Riforma della legge fallimentare: nessuna tutela per il curatore quando l'attivo non c'è

di Paolo Savoldi

di Paolo Savoldi* La oramai prossima approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, dell'approvazione del decreto legislativo attuativo della delega contenuta nel cosiddetto pacchetto competitività suggerisce alcune brevi riflessioni. I giovani avvocati sono combattuti tra la soddisfazione di vedere, dopo circa sessanta anni, pervenire in dirittura di arrivo una riforma oltremodo necessaria per il nostro Paese, ed una parziale delusione, in quanto per certi versi rischia di perdersi l'occasione per introdurre ulteriori modifiche, di estrema importanza, al tessuto normativo. Gli aspetti positivi della riforma in corso di approvazione sono anzitutto indiscutibilmente l'abolizione del famigerato ed arcaico registro dei falliti, in armonia con quanto ritenuto anche in sede europea riguardo la libertà di residenza, la ricezione della corrispondenza e i diritti di elettorato attivo e passivo. Si apprezzano, altresì, l'integrazione di alcuni poteri del curatore per consentire allo stesso di agire con maggiore immediatezza nonché la circostanza che l'attività del curatore venga resa sempre più visibile, ai fini di un maggiore controllo e trasparenza ed in funzione dell'irrinunciabile prospettiva di efficienza della procedura. Si ritiene peraltro che la riforma, così come attualmente concepita, non sia ancora in grado in concreto di garantire una minore durata delle procedure concorsuali, con particolare riferimento al fallimento, obiettivo evidentemente condiviso da tutti. È infatti innegabile che i tempi di chiusura del fallimento, in attesa della conclusione delle cause avviate con il relativo passaggio in giudicato, che potrebbe invero magari solo avvenire dopo tre gradi di giudizio, possano ancora notevolmente dilatarsi. Ma allora, come primo intervento in tal senso, perché non prevedere la nomina di un legale della procedura, contestualmente alla nomina del curatore, all'inizio della procedura stessa? Ciò, infatti, garantirebbe una maggiore possibilità di realizzare transazioni, definizioni stragiudiziali di azioni revocatorie, di risarcimento danni e di responsabilità con conseguente notevole effetto deflattivo dei contenziosi. Peraltro, la stessa Uncitral United Nations Commission on International Trade Law , elaborando una guida legislativa da utilizzare come riferimento alle autorità nazionali che si accingono a predisporre nuove leggi regolatrici in materia di insolvenza, ha, non solo implicitamente, suggerito di intraprendere tale direzione. Dell'impianto riformatore, si condivide peraltro anche il potenziamento di altri organi della procedura, con particolare riferimento al Comitato dei creditori, che nella normativa a oggi in vigore non ha, nella prassi, grande capacità di contribuire alla soluzione delle problematiche inerenti la procedura. I Giovani Avvocati ritengono, altresì, importante che la nomina del custode degli immobili possa avvenire a favore di un professionista, persona diversa dal debitore, il quale potrà far visitare l'immobile all'asta, come avviene da tempo in taluni Tribunali e come previsto con le modifiche introdotte all'articolo 560 Cpc. Nell'ambito della procedura fallimentare, si ritiene in proposito importante, a fini di efficienza, che il custode possa peraltro occuparsi anche della liberazione dei locali dal debitore insolvente o da altri soggetti che non vantano diritti sull'immobile stesso. Non sussiste, però, nello schema di decreto legislativo l'istituzione di nessuna forma di tutela dal punto di vista economico, per il curatore di fallimenti privi di attivo, a fronte, peraltro, delle aumentate responsabilità dello stesso. L'istituzione di un Fondo di Garanzia potrebbe, invece, sopperire a situazioni discriminatorie fra soggetti con i medesimi oneri e compiti L'Aiga confida anche nell'introduzione, a breve, di una chiara normativa penale e di coordinamento con le nuove norme, ed osserva altresì che il ruolo del legale della procedura, nominato come si ritiene necessario all'inizio della procedura stessa, potrebbe anche contribuire a far emergere più agevolmente eventuali responsabilità penali del fallito, di cui il curatore deve dar conto nella relazione ex articolo 33 legge fallimentare, ora modificata dall'articolo 29 dello schema di decreto legislativo. *Avvocato - Responsabile dell'Osservatorio Aiga sul diritto fallimentare