Intercettazioni, l'appello del Garante alla deontologia dei giornalisti

di Roberto Martinelli

Sulle intercettazioni scende in campo anche il Garante della privacy. Mentre Governo e Parlamento sono ancora alla ricerca di una soluzione legislativa, l'Authority interviene fondamentalmente ricordando norme già esistenti sulla divulgazione di notizie inerente a indagini giudiziarie e facendo appello alla deontologia professionale dei giornalisti per evitare che possa essere lesa la sfera personale di quanti direttamente o indirettamente vengono intercettati . Ieri il Garante ha presentato un provvedimento qui leggibile nei documenti correlati che fissa in modo specifico una serie di regole . Diritto & Giustizia anticipa di seguito un passo dell'intervento di Roberto Martinelli che sarà pubblicato in D& G n. 26/2006 in uscita il prossimo primo luglio nell'ambito di un più ampio contributo proprio sulle intercettazioni. di Roberto Martinelli [ ] I giornalisti hanno annunciato di voler promuovere un vero e proprio codice di comportamento ed il Presidente dell'Ordine ne parlerà con tutti gli addetti ai lavori per stabilire le diverse competenze sugli organismi che dovranno garantirne l'applicazione. Ma il Garante della Privacy ha bruciato tutti sul tempo e in forza delle norme già esistenti ha deciso di avvalersi dei poteri che la legge gli riconosce ed ha invitato editori e giornalisti a conformarsi al codice deontologico dei dati personali. Il che vuol dire che si possono pubblicare solo notizie non coperte dal segreto investigativo, essenziali per garantire il diritto all'informazione, nel rispetto della dignità della persona, della sua sfera sessuale e tali da non coinvolgere congiunti o altri soggetti non interessati ai fatti oggetto di indagine. Come dire che se il magistrato non ritiene di eliminare dalla trascrizione dei verbali questi dati, dovrà farlo il giornalista. È un fatto però che da molti anni a questa parte, invece, brani di intercettazioni ambientali e/o telefoniche, raccolti e trascritti da impianti privati ai quali la Cassazione ha recentemente riconosciuto piena legittimazione, vengono fatti propri dagli uffici del pubblico ministero e usati come fonte di prova nelle richieste di custodia cautelare. Tutto è cominciato con la nascita dei maxiprocessi e da allora è stata imboccato il tunnel senza ritorno del più rigido sistema inquisitorio che vige oggi in Europa. Fu allora che i fascicoli processuali cominciarono a gonfiarsi oltre misura e le tecnologie più avanzate fecero il resto. Lo spionaggio via filo e quello ambientale diventarono lo strumento principe dell'indagine. I gestori telefonici furono bombardati ogni anno da centinaia di migliaia di richieste ma i tradizionali centri di ascolto di polizia, carabinieri e guardia di finanza non furono in grado di far fronte alle pretese dei magistrati. Si cominciò così ad utilizzare gli impianti appartenenti a privati i quali fiutarono l'affare del secolo e, forse in buona fede forse no, fecero in modo di moltiplicare, come il miracolo dei pani e dei pesci, il più odioso e invasivo mezzo di inquisizione e di controllo della vita privata. Non solo dell'indagato, ma soprattutto del terzo incolpevole che, tirato per i capelli, finisce sempre per essere coinvolto in cose che non lo riguardano, ma il cui nome resta comunque infangato. Il fatto che ad ascoltare non sia un poliziotto o un carabiniere scelto dal magistrato e da questo delegato ad approfondire determinati aspetti dell'indagine può spiegare tante cose. Anche l'ascolto, la registrazione e la trascrizione di telefonate che nulla hanno a che vedere con le indagini ma che diventano gossip giudiziario che per la fonte da cui proviene getta sulla gente schizzi di fango difficile da eliminare. Si è detto più volte che una volta trascritte, le conversazioni telefoniche non diventano oggetto di studio né tanto meno costituiscono spunto di indagine. Così come vengono trascritti dagli uomini del grande fratello , i brogliacci delle intercettazioni ambientali e/o telefoniche assurgono a mezzo di prova, diventano patrimonio della pubblica accusa e finiscono, senza alcuna verifica sui loro contenuti reali, nelle richieste di misure cautelari. Per essere poi riciclati spesso acriticamente dai giudici delle indagini preliminari che, essendo all'oscuro dell'andamento delle indagini, non hanno materialmente la possibilità di valutarne l'affidabilità. L'ingresso della telematica nella realtà giudiziaria ha poi dato vita al fenomeno della duplicazione dei file tra un ufficio. La facilità con la quale si può memorizzarli e poi masterizzarli su compact disk e quindi trasferirli da un atto della pubblica accusa a quello del giudice modificando solo il carattere, ha provocato la vorticosa moltiplicazione delle pagine processuali. Forse è anche per questo motivo che un'ordinanza di custodia cautelare che un tempo constava di sette o otto pagine dattiloscritte, oggi supera le mille e 500 nel caso dell'inchiesta di Potenza o le quattromila in altra indagine di qualche anno prima o le novemila del processo Andreotti. Tutto questo non provoca solo l'inevitabile fuga di notizie ma costituisce un modo surrettizio per violare la terzietà del giudice sancita dal principio del Giusto Processo . Quella che appare una discovery legittima, fatta per garantire il diritto difesa finisce per suggestionare il giudicante portando a sua conoscenza presunte prove che tali non solo perché non raccolte nel contraddittorio delle parti. Senza contare che la mancata cancellazione delle intercettazioni che non riguardano l'inchiesta in corso finisce per crocefiggere degli innocenti sull'altare di un diritto all'informazione che troppe volte viene invocato a sproposito. [ ]

Garante per la protezione dei dati personali Intercettazioni informazione su fatti di interesse pubblico, rispettando le persone - 21 giugno 2006 Roma, 21 giugno 2006 Nella riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente, del dott. Mauro Paissan, del dott. Giuseppe Fortunato, componenti e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale visti gli atti acquisiti d'ufficio in relazione alla reiterata pubblicazione nei giorni scorsi, da parte di varie testate giornalistiche, di numerose trascrizioni di intercettazioni telefoniche disposte da autorità giudiziarie e che hanno coinvolto diverse persone considerato che il Garante, ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera c del Codice in materia di protezione dei dati personali, ha il compito di prescrivere anche d'ufficio ai titolari del trattamento le misure necessarie o opportune al fine di rendere il trattamento conforme alle disposizioni vigenti rilevata la necessità di esaminare d'ufficio e in via d'urgenza, anche in assenza di ricorsi, reclami e segnalazioni allo stato non pervenuti al Garante, la problematica del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle diverse persone coinvolte dalla predetta pubblicazione, con particolare riferimento alla loro riservatezza, dignità ed identità personale, nonché al diritto fondamentale alla protezione dei relativi dati personali rilevato dagli atti che, nell'ambito delle indagini preliminari in corso presso uffici giudiziari, le ipotesi di reato in fase di accertamento denotano circostanze ed episodi per i quali, su un piano generale, è legittimo l'esercizio del diritto di cronaca ed è altresì configurabile un interesse pubblico alla conoscenza anche dettagliata di fatti rilevato, tuttavia, che si pone con seria evidenza la necessità di assicurare, con immediatezza e su un piano generale, un'adeguata tutela dei diritti di soggetti coinvolti dalla pubblicazione pressoché integrale di innumerevoli brani di conversazioni telefoniche, intercorse anche con terzi estranei ai fatti oggetto di indagine penale o che non risultano allo stato indagati, o brani che riguardano in ogni caso diverse relazioni personali o familiari o, ancora, persone semplicemente lese dai fatti rilevato che alcuni brani di tali conversazioni attengono, altresì, a comportamenti strettamente personali di persone pur coinvolte nelle indagini, ma non direttamente connessi a fatti penalmente rilevanti considerato che, dagli atti al momento disponibili e dall'attuale quadro normativo riferito al processo penale, non risulta allo stato comprovato che le più recenti pubblicazioni giornalistiche delle predette trascrizioni siano avvenute violando il segreto delle indagini preliminari o il divieto di pubblicare atti del procedimento penale rilevato, infatti, che il codice di procedura penale a vieta la pubblicazione di atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto articolo 114, comma 1, Cpp b vieta anche la pubblicazione di atti non più coperti dal segreto fino alla conclusione delle indagini preliminari o al termine dell'udienza preliminare articolo 114, comma 2, Cpp c consente sempre, però, la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto articolo 114, comma 7, Cpp e considera gli atti d'indagine compiuti dal Pm e dalla polizia giudiziaria non più coperti dal segreto quando l'imputato ne possa avere conoscenza articolo 329 Cpp v. anche articolo 268, comma 6, Cpp relativo al deposito di atti concluse le operazioni di intercettazione rilevato che, anche per effetto del meccanismo previsto dalla legge per acquisire agli atti processuali le sole conversazioni rilevanti per il procedimento penale, meccanismo non più adeguato rispetto al fenomeno dell'incessante pubblicazione integrale di materiali processuali, si pone a volte in modo indiscriminato a disposizione dell'opinione pubblica un vasto materiale di documentazione di conversazioni telefoniche che non è oggetto di adeguata selezione e valutazione rilevato che tale materiale, oltre a non risultare sempre essenziale per una doverosa informazione dell'opinione pubblica, può favorire anche una percezione inesatta di fatti, circostanze e relazioni interpersonali considerato che la vigente disciplina di protezione dei dati personali che contempera i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all'informazione e con la libertà di stampa Dl 196/03 codice di deontologia relativo all'attività giornalistica prevede invece espresse e puntuali garanzie da rispettare e, in particolare a garantisce al giornalista il diritto all'informazione su fatti di interesse pubblico, ma nel rispetto dell'essenzialità dell'informazione b considera quindi legittima la divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale solo quando l'informazione, anche dettagliata, sia indispensabile per l'originalità dei fatti, o per la qualificazione dei protagonisti o per la descrizione dei modi particolari in cui sono avvenuti c prescrive che si evitino riferimenti a congiunti o ad altri soggetti non interessati ai fatti d esige il pieno rispetto della dignità della persona e tutela la sfera sessuale delle persone, impegnando il giornalista ad astenersi dal descrivere abitudini sessuali riferite a persone identificate o identificabili e, quando si tratta di persone che rivestono una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica, a rispettare comunque sia il principio dell'essenzialità dell'informazione, sia la dignità considerato che l'indiscriminata pubblicazione di trascrizioni di intercettazioni di numerose conversazioni telefoniche, specie quando finisce per suscitare la curiosità del pubblico su aspetti intimi e privati senza rispondere integralmente ad un'esigenza di giustificata informazione su vicende di interesse pubblico, può configurare anche una violazione delle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che contemperano il diritto al rispetto della vita privata e familiare con la libertà di espressione articoli 8 e 10 Conv. europea diritti dell'uomo considerato, quindi, anche sulla base dei principi affermati nei provvedimenti di divieto o di blocco del trattamento dei dati personali già adottati dal Garante sulle tematiche in esame, che risulta necessario prescrivere a tutti i mezzi di informazione di procedere ad una valutazione più attenta ed approfondita, autonoma e responsabile, circa l'effettiva essenzialità dei dettagli pubblicati, nella consapevolezza che l'affievolita sfera di riservatezza di persone note o che esercitano funzioni pubbliche non esime dall'imprescindibile necessità di filtrare comunque le fonti disponibili per la pubblicazione, che vanno valutate dal giornalista, anche alla luce del dovere inderogabile di salvaguardare la dignità delle persone e i diritti di terzi riservata l'adozione di eventuali altre decisioni in casi specifici, all'esito dell'eventuale ricezione di ricorsi, reclami o segnalazioni da parte di persone interessate viste le osservazioni formulate dal segretario generale ai sensi dell'articolo 15 del regolamento del Garante n. 1/2000 relatori il dott. Giuseppe Chiaravalloti e il dott. Mauro Paissan rilevata in conclusione la necessità, ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera c del Codice in materia di protezione dei dati personali Dl 196/03 , di prescrivere a tutti gli editori titolari del trattamento in ambito giornalistico di conformare con effetto immediato, anche al fine di prevenire ulteriori violazioni, i trattamenti di dati personali relativi alla pubblicazione di trascrizioni di intercettazioni telefoniche ai principi richiamati nel presente provvedimento rilevata, infine, la necessità di disporre la trasmissione di copia del presente provvedimento al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, per le valutazioni di competenza tutto ciò premesso il Garante a ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera c del Codice in materia di protezione dei dati personali prescrive ai titolari del trattamento in ambito giornalistico di conformare con effetto immediato i trattamenti di dati personali relativi alla pubblicazione di trascrizioni di intercettazioni telefoniche a tutti i principi affermati dal medesimo Codice e dall'allegato codice di deontologia per l'attività giornalistica, richiamati nel presente provvedimento b dispone l'invio di copia della presente decisione al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti.