Punta Perotti, le ultime ore dell'ecomostro

Ennesimo verdetto in favore dell'abbattimento del complesso edilizio innalzato sul lungomare di Bari. Respinto il ricorso di una società creditrice nei confronti dei costruttori

Punta Perotti, l'ecomostro edificato sul lungomare di Bari negli anni novanta ha le ore contate. L'abbattimento dei trecento mila metri di cubi di cemento - tre palazzi di dieci piani l'uno - fissato dal Comune per domenica 2 e, in seconda battuta, per il 23 e 24 aprile è ormai certo. Il Tribunale di Bari, chiamato su procedura d'urgenza da una società che vanta un credito nei confronti dell'impresa edile della famiglia Matarresse garantito da ipoteca sull'ecomostro, ha in sostanza dato il via libera alla demolizione respingendo il ricorso ex articolo 700 Cpc presentato dell'impresa ricorrente l'ordinanza depositata il 29 marzo e qui pubblicata tra gli allegati è leggibile anche sul sito www.giurisprudenzabarese.it dell'agenzia del capoluogo pugliese della Giuffrè editore . Il provvedimento in esame rappresenta l'atto finale di una estenuante guerra giudiziaria che ha visto uscire vittoriosi l'amministrazione comunale e gli ambientalisti richiamando precedenti verdetti con i quali il giudice dell'esecuzione barese - nel 2004 e nel 2005 - aveva dichiarato l'improcedibilità dell'azione esecutiva relativa all'espropriazione immobiliare promossa dalla impresa ricorrente nei confronti del Comune, la decisone esame ribadisce che quell'improcedibilità ha inciso in maniera diretta ed immediata sull'azione esecutiva, privando di efficacia il pignoramento in oggetto ed il creditore pignorante del diritto alla conservazione degli immobili . In pratica, è iniziato il conto alla rovescia per l'abbattimento del gigante di cemento del lungomare di Bari.

Tribunale di Bari - Sezione seconda civile - ordinanza 29-30 marzo 2006 Giudice Agostinacchio Osserva La società ricorrente ha posto base della richiesta cautelare il proprio diritto di credito nei confronti della Sudfondi srl garantito da ipoteca sui beni pignorati con atto notificato il 26 maggio 2004 e trascritto presso il registro immobiliare di Bari il 4 giugno 2004 atto che ha dato origine alla procedura esecutiva immobiliare presso il Tribunale di Bari. A seguito di confisca, tali beni sono stati acquisiti al patrimonio del Comune di Bari, il quale sta per procedere alla demolizione dei fabbricati ipotecati, con accesso dal Lungomare Perotti e dal Viale Imperatore Traiano in Bari. L'iniziativa dell'ente territoriale costituirebbe pertanto atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni sottoposti ad espropriazione forzata previo accertamento pertanto del suo diritto di creditore pignorante alla conservazione dell'esecuto pignorato - in conformità con la previsione di cui all'articolo 492 Cpc - la società M. ha chiesto in via d'urgenza l'inibizione dell'attività di demolizione, prevista nei prossimi giorni, lamentando l'inosservanza degli obblighi di custodia da parte del Comune. Il diritto che s'intende azionare, derivante dal pignoramento, è chiaramente esposto nel ricorso La S.M. Spa intende proporre nei confronti del Comune di Bari e della General Smontaggi s.r.l. un giudizio di merito tendente ad ottenere un provvedimento che inibisca loro il compimento di qualunque ulteriore atto diretto a sottrarre, deteriorare e distruggere i beni pignorati il 26 marzo 2004 pag.23 . Il fumus boni juris, quindi, va valutati alla stregua dell'interesse concreto ed attuale della ricorrente ad ottenere una pronuncia di accertamento del proprio diritto di creditore pignorante alla conservazione del bene diritto minacciato, nelle more del giudizio di merito, dalla denunciata attività dei resistenti Così posta la questione, non sembra sussistere alcun problema di giurisdizione, dovendosi affermate la cognizione del giudice ordinario a statuire in ordine all'esistenza del diritto soggettivo prospettato, basato sul principio di diritto secondo cui il bene pignorato è assoggettato alla garanzia del credito per tutto il periodo di permanenza del pignoramento e sia il proprietario sia il custode sia il terzo debbono astenersi da atti idonei a pregiudicarne la consistenza, senza che possa a tal fine rilevare la posizione del Comune, in qualità di pubblica amministrazione tenuta a demolire l'opera ex articolo 30 Tu delle disposizioni in materia di edilizia. D'altra parte lo stesso Comune di Bari ha dimostrato di condividere tale impostazione della fattispecie, rivolgendosi al giudice ordinario per far valere la nullità del pignoramento, in quanto avente ad oggetto un bene escluso dal patrimonio di cui alla responsabilità prevista dall'articolo 2740, Cc ricorso in opposizione all'esecuzione depositato il 24 giugno 2004 . Punto nodale pertanto è verificare se il pignoramento in questione conservi allo stato efficacia e, quindi, costituisca causa ostativa all'adempimento dell'obbligo di legge posto a carico della Pa. Il procedimento esecutivo indicato è stato dichiarato improcedibile con ordinanze del G.E. del 22 febbraio 2004 e del 27 ottobre 2005 il secondo provvedimento è conseguente alla sentenza 2240/05 del Tribunale di Bari, pronunciata a seguito di opposizione agli atti esecutivi instaurata dalla società M. avverso la prima di dette ordinanze. La lettura di tali decisioni non può che essere unitaria, riferendosi alla medesima fase del processo esecutivo, e va effettuata quindi collegando le varie statuizioni in essi contenute, seguendo criteri interpretativi suggeriti a riguardo dallo stesso giudice di legittimità. La sentenza 2240/05 presenta un dispositivo complesso con il quale il giudice dell'opposizione non si è limitato soltanto a revocare l'ordinanza del G.E. del 22 dicembre 2004 ma ne ha fatto salvi anche taluni effetti, limitatamente ai fabbricati dei quali ribadisce l'impignorabilità , ritenendo invece pignorabili le aree di sedime la lettura della motivazione evidenzia in maniera in equivoca la portata della decisione, laddove si afferma che l'azione esecutiva debba proseguire al solo fine di garantire - dopo la rimozione dei fabbricati - la espropriazione del suolo. La conseguenza è che la pronuncia d'illegittimità - previa individuazione di un duplice effetto espropriativo dell'unico pignoramento - ha una corrispondente incidenza sull'ordinanza impugnata caducatoria nella parte in cui individua un vizio di pronuncia sulla autonoma questione del suolo e confermativa nella parte in cui ribadisce la correttezza del ragionamento a base dell'impignorabilità dei fabbricati. In definitiva, la sentenza, così interpretata, ha la portata di una revoca parziale. A fugare tuttavia ogni possibilità di dubbio sullo stato del procedimento esecutivo è intervenuta poi l'ordinanza del G.E. del 27 ottobre 2005, con la quale il giudice afferma chiaramente paragrafo 3 di voler esercitare il potere-dovere di dichiarare improcedibile l'azione esecutiva, afrontando la questione censurata e ribadendo le ragioni della propria determinazione, Con tale provvedimento quel giudice dichiara l'improcedibilità dell'azione esecutiva relativamente all'espropriazione immobiliare promossa da S.M. Spa nei confronti del Comune di Bari anche con riferimento alle aree di sedime degli edifici e pertanto dispone la liberazione dell'immobile dal pignoramento parte dispositiva . L'azione esecutiva viene quindi dichiarata non proseguibile dallo stesso giudice dell'esecuzione, con riferimento ai fabbricati ed al suolo, conclusione alla quale si perviene sia volendo dare rilevanza all'ordinanza del 22 dicembre 2004, così come modificata dalla sentenza 2240/05, ed integrata dall'ordinanza del 27 ottobre 2005, sia attribuendo efficacia autonoma ed esaustiva a quest'ultimo provvedimento, con il quale in maniera in equivoca si dichiara l'improseguibilità dell'azione esecutiva con riferimento anche al suolo, laddove la congiunzione estende e non limita la portata della statuizione, riferita all'azione nel suo complesso. Ogni diversa lettura dei provvedimenti giudiziali in questione risulta formalistica e contraria alla ratio delle decisioni adottate. E' evidente inoltre che esula dall'esame della domanda cautelare ogni questione relativa al merito dei provvedimenti stessi, impugnati peraltro nelle competenti sedi, dovendosi limitare il presente accertamento alla presa d'atto della loro esistenza ed all'incidenza sulla situazione giuridica fatta valere. Va altresì ribadito un principio di diritto affermato dal giudice dell'esecuzione nell'ordinanza 27 ottobre 2005 par.1 circa l'immediata esecutività delle ordinanze del g.e. e, nel caso di specie, di quella dichiarativa dell'improcedibilità, in quanto atto esecutivo che incide sul procedimento ed è privo di contenuto decisorio su diritti principio del quale in realtà non pare dubitare la stessa difesa della società ricorrente. È appena il caso di evidenziare che l'intrinseca efficacia esecutiva dei provvedimenti del giudice dell'esecuzione è prevista dall'articolo 487 comma 1 Cpc essendo essi destinati ad avere immediata attuazione nel procedimento possono per tale motivo essere revocati o modificati solo finché non abbiano determinato situazioni irreversibili. Il legislatore ha altresì previsto avverso le ordinanze del G.E. proprio per la loro natura esecutiva - oltre alla possibilità di modifica o di revoca - il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi di cui all'articolo 617 Cpc ed una correlata tutela cautelare tipica, quanto mai ampia, riservata allo stesso giudice dell'esecuzione. Una tutela che nei casi più urgenti può essere assicurata con decreto inaudita altera parte che comunque presuppone l'instaurazione del contraddittorio dovendo il provvedimento assumere forma di ordinanza che può avere ad oggetto ogni statuizione indilazionabile, idonea ad assicurare la tutela richiesta. La conclusione quindi è nel senso dell'inammissibilità della richiesta cautelare ex articolo 700 Cpc non essendo la stessa invocabile in presenza di altre misure tipiche idonee a soddisfare esigenze di tutela urgente ex multis, Cassazione, 233/90 . In definitiva, e riassumendo le considerazioni che precedono, la decisione d'improcedibilità del g.e. incide in maniera diretta ed immediata sull'azione esecutiva, privando di efficacia il pignoramento in oggetto ed il creditore pignorante del diritto alla conservazione degli immobili la tutela cautelare avverso tale provvedimento del g.e. è assicurata dal rimedio tipico previsto dall'articolo 618 Cpc al quale peraltro la stessa società M. ha fatto riferimento in sede di opposizione agli atti esecutivi, con i ricorsi depositati il 27 dicembre 2004 avverso l'ordinanza del G.E. 22 dicembre 2004 ed il 14 novembre 2005 avverso l'ordinanza del g.e. del 27 ottobre 2005 . La circostanza che l'esercizio di tale tutela cautelare non abbia in concreto - ad oggi - portato l'effetto invocato dal ricorrente non influisce sulla decisione in argomento. Per completezza espositiva appaiono opportune due ultime considerazioni. La difesa della società ricorrente si è a lungo dilungata nell'atto introduttivo sulla mancata definitività delle sentenze relative alle opposizioni proposte ex articoli 615 e 617 Cpc evidenziando, in particolare, la mancata formazione del giudicato sulle impugnazioni delle ordinanze del g.e. dichiarative dell'improcedibilità dell'esecuzione, ritenendo per tale ragione ancora efficace il pignoramento. Non considera tuttavia, che le ordinanze del g.e. sono esecutive, come rilevato, e che tale effetto non consegue alla definitività del provvedimento stesso ,a permane nel periodo in cui è possibile, a seguito di opposizione, la sopravvenienza della declaratoria d'inefficacia, secondo un meccanismo processuale già affermato nell'ambito dell'ordinamento in relazione ad altra tipologia di provvedimenti si pensi al decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo o alle sentenze di condanna di primo grado . Soltanto nel caso dell'ordinanza di estinzione del processo esecutivo, nelle ipotesi espressamente previste dalla legge, gli effetti del provvedimento restano sospesi in pendenza del termine del reclamo ex articolo 630 Cpc e durante il conseguente giudizio. Eccepisce ancora la società ricorrente la mancata cancellazione della trascrizione del pignoramento da parte del Conservatore dei Registri Immobiliari, in pendenza del giudizio di opposizione, a conferma dell'esistenza di un pignoramento valido ed efficace. Va rilevato a riguardo che la determinazione del Conservatore, ancorché confortata da pareri e dalla motivazione dell'ordinanza emessa in corso di causa nel giudizio di opposizione concluso con sentenza 2240/05, non influisce di per sé sulla valutazione giuridica della fattispecie, nei termini esposti la trascrizione in ogni caso non incide sull'efficacia del pignoramento, perfetto nei confronti della parte id est del Comune con la notifica dell'atto, ma rileva esclusivamente ai fini della opponibilità ai terzi del vincolo processuale. Resta infine da statuire sulle spese processuali la particolarità della fattispecie, che poteva prestarsi ad incertezze interpretative per la complessità delle questioni prospettate, integra gli estremi dei giusti motivi che consentono di derogare al principio della soccombenza e di disporne l'integrale compensazione tra tutte le parti del giudizio. PQM Il Giudice designato, letti gli articoli 700 e 669septies Cpc pronunciando sul ricorso ex articolo 700 Cpc depositato dalla S.M. Spa il 27 marzo 2006 nei confronti del comune di Bari e della General Smontaggi Spa, così provvede dichiara inammissibile il ricorso compensa tra le parti le spese del procedimento.