Asl (bis): convenzione farmaceutica a prova di carcere

Il direttore generale non può revocarla nemmeno se il titolare è finito agli arresti domiciliari. Ci deve pensare la commissione provinciale di vigilanza

Il direttore generale dell'Asl non può revocare la convenzione farmaceutica anche se nei confronti del titolare è stato emesso un ordine di cattura. A chiarirlo è stata la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 4213/06 depositata lo scorso 28 giugno e qui leggibile nei documenti . Palazzo Spada ha respinto il ricorso dell'Azienda sanitaria locale di Foggia che si era vista annullare dal Tar Puglia la nota con cui il direttore generale dell'Asl Foggia 3 aveva comunicato la sospensione della convenzione farmaceutica poiché il titolare era agli arresti domiciliari. I giudici capitolini, tuttavia, avevano dichiarato incompetente il direttore generale dell'Azienda. Del resto, hanno concluso i magistrati di piazza Capo di Ferro, l'esercizio del potere di sospensione della convenzione farmaceutica per emissione di ordine o mandato di cattura o arresto per fatti commessi nell'espletamento dell'attività convenzionale appartiene alla Commissione provinciale tecnica di vigilanza ai sensi dell'articolo 13 Dpr 94/1989. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 3 febbraio-28 giugno 2006, n. 4213 Presidente Elefante - Estensore Cerreto Ricorrente Azienda Usl FG/3 Fatto e diritto 1. Con la sentenza TAR PUGLIA - BARI Sezione prima, n. 5647/2004, è stato accolto in parte il ricorso proposto dal dott. Apicella avverso i seguenti atti - ordinanza n. 74 del 29 maggio 1995, con cui il Sindaco di Foggia, nella qualità di ufficiale di governo, ha ordinato la chiusura della farmacia San Benedetto , di titolarità del ricorrente - nota n. 1/24736 del 18 maggio 1995, con cui il Direttore generale dell'A.U.S.L. Foggia/3 ha comunicato la sospensione della convenzione farmaceutica in titolarità del ricorrente - nota n. 743/40/26135 del 19 maggio 1995, recante conferma dell'efficacia dell'interruzione della convenzione farmaceutica in relazione alla sua già disposta sospensione - nota telegrafica del 12 giugno 1995, con cui il Direttore generale dell'A.U.S.L. Foggia/3 ha invitato il ricorrente a inviare le sole distinte contabili riepilogative concernenti le ricette spedite anteriormente al 18 maggio 1995. In particolare, il TAR ha ritenuto inammissibile l'impugnativa dell'ordinanza sindacale n. 74 del 29 maggio 1995 di chiusura della farmacia per essere stato il titolare tratto agli arresti domiciliari in data 11 maggio 1995 , essendo stato il ricorso proposto dopo l'intervenuta revoca con ordinanza sindacale 110 del 20 giugno 1995 per rimessione in libertà dell'interessato in data 7 giugno 1995 ed essendo di diritto soggettivo la posizione del ricorrente nei confronti della AUSL FG/3 in relazione all'inadempimento di obbligazioni pecuniarie nascenti dal rapporto convenzionale Ha poi accolto la censura di incompetenza del direttore generale della AUSL FG/3 nell'adozione dei provvedimenti di cui alle note del 18 e 19 maggio 1995 e la consequenziale nota telegrafica del 12 giugno 1995. 2. Avverso detta sentenza ha proposto appello l'Azienda sanitaria, deducendo le seguenti doglianze - il TAR aveva accolto la censura di incompetenza del Direttore generale dell'Azienda, ritenendo che il potere di sospensione della convenzione farmaceutica appartenesse alla Commissione provinciale tecnica di vigilanza ai sensi dell'articolo 13 Dpr 94/1989, senza considerare che in tanto poteva esistere un rapporto convenzionale farmaceutico in quanto vi fosse l'iscrizione all'ordine dei farmacisti, mentre nel caso in esame vi era stata la sospensione dall'albo con provvedimento del 15 maggio 1995 comunicato all'Azienda il 18 successivo . Per cui i provvedimenti dell'Azienda avevano solo carattere ricognitivo in quanto indotti dalla sospensione disposta dall'ordine dei farmacisti, che non era stata impugnata - d'altra parte era inesistente all'epoca dei fatti la Commissione tecnica di vigilanza in quanto ricostituita dal Presidente G.R. solo il 7 ottobre 1996, per cui il relativo potere poteva riconoscersi all'Azienda - il Tar si era soffermato su un presunto diritto de ricorrente ad ottenere il pagamento delle somme per le prestazioni erogate nel corso della sospensione dell'attività convenzionale e di sospensione dall'iscrizione all'albo estraneo all'impugnativa proposta. Costituitosi in giudizio il dott. Apicella ha fatto presente che il periodo di sospensione della convenzione aveva dato luogo al mancato pagamento di quasi mille ricette, nonostante che i farmaci fossero stati distribuiti agli assistiti del Servizio sanitario nazionale, per cui aveva interesse anche all'impugnativa dell'ordinanza sindacale di chiusura della farmacia anche se poi revocata, in quanto comunque medio tempore vi erano stato effetti pregiudizievoli, avendo la revoca efficacia ex nunc. Con appello incidentale ha quindi dedotto che l'ordinanza sindacale di chiusura era illegittima, in quanto non sussisteva alcuna ragione di immediatezza ed urgenza per procedere alla chiusura della farmacia che la chiusura poteva essere al più effettuata in via temporanea ai sensi dell'articolo 14 legge regionale 36/1984, ma nella specie non era stato indicato il termine finale che il Sindaco avrebbe dovuto adottare semmai un provvedimento inteso ad assicurare la gestione provvisoria della farmacia, in caso di sospensione o interruzione del servizio farmaceutico che non era convincenti la tesi del Comune e dell'Azienda secondo cui l'articolo 11 legge 475/68 ma in effetti articolo 11 legge 362/91 non consentisse al titolare della farmacia di nominare un sostituto temporaneo sul presupposto che la sottoposizione agli arresti domiciliari non era un'ipotesi specificamente prevista, tanto più che la sostituzione era stata chiesta in effetti per infermità. Ha quindi rilevato che l'appello dell'Azienda era infondato in quanto la sospensione della convenzione era intervenuta per fatti penali commessi nell'esercizio dell'attività farmaceutica e ciò comportava la competenza della commissione ai sensi dell'articolo 13, comma 15, Dpr 94/1989, né era necessario attenderne la ricostruzione potendo operare la precedente che la sospensione della convenzione non era un effetto immediato della sospensione dall'Albo dei farmacisti occorrendo invece valutare la situazione che l'obiter dictum sentenza in ordine al diritto dell'istante ad ottenere il pagamento delle ricette non era idonea a passare in giudicato e perciò non vi era interesse dell'appellante alla riforma su tale assunto del TAR. Con ordinanza n. 2538/2005, questa Sezione ha respinto l'istanza cautelare proposta dall'appellante. In prossimità dell'udienza pubblica di discussione del ricorso, sia l'appellante principale che l'appellante incidentale hanno prodotto memoria conclusiva. Alla pubblica udienza del 3 febbraio 2006, il ricorso in appello è stato trattenuto in decisione. 4. L'appello principale è infondato. Il TAR ha accolto la censura di incompetenza del Direttore generale dell'Azienda, ritenendo che l'esercizio del potere di sospensione della convenzione farmaceutica per emissione di ordine o mandato di cattura o arresto per fatti commessi nell'espletamento dell'attività convenzionale appartenesse alla Commissione provinciale tecnica di vigilanza ai sensi dell'articolo 13 Dpr 94/1989. Tale statuizione del TAR deve essere confermata in quanto sussistevano nella specie i presupposti richiesti per procedere sulla base della menzionata disposizione normativa arresti domiciliari per fatti commessi nell'espletamento dell'attività convenzionale . Né rileva la circostanza che all'epoca detta Commissione non fosse stata ricostituita, in quanto in mancanza il relativo potere certamente non poteva essere esercitato dall'Azienda sanitaria, essendo la nomina della Commissione di competenza del Presidente della Giunta regionale e quindi semmai avrebbe potuto provvedere un organo straordinario nominato dalla stessa Regione. Neppure può ritenersi che, essendovi stata la sospensione dall'albo da parte del Consiglio direttivo dell'ordine dei farmacisti della provincia di Foggia ex art 43, lett. a , Dpr 221/50 con provvedimento del 15 maggio 1995 comunicato all'Azienda il 18 successivo , ciò comportasse come effetto automatico la sospensione della convenzione in quanto tale automaticità, con conseguente carattere dichiarativo del relativo provvedimento, non risulta dalle relative disposizioni normative, per cui occorreva una specifica valutazione della situazione da parte dell'organo competente, come è desumibile dallo stesso articolo 13 Dpr 94/1989. 5. Peraltro, non può aderirsi neppure alle doglianze avanzate con l'appello incidentale, salva l'integrazione della motivazione della sentenza del TAR. 5.1. E' pur vero che il TAR ha erroneamente dichiarato l'inammissibilità dell'impugnativa del provvedimento sindacale di chiusura dell'esercizio farmaceutico, in quanto la successiva revoca di circa un mese dopo non poteva che avere effetto ex nunc, con permanenza della lesione subìta medio tempore. Ma tale provvedimento di chiusura si rivela immune dalle censure addotte in quanto conseguente all'intervenuto provvedimento di arresto domiciliare del farmacista titolare e con durata evidentemente connessa al perdurare dell'arresto, anche se ciò non è stato precisato. Non erano sussistenti poi i presupposti per concedere la sostituzione temporanea del farmacista titolare, il quale si era limitato a comunicare inizialmente di essere impossibilitato a muoversi dal proprio domicilio, con evidente riferimento agli arresti domiciliari già intervenuti alla data della prima comunicazione del 17 maggio 1995 protocollata dalla ASL il 18 successivo , in quanto tale ipotesi non rientrava tra quelle per le quali l'articolo 11. legge 475/68, come sostituito dall'articolo 11 legge 362/91, consente la sostituzione temporanea. Né rileva che il giorno successivo 18 maggio 1995 l'interessato abbia precisato che la sostituzione era dovuta a malattia, in quanto comunque all'epoca permanevano gli arresti domiciliari, essendo la liberazione intervenuta solo il 7 giugno 1995. 6. Le conseguenze economiche di quanto avvenuto con riferimento alla ricette spedite dalla farmacia e non pagate dall'Azienda sanitaria per il periodo di sospensione dall'albo essendo stata ritenuta illegittima la sospensione della convenzione è questione che esula dal presente giudizio in quanto non sollevata nel ricorso originario, per cui deve considerarsi irrilevante quanto precisato dal TAR in ordine al diritto del farmacista a conseguire il relativo pagamento, come del resto riconosciuto dalle stesse parti. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese del presente grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, respinge l'appello principale e quello incidentale. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 2 N . RIC. 4 N . RIcomma /2005 FDG