Elezioni, da Palazzo Chigi al Quirinale

Secondo il costituzionalista Marco Olivetti, il Presidente della Repubblica ha il tempo necessario per nominare il nuovo governo. Concorde Donato Bruno Fi . Giuliano Pisapia Rc propone un Ciampi bis a termine per evitare un ingorgo istituzionale

Dopo Ciampi il problema non è solo stabilire chi potrà prendere il suo posto al Quirinale, ma anche quando affrontare la votazione. Da giorni i costituzionalisti si interrogano se dopo le elezioni del 9 aprile sia più opportuno far giurare il nuovo Governo nelle mani del presidente uscente, oppure andare subito alla votazione del successore di Ciampi con il nuovo Parlamento e quindi al giuramento del nuovo esecutivo. I tempi sono stretti perché il mandato scade ufficialmente il 18 maggio e prima di questa data intorno al 12 maggio dovrebbe essere convocato il Parlamento in seduta comune per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Le nuove Camere terranno la prima riunione il 28 aprile, data entro la quale si saranno chiuse tutte le operazioni elettorali inizieranno quindi le votazioni per eleggere i presidenti di Palazzo Madama e Montecitorio. Al Senato sarà necessaria la maggioranza assoluta dei componenti per le prime due sedute quindi la maggioranza dei presenti dal terzo scrutinio, mentre alla Camera servirà la maggioranza dei due terzi per le prime due tornate e la maggioranza assoluta dal terzo scrutinio in poi. L'elezione dei presidenti quindi dovrebbe arrivare al massimo il giorno dopo, il 29 aprile, mentre la costituzione dei gruppi parlamentari e l'elezione dei capigruppo entro una settimana, massimo il 5 maggio, mentre il giorno successivo si formerà l'ufficio di presidenza. A questo punto il Capo dello Stato in carica, avrebbe solo due settimane di tempo per avviare le consultazioni e far giurare il nuovo esecutivo che nello stesso arco di tempo dovrebbe incassare anche il via libera del Parlamento. Sulla base di questi numeri si sono aperte diverse possibilità, anche perché la Costituzione non detta le regole per casi come questo, specifica solo che il Presidente della Repubblica negli ultimi sei mesi di mandato non può sciogliere le Camere, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura articolo 88 , come in questo caso. La Carta specifica solo che trenta giorni prima che scada il termine il presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo presidente della Repubblica , ma se le Camere sono sciolte la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica articolo 85 . Eleggere quindi prima il Presidente e quindi procedere con il nuovo esecutivo, oppure far giurare il nuovo Governo da Ciampi? Per Marco Olivetti, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Foggia, tutte e due le soluzioni sono costituzionalmente praticabili anche se la più corretta mi sembra quella di far giurare prima il Governo davanti a Ciampi, quindi procedere all'elezione del nuovo Capo dello Stato . Se andiamo a studiare i precedenti, troviamo situazioni analoghe nel 1948 con l'elezione di Luigi Einaudi e nel 1992 con le dimissioni di Cossiga in tutti e due i casi però i presidenti erano decaduti, Ciampi scade dopo la formazione del nuovo Parlamento , quindi potrebbe affrontare la fase di crisi di Governo, con il passaggio tra quello uscente e il nuovo. Il presidente della Repubblica non ha una contrazione del mandato - ha spiegato ancora Olivetti - quindi potrebbe anche iniziare la fase delle consultazioni anche subito dopo il risultato elettorale . Secondo il costituzionalista le consultazioni non sono rette da regole giuridiche, ma solo dalla prassi e quella consolidata è che il giro dei pareri inizi solo dopo l'elezione del presidente della Camera , mentre prima possono essere avviati solo consigli informali . La Costituzione, inoltre, specifica che il Capo dello Stato ha l'obbligo di nominare il presidente del Consiglio e i ministri, senza specificare fino a quando, come succede invece per lo scioglimento delle Camere. Quindi, in teoria, potrebbe farlo fino al 17 maggio. Il problema è politico - ha continuato - perché la Costituzione lascia aperte agli operatori politici le soluzioni molto dipenderà dalla maggioranza che si avrà dopo le elezioni in Parlamento . Se, come prospettano alcuni, si dovesse verificare uno squilibrio con maggioranze diverse tra le due Camere si potrebbe addirittura verificare l'ipotesi che un Governo, nominato dal presidente della Repubblica uscente, potrebbe essere poi delegittimato in Parlamento aprendo una crisi che Ciampi non potrebbe più gestire. Anche per la politica gli spazi di manovra sono diversi. Per l'esponente azzurro e presidente uscente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Donato Bruno il Paese non può rimanere senza rappresentanze istituzionali , quindi l'attuale Capo dello Stato procederà con le consultazioni e con il giuramento del nuovo Governo. Ciampi termina il suo mandato il 18 maggio - ha affermato - quindi ha tutto il tempo per procedere con la nomina del nuovo Governo . Più anomala invece la soluzione prospettata da Giuliano Pisapia Rc . La mia è una soluzione che istituzionalmente può essere definita una bestemmia, perché vedrei positivamente una rielezione di Ciampi, convincendolo che solo una persona come lui, da una vita al servizio delle istituzioni, possa risolverci l'ingorgo . Una rielezione a tempo , affidando tacitamente all'attuale Capo dello Stato un incarico a tempo limitato. Il mondo politico, comunque, non sembra intenzionato a parlare adesso del dopo Ciampi. Tutti aspettano il responso delle urne, poi si andrà alla conta e solo dopo inizierà il giro delle poltrone. Paola Alunni