L’avvocatura italiana: alcuni dati statistici al 2013

Nell’ultimo Comitato dei Delegati, l’ufficio attuario interno di Cassa Forense guidato dalla dott.ssa Giovanna Biancofiore con grande professionalità ha presentato alcuni dati statistici dell’Avvocatura italiana al 2013. Il lavoro è prezioso e di sicuro interesse per tutta la categoria e quindi merita di essere pubblicato.

Lo studio prende in considerazione la dinamica evolutiva della popolazione forense, la distribuzione territoriale degli avvocati, i nuovi ingressi alla professione ed effetti futuri sulla categoria e l’andamento dei redditi dell’Avvocatura italiana. Professionisti in diminuzione. Dal punto di vista demografico, dopo l’aumento degli avvocati italiani in progressione direi geometrica degli ultimi anni, assistiamo a una contrazione del numero di iscritti a giurisprudenza, con diminuzione del numero dei praticanti, cosicché si può affermare che «l’incontrollato e abnorme aumento del numero degli iscritti agli albi forensi è fenomeno che sembra ormai appartenere al passato». Questo fatto creerà certamente problemi sulla stabilità di lungo periodo della Fondazione organizzata com’è, dal punto di vista previdenziale, sul sistema di finanziamento a ripartizione secondo il quale le pensioni di oggi si pagano con i contributi degli attivi. La suddivisione geografica. La distribuzione territoriale dell’Avvocatura italiana rispecchia esattamente la situazione in generale del nostro Paese che vede regioni Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte in linea con la media europea mentre in Calabria, Campania, Puglia e Lazio si evidenzia una forte concentrazione di avvocati. La tavola di pag. 11 il report è cliccabile nell’allegato denuncia esattamente la situazione che stiamo descrivendo. Osserva giustamente l’attuario che i riflessi sul numero futuro dell’Avvocatura sono abbastanza prevedibili e debbono quindi essere monitorati al fine di non generale effetti negativi sugli equilibri della previdenza forense. I valori preoccupanti dei redditi. Le valutazioni più preoccupanti agli effetti della stabilità di lungo periodo si hanno analizzando attentamente le tabelle che riproducono l’evoluzione dei redditi dell’Avvocatura italiana dato che si può dire che al consistente afflusso di giovani si sia associato un periodo di forte crisi economica che ha determinato il crollo del reddito medio degli avvocati. La tavola numero 17 è inequivocabile. In media un avvocato iscritto all’Albo, per l’anno 2012, ha prodotto un reddito medio ai fini IRPEF di circa € 38.000,00 con un fatturato di circa € 57.000,00. I dati ci dicono però che oltre 20.000 professionisti hanno un fatturato pari a zero e che quindi risultano del tutto improduttivi, mentre quasi il 50% produce un reddito inferiore a € 10.300,00 l’anno si veda la tavola numero 19 . Solo l’8,6%, e siamo quindi in caduta rispetto ai valori precedenti che si attestavano intorno al 10-11%, dichiara redditi superiori al tetto pensionabile di € 91.550,00. L’analisi dei redditi degli avvocati per generazione è oltremodo significativa documentando una differente capacità di guadagno, espressa in termini di progressione del reddito per carriera, tra coloro che hanno iniziato la professione nel passato rispetto alle generazioni più recenti. La tavola numero 23 non ammette discussioni al riguardo. Cosa se ne può trarre? Le conclusioni sono che - il progressivo invecchiamento della popolazione italiana sta manifestando i suoi effetti anche nel mondo della professione forense - il numero dei potenziali nuovi avvocati si è drasticamente ridotto al punto che andrebbero improntate politiche di sostegno alla professione anche al fine di contrastare la perdita di “chance di reddittività” che la professione forense offre oggi rispetto al passato. L’attuario interno di Cassa Forense ha fatto un pregevole lavoro che va però utilizzato, sin da ieri, per la stesura di un nuovo bilancio tecnico che proietti non già i dati offerti dalla Conferenza dei servizi interministeriali bensì quelli reali al fine di testare la sostenibilità nel lungo periodo della Fondazione.

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