Ecco perchè la madre biologica può rimanere anonima

di Gianfranco Dosi

di Gianfranco Dosi Se la madre al momento del parto chiede di non essere nominata non potranno essere fornite all'adottato le informazioni sulle proprie origini biologiche. Così la Corte costituzionale con la sentenza 425/05 pubblicata sul quotidiano on line dello scorso 26 novembre ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 28, comma 7, della legge 184/83, nel testo sostituito dall'articolo 177, comma 2, del D.Lgs 196/03. LA VICENDA Un giovane si rivolge al tribunale per i minorenni di Firenze e, premesso di essere stato dichiarato adottabile e adottato all'età di pochi mesi, chiede di poter conoscere l'identità della madre biologica che al momento del parto aveva dichiarato di non voler essere nominata. La norma che fa da sfondo alla richiesta è l'articolo 28 della legge sull'adozione dei minori legge 184/83 come modificata dalla legge 149/01 che prevede la possibilità per l'adottato ultraventicinquenne - o anche semplicemente maggiorenne se sussistono gravi motivi attinenti alla sua salute psicofisica - di accedere alle informazioni concernenti l'identità dei propri genitori biologici ma che vieta l'accesso alle informazioni quando la madre ha dichiarato al momento della nascita di non voler essere nominata comma 7 dell'articolo 28 nel testo introdotto con il decreto legislativo sulla protezione dei dati personali del 2003 ma che già prima di tale intervento legislativo contemplava analogo divieto . Il tribunale per i minorenni di Firenze, non potendo aderire alla richiesta del giovane solleva d'ufficio la questione di legittimità costituzionale della norma sopra richiamata assumendo che, a tutela dell'integrità psicologica di una persona, l'accesso alle informazioni sulle proprie origini biologiche dovrebbe essere sempre garantito essendo peraltro il diritto all'identità personale tutelato da disposizioni di diritto internazionale articolo 7 e 8 della Convenzione di New York del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo e articolo 30 della Convenzione dell'Aja del 29 maggio 1993 in tema di tutela dei minori in materia di adozione internazionale. Così inquadrate le ragioni di fondo che militano a favore del diritto alle informazioni sulla propria identità, il divieto di accesso nei casi in cui la madre biologica abbia dichiarato di non voler essere nominata introdurrebbe, secondo i giudici di Firenze, una ingiustificata e incostituzionale limitazione al diritto in questione ponendo il diritto all'anonimato della madre in posizione prevalente al diritto del figlio alla propria identità. Il tribunale dovrebbe poter richiedere alla madre biologica se ritiene di dover confermare la dichiarazione di non voler essere nominata, in modo che sia possibile eventualmente rispondere alla richiesta dell'adottato che intenda avere informazioni sulle generalità della propria madre naturale. IL DECISUM DELLA CORTE COSTITUZIONALE La Corte costituzionale dichiara infondata la questione. Dopo aver ricordato come il diritto di accesso alle informazioni sulla propria identità biologica costituisca il punto di arrivo dell'evoluzione legislativa sul tema dei rapporti tra il minore adottato con adozione legittimante e la sua famiglia d'origine, consentendo, in nome dei principi che presiedono al diritto all'informazione sulla propria identità, il sacrificio della riservatezza sulla identità della madre biologica, la Corte avverte tuttavia che tali ragioni di riservatezza non possono essere compromesse quando è la madre che dichiara di non voler essere nominata. Nessuna donna, altrimenti, deciderebbe di partorire nell'anonimato di fronte al rischio che dopo molti anni l'anonimato possa essere violato. La norma costituisce, quindi - e la conclusione può senz'altro condividersi - una ragionevole valutazione comparativa dei diritti inviolabili del figlio diritto a conoscere le proprie origini biologiche e della madre diritto a poter partorire nell'anonimato senza essere condizionata dalla possibilità che questa decisione possa essere in seguito messa in discussione .