi al Commissariato di polizia, che importa invece una restrizione della libertà personale. In conseguenza il vizio di specificità dell'indicazione di quali siano le manifestazioni sportive in occasione delle quali vige il divieto di prendervi parte si riverbera nell'inesigibilità dell'obbligo di contemporanea presentazione alla P.G. La seconda ragione che ha portato all'assoluzione dell'imputato attiene al termine, prescritto nel provvedimento amministrativo emanato dal Questore e regolarmente notificato e convalidato, da cui avrebbe dovuto decorrere l'obbligo di presentazione dell'imputato presso il Commissariato di polizia. Infatti, come è emerso dalle risultanze istruttorie, il provvedimento emesso dall'Autorità di pubblica sicurezza disponeva la decorrenza dell'obbligo a partire dalla prima competizione successiva alla data di notifica del provvedimento , pertanto dal 21 settembre 2003, mentre la contestazione mossa a carico dell'imputato risultava relativa ad una violazione dell'obbligo di presentazione presso il Commissariato di polizia che si sarebbe verificata il giorno stesso della notifica, avvenuta in data 20 settembre 2003. È interessante notare che nel corso del giudizio in esame si è verificato in proposito un contrasto di opinioni tra il precedente giudice monocratico e quello che ha poi definito il processo. Il primo giudice, infatti, nell'ammettere la celebrazione del giudizio abbreviato aveva ritenuto necessario disporre un'integrazione istruttoria, consistente nell'audizione dell'operante di P.G. che aveva provveduto alla notifica del provvedimento questorile il 20 settembre 2003, intendendo evidentemente accertare l'ora dell'adempimento perché, se il provvedimento fosse stato notificato quando la manifestazione sportiva si era già svolta, nessuna contestazione per non essersi presentato alla P.G. contemporaneamente all'evento agonistico avrebbe potuto evidentemente muoversi all'imputato. Diversamente il secondo giudice, a cui è stata riproposta l'istanza di definizione del giudizio nelle forme del giudizio abbreviato, ha ammesso la celebrazione del rito senza ritenere necessaria alcuna integrazione istruttoria perché, anche se la notifica fosse stata effettuata nella prima mattina del 20 settembre 2003, l'obbligo di presentazione avrebbe dovuto comunque decorrere dal giorno successivo, stante la formulazione dell'ordine adottata dal Questore. In ragione della decisione in commento e dell'analisi della normativa di riferimento sopra effettuata, resta da osservare che, essendo stato riconosciuto all'Autorità amministrativa un eccezionale potere di limitazione della libertà personale - ancorché rigorosamente disciplinato dal legislatore e specificamente delimitato da dottrina e giurisprudenza -, questo esige un rigoroso controllo della piena legittimità dei provvedimenti adottati, che deve essere operato dall'Autorità giudiziaria. In definitiva la reale efficacia della prevista disciplina del contrasto penale alla violenza negli stadi, fenomeno sempre crescente nella realtà italiana, richiederebbe un'adeguata formazione destinata, in primo luogo, alle Autorità amministrative competenti ad adottare i provvedimenti di divieto di partecipazione alle manifestazioni sportive e del correlato obbligo di presentazione alla P.G. *Avvocato

Tribunale di Napoli - Sezione prima penale - sentenza 23 novembre - 18 dicembre 2006, n. 8653 Giudice Di Marzio - ricorrente Santella Svolgimento del processo Con proprio decreto del 19 aprile 2005 il Pm della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli disponeva la citazione in giudizio innanzi al Tribunale di Napoli, sez. distaccata di Pozzuoli, nei confronti di Santella Emanuele, come generalizzato in epigrafe, chiamato a rispondere dei fatti descritti nella rubrica di cui in premessa. Alla fissata udienza del 2.12.2005, celebrata alla presenza dell'imputato presso la sez. distaccata di Pozzuoli, il difensore, rilevato che il reato contestato doveva ritenersi commesso in Napoli, ove ha sede il Commissariato di Polizia del quartiere Ponticelli ove il Santella, il quale peraltro risiedeva in Napoli, avrebbe dovuto presentarsi in occasione dei fatti per cui è processo, domandava trasmettersi gli atti al Tribunale di Napoli per la celebrazione del giudizio, ai sensi dell'articolo 163bis, disp. att., Cpp. Il Pm non si opponeva ed il Giudice accoglieva l'istanza disponendo il conformità. Ricevuto il fascicolo processuale, il Presidente delegato del Tribunale di Napoli designava il Giudice monocratico incaricato di procedere alla trattazione e rimetteva le parti innanzi a quest'ultimo, disponendo effettuarsi gli adempimenti di rito. Si perveniva così all'udienza del 22.6.2006, anche questa celebrata in presenza dell'imputato, quando il Pm domandava ed otteneva di poter provvedere alle rettificazioni del capo di imputazione di cui in atti. Quindi il Giudice monocratico rigettava l'eccezione di nullità della notifica effettuata in favore dell'imputato dell'avviso ex articolo 415bis, Cpp, proposta dal difensore, per le ragioni di cui al verbale d'udienza. All'esito il difensore, munito di procura speciale e peraltro alla presenza dell'imputato, domandava tempestivamente la definizione del giudizio nelle forme del rito abbreviato. Il Pm produceva il fascicolo ed il Giudice, esaminati gli atti, ammetteva la celebrazione del rito alternativo disponendo però effettuarsi una integrazione probatoria consistente nell'escussione dell'Ufficiale di Pg che aveva provveduto a notificare all'imputato, il 20.9.2003, il provvedimento questorile dell'8.9.2003 di cui al capo d'imputazione. All'udienza di rinvio celebrata il 23.11.2006 innanzi ad un Giudice monocratico mutato nella persona fisica, il difensore non rinnovava l'eccezione di nullità precedentemente proposta e reiterava la richiesta di definizione del giudizio nelle forme del rito abbreviato. Si rendeva allora necessario sospendere la trattazione dibattimentale al fine di acquisire il certificato penale aggiornato dell'imputato. Ripresa la celebrazione del processo il Pm., esaminato il certificato penale del Santella da cui risultava che l'imputato aveva riportato un'unica condanna, domandava ed otteneva l'esclusione dall'imputazione della contestazione della recidiva reiterata, rimanendo contestata la recidiva infraquinquennale. Il Giudice, quindi, esaminati gli atti, ammetteva la celebrazione del rito abbreviato senza ritenere indispensabili integrazioni probatorie. La parola passava allora alle parti che, esaurita la discussione, precisavano le loro conclusioni come indicate in premessa, ed il Giudice si riservava di deliberare. All'esito della decisione la sentenza, allegata al verbale di udienza, veniva resa pubblica mediante la lettura del dispositivo. Motivi della decisione A seguito dell'esame delle risultanze processuali inclusi gli atti che compongono il fascicolo del Pm, utilizzabili per la decisione in conseguenza della operata scelta del rito, ritiene il Giudice non essere stata raggiunta la prova che il reato ascritto a Santella Emanuele sia stato commesso, e l'imputato deve essere perciò assolto, ai sensi dell'articolo 530 Cpp, con formula perché il fatto non sussiste. Per dare ragione della decisione adottata occorre riassumere, sia pur brevemente, i fatti che hanno dato causa al presente giudizio. Con proprio provvedimento dell'8.9.2003 che appare necessario trascrivere per larga parte, il Questore di Napoli, premesso che in base alle risultanze degli atti del suo Ufficio, il Santella Emanuele, in data 24.5.03, in occasione dell'incontro di calcio Venezia-Napoli , presso lo stadio Penzo di Venezia veniva identificato da personale della DIGOS della Questura di Venezia quale responsabile di aver partecipato, insieme ad un folto gruppo di tifosi napoletani, ad una violenta aggressione contro i tifosi locali e gli agenti di P.S. in servizio articolo 6, legge 401/89 come modificato dalla legge 377/01 e per questo deferito alla competente A.G. considerato che per motivi di ordine e sicurezza pubblica è necessario che il medesimo non acceda ai luoghi dove si svolgono le manifestazioni sportive riguardanti la compagine sportiva della S.S.C. Napoli nonché a quelli interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime, a tutela della loro incolumità disponeva nei confronti dell'odierno imputato il divieto di accesso ai luoghi interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime, così come indicato nella notifica del presente provvedimento, per un periodo di ANNI UNO a partire dalla stessa . Il Questore prescriveva inoltre a SANTELLA Emanuele di comparire personalmente presso il Comm.to P.S. Ponticelli nei giorni e negli orari in cui avranno luogo le menzionate manifestazioni sportive, a partire dalla prima competizione successiva alla data di notifica del presente provvedimento nella quale saranno indicati i giorni e gli orari di presentazione, salvo la mancata convalida da parte del GIP competente ai sensi del 3^ comma del citato articolo 6 . Il Questore provvedeva quindi ad indicare al Santella, nelle forme prescritte, le facoltà di opposizione al provvedimento riconosciute dalla legge. In questo caso occorre quindi esaminare una ipotesi che sta divenendo frequente, si pensi alla materia dell'immigrazione, quella di un provvedimento di natura amministrativa la cui violazione è sanzionata penalmente, e dei conseguenti poteri di controllo del Giudice ordinario sull'atto amministrativo. Nel caso di specie il provvedimento amministrativo Cass. pen. sez. I, 24.1.2003 ud. 12.12.2002 , n. 3759 emesso nei confronti dell'imputato dall'Autorità di Pubblica Sicurezza risulta convalidato nei termini, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, legge 401/89, come mod., dal Gip di Napoli, in data 22.9.2003. Invero manca agli atti del fascicolo del Pm il decreto motivato mediante il quale il rappresentante della Pubblica Accusa deve aver richiesto al Gip la convalida del provvedimento emesso dal Questore nelle quarantotto ore dalla notifica dell'atto al Santella. Tale dato, invero, assumerebbe un rilievo non secondario ove non fosse documentato in atti che la convalida è stata comunque emessa nei termini dal GIP di Napoli che, evidentemente, ha ricevuto per tempo la richiesta ed ha provveduto nel rispetto delle prescrizioni di legge. In ordine al merito del provvedimento, un primo rilievo dipende dal fatto che la norma di cui all'articolo 6, comma 1, legge 401/89, come mod., prescrive che il questore può disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive specificamente indicate, nonché a quelli, specificamente indicati, interessati alla sosta o al transito di coloro che partecipano alle manifestazioni medesime . Indubbiamente la disposizione di legge pone a carico del Questore un compito estremamente gravoso, perché l'Autorità di P.S. deve innanzitutto individuare i luoghi, anche relativi a città diverse da quelle in cui presta servizio, si pensi all'ipotesi di incontri di calcio da disputarsi in trasferta, che sono interessati alla sosta, al transito o al trasporto, dei giocatori di calcio così come dei tifosi. Tali luoghi, secondo il disposto normativo, dovrebbero poi essere specificamente indicati nel provvedimento di imposizione del divieto. Èdi tutta evidenza che tali dettagliate indicazioni non sono contenute nel provvedimento che si è innanzi integralmente trascritto nella parte che qui interessa, con il quale il Questore ha imposto il divieto a carico dell'odierno imputato. Nel caso di specie, però, al Santella non è stato contestato dalla Pubblica Accusa di essere stato sorpreso o comunque di essersi recato in tali luoghi in concomitanza di una partita di calcio della S.S.C. Napoli, e può quindi trovare applicazione il principio generale secondo cui utile per inutile non vitiatur. In altri termini non è questa una ragione per cui possa affermarsi la generale nullità-inefficacia del provvedimento adottato dal Questore. Del resto merita di essere ricordata la valutazione operata in merito dalle Su della Suprema Corte Cassazione Su 27.10.2004-12.11.2004, n. 44273, Labbia le quali hanno ritenuto che il divieto di accesso alle manifestazioni sportive irrogato dall'Autorità di P.S. ai sensi dell'articolo 6, comma 1, legge 401/89, ha natura di misura interdittiva atipica, incidente esclusivamente sulla libertà di circolazione, e perciò non è soggetto a convalida da parte dell'Autorità Giudiziaria Cassazione Sezione, 19.2.2004-26.3.2004, n. 14923, Rocchi , a differenza del correlato obbligo di presentazione alla Pg, che il Questore può disporre ai sensi del comma 2, del ricordato articolo 6. Quest'ultimo provvedimento si risolve in una misura di prevenzione che incide direttamente sulla libertà personale, come del resto già affermato dalla Corte cost. con sentenza 512/02, e deve perciò essere convalidato dall'A.G. Un discorso parzialmente diverso deve invece essere fatto in ordine a quella parte del disposto dell'articolo 6, comma 1, legge 401/'89, come mod., in cui il legislatore prescrive al Questore, nel disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, di indicare specificamente a quali di tali manifestazioni debba intendersi esteso il divieto. Occorre infatti rilevare che, per quanto l'indicazione delle manifestazioni sportive in occasione delle quali il divieto di accesso deve applicarsi attiene ancora, di per sé, ad una prescrizione propria della misura interdittiva, da tale indicazione dipende anche l'attualizzarsi dell'obbligo di presentazione alla Pg, che comporta invece una restrizione della libertà personale. La ragione della previsione normativa, la quale richiede un'indicazione specifica delle manifestazioni sportive cui il divieto deve applicarsi, sembra doversi ricondurre ad un'esigenza di razionalità del divieto e pertanto di esigibilità del rispetto del comando. Ogni squadra di calcio disputa nel corso della stagione decine di partite di campionato, di coppa, amichevoli, tornei di esibizione, etc. Anche un appassionato tifoso può ben non sapere che la propria squadra del cuore in una certa data disputerà un incontro amichevole, ad esempio, che è stato semmai concordato con la squadra avversaria soltanto pochi giorni prima. Apparirebbe allora iniquo assoggettare a sanzione penale il tifoso diffidato dal recarsi nei luoghi interessati all'evento solo perché, ignaro, quel giorno è stato sorpreso a parcheggiare la propria autovettura nei pressi dello stadio in cui stava per avere inizio l'incontro di calcio. Èper questo che la legge richiede debbano essere specificamente indicate dal Questore quali siano le manifestazioni sportive interessate al divieto imposto, ed è frequente che il divieto sia limitato alle sole manifestazioni sportive previste da calendario ufficiale, che sono sempre conoscibili con largo anticipo servendosi dell'ordinaria diligenza. Deve allora osservarsi che, nell'imporre il divieto di cui al capo di imputazione, il Questore di Napoli non ha provveduto ad alcuna specifica indicazione di quali fossero le manifestazioni sportive in relazione alle quali detto divieto avrebbe dovuto operare nei confronti del Santella. Del resto, nonostante le ripetute rettifiche del capo d'imputazione operate dal Pubblico Ministero nel corso del giudizio, che pure hanno certo contribuito a meglio definire la fattispecie contestata, dall'imputazione ascritta al Santella non è dato evincere se egli avrebbe trasgredito alle prescrizioni imposte, e specificamente avesse omesso di presentarsi alla Pg, in un giorno in cui è stato disputato un incontro ufficiale della S.S.C. Napoli, oppure una partita amichevole. Inoltre, deve rilevarsi che il Santella avrebbe violato le prescrizioni a lui imposte nella stessa data, il 20.9.2003, in cui il provvedimento del Questore che gli vietava l'accesso ai luoghi interessati da manifestazioni sportive e gli imponeva l'obbligo di presentazione alla Pg era stato notificato, pertanto prima che l'imputato fosse posto in condizione di proporre le sue difese ai sensi dell'articolo 6, comma 2bis, legge 401/89, ed anche prima che il GIP potesse pronunciarsi sulla convalida. A questo proposito pare opportuno ricordare la formulazione della norma, secondo cui le prescrizioni imposte cessano di avere efficacia se il pubblico ministero con decreto motivato non avanza la richiesta di convalida entro il termine di quarantotto ore dalla notifica del provvedimento e se il giudice non dispone la convalida nelle quarantotto ore successive . Questa disposizione suscita qualche riflessione perché sembra consentire una limitazione della libertà personale Cassazione penale, Sezione prima, 7.2.2003 ud. 34.1.2003 , n. 6293 attraverso l'imposizione di un provvedimento amministrativo che diverrebbe immediatamente efficace a seguito della notifica all'interessato, e tale provvedimento cesserebbe di avere efficacia soltanto a distanza di tempo, in conseguenza dell'eventuale mancata convalida da parte del GIP. Questo vorrebbe dire che nel tempo intercorso tra la notifica e la mancata convalida il provvedimento questorile risulterebbe comunque efficace e la sua violazione comporterebbe una responsabilità penale, sebbene l'atto sia, in ipotesi, illegittimo, tanto da non essere convalidato dall'A.G. Non sembra infatti possa condividersi, sul fondamento del ricordato disposto normativo, l'opinione pur autorevolmente espressa dalla Suprema corte, la quale ha ritenuto che il decreto del questore ha efficacia subordinata alla convalida dell'autorità giudiziaria Cassazione penale, Sezione prima, 17.4.1998 c.comma .3.1998 , n. 1739 . Nel caso di specie, comunque, il provvedimento impositivo del divieto al Santella è stato convalidato nei termini, e si rientra quindi in un'ipotesi ricorrente, in cui l'autorità amministrativa o la polizia giudiziaria impongono un vincolo personale o reale provvisorio, che è poi confermato dall'A.G., e non sembrano sorgere dubbi sulla legittimità costituzionale della procedura. Èperciò un'ulteriore osservazione ad indurre definitivamente a ritenere che il Santella debba essere assolto dall'imputazione oggi contestatagli. È pacifico che il provvedimento di divieto di accesso con obbligo di presentazione alla Pg misura di prevenzione, qualificata come atipica da Cassazione penale, Sezione prima, 16.3.2002 c.comma .1.2002 , n. 11097 emesso dal Questore di Napoli è stato notificato all'imputato il 20.9.2003, ed egli non si è presentato alla Pg quello stesso giorno, mentre nell'ipotesi accusatoria avrebbe avuto l'obbligo di farlo, in quanto in quella data si era svolta una non meglio specificata manifestazione sportiva cui aveva preso parte la squadra di calcio del Napoli. Il precedente istruttore, nell'ammettere la celebrazione del giudizio nelle forme del rito abbreviato aveva ritenuto necessario disporre un'integrazione probatoria consistente nell'escussione testimoniale dell'operante di Pg che aveva provveduto alla notifica all'imputato del provvedimento di divieto di accesso con obbligo di presentazione alla Pg emesso dal Questore nei suoi confronti. La scelta non risulta più ampiamente motivata, ed è allora possibile ipotizzare che l'istruttore intendesse verificare, mediante l'accertamento dell'ora in cui l'atto era stato notificato, se il Santella fosse stato posto nelle condizioni di poter ottemperare, quello stesso giorno, all'obbligo di presentazione. Il provvedimento emesso dall'Autorità di P.S. però, come si è ricordato, disponeva la decorrenza dell'obbligo di presentazione a partire dalla prima competizione successiva alla data di notifica del presente provvedimento , pertanto a far data dal 21.9.2003, mentre la contestazione mossa a carico dell'imputato è relativa ad una violazione dell'obbligo di presentazione che si sarebbe verificata in data 20.9.2003. Ne consegue che Santella Emanuele deve essere assolto perché il fatto non sussiste. Il sovraccarico dei ruoli, monocratico e collegiale, e la conseguente quantità e complessità dei provvedimenti da estendere incluso il presente, induce a ritenere necessaria la fissazione del termine di cui al dispositivo per il deposito della motivazione. Il Giudice PQM Letti gli articoli 442 e 530, Cpp, assolve Santella Emanuele dal reato ascrittogli, perché il fatto non sussiste. Riserva in giorni venticinque il termine per il deposito della motivazione.