Giudici di Pace pronti ad un nuovo sciopero (in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario)

Con un comunicato del 16 gennaio, l’Unione Nazionale dei Giudici di Pace ha proclamato uno sciopero nazionale dal 26 gennaio al 1 febbraio 2017. I GdP manifestano il disagio della categoria per essere costretta, dinanzi al comportamento lesivo ed omissivo del Ministro della Giustizia e del Governo, pregresso e in carica, a ricorrere a reiterate e prolungate astensioni per rivendicare l’adeguamento della condizione dei Giudici di Pace ad elementari e fondamentali principi di diritto costituzionale, comunitario ed internazionale .

La lettera di ieri, 16 gennaio, firmata del Presidente dell’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, Maria Flora Di Giovanni, annuncia il nuovo sciopero della categoria indetto per il 26 gennaio, in concomitanza con l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, fino al 1 febbraio. Indipendenza e diritti del lavoro. Si tratta del terzo sciopero che si sussegue per la rivendicazione di elementari e fondamentali principi di diritto costituzionale, comunitario ed internazionale , dopo quelli di novembre e dicembre. Reagiscono così i Giudici di Pace al vano esperimento delle procedure di raffreddamento previste dal Codice di autoregolamentazione e all’inascoltata condanna inflitta al Governo Italiano dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa che ha accertato la discriminazione rispetto ai Magistrati di ruolo in quanto a tutele previdenziali ed assistenziali, comprensive del diritto alla pensione, al diritto ad una ragionevole retribuzione in caso di malattia, maternità o paternità, al’assicurazione per infortuni sul lavoro. La categoria, come si legge nel documento, prende atto del comportamento reiteratamente lesivo od omissione del Ministero della Giustizia, malgrado gli impegni assunti nel corso degli incontri avuti con le organizzazioni di categoria, in sede di corretta amministrazione della Giustizia, di garanzie di indipendenza del giudice, di riconoscimento dei più elementari diritti di lavoro previdenza, equo compenso, continuità sino all’età pensionabile, tutela della maternità e della salute , di osservanza dei precetti fondamentali statuiti dalla Costituzione e delle principali Istituzioni Europee .

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