Atto di citazione, i termini di prescrizione decorrono dalla notifica

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino Ai fini del decorso del termine utile per l'adozione dell'atto di citazione in giudizio, deve tenersi conto, in presenza di invito a dedurre rivolto ad una pluralità di soggetti, di quello notificato all'ultimo invitato. È quanto deciso dalla prima sezione giurisdizionale centrale di appello della Corte dei conti con la sentenza 386/05 qui leggibile nei documenti correlati . Trai motivi d'appello avverso la sentenza della Sezione giurisdizionale per la Regione Lombardia, 1070/02 del 21 giugno 2001, depositata il 16 maggio 2002, i ricorrenti deducevano preliminarmente 1 l'inammissibilità dell'azione perché proposta oltre il termine quinquennale di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, poiché i fatti dannosi si sono verificati nel 1991, mentre l'invito a dedurre è stato notificato in data 30 luglio 1997, oltre il termine di cui all'articolo 5 della legge 19/1994 invito notificato alla data di cui sopra, deduzioni depositate, nel termine di sessanta giorni, il 3 settembre 1997, mentre la citazione è stata notificata il 4 settembre 1998, a nulla rilevando la data dell'adozione e del deposito in segreteria, rispettivamente in data 8 aprile 1998 e del 14 aprile 1998, poiché con il termine di emissione deve intendersi la notifica 2 l'inammissibilità o improcedibilità dell'azione, poiché l'atto di citazione è stato depositato in segreteria oltre il termine di cui all'articolo 5 della legge 19/1994 invito notificato il 25 luglio 1997, deposito delle deduzioni il 22 settembre 1997, deposito dell'atto di citazione 8 aprile 1998 Nelle sue conclusioni, lo stesso Procuratore generale rileva la fondatezza dell'eccezione di inammissibilità o improcedibilità sollevata dagli appellanti, e chiede che la Sezione voglia accogliere gli appelli in esame, dichiarando l'improcedibilità e l'inammissibilità dell'azione del Procuratore regionale per decadenza dell'azione. Per il collegio, l'eccezione di inammissibilità della citazione, ai sensi dell'articolo 5 della legge 19/1994, non può essere accolta, considerata la giurisprudenza formatasi al riguardo Sr - che i giudici affermano di condividere - secondo cui, ai fini del decorso del termine utile per l'adozione dell'atto di citazione in giudizio, deve tenersi conto, in presenza di invito a dedurre rivolto ad una pluralità di soggetti, come nella specie, di quello notificato all'ultimo invitato. Nella specie - è chiarito nella motivazione -, risulta che l'invito a dedurre del 5 luglio 1997 è stato notificato all'ultimo degli appellanti in data 22 ottobre 1997 costui ha depositato le sue deduzioni il 17 dicembre 1997 pertanto, il termine utile per l'adozione dell'atto di citazione, nei confronti di tutti i convenuti in giudizio, scadeva il 16 aprile 1998. L'atto di citazione, in data 8 aprile 1998 - conclude il collegio -, è stato depositato il 14 aprile 1998 e a tale data deve riferirsi l'emissione dell'atto di citazione, di cui al cit. articolo 5 della legge 19/1994, come più volte evidenziato dalla giurisprudenza di questa Corte.

Corte dei conti - Sezione prima - sentenza 11 ottobre-24 novembre 2005, n. 386 Presidente De Rose - Relatore Di Passio Ricorrente Cerciello ed altri Svolgimento del processo Con l'impugnata sentenza, gli appellanti, unitamente ad altro non appellante, sono stati assolti per alcuni fatti mancate entrate, retribuzione non correlata alla prestazione dovuta e sono stati condannati, in solido, al risarcimento del danno, all'immagine dell'amministrazione finanziaria, per lire 140.000.000, comprensive di rivalutazione monetaria, oltre interessi legali e spese di giustizia, per avere, nella loro qualità di appartenenti alla polizia tributaria, nel corso di verifiche fiscali effettuate nel 1991 alle società San Babila day hospital, con sede in Milano, ricevuto la somma di lire 70.000.000, al fine di compiere atti contrari ai doveri di ufficio. Con l'atto di appello depositato in data 14 giugno 2002 e la memoria depositata il 24 ottobre 2003, il prof. avv. Angelo Clarizia, difensore del gen. Giuseppe Cerciello, deduce i seguenti motivi a inammissibilità dell'azione, proposta oltre il termine quinquennale di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, poiché i fatti dannosi si sono verificati nel 1991, mentre l'invito a dedurre è stato notificato in data 30 luglio 1997, oltre il termine di cui all'articolo 5 della legge 19/1994 invito notificato alla data di cui sopra, deduzioni depositate, nel termine di sessanta giorni, il 3 settembre 1997, mentre la citazione è stata notificata il 4 settembre 1998, a nulla rilevando la data dell'adozione e del deposito in segreteria, rispettivamente in data 8 aprile 1998 e del 14 aprile 1998, poiché con il termine di emissione deve intendersi la notifica b sospensione del giudizio in attesa della definizione del giudizio penale pendente in Cassazione, avverso la sentenza della Corte di appello di Milano 451/02 pronunciata in esito alla sentenza del Tribunale di Milano del 17 febbraio 2000 , considerato che non è stata effettuata alcuna istruttoria autonoma presso la Procura regionale e in sede di giudizio di primo grado, in relazione al fatto dannoso la percezione di somme da parte dell'appellante , rinviando all'istruttoria e al giudizio penale c assenza del nesso di causalità, poiché l'appellante non ha partecipato alle verifiche fiscali d espletamento di istruttoria tendente ad accertare se l'amministrazione finanziaria ha disposto il recupero delle somme che si asserisce essere state evase e mancanza di prova circa l'avvenuta erogazione di somme da parte dell'amministrazione per il ripristino dell'immagine, mentre, come si rileva a pag. 14 della sentenza appellata, il danno è stato individuato in relazione al danno morale conseguente al reato, in ordine al quale difetta la giurisdizione della Corte dei conti, per cui si ribadisce l'eccezione di difetto di giurisdizione f arbitraria quantificazione del danno, riferita alla dazione e non ai costi sostenuti dall'amministrazione g illegittima statuizione circa la solidarietà, prevista in casi tassativi non riscontrabili nella specie e contraria al principio della personalità della responsabilità. In conclusione, chiede che in via principale, si voglia dichiarare l'inammissibilità o improcedibilità dell'azione o sospendere il giudizio sino alla definizione di quello penale in via istruttoria, disporre accertamenti in ordine alle procedure esecutive nei confronti della soc. San Babila day hospital nel merito, assolvere l'appellante dalla domanda attrice, per insussistenza del debito. L'avv. Mauro Mezzetti difensore dell'appellante sig. Michele Terzulli, con l'appello depositato data 12 luglio 2002 e la memoria depositata il 16 ottobre 2003 deduce a l'inammissibilità o improcedibilità dell'azione, poiché l'atto di citazione è stato depositato in segreteria oltre il termine di cui all'articolo 5 della legge19/1994 invito notificato il 25 luglio 1997, deposito delle deduzioni il 22 settembre 1997, deposito dell'atto di citazione 8 aprile 1998 b la nullità dell'atto di citazione, privo dei requisiti di cui all'articolo 163 Cpc determinazione della cosa oggetto della domanda, descrizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della stessa c la violazione dell'articolo 112 Cpc, poiché in domanda si riteneva che il danno non patrimoniale, da calcolarsi equitativamente ex articolo 1226 Cc, sulla base della tangente moltiplicato un dato coefficiente, era di lire 100.000.000 d la mancanza di prova circa l'esistenza del danno all'immagine. In conclusione, chiede la dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell'azione difetto di giurisdizione della Corte dei conti in relazione al danno non patrimoniale illegittimità della sentenza per violazione dell'articolo 112 Cc nel merito, assoluzione dell'appellante in subordine, limitare il danno a lire 8.000.000. Il Procuratore generale, in data 24 settembre settembre 2003, ha depositato conclusioni nelle quali rileva la fondatezza dell'eccezione di inammissibilità o improcedibilità sollevata dagli appellanti e chiede che la Sezione voglia accogliere gli appelli in esame, dichiarando l'improcedibilità e l'inammissibilità dell'azione del Procuratore regionale per decadenza dell'azione, con compensazione delle spese. Lo stesso Pg, nelle udienze pubbliche del 14 novembre 2003, 14 maggio 2004, 16 novembre 2004, 1 marzo 2005 ha chiesto il rinvio dell'udienza di discussione, nella considerazione che presso le Sezioni riunite di questa Corte pende la risoluzione della questione di massima concernente l'eccezione proposta dagli appellanti. La stessa istanza di rinvio, per lo stesso motivo, è stata depositata in data 23 aprile 2004, per l'udienza fissata per il 14 maggio 2004. In data 26 ottobre 2004, è stata depositata altra istanza di rinvio. Nell'odierna udienza di discussione, il Pm di udienza ha ribadito, in ordine ai diversi rilievi formulati dagli appellanti, le argomentazioni esposte in sentenza dal primo Giudice ed ha chiesto il rigetto degli appelli. Motivazione I giudizi vanno riuniti in rito ai sensi dell'articolo 335 Cpc. L'eccezione di inammissibilità della citazione, ai sensi dell'articolo 5 della legge 19/1994, non può essere accolta, considerata la giurisprudenza formatasi al riguardo SS.RR. , che il Collegio condivide, secondo cui, ai fini del decorso del termine utile per l'adozione dell'atto di citazione in giudizio, deve tenersi conto, in presenza di invito a dedurre rivolto ad una pluralità di soggetti, come nella specie, di quello notificato all'ultimo invitato. Nella specie, risulta che l'invito a dedurre del 5 luglio 1997, rivolto ai sigg. Cerciello Giuseppe, Terzulli Michele, Stolfo Emilio, Cariello Riccardo, è stato notificato a quest'ultimo in data 22 ottobre 1997 costui ha depositato le sue deduzioni il 17 dicembre 1997 pertanto, il termine utile per l'adozione dell'atto di citazione, nei confronti di tutti i convenuti in giudizio, scadeva il 16 aprile 1998. L'atto di citazione, in data 8 aprile 1998, è stato depositato il 14 aprile 1998 e a tale data deve riferirsi l'emissione dell'atto di citazione, di cui al cit. articolo 5 della legge 19/1994, come più volte evidenziato dalla giurisprudenza di questa Corte. Infondata si appalesa l'eccezione di nullità dell'atto di citazione, ai sensi dell'articolo 163 Cpc, non rinvenendosene i presupposti. La nullità dell'atto di citazione è disposta nel caso in cui è stato omesso o risulti assolutamente incerto alcuno dei requisiti stabiliti nei numeri 1 e 2 dell'articolo 163 Cpc se, cioè, non si indicano, e sia assolutamente impossibile individuarli, il tribunale nella specie, Sezione giurisdizionale , l'attore ed il convenuto situazione non riscontrabili nella specie. I fatti di cui è causa si sono verificati nel 1991, anteriormente al 15 novembre 1993, per cui, ai sensi dell'articolo 1 comma 2ter della legge 14 gennaio 1994 e successive modificazioni ed integrazioni, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno si compie entro il 31 dicembre 1998, mentre l'atto di citazione in giudizio è stato emesso nell'aprile del 1998 e notificato agli interessati nello stesso anno. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione non può essere accolta. Per gli stessi motivi espressi dal primo Giudice, che non si ritiene di dover ripetere per economia espositiva, non si ritiene di dover sospendere il giudizio in attesa della definizione di quello penale, pendente in Cassazione. In tema di danno all'immagine del pubblico potere, rientra nella giurisdizione della Corte dei conti, la cognizione circa la spesa necessaria per il ripristino dell'immagine lesa Cassazione, Su civili, 5668/97 . La lesione consiste nella perdita di prestigio e nel detrimento dell'immagine e della personalità pubblica dello Stato, bene giuridico di per sé non comportante una diminuzione patrimoniale diretta, ma suscettibile di valutazione patrimoniale, in relazione alla spesa necessaria per il suo ripristino. Il danno alla dignità e rispettabilità dello Stato è configurabile non come danno morale, nella sua più ampia accezione di danno non patrimoniale, ma come danno patrimoniale indiretto, conseguente alla lesione di un bene immateriale. La lesione dell'immagine, in sé considerata, deve essere accertata o desunta in sede diversa la conseguenza patrimoniale della lesione è accertata e valutata in questa sede, in relazione alla spesa che è stata o che sarà necessaria per il ripristino dell'immagine Cassazione civile, Su 5688/97, 5668/97, 744/99 . Nel primo caso, essa è precisamente determinata e provata, in base alla documentazione contabile acquisita in atti nel secondo caso, deve essere delineata e provata sulla scorta dei programmi che debbono essere realizzati al fine della riorganizzazione amministrativa e del ristabilimento del clima di fiducia da parte della collettività. La quantificazione della spesa, nella mancanza di elementi certi e determinati, può essere effettuata ex articolo 1226 Cc Sezione seconda, centr., 207/98 , sulla scorta di ben individuati criteri di valutazione, preliminarmente definiti, variabili in relazione al determinato ambito operativo e organizzativo di riferimento, e deve sussistere la prova dell'effettivo concreto riscontro del loro verificarsi. Nella specie, i poteri attribuiti all'amministrazione finanziaria per il raggiungimento di specifici fini pubblici sono stati illecitamente esercitati per scopi diversi il danno indiretto che ne è derivato è valutabile in termini di minore possibilità di acquisizioni di entrate, nei limiti in cui il fatto illecito ha comportato una diminuzione patrimoniale valutabile sotto il profilo del danno emergente o del lucro cessante. Sono stati evidenziati comportamenti illeciti - qualificati come di corruzione e concussione, accertati e sanzionati in sede penale ed amministrativa - degli appellanti, componenti il Nucleo regionale di polizia tributaria di Milano, in occasione della verifica fiscale di cui in domanda. Si tratta di fatti adottati in contrasto con le finalità istituzionali, che hanno deteriorato l'immagine della Guardia di finanza e dell'intera amministrazione finanziaria, facendola assurgere, nella convinzione degli operatori economici e della collettività, come settore amministrativo di uno dei più retrivi sistemi di imposizione fiscale esistente. I comportamenti illeciti degli appellanti sono stati accertati in sede penale e non sono stati contestati nella loro materialità in questa sede, tranne che dal gen. Cerciello, al quale, però, è opponibile, ex articolo 651 Cpc, il giudicato penale Cassazione penale, Sezione prima, 1852/00 . È stato accertato che l'ispezione compiuta dagli appellanti non era finalizzata esclusivamente alla verifica delle scritture contabili dell'azienda ed alla tutela delle ragioni erariali, ma a fini corruttivi o concussivi. Nella descritta situazione, risulta evidente l'esistenza di un danno patrimoniale indiretto sia in termini di danno emergente, costituito dalla spesa sostenibile per la ricostruzione dell'immagine, in tutte le sue valenze, nonché di lucro cessante, per il complesso delle entrate evase dai contribuenti, incentivati dalla difforme utilizzazione del servizio per fini illeciti, e dalla necessità di ricostruire una nuova struttura del servizio dal comandante sino agli addetti, la cui completa efficienza richiede tempo. Per ciò che concerne la quantificazione del danno, va innanzitutto affermato che questa va tenuta ai sensi dell'articolo 112 Cpc in particolare, può farsi ricorso alla valutazione equitativa di cui all'articolo 1226 Cc che è evidentemente cosa del tutto diversa dalla pronuncia secondo equità di cui all'articolo 114 Cpc eccepita da talune difese , poiché, la complessità degli elementi costitutivi del danno rendono impossibile provare in modo preciso l'ammontare del danno stesso. Nel caso di specie, l'attore ha però posto a fondamento della domanda l'importo della tangente percepita, parametro che può essere preso in considerazione ai fini della quantificazione del danno. La tangente costituisce infatti la misura dell'arricchimento dei percipienti dovuta ad una causa illecita che ha comportato un ingiusto depauperamento della Pa. Questo, nel caso in giudizio, è stato di sicuro di gran lunga superiore alla somma richiesta dall'attore ed è stato conseguenza nei termini innanzi descritti del comportamento illecito di chi ha percepito la tangente. Conclusivamente vanno rigettati tutti i motivi di gravame, poiché il Collegio concorda con le valutazioni effettuate dal primo Giudice. Va, infine, rigettata la richiesta di ripartizione del danno e va confermata la solidarietà passiva dell'obbligazione risarcitoria. Infatti tutti i concorrenti, nella causazione del danno, hanno conseguito un illecito arricchimento, agendo con dolo articolo 1comma 5, legge 20/1994 come sostituito con legge 639/96 . D'altro canto è anche infondata l'affermazione dell'appellante Cerciello di marginalità del suo comportamento. Egli anzi è il maggior responsabile della vicenda perché, come comandante del reparto, aveva l'obbligo giuridico di far cessare immediatamente qualsiasi tipo di dazione di denaro e di denunciare i fatti. Pertanto, per quanto in precedenza detto, il Collegio ritiene che, nei confronti degli originari convenuti e condannati, odierni appellanti, debba confermarsi la sentenza di condanna a risarcire il danno arrecato all'immagine dell'amministrazione finanziaria, come specificato nella stessa sentenza. In domanda, il requirente ha chiesto la condanna, per danno all'immagine, limitatamente a lire 100.000.000 il primo Giudice ha stimato tale danno in lire 140.000.000 Pertanto, l'appello del sig. Michele Terzulli merita parziale accoglimento di conseguenza, il Collegio non ritiene meritevole di accoglimento l'appello del sig. Giuseppe Cerciello accoglie, invece, limitatamente alla quantificazione del danno all'immagine, nei limiti della domanda, l'appello del sig. Michele Terzulli. Le spese di giudizio seguono la soccombenza. PQM La Corte dei conti - Sezione prima giurisdizionale centrale di appello, riuniti i giudizi indicati in epigrafe, rigetta l'appello del sig. Giuseppe Cerciello e, in accoglimento parziale dell'appello del sig. Michele Terzulli, riduce il risarcimento per danno all'immagine a lire 100.000.000 euro 51.646 . Spese liquidate in euro 233,76 duecentotrentatre/76 .