Sulla competenza funzionale e sul procedimento per il provvedimento di sospensione dei termini cautelari

di Vania Maffeo

di Vania Maffeo* SULLA COMPETENZA FUNZIONALE E SUL PROCEDIMENTO PER IL PROVVEDIMENTO DI SOSPENSIONE DEI TERMINI CAUTELARI 1. - Accogliendo uno dei motivi di appello proposti dalla difesa, il Tribunale del riesame di Napoli ha annullato l'ordinanza di sospensione dei termini emessa dalla Corte di appello ex articolo 304 comma 1 lett. c Cpp ipotesi non prevista nel testo originario del codice ed introdotta soltanto con il Dl 1 60/1999, convertito nella legge 133/91 per assenza di contraddittorio. La difesa aveva lamentato anche la incompetenza della Corte di appello sul presupposto che funzionalmente competente fosse il giudice di primo grado. Il giudice del riesame ha, invece, negato radicalmente l'asserita incompetenza funzionale della Corte che ha emesso l'ordinanza sospensiva, nonostante il contrasto, sul punto, della giurisprudenza di legittimità. In merito si osserva che, secondo un orientamento minoritario, il provvedimento di sospensione dei termini di custodia cautelare durante il tempo necessario per il deposito della motivazione della sentenza ai sensi dell'articolo 304 comma 1 lett. c Cpp rientri nella competenza del giudice che ha emesso la sentenza e ciò sia per la regola generale espressa dall'articolo 279 Cpp competenza del giudice che procede sia perché si ritiene che soltanto chi ha pronunziato la sentenza sia in grado di valutare la complessità della parte argomentativa Cassazione, Sezione sesta, 8 maggio 1998, Pistarino, in Cassazione pen., 1999, p. 1565 Cassazione, Sezione quinta, 19 luglio 1996, Cascina, in Cassazione pen., 1997, p. 1819. In dottrina, in senso adesivo cfr. C. CONTI, La sospensione dei termini di custodia cautelare, Torino, 2001, p. 203 . Epperò, in giurisprudenza è prevalente l'opinione - sostenuta con argomentazioni più o meno divergenti - che ritiene non esclusiva la competenza del giudice che ha pronunziato la sentenza, ovvero quella secondo cui la competenza a pronunciare il provvedimento di sospensione dei termini di custodia cautelare per il tempo necessario alla la stesura della motivazione nei casi di cui all'articolo 544 commi 2 e 3 Cpp spetti anche al giudice di appello - cui siano trasmessi gli atti ex articolo 590 Cpp - in supplenza del giudice di primo grado, sul presupposto che il provvedimento non implichi alcuna valutazione discrezionale e sempre che, nel momento in cui venga adottato, non siano già scaduti i termini di custodia cautelare che l'ordinanza intende sospendere, prevalendo, in tal caso, il diritto alla scarcerazione per estinzione della misura Sezione quinta, 24 gennaio 2000, Romola, in Cassazione pen., 2001, p. 3499 Cassazione, Sezione sesta, 25 gennaio 2000, Nicosia, in Arch. nuova proc. pen., 2000, p. 158 Cassazione, 22 novembre 2000, Cadiri, in Cassazione pen., 2001, p. 2761 Sezione quinta, 4 febbraio 1999, Ricci, in Cassazione pen., 2000, p. 2054 Cassazione, Sezione prima, 20 febbraio 1999, Lanzino, in Cassazione pen., 2000, p. 642 Cassazione, Sezione quinta, 23 settembre 1998, La Palombella, ivi, 1999, p. 210 Cassazione, Sezione prima, 13 giugno 1997, Interlici, in Arch. nuova proc. pen., 1998, p. 284 Cassazione, Sezione sesta, 8 luglio 1997, Amore, in Cassazione pen., 1999, p. 242 Cassazione, Sezione prima, 14 maggio 1997, Casano, ivi, 1997, p. 702 Cassazione, Sezione quarta, 10 febbraio 2004, Biondo, in Arch. nuova proc. pen., 2004, p. . Nonostante la critica di chi reputa che la pronuncia del dispositivo da parte del giudice di primo grado comporti la chiusura della fase e che, pertanto, il relativo termine in quel momento cessi di decorrere - a nulla rilevando il fatto che esso non sia ancora scaduto così C. CONTI, La sospensione dei termini di custodia cautelare, cit., p. 203 -, l'ultimo orientamento è certamente condivisibile proprio perché nessuna valutazione discrezionale appartiene al giudicante e, quindi, perché la relativa ordinanza assume valenza puramente dichiarativa questo presupposto dogmatico legittima, anche, un giudice sfornito della conoscenza degli atti, essendo l'oggetto della decisione indipendente da essi. La valutazione discrezionale, invero, concerne solo la necessità di differire il deposito della motivazione e non l'opportunità di disporre la sospensione, conseguendo, quest'ultima, obbligatoriamente al fatto obiettivo che il giudice abbia optato per la redazione successiva dei motivi. Ne consegue che la decisione non deve essere necessariamente pronunciata contestualmente al dispositivo della sentenza, potendo essere emessa anche in un momento successivo e da un giudice diverso, in senso processuale, a cui siano stati trasmessi gli atti dell'impugnazione. In senso contrario, parte della dottrina N. ROMBI, La sospensione cautelare in pendenza del termine per la redazione della motivazione, in Cassazione pen., 2000, p. 2054 , considerando gli effetti che l'ordinanza sospensiva produce sullo status libertatis del soggetto, reputa che la stessa debba essere emessa al verificarsi della situazione che la legittima e, naturalmente, dal giudice procedente, essendo la decisione strettamente collegata con quella di redigere i motivi in un momento successivo, sulla cui opportunità nessuna valutazione può essere espressa da un giudice diverso. Eppure, a sostegno della tesi per la quale opta ora il Tribunale del riesame milita la lettura combinata del primo comma dell'articolo 304 Cpp e del comma 2 della norma medesima. Invero, appare evidente che per i casi di cui al citato comma 1 la sospensione non è fondata su valutazioni discrezionali del giudice - a differenza di quelli del successivo comma 2 -, essendo il giudice posto di fronte a situazioni del tutto oggettive, che, verificatesi in concreto, postulano la sospensione dei termini. Di qui la condivisa natura meramente dichiarativa e solo ricognitiva della situazione del provvedimento dispositivo della sospensione. La conferma della correttezza di siffatta interpretazione si rinviene, altresì, nella disposizione di cui al comma 3 dello stesso articolo 304 Cpp, che prevede la richiesta del pubblico ministero per l'applicazione della sospensione nei soli casi contemplati nel comma 2 - in cui il provvedimento postula una valutazione discrezionale - non in quelli di cui al comma 1, dove la sospensione opera de jure. Ne consegue doversi riconoscere anche al giudice di appello la facoltà di disporre la sospensione dei termini di custodia cautelare per il tempo necessario al deposito della motivazione della sentenza di primo grado articolo 544 commi 1 e 2 Cpp , nel caso in cui non vi abbia provveduto il primo giudice. Del resto, si è sottolineato come l'interesse alla sospensione de qua - e, quindi, alla sua dichiarazione - si proietti sui termini della fase di appello per cui non può escludersi che il giudice dell'appello abbia interesse preminente a recuperare quel periodo di tempo aggiungendolo a quello restante per la pronuncia della decisione di sua competenza Cassazione, Sezione quarta, 10 febbraio 2004, Biondo, cit. . Per tutti questi motivi riteniamo di condividere l'opinione del Tribunale del riesame che riconosce la competenza funzionale suppletiva della Corte ad emettere il provvedimento di sospensione dei termini di custodia cautelare a causa dei tempi per il deposito della motivazione ex articoli 304 commi 2 e 3 non avendovi provveduto il giudice di primo grado. L'orientamento è condiviso da chi reputa che la sospensione dei termini per il periodo di redazione della sentenza non copre eventuali ritardi in cui dovessero incorrere i giudici l'articolo 304 comma 1 lett. c - si afferma - è costruito per relationem mediante rinvio alla disposizione di cui all'articolo 544 Cpp e stabilisce uno stretto legame tra il protrarsi della causa sospensiva e la pendenza del termine ordinatorio, con la conseguenza che la sospensione cessa allo scadere di tale termine indipendentemente dal fatto che il giudice abbia provveduto effettivamente a redigere la motivazione. Al riguardo, la giurisprudenza ha precisato che il provvedimento di sospensione disposto per il periodo necessario per la redazione della sentenza, ai sensi dell'articolo 304 comma 1 lett. c Cpp opera sui termini di fase relativi all'appello - che, pertanto, cominciano a decorrere alla scadenza della proroga o con il deposito della sentenza - e non sul termine relativo al primo grado, determinando un prolungamento dei termini massimi di custodia corrispondente a quello della sospensione. Va ricordato, però, che non manca giurisprudenza opposta, secondo cui la sospensione incide sulla fase del primo grado e non su quella del giudizio di appello per il quale i termini massimi decorrono dal giorno della pronuncia della sentenza di primo grado e non dal novantesimo giorno successivo a questo. Anche sul punto, dunque, si registra un contrasto giurisprudenziale ma pure questo orientamento non contesta la competenza sussidiaria del giudice di appello. 2. - Di più complessa soluzione appare il quesito quello relativo al modo di assunzione dell'ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare emessa ai sensi dell'articolo 304 comma 1 lett. c Cpp. Per il Tribunale del riesame non v'è dubbio che una lettura costituzionalmente orientata della norma di cui all'articolo 304 comma 1 Cpp imponga il rispetto del contraddittorio secondo l'articolo 111 Costituzione , che permea anche la fase cautelare. Perciò l'ordinanza di sospensione dei termini di custodia, pur nell'ipotesi di cui all'articolo 304 comma 1 lett. c , andava adottata audita et altera parte. L'affermazione convince, dal momento che solo il concreto esercizio del contraddittorio rassicura sulla legalità del procedimento e sulla sostanziale giurisdizionalità della pronuncia così, G. RICCIO, La difesa ha facoltà di parola nella sospensione dei termini, in D& G, 2001, n. 44, p. 8 ss. . Non vi è dubbio, infatti, che nel sistema processuale un provvedimento che prolunga la custodia cautelare è atto eccezionale , dalla cui procedura, quindi, appare irragionevole escludere la difesa, a nulla rilevando la circostanza che la valutazione da compiere prescinda dalla sussistenza dei presupposti giustificativi della misura cautelare in atto e che essa attenga a caratteristiche oggettive. Invero, pur in presenza di un provvedimento di natura dichiarativa e non costitutiva della causa di sospensione, l'ordinanza è atto della giurisdizione, qualunque sia il giudice che la emette. Essa, perciò, si colloca nell'ambito dei provvedimenti cautelari e si differenzia da altre ipotesi, pur esse incidenti sul computo dei termini di custodia cautelare quale quella prevista dall'articolo 297 comma 4 Cpp , in cui però non occorre una siffatta pronuncia. Ciò vuol dire che, se è richiesto il provvedimento, in difetto dell'ordinanza di sospensione, questa non opera automaticamente. Di qui l'interesse della difesa a partecipare alla procedura di emissione del provvedimento di sospensione, potendo essa, ad esempio, esporre le ragioni per le quali la protrazione della custodia non è più indispensabile. Tali necessità non sarebbero adeguatamente soddisfatte ove si affermasse - come pure si è fatto - che il diritto di difesa trova tutela soltanto in via successiva, mediante il riconoscimento del diritto di appellare ex articolo 310 Cpp e non anche in via preventiva, non sussistendo, nel caso di specie, i bisogni di segretezza del provvedimento, peraltro legittimo solo in presenza di domanda del pubblico ministero. L'orientamento del Tribunale è condiviso, in dottrina, da chi ritiene che il giudice non possa decidere inaudita altera parte sull'istanza del pubblico ministero di sospensione dei termini di custodia cautelare cfr. C. CONTI, La sospensione dei termini di custodia cautelare, cit., p. 223 e G. RICCIO, La difesa ha facoltà di parola nella sospensione dei termini, cit., p. 8 . E si raccorda a quello della Suprema Corte, secondo cui, in tema di sospensione dei termini di custodia cautelare durante il tempo fissato per la redazione della sentenza di primo grado, l'ordinanza adottata dal Tribunale in assenza di previo contraddittorio costituisce violazione dell'articolo 111 Costituzione, opportunamente ritenuto principio generale che deve ispirare l'interpretazione delle norme del codice di rito, così che ogni deroga deve essere espressamente prevista e deve essere imprescindibilmente determinata da ragioni connesse alla tutela di interessi di maggiore valenza Cassazione, Sezione quinta, 9 settembre 2004, Abouennour El Medhi, in C.E.D. Cassazione, n. 198956 . Peraltro, il principio della indefettibile connessione tra istanza del pubblico ministero e partecipazione del difensore era già stato affermato dalla Corte di cassazione a Su Su, 14 novembre 2001, in Dir. pen. e proc., 2002, n. 2, p. 207 , anche se, in questa sede, essa lasciava al giudice del provvedimento la facoltà di scegliere le forme ritenute più opportune per assicurare alla difesa la conoscenza della richiesta della parte pubblica nonché la possibilità di valutarla adeguatamente e di replicare. In tale occasione le Su erano chiamate a risolvere un contrasto giurisprudenziale. Invero, in ordine allo specifico problema, una parte della giurisprudenza riteneva che l'assenza di contraddittorio non comportasse violazione del diritto di difesa, essendo il provvedimento di sospensione soggetto ad appello e, quindi, potendo essere differito il contraddittorio tra le parti si negava, così, l'applicabilità in via analogica della diversa disciplina dettata per la proroga dei termini dall'articolo 305 Cpp, stante la diversità degli istituti Cassazione, Sezione quinta, 26 agosto 1994, Madonia, in Arch. nuova proc. pen., 1995, p. 317 . Altra parte della giurisprudenza di legittimità era pervenuta ad opposta soluzione, sostenendo che il mancato accenno al difensore nell'articolo 304 comma 3 Cpp trovava giustificazione nella circostanza secondo cui la fase processuale in cui la decisione incidentale interviene - il giudizio - presuppone necessariamente la partecipazione della difesa. Pertanto, il caso risultava essere analogo alla proroga della custodia cautelare regolata dall'articolo 305 Cpp, ove il legislatore ha espressamente previsto l'obbligo per il giudice di sentire pubblico ministero e difensore in tal senso cfr. Cassazione, Sezione prima, 4 marzo 2000, Albano, in C.E.D. Cassazione, n. 215361 Cassazione, Sezione sesta, 16 giugno 1998, Abbate, in C.E.D. Cassazione, n. 211588 Cassazione, Sezione quinta, 23 marzo 1994, Moschera, in C.E.D. Cassazione, n. 198018 . Le stesse Su, già in precedenza - pur investite di diverse questioni, sul punto -, avevano optato per la soluzione più garantista, affermando che i presupposti stabiliti dall'articolo 304 comma 2 Cpp devono essere accertati caso per caso, con ordinanza appellabile a norma dell'articolo 310 Cpp e nel contraddittorio tra le parti Su, 24 luglio 1996, in Cassazione pen., 1997, p. 674 . Dunque, le sentenze favorevoli al contraddittorio poggiano su un duplice ordine di ragioni. Per un verso, si richiamano al principio di parità tra accusa e difesa, allora previsto soltanto a livello di legge ordinaria dalla direttiva n. 3 della legge-delega 81/1987 per altro verso, fanno riferimento all'analogo istituto della proroga dei termini di custodia cautelare. Su questa linea si colloca l'ultima sentenza delle le Su con la sentenza 14 novembre 2001, cit. nella quale si afferma che, ai fini della legittima emissione di un'ordinanza di sospensione dei termini della custodia cautelare per particolare complessità del dibattimento, il giudice non può decidere sulla sola richiesta del pubblico ministero, dovendo sentire il difensore o comunque porre quest'ultimo nella condizione di interloquire. Con l'autorevole aggiunta che, oggi, tale necessità - per tutte le fasi - è sancita al livello più alto delle fonti, appunto l'articolo 111 Costituzione, alla luce del quale vanno interpretate le disposizioni del codice di rito penale, anche se - e indipendentemente dal ricorso a quella norma di rango superiore - la soluzione appare sostenuta da una corretta e serrata interpretazione di ordine sistematico delle norme del codice sul punto cfr. G. RICCIO, La difesa ha facoltà di parola nella sospensione dei termini, cit., p. 8 per il quale verrebbe da chiedersi come è possibile che vi sia ancora chi metta in discussione la forza dell'interpretazione sistematica, frutto di un persistente atteggiamento formalistico, che relega la giurisdizione a mero compito di applicazione della legge e che fa apparire l'interpretazione come operazione neutra rispetto al sistema complessivo delle garanzie . Ne deriva che, qualora il giudice abbia a decidere su un'istanza dell'accusa diretta ad ottenere una decisione che incide sulla posizione dell'imputato, la difesa ha diritto ad essere sentita, sia pur con forme, modalità e conseguenze diverse a seconda delle varie ipotesi verificabili nella realtà processuale al contempo ogni deroga alla enunciata regola deve essere univoca, ma soprattutto ed imprescindibilmente determinata da ragioni connesse alla tutela di interessi di maggiore valenza. A conferma di un simile assunto è stato già ricordato da autorevole dottrina come la istituzione stessa del Tribunale della libertà si ancorava al bisogno di un provvedimento audita altera parte, ovvero di un contraddittorio spostato in avanti per rendere sostanzialmente giurisdizionale la decisione sul tema cautelare. Basterebbe questo per dire che ogni situazione che incide su una vicenda di tale natura abbisogna di un sentire le parti che, contestualmente, faccia salve le esigenze di difesa e le necessità di una responsabile pronuncia ogni qual volta siano in gioco situazioni soggettive protette così G. RICCIO, La difesa ha facoltà di parola nella sospensione dei termini, cit., p. 9 per il quale è questo il vero contenuto - quello di più semplice approccio - del termine contraddittorio consacrato, oggi, dall'articolo 111 Costituzione nella sua dimensione giudiziale, cioè di strumento utile alla decisione . Per le Su, dunque, il dato testuale dell'omessa menzione del difensore viene superato con la considerazione secondo cui, per le ipotesi di cui al comma 2 dell'articolo 304 Cpp - diversamente da quelle di cui al comma 1 della medesima disposizione, obiettivamente rilevabili dal giudice - è necessario che la decisione sia subordinata alla contestuale presenza di un atto di impulso e della vocatio in judicio e cioè, in linea generale, dei poli dialettici del contraddittorio, non essendo conferente a modificare la situazione la possibilità di un'eventuale forma di controllo successivo in mancanza di ragioni di ordine pubblico che consiglino la segretezza del provvedimento = di qualunque provvedimento in tema di libertà personale . Su questi presupposti acquista autorità l'interpretazione secondo cui la circostanza che l'articolo 304 comma 3 Cpp - in tema di sospensione dei termini di custodia cautelare - non preveda - a differenza di quanto dispone l'articolo 305 Cpp in tema di proroga di quei termini - che sia sentito il difensore, costituisca ostacolo a che il procedimento per l'adozione del relativo provvedimento si svolga senza la partecipazione della difesa. La spiegazione sta nel fatto che la prima norma si riferisce alla fase del giudizio, nella quale la partecipazione della difesa è obbligatoria e pertanto è assicurata la presenza del difensore, mentre la seconda norma riguarda la fase delle indagini preliminari, nella quale la partecipazione del difensore non è costante e deve essere assicurata di volta in volta allorché il giudice è chiamato a decidere in tal senso, in dottrina, cfr. G. GARUTI, L'intervento del difensore nel contraddittorio sulla richiesta di sospensione dei termini di custodia cautelare ai sensi dell'articolo 304 Cpp, in Cassazione pen., 1996, p. 1898 e ss. . Peraltro, il solenne richiamo operato dalla legge-delega alla partecipazione dell'accusa e della difesa su basi di parità in ogni stato e grado del procedimento, non avrebbe consentito alcuna deroga così che risulterebbe addirittura superflua l'invocata analogia tra sospensione e proroga dei termini al fine di affermare il necessario intervento del difensore. Di conseguenza, l'instaurazione del contraddittorio tra le parti è previsto ogni qualvolta il giudice debba assumere, nei confronti dell'imputato già sottoposto a misura cautelare, un provvedimento che sia - per qualsiasi motivo - più vessatorio di quello già esistente G. GARUTI, L'intervento del difensore nel contraddittorio sulla richiesta di sospensione dei termini di custodia cautelare ai sensi dell'articolo 304 Cpp, cit., p. 1898 e ss. Ritiene, invece, che le osservazioni delle Su, per quanto condivisibili, siano riduttive sul piano generale, C. CONTI, Custodia cautelare e contraddittorio la sospensione dei termini per complessità del dibattimento, in Dir. pen. e proc., 2003, n. 2, p. 207 e ss. ed al quale sembra che le Su abbiano ravvisato nel principio del contraddittorio esclusivamente una modalità di esplicazione del diritto di difesa. Se ciò è senz'altro vero, occorre precisare che tale principio, inteso come scontro dialettico tra contrapposte tesi, possiede altresì un indubbio valore conoscitivo . Né, ad escludere il previo intervento difensivo, vale obiettare che il contraddittorio sarebbe comunque fatto salvo attraverso l'appello lo strumento del controllo successivo, invero, non può esser ritenuto sufficiente, se non con riguardo a provvedimenti a sorpresa. Del resto, è insegnamento costante della Corte costituzionale che il diritto di difesa possa essere limitato solo in presenza della necessità di evitare l'assoluta compromissione di esigenze prioritarie nella economia del processo, che, per loro natura, potrebbero risultare vanificate dal contraddittorio anticipato, come nelle ipotesi di provvedimenti a sorpresa cfr., Corte costituzionale, 8 giugno 1994, in Giur. Costituzione, 1994, con commento di A GAITO, Proroga e rinnovazione delle misure cautelari il problema dei modi e dei tempi del contraddittorio . Perciò, quando l'indagato sia già assoggettato ad una misura cautelare non sussistono ragioni valide per escludere l'esercizio del diritto di difesa mediante l'audizione del difensore da parte del giudice che deve adottare il provvedimento e ciò indipendentemente dalla natura e dall'oggetto del provvedimento de libertate. Riconosciuta al difensore la possibilità di interloquire sulla richiesta di sospensione, nel silenzio della legge rimane aperta la questione relativa alle modalità con cui il contraddittorio debba esplicarsi in seguito alla richiesta di sospensione dei termini avanzata dal pubblico ministero. L'interrogativo riguarda l'applicabilità o meno delle forme previste dall'articolo 127 Cpp. La risposta negativa non poggia, solo, sul dato formale della mancanza del richiamo nelle disposizioni di cui discutiamo. La verità è che, in materia, appare più congeniale al tipo di provvedimento ed alla pluralità di situazioni processuali ritenere che il legislatore, nel disciplinare la sospensione, non abbia voluto vincolare il giudice sul modus, ma lo abbia lasciato libero di applicare, di volta in volta, le forme ritenute più opportune per assicurare - sia pure in modo celere e semplificato - una effettiva dialettica tra accusa e difesa nello stesso senso, in dottrina, già G. GARUTI, L'intervento del difensore nel contraddittorio sulla richiesta di sospensione dei termini di custodia cautelare ai sensi dell'articolo 304 Cpp, cit., p. 1898 e ss. per il quale è ragionevole ritenere che la richiesta di sospensione dia luogo ad un procedimento garantito da forme più snelle rispetto a quelle previste per i procedimenti in camera di consiglio . Anche sul punto, dopo aver ribadito, sul piano dei principi, la necessità del contraddittorio con la difesa, si è soffermata la Suprema corte. Questa, ha evidenziato come le modalità applicative debbano contemperare le esigenze difensive, correlate al carattere più o meno articolato dell'istanza dell'accusa, con quelle processuali, che possono implicare necessità di addivenire ad una rapida decisione in caso di scadenza ormai ravvicinata dei termini. In particolare, per le Su occorre distinguere tra due differenti ipotesi, a seconda che la sospensione sia chiesta durante l'udienza o al di fuori di essa, dal momento che, se l'istanza di sospensione è formulata dal pubblico ministero in udienza, il difensore è presente ed ha pertanto modo di conoscerla e di interloquire. Ove, viceversa, la richiesta fosse formulata fuori udienza, la Corte ha escluso la necessità di applicare in ogni caso il procedimento camerale previsto dall'articolo 127 Cpp, potendosi ritenere sufficienti modalità più agili ed elastiche, adeguate alle ragioni di urgenza verosimilmente sottese alla situazione processuale Su, 31 ottobre 2001, cit. Sul punto in dottrina, cfr. le osservazioni di C. CONTI, La sospensione dei termini di custodia cautelare, cit., p. 226 . Va da sé, infine, che l'omissione di tali adempimenti determini una nullità generale a regime intermedio, che può essere rilevata o dedotta, al più tardi, nel giudizio di appello davanti al tribunale costituito ai sensi dell'articolo 310 Cpp, alla cui declaratoria consegue, ove sia nel frattempo scaduto il termine di fase, la perdita di efficacia della misura coercitiva e la scarcerazione dell'imputato ora per allora . * Ricercatore di Procedura penale - Università degli Studi di Napoli Federico II 6

Tribunale di Napoli - Sezione riesame provv. restrittivi libertà - ordinanza 6 giugno 2005 Presidente ed estensore Mazzetti - Ricorrente Miraglia Osserva Nei motivi di appello la difesa lamentava che l'ordinanza di sospensione era stata emessa dalla Corte di Appello ex articolo 304/1 lettera c in luogo del giudice di primo grado e in assenza di contraddittorio. L'appello è fondato e va accolto. Con l'ordinanza impugnata la Corte di appello di Napoli, rilevato che il Gup del Tribunale di Napoli con sentenza del 25 febbraio 2004, pur avendo fissato, ai sensi dell'articolo 544 Cpp, il termine di giorni 90 per il deposito della sentenza, non aveva provveduto a sospendere per tale periodo di termini di custodia cautelare relativi agli imputati detenuti, così come prevede l'articolo 304/1 Cpp e, ritenuto che il provvedimento di sospensione ha natura dichiarativa e non deve essere necessariamente pronunciato contestualmente al dispositivo della sentenza e quindi anche in un momento successivo dal giudice di appello , sospendeva, su richiesta del Pg, i termini di custodia cautelare nei confronti del Miraglia.per il periodo esattamente corrispondente a quello indicato per il deposito della motivazione. Quanto alla competenza della Corte di appello, va evidenziato che in tema di sospensione dei termini di custodia cautelare durante la pendenza dei termini per il deposito della motivazione ex articolo 544 commi 2 e 3, costituisce jus receptum quello secondo cui la competenza a pronunciare il provvedimento di sospensione dei termini di custodia cautelare per il tempo necessario per la stesura della sentenza nei casi di cui all'articolo 544, commi 2 e 3, Cpp spetta anche al giudice di appello qualora non vi abbia provveduto il giudice di primo grado cfr. ex multis, Cassazione 4042/00 e 5288/04, Biondo . La ratio della competenza del giudice di appello, diverso da quello innanzi al quale la causa di sospensione si è verificata, viene individuata nella natura dichiarativa della pronuncia di sospensione nell'ipotesi di cui all'articolo 304/1 lettera c , [pronuncia] alla quale è estranea qualsiasi valutazione discrezionale da parte del giudice che la emette, il quale, in sostanza, si limita a prendere atto della esistenza della causa stessa. Cfr. in termini Cassazione 3585/00, Cadiri Invero, l'ipotesi di cui all'articolo 304/1 lettera c , così come le altre ipotesi di sospensione dei termini contemplate nel primo comma dell'articolo 304 Cpp, si connota per la natura dichiarativa e non costitutiva della pronuncia del giudice, tant'è che la stessa pronuncia, a differenza delle ipotesi di sospensione contemplate nel secondo comma, può essere emessa anche di ufficio arg. a contrario ex articolo 304 comma 3, Cpp Ciò premesso, va affrontato l'ulteriore problema se l'ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare emessa ai sensi dell'articolo 304/1 lettera c debba essere adottata nel contraddittorio delle parti, posto che l'ordinanza della Corte è stata adottata sulla scorta della sola richiesta del Pg, fuori udienza e inaudita altera parte. Sul punto si registra una recente pronuncia della Suprema corte Cassazione 25877/04 Abouennour El Medhi secondo cui, in tema di sospensione dei termini di custodia cautelare di fase per il tempo fissato per la redazione della sentenza di primo grado, l'ordinanza adottata dal Tribunale in assenza di previo contraddittorio con la difesa costituisce violazione dell'articolo 111 della Costituzione, quale principio generale che deve ispirare l'interpretazione delle norme del codice di rito. Il Tribunale ritiene di aderire a tale principio di diritto affermato dalla Suprema corte. Invero, una lettura costituzionalmente orientata della norma dell'articolo 304/1 Cpp, che tenga conto delle modifiche apportate dalla legge introduttiva dei principi del giusto processo ed, in particolare, del principio del contraddittorio, che permea anche la fase cautelare, induce a ritenere che l'ordinanza di sospensione dei termini di custodia, pur nell'ipotesi di cui all'articolo 304/1 lettera c , vada adottata audita et altera parte. Infatti, se è pur vero che tale ordinanza ha natura dichiarativa e non costitutiva della causa di sospensione, è altrettanto vero che una pronuncia del giudice è comunque necessaria, com'è implicito nella attribuzione della competenza ad emettere tale provvedimento al giudice di grado superiore allorché non vi abbia provveduto il giudice innanzi al quale la causa di sospensione si è maturata, a differenza di altre ipotesi comunque incidenti sul computo dei termini di custodia cautelare - quale quella prevista dall'articolo 297/4 Cpp - in cui non occorre una pronuncia siffatta. In altri termini, il sistema delineato dalla legge e dalla giurisprudenza con la previsione di un intervento di supplenza del giudice di grado superiore nel caso di inerzia del primo giudice, sta a significare che, in difetto dell'ordinanza di sospensione, la sospensione non opera comunque. Ciò premesso, è indubbio l'interesse ed il diritto dell'imputato e del suo difensore a poter interloquire prima che la pronuncia venga adottata, contestando comunque i presupposti causali della sospensione, atteso che trattasi di provvedimento direttamente incidente sullo status libertatis e atteso che il nostro sistema garantisce il contraddittorio - con norme specifiche - anche nella fase cautelare vedi articoli 293, 294, 299, 302, 309 e ss. Cpp , talché appare incongruo, in questa prospettiva, negare il diritto al contraddittorio preventivo consentendo unicamente un contraddittorio differito ex articolo 310 Cpp. PQM Annulla l'impugnata ordinanza. Manda alla cancelleria per gli adempimenti e le comunicazioni di rito.