Crediti erariali, sulle azioni revocatorie decide il giudice contabile

La sezione della Lombardia ribadisce il criterio di competenza e annulla la donazione della proprietà degli immobili dell'ex amministratore di Enelpower alla moglie

Azione revocatoria a tutela del credito erariale, la competenza è del giudice contabile. A ribadirlo è stata la sezione giurisdizionale per la Regione Lombardia della Corte dei conti con la sentenza 606/06 depositata lo scorso 27 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Ma facciamo un passo indietro. La Procura regionale aveva proposto azione revocatoria contro una donazione con la quale l'ex amministratore delegato di Enelpower Spa attraverso la quale l'uomo aveva ceduto nel maggio 2003 la nuda proprietà di alcuni immobili che si trovano nel comune di Lesmo, in provincia di Milano. Tuttavia, a dicembre del 2004 gli stessi immobili, insieme ad altri cespiti di natura mobiliare e immobiliare, avevano già formato oggetto di istanza di sequestro conservativo nell'ambito della richiesta avanzata dalla Procura regionale per i danni cagionati, tra gli altri, dall'interessato in qualità di amministratore delegato di Enelpower Spa e in violazione dei propri obblighi di servizi. I giudici contabili nell'accogliere la domanda di revocazione della donazione hanno ricordato che l'azione revocatoria è un mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale concesso dall'ordinamento per contrastare gli atti dispositivi compiuti dal debitore in frode ai creditori . Per cui, ha continuato la Corte dei conti sia il sequestro conservativo che l'azione revocatoria sono pienamente compatibili con la struttura risarcitoria dell'azione di responsabilità amministrativo contabile . Del resto, hanno aggiunto i magistrati, l'azione di accertamento del danno erariale è affidata alla giurisdizione esclusiva della Corte dei conti che, pertanto, è da considerare giudice naturale nelle materie di contabilità pubblica e, quindi, giudice naturale delle azioni di carattere strumentale rispetto all'azione di danno . Infatti, ha ricordato la magistratura contabile, è precluso al giudice ordinario di pronunciarsi sull'azione di rivalsa avanzata dall'ente danneggiato condannato al risarcimento del danno per lesione a terzi nei confronti del dipendente che ha cagionato il fatto, poiché la relativa controversia rientra nella giurisdizione della Corte dei conti . Per cui, hanno osservato i giudici contabili il riconoscimento della provvista di giurisdizione in materia di revocatoria non soltanto è coerente con le norme costituzionali, bensì appare indispensabile in termini di effettività della pretesa azionata dalla Procura contabile . Altrimenti, ha messo in guardia la Corte dei conti, diversamente opinando, ossia ritenendo la competenza esclusiva del giudice ordinario in materia, si darebbe luogo ad un inutile oltre che inefficiente frazionamento delle competenze, a scapito della tutela del credito erariale . Cristina Cappuccini

Corte dei conti - Sezione Regione Lombardia - sentenza 5-27 ottobre 2006, n. 606 Presidente Rossano - Relatore Corsetti Svolgimento del processo La Procura attrice propone azione revocatoria avverso la donazione stipulata in data 7 maggio 2003 dal G., mediante la quale egli cede alla moglie L.E.S. la nuda proprietà per il 50 % di cui può disporre delle unità immobiliari site nel Comune di Lesmo, Via Silvio Pellico n. 14. In particolare, i beni oggetto della donazione per atto Notaio A.G. di Milano, posizione n. Omissis, n. Omissis Repertorio, n. Omissis Raccolta , nella misura di un mezzo della nuda proprietà, sono i seguenti Unità immobiliari site nel Comune di Lesmo, Via Silvio Pellico n. 14 nel complesso residenziale denominato LESMOGREEN - foglio 6 particella 115 sub. 8 categoria C/6 classe 4 - foglio 6 particella 115 sub. 9 categoria C/6 classe 4 - foglio 6 particella 140 sub. 1 categoria C/6 classe 3 - foglio 6 particella 112 sub. 5 categoria A/3 classe 4 - foglio 6 particella 112 sub. 502 categoria A/7 classe 3. In data 10 dicembre 2004, detti beni avevano già formato oggetto di istanza di sequestro conservativo unitamente ad altri cespiti di natura mobiliare ed immobiliare di pertinenza del convenuto , nell'ambito della richiesta di risarcimento avanzata dalla Procura regionale per i danni cagionati, tra gli altri, dal G. in qualità di Amministratore Delegato della Società Pubblica ENELPOWER S.p.A. ed in dolosa violazione dei propri obblighi di servizio. I beni oggetto dell'attuale citazione furono sottoposti a sequestro nei limiti del diritto di usufrutto residuato al G. dopo l'atto di disposizione il 50 % delle unità immobiliari in Lesmo , fino alla concorrenza di euro 26.847.483,87 corrispondente al danno patrimoniale, diretto ed indiretto, cagionato ad ENELPOWER Spa, ENEL Spa e ministero Economia e Finanze. Il sequestro conservativo fu confermato con ordinanza n. 32/05, depositata il 9 febbraio 2005, e con ordinanza collegiale n. 84/05, depositata il 21 marzo 2005, il provvedimento venne confermato anche per la parte relativa al diritto di usufrutto spettante al G. sui beni immobili siti nel Comune di Lesmo, erroneamente esclusi dal giudice designato. Il giudizio di merito è stato definito con sentenza 114/06, depositata il 22 febbraio 2006, mediante la quale la Sezione Giurisdizionale, in parziale accoglimento delle domande attoree, ha condannato il G. in solido con altri corresponsabili al risarcimento dei danni diretti riconducibili ai rapporti illeciti intrattenuti dal medesimo con le società SIEMENS gare per la fornitura di turbine a gas e pagamento di interessi passivi ed ALSTHOM POWER per la vicenda Sulcis , del danno da disservizio e del danno all'immagine in relazione a tutti gli episodi illeciti contestati, a favore di ENELPOWER, danni ammontanti complessivamente ad euro 10.067.857,47, oltre interessi e spese legali. La Procura regionale ha proposto la presente azione in pendenza del giudizio di appello nel corso del quale ha proposto impugnazione incidentale , ritenendo ancora attuale l'esigenza di salvaguardare la garanzia patrimoniale dei soggetti danneggiati, in particolare ENELPOWER. Nell'atto di citazione, l'Organo requirente ipotizza che le unità immobiliari oggetto di disposizione sono state sottratte dal G. in modo preordinato o, quantomeno, con la consapevolezza che la donazione impugnata avrebbe reso più ardua la realizzazione del credito. Sussistono, quindi, nell'ipotesi accusatoria, i requisiti dell'eventus damni poiché l'erario, per effetto dell'atto di donazione, si trova in una situazione deteriore gli immobili ceduti costituiscono, infatti, qualitativamente e quantitativamente, i cespiti di maggior e più facile realizzazione per il soddisfacimento del credito accertato con sentenza sui quali, si ripete, la Procura ha posto un vincolo limitatamente al diritto di usufrutto. Vanno poi considerate le ulteriori ragioni di credito che la Procura farà valere in sede di appello, in ordine ai fatti dannosi contestati in primo grado appello incidentale del 7 giugno 2006 In ordine al requisito della Scientia damni o Consilium fraudis , la Procura attrice osserva che dalla cronologia degli eventi si desume la consapevolezza, in capo al debitore, che la stipulazione dell'atto di disposizione del patrimonio avrebbe reso impossibile o più difficoltosa ed aleatoria la realizzazione del credito. Trattandosi di atto posteriore al sorgere del credito, non vi è necessità di provare la dolosa preordinazione di sottrarre gli immobili alla garanzia patrimoniale del creditore che, tuttavia, la Procura ritiene attendibile. Le condotte contestate risalgono infatti al 1999-2002, mentre l'atto di disposizione del patrimonio è stato stipulato in data 7 maggio 2003, quando il G. non solo era consapevole di avere tenuto le predette condotte illecite a danno dell'amministrazione imputate a titolo di dolo in quanto poste in essere nella consapevolezza di violare, oltre le norme penali, anche i propri obblighi di servizio arrecando ingentissimi danni all'ENELPOWER Spa, di cui era amministratore delegato , ma lo stesso era anche consapevole che tali fatti erano ormai stati scoperti dall'autorità giudiziaria penale procedente. Poco prima dell'atto di donazione del 7 maggio 2003 si erano tenuti gli interrogatori delle persone coinvolte negli illeciti contestati al G. A.N.H. int. 1 e 10 aprile 2003 , in relazione alle vicende corruttive concernenti i contratti di agenzia stipulati per l'area del Golfo Persico ed agli appalti stipulati dal G. per conto di ENELPOWER C. int. 7 marzo 2003 e 16 aprile 2003 , in relazione ai contratti di consulenza fittizi stipulati dal G. con le società SERMIDE LTD e MIRAVADA LLP, nonché ai rapporti con la società SIEMENS ed alla gara per la centrale termoelettrica del Sulcis. L'atto di disposizione qui impugnato è immediatamente precedente la custodia cautelare in carcere Ord. n. 2460/03 R.G.N.R., n. 905/03 R.G.GIP in data 5 giugno 2003 , che è l'epilogo di un'indagine già avviata e ben nota al convenuto, tant'è che egli già in data 24 febbraio 2003 aveva nominato il proprio avvocato difensore, come prescritto dal Cpp, ed aveva subito, in data 20 febbraio 2003, una perquisizione domiciliare presso la propria abitazione con contestuale sequestro di documenti. In data 10 marzo 2003 aveva poi proposto istanza di incidente probatorio, ex articolo 392 ss. Cpp Contestualmente, si svolge l'attività istruttoria presso la sede ENELPOWER e nei confronti di altri dipendenti, tra cui l'interrogatorio reso dal N., responsabile del servizio Auditing, in data 27 febbraio 2003. Alle iniziative del giudice penale hanno fatto seguito le richieste risarcitorie da parte dei creditori danneggiati emissione, da parte della Procura contabile, dell'istanza di sequestro conservativo in data 10 dicembre 2004 e giudizio di merito instaurato con citazione in data 8 aprile 2005 . I convenuti, costituiti in giudizio con memoria depositata il 27 luglio 2006 eccepiscono, in via pregiudiziale, il difetto di giurisdizione del giudice contabile, per mancanza di norma ad hoc attributiva della potestà di conoscere di fatti estranei alla materia della contabilità pubblica ed insufficienza, a tal fine, della norma interpretativa di cui all'articolo 1, comma 174 della legge finanziaria 266/05. In subordine, chiedono al giudice di sollevare q.l.c. della predetta norma per contrasto con gli artt, 25, comma 1 e 103, comma 2, Costituzione. Viene poi eccepita l'improponibilità dell'azione, per avvenuta presentazione di analoga domanda di revocazione, per gli stessi cespiti, dinanzi all'A.G.O. Ancora, in via preliminare, viene chiesta la sospensione del giudizio, ai sensi dell'articolo 295 Cpc, in attesa dell'accertamento definitivo del credito litigioso, attualmente in fase di appello. Nel merito, la difesa contesta la sussistenza dei presupposti per l'azione revocatoria in primis, la sussistenza del credito erariale nei confronti di ENELPOWER, atteso che alcune poste di danno diretto addebitate dalla Procura sono state ritenute non provate o non sussistenti da parte della Sezione giurisdizionale rapporti ALSTHOM, con esclusione della questione sugli interessi legali rapporti con A.N.H. per le commesse nel Golfo Persico i rapporti di consulenza con le società riconducibili al C. , mentre ove vi è stata condanna, i relativi capi della sentenza sono sub judice da parte del giudice di appello rapporti SIEMENS . Sul requisito della scientia fraudis o consilium fraudis la difesa dubita della tesi attorea circa l'anteriorità dell'insorgere del credito rispetto alla data dell'atto dispositivo avuto riguardo, in particolare, al danno da disservizio ed al danno all'immagine, voci che la sentenza n. 114/06 ha posto in relazione alle conseguenze del processo sull'organizzazione interna dell'amministrazione spese legali, per funzioni di auditing etc. ed al clamore suscitato nell'opinione pubblica dalla vicenda dal momento in cui le indagini diventano di pubblico dominio , per cui l'evento dannoso si colloca in data posteriore al 7 maggio 2003. Al riguardo, la difesa sostiene che il G. non poteva conoscere, a tale data, il contenuto degli interrogatori resi da A.N. e C., perché coperti da segreto istruttorio, né dell'istruttoria penale presso la sede ENELPOWER int. N. del 27 febbraio 2003 , che aveva definitivamente lasciato dal dicembre 2002. Dal ultimo, l'Avv. Todarello, fa presente i motivi di ordine personale che avrebbero indotto il G. all'atto di donazione sistemazione dei rapporti tra i coniugi dopo una crisi coniugale acuita dalla malattia della moglie, prodromica alla definitiva separazione tra i medesimi . Pertanto, si respinge sia la scientia fraudis e sia l'intento fraudolento. All'udienza, il Pm ha respinto le eccezioni pregiudiziali sollevate dalla difesa sostenendo, in favore della provvista di giurisdizione da parte della Corte dei conti, che la cognizione del giudice contabile è piena, in materia di contabilità pubblica, comprendendo anche le azioni di supporto all'azione di responsabilità. Fa poi presente che la subordinata q.l.c. dell'articolo 1, comma 174 della legge 266/05 è stata già respinta dalla Sezione giurisdizionale Regione Puglia, con sentenza 615/06. Con riferimento all'eccezione di improcedibilità, la Procura osserva che l'azione proposta da ENELPOWER in sede civile è, in via principale, di simulazione e, in via secondaria, revocatoria, per cui non vi è identità di petitum. Inoltre, rammenta che l'ente danneggiato agisce nel contesto degli adempimenti conseguenti all'azione esecutiva a seguito del deposito della sentenza di condanna n. 114/2006 , dove la sua competenza è esclusiva, mentre la Procura opera quando il giudizio di responsabilità è ancora in corso in ogni caso, non vi può essere carenza di interesse da parte dell'Organo requirente fino a che l'azione revocatoria non venga effettivamente concessa. Nel merito, il Pm osserva che il credito può ritenersi sussistente anche se litigioso, e che non vi è contrasto di giudicati tra la sentenza che accoglie la domanda di revocatoria e quella di merito che nega la sussistenza del credito. Sul requisito soggettivo, il Pm ritiene che, trattandosi di atto di disposizione a titolo gratuito, è sufficiente dimostrare la consapevolezza del pregiudizio o la dolosa preordinazione da parte del disponente, e che tale componente soggettiva può essere provata mediante presunzioni semplici, ex articolo 2729 Cc, tanto più considerando che un atto di disposizione patrimoniale compravendita o donazione è stato posto in essere da tutti i soggetti condannati dalla sentenza 114/06. Il Pm ribadisce poi che l'atto di disposizione è successivo al sorgere del credito, anche per il danno da lesione all'immagine infatti, nella richiesta di incidente probatorio del 10 marzo 2003, vi sono ampi riferimenti alla stampa che avrebbe riportato notizie false sulla vicenda ENELPOWER. Inoltre, la Procura dubita fortemente della giustificazione addotta dal convenuto, poiché lo scopo di regolare i rapporti tra i coniugi in vista della loro prossima separazione sarebbe stato più adeguatamente raggiunto mediante la cessione dell'usufrutto anziché della nuda proprietà. La difesa dei convenuti rammenta che l'azione revocatoria è uno strumento civilistico e, come tale, c'è un limite di ordine costituzionale alla cognizione del giudice contabile sulla domanda proposta. Essa insiste poi sull'eccezione di improponibilità dell'azione a seguito della preventiva presentazione di analoga istanza dinanzi al giudice ordinario, per identità di causa. Infatti, l'azione revocatoria è azione di cognizione preordinata all'esecuzione e non persegue una diversa finalità a seconda delle fasi di giudizio nelle quali è proposta. Peraltro, nel caso di specie, si imporrebbe l'esigenza di sospendere l'esame della domanda in revocatoria, poiché la proposizione dell'appello sospende l'esecuzione della sentenza di condanna. Nel merito, la difesa insiste per l'aleatorietà del credito allegato dalla Procura attrice, poiché la sentenza di condanna è stata appellata dal G. e dagli altri corresponsabili e, sulla scientia damni, ribadisce che l'atto di disposizione è anteriore al sorgere del credito a titolo di danno all'immagine , in quanto la stampa di cui si parla nella richiesta di incidente probatorio si riferisce alle operazioni di ristrutturazione aziendale e non ai fatti di rilevanza penale. Aggiunge poi che la conoscenza dell'indagine penale non può essere equiparata alla conoscenza delle azioni risarcitorie che, all'epoca della donazione, la Procura non aveva in alcun modo esplicitato. Al riguardo, vengono richiamate le motivazioni di ordine personale che avrebbero indotto il convenuto all'atto di cessione anticipazione della separazione coniugale e gravità delle condizioni di salute del coniuge . In replica, il Pm rammenta che l'azione di cui si discute non è estranea alla tipologia dei giudizi che si svolgono dinanzi alla Corte dei conti l'azione di responsabilità è, infatti, una domanda di risarcimento del danno soggetta alle regole del Cc articolo 1218 e 2043 Cc . Diversamente dalla giurisdizione amministrativa, che è il territorio degli interessi legittimi per cui occorre una specifica norma affinché sia attribuita la competenza sui diritti, come giurisdizione esclusiva , la cognizione della Corte dei conti è limitata ai diritti soggettivi, sia pure inerenti la materia della contabilità pubblica. Rispetto alle ragioni di credito fatte valere con l'azione di danno, la revocatoria è un'azione di effettività, per cui non è necessaria l'interpositio legislatoris, né risulta violato l'articolo 25, che assicura il principio della precostituzione del giudice ma non interviene sul riparto della giurisdizione. Al termine della discussione, la causa è stata trattenuta in decisione. Motivi della decisione 1.Sul difetto di giurisdizione. I convenuti eccepiscono la carenza di giurisdizione della Corte dei conti sull'azione revocatoria sotto triplice profilo a estraneità dell'azione alle materie di contabilità pubblica attribuite alla competenza del giudice contabile, con particolare riguardo ai diritti soggettivi di terzi non coinvolti nel giudizio di responsabilità b necessità di interpositio legislatoris per specificare il contenuto delle materie indicate dall'articolo 103, comma 2, Costituzione, c inadeguatezza della previsione di cui all'articolo 1, comma 174 della legge 266/05 ad incardinare la competenza del giudice contabile sull'azione revocatoria, norma da cui discenderebbe soltanto un'ampliamento dei poteri del Pm contabile e non anche un trasferimento di potestà giurisdizionale. In subordine, i convenuti chiedono che venga sollevata q.l.c. della succitata disposizione ai sensi degli articoli 103, comma 2 e 25, comma 1, Costituzione. La proposta eccezione è priva di fondamento giuridico, per i motivi sotto indicati. 1.1.Con riferimento alla prima censura, si premette che l'azione revocatoria è un mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale concesso dall'ordinamento per contrastare gli atti dispositivi compiuti dal debitore in frode ai creditori. L'articolo 2901 Cc così dispone Il creditore, anche se il credito è soggetto a condizione o a termine, può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio coi quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni La finalità di garanzia si manifesta nel risultato dell'azione, che non incide sull'efficacia o sulla validità del negozio giuridico, bensì serve al creditore per ottenere la dichiarazione dell'inefficacia dell'atto nei suoi confronti. Trattasi di inefficacia relativa o, come suol dirsi, di inopponibilità dell'atto, mentre il negozio revocato resta valido ed efficace tra le parti e non erga omnes. Detto altrimenti, l'esperimento vittorioso dell'azione revocatoria non travolge l'atto di disposizione posto in essere dal debitore, poiché l'inefficacia di esso è funzionale alla sola ricostituzione della garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del debitore. In sede di esecuzione forzata, il creditore farà valere tale garanzia procedendo anche sul bene oggetto del negozio dichiarato inefficace nei suoi confronti, con le formalità dell'espropriazione presso il terzo proprietario Cassazione civile, Sezioneterza, 9875/05 id., Sezioneseconda, 7127/01 id., Sezioneprima, 791/00 id., Sezioneseconda, 2971/99 . In ordine alla possibile ricaduta dell'azione su soggetti estranei al giudizio di responsabilità, paventata dalla difesa, si rammenta che il terzo contraente, in caso di esito vittorioso dell'azione, conserva le proprie ragioni di credito nei confronti del debitore cedente, da esercitare con le modalità previste dalla legge articolo 2902 Cc . In ultima analisi, l'azione revocatoria ha finalità cautelare e conservativa, per cui non è idonea ad incidere, in via definitiva, su posizioni soggettive individuali, ossia non produce modificazioni nel mondo giuridico. Tanto premesso sugli effetti dell'azione proposta, deve essere valutata la sua inerenza alle materie di contabilità pubblica attribuite alla competenza della Corte dei conti articolo 103, comma 2, Costituzione . Sostiene la difesa che l'azione revocatoria è strumento tipicamente civilistico e, come tale, riservato alla cognizione del giudice naturale dei diritti soggettivi il giudice ordinario , e che ogni diverso riparto della giurisdizione darebbe luogo a violazione dell'articolo 25 Costituzione. Sennonché, il Collegio rileva che la Corte dei conti, nelle materie attribuite alla sua competenza giudizi di responsabilità amministrativo contabile, sulle pensioni pubbliche, per il rimborso delle quote inesigibili in materia di aggio esattoriale, etc. ha cognizione su diritti soggettivi. L'azione di responsabilità amministrativo contabile, in estrema sintesi, non è che una domanda di risarcimento danni, sia essa fondata sulla violazione del principio del neminem laedere ex articolo 2043 Cc ovvero sull'inadempimento di obblighi contrattuali ex articolo 1218 Cc . Ciò vale a dire che non si pone, nei riguardi della Corte dei conti, la dicotomia tra le posizioni soggettive che storicamente anima il dibattito sulle competenze del giudice amministrativo - tradizionalmente giudice degli interessi legittimi - dalla legge abolitrice del contenzioso legge n. 2248, allegato E, del 1865 , alle materie attratte alla sua giurisdizione esclusiva in settori dove le posizioni si presentavano così connesse da suggerire la soluzione dell'attribuzione in blocco ad un unico giudice , sino al riequilibrio per sottrazione promosso dal Giudice delle leggi Corte costituzionale 281/04 . Se, pertanto, la giurisdizione contabile è il territorio dei diritti - diversamente dalla giurisdizione amministrativa che è il luogo degli interessi - la natura civilistica del mezzo non è di ostacolo alla provvista di giurisdizione della Corte dei conti che, al contrario, si rileva pienamente coerente con la sua naturale vocazione a giudicare su diritti soggettivi. Resta da considerare l'inerenza dell'azione revocatoria alle materie di contabilità pubblica di cui all'articolo 103, comma 2, Costituzione, poiché la cognizione piena sui diritti soggettivi è attribuita in relazione alle materie assegnate alla propria competenza e non in via generale. Al riguardo, soccorrono le precedenti considerazioni circa la natura dell'azione revocatoria che, si ripete, è un mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale e, come tale, è strettamente funzionale alla realizzazione del credito che va a garantire. Nelle cause dinanzi alla Corte dei conti, il credito che l'azione mira a tutelare è il risarcimento del danno derivante dalla condotta illecita di amministratori e funzionari pubblici. Ciò vale a dire che l'azione revocatoria compresa nella potestà decisoria del giudice contabile è soltanto quella finalizzata all'esercizio dell'azione di responsabilità e, in particolare, al buon esito della fase esecutiva. 1.2.La strumentalità dell'azione revocatoria rispetto al credito azionato nel giudizio di responsabilità rende superflua l'intepositio legislatoris, ossia non è richiesta una previsione normativa attributiva della giurisdizione sulla specifica azione. Invero, la giurisprudenza costituzionale ha più volte ripetuto che l'espressione materie di contabilità pubblica non ha carattere cogente né assoluto, per cui la concreta attribuzione della giurisdizione è rimessa alla discrezionalità del legislatore e non opera automaticamente. Nel contempo, la Consulta ha affermato la tendenziale espansione della giurisdizione contabile - ove sussista identità di materia e di interesse tutelato e in carenza di diversa regolamentazione da parte del legislatore - lasciando così intendere che l'interpositio legislatoris non sia necessaria per radicare la giurisdizione della Corte dei conti nei settori tradizionalmente compresi nella locuzione materie di contabilità pubblica Corte costituzionale 641/87 id., 773/88 id. 24/1993 id., 385/96 . La portata precettiva dell'articolo 103, comma 2, Costituzione è stata chiaramente riconosciuta dalla Corte di cassazione nell'affermare la sussistenza della giurisdizione contabile nei confronti di amministratori e dipendenti di S.p.A. a partecipazione pubblica maggioritaria o di controllo, in ragione della natura pubblica delle risorse finanziarie impiegate Cassazione, Su 19667/03 id., 3899/04 . Ma, in disparte le predette argomentazioni, l'inutilità dell'interpositio legislatoris deriva dal fatto che la giurisdizione contabile, nelle materie di propria competenza, è piena ossia si estende alle azioni che sono strumentali a quella principale azione di accertamento del danno erariale . È d'obbligo il raffronto con il sequestro conservativo che, al pari dell'azione revocatoria, è strumento cautelare e di conservazione del credito. La sua previsione in via legislativa articolo 48 del Rd 1038/33 articolo 5, Dl 453/93, convertito in legge 19/1994 deriva dalla necessità di adattare il procedimento cautelare previsto dalle norme processuali civili alla specificità del giudizio amministrativo contabile a titolo di esempio, si menziona la disciplina della fase autorizzatoria del sequestro, dove il procedimento inaudita altera parte costituisce la regola nel processo contabile, mentre nel civile la deroga al contraddittorio rappresenta l'eccezione articolo 669sexies Cpc . Tali esigenze non ricorrono nell'azione revocatoria, che è procedimento ben più snello, per cui si giustifica la mancata previsione di regole ad hoc per il giudizio contabile. D'altra parte, il Collegio osserva che, ove il legislatore ha inteso sottrarre al giudice contabile la potestà giurisdizionale, nell'ambito delle materie attratte alla propria competenza, lo ha fatto espressamente. È il caso dell'esecuzione delle sentenze di condanna, espressamente attribuita alle cure dell'ente danneggiato, in qualità di soggetto titolare del credito azionato dal Procuratore della Corte dei conti Rd 776/09, richiamato dall'articolo 76 del Rd 1214/34 e dall'articolo 24 del Rd 1038/33 attualmente Dpr 260/98 . Trattasi di mezzi il sequestro conservativo e l'azione revocatoria pienamente compatibili con la struttura risarcitoria dell'azione di responsabilità amministrativo contabile. La titolarità di essa appartiene al Pm contabile mentre il diritto azionato resta di pertinenza dell'ente danneggiato, tant'è che la richiesta di condanna viene formulata dalla Procura attrice in favore dell'amministrazione che ha subito la lesione anche se diversa da quella di appartenenza dell'autore dell'illecito . Di conseguenza il diritto, una volta accertato con sentenza di condanna, viene realizzato a cura dello stesso ente danneggiato che assume, in fase di esecuzione, il ruolo di creditore procedente. Questa scissione tra titolarità del diritto azionato di pertinenza dell'ente danneggiato ed esercizio delle facoltà processuali di competenza del Pm è dovuta a ragioni di tutela del patrimonio pubblico, nell'esigenza di garantire il cittadino contro il pericolo del mancato azionamento dei diritti patrimoniali da parte delle amministrazioni lese. Ciò posto, è evidente che le anzidette esigenze di tutela delle risorse della collettività sarebbero largamente pregiudicate se non fosse consentito al giudice contabile di conoscere di un'azione la revocatoria che rientra tra i mezzi di tutela del credito messi a disposizione di tutti i cittadini nei loro rapporti privati. O meglio, sarebbe ben strano se l'ordinamento, dopo aver apprestato un apparato pubblico le Procure contabili per la tutela dei crediti derivanti da illeciti contabili, avesse poi attenuato le garanzie patrimoniali che assistono il credito, riducendo l'accesso ai mezzi previsti dal Ccomma .3.Nell'indicata prospettiva, la provvista di giurisdizione della Corte dei conti sull'azione revocatoria non è correlata ad una espressa previsione normativa, trattandosi di azione di effettività, funzionale all'azione di danno esercitata dalla Procura contabile. L'articolo 1, comma 174 della legge 266/05 reca, infatti, una norma di interpretazione autentica, non innovativa del diritto vigente. Essa così dispone Al fine di realizzare una più efficace tutela dei crediti erariali, l'articolo 26 del regolamento di procedura di cui al Rd 1038/33, si interpreta nel senso che il procuratore regionale della Corte dei conti dispone di tutte le azioni a tutela delle ragioni del creditore previste dalla procedura civile, ivi compresi i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale di cui al libro VI, titolo III, capo V, del Cc. Nell'ottica del legislatore, la facoltà di accesso all'azione revocatoria fa parte del pacchetto di misure azionabili dal Pm contabile per evitare la dispersione dei beni da parte del soggetto ritenuto responsabile, di talché la norma interpretativa funge soltanto da stimolo e sollecitazione all'utilizzo del mezzo. Sostengono i convenuti che tale disposizione - innovando il diritto vigente - avrebbe soltanto ampliato i poteri del Pm senza tuttavia modificare il potere decisorio dell'Organo giurisdizionale, nell'idea che il Pm contabile sia stato dotato di un potere di azione da esercitare presso altra giurisdizione, anziché presso la Sezione giurisdizionale presso cui è incardinato. In disparte le precedenti considerazioni sulla natura interpretativa della disposizione in esame, la prospettata divaricazione tra potestà requirente e potestà giurisdizionale appare in contrasto con le norme sull'organizzazione interna della Corte dei conti, dalle quali emerge che le Procure regionali e la Procura generale sono organi incardinati presso la Sezione giudicante della Corte dei conti competente per territorio articolo 2, Dl 453/93, convertito in legge 19/1994 , e non presso l'ufficio unico del Pm ordinario e contabile . Né ricorrono, nel caso dell'azione revocatoria, le insopprimibili ragioni che consentono al Pm di ritenersi legittimato a proporre il regolamento preventivo di giurisdizione dinanzi alla Corte di cassazione, ove egli è rappresentato, per quanto attiene alla partecipazione all'udienza, dal Procuratore generale presso la Corte di cassazione, nell'esercizio delle sue attribuzioni di Pm Cassazione, Su, 404/91 . 1.4.Per tutte le suesposte ragioni, il Collegio rigetta l'eccezione di difetto di giurisdizione della Corte dei conti sull'azione revocatoria proposta dalla Procura attrice. Parimenti, ritiene manifestamente infondata la q.l.c. dell'articolo 1, comma 174 della legge 266/05, già dichiarata tale dalla Sezione giurisdizionale Regione Puglia, con sentenza 615/06. Ferme restando le precedenti osservazioni sulla portata interpretativa e non innovativa dell'anzidetta disposizione, si ripete che il potere del giudice contabile di decidere sull'azione revocatoria non contrasta con l'ordine costituzionale. L'azione di accertamento del danno erariale è affidata alla giurisdizione esclusiva della Corte dei conti che, pertanto, è da considerare giudice naturale nelle materie di contabilità pubblica e, quindi, giudice naturale delle azioni di carattere strumentale rispetto all'azione di danno. Al riguardo, si rammenta che è precluso al giudice ordinario di pronunciarsi sull'azione di rivalsa avanzata dall'ente danneggiato condannato al risarcimento del danno per lesione a terzi nei confronti del dipendente che ha cagionato il fatto, poiché la relativa controversia rientra nella giurisdizione della Corte dei conti cfr., Cassazione civile, Su, 15288/01 Corte dei conti, Sezioneprima, 215/04 . Il riconoscimento della provvista di giurisdizione in materia di revocatoria non soltanto è coerente con le norme costituzionali, bensì appare indispensabile in termini di effettività della pretesa azionata dalla Procura contabile diversamente opinando, ossia ritenendo la competenza esclusiva del giudice ordinario in materia, si darebbe luogo ad un inutile oltre che inefficiente frazionamento delle competenze, a scapito della tutela del credito erariale. 2.Sull'improponibilità o improcedibilità dell'azione. Le parti convenute chiedono che il ricorso sia dichiarato improponibile a causa dell'avvenuta presentazione, in epoca precedente, di analoga domanda di revocazione, per gli stessi cespiti, dinanzi all'A.G.O. notificata il 12 maggio 2006 . Sul criterio della prevenzione, il Collegio ritiene di non aderire alla giurisprudenza di questa Corte che, sia pure a diversi fini decorrenza del termine di 120 gg. per la proposizione dell'azione di responsabilità , considera pendente il giudizio al momento del deposito dell'atto di citazione presso la competente Sezione giurisdizionale ex multis, cfr., C. conti, Sezioneprima, 5 maggio 2004, n. 152/A , in quanto il contraddittorio si ritiene validamente instaurato a seguito della regolare notificazione dell'atto di citazione in giudizio articolo 39 Cpc . Pertanto, va dato atto ai convenuti della preventiva proposizione dell'azione revocatoria in sede civile. Tuttavia, va considerato che la situazione giuridica che potrebbe avere rilievo, nella specie, non è l'improponibilità dell'azione bensì la sua improcedibilità poiché, nella fase attuale del giudizio, la competenza ad agire in revocatoria spetta congiuntamente alla Procura contabile ed all'ente danneggiato, sia pure a diverso titolo. L'esperimento dell'azione revocatoria, da parte dell'amministrazione, è pienamente giustificato dall'avvenuta pubblicazione della sentenza di condanna, che viene comunicata dalla Procura regionale munita della formula esecutiva, ai sensi dell'articolo 24 del Rd 1038/33. La sospensione automatica dell'esecuzione, a seguito della proposizione dell'appello ex articolo 1. comma 5ter, Dl 453/93 conv. in legge 19/1994, introdotto dall'articolo 1, del Dl 543/96, conv. in legge 639/96 non esclude la possibilità di compiere atti di conservazione della garanzia patrimoniale. Tra questi, è espressamente prevista la possibilità di iscrivere ipoteca sui beni del debitore articolo 3 del Dpr 260/98 , oltre agli atti di impulso processuale necessari alla conversione del sequestro conservativo in pignoramento ex articolo 686, Cpc, che sono adempimenti da svolgere con tempestività pena l'inefficacia del pignoramento in cui si è convertita la misura cautelare. Tali adempimenti risultano essere stati puntualmente compiuti da ENELPOWER all'indomani della comunicazione della sentenza 114/06 e, tra questi, si inquadra l'azione revocatoria, avente analoghe finalità e, pertanto, non ricadente nella sospensione dell'esecuzione a seguito di appello. D'altro canto, la Procura regionale svolge un ruolo attivo nella fase di impugnazione della sentenza 114/06, avendo cantierato un appello incidentale avverso la stessa e, in questo contesto, ha chiesto la revocazione dell'atto di donazione, nell'ambito delle facoltà processuali che spettano all'Organo requirente in corso di causa, sia pure in fase di appello. Ferma restando la provvista di giurisdizione della Corte dei conti sull'azione revocatoria, l'esercizio in concreto di essa è consentito sino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, trattandosi di azione strumentale a quella di danno. Si verifica, nella specie, il fenomeno della concorrenza delle giurisdizioni sulla stessa causa, poiché è evidente che l'azione revocatoria, sia essa esercitata in sede ordinaria ovvero contabile, mira all'identico risultato di ricostituire la garanzia patrimoniale in favore del creditore. La questione può essere risolta alla luce della giurisprudenza formatasi sulla concorrenza delle giurisdizioni quando vi è identità del fatto indagato nelle diverse sedi ordinaria, a seguito della costituzione di parte civile nel processo penale, e contabile, per l'esercizio dell'azione di responsabilità , secondo la quale il giudizio contabile è sempre proponibile sino all'integrale ristoro di tutti i danni subiti dalla p.a. cfr. ex multis, Corte dei conti, Sezioneprima, 6 giugno 2003, n. 187/A . Mutatis mutandi, il Collegio ritiene che l'interesse ad agire da parte della Procura contabile non venga meno se non a seguito del fruttuoso esercizio dell'azione pauliana in sede civile. Viceversa, la questione della concorrenza tra le giurisdizioni non è neppure astrattamente configurabile quando l'azione di responsabilità è in corso di accertamento da parte del giudice di prime cure. Durante questa fase, infatti, vige il principio della rigida scissione tra le facoltà processuali, tutte intestate alla Procura attrice esercizio dell'azione, ricorso per sequestro conservativo, azione revocatoria e le facoltà sostanziali, che restano nel dominio dell'amministrazione danneggiata, in qualità di titolare del diritto al risarcimento del danno atti di costituzione in mora, decreti di fermo amministrativo, altri atti interruttivi del termine prescrizionale . In tale contesto non ricorrente nella specie , sarebbe bastato invocare il principio dell'esclusività dell'azione di responsabilità amministrativo contabile per giustificare l'attrazione alla competenza del giudice contabile delle azioni strumentali a quella di danno e, di conseguenza, il giudice civile avrebbe dovuto dichiararsi incompetente o l'azione essere dichiarata improponibile sino a che il credito non fosse stato accertato da parte della Corte dei conti. Con riguardo al caso in esame, l'azione proposta non è improcedibile poiché l'inefficacia dell'atto di disposizione, ad oggi, non è stata dichiarata dal giudice civile adìto. 3.Sulla domanda di sospensione necessaria. In via gradata, il Collegio respinge la domanda di sospensione del giudizio, ai sensi dell'articolo 295 Cpc, proposta dalle parti convenute in attesa dell'accertamento definitivo del credito litigioso. Al riguardo, la giurisprudenza più recente, che il Collegio condivide, ha stabilito che anche il credito eventuale, in veste di credito litigioso, abilita il creditore all'esperimento dell'azione revocatoria, ai sensi dell'articolo 2901 Cc tra i cui presupposti vi è l'esistenza del credito e non anche la sua concreta esigibilità Cassazione civile, Sezioneseconda, 1413/06 id., Su, 9440/04 id., Sezioneterza, 3981/03 . Affermata l'autonomia dell'azione pauliana dalla sentenza positiva o negativa sull'esistenza del credito - nella misura in cui quest'ultima non costituisce l'indispensabile antecedente logico giuridico della pronuncia sulla domanda revocatoria - è da escludere, a cascata, l'eventualità di un conflitto di giudicati tra le due pronunce quella che, a tutela del credito litigioso, dichiari inefficace l'atto di disposizione e la sentenza negativa sull'esistenza del credito . Così, Cassazione, Sezioneprima, 14709/05 id., Su, 9440/04 . Ne discende, quale logico corollario, che il giudizio promosso con l'azione pauliana non è soggetto a sospensione necessaria a norma dell'articolo 295 Cpc anche se è pendente il giudizio di merito per l'accertamento del credito tutelato con la domanda di revocatoria, poiché la pregiudizialità che rende necessaria la sospensione è soltanto quella che può dar luogo a contrasto tra giudicati Cassazione SezioneI, 6 ottobre 2005, n. 19492 . Non ricorrono, dunque, gli estremi per la sospensione necessaria del giudizio, né appare opportuno procedervi su istanza di parte. 4. Le condizioni dell'azione. Le condizioni per l'esercizio dell'azione revocatoria, ex articolo 2901 Cc, consistono nell'esistenza di un valido rapporto di credito tra il creditore che agisce in revocatoria ed il debitore che effettua la traslazione requisito soddisfatto anche se il credito è eventuale, soggetto a termine, condizione o litigioso, come nella specie , nell'effettività del danno da intendere come lesione della garanzia patrimoniale a seguito dell'atto di disposizione e nella consapevolezza, da parte del debitore, di aver arrecato pregiudizio alle ragioni dei creditori, diminuendo la consistenza delle garanzie ad essi spettanti. 4.1. La sussistenza del credito. Il credito a tutela del quale la Procura attrice agisce in revocatoria è stato accertato da questa Sezione della Corte dei conti con sentenza 114/06, sub judice da parte del giudice di appello, che ha condannato il convenuto, in solido con altri corresponsabili alla refusione della somma di euro 10.067.857,47 a titolo di danno patrimoniale diretto e indiretto, in favore di ENELPOWER Spa Nel respingere l'istanza di sospensione del giudizio avanzata dai convenuti punto 3 , il Collegio ha richiamato la giurisprudenza di legittimità sui requisiti di esistenza del credito impugnato, sottolineando che il credito litigioso non preclude l'esercizio dell'azione revocatoria. Non è questa la sede per entrare nel merito della complessa vicenda che vede contrapposte le parti private tra cui il G. e la Procura attrice nel chiedere la riforma della sentenza 114/06, le prime in qualità di appellanti principali rispetto ai capi della sentenza che comportano la condanna dei medesimi e, la seconda, in qualità di appellante in via incidentale in relazione ai capi della sentenza che rigettano le domande dell'Organo requirente con ulteriore richiesta di complessivi euro 25.554.578,00 a titolo di danno diretto . Ai fini della decisione sulla presente domanda, è sufficiente ricordare la commissione di reiterate condotte illecite da parte del G. in concorso con altri , consistenti nell'aver concordato ed accettato illecite retribuzioni al fine di favorire le imprese corruttrici nell'aggiudicazione e nella successiva gestione dei contratti di appalto a danno di ENELPOWER. Trattasi di fatti che hanno avuto rilievo in sede penale dando luogo, tra l'altro, all'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere Ord. n. 2460/03 R.G.N.R., n. 905/03 R.G.GIP in data 5 giugno 2003 , in relazione ai quali la corresponsione di tangenti risulta per tabulas e non costituisce oggetto di contestazione neppure in questa sede. La sentenza 114/06 muove da queste inconfutabili premesse, per poi vagliare la fondatezza delle singole voci di danno contestate dall'Organo requirente. Giova ricordare, con riferimento ai rapporti con l'ATI ANSANDO/SIEMENS, che la percezione delle tangenti in cambio di un aggiustamento dell'offerta viene francamente ammessa dal G. nell'interrogatorio del 24 luglio 2003, mentre il relativo danno diretto viene individuato nella mancata applicazione dello sconto offerto dall'ATI, nel duplice acquisto di pareti silenzianti, nell'anticipo del pagamento della fornitura nella misura del 10% e negli interessi passivi dovuti per ritardato pagamento del saldo per complessivi euro 5.236.095,74 . Tra i fatti acclarati dalla sentenza 114/06, vi sono poi le irregolarità riscontrate nei rapporti con la società ALSTHOM, per la vicenda della centrale termoelettrica del Sulcis in assenza di prova piena circa la riconducibilità del danno all'accordo illecito quest'ultimo invece ampiamente provato , la Sezione giurisdizionale ne ha tenuto conto in sede di determinazione del danno all'immagine, fatta eccezione per gli interessi legali sulle somme anticipate alla società per euro 665.011,56 . Altre irregolarità vengono rilevate nei rapporti con il local agent A.N. e le società di consulenza riconducibili al C. senza, tuttavia, pervenire ad una condanna per danno diretto, poiché il meccanismo della retrocessione indebita percezione di una quota parte della provvigione corrisposta da ENELPOWER ai consulenti , in sé, non produce danno. Altra importante voce di danno viene individuata nel danno da disservizio comprensivo anche delle spese sostenute nel processo e per assistenza legale stragiudiziale, delle spese di organizzazione e per funzioni di auditing , determinato in complessivi euro 2.100.000,00 e nel danno all'immagine, quantificato nel complesso in euro 5.500.000,00 di cui euro 2.000.000,00 addebitati al G. . Ferma restando la non definitività dell'accertamento giurisdizionale, il risarcimento del danno liquidato dalla sentenza n. 114/2006 in favore di ENELPOWER è entità sufficiente ad integrare i presupposti dell'azione revocatoria, sotto il profilo della sussistenza del credito. 4.2. L'eventus damni. Tra i presupposti dell'azione revocatoria vi è l'effettività del danno arrecato al creditore dall'atto di disposizione, pregiudizio dovuto alla compromissione totale o parziale della garanzia patrimoniale. Al riguardo, la giurisprudenza prevalente ritiene che il negozio traslativo è dannoso quanto comporta una variazione del patrimonio del debitore, sia sotto il profilo quantitativo e sia per l'aspetto qualitativo. Ciò vale a dire che è revocabile anche l'atto che renda più difficile o incerta la realizzazione del credito, fermo restando l'onere di prova, a carico del debitore che intenda sottrarsi agli effetti dell'azione revocatoria, circa l'insussistenza di tale rischio, in ragione di ampie residualità patrimoniali Cassazione, Sezioneterza, 19963/05 id., 5972/05 id., 20813/04 id., Sezioneprima, 15257/04 id., Sezioneterza, 3546/04 id., Sezioneprima, 11471/03 id., 2792/02 id., Sezioneterza, 12678/01 id., Sezioneterza, 7262/00 id., Sezioneseconda, 12144/99 id., Sezioneterza, 4578/98 id., 6777/95 . Nella specie, l'atto di donazione impugnato concerne la nuda proprietà di un immobile posseduto dal G. per il 50% già sottoposto a sequestro conservativo da parte della Procura attrice limitatamente al diritto di usufrutto. Non vi è dubbio che l'ente danneggiato, per effetto dell'atto di disposizione, si trovi in una posizione deteriore, in quanto è più agevole oltre che più redditizio aggredire un diritto di proprietà pieno piuttosto che un diritto reale limitato. L'alienazione della sola nuda proprietà con riserva di usufrutto è, infatti, sufficiente a realizzare quella maggiore difficoltà e incertezza nella esazione del credito che integra gli estremi dell'eventus damni Tribunale Napoli, 16 giugno 1988 Infine, il requisito dell'effettività del danno sussiste anche se il debitore, nel compiere l'atto intendeva perseguire uno scopo ulteriore, per cui sono soggetti all'azione revocatoria anche gli atti aventi un profondo valore etico e morale Cassazione, Sezioneterza, 15603/05, con riguardo ad un debitore che, per adempiere il proprio obbligo di mantenimento nei confronti dei figli e del coniuge, abbia trasferito a quest'ultimo, a seguito della separazione, la proprietà di un bene . Anche sotto questo particolare aspetto non vi sono ostacoli alla revocabilità dell'atto che, ad avviso della difesa, sarebbe stato compiuto al fine ultimo di sistemare i rapporti patrimoniali tra i coniugi in vista della loro definitiva separazione, esigenza resa più urgente dalla grave malattia che aveva colpito tempo addietro la signora G 4.3. L'elemento psicologico. Negli atti a titolo gratuito posti in essere in data successiva all'insorgere del credito, la consapevolezza in capo al debitore, di diminuire, con l'atto di disposizione, la consistenza patrimoniale delle garanzie spettanti al creditore, è elemento sufficiente a soddisfare il requisito della scientia damni. A tal fine, non assume rilevanza l'intenzione del debitore di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore c.d. animus nocendi nè la partecipazione o la conoscenza da parte del terzo in ordine alla intenzione fraudolenta del debitore Tribunale Monza, 27 gennaio 2003 Cassazione, Sezioneprima, 2792/02 id., Sezioneterza, 5451/85 . È, invece, necessario provare la dolosa preordinazione dell'atto di alienazione che sia stato compiuto in data anteriore all'insorgere del credito per la tutela del quale si agisce in revocatoria Cassazione, Sezioneterza, 11537/02 id., 591/99 . L'atteggiamento psicologico del debitore - consistente nella mera consapevolezza del pregiudizio ovvero nella dolosa preordinazione dell'atto a danno del creditore - può esser desunto anche da presunzioni gravi, precise e concordanti Cassazione, Sezioneprima, 11916/01 id., Sezioneseconda, 1054/99 Tribunale Roma, 26 novembre 1999 . La tesi della Procura regionale muove dall'assunto dell'anteriorità del credito liquidato con sentenza n. 114/2006 rispetto all'atto di alienazione perfezionato dal G. il 7 maggio 2003, atteso che le condotte contestate risalgono al 1999-2002, per cui sarebbe sufficiente provare la sussistenza della scientia fruadis da parte del medesimo. La riferita cronologia degli eventi viene contestata dalla difesa con particolare riguardo al danno da disservizio ed al danno all'immagine, atteso che la sentenza di condanna n. 114/2006 ha posto in relazione le suddette voci di danno alle ricadute negative del processo sull'organizzazione interna dell'amministrazione spese legali, per funzioni di auditing etc. ed al clamore suscitato nell'opinione pubblica dalla vicenda, ragion per cui l'evento dannoso si sarebbe perfezionato dopo il provvedimento di custodia cautelare in carcere eseguito in data 5 giugno 2003 e, quindi, in data posteriore al 7 maggio 2003. Se così fosse, si dovrebbe ammettere che il diritto al risarcimento del danno sia insorto in tempi diversi alla data degli illeciti, per il danno diretto alla data di divulgazione esterna dei fatti, per il danno patrimoniale indiretto , con diversa graduazione del requisito psicologico, ma di ciò le carte non offrono sicuro riscontro. In particolare, diventa difficile stabilire la data esatta del credito derivante dalla lesione dell'immagine se, come risulta dalla richiesta di incidente probatorio presentata dal G. il 10 marzo 2003, determinati fatti quali? erano già noti, sicché egli lamenta La stampa infatti non smette di riportare notizie incontrollate atte a creare confusione sul mercato non ponendosi nemmeno il dubbio di estraneità/innocenza delle persone interessate ritenendo poi di essere tra coloro che vengono additati strumentalmente responsabili di fatti giuridici costituenti eventualmente reati Ma, in disparte l'esatta collocazione temporale del credito tutelato con l'azione revocatoria, il Collegio ritiene che il gesto di spogliarsi della proprietà dei beni posseduti, da parte del G., sia connotato non soltanto dalla consapevolezza di ledere la garanzia generica stabilita dalla legge in favore del creditore, bensì dall'intenzione di arrecare pregiudizio alle sue ragioni, anche sotto il profilo della maggiore difficoltà di soddisfazione del credito. La sussistenza di tale coefficiente psicologico si desume dalla cronologia degli eventi, poiché nei mesi immediatamente precedenti l'atto di disposizione, egli era venuto a conoscenza delle indagini penali che si stringevano attorno alla sua vicenda, per cui era facilmente ipotizzabile una richiesta di risarcimento danni da parte della Procura della Corte dei conti. Se è vero, come puntualmente rilevato dalla difesa, che l'applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere Ord. n. 2460/03 R.G.N.R., n. 905/03 R.G.GIP in data 5 giugno 2003 è successiva all'atto di donazione, deve pure convenirsi che tale provvedimento è soltanto l'epilogo di un'indagine già avviata e ben nota al G. il quale, in data 20 febbraio 2003, subisce una perquisizione domiciliare presso la propria abitazione nello svolgimento della quale, egli si fa assistere dalla moglie, poi beneficiaria dell'atto di donazione , conclusasi con il sequestro di documenti quindi, in data 24 febbraio 2003, egli nomina il proprio avvocato difensore, come prescritto dal codice di procedura penale e, in data 10 marzo 2003, propone istanza di incidente probatorio, ex articolo 392 ss. Cpp Nello stesso arco temporale, si svolge l'attività istruttoria presso la sede ENELPOWER e nei confronti di altri dipendenti, tra cui il N., responsabile del servizio Auditing, interrogato in data 27 febbraio 2003. Ma le indagini non si fermano qui in data 1 aprile e 10 aprile 2003 viene interrogato A.N.H., in relazione alle vicende corruttive concernenti i contratti di agenzia stipulati per l'area del Golfo Persico ed alle gare di appalto gestite dal G. per conto di ENELPOWER in data 7 marzo 2003 e 16 aprile 2003 viene sentito il C., con riferimento ai contratti di consulenza fittizi stipulati dal G. con le sue società, nonché ai rapporti con la società SIEMENS ed alla gara per la centrale termoelettrica del Sulcis. Né può essere invocato, come fa la difesa del convenuto, il segreto istruttorio che assiste i predetti atti, poiché non è necessario avere contezza dei particolari per immaginare la direzione delle indagini, soprattutto se il medesimo ha svolto un ruolo di primo piano nelle vicende sotto esame. La sussistenza del requisito della dolosa preordinazione è avvalorato dalla circostanza della contestuale dismissione del proprio patrimonio immobiliare da parte di tutti i soggetti condannati dalla sentenza n. 114/2006 C., atto di alienazione del 23 aprile 2003 in favore dei figli C.M. e S. C., atto di alienazione del 17 aprile 2003 in favore del figlio A. . Dette coincidenze non sono sfuggite alla Procura attrice che, tuttavia, ha ritenuto di procedere in revocatoria separatamente per ciascun convenuto. Tale univoca condotta da parte di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda corruttiva a danno di ENELPOWER, avvalora la tesi del comune intento di sottrarre i beni dall'azione esecutiva e gli eventi successivi hanno anche dimostrato che l'iniziativa ha avuto successo, dal momento che la Procura regionale è stata in grado di sottoporre a sequestro conservativo immobiliare soltanto un diritto di usufrutto su detti beni ordinanze n. 32/2005 e 84/2005 per G. . La prova di tale coefficiente psicologico è così solida da superare le contrastanti giustificazioni addotte dalla difesa circa i motivi di ordine personale che avrebbero indotto i coniugi G. a pervenire all'atto di donazione sistemazione dei rapporti patrimoniali tra i coniugi prossimi alla separazione, malattia della moglie . Tali motivazioni si rivelano fragili, soprattutto in relazione alla provata correlazione temporale tra l'incalzare delle indagini e l'atto dispositivo si aggiunge, contestuale ad identici negozi stipulati dai corresponsabili C. e C. , mentre la data di quest'ultimo appare lontana dalla diagnosi della malattia che colpi la Sig.ra S. nel 1999. Si osserva, infine, che la cessione della nuda proprietà, con riserva di usufrutto, non appare la misura più idonea a regolare i rapporti tra coniugi separati, finalità che sarebbe stata meglio perseguita con la cessione dell'usufrutto. Per tutte le suesposte considerazioni, la domanda attrice appare fondata, per cui merita accoglimento. La condanna alle spese segue la soccombenza. PQM La Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Lombardia, definitivamente pronunciando accoglie la domanda di revocazione dell'atto di donazione stipulato in data 7 maggio 2003 da L.G. in favore del coniuge L.E.S Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in euro.