Cumulabilità o subingresso dello Stato per i dipendenti di ruolo e non: disciplina transitoria

Nel caso in esame risulta come dovuto, tanto come pensione diretta che come pensione di reversibilità, un versamento pro quota all’amministrazione statale di originaria appartenenza che aveva provveduto per il periodo lavorato fuori ruolo ai versamenti INPS.

Con la sentenza n. 11279, depositata il 10 maggio 2013, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione della corte territoriale. Il caso. Il Tribunale dichiara il diritto di una donna, quale erede del marito, a percepire i ratei di pensione spettanti al coniuge dal 1 gennaio 1973 al 31 maggio 1974 , e non, come da lei richiesto, fino al 31 dicembre 1978. Respinta anche la domanda di riconoscimento del diritto a vedersi computata, ai fini della pensione di reversibilità liquidatale dal 1 gennaio 1979, la contribuzione AGO-INPS per il periodo dal 1 marzo 1948 30 settembre 1955, in cui il defunto era stato dipendente non di ruolo dell’amministrazione dei Monopoli . La norma. L’art. 10, d.P.R. n. 20/1956, prevede un subentro dello Stato nei diritti dei salariati e delle loro vedove ed orfani alla pensione o quota di pensione relativa alla assicurazione obbligatoria invalidità, vecchiaia e superstiti per servizi resi dal 1 gennaio 1926 con iscrizione alla assicurazione predetta che sono valutati anche per la pensione statale . In applicazione di questa norma, l’INPS ha liquidato la pensione anche per il periodo svolto dall’uomo come operaio non di ruolo della Manifattura tabacchi ed ha versato ai Monopoli e non alla moglie la corrispondente quota di pensione. Quali requisiti per il subingresso dello Stato? La donna, ricorrendo in Cassazione, chiede se, perché lo Stato possa subentrare, non debba sussistere il duplice requisito che si tratti di salariati statali di ruolo e che lo Stato abbia assunto a suo totale carico la contribuzione previdenziale relativa . Ed in mancanza di ciò, chiede se non sussista, per effetto dei contributi previdenziali versati per il servizio prestato come salariato non di ruolo, il diritto alla pensione INPS, pensione cumulabile con il trattamento pensionistico statale . L’evoluzione normativa e giurisprudenziale. La Suprema Corte, cita un proprio precedente, la sentenza n. 6167/1987, che, ricordando la pronuncia di illegittimità costituzionale dell’art. 10, d.P.R. n. 20/1956, stabilita con la sentenza n. 117/1974, ha affermato che la disparità di trattamento tra salariati statali immessi a ruolo prima o dopo la legge n. 90/1961 è venuta meno, visto che in entrambe le ipotesi è sorto il diritto dell’assicurato a cumulare la pensione erogata dall’INPS con quella a carico dello Stato . Con l’art. 129, d.P.R. n. 1092/1973, è stato reintrodotto il diritto di subingresso dello Stato, con disciplina uniforme e quindi rispettosa del principio di uguaglianza, a differenza della precedente previsione dell’art. 10, d.P.R. n. 20/1956. Tale subingresso può quindi essere esercitato in relazione ai ratei maturati non prima dell’1 giugno 1974, data di entrata in vigore del citato d.P.R. n. 1092 . Limite alla cumulabilità dei trattamenti . Da tutto ciò discende che, nel caso in esame, è dovuto, tanto come pensione diretta che come pensione di reversibilità, questo versamento pro quota all’amministrazione statale di originaria appartenenza che aveva provveduto per il periodo lavorato fuori ruolo ai versamenti INPS . E’ fatto pacifico che il defunto fosse operaio di ruolo dall’ottobre 1955, il che rileva in suo favore per consentire il riconoscimento della pensione fino al giugno 1974. La stessa circostanza vale a porre tale data come limite della cumulabilità dei due trattamenti, vista l’entrata in vigore dell’art. 129, d.P.R. n. 1092/1973. Per queste ragione la Corte di Cassazione respinge il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 20 marzo 10 maggio 2013, n. 11279 Presidente Roselli Relatore Curzio Ragioni della decisione T G. chiede l'annullamento della sentenza della Corte d'appello di Firenze, pubblicata il 15 aprile 2008, che ha rigettato l'appello contro la decisione del Tribunale di Pisa che aveva, solo in parte accolto la sua domanda. Il Tribunale aveva dichiarato il diritto della G. , quale erede del marito N B. , a percepire i ratei di pensione spettanti al coniuge dal 1 settembre 1973 al 31 maggio 1974, ma non fino al 31 dicembre 1978 con l'integrazione al minimo. Aveva inoltre respinto la domanda tendente all'affermazione del suo diritto a vedersi computata ai fini della pensione di reversibilità liquidatale dal 1 gennaio 1979 la contribuzione AGO-INPS per il periodo 1 marzo 1948 - 30 settembre 1955 nel quale il defunto era stato dipendente non di ruolo dell'amministrazione dei Monopoli, con conseguente integrazione al minimo dal gennaio 1979. La G. appellò la sentenza. La Corte d'appello di Firenze ha respinto l'appello. La G. ricorre per cassazione. L'INPS si è difeso con controricorso. Ministero dell'Economia e delle finanze e Monopoli di Stato non hanno svolto attività difensiva. Con un unico motivo la ricorrente denunzia violazione dell'art. 10 dpr n. 20 del 1956 e dell'art. 129 dpr n. 1092 del 1973 in relazione agli artt. 8 e 12 del dpr n. 20 del 1956. Il quesito è il seguente se,con riguardo ai salariati titolari di posizione contributiva INPS assunti nei ruoli dello Stato prima del 1 luglio 1956, affinché lo Stato possa subentrare nel diritto a percepire la pensione INPS e nel diritto del coniuge superstite a percepire la pensione INPS di reversibilità, debba sussistere il duplice requisito che si tratti di salariati statali di ruolo e che lo Stato abbia assunto a suo totale carico la contribuzione previdenziale relativa. Se in mancanza di tali requisiti sussista per effetto dei contributi previdenziali versati per il servizio prestato come salariato statale non di ruolo, il diritto alla pensione INPS, pensione cumulabile con il trattamento pensionistico statale . Il motivo non è fondato. L'INPS ha liquidato la pensione applicando l'art. 10, comma secondo, del dpr 20/1956, che così recita Lo Stato subentra nei diritti dei salariati e delle loro vedove ed orfani alla pensione o quota di pensione relativa alla assicurazione obbligatoria invalidità, vecchiaia e superstiti per servizi resi dal 1 gennaio 1926 con iscrizione alla assicurazione predetta che sono valutati anche per la pensione statale . In applicazione di questa norma ha liquidato la pensione anche per il periodo svolto dal B. come operaio non di ruolo della Manifattura tabacchi ed ha versato ai Monopoli e non alla G. la corrispondente quota di pensione. Il cumulo tra i due trattamenti era stato vietato dal dpr del '56 in ragione del subentro delle Stato nei diritti di questi salariati. La norma fu dichiarata illegittima costituzionalmente dalla sentenza n. 117 del 1974 della Corte costituzionale, a causa della disparità di trattamento che si creava riguardo a coloro che sono stati immessi nei ruoli statali dalla legge n. 90 del 1961, ma il divieto di cumulo ossia il subentro dello Stato nei diritti dei salariati per i periodi in cui in quanto non di ruolo la contribuzione assicurativa è stata accreditata presso l’INPS è stato reintrodotto in via generale, e quindi senza disparità di trattamento, per tutti i lavoratori non di ruolo poi transitati nei ruoli statali, dall'art. 129 del dpr 1092 del 1973, la cui legittimità costituzionale è stata riconosciuta da Corte cost. n. 144 del 1976. Questa Corte di cassazione, ha preso atto di tali modifiche con la sentenza 14 luglio 1987, n. 6167, che ha affermato Per effetto della sentenza n. 117 del 1974 della Corte costituzionale - per contrasto con l'art. 3 cost., dell'art. 10, secondo e terzo comma, d.P.R. 11 gennaio 1956 n. 20 nella parte in cui, nei confronti dei salariati statali immessi nei ruoli anteriormente all'entrata in vigore della legge 5 marzo 1961 n. 90, e per il tempo di cessazione dal servizio, dispone il subingresso dello stato nei diritti dei salariati stessi o delle loro vedove ed orfani alla pensione, o quota di pensione, relativa alla Assicurazione obbligatoria per Invalidità, vecchiaia e superstiti per i servizi resi dall'1 gennaio 1926 con iscrizione alla Assicurazione predetta, i quali sono valutati anche per la pensione statale - è stata eliminata la disparità di trattamento tra salariati statali inquadrati rispettivamente prima e dopo la citata legge n. 90 del 1961 di tal che in entrambe le ipotesi è sorto il diritto dell'assicurato a cumulare la pensione erogata dall'I.N.P.S. con quella a carico dello stato fino a quando il legislatore con l'art. 129 d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1092 norma a carattere non retroattivo non ha reintrodotto - con disciplina questa volta uniforme e pertanto rispettosa del canone costituzionale di eguaglianza sancito dall'art. 3 cit. come ha riconosciuto la successiva sentenza n. 144 del 1976 della Corte costituzionale - il predetto diritto di subingresso dello stato, esercitabile quindi in relazione ai ratei di pensione maturati non prima dell'1 giugno 1974, data di entrata in i vigore del citato d.P.R. n. 1092 . Da tutto ciò consegue che nel caso in esame è dovuto, tanto come pensione diretta che come pensione di reversibilità, questo versamento pro quota all'amministrazione statale di originaria appartenenza che aveva provveduto per il periodo lavorato fuori ruolo ai versamenti INPS. La ricorrente sostiene che allo stato è stato accollato l'onere dei contributi AGO-INPS solo per gli operai statali di ruolo al 1 luglio 1956 come disposto dall'art. 8 del dpr 20/56. Ma è fatto pacifico, indicato nella sentenza impugnata, che il B. era operaio di ruolo dall'ottobre 1955, ed è questa circostanza che rileva in suo favore per consentire il riconoscimento della pensione fino al giugno 1974, così come la medesima circostanza vale ad individuare in quella data il limite della cumulabilità dei due trattamenti a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 129 del dpr 1092 del 1973. Il ricorso deve pertanto essere rigettato. Nulla sulle spese, considerata l'epoca del ricorso introduttivo del giudizio. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese.