Nuova condanna per l’Italia, ma per i figli dei detenuti sono in arrivo maggiori tutele

In una nota pubblicata il 6 febbraio 2013, il Ministro della Giustizia Paola Severino ha chiesto che la questione carceraria venga posta in cima alle priorità del prossimo Parlamento. Un auspicio senza dubbio condivisibile, vista la drammatica situazione degli istituti penitenziari italiani, che ha portato la Cedu a condannare nuovamente il nostro Paese per violazione dei diritti umani. Un passo avanti nella giusta direzione è il recente protocollo d’intesa tra Dap e Telefono Azzurro, per tutelare bambini e ragazzi con genitori detenuti.

Carceri una priorità. Il Ministro della Giustizia Paola Severino ha recentemente dichiarato che ritiene assolutamente necessario che la questione carceraria sia posta in cima alle priorità della prossima attività parlamentare. La Guardasigilli ha anche tracciato un bilancio dell’esperienza di Governo, ricordando da un lato la conversione in legge del decreto salva carceri e rammaricandosi dall’altro per il disegno di legge sulle misure alternative al carcere, che non è riuscito a completare l’iter parlamentare prima della fine della legislatura. Un’altra condanna da parte della Cedu. A giudizio del Ministro questo provvedimento avrebbe segnato un passo avanti nella direzione delle misure strutturali recentemente suggerite dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. A tal proposito, va registrata un’altra condanna per l’Italia da parte dei giudici europei il caso, oggetto del ricorso n. 36276/10, riguardava un detenuto del carcere di Foggia, che aveva bisogno di cure costanti a causa di una progressiva paralisi. L’uomo, però, non aveva potuto seguire la terapia prescritta, in quanto, tra l’altro, il sovraffollamento carcerario e la mancanza di un numero adeguato di agenti di polizia avevano rallentato la possibilità di trasportarlo in ospedale. La Cedu ha ribadito che le disfunzioni causate dal sovraffollamento non possono mai essere poste a giustificazione di violazioni di diritti umani, condannando l’Italia per la violazione dell’art. 3 della Convenzione che vieta la tortura e i trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Detenuti e figli firmato un protocollo d’intesa. A fronte di un quadro poco incoraggiante, va segnalata anche una buona notizia il 5 febbraio 2013 il Ministero della Giustizia Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Telefono Azzurro hanno siglato a Roma un Protocollo d’Intesa per la definizione di rapporti collaborativi per la tutela e promozione dei diritti dei bambini e degli adolescenti coinvolti in situazioni di detenzione genitoriale. Una situazione difficile. Il problema è duplice da un lato c’è la triste situazione delle madri detenute con i loro bambini dall’altro la difficoltà dei tantissimi bambini e ragazzi che devono recarsi in carcere per poter vedere il padre o la madre. Secondo una recente ricerca, infatti, in Italia vi sono 95.000 bambini separati da un genitore detenuto, che periodicamente si recano in carcere per incontrare il proprio genitore in molti casi l’incontro avviene in locali non adeguati e senza il supporto di personale specializzato. I progetti previsti. Grazie al protocollo siglato, d’ora in poi gli Istituti Penitenziari potranno formalizzare le attività già svolte dai gruppi di volontariato di Telefono Azzurro per renderne ancora più efficace il funzionamento. In particolare, il documento presenta due progetti specifici anzitutto il Progetto Nido/ICAM Istituti a custodia attenuata per madri detenute , che ha l’obiettivo di promuovere uno sviluppo adeguato del bambino inserito in una situazione di detenzione, valorizzando e supportando la relazione con la madre e costruendo le basi perché riesca ad accedere alle risorse esterne al carcere. Per supportare l'ingresso e la permanenza all'interno dell’istituto di bambini e adolescenti è previsto invece il Progetto Ludoteca, che ha l’obiettivo di garantire spazi idonei e la presenza di personale volontario specializzato per i minori che si recano ad incontrare il genitore detenuto.

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