Brigadiere degradato anche dopo il patteggiamento (per furto)

Respinto il ricorso di un carabiniere la sanzione irrogata dall'Arma è adeguata alla gravità del reato per chi tradisce i doveri assunti con il giuramento

Legittima la destituzione anche se il carabiniere condannato a due mesi di reclusione ha patteggiato la pena. Lo ha stabilito la prima sezione del Tar Sicilia con la sentenza 563/06 depositata lo scorso 9 marzo e qui leggibile nei documenti correlati . Un brigadiere dell'Arma dei carabinieri era stato condannato a due mesi e venti giorni di reclusione in seguito all'applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell'articolo 444 Cpp, poiché durante un sinistro stradale si era impossessato di un cellulare sottraendolo a un passeggero ferito coinvolto nell'incidente. L'Arma per gli stessi fatti lo aveva sottoposto a procedimento disciplinare e in seguito alla condanna aveva deciso di degradarlo. I giudici siciliani hanno respinto il ricorso del brigadiere sostenendo che la sanzione irrogata dall'amministrazione è adeguata alla gravità del reato che, oltre ad essere incompatibile con lo status di carabiniere, tradisce i doveri assunti con il giuramento prestato durante l'arruolamento. Ma non solo, secondo il Tar Sicilia, il comportamento del brigadiere, denota anche una scarsa presenza di valori morali e una totale assenza di lealtà nei rapporti con il cittadino. Viene così reciso il rapporto di fiducia con l'istituzione. cri.cap

Tar Sicilia - Sezione prima - sentenza 27 gennaio-27 marzo 2006, n. 563 Presidente Giallombardo - Estensore Barone Ricorrente Zuccarello Fatto Con il ricorso in epigrafe, ritualmente notificato e depositato, il ricorrente, brigadiere dell'Arma dei Carabinieri, espone quanto segue di essere stato sottoposto a procedimento penale per il reato di furto aggravato, poiché, essendo intervenuto sul luogo di un sinistro stradale in qualità di capo equipaggio, si era impossessato di un telefono cellulare sottraendolo ad un utente ferito coinvolto nell'incidente di essere stato condannato alla pena di mesi due e giorni venti di reclusione e al pagamento della multa di euro 300.00 a seguito di patteggiamento ex articolo 444 Cpp, con sentenza del 16/2004, divenuta irrevocabile il 26 febbraio 2004 di essere stato sottoposto, per i medesimi fatti, a procedimento disciplinare, con formale atto di contestazione degli addebiti notificato in data 19 luglio 2004 di avere avuto irrogata, in esito a detto procedimento, la sanzione disciplinare della perdita del grado, giusto decreto del Direttore Generale per il personale militare n. 346/III/2004 del 16 ottobre 2004, notificato il 20 dicembre 2004. Con il presente ricorso chiede l'annullamento di tale provvedimento, deducendo le seguenti censure 1 Violazione dell'articolo 55 del D.Lgs 106/01 l'Amministrazione non avrebbe esercitato il potere disciplinare tempestivamente . 2 Eccesso di potere per sviamento, per eccessiva sproporzione della sanzione, per disparità di trattamento e per travisamento dei fatti la sanzione disciplinare sarebbe stata irrogata sul solo presupposto fattuale della intervenuta sentenza penale di condanna, senza tenere in alcun conto altri elementi . 3 Eccesso di potere per carenza ed erroneità di motivazione del provvedimento impugnato il provvedimento disciplinare risulterebbe sproporzionato tenuto conto dell'entità dei fatti commessi e sarebbe comunque privo di motivazione in ordine ad alcuni indici di valutazione nell'irrogazione della sanzione disciplinare, quali i precedenti disciplinari e di servizio del dipendente . Fissata la camera di consiglio del 22 febbraio 2005 per la trattazione della domanda cautelare, l'istanze di sospensione è state respinta. Si è costituita l'Avvocatura dello Stato che, con successiva memoria ritualmente depositata, ha affermato la legittimità del provvedimento impugnato, chiedendo pertanto il rigetto del gravame, col favore delle spese. Parte ricorrente ha controdedotto, con memoria nei termini, insistendo per l'accoglimento del ricorso. Alla pubblica udienza del 27 gennaio 2006, su richiesta delle parti, il ricorso è stato posto in decisione. Diritto Il ricorso è infondato. Il primo motivo di gravame con il quale il ricorrente lamenta una generica tardività dell'esercizio del potere disciplinare da parte dell'Amministrazione resistente è infondato, atteso che il procedimento è stato correttamente concluso nei termini indicati dalla legge 19/1990, applicabile al caso in esame le norme ivi contenute - secondo l'orientamento consolidato della giurisprudenza amministrativa - sono interpretate nel senso di riconoscere all'Amministrazione procedente due diversi termini uno di centottanta giorni, per l'inizio del procedimento disciplinare, decorrente dal momento della conoscenza della intervenuta sentenza irrevocabile di condanna ed un secondo di novanta giorni, per la conclusione definitiva del procedimento, decorrente dallo scadere del primo. In altre parole, all'Amministrazione è attribuito, per l'irrogazione della sanzione disciplinare della destituzione a seguito di sentenza penale di condanna, un arco temporale di complessivi 270 giorni per l'inizio e la conclusione del procedimento disciplinare cfr. Consiglio Stato Ap, 14 gennaio 2004, Tar Palermo, Sezione prima, 366/05 . Nel caso in esame l'Amministrazione intimata - come da documentazione in atti - ha avuto conoscenza della sentenza penale di condanna in data 11 marzo 2004 il procedimento disciplinare è stato avviato il 19 luglio 2004 con la formale contestazione degli addebiti a conclusione dell'istruttoria, in data 16 ottobre 2004 è stata irrogata la sanzione della perdita del grado per rimozione per motivi disciplinari, notificata il successivo 20 dicembre 2004. Conseguentemente, il procedimento disciplinare è iniziato e si è successivamente concluso entro il periodo complessivo attribuito all'Amministrazione di 270 giorni. Anche gli altri due motivi di ricorso sono infondati. Dagli di causa si rileva che l'Amministrazione, dopo aver richiamato la sentenza del Gip presso il Tribunale di Marsala, e con essa i fatti cui la pronuncia si riferisce, ha provveduto alla loro autonoma valutazione in sede disciplinare in esito alla quale è pervenuta alla determinazione della irrogazione della sanzione in oggetto, in ragione della gravità del fatto compiuto dal ricorrente, che - oltre ad essere incompatibile con lo status di appartenente all'Arma dei Carabinieri, ed in contrasto con i doveri assunti con il giuramento prestato all'atto dell'arruolamento - manifesta, sicuramente, una scarsa presenza di valori morali ed una totale assenza di lealtà nei rapporti con il cittadino, che recide il rapporto di fiducia con l'Istituzione. Sulla base delle precedenti considerazioni, il provvedimento disciplinare resiste alle censure mosse da parte ricorrente, poiché esso risulta adeguatamente motivato e proporzionato in relazione alla gravità dei fatti commessi degli addebiti contestati. Il ricorso, pertanto, deve essere respinto. Sussistono, tuttavia, giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese del giudizio. PQM Il Tar per la Sicilia, Sezione prima, respinge il ricorso in epigrafe. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 2