Volo bloccato per neve in pista, Sea condannata a risarcire un passeggero

Respinto il ricorso della società che gestisce gli scali milanesi per motivi tecnici in quanto l'impugnazione doveva avere la forma dell'appello e non del ricorso. Ritenute comunque valide le motivazioni del giudice di pace

La Sea - la società aeroportuale che gestisce gli scali milanesi - dovrà risarcire, con un totale di 800 euro, un passeggero che durante le vacanze natalizie del 2000 non si era potuto imbarcare per le Maldive a causa nelle nevicate che il 25 e 26 dicembre avevano bloccato le piste di Malpensa. Lo ha deciso la terza sezione civile della Cassazione - con la sentenza 8075/06 depositata il 6 aprile e qui leggibile tra gli allegati - che ha dichiarato inammissibile il ricorso della società guidata da Giorgio Fossa contro la sentenza con la quale il giudice di pace di Milano Giorgio Terranova nell'aprile 2002, accolse la domanda di risarcimento per i disservizi subiti avanzata da Giorgio Z. A causa della neve il passeggero - un avvocato milanese - non era potuto salire a bordo del volo della Skrilankan Ailines che non aveva ricevuto dall'Enac l'autorizzazione ad atterrare per la neve. La compagnia aerea cingalese aveva messo a disposizione dei passeggeri, incappati nel Natale nero di Malpensa, un autobus che li avrebbe portati all'aeroporto romano di Fiumicino per il decollo su un volo sostitutivo. Ma Zamperetti non aveva accettato l'offerta e aveva aspettato di poter partire da Malpensa. Arrivò alle Maldive con due giorni di ritardo sopportando lunghe attese all'aeroporto. Proprio in considerazione del fatto che era stato approntato un servizio di trasporto in qualche modo sostitutivo , il giudice di pace aveva limato a 300 euro più 500 per le spese processuali la richiesta risarcitoria del passeggero pari a circa 1000 euro. Nel respingere il ricorso della Sea, la Cassazione motiva la scelta in base a motivi tecnici in quanto l'impugnazione della decisione del giudice di pace ricorso avrebbe dovuto avere la forma dell'appello e non quella del ricorso. In nessun modo, tuttavia, gli ermellini hanno censurato le motivazioni a sostegno della decisione del giudice di pace. La Sea è stata anche condannata a pagare 500 euro per le spese del giudizio innanzi alla Suprema corte. Per la Procura del Palazzaccio, Augusto Golia aveva chiesto il rigetto del ricorso.