Legittimo essere antimilitaristi, ma occupare una terrazza per lanciare petardi contro gli alpini è reato

Confermata la condanna per una giovane che si era introdotta in una terrazza non aperta al pubblico accesso e da qui aveva lanciato petardi in strada, incurante che tra la folla vi fossero anche alcuni bambini.

Tale decisione è stata presa dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 15297/13, depositata il 3 aprile. Il caso. In occasione di una manifestazione degli alpini, una giovane invade una terrazza privata e da qui lancia petardi in strada, tra la folla. La donna, riconosciuta colpevole dei reati di invasione di terreni o edifici art. 633 c.p. , nonché accensioni ed esplosioni pericolose art. 703 c.p. , ricorre per cassazione. La terrazza non era aperta al pubblico. Le censure dell’imputata, tuttavia, non sono accolte dalla S.C Gli Ermellini precisano che i giudici di merito hanno correttamente applicato la giurisprudenza riguardante la condotta tipica del reato ex art. 633 c.p., che consiste nell’introduzione dall’esterno in un fondo o in un immobile altrui di cui non si abbia il possesso o la detenzione. Nel caso di specie, infatti, la donna si era introdotta in una terrazza non aperta al pubblico accesso vi si poteva accedere solo tramite un cortile interno protetto da cancello e l’aveva occupata per un certo periodo di tempo, tanto che, tra l’altro, vi aveva apposto alcuni striscioni. Lanciare i petardi tra la folla è pericoloso. Quanto al reato di cui all’art. 703 c.p., i giudici di legittimità rilevano che non ha alcuna rilevanza il fatto che la giovane non sia stata fotografata nell’atto di lanciare i petardi, dal momento che essa faceva parte del gruppo di persone dal quale provenivano i lanci stessi. Neppure può essere negata la mancanza di pericolosità di un tale gesto, tenuto conto che in strada non c’erano solo le forze dell’ordine, ma anche comuni cittadini e alcuni bambini. Per questi motivi la Cassazione rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 5 marzo 3 aprile 2013, n. 15297 Presidente Casucci Relatore Di Marzio Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza in epigrafe la Corte di Appello di Trento ha parzialmente confermato la sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Rovereto in data 13.1.2011 per i reati di cui agli articoli 633 comma 2 c.p. e 633 c.p. nei confronti di F.F. invece mandata assolta per i reati di cui all'art. 639 comma 2 c.p nonché 18 TULPS per avere invaso, in occasione di una manifestazione degli alpini, una terrazza lanciando dalla stessa petardi in strada. 2. Ricorre l'imputata, assistita da difensore, lamentando in primo luogo erronea applicazione della legge penale con riferimento all'articolo 633 c.p. non ritenendo sussumibile in tale previsione la fattispecie concreta consistita nell'accesso e nella sosta della imputata e di altri soggetti su di una terrazza privata non recintata né protetta ed agevolmente accessibile dalla pubblica via. In secondo luogo si lamenta vizio di motivazione in ordine al reato di cui all'articolo 703 c.p. non avendo la Corte di Appello motivato sui profili criticamente sottopostile nell'atto di appello sulla assoluta mancanza di prova in ordine alla effettiva pericolosità dei petardi lanciati dalla terrazza, nonché sul fatto che l'odierna imputata rientrasse tra gli autori del gesto. Considerato in diritto 1. Il ricorso è infondato. Con riguardo al primo profilo deve osservarsi che i giudici di merito hanno correttamente applicato la giurisprudenza di questa Corte secondo cui la condotta tipica del reato di invasione di terreni o edifici consiste nell'introduzione dall'esterno in un fondo o in un immobile altrui di cui non si abbia il possesso o la detenzione. La norma di cui all'art. 633 cod. pen. non è invero posta a tutela di un diritto ma di una situazione di fatto tra il soggetto e la cosa, per cui tutte le volte in cui il soggetto sia entrato legittimamente in possesso del bene deve escludersi la sussistenza del reato Cass. sez. 2, 1.12.2005, n. 2337 rv. 233140 . Ebbene, nel caso di specie la corte territoriale ha cura di precisare che, dalla istruttoria espletata, emerge come l'imputata abbia occupato la terrazza per un periodo di tempo apprezzabile necessari alla apposizione di striscioni e alla programmata e realizzata protesta contro il corteo degli alpini in fase di svolgimento e inoltre che la terrazza invasa non sia aperta al pubblico accesso, trattandosi infatti del solaio di copertura di un edificio privato al quale si accede tramite un cortile interno protetto da un cancello. Quanto al getto di petardi nella folla, la Corte di appello ha correttamente argomentato la penale responsabilità dell'imputata sul rilievo della presenza della stessa nel gruppo di persone da cui provenivano i lanci essendo dunque irrilevante che l'imputata non sia stata, inoltre, fotografata nell'effettuare essa stessa i lanci in oggetto e sulla integrazione del pericolo per l'incolumità fisica delle persone stigmatizzato nell'art. 703 c.p. atteso che sempre dalla istruttoria espletata è emerso come fossero stati fatti segno di tali lanci sia le forze dell'ordine che i cittadini in strada, compresi alcuni bambini. In tal modo, la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione della giurisprudenza sulla integrabilità della fattispecie di reato anche dalla esplosione a distanza ravvicinata di un semplice petardo cfr. Cass. sez. 1,18.11.1994, n. 1321 . 2. Ne consegue, per il disposto dell'art. 616 c.p.p., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.