25 anni, dominicana, 107 grammi di marijuana e due figli piccoli: giusta la detenzione preventiva?

Il giudizio sulle esigenze cautelari appare affidato ed elementi meramente congetturali ed astratti, mentre avrebbe dovuto essere espressione di parametri concreti, relativi a dati di fatto oggettivi ed indicativi delle inclinazioni comportamentali e della personalità dell’indagata. Non è neanche chiaro se i figli, minori di 3 anni, siano in Italia e se la donna ne abbia la custodia.

Con la sentenza n. 17346, depositata il 16 aprile 2013, la Corte di Cassazione ha ordinato al Tribunale di riesaminare correttamente la questione. In carcere per detenzione di marijuana. Una giovane donna dominicana è indagata per aver detenuto al fine di cessione, in concorso con il marito di marijuana. 107 grammi sono stati trovati nella sua abitazione. Il GIP ne ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del Riesame conferma la misura, nonostante la totale ammissione di responsabilità del marito. Ma ha dei figli piccoli! La donna ricorre per cassazione, denunciando la violazione dell’art. 275, comma 4, c.p.p., norma che richiede esigenze cautelari di eccezionale rilevanza per la custodia in carcere di donne incinta o madri di prole di età inferiore ai 6 anni. Lei ha due figli di neanche 3 anni. Esigenze cautelari non provate. La Suprema Corte accoglie il ricorso, annulla l’ordinanza e rinvia al Tribunale per un nuovo esame della vicenda. I giudici di merito hanno infatti svolto analisi troppo superficiali, motivando l’erogazione della misura in termini apodittici. Ma dove sono i figli? Innanzitutto non è chiaro dove si trovino i figli, se in Italia o se nella Repubblica Dominicana. Non emerge nemmeno se la donna abbia comunque la custodia dei minori. Se così fosse andrebbe applicato l’art. 275, comma 4, c.p.p Scelta della misura motivata superficialmente. La scelta della misura risulta in ogni caso illogica è stata esclusa l’applicazione dell’attenuante di modesta entità, ex art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990, senza alcuna valutazione sulla concreta gravità della condotta contestata tale da giustificare la misura cautelare più grave. E’ stato ritenuto sussistente il pericolo di recidiva in base alle caratteristiche personali dell’imputata, senza però evidenziarle in alcun modo. La misura più grave è stata disposta anche in base all’origine extracomunitaria della donna, senza alcun riscontro del concreto rischio di allontanamento. E’ stato ritenuto sussistente il rischio di inquinamento probatorio solo su mere ipotesi e non su circostanze concrete.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 6 dicembre 2012 16 aprile 2013, n. 17346 Presidente Agrò Relatore Fidelbo Ritenuto in fatto 1. Con l'ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di Milano, in sede di riesame, ha confermato il provvedimento del 22 luglio 2012 con cui il G.i.p. del Tribunale di Corno aveva disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di M.V.P. , per avere detenuto a fine di cessione, in concorso con il marito U.S.P. , un quantitativo di marijuana, di cui circa gr. 107 rinvenuti nella sua abitazione. 2. L'imputata ha proposto personalmente ricorso per cassazione, deducendo, con un unico motivo, la violazione dell'art. 275 comma 4 c.p.p., avendo il Tribunale disposto la custodia in carcere nonostante fosse madre di due figli di età inferiore a tre anni. Con gli altri motivi denuncia la mancata valutazione delle ammissioni di responsabilità del coindagato, lamentando un travisamento della prova, e l'illogicità della motivazione. Considerato in diritto 3. I motivi con cui si censura la ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari sono fondati. 3.1. Preliminarmente, deve rilevarsi che la ricorrente nel censurare l'ordinanza impugnata ha dedotto, in via principale, l'erronea applicazione delle disposizioni in materia di esigenze cautelari, per poi denunciare la violazione dell'art. 275 comma 4 c.p.p., essendo stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere nonostante fosse madre di due figli di età inferiore a tre anni. Invero, riguardo a quest'ultimo aspetto non risulta chiarito se i figli minori si trovino in Italia con la madre oppure, come sembra desumersi da un passaggio contenuto nell'ordinanza, siano rimasti nel paese d'origine, ma soprattutto non emerge se l'imputata abbia comunque la custodia dei minori, situazione che potrebbe giustificare l'applicazione dell'art. 275 comma 4 c.p.p 3.2. In ogni caso, con riferimento alla censura generale sulle esigenze cautelari, si rileva che la valutazione della necessità di confermare l'applicazione della custodia cautelare in carcere si fonda su argomentazioni apodittiche, che non trovano riscontro nei fatti descritti nell'ordinanza, e che conferiscono alla motivazione un carattere di illogicità soprattutto con riferimento alla scelta della misura. Infatti, il Tribunale ha ritenuto che la vicenda non abbia connotati di modesta gravità per escludere l'applicazione dell'attenuante di cui al comma 5 dell'art. 73 d.P.R. 309/1990, ma non ha operato alcuna valutazione sulla concreta gravità della condotta contestata all'imputata che giustifichi il ricorso alla misura cautelare più grave lo stesso vale per il ritenuto pericolo di recidiva, affermato in base alle caratteristiche personali dell'imputata, che però non sono evidenziate d'altra parte, il pericolo di fuga e la stessa scelta della misura più gravosa vengono, di fatto, desunti in rapporto allo status di appartenente ad un paese extracomunitario, senza alcun riscontro concreto sul rischio di allontanamento dall'Italia ovvero sull'insufficienza della misura degli arresti domiciliari, richiesta dall'imputata infine, anche la motivazione sulla sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio si fonda su mere ipotesi e non su circostanze concrete. 4. In conclusione, nell'ordinanza impugnata il giudizio sulle esigenze cautelari appare affidato ad elementi meramente congetturali ed astratti, mentre avrebbe dovuto essere espressione di parametri concreti, relativi a dati di fatto oggettivi ed indicativi delle inclinazioni comportamentali e della personalità dell'indagata d'altra parte, anche l'adeguatezza esclusiva della custodia in carcere avrebbe dovuto essere ritenuta in presenza di elementi specifici, inerenti al fatto, alle motivazioni di esso ed alla personalità dell'indagata, tali da farla ritenere come soggetto propenso all'inosservanza degli obblighi connessi ad una diversa misura. Le indicate carenze nella motivazione giustificano l'annullamento dell'ordinanza impugnata, limitatamente alle esigenze cautelari, con rinvio al Tribunale di Milano per nuovo esame. La Cancelleria provvederà agli adempimenti di cui all'art. 94 comma 1 ter disp. att. c.p.p P.Q.M. Annulla l'ordinanza impugnata limitatamente alle esigenze cautelari e rinvia per nuovo esame sul punto al Tribunale di Milano. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94 comma 1 ter disp. att. c.p.p