Più potere e più diritti per i ""nuovi"" arbitri

di Paolo Di Marzio

di Paolo Di Marzio* La nuova disciplina dell'arbitrato introdotta dal D.Lgs approvato dal Consiglio dei ministri il 22 dicembre 2005 il testo è disponibile fra i documenti correlati , è la terza che si succede in poco più di 22 anni. L'iter di approvazione. L'arbitrato rituale è uno strumento che l'ordinamento pone a disposizione dei soggetti, quale riconoscimento della loro autonomia privata, qualora essi non intendano sottoporre all'autorità giudiziaria la decisione delle controversie che sono insorte, o che potranno insorgere, tra loro. È perciò consentito alle parti attivare un giudizio di natura privata, deferendo la decisione delle controversie a soggetti estranei all'amministrazione della giustizia gli arbitri. Questa ulteriore riforma dell'arbitrato è stata prevista dall'articolo 3, terzo comma, lett. b , della legge 80/2005 Conversione in legge, con modificazioni, del Dl 14 marzo 2005 n. 35 , che ha delegato il Governo a modificare in materia il Cpc. Il testo della delega ha riprodotto le previsioni sul punto articoli 53-55 dell'articolato redatto dalla commissione ministeriale presieduta da Romano Vaccarella, oggi giudice costituzionale, incaricata nel 2002 di predisporre una ipotesi di legge delega per la modifica del Cpc. La commissione aveva esaurito il suo lavoro nel volgere di pochi mesi ma, sebbene il progetto fosse stato alfine approvato dal Consiglio dei ministri nell'ottobre del 2003, lo stesso ha finito per essere smembrato in più parti, e solo alcune sono divenute legge. La legge 80/2005 ha attribuito la delega al Governo, dettando i principi e criteri direttivi, perché provvedesse alla riforma del giudizio di cassazione e della disciplina dell'arbitrato, prevedendo che la bozza di D.Lgs dovesse essere sottoposta, ai sensi dell'articolo 93 dell'Ordinamento giudiziario Rd 12/1941 , al parere dell'assemblea generale della Cassazione. La Suprema corte ha effettivamente espresso il proprio parere all'esito della Assemblea generale svoltasi il 21 luglio 2005, ma ha reso osservazioni soltanto in merito alla riforma del giudizio di cassazione, omettendo di pronunciarsi circa la riforma dell'arbitrato. L'evoluzione normativa. Nel disegno originario del codice di rito il compito degli arbitri aveva funzione essenzialmente preparatoria, perché essi erano sempre tenuti a depositare la loro decisione, il lodo, presso la cancelleria del pretore, che poteva attribuirvi efficacia esecutiva. Per effetto della legge 28/1983, promulgata anche per adeguare l'ordinamento interno alle convenzioni internazionali cui l'Italia aveva aderito, il lodo arbitrale è divenuto immediatamente efficace e obbligatorio per le parti il successivo deposito del lodo perché vi fosse riconosciuta l'efficacia esecutiva è stato perciò previsto come meramente facoltativo e rimesso all'iniziativa delle parti, e non più degli arbitri. La legge 25/1994, poi, tenuto conto dell'efficacia autonoma assunta dal lodo, ne ha ammesso la diretta impugnabilità. Con la nuova disciplina, poi, il lodo acquista ora l'efficacia propria della sentenza pronunciata dall'autorità giudiziaria articolo 824bis . Osservato che il decreto legislativo appena approvato ha pure la finalità di incentivare la conoscenza e l'utilizzazione del ricorso allo strumento arbitrale, non pare inopportuno ricordare preliminarmente alcuni dei suoi caratteri essenziali, per quanto ben conosciuti dagli esperti della materia. Le parti possono decidere di deferire alla decisione arbitrale una o più controversie tra loro insorte, ed in questo caso l'accordo assume il nome di compromesso . Possono, però, anche decidere che le eventuali liti le quali dovessero insorgere tra loro, in ordine alla interpretazione o all'esecuzione di un contratto, debbano essere decise da arbitri, e si è soliti denominare l'accordo raggiunto sul punto clausola compromissoria . Quest'ultima può essere contenuta nel contratto o essere pattuita successivamente alla stipula. La clausola compromissoria o il compromesso, con espressione sintetica spesso denominati convenzione arbitrale , dato che ai due negozi conseguono effetti analoghi, può prevedere le regole procedimentali che gli arbitri devono osservare, e può autorizzarli a decidere secondo equità mentre, di regola, essi devono decidere secondo diritto. Gli arbitri, che quando sono più di uno deliberano a maggioranza, al fine di evitare la possibile paralisi dell'attività decisoria, devono essere nominati in numero dispari. Le modalità di nomina degli arbitri sono rimesse alla scelta delle parti. Di regola ciascuna parte nomina un arbitro ed un arbitro ulteriore è nominato da un terzo incaricato di provvedervi, spesso il presidente del Tribunale. La designazione degli arbitri non investe questi ultimi dell'incarico, essendo comunque essi liberi di accettarlo o meno. Agli arbitri è consentito svolgere attività istruttoria e assumere deposizioni testimoniali. Poiché uno dei vantaggi che dovrebbero essere assicurati dal giudizio arbitrale è la rapidità della decisione, è tradizionalmente previsto dalla legge il termine massimo entro cui la stessa deve essere emessa. La decisione degli arbitri, il lodo, può essere depositata presso il Tribunale perché vi conferisca esecutività dalla parte che vi abbia interesse. La valutazione del Tribunale si risolve in un mero esame estrinseco di legittimità, all'esito del quale, verificata la regolarità formale del lodo senza esaminare il merito della controversia, la decisione viene dichiarata esecutiva. Il lodo, che è vincolante per le parti, è impugnabile indipendentemente dalla sua esecutività, sia per vizi in procedendo, sia, ma con limiti, per vizi in iudicando. Oltre alla impugnazione per nullità, sono previste anche la revocazione e l'opposizione di terzo. Accanto all'arbitrato di cui si sono riassunti i caratteri, il cosiddetto arbitrato rituale , la pratica del diritto ha elaborato un ulteriore istituto, l' arbitrato irrituale , anche detto contrattuale , o libero , che ha poi incontrato una certa diffusione, specie in Italia, e ha infine ottenuto un riconoscimento normativo cfr., ad esempio, articolo 7, legge 604/66 e articolo 5 della legge 533/73 . L'arbitrato irrituale trova comunque il suo fondamento nel riconoscimento dell'autonomia privata, ma gli arbitri non sono incaricati di sostituirsi ai giudici nel decidere controversie, come avviene nell'arbitrato rituale, essi hanno piuttosto il compito di definire la lite in qualità di mandatari, mediante un negozio di accertamento ovvero strumenti conciliativi o transattivi Cassazione, sentenza 15292/00, Rv. 542249 . Il nuovo modello. La convenzione d'arbitrato e gli arbitri. La nuova disciplina dell'arbitrato ha il pregio della completezza, e pure la comprensione delle norme appare di regola agevole, essendo evidente lo sforzo del legislatore di ridurre al minimo le ambiguità. Alcune scelte piuttosto, come sempre avviene quando uno strumento giuridico è ridisciplinato fin dalle fondamenta, appaiono opinabili. Il nuovo testo rimane comunque troppo complesso, si tratta di oltre 40 articoli, perché se ne possa proporre un compiuto esame in poche pagine. Senza alcuna ambizione di esaustività, pertanto, e nella coscienza dell'arbitrarietà della scelta delle disposizioni su cui richiamare l'attenzione, può comunque proporsi una prima sintesi dei profili che sembrano assumere maggiore rilievo. Le parti potranno stipulare la convenzione arbitrale, in materia contrattuale o non contrattuale articolo 808bis , in relazione a qualsiasi controversia che non abbia ad oggetto diritti indisponibili articolo 806 . La disposizione appare preferibile rispetto al testo precedente, che riferiva il divieto di arbitrato non ai diritti coinvolti ma alla natura delle controversie. Oltre ad alcune ipotesi specifiche, infatti, non potevano farsi decidere da arbitri le controversie che non possono formare oggetto di transazione . Naturalmente rimane il problema di definire quali diritti siano indisponibili, ma la difficoltà si poneva anche prima. È stata confermata la previsione che la convenzione arbitrale deve sempre essere redatta per iscritto e determinare l'oggetto della controversia, a pena di nullità articolo 807 , e rimane ferma anche la possibilità che le parti si accordino nel senso che la controversia sia decisa con determinazione contrattuale arbitrato irrituale o libero anche in questo caso la previsione deve essere espressa per iscritto. Una disciplina specifica è dedicata alle ipotesi in cui il lodo contrattuale è annullabile . Innovativa è la previsione che esclude la possibilità di conseguire giudizialmente l'esecutività del lodo contrattuale articolo 808ter . Essenziale e innovativa appare poi la norma di cui all'articolo 808quater, secondo cui nel dubbio la convenzione arbitrale deve interpretarsi nel senso che la competenza arbitrale si estende a tutte le controversie che derivano dal contratto o dal rapporto cui si riferisce. Tutti da esaminare sono poi gli effetti della disposizione di cui all'articolo 808quinquies, secondo la quale se il procedimento arbitrale si conclude senza pronuncia sul merito, la convenzione arbitrale rimane valida, e pertanto vincolante per le parti contraenti. Le disposizioni circa il numero, i criteri di nomina e di sostituzione, nonché l'accettazione degli arbitri sono sostanzialmente confermate. Di rilievo è che se la nomina compete al presidente del Tribunale questi può rifiutarsi di provvedervi soltanto in presenza di un arbitrato estero o di una convenzione d'arbitrato manifestamente inesistente . La disposizione appare insidiosa perché l'inesistenza del negozio è istituto che non ha una propria disciplina normativa, ed è stata elaborata dalla dottrina e dalla giurisprudenza per sanzionare vizi radicali dell'atto che pure non trovano una previsione di invalidità nell'ordinamento l'esempio tradizionale, anche se forse prossimo ad essere superato dai tempi, è quello del matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso . Per quanto non appaia agevole individuare ipotesi in cui una convenzione d'arbitrato sia inesistente, e la disposizione potrebbe allora apparire superflua, sembra probabile che assicurerà un utile stimolo sulla giurisprudenza ai fini di una migliore definizione dell'istituto. Importante è pure la previsione di cui all'articolo 812, secondo cui non può essere arbitro che sia privo, in tutto o in parte, della capacità d'agire , pertanto i minori, gli interdetti, gli inabilitati, il fallito, coloro che sono interdetti dai pubblici uffici e, sembra doversi ritenere, pure coloro che sono assoggettati ad amministrazione di sostegno. La disciplina della responsabilità degli arbitri articolo 813 suscita qualche perplessità, ed occorrerà ritornare sul punto. L'articolo 814 disciplina i diritti degli arbitri in materia di rimborso delle spese e corresponsione del compenso. Merita di essere sottolineata la conferma della disposizione secondo cui le parti sono tenute solidalmente al pagamento, salvo rivalsa tra loro . Una novità è costituita dal fatto che, se le parti reputano il compenso richiesto dagli arbitri eccessivo e ricorrono perciò al presidente del Tribunale, contro il provvedimento con cui questi decide in ordine alla liquidazione è riconosciuto diritto al reclamo presso la Corte d'appello, mentre in precedenza l'unico rimedio esperibile era il ricorso in cassazione, ai sensi dell'articolo 111 della Costituzione. L'articolo 815 disciplina la ricusazione degli arbitri ricalcando in gran parte, ma non richiamando esattamente, come era invece avvenuto sinora, la disciplina delle cause di ricusazione del giudice. Suscita qualche riserva la nuova previsione secondo cui, a differenza di quanto avviene per il giudice, nei cui confronti la ricusazione è possibile solo che questi abbia rapporti di debito o di credito anche se questi devono essere significativi, come precisato dalla giurisprudenza con una delle parti del giudizio, nell'ipotesi degli arbitri la ricusazione è ora possibile solo se siano legati da un rapporto di lavoro subordinato o da un rapporto continuativo di consulenza o prestazione d'opera retribuita , formula forse eccessivamente restrittiva e che pone problemi interpretativi. Osservato che gli arbitri sono, il più delle volte, liberi professionisti, qualora abbiano prestato la propria opera di avvocati, per esempio, per decine di singoli affari, semmai ancora in corso, in favore di una delle parti, la quale abbia rilasciato loro singole procure speciali e corrisposto compensi elevati, sembra ancora dubbio che ci si trovi in presenza di un rapporto di prestazione d'opera retribuita continuativo , eppure appare verosimile che la circostanza possa influenzare l'indipendenza dell'arbitro. Anche qui c'è da aspettarsi uno sforzo, ancora una volta da richiedersi alla giurisprudenza ordinaria, per meglio definire cosa debba intendersi per un rapporto di prestazione d'opera continuativo, specie in presenza di soluzioni di continuità. Il procedimento arbitrale, il lodo e le impugnazioni. La disciplina della sede dell'arbitrato ha subito poche modifiche, essa è determinata dalle parti e, in mancanza, dagli arbitri. Assolutamente apprezzabile perché favorisce la certezza del diritto è poi la nuova previsione secondo cui se né le parti né gli arbitri hanno determinato la sede, questa corrisponde al luogo in cui è stata stipulata la convenzione arbitrale e, se questo luogo si trova all'estero, la sede è Roma articolo 816, secondo comma . Le regole da seguire per il procedimento arbitrale, secondo tradizione, possono essere determinate dalle parti, in mancanza decidono gli arbitri, ma sempre nel rispetto del principio del contraddittorio articolo 816bis . Fermo restando che le parti possono stare in arbitrato personalmente, è in loro facoltà nominare dei difensori non è indicato un limite numerico . La procura al difensore si estende, ai sensi dell'articolo 816bis, secondo comma, a qualsiasi atto processuale , e sarebbe stato forse preferibile parlare di ogni atto procedimentale, perché può dubitarsi che sia corretto parlare di processo successione ordinata di atti secondo regole prestabilite in un procedimento la cui successione di atti potrebbe essere decisa di volta in volta, e pure modificata nel corso dello svolgimento della procedura, dal giudicante. Apprezzabile la previsione secondo cui il presidente può essere autorizzato, dalle parti o dagli arbitri, a deliberare le ordinanze circa lo svolgimento del procedimento questa volta si parla di procedimento . Problemi possono sorgere, ad esempio, se una delle parti intende negare al Presidente l'autorizzazione e le altre, e/o gli arbitri, intendono accordarla. Fermo restando che risulta confermata la previsione secondo cui gli arbitri possono assumere deposizioni testimoniali 816ter , si è ora disposto che qualora il testimone rifiuti di prestare il proprio ufficio, gli arbitri possono richiedere al presidente del Tribunale della sede dell'arbitrato, che ne ordini la comparizione davanti a loro . La disposizione è utile, ma forse troppo laconica. Il problema consiste nel definire se il presidente possa solo ordinare la comparizione del testimone innanzi agli arbitri o, nell'ipotesi in cui il teste non ottemperi, possa anche infliggergli una sanzione pecuniaria e disporne l'accompagnamento coattivo, come avviene nel giudizio ordinario articolo 255 Cpc . In caso contrario sarebbe da valutare se una forma di coazione sul testimone potrebbe desumersi dal disposto di cui all'articolo 650 Cp. Opportuna è pure la previsione di una disciplina specifica dell'arbitrato con pluralità di parti 816quater , mentre merita attenzione la previsione secondo cui, al ricorrere dei presupposti indicati, se non si raggiunge l'accordo sullo svolgimento di un unico arbitrato in cui siano presenti tutte le parti, il procedimento iniziato da una parte nei confronti di altre si scinde in tanti procedimenti quante sono queste ultime , non consentendosi alle parti di sciogliersi dalla convenzione di arbitrato. Fa eccezione l'ipotesi del litisconsorzio necessario, naturalmente, nel qual caso, se non si raggiunge l'accordo circa la trattazione unitaria, l'arbitrato è improcedibile . Ancora significativa è la nuova previsione secondo cui gli arbitri possono subordinare la prosecuzione del procedimento al versamento anticipato ad opera delle parti delle spese prevedibili 816septies . Se una parte dell'arbitrato non corrisponde l'anticipazione richiesta a suo carico, può provvedervi l'altra. Qualora l'anticipazione non sia versata da nessuno, però, si è opportunamente previsto che le parti rimangano sciolte dalla convenzione di arbitrato con riguardo alla specifica controversia. Merita solo di essere rilevato che non si è previsto espressamente alcun rimedio per l'ipotesi che le parti intendano corrispondere l'anticipazione, ma contestino l'ammontare richiesto. L'incompetenza degli arbitri deve essere eccepita dalla parte dinanzi a loro nella prima difesa articolo 817 . Si noti che se la parte non provvede tempestivamente perde anche il diritto a far valere l'eccezione in sede di impugnazione del lodo. Qualora gli arbitri affermino erroneamente la propria competenza nonostante la proposizione tempestiva dell'eccezione, peraltro, a quanto sembra la parte dovrà attendere la conclusione del procedimento arbitrale per impugnare il lodo e, nelle more della decisione, è ben probabile che si trovi a dover corrispondere quanto dovuto agli arbitri per spese e onorari del procedimento, salvo poter tentare in seguito, con esiti alquanto incerti visto che l'ipotesi non è disciplinata, un'azione di recupero di quanto corrisposto. Significativo e utile è poi il riconoscimento espresso agli arbitri della competenza a conoscere dell'eccezione di compensazione, nei limiti del valore della domanda, anche se il controcredito non è compreso nell'ambito della convenzione d'arbitrato articolo 817bis . La formulazione della norma, che parla di eccezione e pone un limite per valore, induce ad escludere che gli arbitri possano conoscere della domanda riconvenzionale di compensazione relativamente a controcredito non compreso nella convenzione di arbitrato. Anche se potrà ingenerare problemi in casi specifici, appare utile in funzione acceleratoria, onde evitare che una procedura la quale si vorrebbe rapida come l'arbitrato rimanga sospesa a causa della necessità di attendere gli esiti di un giudizio ordinario, la previsione secondo cui gli arbitri risolvono le questioni pregiudiziali di merito anche se vertono su materie che non possono essere oggetto di convenzione di arbitrato , salvo che la legge preveda debbano essere decise con efficacia di giudicato articolo 819 . Peraltro, su domanda di tutte le parti, gli arbitri decidono con efficacia di giudicato le questioni pregiudiziali che, pur non comprese nella convenzione di arbitrato, hanno ad oggetto diritti suscettibili di decisione arbitrale. La sospensione del giudizio arbitrale trova un'esplicita disciplina all'articolo 819bis, mentre all'articolo 819ter sono regolati i rapporti tra arbitri ed autorità giudiziaria. Al proposito la previsione che la competenza degli arbitri non è esclusa dalla pendenza della stessa causa davanti al giudice potrà naturalmente comportare il problema dell'eventuale contrasto di giudicati. Il termine per la decisione del lodo in assenza di diversa pattuizione è stato esteso dalla legge da centottanta a duecentoquaranta giorni articolo 820 . Ancor più significativa, per l'eventuale aumento dei tempi di pronuncia della decisione, è la disposizione secondo cui il termine è prorogato di centottanta giorni per ciascuna delle ipotesi, o gruppi di ipotesi previste, che sono assunzione di mezzi di prova espletamento di consulenza tecnica pronunzia di lodo non definitivo o lodo parziale modifica della composizione del collegio arbitrale o sostituzione dell'unico arbitro. La disciplina previgente prevedeva la possibilità di un'unica proroga di centottanta giorni. Resta confermato che le parti possono scegliere loro di prolungare i termini di deliberazione del lodo e che le stesse parti, o gli arbitri, possono richiedere al presidente del Tribunale di disporre una proroga del termine. All'articolo 822 si conferma che gli arbitri decidono secondo diritto, se non sono stati autorizzati a decidere secondo equità. Il lodo è determinato a maggioranza quando gli arbitri sono più di uno e ciascuno degli arbitri, ma non le parti, possono chiedere che alla deliberazione si provveda quando gli arbitri sono riuniti in conferenza personale. Limitate le novità significative per quanto attiene al lodo, a parte la ricordata previsione, invero molto rilevante, che esso ha dalla data della sua ultima sottoscrizione, gli effetti della sentenza pronunciata dall'autorità giudiziaria articolo 824bis . Rimane ferma la disciplina prevista per conseguire l'esecutività del lodo. Opportuna è la nuova previsione secondo cui il provvedimento decisorio del Tribunale è impugnabile non solo quando nega, ma anche quando concede l'esecutività del lodo articolo 825 . Le nuove regole confermano che il lodo è impugnabile per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo, indipendentemente dal suo deposito volto a conseguirne l'esecutività. Complessa rimane la disciplina dell'impugnazione per nullità, incentrata essenzialmente sulla contestazione di vizi formali o errores in procedendo, che non può essere esaminata in questa sede. Pare invece opportuno evidenziare che l'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa , al contrario di quanto previsto dalla normativa previdente, solo se espressamente disposta dalle parti o dalla legge , salva l'ipotesi della impugnazione della decisione per contrarietà con l'ordine pubblico articolo 829, terzo comma , il che appare del resto scontato, visto che la giurisprudenza ammette tale impugnativa pure quando gli arbitri non hanno neppure pronunciato secondo diritto, essendo stati autorizzati a decidere secondo equità cfr. già Cassazione sentenza 2161/64, Rv. 303183, in Foro pad., 1965, 1, p. 976, con nota di G. Schizzerotto . Sul punto occorrerà tornare per altro profilo, in quanto deve registrarsi una differenza tra la previsione della legge delega e la disposizione delegata. Alcuni problemi in materia di attuazione della delega. All'articolo 806 Cpc si è previsto che possano essere decise da arbitri le controversie che abbiano ad oggetto diritti disponibili, salvo espressa disposizione di legge . La previsione che quest'ultima debba essere espressa, però, non si rinviene nella legge delega, e può allora ipotizzarsi che la legittimità della disposizione delegata sia fatta oggetto di contestazione qualora si verifichi il caso che un divieto si ritenga pur sempre contenuto nella legge, ma in forma implicita. L'articolo 808ter detta la nuova disciplina dell'arbitrato irrituale, contrattuale o libero, sebbene la legge delega non vi operi riferimento, omettendo perciò di indicare principi e criteri direttivi della riforma. Si osservi che la modifica dell'istituto è significativa, tra l'altro che dal combinato disposto dall'articolo 808ter, terzo comma, con l'articolo 825, discende l'impossibilità di conseguire la esecutorietà del lodo contrattuale, sinora consentita dalla prevalente giurisprudenza. All'articolo 813ter, nel disciplinare la responsabilità degli arbitri, si prevede che l'azione volta ad ottenere il risarcimento del danno causato dall'arbitro con dolo o colpa grave possa essere proposta, in pendenza del giudizio arbitrale, solo nel caso in cui egli abbia omesso o ritardato un atto dovuto e sia stato anche dichiarato decaduto, oppure abbia rinunciato all'incarico senza giustificato motivo. Deve allora ricordarsi che pure il ritardo nella pronuncia del lodo può cagionare un danno alle parti. L'azione di responsabilità non può proporsi nel corso del procedimento arbitrale per omessa pronuncia del lodo, che rimane un atto dovuto, ma riceve disciplina propria. Da qui un primo problema per la parte la quale si ritiene pregiudicata ed ha bisogno di ottenere il lodo, che però gli arbitri non pronunciano, e poiché non lo pronunciano, essa non riesce ad agire in responsabilità. Quando poi il lodo sia stato pronunciato, l'azione di responsabilità può essere proposta solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa della nullità della decisione arbitrale, e sempreché l'impugnazione sia stata accolta proprio per un motivo riconducibile alla responsabilità di uno o più arbitri, nel caso in esame perché il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine previsto articolo 829, primo comma, n. 6 . Quindi, riassumendo, la parte che assume di aver subito un danno per colpa grave degli arbitri, deve riuscire ad ottenere il lodo ed impugnarlo, vincere il giudizio proprio per la ragione che le ha causato pregiudizio e attendere che si formi il giudicato. Sono passati a questo punto, in media, sei anni quattro per il giudizio di appello e due per quello di cassazione , e solo allora potrà quindi tentare di rivalersi sull'arbitro. Questi, però, risponde solo nei limiti del triplo del compenso dovutogli che, tra l'altro, è ben probabile sia nel frattempo anche riuscito a conseguire. Merita di essere sottolineato che nell'ipotesi di danno subito a causa del dolo o della colpa grave del giudice la parte ha diritto all'integrale ristoro di ogni danno, ed è quindi certo meglio tutelata, anche perché il debitore della prestazione risarcitoria è lo Stato e non un privato, il cui patrimonio potrebbe comunque essere incapiente. Solo la rivalsa dello Stato verso il giudice è soggetta a limiti, ma questo non danneggia certo la parte, soggetto debole e vittima del dolo o della colpa grave. Si è visto che in materia di arbitrato con pluralità di parti 816quater , al ricorrere di determinati presupposti, se le parti non raggiungono l'accordo sullo svolgimento di un unico arbitrato in cui siano presenti tutte, il procedimento si scinde in tanti arbitrati quante sono le parti, salva l'ipotesi del litisconsorzio necessario. Ora, la disposizione di delega articolo 1, comma 3, lett. b , legge 80/2005, aveva effettivamente previsto una disciplina relativa all'arbitrato con pluralità di parti , ed aveva aggiunto che garantisca nella nomina degli arbitri il rispetto della volontà originaria o successiva delle parti . La previsione non brilla per chiarezza, e resta da interpretare quale è la volontà successiva delle parti di cui deve tenersi conto. A quanto pare il legislatore delegato l'ha interpretata nel senso che è consentito a ciascuna parte, essendo insorta la lite che coinvolge una pluralità di esse, di non consentire lo svolgimento di una unica procedura arbitrale manifestando i suoi intenti non ponendo in essere quanto necessario per la nomina dei propri arbitri, uno o più. A fronte di questo potere riconosciuto a ciascuna parte, però, non è stato riconosciuto alcun potere di replica alle altre parti. Può allora osservarsi che la scissione del giudizio arbitrale in più procedimenti comporta un incremento delle spese, ed ingenera pure il rischio della pronuncia di decisioni contrastanti. Sorge allora il dubbio che l'intenzione del legislatore delegante potesse essere diversa, e rivolta nel senso di prevedere, più in generale, che nell'ipotesi di arbitrato con pluralità di parti deve tenersi sempre conto della volontà di queste successivamente alla stipula della convenzione arbitrale, quando questa non possa trovare integrale applicazione. Se questa ipotesi dovesse risultare fondata ne deriverebbe qualche perplessità circa la norma delegata che, nell'ipotesi in cui non tutte le parti intendano partecipare all'unico arbitrato, non consente a ciascuna di sciogliersi dalla convenzione arbitrale. L'articolo 829, terzo comma, pur dettando norme limitative della possibilità di contestare il lodo per errori di diritto, ammette sempre l'impugnazione delle decisioni per contrarietà all'ordine pubblico . La norma di delega aveva invece previsto che l'impugnativa dovesse essere sempre consentita quando la decisione fosse stata assunta dagli arbitri in contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico . Entrambe le categorie ordine pubblico e principi fondamentali dell'ordinamento giuridico, appaiono di difficile definizione, e non è questa la sede in cui possono essere compiutamente analizzate. Tuttavia, delle due l'una, o le due espressioni sono equipollenti, e allora non si comprende quale necessità ci fosse di modificare la scelta terminologica adottata dal legislatore delegante, oppure le due espressioni hanno un diverso significato, e il legislatore delegato ha modificato la previsione della legge delega. Cosa prevedere nel compromesso. L'arbitrato in Italia, allo stato, è un istituto giuridico per la definizione delle controversie considerato complesso e ancora poco conosciuto dai privati. Può senz'altro risultare utile per quei soggetti dell'autonomia privata che hanno interesse ad ottenere decisioni in tempi più rapidi di quelli assicurati dalla giustizia ordinaria, anche se ciò comporta la necessità di sopportare oneri maggiori, e che posseggono una competenza adeguata a conseguire il risultato senza rischiare sorprese perché, rispetto al giudizio ordinario, l'arbitrato assicura alle parti minori garanzie. Lo strumento arbitrale potrebbe però conseguire una sua utilità, per così dire pubblica, nel momento in cui il ricorso a tale modo alternativo di risolvere le controversie dovesse diffondersi a tal punto da sollevare la magistratura, non solo ordinaria, da un carico di lavoro percentualmente significativo, consentendone un miglioramento dell'efficienza e perciò anche della rapidità di decisione. Non sembra inopportuno, allora, richiamare l'attenzione su almeno alcuni profili che il privato il quale intenda stipulare un compromesso o una clausola compromissoria farebbe bene a tener presenti. Innanzitutto, se si intende conseguire il risultato di poter esercitare un maggior controllo sulla procedura arbitrale, potrà essere opportuno prevedere espressamente nella convenzione di arbitrato che il procedimento deve svolgersi nel rispetto delle regole del giudizio ordinario, altrimenti gli arbitri potranno procedere come ritengono più opportuno. Resta fermo, peraltro, che il principio del contraddittorio deve essere comunque rispettato, come ora prevede espressamente la legge, ma era stato già sancito dalla Suprema corte, con particolare riferimento al diritto delle parti del procedimento arbitrale di avere a disposizione, all'esito dell'istruttoria, un lasso di tempo ulteriore per valutare gli elementi raccolti ed eventualmente controdedurre Cassazione sentenza 20828/04, Rv. 577855, in D& G 41/2004, p. 25, con nota di F.A. Genovese . Qualora la parte ritenga opportuno che la decisione sia assunta dagli arbitri come avviene nel giudizio ordinario, cioè alla contemporanea presenza di tutti i chiamati a decidere, sarà bene che lo indichi espressamente nella convenzione arbitrale richiedendo la decisione in conferenza personale perché, se non lo fa, ogni decisione in materia rimarrà rimessa agli arbitri. La parte che intenda deferire ad arbitri delle controversie che la riguardano farà poi bene a stimare preventivamente il probabile costo della procedura, specie nell'ipotesi di convenzione arbitrale che riguardi più parti, che può scindersi in una pluralità di arbitrati distinti. La parte dovrà calcolare non soltanto le spese che sarà chiamata a corrispondere per quanto di sua competenza, ma anche le spese e gli onorari che gravano su tutte le altre parti, osservato che, come si è accennato, è stato confermato che la responsabilità per il pagamento delle spese è solidale tra le parti, salvo rivalsa. Questo vuol dire che pure la parte vittoriosa può essere obbligata a sopportare ogni onere, salvo richiedere poi a ciascun'altra di corrispondere quanto da essa dovuto, eventualmente dovendo affrontare le lungaggini di uno o più giudizi ordinari. Se la parte ha interesse a partecipare personalmente a tutte le fasi del procedimento arbitrale, fermo restando che in arbitrato si può stare senza assistenza di difensore, farà bene a determinare la sede del giudizio già nella convenzione d'arbitrato perché, ove non vi provveda, la sede del procedimento sarà decisa dagli arbitri, anche all'estero, o mediante i criteri residuali dettati dalla legge, e potrebbe risultare non agevole, o significativamente oneroso, raggiungerla con frequenza. Ancora, sembra opportuno che la parte tenga presente che, a differenza di quanto avviene nel giudizio ordinario, qualora dovesse subire un danno a causa della colpa grave o addirittura del dolo degli arbitri, il risarcimento cui ha diritto è sottoposto a limiti massimi, e potrebbe rivelarsi inidoneo ai fini di un integrale ristoro del pregiudizio sofferto. Infine, anche se gli arbitri devono applicare le regole di diritto, ove non siano stati autorizzati dalle parti a decidere secondo equità, il limite all'impugnativa per nullità a causa di errores in iudicando di cui all'articolo 829, terzo comma, secondo cui l'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa , solo, se espressamente disposta dalle parti o dalla legge salva l'ipotesi della impugnazione della decisione per contrarietà con l'ordine pubblico , comporta che se la parte intende assicurarsi la garanzia che la decisione avvenga secondo diritto e con atto controllabile, dovrà inserire nella convenzione di arbitrato l'espressa previsione che il lodo potrà essere impugnato anche per errori di diritto. *Magistrato

Consiglio dei ministri D.Lgs recente Modificazioni al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato Approvato il 22 dicembre 2005 e in attesa di pubblica sulla Gazzetta Ufficiale Articolo 1 Modifiche all'articolo 339 1. Il terzo comma dell'articolo 339 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità a norma dell'articolo 113, secondo comma, sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia. . Articolo 2 Modifiche all'articolo 360 1. L'articolo 360 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 360 Sentenze impugnabili e motivi di ricorso . Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione 1 per motivi attinenti alla giurisdizione 2 per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza 3 per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro 4 per nullità della sentenza o del procedimento 5 per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello ma in tal caso l'impugnazione può proporsi soltanto a norma del primo comma, n. 3 . Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze può essere proposto, senza necessità di riserva, allorché sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio. Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i quali è ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge. . Articolo 3 Modifiche all'articolo 361 1. Il primo comma dell'articolo 361 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e contro quelle che decidono una o alcune delle domande senza definire l'intero giudizio, il ricorso per cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa. . Articolo 4 Modifiche all'articolo 363 del codice di procedura civile 1. L'articolo 363 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 363 Principio di diritto nell'interesse della legge . Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, ovvero quando il provvedimento non è ricorribile in cassazione e non è altrimenti impugnabile, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione può chiedere che la Corte enunci nell'interesse della legge il principio di diritto al quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi. La richiesta del procuratore generale, contenente una sintetica esposizione del fatto e delle ragioni di diritto poste a fondamento dell'istanza, è rivolta al primo presidente, il quale può disporre che la Corte si pronunci a sezioni unite se ritiene che la questione è di particolare importanza. Il principio di diritto può essere pronunciato dalla Corte anche d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti è dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa è di particolare importanza. La pronuncia della Corte non ha effetto sul provvedimento del giudice di merito. Articolo 5 Modifiche all'articolo 366 1. L'articolo 366 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 366 Contenuto del ricorso . Il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità 1 l'indicazione delle parti 2 l'indicazione della sentenza o decisione impugnata 3 l'esposizione sommaria dei fatti della causa 4 i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l'indicazione delle norme di diritto su cui si fondano, secondo quanto previsto dall'articolo 366 bis 5 l'indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto. 6 la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda. Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma, le notificazioni gli sono fatte presso la cancelleria della Corte di cassazione. Nel caso previsto nell'articolo 360, secondo comma, l'accordo delle parti deve risultare mediante visto apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori muniti di procura speciale, oppure mediante atto separato, anche anteriore alla sentenza impugnata, da unirsi al ricorso stesso. Le comunicazioni della cancelleria e le notificazioni tra i difensori di cui agli articoli 372 e 390 possono essere fatte al numero di fax o all'indirizzo di posta elettronica indicato in ricorso dal difensore che così dichiara di volerle ricevere, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, vigente. Si applicano le disposizioni richiamate dal secondo comma dell'articolo 176. . Articolo 6 Articolo 366-bis 1. Dopo l'articolo 366 del codice di procedura civile è inserito il seguente Articolo 366-bis. Formulazione dei motivi . Nei casi previsti dall'articolo 360, primo comma, numeri 1 , 2 , 3 e 4 l'illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto che consenta alla Corte di enunciare un corrispondente principio di diritto. Nel caso previsto dall'articolo 360, primo comma, numero , l'illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione. Articolo 7 Modifiche all'articolo 369 1. Il numero 4 del secondo comma dell'articolo 369 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente 4 gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda. . Articolo 8 Modifiche all'articolo 374 1.L'articolo 374 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 374 Pronuncia a sezioni unite . La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel n. 1 dell'articolo 360 e nell' articolo 362. Tuttavia, tranne che nei casi di impugnazione delle decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, il ricorso può essere assegnato alle sezioni semplici, se sulla questione di giurisdizione proposta si sono già pronunciate le sezioni unite. Inoltre il primo presidente può disporre che la Corte pronunci a sezioni unite sui ricorsi che presentano una questione di diritto già decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, e su quelli che presentano una questione di massima di particolare importanza. Se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato dalle sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso. In tutti gli altri casi la Corte pronuncia a sezione semplice. Articolo 9 Modifiche all'articolo 375 1.All'articolo 375 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modifiche a i numeri 2 , 3 , 4 e 5 del primo comma sono sostituiti dai seguenti 2 ordinare l'integrazione del contraddittorio o disporre che sia eseguita la notificazione dell'impugnazione a norma dell'articolo 332 ovvero che sia rinnovata 3 provvedere in ordine all'estinzione del processo in ogni caso diverso dalla rinuncia 4 pronunciare sulle istanze di regolamento di competenza e di giurisdizione 5 accogliere o rigettare il ricorso principale e l'eventuale ricorso incidentale per manifesta fondatezza o infondatezza, ovvero dichiararne l'inammissibilità per mancanza dei motivi previsti nell'articolo 360 o per difetto dei requisiti previsti dall'articolo 366 bis. . b i commi secondo, terzo e quarto sono abrogati. . Articolo 10 Modifiche all'articolo 380 1. L'articolo 380 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo380 Procedimento per la decisione in camera di consiglio . Il relatore nominato ai sensi dell'articolo 377, se, ricorrendo le ipotesi previste dall'articolo 375, primo comma, numeri 1 , 2 , 3 e 5 , non ritiene che il ricorso sia deciso in udienza, deposita in cancelleria una relazione con la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto e diritto in base ai quali ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio. Il presidente fissa con decreto l'adunanza della Corte. Almeno venti giorni prima della data stabilita per l'adunanza il decreto e la relazione sono comunicati al pubblico ministero e notificati agli avvocati delle parti, i quali hanno facoltà di presentare, il primo, conclusioni scritte, ed i secondi, memorie, non oltre cinque giorni prima e di chiedere di essere sentiti, se compaiono, nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma, numeri 1 , 3 e 5 . Nella seduta la Corte delibera sul ricorso con ordinanza. Se ritiene che non ricorrono le ipotesi previste all'articolo 375 la Corte rinvia la causa alla pubblica udienza. Articolo 11 Articolo 380 bis 1. Dopo l'articolo 380 del codice di procedura civile è aggiunto il seguente Articolo 380 bis. Procedimento per la decisione sulle istanze di regolamento di giurisdizione e di competenza . Nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma, numero 4 , il presidente, se non provvede ai sensi dell'articolo 380, primo comma, richiede al pubblico ministero le sue conclusioni scritte. Le conclusioni ed il decreto del presidente che fissa l'adunanza sono notificati, almeno venti giorni prima, agli avvocati delle parti, che hanno facoltà di presentare memorie non oltre cinque giorni prima e di chiedere di essere sentiti, se compaiono, limitatamente al regolamento di giurisdizione. Non si applica la disposizione del sesto comma dell'articolo 380. Articolo 12 Modifiche all''articolo 384 1. L'articolo 384 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 384. Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel merito . La Corte enuncia il principio di diritto quando decide il ricorso proposto a norma dell'articolo 360, primo comma, numero , e in ogni altro caso in cui, decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare importanza. La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio di diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte, ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d'ufficio, la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine non inferiore a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione. Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto in tal caso la Corte si limita a correggere la motivazione. Articolo 13 Modifiche all'articolo 385 1. All'articolo 385 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma Quando pronuncia sulle spese, anche nelle ipotesi di cui all'articolo 375, la Corte, anche d'ufficio, condanna, altresì, la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma, equitativamente determinata, non superiore al doppio dei massimi tariffari, se ritiene che essa ha proposto il ricorso o vi ha resistito anche solo con colpa grave. Articolo 14 Modifiche all'articolo 388 1. L'articolo 388 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 388. Trasmissione di copia del dispositivo al giudice di merito . Copia della sentenza è trasmessa dal cancelliere della Corte a quello del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, affinché ne sia presa nota in margine all'originale di quest'ultima. La trasmissione può avvenire anche in via telematica. Articolo 15 Modifiche all'articolo 391 1. I primi tre commi dell'articolo 391 del codice di procedura civile sono sostituiti dai seguenti Sulla rinuncia e nei casi di estinzione del processo disposta per legge, la Corte provvede con sentenza quando deve decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento, altrimenti provvede il presidente con decreto. Il decreto o la sentenza che dichiara l'estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese. Il decreto ha efficacia di titolo esecutivo se nessuna delle parti chiede la fissazione dell'udienza nel termine di dieci giorni dalla comunicazione. . Articolo 16 Modifiche all'articolo 391 bis 1. All'articolo 391 bis del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modifiche a al primo comma, dopo le parole Se la sentenza sono aggiunte le seguenti o l'ordinanza pronunciata ai sensi dell'articolo 375, primo comma, numeri 4 e 5 , b il secondo comma è sostituito dal seguente La Corte decide sul ricorso in camera di consiglio nell'osservanza delle disposizioni di cui all'articolo 380. . c dopo il secondo comma sono aggiunti i seguenti Sul ricorso per correzione dell'errore materiale pronuncia con ordinanza. Sul ricorso per revocazione pronuncia con ordinanza se lo dichiara inammissibile, altrimenti rinvia alla pubblica udienza. . Articolo 17 Articolo 391-ter 1. Dopo l'articolo 391-bis del codice di procedura civile è inserito il seguente Articolo 391-ter. Altri casi di revocazione ed opposizione di terzo . Il provvedimento con il quale la Corte ha deciso la causa nel merito è, altresì, impugnabile per revocazione per i motivi di cui ai numeri 1 , 2 , 3 e 6 dell'articolo 395 e per opposizione di terzo. I relativi ricorsi si propongono alla stessa Corte e debbono contenere gli elementi, rispettivamente, degli articoli 398, commi secondo e terzo, e 405, comma secondo. Quando pronuncia la revocazione o accoglie l'opposizione di terzo, la Corte decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto altrimenti, pronunciata la revocazione ovvero dichiarata ammissibile l'opposizione di terzo, rinvia la causa al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata. . Articolo 18 Articolo 420-bis 1. Dopo l'articolo 420 del codice di procedura civile è inserito il seguente Articolo 420 bis. Accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validità ed interpretazione dei contratti e accordi collettivi. Quando per la definizione di una controversia di cui all'articolo 409 è necessario risolvere in via pregiudiziale una questione concernente l'efficacia, la validità o l'interpretazione delle clausole di un contratto o accordo collettivo nazionale, il giudice decide con sentenza tale questione, impartendo distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione o, comunque, per la prosecuzione della causa fissando una successiva udienza in data non anteriore a novanta giorni. La sentenza è impugnabile soltanto con ricorso immediato per cassazione da proporsi entro sessanta giorni dalla comunicazione dell'avviso di deposito della sentenza. Copia del ricorso per cassazione deve, a pena di inammissibilità del ricorso, essere depositata presso la cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza impugnata entro venti giorni dalla notificazione del ricorso alle altre parti il processo è sospeso dalla data del deposito. Articolo 19 Modifiche alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile 1. Al titolo III delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modifiche a all'articolo 133 è aggiunto, in fine, il seguente comma L'articolo 129 terzo comma si applica altresì se il processo si estingue dopo la pronuncia delle sentenze previste dall'articolo 360, terzo comma, del codice di procedura civile. b dopo l'articolo 134 è inserito il seguente Articolo 134-bis Residenza o sede delle parti . All'atto del deposito di ricorso, controricorso o memoria, i difensori dichiarano il luogo di residenza o la sede della parte. . c l'articolo 138 è abrogato d l'articolo 142 è sostituito dal seguente Articolo 142 Ricorso di competenza delle sezioni unite e delle sezioni semplici . Se nel ricorso sono contenuti motivi di competenza delle sezioni semplici insieme con motivi di competenza delle sezioni unite, queste, se non ritengono opportuno decidere l'intero ricorso, dopo aver deciso i motivi di propria competenza, rimettono, con ordinanza, alla sezione semplice la causa per la decisione, con separata sentenza, degli ulteriori motivi. Le Sezioni unite possono disporre ai sensi del primo comma anche nel caso di rimessione ai sensi dell'articolo 374, terzo comma. e dopo l'articolo 146 è aggiunto il seguente Articolo 146-bis Accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validità ed interpretazione dei contratti e accordi collettivi . Nel caso di cui all'articolo 420 bis si applica, in quanto compatibile, l'articolo 64, commi 4, 6, 7 e 8, del decreto legislativo 30 marzo 2001, numero . f il primo comma dell'articolo 151 è sostituito dal seguente La riunione, ai sensi dell'articolo 274 del codice, dei procedimenti relativi a controversie in materia di lavoro e di previdenza e di assistenza e a controversie dinanzi al giudice di pace, connesse anche soltanto per identità delle questioni dalla cui risoluzione dipende, totalmente o parzialmente, la loro decisione, deve essere sempre disposta dal giudice, tranne nelle ipotesi che essa renda troppo gravoso o comunque ritardi eccessivamente il processo. In queste ipotesi la riunione, salvo gravi e motivate ragioni, è, comunque, disposta tra le controversie che si trovano nella stessa fase processuale. Analogamente si provvede nel giudizio di appello. g dopo l'articolo 144 ter è inserito il seguente Articolo 144 quater Restituzione del fasciolo d'ufficio e dei fascicoli di parte . Dopo la definizione del giudizio, il fascicolo d'ufficio trasmesso ai sensi dell'articolo 369 del codice e gli atti ed i documenti depositati dalle parti e già prodotti nei precedenti gradi del processo sono restituiti, decorsi novanta giorni dal deposito della decisione, alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. CAPO II Modificazioni al codice di procedura civile in materia di arbitrato Articolo 20 Modifiche al capo I, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo I è sostituito dal seguente CAPO I DELLA CONVENZIONE D'ARBITRATO 806. Controversie arbitrabili Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge. Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere decise da arbitri solo se previsto dalla legge o nei contratti o accordi collettivi di lavoro. 807. Compromesso Il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto e determinare l'oggetto della controversia. La forma scritta s'intende rispettata anche quando la volontà delle parti è espressa per telegrafo, telescrivente, telefacsimile o messaggio telematico nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti teletrasmessi. 808. Clausola compromissoria Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato, possono stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo siano decise da arbitri, purché si tratti di controversie che possono formare oggetto di convenzione d'arbitrato. La clausola compromissoria deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall'articolo 807. La validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce tuttavia, il potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la clausola compromissoria. 808-bis. Convenzione di arbitrato in materia non contrattuale Le parti possono stabilire, con apposita convenzione, che siano decise da arbitri le controversie future relative a uno o più rapporti non contrattuali determinati. La convenzione deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall'articolo 807. 808-ter. Arbitrato irrituale Le parti possono, con disposizione espressa per iscritto, stabilire che, in deroga a quanto disposto dall'articolo 824 bis, la controversia sia definita dagli arbitri mediante determinazione contrattuale. Altrimenti si applicano le disposizioni del presente titolo. Il lodo contrattuale è annullabile dal giudice competente secondo le disposizioni del libro I 1 se la convenzione dell'arbitrato è invalida, o gli arbitri hanno pronunciato su conclusioni che esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata sollevata nel procedimento arbitrale 2 se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale 3 se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812 4 se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte dalle parti come condizione di validità del lodo 5 se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. Al lodo contrattuale non si applica l'articolo 825. 808-quater. Interpretazione della convenzione d'arbitrato Nel dubbio, la convenzione d'arbitrato si interpreta nel senso che la competenza arbitrale si estende a tutte le controversie che derivano dal contratto o dal rapporto cui la convenzione si riferisce. 808-quinquies. Efficacia della convenzione d'arbitrato La conclusione del procedimento arbitrale senza pronuncia sul merito, non toglie efficacia alla convenzione d'arbitrato. Articolo 21 Modifiche al capo II, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo II è sostituito dal seguente CAPO II DEGLI ARBITRI 809. Numero degli arbitri Gli arbitri possono essere uno o più, purché in numero dispari. La convenzione d'arbitrato deve contenere la nomina degli arbitri oppure stabilire il numero di essi e il modo di nominarli. In caso d'indicazione di un numero pari di arbitri, un ulteriore arbitro, se le parti non hanno diversamente convenuto, è nominato dal presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. Se manca l'indicazione del numero degli arbitri e le parti non si accordano al riguardo, gli arbitri sono tre e, in mancanza di nomina, se le parti non hanno diversamente convenuto, provvede il presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. 810. Nomina degli arbitri Quando a norma della convenzione d'arbitrato gli arbitri devono essere nominati dalle parti, ciascuna di esse, con atto notificato per iscritto, rende noto all'altra l'arbitro o gli arbitri che essa nomina, con invito a procedere alla designazione dei propri. La parte, alla quale è rivolto l'invito, deve notificare per iscritto, nei venti giorni successivi, le generalità dell'arbitro o degli arbitri da essa nominati. In mancanza, la parte che ha fatto l'invito può chiedere, mediante ricorso, che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario è la sede dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il ricorso è presentato al presidente del tribunale del luogo in cui è stata stipulata la convenzione di arbitrato oppure, se tale luogo è all'estero, al presidente del tribunale di Roma. Il presidente del tribunale competente provvede alla nomina richiestagli, se la convenzione d'arbitrato non è manifestamente inesistente o non prevede manifestamente un arbitrato estero. Le stesse disposizioni si applicano se la nomina di uno o più arbitri è demandata dalla convenzione d'arbitrato all'autorità giudiziaria o se, essendo demandata a un terzo, questi non vi ha provveduto. 811. Sostituzione di arbitri Quando per qualsiasi motivo vengono a mancare tutti o alcuni degli arbitri nominati, si provvede alla loro sostituzione secondo quanto è stabilito per la loro nomina nella convenzione d'arbitrato. Se la parte a cui spetta o il terzo non vi provvede, o se la convenzione d'arbitrato nulla dispone al riguardo, si applicano le disposizioni dell'articolo precedente. 812. Incapacità di essere arbitro Non può essere arbitro chi è privo, in tutto o in parte, della capacità legale di agire. 813. Accettazione degli arbitri L'accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può risultare dalla sottoscrizione del compromesso o del verbale della prima riunione. Agli arbitri non compete la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio. 813-bis. Decadenza degli arbitri Se le parti non hanno diversamente convenuto, l'arbitro che omette o ritarda di compiere un atto relativo alle sue funzioni, può essere sostituito d'accordo tra le parti o dal terzo a ciò incaricato dalla convenzione d'arbitrato. In mancanza, decorso il termine di quindici giorni da apposita diffida comunicata per mezzo di lettera raccomandata all'arbitro per ottenere l'atto, ciascuna delle parti può proporre ricorso al presidente del tribunale a norma dell'articolo 810, secondo comma. Il presidente, sentiti gli arbitri e le parti, provvede con ordinanza non impugnabile e, se accerta l'omissione o il ritardo, dichiara la decadenza dell'arbitro e provvede alla sua sostituzione. 813-ter. Responsabilità degli arbitri . Risponde dei danni cagionati alle parti l'arbitro che 1 con dolo o colpa grave ha omesso o ritardato atti dovuti ed è stato perciò dichiarato decaduto, ovvero ha rinunciato all'incarico senza giustificato motivo 2 con dolo o colpa grave ha omesso o impedito la pronuncia del lodo entro il termine fissato a norma degli articoli 820 o 826. Fuori dai precedenti casi, gli arbitri rispondono esclusivamente per dolo o colpa grave entro i limiti previsti dall'articolo 2 della legge 13 aprile 1988, n. 117, commi secondo e terzo. L'azione di responsabilità può essere proposta in pendenza del giudizio arbitrale soltanto nel caso previsto dal primo comma, n. 1 . Se è stato pronunciato il lodo, l'azione di responsabilità può essere proposta soltanto dopo l'accoglimento dell'impugnazione con sentenza passata in giudicato e per i motivi per cui l'impugnazione è stata accolta. Se la responsabilità non dipende da dolo dell'arbitro, la misura del risarcimento non può superare una somma pari al triplo del compenso convenuto o, in mancanza di determinazione convenzionale, pari al triplo del compenso previsto dalla tariffa applicabile. Nei casi di responsabilità dell'arbitro il corrispettivo e il rimborso delle spese non gli sono dovuti o, nel caso di nullità parziale del lodo, sono soggetti a riduzione. Ciascun arbitro risponde solo del fatto proprio. 814. Diritti degli arbitri Gli arbitri hanno diritto al rimborso delle spese e all'onorario per l'opera prestata, se non vi hanno rinunciato al momento dell'accettazione o con atto scritto successivo. Le parti sono tenute solidalmente al pagamento, salvo rivalsa tra loro. Quando gli arbitri provvedono direttamente alla liquidazione delle spese e dell'onorario, tale liquidazione non è vincolante per le parti se esse non l'accettano. In tal caso l'ammontare delle spese e dell'onorario è determinato con ordinanza dal presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, su ricorso degli arbitri e sentite le parti. L'ordinanza è titolo esecutivo contro le parti ed è soggetta a reclamo a norma dell'articolo 825, quarto comma. Si applica l'articolo 830, quarto comma. 815. Ricusazione degli arbitri Un arbitro può essere ricusato 1 se non ha le qualifiche espressamente convenute dalle parti 2 se egli stesso, o un ente, associazione o società di cui sia amministratore, ha interesse nella causa 3 se egli stesso o il coniuge è parente fino al quarto grado o è convivente o commensale abituale di una delle parti, di un rappresentante legale di una delle parti, o di alcuno dei difensori 4 se egli stesso o il coniuge ha causa pendente o grave inimicizia con una delle parti, con un suo rappresentante legale, o con alcuno dei suoi difensori 5 se è legato ad una delle parti, a una società da questa controllata, al soggetto che la controlla, o a società sottoposta a comune controllo, da un rapporto di lavoro subordinato o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale o associativa che ne compromettono l'indipendenza inoltre, se è tutore o curatore di una delle parti 6 se ha prestato consulenza, assistenza o difesa ad una delle parti in una precedente fase della vicenda o vi ha deposto come testimone. Una parte non può ricusare l'arbitro che essa ha nominato o contribuito a nominare se non per motivi conosciuti dopo la nomina. La ricusazione è proposta mediante ricorso al presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, entro il termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione della nomina o dalla sopravvenuta conoscenza della causa di ricusazione. Il presidente pronuncia con ordinanza non impugnabile, sentito l'arbitro ricusato e le parti e assunte, quando occorre, sommarie informazioni. Con ordinanza il presidente provvede sulle spese. Nel caso di manifesta inammissibilità o manifesta infondatezza dell'istanza di ricusazione condanna la parte che l'ha proposta al pagamento, in favore dell'altra parte, di una somma equitativamente determinata non superiore al triplo del massimo del compenso spettante all'arbitro singolo in base alla tariffa forense. La proposizione dell'istanza di ricusazione non sospende il procedimento arbitrale, salvo diversa determinazione degli arbitri. Tuttavia, se l'istanza è accolta, l'attività compiuta dall'arbitro ricusato o con il suo concorso è inefficace. . Articolo 22 Modifiche al capo III, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo III è sostituito dal seguente CAPO III DEL PROCEDIMENTO 816. Sede dell'arbitrato Le parti determinano la sede dell'arbitrato nel territorio della Repubblica altrimenti provvedono gli arbitri. Se le parti e gli arbitri non hanno determinato la sede dell'arbitrato, questa è nel luogo in cui è stata stipulata la convenzione di arbitrato. Se tale luogo non si trova nel territorio nazionale, la sede è a Roma. Se la convenzione d'arbitrato non dispone diversamente, gli arbitri possono tenere udienza, compiere atti istruttori, deliberare ed apporre le loro sottoscrizioni al lodo anche in luoghi diversi dalla sede dell'arbitrato ed anche all'estero. 816-bis. Svolgimento del procedimento Le parti possono stabilire nella convenzione d'arbitrato, o con atto scritto separato, purché anteriore all'inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento e la lingua dell'arbitrato. In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio e determinare la lingua dell'arbitrato nel modo che ritengono più opportuno. Essi debbono in ogni caso attuare il principio del contraddittorio, concedendo alle parti ragionevoli ed equivalenti possibilità di difesa. Le parti possono stare in arbitrato per mezzo di difensori. In mancanza di espressa limitazione, la procura al difensore si estende a qualsiasi atto processuale, ivi compresa la rinuncia agli atti e la determinazione o proroga del termine per la pronuncia del lodo. In ogni caso, il difensore può essere destinatario della comunicazione della notificazione del lodo e della notificazione della sua impugnazione. Le parti o gli altri arbitri possono autorizzare il presidente del collegio arbitrale a deliberare le ordinanze circa lo svolgimento del procedimento. Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri, se non ritengono di provvedere con lodo non definitivo, provvedono con ordinanza revocabile non soggetta a deposito. 816-ter. Istruzione probatoria L'istruttoria o singoli atti di istruzione possono essere delegati dagli arbitri ad uno di essi. Gli arbitri possono assumere direttamente presso di sé la testimonianza, ovvero deliberare di assumere la deposizione del testimone, ove questi vi consenta, nella sua abitazione o nel suo ufficio. Possono altresì deliberare di assumere la deposizione richiedendo al testimone di fornire per iscritto risposte a quesiti nel termine che essi stessi stabiliscono. Se un testimone rifiuta di comparire davanti agli arbitri, questi, quando lo ritengono opportuno secondo le circostanze, possono richiedere al Presidente del Tribunale della sede dell'arbitrato, che ne ordini la comparizione davanti a loro. Nell'ipotesi prevista dal precedente comma il termine per la pronuncia del lodo è sospeso dalla data dell'ordinanza alla data dell'udienza fissata per l'assunzione della testimonianza. Gli arbitri possono farsi assistere da uno o più consulenti tecnici. Possono essere nominati consulenti tecnici sia persone fisiche, sia enti. Gli arbitri possono chiedere alla pubblica amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell'amministrazione stessa, che è necessario acquisire al giudizio. 816-quater. Pluralità di parti Qualora più di due parti siano vincolate dalla stessa convenzione d'arbitrato, ciascuna parte può convenire tutte o alcune delle altre nel medesimo procedimento arbitrale se la convenzione d'arbitrato devolve a un terzo la nomina degli arbitri, se gli arbitri sono nominati con l'accordo di tutte le parti, ovvero se le altre parti, dopo che la prima ha nominato l'arbitro o gli arbitri, nominano d'accordo un ugual numero di arbitri o ne affidano a un terzo la nomina. Fuori dei casi previsti nel precedente comma il procedimento iniziato da una parte nei confronti di altre si scinde in tanti procedimenti quante sono queste ultime. Se non si verifica l'ipotesi prevista nel primo comma e si versa in caso di litisconsorzio necessario, l'arbitrato è improcedibile. 816-quinquies. Intervento di terzi e successione nel diritto controverso L'intervento volontario o la chiamata in arbitrato di un terzo sono ammessi solo con l'accordo del terzo e delle parti e con il consenso degli arbitri. Sono sempre ammessi l'intervento previsto dal secondo comma dell'articolo 105 e l'intervento del litisconsorte necessario. Si applica l'articolo 111. 816-sexies. Morte, estinzione o perdita di capacità della parte Se la parte viene meno per morte o altra causa, ovvero perde la capacità legale, gli arbitri assumono le misure idonee a garantire l'applicazione del contraddittorio ai fini della prosecuzione del giudizio. Essi possono sospendere il procedimento. Se nessuna delle parti ottempera alle disposizioni degli arbitri per la prosecuzione del giudizio, gli arbitri possono rinunciare all'incarico. 816-septies. Anticipazione delle spese Gli arbitri possono subordinare la prosecuzione del procedimento al versamento anticipato delle spese prevedibili. Salvo diverso accordo delle parti, gli arbitri determinano la misura dell'anticipazione a carico di ciascuna parte. Se una delle parti non presta l'anticipazione richiestale, l'altra può anticipare la totalità delle spese. Se le parti non provvedono all'anticipazione nel termine fissato dagli arbitri, non sono più vincolate alla convenzione di arbitrato con riguardo alla controversia che ha dato origine al procedimento arbitrale. 817. Eccezione d'incompetenza Se la validità, il contenuto o l'ampiezza della convenzione d'arbitrato o la regolare costituzione degli arbitri sono contestate nel corso dell'arbitrato, gli arbitri decidono sulla propria competenza. Questa disposizione si applica anche se i poteri degli arbitri sono contestati in qualsiasi sede per qualsiasi ragione sopravvenuta nel corso del procedimento. La parte che non eccepisce nella prima difesa successiva all'accettazione degli arbitri l'incompetenza di questi per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione d'arbitrato, non può per questo motivo impugnare il lodo, salvo il caso di controversia non arbitrabile. La parte, che non eccepisce nel corso dell'arbitrato che le conclusioni delle altre parti esorbitano dai limiti della convenzione arbitrale, non può, per questo motivo, impugnare il lodo. 817-bis. Compensazione Gli arbitri sono competenti a conoscere dell'eccezione di compensazione, nei limiti del valore della domanda, anche se il controcredito non è compreso nell'ambito della convenzione di arbitrato. 818. Provvedimenti cautelari Gli arbitri non possono concedere sequestri, né altri provvedimenti cautelari, salva diversa disposizione di legge. 819. Questioni pregiudiziali di merito Gli arbitri risolvono senza autorità di giudicato tutte le questioni rilevanti per la decisione della controversia, anche se vertono su materie che non possono essere oggetto di convenzione di arbitrato, salvo che debbano essere decise con efficacia di giudicato per legge. Su domanda di parte, le questioni pregiudiziali sono decise con efficacia di giudicato se vertono su materie che possono essere oggetto di convenzione di arbitrato. Se tali questioni non sono comprese nella convenzione di arbitrato, la decisione con efficacia di giudicato è subordinata alla richiesta di tutte le parti. 819-bis. Sospensione del procedimento arbitrale Ferma l'applicazione dell'articolo 816 sexies, gli arbitri sospendono il procedimento arbitrale con ordinanza motivata nei seguenti casi 1 quando il processo dovrebbe essere sospeso a norma del comma terzo dell'articolo 75 del codice di procedura penale, se la controversia fosse pendente davanti all'autorità giudiziaria 2 se sorge questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione d'arbitrato e per legge deve essere decisa con autorità di giudicato. 3 quando rimettono alla Corte costituzionale una questione di legittimità costituzionale ai sensi dell'articolo 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87. Se nel procedimento arbitrale è invocata l'autorità di una sentenza e questa è impugnata, si applica il secondo comma dell'articolo 337. Una volta disposta la sospensione, il procedimento si estingue se nessuna parte deposita presso gli arbitri istanza di prosecuzione entro il termine fissato dagli arbitri stessi o, in difetto, entro un anno dalla cessazione della causa di sospensione. Nel caso previsto dal primo comma, numero 2 , il procedimento si estingue altresì se entro novanta giorni dall'ordinanza di sospensione nessuna parte deposita presso gli arbitri copia autentica dell'atto con il quale la controversia sulla questione pregiudiziale è proposta davanti all'autorità giudiziaria. 819-ter. Rapporti tra arbitri e autorità giudiziaria . La competenza degli arbitri non è esclusa dalla pendenza della stessa causa davanti al giudice, né dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente davanti al giudice. La sentenza, con la quale il giudice afferma o nega la propria competenza in relazione a una convenzione d'arbitrato, è impugnabile a norma degli articoli 42 e 43. L'eccezione di incompetenza del giudice in ragione della convenzione di arbitrato deve essere proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta. La mancata proposizione dell'eccezione esclude la competenza arbitrale limitatamente alla controversia dedotta in giudizio. Nei rapporti tra arbitrato e processo giudiziario non si applicano regole corrispondenti agli articoli 44, 45, 48, 50 e 295. In pendenza del procedimento arbitrale non possono essere proposte domande giudiziali aventi ad oggetto l'invalidità o inefficacia della convenzione di arbitrato. . Articolo 23 Modifiche al capo IV, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo IV è sostituito dal seguente CAPO IV DEL LODO 820. Termine per la decisione Le parti possono, con la convenzione di arbitrato o con accordo anteriore all'accettazione degli arbitri, fissare un termine per la pronuncia del lodo. Se non è stato fissato un termine per la pronuncia del lodo, gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel termine di duecentoquaranta giorni dall'accettazione della nomina. In ogni caso il termine può essere prorogato a mediante dichiarazioni scritte di tutte le parti indirizzate agli arbitri b dal presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, su istanza motivata di una delle parti o degli arbitri l'istanza può essere proposta fino alla scadenza del termine. In ogni caso il termine può essere prorogato solo prima della scadenza. Se le parti non hanno disposto diversamente, il termine è prorogato di centottanta giorni nei casi seguenti e per non più di una volta nell'ambito di ciascuno di essi a se debbono essere assunti mezzi di prova b se è disposta consulenza tecnica d'ufficio c se è pronunciato un lodo non definitivo o un lodo parziale d se è modificata la composizione del collegio arbitrale o è sostituito l'arbitro unico. Il termine per la pronuncia del lodo è sospeso durante la sospensione del procedimento. In ogni caso, dopo la ripresa del procedimento, il termine residuo, se inferiore, è esteso a novanta giorni. 821. Rilevanza del decorso del termine Il decorso del termine indicato nell'articolo precedente non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza. Se la parte fa valere la decadenza degli arbitri, questi, verificato il decorso del termine, dichiarano estinto il procedimento. 822. Norme per la deliberazione Gli arbitri decidono secondo le norme di diritto, salvo che le parti abbiano disposto con qualsiasi espressione che gli arbitri pronunciano secondo equità. 823. Deliberazione e requisiti del lodo Il lodo è deliberato a maggioranza di voti con la partecipazione di tutti gli arbitri ed è quindi redatto per iscritto. Ciascun arbitro può chiedere che il lodo, o una parte di esso, sia deliberato dagli arbitri riuniti in conferenza personale. Il lodo deve contenere 1 il nome degli arbitri 2 l'indicazione della sede dell'arbitrato 3 l'indicazione delle parti 4 l'indicazione della convenzione di arbitrato e delle conclusioni delle parti 5 l'esposizione sommaria dei motivi 6 il dispositivo 7 la sottoscrizione degli arbitri. La sottoscrizione della maggioranza degli arbitri è sufficiente, se accompagnata dalla dichiarazione che esso è stato deliberato con la partecipazione di tutti e che gli altri non hanno voluto o non hanno potuto sottoscriverlo 8 la data delle sottoscrizioni. 824. Originali e copie del lodo Gli arbitri redigono il lodo in uno o più originali. Gli arbitri danno comunicazione del lodo a ciascuna parte mediante consegna di un originale, o di una copia attestata conforme dagli stessi arbitri, anche con spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni dalla sottoscrizione del lodo. 824-bis. Efficacia del lodo Salvo quanto disposto dall'articolo 825, il lodo ha dalla data della sua ultima sottoscrizione gli effetti della sentenza pronunciata dall'autorità giudiziaria. 825. Deposito del lodo La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio della Repubblica ne propone istanza depositando il lodo in originale, o in copia conforme, insieme con l'atto contenente la convenzione di arbitrato, in originale o in copia conforme, nella cancelleria del tribunale nel cui circondario è la sede dell'arbitrato. Il tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è soggetto a trascrizione o annotazione, in tutti i casi nei quali sarebbe soggetta a trascrizione o annotazione la sentenza avente il medesimo contenuto. Del deposito e del provvedimento del tribunale è data notizia dalla cancelleria alle parti nei modi stabiliti dell'articolo 133, secondo comma. Contro il decreto che nega o concede l'esecutorietà del lodo, è ammesso reclamo mediante ricorso alla corte d'appello, entro trenta giorni dalla comunicazione la corte, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con ordinanza. 826. Correzione del lodo Ciascuna parte può chiedere agli arbitri entro un anno dalla comunicazione del lodo a di correggere nel testo del lodo omissioni o errori materiali o di calcolo, anche se hanno determinato una divergenza fra i diversi originali del lodo pure se relativa alla sottoscrizione degli arbitri b di integrare il lodo con uno degli elementi indicati nell'articolo 823, numeri 1 , 2 , 3 , 4 . Gli arbitri, sentite le parti, provvedono entro il termine di sessanta giorni. Della correzione è data comunicazione alle parti a norma dell'articolo 824. Se gli arbitri non provvedono, l'istanza di correzione è proposta al tribunale nel cui circondario ha sede l'arbitrato. Se il lodo è stato depositato, la correzione è richiesta al tribunale del luogo in cui è stato depositato. Si applicano le disposizioni dell'articolo 288, in quanto compatibili. Alla correzione può provvedere anche il giudice di fronte al quale il lodo è stato impugnato o fatto valere. . Articolo 24 Modifiche al capo V, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo V è sostituito dal seguente CAPO V DELLE IMPUGNAZIONI 827. Mezzi di impugnazione Il lodo è soggetto all'impugnazione per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo. I mezzi d'impugnazione possono essere proposti indipendentemente dal deposito del lodo. Il lodo che decide parzialmente il merito della controversia è immediatamente impugnabile, ma il lodo che risolve alcune delle questioni insorte senza definire il giudizio arbitrale è impugnabile solo unitamente al lodo definitivo. 828. Impugnazione per nullità L'impugnazione per nullità si propone, nel termine di novanta giorni dalla notificazione del lodo, davanti alla Corte d'appello nel cui distretto è la sede dell'arbitrato. L'impugnazione non è più proponibile decorso un anno dalla data dell'ultima sottoscrizione. L'istanza per la correzione del lodo non sospende il termine per l'impugnazione tuttavia il lodo può essere impugnato relativamente alle parti corrette nei termini ordinari, a decorrere dalla comunicazione dell'atto di correzione. 829. Casi di nullità L'impugnazione per nullità è ammessa, nonostante qualunque preventiva rinuncia, nei casi seguenti 1 se la convenzione d'arbitrato è invalida, ferma la disposizione dell'articolo 817, terzo comma 2 se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi prescritti nei capi II e VI del presente titolo, purché la nullità sia stata dedotta nel giudizio arbitrale 3 se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812 4 se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti della convenzione d'arbitrato, ferma la disposizione dell'articolo 817, quarto comma, o ha deciso il merito della controversia in ogni altro caso in cui il merito non poteva essere deciso 5 se il lodo non ha i requisiti indicati nei numeri 5 , 6 , 7 dell'articolo 823 6 se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine stabilito, salvo il disposto dell'articolo 821 7 se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte dalle parti sotto espressa sanzione di nullità e la nullità non è stata sanata 8 se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le parti purché tale lodo o tale sentenza sia stata prodotta nel procedimento 9 se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio 10 se il lodo conclude il procedimento senza decidere il merito della controversia e il merito della controversia doveva essere deciso dagli arbitri 11 se il lodo contiene disposizioni contraddittorie 12 se il lodo non ha pronunciato su alcuna delle domande ed eccezioni proposte dalle parti in conformità alla convenzione di arbitrato. La parte che ha dato causa a un motivo di nullità, o vi ha rinunciato, o che non ha eccepito nella prima istanza o difesa successiva la violazione di una regola che disciplina lo svolgimento del procedimento arbitrale, non può per questo motivo impugnare il lodo. L'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa se espressamente disposta dalle parti o dalla legge. E' ammessa in ogni caso l'impugnazione delle decisioni per contrarietà all'ordine pubblico. L'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è sempre ammessa 1 nelle controversie previste dall'articolo 409 2 se la violazione delle regole di diritto concerne la soluzione di questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione di arbitrato. Nelle controversie previste dall'articolo 409, il lodo è soggetto ad impugnazione anche per violazione dei contratti e accordi collettivi. 830. Decisione sull'impugnazione per nullità La corte d'appello decide sull'impugnazione per nullità e, se l'accoglie, dichiara con sentenza la nullità del lodo. Se il vizio incide su una parte del lodo che sia scindibile dalle altre, dichiara la nullità parziale del lodo. Se il lodo è annullato per i motivi di cui all'articolo 829, commi primo, numeri 5 , 6 , 7 , 8 , 9 , 11 o 12 , terzo, quarto o quinto, la corte d'appello decide la controversia nel merito salvo che le parti non abbiano stabilito diversamente nella convenzione di arbitrato o con accordo successivo. Tuttavia, se una delle parti, alla data della sottoscrizione della convenzione di arbitrato, risiede o ha la propria sede effettiva all'estero, la corte d'appello decide la controversia nel merito solo se le parti hanno così stabilito nella convenzione di arbitrato o ne fanno concorde richiesta. Quando la corte d'appello non decide nel merito, alla controversia si applica la convenzione di arbitrato, salvo che la nullità dipenda dalla sua invalidità o inefficacia. Su istanza di parte anche successiva alla proposizione dell'impugnazione, la corte d'appello può sospendere con ordinanza l'efficacia del lodo, quando ricorrono gravi motivi. 831. Revocazione ed opposizione di terzo Il lodo, nonostante qualsiasi rinuncia, è soggetto a revocazione nei casi indicati nei numeri 1 , 2 , 3 e 6 dell'articolo 395, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo. Se i casi di cui al primo comma si verificano durante il corso del processo di impugnazione per nullità, il termine per la proposizione della domanda di revocazione è sospeso fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla nullità. Il lodo è soggetto ad opposizione di terzo nei casi indicati nell'articolo 404. Le impugnazioni per revocazione e per opposizione di terzo si propongono davanti alla corte d'appello nel cui distretto è la sede dell'arbitrato, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo. La corte d'appello può riunire le impugnazioni per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo nello stesso processo, se lo stato della causa preventivamente proposta consente l'esauriente trattazione e decisione delle altre cause. . Articolo 25 Modifiche al capo VI, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo VI è sostituito dal seguente CAPO VI DELL'ARBITRATO SECONDO REGOLAMENTI PRECOSTITUITI 832. Rinvio a regolamenti arbitrali La convenzione d'arbitrato può fare rinvio a un regolamento arbitrale precostituito. Nel caso di contrasto tra quanto previsto nella convenzione di arbitrato e quanto previsto dal regolamento, prevale la convenzione di arbitrato. Se le parti non hanno diversamente convenuto, si applica il regolamento in vigore al momento in cui il procedimento arbitrale ha inizio. Le istituzioni di carattere associativo e quelle costituite per la rappresentanza degli interessi di categorie professionali non possono nominare arbitri nelle controversie che contrappongono i propri associati o appartenenti alla categoria professionale a terzi. Il regolamento può prevedere ulteriori casi di sostituzione e ricusazione degli arbitri in aggiunta a quelli previsti dalla legge. Se l'istituzione arbitrale rifiuta di amministrare l'arbitrato, la convenzione d'arbitrato mantiene efficacia e si applicano i precedenti capi di questo titolo. . CAPO III DISPOSIZIONI FINALI Articolo 26 Modifiche all'articolo 23 della legge 23 novembre 1981, n. 689 1. All'articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 sono apportate le seguenti modifiche a al quinto comma, le parole ricorribile per cassazione sono sostituite dalla seguente appellabile b l'ultimo comma è abrogato. Articolo 27 Disciplina transitoria 1. Gli articoli 1 e 19, comma 1, lettera f , si applicano ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Tuttavia, ai provvedimenti del giudice di pace pubblicati entro la data di entrata in vigore del presente decreto si applica la disciplina previgente. 2. Le restanti disposizioni del Capo I si applicano ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze e gli altri provvedimenti pubblicati a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 3. Le disposizioni dell'articolo 20 si applicano alle convenzioni di arbitrato stipulate dopo l'entrata in vigore del presente decreto. 4. Le disposizioni degli articoli 21, 22, 23, 24 e 25 si applicano ai procedimenti arbitrali, nei quali la domanda di arbitrato è stata proposta successivamente all'entrata in vigore del presente decreto. 5. Le disposizioni dell'articolo 26 si applicano alle ordinanze pronunciate ed alle sentenze pubblicate a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Articolo 28 Abrogazioni 1. Alla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati gli articoli 833, 834, 835, 836, 837, 838 del codice di procedura civile. Articolo 29 Copertura finanziaria 1. Dall'attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato.