Vaccinazioni obbligatorie, il diritto all'indennizzo si fa valere dinanzi al giudice ordinario

Le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell'ambito del servizio sanitario nazionale, nella sussistenza di un rapporto obbligatorio tra cittadini e amministrazione, sono devolute alla competenza del tribunale

Importante decisione con riferimento alla posizioni soggettive connesse a prestazioni erogate nell'ambito del servizio sanitario nazionale, nella sussistenza di un rapporto obbligatorio tra cittadini e amministrazione. Per la Cassazione, alla stregua dell'articolo 1 della legge 210/92 - che attribuisce a chiunque, a causa di vaccinazioni obbligatorie, abbia riportato lesioni o infermità, con conseguente menomazione permanente dell'integrità psico-fisica, il diritto ad un indennizzo da parte dello Stato - non è consentito dubitare della consistenza di diritto soggettivo della situazione giuridica, confermata dall'essere chiamata, l'amministrazione, ad operare accertamenti e valutazioni di tipo tecnico, con esclusione di qualunque potere discrezionale. La stessa legge, del resto, all'articolo 6, stabilisce che avverso il giudizio sanitario della commissione medico-ospedaliera è esperibile l'azione davanti al giudice ordinario competente. Né, peraltro, si configura, in materia, la giurisdizione esclusiva amministrativa, atteso che, a seguito della sentenza della Corte costituzionale 204/04, risulta caducata la previsione relativa alle attività e prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell'espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell'ambito del servizio sanitario nazionale articolo 33, comma 2, lettera e del D.Lgs 80/1998, come sostituito dall'articolo 7, lettera a della legge 205/00 . Pertanto, nella materia dei pubblici servizi sono rimaste devolute al giudice amministrativo in sede esclusiva solamente le controversie relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla Pa o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento disciplinato dalla legge 241/90, ovvero ancora relative all'affidamento di un pubblico servizio ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore, nonché . Conseguentemente, le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell'ambito del servizio sanitario nazionale, nella sussistenza di un rapporto obbligatorio tra cittadini e amministrazione, sono devolute alla competenza del giudice ordinario, ai sensi del criterio generale di riparto della giurisdizione definito dall'articolo 2 della legge 2248/1865, allegato E, e presupposto dall'articolo 442 del Codice di procedura civile. È quanto chiarito dalle Sezioni unite civili della cassazione nella sentenza 10418/06, depositata l'8 maggio e qui leggibile integralmente tra i documenti allegati.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 20 aprile-8 maggio 2006, n. 10418 Presidente Ianniruberto - Relatore Picone Ricorrente Celesia Ritenuto in fatto Con la sentenza sopra specifica, la Corte di appello di Genova ha accolto l'impugnazione di Giacomo Celesta, e, in parziale riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede 3008/01, ha condannato il ministero della Salute, la Regione Liguria e l'Azienda sanitaria locale n. 3 Genovese - il primo per il periodo fino al 31 dicembre 2000 la seconda per il periodo fino al 19 luglio 2001 la terza per il periodo successivo - al pagamento dell'indennizzo di cui all'articolo 1 della legge 210/92. La cassazione della sentenza è stata chiesta, con ricorso strutturato in tre motivi, dalla Regione Liguria, che ha anche depositato memoria ai sensi dell'articolo 378 Cpc non hanno svolto attività di resistenza le parti intimate. La causa è stata assegnata alle Su per la verifica della giurisdizione ordinaria, a seguito di ordinanza della Sezione lavoro resa in esito all'udienza pubblica del 21 febbraio 2005. Considerato in diritto I motivi di ricorso non sono attinenti alla giurisdizione, siccome la sentenza impugnata è censurata per avere erroneamente dichiarato la contumacia della Regione nel giudizio di appello primo motivo per avere ritenuto la legittimazione passiva della stessa Regione, mentre le funzioni relative all'erogazione dell'indennizzo le erano state trasferite dallo Stato solo a far data dal 22 febbraio 2001, facendo tuttavia salva la competenza statale per le istanze di indennizzo presentata in epoca precedente secondo e terzo motivo . La causa è stata assegnata alle Su a seguito dell'ordinanza della Sezione lavoro della Corte, con la quale, considerata la richiesta del Pm di dichiarare il difetto di giurisdizione ordinaria, è stata ravvisata la competenza delle Su, ai sensi dell'articolo 374, comma 1 Cpc, per la risoluzione della questione di giurisdizione connessa alle previsioni di cui all'articolo 7 della legge 205/00, nel testo risultante dalla sentenza costituzionale 204/04, relativamente alla prestazione richiesta e alla data di proposizione della domanda giudiziale 18 giugno 2001 . La Corte, a Su, dichiara l'appartenenza della controversia alla cognizione del giudice ordinario. Va premesso che la legge 210/92, all'articolo 1, attribuisce a chiunque, a causa di vaccinazioni obbligatorie, abbia riportato lesioni o infermità, con conseguente menomazione permanente della integrità psico-fisica, il diritto ad un indennizzo da parte dello Stato non è consentito, perciò dubitare della consistenza di diritto soggettivo della situazione giuridica, confermata dall'essere chiamata l'amministrazione ad operare accertamenti e valutazioni di tipo tecnico, con esclusione di qualunque potere discrezionale. La stessa legge, del resto, all'articolo 6, stabilisce che avverso il giudizio sanitario della commissione medico-ospedaliera è esperibile l'azione davanti al giudice ordinario competente v. Cassazione 9/2000 . Non si configura, inoltre, materia di giurisdizione esclusiva amministrativa. A seguito della sentenza costituzionale 204/04, risulta caducata la previsione relativa alle attività e prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell'espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell'ambito del servizio sanitario nazionale articolo 33 comma 2 lettera e , D.Lgs 80/1998, nel testo di cui all'articolo 7 lettera a legge 205/00 . Pertanto, nella materia dei servizi pubblici, sono rimaste devolute al giudice amministrativo in sede esclusiva solamente le controversie relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla Pa o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento disciplinato dalla legge 241/90, ovvero ancora relative all'affidamento di un pubblico servizio ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore, nonché . Ne consegue che le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell'ambito del servizio nazionale, nella sussistenza di un rapporto obbligatorio tra cittadini e amministrazione, sono devolute alla competenza del giudice ordinario, ai sensi del criterio generale di riparto delle giurisdizioni definito dall'articolo 2 legge 2248/1865 all. E, e presupposto dall'articolo 442 Cpc v. Cassazione, Su 13548/05 . In base alle considerazioni svolte, deve essere affermata la giurisdizione ordinaria sulla controversia a norma dell'articolo 142, disp. att. al Cpc, la causa è rimessa alla Sezione lavoro della Corte per l'esame dei motivi di ricorso e l'adozione dei provvedimenti consequenziali all'esito complessivo del giudizio di cassazione. PQM La Corte, a Su, dichiara la giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria rimette la causa alla Sezione lavoro per l'esame del ricorso.