Il condono fiscale presentato (e non valutato) è motivo di revoca della sentenza

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco La mancata cognizione da parte dei giudici tributari dell'intervenuto condono, costituisce causa di revocazione della sentenza che ha rigettato il ricorso relativo all'accertamento condonato. Con queste conclusioni, la sezione trentaquattresima della Commissione tributaria regionale del Lazio, nella sentenza 321/2005 depositata il 19 gennaio 2006, ha stabilito che, qualora il contribuente abbia presentato dichiarazione integrativa di condono ex articolo 9bis del Dl 79/1997 con cui abbia inteso sanare i redditi accertati per l'anno 1992 oggetto del ricorso presentato , la sentenza successiva al condono, anche se definitiva, se ha ignorato tale definizione, deve essere revocata come pure deve essere annullata la cartella esattoriale emessa in dipendenza di questa sentenza revocata. LA VICENDA L'avviso di accertamento per l'anno 1992, era stato emesso dall'Agenzia delle Entrate di Rieti per recuperare una maggiore imposta Irpef dovuta per maggiori ricavi non dichiarati. Il contribuente aveva impugnato l'atto di accertamento ricevuto e, rivolgendosi alla Commissione Tributaria Provinciale di Rieti, ne chiedeva l'annullamento nelle more del procedimento, il contribuente presentava dichiarazione di condono ex articolo 9bis del Dl 79/1997 secondo tale disposizione, in base al comma 6, le liti fiscali pendenti alla data del primo aprile 1996 potevano essere definite con il pagamento della somma di lire 500.000 se la lite era d'importo inferiore ai cinque milioni di vecchie lire, mentre poteva essere definita versando il venti per cento del valore della lite, se questo era di importo superiore ai cinque milioni fino a trenta milioni delle vecchie lire, restando comunque dovute le somme dovute in ipotesi di pendenza di giudizio, anche se non ancora iscritte. In seguito, poiché il ricorso presentato dal contribuente era stato rigettato e poiché la sentenza era divenuta definitiva, l'Ufficio finanziario iscriveva le somme definitivamente accertate nei ruoli esattoriali. Dopo aver palesato di aver condonato le somme accertate ed iscritte nei ruoli , il contribuente proponeva ricorso per revocazione della sentenza passata in giudicato. Egli sosteneva come, l'Ufficio finanziario, non avendo comunicato alla commissione tributaria provinciale l'avvenuta definizione della lite fiscale pendente, aveva causato il rigetto del ricorso determinando, oltre alla cartella di pagamento, la sentenza sfavorevole di cui il contribuente aveva richiesto la revoca. La Commissione tributaria provinciale di Rieti accoglieva il ricorso per revocazione ed annullava la cartella di pagamento emessa in conseguenza della sentenza sfavorevole revocata . L'Agenzia delle entrate, ritenendo che la sentenza emessa dai primi giudici fosse viziata, si rivolgeva, presentando ricorso in appello, alla Commissione Tributaria regionale del Lazio. LA SENTENZA L'appello presentato dall'Ufficio, citano i giudici tributari romani, deve essere respinto. Ricorrono tutti i presupposti per l'accoglimento del ricorso per revocazione della sentenza ex articolo 395 del Cpc e questo perché, ignorandone l'esistenza, i giudici di primo grado non hanno potuto tener conto del condono presentato , inoltre, prosegue il collegio, al momento del deposito della sentenza di cui si chiede la revocazione era già cessata la materia del contendere relativa a quel contenzioso, ed il giudizio doveva essere dichiarato estinto. Tuttavia, conclude il collegio, il contribuente dovrà perfezionare il condono presentato versando gli importi che risultano dovuti per la definizione completa della lite, somme che risultano pari alla percentuale del tributo iscritto od iscrivibile nei ruoli, secondo lo stato del contenzioso al momento della dichiarazione di condono. IL PRINCIPIO Quando la definizione di condono presentata ex articolo 9bis del Dl 79/1997, non ha formato oggetto di giudizio, la relativa sentenza che ha rigettato il ricorso materia di condono deve essere revocata a norma dell'articolo 395 del Cpc. Poiché il giudizio relativo all'accertamento deve ritenersi estinto dal condono presentato, tutti gli atti conseguenti inclusa la cartella di pagamento devono essere annullati.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione trentaquattresima - sentenza 14 dicembre 2005-19 gennaio 2006, n. 321 Presidente Cellitti - Relatore Terrinoni Ricorrente Agenzia Entrate Rieti - Controricorrente Focaroli L'Agenzia delle Entrate di Rieti propone appello avverso la sentenza 188/03/03 della Ctp di Rieti con la quale era stato accolto il ricorso per revocazione della sentenza 838/03/99 proposto dalla parte. In particolare l'Ufficio aveva proceduto a notifica dell'accertamento nei confronti del sig. Focaroli Ezio per recuperare a tassazione la maggiore imposta Irpef dovuta per maggiori ricavi non registrati. Il contribuente aveva impugnato l'atto innanzi la Ctp di Rieti la quale respingeva il ricorso e poiché la sentenza diveniva definitiva per mancanza di impugnazioni, si procedeva all'iscrizione ex articolo 16 Dpr 602/73 con emissione di cartella esattoriale. A seguito di ciò la parte contribuente proponeva ricorso per revocazione della sentenza passata in giudicato sostenendo che l'Ufficio non aveva comunicato ai giudici aditi l'avvenuta adesione al condono che la stessa parte aveva eseguito ex articolo 9bis del Dl 79/1997 in data 30 luglio 1997 con il pagamento di lire 500.000. L'ufficio contestava l'ammissibilità di siffatto ricorso per revocazione ed in relazione alla cartella esattoriale, per evitare la duplicazione dell'imposta, aveva proceduto allo sgravio parziale dell'importo di lire 500.000 versato a titolo di condono. La Ctp accoglieva il ricorso per revocazione poiché, a parere di quei giudici, al momento in cui era stata depositata la sentenza oggetto della richiesta di revocazione, il giudizio doveva considerarsi già estinto per essere cassata la materia del contribuente e, conseguentemente la cartella esattoriale emessa veniva annullata. Avverso tale decisione propone appello l'Agenzia delle entrate lamentando il vizio di ultrapetizione poiché, seppure può rientrare nel potere del giudice tributario revocare una sentenza e sostituirla con altra dichiarazione dell'estinzione per condono, non può il giudice annullare la cartella esattoriale emessa non essendo questo oggetto del contribuente. Per l'effetto, poiché il contribuente aveva proposto la domanda di condono in pendenza del giudizio di primo grado questi doveva comunque versare oltre l'importo di lire 500.000 per la definizione, anche l'importo di lire 762.000 per 1/3 di Irpef e di Ilor accertate, oltre interessi ossia l'importo iscritto o iscrivibile in base allo stato e grado del giudizio al momento della presentazione della domanda di chiusura della lite ex articolo 9bis commi 6 e 7 del Dl 79/1997. Chiede pertanto la riforma dell'impugnazione sentenza con vittoria di spese. Chiede infine, ritualmente, la discussione pubblica della controversia. La parte contribuente si costituisce in giudizio insistendo per la conferma della decisione impugnata. Durante la discussione pubblica si ribadisce la mancata comunicazione dell'avvenuto condono alla Commissione adita e che la sentenza è stata emessa in mancanza di un documento non reso noto dall'ufficio. Questa Commissione, preso atto di quanto dedotto, osserva l'appello dell'ufficio è infondato e va respinto. Invero nel caso di specie, come già osservato dai primi giudici, ricorrono tutti i presupposti per l'accoglimento del ricorso per revocazione della sentenza ex articolo 395 Cpc, in quanto la stessa era stata emessa senza tenere conto del documento attestante l'intervenuto condono. Tuttavia si rileva altresì che il condono posto in essere dal contribuente era imperfetto nel senso che la lite fiscale era stata definita mediante ablazione con il pagamento di lire 500.000, ma non erano state versate le ulteriori somme di cui all'articolo 9bis del Dl 79/1997. Conseguentemente l'accoglimento del ricorso per revocazione della sentenza non può esimere il contribuente dal versamento delle ulteriori somme ancora dovute e cos' come giustamente reclamate dall'ufficio impositore e di cui alla cartella esattoriale emessa dal cui importo sono state pure dedotte le 500.000 lire già versate. Considerata la materia del contendere si ritiene comunque equo compensare tra le parti le spese del presente giudizio. PQM Respinge l'appello dell'ufficio e conferma la decisione di primo grado con la precisazione di cui in motivazione. Spese compensate.