Salernitana, derby giudiziario all'ombra del lodo Petrucci

La vecchia e la nuova società si contendono marchio, divisa e stemma. Riconosciuto il rischio dell'uso illegittimo dei segni distintivi del club, ma non la necessità di un intervento d'urgenza

Arrivano al pettine i nodi del lodo Petrucci. Dopo anni di finanza allegra dei club, il provvedimento è stato varato nel maggio 2004 dalla Federazione sportiva giuoco calcio per consentire il passaggio del titolo sportivo dalle società che non erano più in grado di iscriversi ai campionati per motivi economici a compagini nuove di zecca e prive di debiti una scelta dettata dalla necessità di garantire la continuità agonistica e di sopire le proteste dei tifosi riducendo, specie nelle grandi città, i rischi per l'ordine pubblico . In Campania va ora in scena un braccio di ferro fra la vecchia Salernitana Sport , società per azioni in liquidazione, e la nuova compagine, la Salernitana calcio 1919 spa , che milita attualmente nel campionato di C1, girone A. La prima si rivolge al tribunale di Napoli, sezione specializzata in materia di proprietà industriale e intellettuale, chiedendo in via cautelare di vietare alla seconda l'uso di denominazione, marchio, colori sociali e perfino dello stadio Arechi dove si disputano le gare . Reti inviolate. Questa frazione del derby giudiziario, però, si conclude in qualche modo a reti inviolate perché il giudice partenopeo riconosce il fumus boni iuris della domanda di tutela ma non il periculum in mora e rigetta la domanda cautelare con l'ordinanza del 13 febbraio scorso, integralmente leggibile fra i documenti correlati in altre parole la nuova Salernitana adopera illegittimamente i segni distintivi del vecchio club, ma non c'è l'urgenza di intervenire con il divieto d'uso dei marchi perché la Salernitana Sport spa in liquidazione ha deliberato lo scioglimento, è receduta dall'associazione Figc, ha rinunciato all'affiliazione e ha cessato di partecipare al campionato di terza categoria, interrompendo l'attività calcistica In questo momento sono quindi inesistenti - osserva il giudice campano - il pericolo di confusione e quello di sviamento della clientela lamentato dall'attrice . Titolo in rialzo. Per comprendere la vicenda occorre fare un passo indietro all'estate scorsa, quando la squadra campana viene esclusa dal campionato di calcio 2005/2006. In attuazione del lodo Petrucci il titolo sportivo passa dalla Salernitana Sport spa alla Salernitana calcio 1919 spa con tanto di svincolo di autorità dei calciatori e nell'ottobre scorso il Tar Lazio emette una pronuncia di inammissibilità contro l'impugnativa delle delibere della Figc. Ora, in tema di proprietà industriale, si apre la questione sui segni distintivi. Alla domanda di tutela avanzata dalla vecchia società la sezione specializzata del tribunale partenopeo ammette la possibilità che esista un buon diritto circa l'esito finale della causa, ma non riconosce che esistano dei rischi tali da intervenire d'urgenza con l'inibitoria. Il vecchio club granata, però, strappa comunque un punto a suo favore il tribunale osserva che il nuovo marchio e quello precedente sono molto simili e c'è fondato motivo di ritenere che possano essere confusi. Di più. Il fatto che la denominazione Salernitana sia stata integrata con la dicitura Calcio 1919 per il giudice può aumentare la confusione perché rimanda all'anno di fondazione del vecchio sodalizio. La questione, spiega la sezione specializzata in materia di proprietà industriale, va inquadrata in chiave prospettica la vecchia società potrebbe un domani progredire verso le serie calcistiche superiori più vicine ai campionati in cui si troverà impegnata la nuova compagine, rischiando ancora di più di disorientare il pubblico. Nessun pericolo. Perché, allora, l'ordinanza nega il configurarsi del periculum in mora? Il giudice esclude che per ora dal protrarsi dell'uso dei segni distintivi da parte della nuova Salernitana durante il tempo necessario per la decisione sul merito possa derivare un pregiudizio patrimoniale alla vecchia società, che al momento non è impegnata in competizioni agonistiche. Sono allo stato presenti - osserva il giudice - esclusivamente profili risarcitori e la Salernitana calcio 1919 spa è una società che, si legge nell'ordinanza, mostra basi patrimoniali solide al punto di aver ottenuto dalla Figc l'affidamento del titolo sportivo cittadino. Ancora la spa in liquidazione chiede risarcimenti oltre che alla nuova compagine anche alla Figc per non aver imposto l'acquisto dell'azienda alla società beneficiaria del lodo Petrucci. Sulle questioni che non riguardano profili industrialistici , però, il tribunale partenopeo si dichiara incompetente le controversie in materia di provvedimenti della Figc come il lodo Petrucci, ricorda il giudice citando la sentenza 4/2005 dell'adunanza plenaria del Consiglio di Stato, sono devolute al Tar Lazio e a Palazzo Spada cfr. sul numero 36/2005 del settimanale D& G l'inserto speciale I Tar tecipanti al campionato firmato dall'avvocato Lucio Giacomardo . d.f.

Tribunale di Napoli - Sezione specializzata in materia di proprietà industriale ed intellettuale - ordinanza 13 Febbraio 2006 Giudice Designato, Petruzziello Ricorrente Salernitana sport Spa in liquidazione 1. I fatti costituenti premessa storica e ragione fondante delle domande cautelari e di merito sono oggettivi ed incontroversi. La delibera del consiglio federale della Figc del 15.7.2005, i precedenti conformi pareri della Covisoc e Coavisoc, le decisioni rese dai giudici sportivi e da quelli amministrativi avverso quella delibera, lo svincolo d'autorità dei giocatori della Salernitana sport Spa, l'attribuzione in attuazione del lodo Petrucci del titolo sportivo per la città di Salerno alla Salernitana calcio 1919 Spa, la pronuncia d'inammissibilità resa dal Tar Lazio nell'ottobre del 2005 sull'impugnativa di queste ultime delibere della Figc, sono circostanze pacifiche. Altrettanto incontestati sono gli ulteriori aspetti legati alle rispettive denominazioni, segni distintivi, colori sociali e quant'altro è derivato dagli eventi già tratteggiati. È quindi sterile indugiare nella loro rievocazione, d'altro canto già compiuta dalle parti. Meglio andare al sodo. 2. Le istanze cautelari sono state proposte in corso di causa, sicché per la qualificazione delle domande di merito e per la verifica del nesso di strumentalità tra queste e le domande cautelari occorre prendere in esame anche l'atto di citazione. L'attrice lamenta che i comportamenti tenuti dalle convenute in concorso tra loro avrebbero determinato la sottrazione della quasi totalità dei suoi valori aziendali a vantaggio della Salernitana calcio 1919 Spa. L'attribuzione del titolo della vecchia Salernitana alla nuova , lo svincolo d'autorità dei calciatori, il transito di alcuni di questi nelle file della nuova e l'identico passaggio di alcuni dipendenti non tecnici, la mancata imposizione dell'acquisto dell'azienda da parte della società beneficiaria del cd. lodo Petrucci, la conseguente diSparità di trattamento rispetto a quanto previsto dall'articolo 52 delle Noif in caso di fallimento della società calcistica affiliata, avrebbero avuto come effetto il quasi integrale azzeramento del valore del patrimonio della società, cagionandole ingenti danni dei quali domanda il risarcimento. A completare il quadro dei comportamenti asseritamente illeciti delle convenute vengono denunciate alcune violazioni di diritti di privativa denominazione, ditta, marchio, colori sociali e talune condotte contrarie ai canoni della leale concorrenza storno dei dipendenti, disputa delle partite nello stadio Arechi e conseguente sviamento della clientela , le une e le altre direttamente ricollegabili all'illegittimo trasferimento del titolo. Di qui le domande - di merito - di accertamento dell'illegittimità di questi comportamenti, d'inibitoria ex articolo 124 codice della proprietà industriale, di condanna della Salernitana Calcio 1919 Spa al risarcimento dei danni quantificati in non meno di euro 23.000.000, di accertamento dell'illiceità della condotta complessiva della Figc con relativa condanna della medesima al risarcimento dei danni nella misura di euro 27.700.000. In via cautelare l'attrice ha chiesto inibirsi l'uso di denominazione, marchio, colori sociali e stadio Arechi, vietarsi l'utilizzazione dei 6 calciatori stornati, sequestrarsi l'abbigliamento ed il materiale tecnico della nuova Salernitana, ed inibirsi alla Figc di utilizzare in ogni atto riconducibile alla sua attività o soggetto alla sua autorizzazione la denominazione Salernitana . Queste le domande cautelari e di merito. Nella presente fase processuale occorre pronunciarsi solo sulle prime, che, pur riguardando prevalenti profili industrialistici, sono comunque strettamente collegate all'asserita illeicità del lodo Petrucci e dello svincolo dei calciatori che ne è stata diretta conseguenza, i quali avrebbero determinato, unitamente alle condotte successive di appropriazione dei suoi segni distintivi, l'effetto complessivo della denunciata appropriazione dell'azienda da parte della società resistente. Più precisamente, il nesso funzionale ravvisato dall'attrice tra lo svincolo d'autorità ed il passaggio-storno di numerosi suoi dipendenti alla nuova Salernitana onera il giudice del compito di esaminare, anche in questa fase, le lamentele indirizzati ai pretesi comportamenti conseguenti all'esclusione della vecchia Salernitana ed all'applicazione del lodo Petrucci, senza le quali il menzionato svincolo dei calciatori non avrebbe potuto essere disposto. Di qui la necessità di valutare, sin da questa fase del processo, l'eccezione di difetto di giurisdizione delle convenute. È convincimento di questo giudice che la giurisdizione del giudice ordinario sussista unicamente in relazione alle domande attinenti ai profili industrialistici. Nei confronti delle altre, siccome riconducibili alla contestazione della legittimità dell'operato della Figc, deve dichiararsi il difetto di giurisdizione, così come richiesto dalle convenute. La connessione tra i due gruppi di domande non impedisce la dichiarazione del difetto di giurisdizione poiché, salvo deroghe espresse non rinvenibili nella disciplina dell'articolo 134 Cpi, che anzi conferma la regola tradizionale che sta per enunciarsi , vige nell'ordinamento processuale il principio generale dell'inderogabilità della giurisdizione per ragioni di connessione, potendosi poi risolvere i problemi di coordinamento posti dalla concomitante operatività della giurisdizione amministrativa e di quella ordinaria su rapporti diversi, ma interdipendenti, secondo le regole della sospensione del procedimento pregiudicato così Cassazione Su, 6348/03 nel medesimo senso, Cassazione Su 3508/03 . Va altresì ricordato che il controllo sulla giurisdizione va condotto in riferimento al petitum sostanziale, e quindi sulla base non della prospettazione ma dell'intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione cfr. Cassazione, Su, 6348/03, Su, 3508/03 . Il petitum sostanziale delle domande legate al lodo Petrucci è il conseguimento del risarcimento dei danni rispetto ai quali la pregressa attività consistente nell'attribuzione da parte della Figc del titolo sportivo dell'attrice alla nuova Salernitana, lungi dal porsi in termini meramente occasionali, costituirebbe vera e propria fonte causale. È in altri termini indubitabile che, non solo dalla sostanza delle domande formulate, ma anche dalla lettera di numerose deduzioni dell'attrice, emerga la chiara ed inequivoca affermazione di una diretta relazione causale tra l'attività regolamentare ed amministrativa della Figc ed i danni che questa avrebbe determinato. Locuzioni quali la gran parte dei valori dell'azienda calcistica Salernitana venivano di fatto indebitamente sottratti e poi utilizzati dalla società Salernitana Calcio 1919, in virtù dell'attribuzione operata dalla Federazione a non domino ad una società terza , ovvero per effetto dell'assegnazione di un titolo sportivo ad una società clone , appositamente costituita per svolgere nella medesima città Salerno la medesima attività economica, per rivolgersi al medesimo bacino di utenza, si sono illecitamente attribuiti di fatto a quest'ultima tutti i valori aziendali principali appartenenti alla società ricorrente , ed ancora non vediamo perché anche nel caso de quo la nuova Salernitana non avrebbe dovuto, ai fini dell'assegnazione del titolo sportivo, comprare l'azienda della vecchia Salernitana , nonché il suo patrimonio gli è stato praticamente scippato sulla base di una norma organizzativa interna, i cui effetti sono clamorosamente illeciti sul piano dell'ordinamento giuridico e la cui legittimità è smentita dallo stesso ordinamento sportivo , e numerosissime altre contenute sia nel ricorso in corso di causa che nell'atto di citazione, dimostrano che le censure mosse dall'attrice alla Figc investono direttamente ed esclusivamente la sua attività regolamentare, definendo mostro giuridico il lodo Petrucci in quanto non contemplante l'obbligo per la società attributaria del titolo sportivo di acquistare l'azienda, e provvedimentale, in relazione alle concrete modalità di esercizio del potere di cui all'articolo 52 comma 6 noif ed alle conseguenze patrimoniali derivanti dalla lesione ex articolo 2043 Cc dei diritti soggettivi dell'attrice. La legge 280/03 di conversione con modifiche del Dl 220/03 attribuisce il sindacato sull'una e sull'altra attività al giudice amministrativo Tar del Lazio e Consiglio di Stato in via esclusiva, e quindi anche per quanto concerne le conseguenze patrimoniali. Il punto non merita ulteriori approfondimenti, visto che le limpide argomentazioni contenute rispettivamente nella sentenza del CdS, Sezione sesta, 5025/04 e nella sentenza 4/2005 dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato consentono di affermare a la natura pubblicistica degli atti adottati dalla Figc, sia in via regolamentare che sotto il profilo dell'amministrazione attiva, in materia di affiliazione delle società e di loro ammissione ai campionati, con conseguente devoluzione al giudice amministrativo delle conseguenze ad esse inerenti, anche per quanto riguarda gli aspetti patrimoniali e/o risarcitori pregiudicati dalla lesione di posizioni di interesse legittimo e/o diritto soggettivo nello stesso senso cfr. Cassazione Su, 5775/04, ordinanza 5078/05 , previo esperimento dei rimedi di giustizia interni alla federazione così, tra le tante, Cassazione 18919/05 b la sussistenza della giurisdizione esclusiva anche su liti che, come nel caso in esame, abbiano ad oggetto esclusivamente diritti soggettivi quando la lesione di questi ultimi tragga origine, sul piano eziologico, da fattori causali riconducibili all'esplicazione del pubblico potere . D'altro canto, questo stesso Tribunale, nell'ordinanza resa il 31.8.2004 nel procedimento cautelare riguardante le similari vicende occorse prima ed in conseguenza del fallimento della Società sportiva Calcio Napoli Spa ordinanza in atti della Figc , ha avuto modo di sottolineare che, nei casi di rilevanza per l'ordinamento della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con l'ordinamento sportivo, e sempre che questi casi come quello in esame non riguardino rapporti patrimoniali tra società, associazioni e atleti per i quali resta ferma la giurisdizione del giudice ordinario articolo 3 l. 280 del 2003 , è riservata al giudice amministrativo la cognizione delle domande, anche di reintegrazione in forma specifica, originate dall'affermata lesione del divieto del neminem laedere riconducibile all'attività della Figc. Alle argomentazioni contenute in quell'ordinanza che, peraltro, revocò i decreti concessi inaudita altera parte su istanza del fallimento della SSCN Spa, decreti citati dall'attrice, differentemente dall'ordinanza in esame, come precedenti questo giudice ritiene doveroso e sufficiente compiere integrale rinvio, senza alcuna necessità, per comprensibili e legittime ragioni di brevità, di ripeterle. Pertanto le articolate argomentazioni dall'attrice svolte in ordine all'intrasferibilità del titolo sportivo senza la concomitante cessione dell'azienda e le repliche delle convenute, in particolare della Figc, sull'inconsistenza giuridica di questa lagnanza data la perdurante esistenza del titolo sportivo, ancorché declassato, della società attrice e la natura octroyee così l'ha definita uno dei difensori della Figc nel corso dell'udienza di quello della nuova Salernitana, non possono essere prese in esame. È tuttavia il caso di sottolineare che le censure mosse all'operato della Figc per non aver imposto il trasferimento del titolo sportivo unitamente all'azienda così come ora previsto per il caso di fallimento dall'articolo 52 comma 3 noif non radicano la giurisdizione del giudice ordinario neanche sotto il differente profilo, peraltro neppure invocato dall'attrice, dell'esercizio di un potere da parte della Figc che non troverebbe alcun fondamento nella sua potestà di normazione regolamentare. Non è in altri termini sostenibile che il giudice ordinario avrebbe giurisdizione in subiecta materia in ragione del fatto che l'attribuzione del titolo sportivo nelle forme e nei casi previsti dal lodo Petrucci costituirebbe espressione di un atto giuridicamente abnorme nonché emesso in una condizione di totale carenza di potere. Innanzitutto questo potere esiste, ed è il medesimo all'origine dell'attività pubblicistica della Figc quale articolazione del Coni. Inoltre, la norma in questione si fonda e risponde ad innegabili finalità pubblicistiche, laddove si ricordi che essa fu concepita anche allo scopo di tacitare o prevenire i moti di piazza che le tifoserie puntualmente scatenavano e scatenano in occasione di eventi dalle medesime vissute in maniera drammatica e luttuosa, e non si trascuri che alla partecipazione della locale e tradizionale squadra di calcio ai campionati delle massime serie è attribuito un significato così elevato ed altamente rappresentativo dell'importanza della città e della sua comunità agli occhi del Paese da indurre sindaci e presidenti di province e regioni a mobilitarsi ed attivarsi, non solo nei confronti degli organi federali ma persino presso le massime autorità di governo così insegnano le cronache delle ultime estati , per ottenere in casi come quello in esame il massimo risultato possibile nell'interesse della propria comunità. Se, poi, la disciplina del lodo Petrucci e la sua concreta applicazione ledano diritti soggettivi, vuoi delle società private del titolo o di quelle che se lo vedano declassare, vuoi dei creditori delle medesime, se in altri termini il lodo Petrucci sia tacciabile di mostruosità giuridica come sostiene l'attrice, non spetta al giudice ordinario valutarlo ma a quello amministrativo. Di qui il difetto di giurisdizione nei confronti di ogni aspetto sostanziale, implicitamente ricollegabile alle domande industrialistiche e concorrenziali, fondatesi sulle contestazioni al lodo Petrucci, nonché della domanda attinente allo svincolo dei giocatori ed al conseguente lamentato storno dei dipendenti. Quanto a quest'ultima, nella sostanza delle sue deduzioni l'attrice individua come atto causativo e presupposto storico all'origine dello storno lo svincolo dei calciatori, del quale tuttavia non è consentito alcun sindacato perché, essendo stato disposto dalla Figc nell'esercizio della sua potestà regolamentare ed amministrativa, la giurisdizione su di esso è riservata al Tar del Lazio ed al Consiglio di Stato. D'altro canto, la domanda su questo punto, laddove non ricorresse il descritto legame causale tra lo svincolo ed il successivo tesseramento dei 6 calciatori indicati in ricorso da parte della nuova Salernitana, e ricadesse quindi nella giurisdizione del giudice ordinario, sarebbe comunque infondata, in quanto all'origine della risoluzione del rapporto della particolare prestazione lavorativa dei 6 calciatori non vi è un'illecita interferenza della nuova Salernitana ma un atto della Figc, di sua esclusiva responsabilità ed alla cui adozione non ha preso pare la società convenuta, la quale si sarebbe quindi semplicemente ed indirettamente avvantaggiata a posteriori degli effetti derivanti dallo scioglimento dei contratti e dall'obiettiva incoercibilità della pretesa della prosecuzione del rapporto dei predetti calciatori professionisti in una squadra calcistica dilettante. Va infine sottolineato, nonostante nessuna delle parti l'abbia messo in dubbio, che la giurisdizione esclusiva prevista dalla legge 280/03 permane anche in caso di risoluzione del vincolo di adesione alla federazione, non potendo dipendere l'individuazione del giudice dotato di giurisdizione da un evento disponibile dalle parti o comunque da queste condizionabile. Il criterio di determinazione della giurisdizione è oggettivamente individuato negli atti della Federazione e non soggettivamente riferito alla costante perduranza del rapporto associativo o di affiliazione. Questo comporta che le considerazioni espresse in ordine al difetto di giurisdizione conservano la loro validità anche laddove, come è dedotto dall'attrice, l'affiliazione della stessa alla Figc dovesse essere ormai caducata. 3. Ricorre il fumus boni iuris delle domande di tutela della denominazione sociale e del marchio. I riferimenti normativi sono contenuti negli articoli 1 codice p.i. ai fini del presente codice, l'espressione proprietà industriale comprende marchi ed altri segni distintivi , 2564 e 2567 Cc per quanto concerne le denominazioni sociali, e 7 ss. Cpi per quanto riguarda i marchi. Per regolare i conflitti tra i contrapposti segni distintivi delle due società occorre far riferimento ai seguenti principi a la priorità dell'iscrizione nel registro delle imprese della denominazione sociale, allorché ricorrano le ulteriori condizioni poste dall'articolo 2564 comma primo Cc b il divieto di adottare come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale un segno uguale o simile all'altrui marchio se, a causa dell'identità o dell'affinità tra l'attività di impresa dei titolari di quei segni ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è adottato, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni articolo 22 Cpi . La legittimità della denominazione, del marchio e degli altri segni distintivi della società convenuta può essere esclusa già sulla base di quest'ultimo principio. Posto infatti che risulta incontestato che la società attrice sia titolare del marchio registrato Salernitana circostanza non documentata, ma, si ripete, non contestata dalla convenuta , oltre che dei marchi carta granata e dell'ippocampo raffigurato in uno scudetto recante la scritta 1919, è avviso di questo giudice che non meriti particolari approfondimenti l'affermazione della sua somiglianza se non, addirittura, dell'uguaglianza con la denominazione sociale della convenuta e con il suo marchio Salernitana 1919 . Comune ad entrambi i segni distintivi è il cuore grafico e cromatico cfr. la risalente ma non contraddetta da altre di segno contrario Cassazione 6678/87 costituito dalla parola Salernitana e dall'uso del colore granata, la cui funzione individualizzante in relazione all'identità dei servizi prodotti dall'attività imprenditoriale è indubitabile, così come innegabile è anche il pericolo di confusione per il pubblico, pericolo che va evidentemente valutato anche in termini prospettici, e quindi in funzione della possibile progressione della vecchia Salernitana verso le serie calcistiche superiori, identiche o vicine a quelle cui dovesse trovarsi a partecipare la nuova Salernitana . Non va poi trascurato che il marchio del quale si sia ottenuta la registrazione in mala fede con la consapevolezza di ledere l'altrui diritto cfr. articolo 19 comma 2 Cpi ed articolo 1147 comma 1 Cc è nullo cfr. articolo 25 lett. b, Cpi , e che, almeno nella presente fase cautelare, appare difficilmente sostenibile ed infatti nessuno lo sostiene che la nuova Salernitana non sapesse dell'esistenza della vecchia e delle sue privative. Né può ignorarsi che, giusta l'articolo 7 Cpi, possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa tutti i segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, in particolare le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un'impresa da quelli di altre imprese . Così come è da reputarsi priva di significato la circostanza che la vecchia Salernitana abbia cessato l'attività, recedendo dall'affiliazione alla Figc, dal momento che la decadenza dal marchio per non uso articolo 26 Cpi si verifica solo dopo che l'uso dello stesso sia stato sospeso per un periodo ininterrotto di cinque anni, salvo che il mancato uso non sia giustificato da un motivo legittimo articolo 24 Cpi . D'altro canto, la nullità del marchio Salernitana della nuova società non potrebbe essere negata neanche laddove quello della vecchia non fosse stato registrato, visto che l'articolo 28 Cpi che riproduce l'articolo 48 della legge marchi , nello stabilire che il titolare di un marchio d'impresa anteriore ai sensi dell'articolo 12 e il titolare di un diritto di preuso quale si troverebbe ad essere la società attrice che importi notorietà non puramente locale, i quali abbiano, durante cinque anni consecutivi, tollerato, essendone a conoscenza, l'uso di un marchio posteriore registrato uguale o simile, non possono domandare la dichiarazione di nullità del marchio posteriore né opporsi all'uso dello stesso per i prodotti o servizi in relazione ai quali il detto marchio è stato usato sulla base del proprio marchio anteriore o del propri preuso, salvo il caso in cui il marchio posteriore sia stato domandato in mala fede , consentirebbe alla società attrice di tutelare anche sotto questo profilo le sue ragioni. L'illegittimità dei segni distintivi della società convenuta risalta non solo dalle norme in tema di marchi ma anche da quelle codicistiche alla denominazione sociale articolo 2564 e 2567 Cc . Le condizioni poste da queste norme perché possa operare il principio regolatore della priorità dell'iscrizione nel registro delle imprese articolo 2564 comma 2 Cc sono che le imprese svolgano attività identica od affine e che operino nel medesimo contesto geografico. Nulla quaestio essendovi su quest'ultima, va ricordato quanto alla prima che essa ricorre anche quando l'identità sussista sul solo piano astratto, e quindi sulla sola base dei rispettivi oggetti sociali questo basta ai fini della ricorrenza del requisito in esame cfr. Cassazione 10728/94 . Né, infine, è necessario un concreto riscontro della confusione tra le denominazioni, bastando invece una complessiva situazione di fatto che giustifichi il ragionevole timore che dalla uguaglianza o similitudine delle ditte, nasca nel mercato il pericolo in questione. Non si chiede che la confusione si sia già verificata, cosicché l'attore non deve provare di aver subito il pregiudizio commerciale della perdita della clientela che consegue ad una simile eventualità è richiesta, in sintesi, una diagnosi di confusione virtuale, che incida sul diritto dell'imprenditore alla propria identità v. in arg. Sentenza 3514/89 2881/89 2473/86 . Consegue che nell'ambito della tutela del segno distintivo, al fine di stabilire la esistenza di una tale confondibilità potenziale, per l'oggetto delle imprese e per il luogo in cui esse operano, non è decisivo, ancorché costituisca un necessario presupposto dell'accertamento, il solo esame dell'attuale oggetto sociale e della attuale posizione nel mercato, con il conseguente attuale riverbero della immagine sulla clientela. Occorre, quindi valutare - partendo dall'esame dell'oggetto sociale ma arricchendolo con la considerazione della sfera di azione tecnica delle imprese interessate, e quindi delle attività complementari e similari che potenzialmente potrebbero coltivare in futuro e che sono da parte del pubblico naturalmente associabili ad una determinata ditta - se da tutto ciò possa sortire il pericolo che la legge intende evitare a quegli che per primo l'abbia adottato sentenza 7583/83 384/78 . cfr. in questo senso Cassazione 11570/93 . Dal che si desume il diritto della vecchia Salernitana ad ottenere la tutela della propria denominazione sociale indipendentemente dall'attuale svolgimento della sua attività economica, e quindi anche semplicemente in vista di una possibile e solo futura ripresa della stessa. D'altro canto, la cessazione dell'affiliazione, laddove avvenuta, non sottrarrebbe alla società attrice le sue privative e prerogative, sia perché quest'evento avrebbe determinato la mera risoluzione del vincolo d'adesione alla Federazione e non quindi la perdita della titolarità dei propri segni distintivi, sia perché nulla impedirebbe che, ricorrendone le condizioni, la medesima società possa in futuro chiedere una nuova affiliazione, senza peraltro che la Figc che, pur consapevole della sua assoluta identità con quella della vecchia , nulla ha obiettato in merito alla denominazione della nuova Salernitana, in questo modo pretermettendo il principio di priorità della denominazione sociale affermato dall'articolo 17 comma 1 Noif possa impedirle di continuare ad usare la propria storica denominazione. La convenuta ha eccepito che le denominazione ed i marchi sarebbero adeguatamente differenziate dalle integrazioni consistenti nelle parole Calcio 1919 . L'eccezione è priva di pregio. La parola calcio è meramente descrittiva del settore di attività in cui opera ed è in questo senso affine alla parola sport presente nella denominazione dell'attrice, sicché la confondibilità non è eliminata cfr. Cassazione 6678/87, cit . Ma, soprattutto, si tratta di una parola generica, priva di qualsiasi attitudine individualizzante, incapace di divenire cuore od elemento centrale ed autenticamente distintivo della denominazione, come invece accade, tanto per esemplificare, per le denominazioni Real Madrid ed Atletico Madrid, che, pur contenendo l'identico riferimento geografico, riescono comunque a distinguere i due club grazie al fatto che la loro evocazione viene usualmente contratta utilizzando i termini, forti specifici ed individualizzanti, Real ed Atletico . Al contrario, è inimmaginabile che i tifosi salernitani ed il pubblico calcistico italiano potrebbero, da subito o col passar del tempo, distinguere le due Salernitane ricorrendo rispettivamente alle parole Sport e Calcio . Peraltro, la lettura delle cronache sportive prodotte dalla convenuta dimostra l'indistinta utilizzazione della denominazione Salernitana per entrambe le squadre e la confusione che ne deriva. Quanto poi alla parola 1919 , è stato sufficientemente dimostrato che essa indica ed evoca l'epoca in cui è sorta la vecchia Salernitana, il che da un lato non elimina la confondibilità, anzi la rende ancor più concreta, inducendo a credere che si tratti di un club rectius, del club salernitano di antica tradizione, dall'alto rileva un intento autenticamente decettivo della società convenuta, laddove si consideri che, a differenza del frequente e per lo più innocuo inserimento di date risalenti nel tempo nei marchi di commercio finalizzato a trasmettere al consumatore la sensazione di trovarsi di fronte ad un prodotto frutto d'una tradizione industriale od artigianale consolidata e quindi affidabile, nel caso in esame la data appartiene o è comunque riconducibile alla storia calcistica e societaria della vecchia Salernitana, storia della quale la società convenuta, sorta pochi mesi fa, rivela l'intento, mediante quest'evocazione, di voler appropriarsi. Deve quindi concludersi che la denominazione sociale, il marchio, i colori sociali ed ogni altro segno distintivo ad essi collegato, utilizzati dalla nuova Salernitana, sono illegittimamente adoperati. Non possono non condividersi le argomentazioni della società attrice sull'appartenenza ad essa soltanto della storica e quasi centenaria tradizione calcistica che accompagna il nome del club Salernitana . Nell'immaginario dei tifosi, che costituiscono la particolarissima clientela delle società calcistiche, questo nome evoca la storia della squadra di cui è ed è stata proprietaria la società attrice, ed il colore granata riferito al calcio salernitano, colore di cui ora si fregia anche la società convenuta per vestire i suoi calciatori e contraddistinguere il suo marchio, rappresenta elemento distintivo e segno attrattivo della devozione, della passione e del fanatismo sportivo che vengono usualmente sintetizzati dalla parola tifo . Essi quindi costituiscono patrimonio della società attrice, che detiene sugli stessi un diritto assoluto. La parola Salernitana , che per la tradizione evocata costituisce nucleo essenziale e fortissimo della denominazione e del marchio dell'attrice, non può costituire, da sola, elemento assorbente e centrale dei segni distintivi della convenuta. Ricorre quindi il fumus boni iuris. Manca invece il periculum in mora. Gli articoli della stampa quotidiana prodotti dalla convenuta e la missiva del 4.1.2006 dimostrano che la Salernitana Sport Spa ha deliberato lo scioglimento, è receduta dall'associazione Figc, ha rinunciato all'affiliazione, e ha conseguentemente cessato di partecipare al campionato di terza categoria, interrompendo l'attività calcistica. Sono quindi inesistenti, in questo momento, il pericolo di confusione e quello di sviamento della clientela, entrambi lamentati dalla società attrice. Al pari, sembra da escludere che dalla protrazione dell'uso dei segni distintivi da parte della nuova Salernitana durante il tempo necessario per la decisione sul merito possa derivare un pregiudizio patrimoniale alla società attrice in termini di vanificazione della possibilità di conseguire in futuro un adeguato risarcimento dei danni o un'equa remunerazione per il protratto ed illegittimo uso di segni distintivi uguali o simili a quelli dell'attrice, e ciò perché la società convenuta si presenta, almeno allo stato, titolare d'un impresa dotata di basi patrimoniali e finanziarie che sono state ritenute solide quanto meno dalla Figc, tanto da assegnarle il titolo sportivo per la Città di Salerno ed ammetterla a prendere parte al campionato di serie C1. Sono allo stato presenti esclusivamente profili risarcitori, che da soli non giustificano la concessione in via cautelare delle inibitorie richieste, nonché dei provvedimenti atipici sollecitati, tra i quali in particolare il divieto nei confronti della convenuta di disputare le partite nello stadio Arechi, del quale peraltro la stessa dispone in virtù di un rapporto concessorio con il comune di Salerno rispetto al quale questo giudice difetta di giurisdizione. Deve concludersi che, pur permanendo la titolarità dei diritti di privativa prima sommariamente illustrati, sembra potersi escludere che la società attrice sia esposta ad alcun concreto ed attuale danno grave ed irreparabile per effetto della perdurante condotta appropriativa della convenuta. È tuttavia importante sottolineare che le valutazioni appena compiute sul periculum, siccome ispirate da ragioni di opportunità per lo più dettate dalla situazione contingente, sono prive di qualsiasi attitudine a riverberarsi o a produrre effetti sul fumus, e quindi in prospettiva sull'accertamento della sussistenza dei diritti sostanziali azionati dell'attrice nei limiti in cui per questi ricorra la giurisdizione del giudice ordinario . Deve più precisamente essere chiaro che la natura reale ed assoluta di questi diritti non soffre, in sede di valutazione di merito e di decisione definitiva, condizionamenti da fattori occasionali ovvero da circostanze legate ad un particolare momento, come quelle riguardanti l'attuale assenza del pericolo di confusione, pericolo che, solo laddove si tratta di indagare la ricorrenza del periculum, deve essere apprezzato in concreto, mentre, sotto il profilo esclusivamente sostanziale, rileva in astratto e quindi indipendentemente dall'esistenza di una concreta situazione di confondibilità. 4. Quanto all'istanza di descrizione rivolta in ricorso al Presidente della Sezione specializzata, ma da questi implicitamente rimessa al giudice relatore in virtù d'un'interpretazione, che questo giudice condivide, secondo cui la speciale competenza di cui all'articolo 128 Cpi riguarda solo le richieste ante causam, mentre per quelle in corso di causa è da ritenersi la delegabilità al giudice del merito già designato , ritiene questo giudice che l'accertamento richiesto sia del tutto inutile, visto che è del tutto pacifico e persino incontestato dalla società convenuta che l'abbigliamento tecnico e gli altri materiali utilizzati dalla convenuta sono, ad eccezione dei differenti marchi apposti, uguali a quelli già utilizzati e commissionati dalla società attrice. PQM dichiara il difetto di giurisdizione sulla domanda inibitoria dei calciatori professionisti indicati in ricorso rigetta ogni altra domanda cautelare.