L'acquisizione di atti bancari non può essere impugnata dinanzi alle commissioni tributarie

di Salvatore Albanese

di Salvatore Albanese L'Ufficio fiscale, preposto alla verifica della posizione tributaria del contribuente, necessariamente, deve acquisire vari elementi utili fra i quali spiccano anche i conti bancari e postali. Al riguardo, la decisione 246/05 leggibile tra gli allegati della Commissione tributaria regionale di Roma ha statuito che l'autorizzazione 1 ad acquisire dati bancari ha natura endoprocedimentale, costituisce cioè una fase prodromica del procedimento d'accertamento dell'imposta, non suscettibile di autonoma impugnativa, perché non incide sulla sfera patrimoniale del soggetto che si sente leso. L'autorizzazione de quo è stata qualificata dall'Amministrazione finanziaria C.M. numero /E del 10 maggio 1996 quale atto di natura prevalentemente discrezionale ne consegue che l'istanza volta ad ottenere il rilascio dell'autorizzazione debba essere sufficientemente motivata. Dalle argomentazioni su riportate va da sé, che la contestazione dell'atto di acquisizione bancaria può essere proposta al giudice tributario solo nel momento conclusivo dell'intero procedimento, ossia all'emanazione dell'avviso d'accertamento. Ultimata, infatti, tutta la fase istruttoria accertatrice, l'ufficio finanziario preposto, titolare dell'azione di accertamento in senso tecnico, procede alla materiale emanazione dell'avviso fiscale, atto di accertamento nella sua pienezza ed efficacia. Tale modus procedendi ha quale scopo il perfezionamento e, quindi, la realizzazione dell'accertamento fiscale, atto amministrativo che, contenente tutti i requisiti di legge viene portato a conoscenza del contribuente attraverso la notificazione, dalla cui data decorrono i termini perentori di 60 giorni ai fini della impugnativa avanti agli organi giurisdizionali tributari. LA VICENDA Il contribuente ricorreva contro l'atto di autorizzazione rilasciato dal comandante di zona Comando Regionale del Lazio della Guardia di Finanza volto ad acquisire, attraverso una verifica fiscale, copia dei conti correnti bancari riferiti ad alcune società nonché di soggetti terzi qualificati dalla circostanza di avere significati collegamenti soci od ex soci delle società stesse, anche ricoprenti cariche sociali . Il ricorrente impugnava tale atto autorizzatorio affermando che lo stesso andava a ledere i diritti della personalità riservatezza e quant'altro per la tutela dei quali, asseriva il contribuente, non vi sarebbe altro rimedio oltre quello che potrebbe dare il giudice tributario. La Commissione Provinciale di Roma 2 aveva già affrontato la questione dichiarando inammissibile il ricorso del contribuente de quo per i seguenti motivi che sono stati fatti propri dalla Commissione Tributaria Regionale di Roma 3 - Il procedimento amministrativo deve intendersi come serie ordinata di atti ed operazioni orientata ad un risultato. Ne deriva che l'indagine bancaria, finalizzata all'accertamento d'imposta, non può non qualificarsi come momento procedimentale, non suscettibile di autonoma impugnativa, in quanto non incide sulla sfera patrimoniale del contribuente. L'atto di indagine bancaria deve, dunque, intendersi come preparatorio e strumentale rispetto al provvedimento finale. - Il primo comma dell'articolo 19 del D.Lgs n. 546/92 indica in maniera tassativa gli atti che il contribuente può impugnare dinanzi alla Commissione tributaria e, a tal proposito, le autorizzazioni non sono previste tra gli atti autonomamente impugnabili. La Commissione tributaria Regionale di Roma per quanto riguarda l'eccezione mossa dal contribuente de quo relativa ai diritti della personalità faceva presente che gli stessi non attengono alla sfera tributaria. Il giudice da adire è, infatti, l'autorità giudiziaria ordinaria con una normale azione di danno ove, invece, il contribuente ritenesse che il potere della Guardia di Finanza sia stato esercitato in difformità del disposto normativo avrebbe pur sempre la tutela giurisdizionale del giudice penale al quale far constatare l'eventuale abuso d'ufficio. L'ORIENTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA DEL TAR, DEL CONSIGLIO DI STATO E DALLA CORTE DI CASSAZIONE IN MERITO ALL'ATTO ENDOPROCEDIMENTALE È il caso di ricordare che il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia Sezione 1 con la sentenza del 29/01/2002 n. 337 ha statuito l'inammissibilità del ricorso proposto dinanzi al giudice amministrativo avverso un ordine d'accesso per effettuare una verifica generale ai fini dell'IVA ed emesso dal Comando Nucleo Regionale PT Lombardia della Guardia di finanza. Nella fattispecie, il ricorrente, aveva impugnato l'ordine di accesso, eseguito come da processo verbale, per violazione dell'art. 53 dpr 633/72 e dell'art. 12 legge 212/00. Il giudice amministrativo aveva ritenuto il ricorso carente di giurisdizione in materia, atteso che l'ordine d'accesso, come tutti gli atti strumentali all'accertamento dei tributi qual è anche l'atto autorizzatorio ad acquisire dati bancari , non è impugnabile in via autonoma, ma congiuntamente agli atti terminali del procedimento impositivo, con ricorso proponibile dinanzi al giudice tributario art. 19 del DLG n. 546 del 1992 . Al riguardo, appare chiara la posizione assunta dal Consiglio di Stato, con la decisione n. 982/1995, nella quale si afferma che l'acquisizione dei dati e notizie nel corso di una verifica fiscale di per sé ancora non modifica la posizione giuridica del contribuente verso il Fisco. Questa sarà modificata soltanto con l'avviso di accertamento in cui si concreta il potere di imposizione e da cui scaturisce il dovere di assolvere l'obbligazione tributaria. Prima di questo momento l'attività di verifica è fiscalmente neutra, non fa sorgere alcun obbligo nel contribuente, né pregiudica alcun suo diritto o interesse relativo all'esercizio del potere impositivo . Di estrema efficacia deve ritenersi la conclusione alla quale perviene sull'argomento il suddetto organo di giustizia amministrativa, allorquando afferma che l'attività di verifica di cui agli artt. 32 e seguenti del D.P.R. 600/1973 costituisce, ontologicamente, attività preparatoria del futuro provvedimento definitivo e tale qualificazione non può non essere conservata anche ai fini del diritto di accesso disciplinato dalla legge 241/1990 . Ne consegue dalle argomentazioni succitate che l'atto di autorizzazione degli accertamenti bancari ex se non può avere una propria autonomia. La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza Civ. Sez. V, 18 luglio 2003, n. 11283 4 affermando che gli atti presupposti, quale l'autorizzazione, sono atti sindacabili in sede di impugnazione dell'atto impositivo qual è per l'appunto l'avviso di accertamento, unico atto impugnabile autonomamente in sede contenziosa, implicitamente, afferma che tali atti soltanto a chiusura dell'accertamento possono essere eccepiti davanti al giudice tributario quest'ultimo, infatti, è quello competente a pronunciarsi sulla legittimità degli atti presupposti, quale, ad esempio, qualsiasi atto di autorizzazione. 1 L'autorizzazione ad acquisire dati bancari e postali rilasciata dal comandante di zona, per la Guardia di finanza, ovvero dal direttore regionale delle Entrate, per gli uffici finanziari, ai sensi degli artt. 32 e 51, rispettivamente, dei decreti n. 600/1973 e n. 633/1972 ha natura di provvedimento di legittimazione dell'acquisizione dei dati bancari nonché di atto di controllo della richiesta avanzata dagli organi esecutivi finanziari. 2 Sentenza n 610/31/2003 emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Roma. 3 Sentenza Commissione Tributaria Regionale di Roma n. 246/1/05 pronunciata il 8/11/2005 e depositata in segreteria il 14/12/2005. 4 Il giudice tributario, in sede di impugnazione dell'atto impositivo basato su libri, registri, documenti ed altre prove reperite mediante accesso domiciliare autorizzato dal procuratore della Repubblica, ha il potere-dovere di verificare la presenza, nel decreto autorizzativo, di motivazione circa il concorso di gravi indizi del verificarsi dell'illecito fiscale.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione prima - sentenza 8 novembre14 dicembre 2005, n. 246 Presidente Datala Valva - relatore Masi Ricorrente Vivarelli Il contribuente in epigrafe ricorre contro atto di autorizzazione ad acquisire copia dei conti correnti bancari a seguito di richiesta del comando regionale del Lazio della Guardia di finanza avvenuta nel corso di verifica nei confronti di altro contribuente. La Commissione tribunale provinciale di Roma ha dichiarato inammissibili i ricorsi ritenendo che l'atto portato al proprio giudizio fosse di natura endoprocedimentale e come tale autonomamente impugnabile. Propone appello il ricorrente insistendo sull'illegittimità dell'atto, ritenuto lesivo di diritti della personalità e come tale suscettibile di impugnazione, individuando il giudice competente nelle commissioni in virtù della natura tributaria del rapporto sottostante agli atti impugnati e della competenza generale in tale materia delle commissioni stesse. Motivi Deve innanzitutto essere inquadrata la circostanza di fatto che ha dato luogo agli atti impugnati. Nel corso di una verifica fiscale riferita ad alcune società il comando del primo gruppo guardia di finanza di Roma chiedeva al comandante regionale della guardia di finanza autorizzazioni ad effettuare attività di indagine bancaria nei confronti delle società stesse nonché di soggetti terzi qualificati dalla circostanza di avere significati collegamenti soci od ex soci delle società stesse, anche ricoprenti cariche sociali . Le autorizzazioni suddette sono specificamente previste dall'articolo 32 Dpr 600/73 e dall'articolo 51 Dpr 633/72 e sono state implementate con la disposizione prevista dall'articolo 37 legge 413/91. Si tratta quindi in tutta evidenza di atti pienamente legittimi e che ex se non possono considerarsi violativi di diritto alcuno, almeno nel campo tributario. Inoltre come ben messo in evidenza dai giudici di prime cure esse hanno natura di atto endoprocedimentale, essendo al più finalizzati ad un'attività istruttoria che solo dopo l'esame delle risultanze dei documenti così acquisiti potrà eventualmente portare ad attività accertativi questa si impugnabile davanti alle commissioni tributarie. Né particolare pregio assume la circostanza che il ricorrente ritenga tali atti violativi di diritti della personalità riservatezza e quant'altro per la tutela dei quali asserisce non vi sarebbe altro rimedio oltre quello che potrebbe dare il giudice tributario. Tali diritti non attengono certo alla sfera tributaria ed ove effettivamente il ricorrente avesse modo di provare che l'attività della guardia di finanza si sia svolta illecitamente e che di conseguenza ne sia derivata un danno alla sua sfera di diritti soggettivi il giudice da adire sarebbe l'autorità giudiziaria ordinaria con una normale azione di danno ove invece ritenesse che il potere della guardia di finanza sia stato esercitato in difformità del disposto normativo avrebbe pur sempre la tutela giurisdizionale del giudice penale al quale far constare l'eventuale abuso d'ufficio. Come si vede quindi non sussiste alcun vuoto riguardo la tutela altrimenti esperibile tale da giustificare l'attuazione di tali nella giurisdizione del giudice tributario. Deve quindi essere integralmente confermato il disposto dei giudici di prime cure che hanno correttamente ritenuto il difetto di giurisdizione in materia non essendovi nella specie alcun atto che possa essere portato all'esame delle commissioni tributaria. Sussistono valide ragioni per la compensazione delle spese di lite. PQM La commissione conferma la sentenza di primo grado. Spese compensate.