Condannato per gli abusi sessuali in seminario, assolto per quelli avvenuti a Lourdes

Non può però esserci l’assoluzione con la formula perché il fatto non sussiste , risultando chiaramente che gli abusi ci sono stati anche nelle gite avvenute dopo il seminario. L’assoluzione giunge in conseguenza dell’accertamento dell’ambivalenza del comportamento del ragazzo verso il sacerdote, ad un tempo di accettazione e di rifiuto.

Con la sentenza numero , depositata il 20 marzo 2013, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. Sacerdote condannato per abusi sessuali su minore. Un sacerdote viene condannato, nei primi due gradi di giudizio, a 7 anni e 6 mesi di reclusione per aver commesso violenza sessuale aggravata a danno di un minore presente in seminario, nonché per la detenzione di materiale pedopornografico. Non tutti i fatti costituiscono reato. La Corte di Cassazione già si è dovuta occupare della vicenda, rinviando per un nuovo giudizio della Corte d’Appello rispetto ai fatti avvenuti dopo il seminario, in occasione di viaggi che saltuariamente il giovane aveva fatto con il sacerdote a Rovereto e a Lourdes. Il giudice del rinvio assolve l’imputato rispetto a questi fatti, diminuendone quindi la pena di due mesi. Secondo il sacerdote il fatto non c’è stato ed il giudice di rinvio doveva aspettare l’esito del ricorso straordinario. Il sacerdote ricorre nuovamente per cassazione, sostenendo innanzitutto che l’assoluzione si sarebbe dovuta riconoscere con la formula perché il fatto non sussiste , vista la non credibilità delle dichiarazioni del minore. Lamenta poi che illegittimamente non sarebbe stata disposta la sospensione del giudizio in attesa dell’esito del ricorso straordinario in Cassazione, presentato dallo stesso imputato per l’omessa valutazione di uno dei motivi di ricorso, secondo cui non si sarebbe dovuta applicare nessuna aggravante visto che nessuno dei fatti sarebbe stato commesso con abuso della condizione di inferiorità psichica del giovane. Sostiene infatti il ricorrente che, non essendosi formato il giudicato sulla sua condanna, il giudice del rinvio avrebbe dovuto attendere l’esito del ricorso straordinario prima di procedere. La sospensione la decide la Cassazione. La Corte di Cassazione ritiene infondato questo secondo motivo, rilevando che spetta alla Corte stessa la decisione su un’eventuale sospensione del giudizio di rinvio, che può essere disposta solo qualora il ricorso straordinario sia sorretto da un adeguato fumus boni iuris . Peraltro la questione a nulla rileva ora, visto che nel frattempo la Corte ha rigettato il ricorso straordinario. Il giudice del rinvio si è attenuto alla indicazioni della Cassazione. La Corte ritiene infondata anche la doglianza circa la violazione, da parte del giudice di rinvio, dell’art. 627, comma 3, c.p.p., per non essersi attenuto alle indicazioni della Cassazione, nell’assolvere, senza la formula piena, l’imputato. Il giudice è sì vincolato dal divieto di fondare la nuova decisione sugli stessi argomenti ritenuti illogici o carenti dalla S.C., ma resta comunque libero di pervenire allo stesso risultato, o ad uno diverso, sulla scorta di argomentazioni diverse da quelle censurate in sede di legittimità ovvero integrando e completando quelle già svolte . La credibilità del ragazzo attraverso tre questioni dalla S.C. al giudice di rinvio. In particolare il giudice del rinvio ha dovuto occuparsi, su indicazione della S.C., della credibilità del giovane rispetto agli episodi successivi al seminario, approfondendo tre questioni. La consapevolezza del giovane sul rischio di nuovi abusi. L’accettazione del ragazzo a seguire il sacerdote nonostante la consapevolezza del rischio di nuovi abusi è stata provata. Il giudice ha rilevato l’ambivalenza del comportamento del ragazzo verso il sacerdote, ad un tempo di accettazione e di rifiuto, collegato alle pregresse esperienze vissute e al momento adolescenziale del medesimo . Le lettere del sacerdote. Il significato delle lettere scritte dal sacerdote al ragazzo è irrilevante, anche dando per scontato che le stesse esprimessero la corretta preoccupazione del primo per il secondo . La presenza di altri ragazzi. Il giudice del rinvio ha, infine, correttamente ritenuto come irrilevante l’accertamento circa la presenza di altri ragazzi durante le gite, visto che è certo che il giovane abbia partecipato a tali uscite e che abbia dormito insieme al sacerdote. Corretta quindi l’assoluzione senza la formula perché il fatto non sussiste , rispetto agli episodi avvenuti dopo e fuori dal seminario.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 15 febbraio 20 marzo 2013, n. 12944 Presidente/Relatore Bianchi Ritenuto in fatto 1. Con sentenza emessa in data 20.05.2009 B.M. è stato ritenuto responsabile dal Tribunale di Brescia dei reati di violenza sessuale aggravata in danno del minore C.F. e di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico continuata ed aggravata ed è stato condannato alla pena di anni sette e mesi sei di reclusione, oltre alle pene accessorie di legge e al risarcimento dei danni nei confronti della parte civile. La vicenda che ha dato origine al processo riguarda una serie di abusi sessuali patiti dal minore ad opera di un sacerdote educatore, sia durante il periodo di permanenza in seminario del ragazzo, protrattosi dal 2001 al 2004 sia in epoche successive, dopo l'uscita del ragazzo dal seminario, in occasione di viaggi che saltuariamente il giovane aveva effettuato con il sacerdote in Italia o all'estero . La Corte di Appello di Brescia, con sentenza in data 16.06.2010, confermava la sentenza emessa nel giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione, con sentenza del 22.06.2011, annullava per difetto di motivazione la sentenza della Corte di appello con riferimento al reato di violenza sessuale aggravata limitatamente alle condotte successive al dicembre 2004, disponendo il rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Brescia. Nel giudizio di rinvio il B. veniva assolto da questi episodi e la pena veniva rideterminata in anni sette e mesi quattro di reclusione. Avverso la sentenza resa dal giudice di rinvio ha presentato ricorso per cassazione la difesa del B. . L'avv.to Luigi Frattini censura sia la sentenza che l'ordinanza con cui la corte di appello aveva rigettato la richiesta di rinvio del giudizio in attesa della decisione della corte di cassazione sul ricorso ex art. 625 bis presentato contro la sentenza di annullamento. Era infatti stato proposto, avverso la sentenza di annullamento della Corte di Cassazione, ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625 bis c.p.p., chiedendone la revoca. Il ricorrente sosteneva che tale sentenza aveva omesso la valutazione di uno dei motivi di ricorso, il numero , con il quale si deduceva l'erronea applicazione dell'art. 609 bis commi 1 e 2, n. le dell'art. 609 ter, comma 1, n. 1 per inosservanza dell'art. 65 c.p., e conseguente erronea applicazione dell'art. 69 c.p Non si era tenuto conto che il minore, durante gli atti sessuali compiuti in seminario era sveglio e consenziente e gli atti stessi non erano stati commessi con abuso di condizione di inferiorità psichica, rilevando la minore età, la lontananza dai genitori, il rapporto di educazione con l'imputato non per la ravvisabilità del reato previsto dall'art. 609 bis, ma per quello di cui all'art. 609 quater. Secondo il ricorrente la corte di appello avrebbe dovuto sospendere il giudizio, in attesa della decisione del ricorso ex art. 625 bis, avente ad oggetto una questione tale da impedire il passaggio in giudicato della sentenza anche con riferimento al reato contestato in relazione ai fatti commessi fino al omissis con il ricorso straordinario si era infatti rappresentato l'omesso esame da parte dalla di Cassazione di un motivo di ricorso attinente a tale reato e ne derivava pertanto il mancato formarsi del giudicato sul punto, da cui conseguiva il dubbio sulla definitività della sentenza di condanna a sei anni di reclusione l'esito del ricorso straordinario si rifletteva sulla decisione demandata al giudice di rinvio influendo sulla determinazione della pena, atteso che la pena base veniva ad essere determinata per un reato diverso da quello che, con il motivo pretermesso, si sosteneva esistente. Deduce poi la violazione dell'art. 627, co.3, cpp in relazione alla assoluzione per gli atti sessuali successivi al omissis . L'avv.to Stefano Lojacono lamenta la violazione dell'art. 627, co.3, cod.proc.pen. per non avere la Corte di appello affrontato il tema che era stato devoluto al suo esame dalla sentenza di annullamento e cioè quello della illogica accettazione consapevole da parte del minore del rischio di imbattersi in altri abusi in occasione delle gite a e a , episodio quest'ultimo in ordine al quale mancherebbe la prova sulla sua stessa verificazione e per il quale dunque l'assoluzione avrebbe dovuto intervenire per non aver commesso il fatto. Ritenuto in diritto I ricorsi non meritano accoglimento risultando infondati i motivi proposti. Sulla questione relativa alla sospensione del procedimento da parte della Corte di appello, deve in primo luogo osservarsi come la questione della sospensione sia stata impropriamente devoluta alla Corte di appello, atteso che a norma dell'art. 625 bis cod.proc.pen., è la stessa Corte di Cassazione, alla quale è presentato il ricorso straordinario, a poter disporre, ove il ricorso stesso si presenti sorretto da un adeguato fumus boni iuris, la sospensione degli effetti della propria decisione impugnata con ricorso straordinario e dunque nella specie della precedente sentenza con cui il ricorso per cassazione avanzato dal B. era stato rigettato. Non compete invece alla Corte di appello, quale giudice di rinvio, la valutazione sulla opportunità di una tale sospensione il cui presupposto e evidentemente legato alla valutazione sulla presumibile fondatezza del motivo proposto, oltre che alla eccezionale gravità degli effetti che possono derivare dalla esecuzione del provvedimento della Cassazione. A ciò può aggiungersi che l'interesse alla decisione sul punto sollevato con il presente motivo è ormai venuto meno, essendo intervenuta nel frattempo sentenza di questa Corte sentenza numero del 18 ottobre 2012, depositata il 23 novembre 2012 che ha rigettato il ricorso straordinario presentato dal B. , con ampia motivazione sulla questione posta alla quale integralmente si rinvia. Non sussiste neppure la violazione dell'art. 627, co.3, del codice di rito, dedotta da entrambi i ricorsi. È pacifico che, ai sensi dell'art. 672, co.3, cod. proc. pen., il giudice di rinvio deve uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, sempre che nella sentenza di annullamento sia rinvenibile, sia pure implicitamente, un qualche principio di diritto, o quanto meno, una questione di diritto decisa, sez. 6 24.6.2003 numero rv 226668 . Nella specie la sentenza di questa Corte non conteneva principi di diritto ma aveva richiesto alla corte di appello un approfondimento sulla valutazione degli abusi sessuali asseritamente commessi in occasione dei viaggi a e , alla luce delle argomentazioni svolte dalla difesa. Si trattava dunque di un annullamento per vizio di motivazione con la conseguenza che il giudice di rinvio era vincolato dal divieto di fondare la nuova decisione sugli stessi argomenti ritenuti illogici o carenti dalla Suprema Corte, restando però libero di pervenire - sulla scorta di argomentazioni diverse da quelle censurate in sede di legittimità ovvero integrando e completando quelle già svolte - allo stesso risultato decisorio della pronuncia annullata ovvero ad un risultato di segno opposto. Dovendosi ulteriormente chiarire che il giudice di rinvio è investito del nuovo giudizio non già sui soli punti specificati dalla sentenza di annullamento ma sull'intera vicenda, poiché egli conserva gli stessi poteri che gli competevano originariamente quale giudice di merito relativamente all'individuazione ed alla valutazione dei dati processuali, nell'ambito del capo della sentenza colpito da annullamento. Del tutto correttamente pertanto la corte di appello ha assolto l’imputato. Nella specie al giudice di rinvio era stato devoluto il tema della credibilità del giovane in relazione agli episodi avvenuti dopo la sua uscita dal seminario, in relazione ai viaggi a e a , avendo la Corte di cassazione ritenuto necessario un approfondimento in particolare, circa 1 l'accettazione da parte del ragazzo di seguire il sacerdote, pur sapendo che si esponeva al rischio di ulteriori abusi 2 il significato delle lettere scritte dal sacerdote al ragazzo 3 la presenza di altri ragazzi negli episodi di e La corte di appello ha compiuto tale approfondimento ed è pervenuta alla conclusione che la prima circostanza era riferibile alla ambivalenza del comportamento del ragazzo verso il sacerdote, ad un tempo di accettazione e di rifiuto, collegato alle pregresse esperienze vissute e al momento adolescenziale del medesimo che le lettere del sacerdote, anche dando per scontato che le stesse esprimessero la corretta preoccupazione del primo per il secondo, erano irrilevanti che le gite in occasione delle quali erano avvenuti gli abusi di cui aveva riferito il C. erano risultate pienamente confermate che in tali occasioni l'imputato e il ragazzo avevano dormito nella stessa stanza ed era dunque irrilevante che alle gite stesse avessero partecipato altri ragazzi. Effettuati tali approfondimenti e tali precisazioni, la corte ha confermato il giudizio di attendibilità delle dichiarazioni del ragazzo anche per quanto riguarda gli abusi subiti anche in tali occasioni, rilevando tra l'altro che la complessiva credibilità del medesimo era risultata rafforzata in quanto positivamente apprezzata anche dalla Corte di Cassazione sui fatti avvenuti in seminario. Nulla di illogico si ravvisa in tale ragionamento ed ancora meno nulla che possa costituire violazione dell'art. 627 cod.proc.pen. o che possa portare ad una formula di proscioglimento di tipo diverso, per non aver commesso il fatto, come invocato con il presente ricorso. Dovendosi per completezza solo aggiungere che non vale in contrario l'avere l'avv.to Lojacono riportato un brano della deposizione testimoniale del C. in cui il ragazzo dichiara di non ricordare quello che era avvenuto a , atteso che non è consentito dedurre il travisamento di una prova testimoniale da un singolo brano di una deposizione testimoniale, specie quando la stessa sia complessa e articolata come quella del C. , nel corso della quale il medesimo è tornato più volte sugli episodi di e confermando che si erano verificati. 2.Conclusivamente i ricorsi devono essere rigettati con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta i ricorsi e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.