Danni da fauna selvatica a terreni coltivati, decide il giudice ordinario

di Francesco Antonio Genovese

Spetta alla giurisdizione del Go la controversia avente ad oggetto l'esatta determinazione dell'indennizzo dovuto al proprietario di un terreno coltivato danneggiato dalla fauna selvatica, ai sensi della legge regionale dell'Umbria 39/1984, trattandosi di un indennizzo riconosciuto direttamente dalla legge e da liquidarsi secondo parametri prefissati l'articolo 4 legge regionale, infatti, nell'indicare i criteri per la determinazione dell'importo dovuto, non attribuisce alcun potere discrezionale alla Pa, la quale deve compiere soltanto una stima di carattere tecnico, volta ad individuare il primo prezzo del nuovo raccolto dei prodotti agricoli danneggiati. È questo il principio di diritto contenuto nella sentenza delle Sezioni unite civili della Cassazione 10701/06 qui pubblicata tra i correlati. di Francesco Antonio Genovese Sulla base della natura dell'indennizzo a favore dei proprietari, con riferimento ad altra disciplina regionale, in precedenza la Corte Sentenza 1232/00 aveva sostenuto dal devoluzione di questo tipo di controversie alla Giurisdizione amministrativa. Secondo la Corte, infatti, l'indennizzo in favore dei proprietari di fondi danneggiati dalla fauna selvatica nella disciplina posta dall'articolo 57 legge Regionale Emilia Romagna 20 del 1987 e dagli articoli 10 e 26 legge 157/92 , ha natura di contributo indennitario nei limiti consentiti dalla capienza dell'apposito fondo regionale, con la conseguenza che, in mancanza anche di criteri predeterminati di liquidazione, sussiste un potere discrezionale dell'Amministrazione pubblica almeno con riguardo al quantum dell'indennizzo da erogare ne consegue che la controversia inerente al riconoscimento ed alla liquidazione di detto indennizzo, ricollegandosi a interessi legittimi, rientra nella giurisdizione del Ga. Il mutamento di indirizzo è intervenuto con la sentenza 1734/03, relativa all'applicazione dell'articolo 25, comma 4 legge della Regione Calabria 10/1998. Secondo tale disciplina, che riconosce al proprietario di capi di bestiame uccisi da animali protetti, o da cani randagi o inselvatichiti, il risarcimento del danno subito, si sarebbe davanti ad un procedimento amministrativo di accertamento del danno, concluso il quale l'assessorato all'agricoltura provvede alla liquidazione del danno stesso ed al relativo pagamento. Detta normativa, assicurando una tutela risarcitoria per equivalente, configurerebbe in capo all'agricoltore danneggiato una situazione di diritto soggettivo e non di interesse legittimo, con conseguente giurisdizione del Go in ordine alle relative controversie. Tale è stata anche la conclusione della sentenza delle Su 5417/04 relativa ad una domanda di risarcimento dei danni provocati alle coltivazioni dalla fauna selvatica, nell'ambito del Parco nazionale del Cilento e Vallo del Diano. Secondo la Corte, essa appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, essendo fondata sull'articolo 15 della legge quadro sulle aree protette 394/91, il quale prevede, senza margini di discrezionalità, l'obbligo dell'ente parco di indennizzare i danni suddetti nel termine di novanta giorni dal loro verificarsi, così configurando come diritto soggettivo la posizione giuridica del privato danneggiato. Infine, il revirement si è registrato anche con riferimento alla disciplina della Regione Emilia-Romagna. La sentenza 8430/04 ha stabilito che, in attuazione degli articoli 6 e 26 della legge statale 968/77, la legge della Regione Emilia-Romagna 14/1980, nell'istituire oasi di protezione, destinate al rifugio, alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica, prevede, con l'articolo 48, un fondo destinato alla tutela delle produzioni agricole ed al risarcimento dei danni ad esse arrecati dalla selvaggina, e delinea un procedimento amministrativo di accertamento e di liquidazione del danno, nel quale la pubblica amministrazione non esercita alcun potere discrezionale relativamente all'an e al quantum debeatur. Detta normativa - assicurando una protezione, il contenuto della quale è dato dal riconoscimento di un indennizzo, avente funzione risarcitoria in senso stretto e, quindi, di reintegrazione patrimoniale - configura in capo all'agricoltore danneggiato una situazione di diritto soggettivo, e non di interesse legittimo, di tal che le relative controversie sono devolute alla giurisdizione piena e sostitutiva del giudice ordinario.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 9 marzo-10 maggio 2006, n. 10701 Presidente Nicastro - Relatore Di Nanni Pm Palmieri - conforme - Ricorrente Perla - Controricorrente Regione Umbria Svolgimento del processo 1. Romualdo Perla, con atto di citazione del 5 marzo 1998, ha convenuto in giudizio davanti al Tribunale di Perugia la Regione Umbria e l'Amministrazione provinciale di Perugia, chiedendone la condanna in solido al pagamento della differenza fra quanto gli spettava a titolo di indennizzo per i danni cagionati alle sue coltivazioni di lenticchie dalla fauna selvatica cinghiali , ed il minor importo che gli era stato corrisposto. L'attore ha precisato che non era stato applicato il prezzo della qualità delle lenticchie coltivate. Le convenute si sono costituite nel giudizio e la Provincia di Perugia ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice adito in favore del giudice amministrativo. 2. Il tribunale ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione e la decisione è stata confermata dalla Corte di appello di Perugia con sentenza del 5 giugno 2003. La Corte di appello ha dichiarato che la posizione del proprietario danneggiato dalla protezione accordata alla fauna selvatica è di interesse legittimo, tutelabile davanti al giudice amministrativo e che, secondo la legge 39/1984 della Regione Umbria, l'ammontare dei danni correttamente era stato determinato discrezionalmente dalla Pa. 3. Romualdo Perla ha proposto ricorso per cassazione ed ha depositato memoria. Resistono con controricorso la Regione Umbria e la Provincia di Perugia, che ha proposto anche ricorso incidentale, al quale resiste il ricorrente principale. Romualdo Perla ha proposto controricorso al ricorso incidentale. Anche la Provincia di Perugia ha depositato memoria. Il ricorso è stato assegnato alle sezioni unite ai sensi dell'articolo 374 Cpc, in ragione della questione di giurisdizione contenuta nel ricorso principale. Motivi della decisione 1. Il ricorso principale e quello incidentale hanno dato luogo a procedimenti diversi, che, previa riunione, debbono essere decisi con unica pronuncia, perché riguardano impugnazioni proposte separatamente contro la stessa sentenza articolo 335 Cpc . 2. Con il primo motivo principale del ricorso è denunciata violazione e falsa applicazione dell'articolo 4 della legge regionale dell'Umbria 39/1984. 2.1. La legge della Regione Umbria 39/1984 contiene disposizione per la erogazione di contributi a titolo di indennizzo per i danni provocati alla produzione agricola dalla fauna selvatica ed inselvatichita. L'articolo 3 della legge distingue i danni provocati al patrimonio zootecnico da quelli alle culture agricole i primi sono indennizzabili fino al 10 per cento i danni alle culture agricole sono indennizzabili fino al 70 per cento. Il successivo articolo 4 stabilisce l'ammontare dei danni alle colture agricole essi sono liquidati con riferimento al valore finale delle colture in atto, determinato sulla base del primo prezzo del nuovo raccolto dei prodotti agricoli danneggiati, al netto delle diminuite spese necessarie a conseguirle. 2.2. Romualdo Perla, premesso che i criteri indicati nella legge eludono ogni margine di discrezionalità della pubblica amministrazione in sede di liquidazione, sostiene che egli è titolare di un diritto soggettivo all'applicazione di quei criteri e che, in caso di violazione di essi, la controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. in particolare, poiché sui terreni di sua proprietà erano coltivate lenticchie di Castelluccio di. Norcia, la liquidazione doveva essere fatta con riferimento al primo prezzo, indicato nel citato articolo 4, di questa qualità di colture e non al minor prezzo individuato dal competente Servizio agricolo di zona della Regione. Secondo la legge, infatti, non era configurabile un potere discrezionale del 1 'Amministrazione provinciale, invece dichiarato dalla Corte di appello. 3. La controversia concernente gli indennizzi dovuti ai proprietari di terreni coltivati e danneggiati dalla fauna selvatica a norma della legge della Regione Umbria 39/1984, è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario. 3.1. Questi indennizzi, infatti, sono riconosciuti direttamente dalla legge quando concorrono circostanze predeterminate e debbono essere liquidati secondo parametri prefissati. Nella valutazione dei danni, in particolare, l'articolo 4 prima citato impone che la liquidazione sia compiuta senza che la pubblica amministrazione possa ricorrere a poteri discrezionali, dovendo essa solo compiere una stima di carattere tecnico, riguardante i valori indicati nella norma l'individuazione del primo prezzo del nuovo raccolto dei prodotti agricoli danneggiati. 3.2. Se ne ricava che la controversia sulla esatta determinazione dei danni subiti dal proprietario di terreni coltivati e danneggiati dalla fauna selvatica nella Regione Umbria è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, la quale è quindi dichiarata. In questo senso il primo motivo del ricorso è accolto e la sentenza impugnata è cassata con rinvio al tribunale di Perugia, il quale si atterrà al principio di diritto prima indicato. 3.3. L'esame degli altri motivi del ricorso e del ricorso incidentale è devoluto al giudice di rinvio, che provvederà anche alla liquidazione delle spese di questo giudizio. PQM La Corte di cassazione a sezioni unite, riunisce i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso principale, dichiara assorbito l'esame degli altri motivi dello stesso ricorso e del ricorso incidentale, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, con rinvio, anche per le spese di questo giudizio al tribunale di Perugia.