Non c’è dubbio: le distrazioni sono state provate ... anche grazie all’aiuto della difesa!

I giudici di merito hanno compiutamente motivato il convincimento che le scritture contabili fossero tenute in modo tale da coprire con artifici di vario genere le distrazioni in danno del patrimonio sociale neppure è contestabile il fatto che la prova delle distrazioni sia stata tratta anche dalle argomentazioni del c.t. della difesa.

Come spiegato dagli Ermellini nella sentenza n. 10950/13, depositata l’8 marzo, tale operazione, infatti, è del tutto legittima dal punto di vista giuridico nonché logicamente corretta. Il caso. A seguito del fallimento di una società, l’amministratore unico e la delegata alla gestione della contabilità vengono condannati in entrambi i gradi di merito per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, mentre un componente del Cda viene assolto in sede di appello. In sostanza, viene accertato che più quantitativi di denaro appartenenti alle società poi fallite erano stati prelevati con false giustificazioni contabili. Il caso è posto all’attenzione dei giudici di legittimità. Non è provata la conoscenza delle distrazioni. Il PG, nel suo ricorso, contesta l’assoluzione dell’imputato secondo gli Ermellini, tuttavia, la pronuncia di merito ha correttamente rilevato che il membro del Cda svolgeva attività limitate allo specifico settore finanziario è possibile che egli fosse a conoscenza del passivo societario, ma da questo elemento non si può desumere che egli conoscesse anche ciò che veniva compiuto dagli altri imputati. La prova si può ricavare anche dalle argomentazioni difensive. Neppure i ricorsi presentati da questi ultimi sono fondati le argomentazioni sviluppate dai giudici di merito sono chiare e lineari e non presentano le supposte contraddittorietà in particolare, quanto alla posizione della delegata alla contabilità, la distrazione a lei ascritta è stata dimostrata attraverso la documentazione bancaria acquisita al processo. Neppure è contestabile il fatto che la prova delle distrazioni sia stata tratta anche dalle argomentazioni del c.t. della difesa tale operazione, infatti, è del tutto legittima dal punto di vista giuridico nonché logicamente corretta. Una contabilità censurabile. Infine, a giudizio della S.C., i giudici di merito hanno compiutamente motivato il convincimento che le scritture contabili fossero tenute in modo tale da coprire con artifici di vario genere le attività distrattive in danno del patrimonio sociale dalle relazioni dei consulenti emerge infatti una tenuta della contabilità confusa e inattendibile, tale da non consentire l’esatta ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. Per questi motivi la Cassazione rigetta i ricorsi.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 9 novembre 2012 8 marzo 2013, n. 10950 Presidente Teresi Relatore Oldi Ritenuto in fatto 1. Con sentenza in data 1 marzo 2010 la Corte d'Appello di Firenze, in ciò parzialmente riformando la decisione assunta dal locale Tribunale, ha assolto Ra Ce. dall'imputazione di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in relazione al fallimento della società GEA-FIN, della quale era stato componente del consiglio di amministrazione con la stessa sentenza ha confermato la condanna di G C. e F.S. per concorso negli stessi reati, pur ridimensionando l'entità delle distrazioni e riducendo consequenzialmente le pene ha riconosciuto, altresì, la responsabilità del C. a titolo di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in relazione al fallimento della società GEA, della quale era stato amministratore unico ha condannato lo stesso C. al risarcimento dei danni in favore del fallimento GEA, costituitosi parte civile, nonché, in solido con la F. , ad analogo risarcimento in favore del fallimento GEA-FIN. 1.1. In fatto era emerso, anche in virtù delle dichiarazioni rese dal C. al curatore fallimentare, che plurimi quantitativi di denaro appartenente alle società poi fallite erano stati prelevati con la falsa giustificazione contabile costi non documentati a crediti diversi , a detta del C. per eseguire dei pagamenti in nero, peraltro in nessun modo dimostrati poiché, tuttavia, la ricostruzione di tali prelievi si era basata su dati contabili artificiosi e fittizi, la Corte di merito ha ritenuto provate soltanto le minori somme risultanti da elementi inconfutabili, quali la documentazione bancaria acquisita, e in parte per lire 340.000.000 riconosciuti dallo stesso consulente tecnico della difesa. 1.2. La responsabilità dei fatti accertati è stata attribuita innanzi tutto al C. , quale autore delle distrazioni e alla F. , quanto alla bancarotta patrimoniale, per la posizione di garanzia da essa rivestita nella GEA-FIN, limitatamente all'unica distrazione dell'importo di lire 13.500.000 che era stata a sua conoscenza e, ciò nonostante, ella non aveva impedito quanto alla bancarotta documentale, perché delegata alla gestione della contabilità. Il Ce. è stato assolto in quanto, pur trovandosi anch'egli in una posizione di garanzia, non risultava aver avuto cognizione degli illeciti perpetrati. 2. Hanno proposto separati ricorsi per cassazione il C. e la F. , per il tramite del difensore, ciascuno per i motivi di seguito indicati. A sua volta il Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Firenze ha impugnato l'assoluzione del Ce. . 2.1. Con l'unico motivo di ricorso il P.G. si duole che la Corte di merito non abbia tenuto conto di alcune circostanze dimostrative dell'ingerenza effettiva del Ce. nell'amministrazione della GEA-FIN, nonché del fatto che lo stesso imputato avesse redatto la bozza del contratto di cessione dell'azienda GEA alla GEA-FIN. Da tali elementi, sostiene, si sarebbe dovuto trarre la prova della perfetta conoscenza, in capo al Ce. , dell'attività illecita svolta dai correi C. e F. . 2.2. La F. , col primo dei suoi due motivi, impugna l'affermazione di responsabilità per la distrazione della somma di lire 13.500.000, contabilizzata come rimborso ai soci, sostenendo di aver ritenuto lecita e regolare la percezione di detto importo. Col secondo motivo contrasta, siccome illogica e contraddittoria, l'affermazione della Corte d'Appello secondo cui la distrazione di somme dovrebbe reputarsi dimostrata, pur non essendo attendibili le ricostruzioni contabili effettuate dalla curatela e dal consulente del pubblico ministero sulla base di dati contabili riconosciuti artificiosi e fittizi. Contesta che la prova delle distrazioni possa essere tratta dalle argomentazioni del C.T. della difesa, essendosi questi limitato a dare atto dei prelevamenti, negandone tuttavia il carattere distrattivo. Quanto alla bancarotta documentale, si richiama alla relazione del curatore secondo cui sono stati tenuti tutti i libri prescritti dal codice civile e la contabilità è stata tenuta in modo sostanzialmente regolare. 2.3. Analogamente il C. affida il proprio ricorso a due motivi. Col primo denuncia l'illogicità della motivazione insita nell'aver ritenuto sussistenti le distrazioni, per una minor somma non precisata, pur riconoscendo l'artificiosità degli elementi traibili dalla contabilità contesta a sua volta - con argomenti identici a quelli portati dalla F. - che la prova delle distrazioni possa essere tratta dalle argomentazioni del C.T. della difesa e che la contabilità sia stata irregolarmente tenuta. Col secondo motivo il ricorrente deduce vizio di motivazione in ordine al giudizio di comparazione attestatosi sulla equivalenza fra le attenuanti generiche e l'aggravante contestata. Considerato in diritto 1. IL ricorso del Procuratore Generale territoriale è privo di fondamento e va disatteso. 1.1. Non sussiste, invero, il denunciato vizio di motivazione in quanto la Corte d'Appello, alla pagina 20 della sentenza impugnata, ha passato espressamente in rassegna le stesse circostanze qui valorizzate dal P.G. ricorrente per dedurne un'attiva partecipazione del Ce. alla gestione della società e ha conclusivamente osservato essersi trattato di attività limitate, in massima parte, allo specifico settore finanziario, spiegabili in base al fatto che l'imputato in questione, oltre ad essere socio di rilievo e membro del consiglio di amministrazione, era anche il legale della società. Del resto, ha ancora rimarcato il giudice di merito con notazione di decisivo rilievo, pur potendosi ritenere che il Ce. fosse a conoscenza del passivo societario, non poteva per ciò solo desumersi che avesse cognizione di quanto veniva compiuto dall'amministratore delegato C. e dalla F. . 1.2. Siffatta linea argomentativa, siccome immune da vizi logici e giuridici, sorregge adeguatamente la conclusione raggiunta dalla Corte d'Appello circa l'insussistenza di un consapevole contributo, da parte del Ce. , alla realizzazione degli illeciti donde l'infondatezza dell'addebito di contraddittorietà mosso dal P.G. ricorrente mentre esula dal novero dei vizi deducibili in questa sede ogni argomentazione volta ad assegnare un diverso significato probatorio agli argomenti fattuali analizzati nella sentenza quale la predisposizione della bozza del contratto di cessione dell'azienda GEA alla società GEA-FIN . 2. A conclusione diversa dalla reiezione non si può giungere per il ricorso proposto dalla F. . 2.1. Non sussiste la denunciata contraddittorietà che risiederebbe, nell'ottica del gravame, nell'avere la Corte territoriale ravvisato la consapevolezza, in capo alla deducente, della distrazione insita nella corresponsione di un assegno di lire 13.500.000 a suo favore, sebbene fosse da escludere - per insufficienza della relativa prova - la stessa consapevolezza in ordine ad altri atti distrattivi posti in essere dal C. . È, invero, logicamente ineccepibile la considerazione per cui la F. , per il fatto stesso di ricevere il pagamento, non poteva non esserne consapevole mentre la convinzione della percipiente di avere diritto alla riscossione della somma è rimasta una mera petizione difensiva, neppure accompagnata dall'indicazione specifica della causale nel ricorso si fa solo richiamo a una generica appostazione contabile di rimborso ai soci che avrebbe, in ipotesi, giustificato quel pagamento. Il valore limitato della distrazione così consumatasi non è stato trascurato dal giudice di merito, che infatti ne ha tenuto conto ai fini della determinazione della pena. 2.2. Resiste al vaglio della consequenzialità logica anche la linea argomentativa sulla quale la Corte d'Appello ha fondato il giudizio di sussistenza della distrazione pur riconoscendo l'inattendibilità delle risultanze contabili, risultate affette da artificiosità e fittizietà. Riservata alla disamina dell'analoga doglianza proposta dal C. la verifica del ragionamento che, sull'argomento nel suo complesso, sorregge la decisione assunta in sede di merito, per quanto si riferisce alla specifica posizione della F. basti qui considerare che la distrazione a lei ascritta, riguardante il già visto assegno di lire 13,500.000, appartiene al novero degli indebiti prelievi dal conto corrente della società che, indipendentemente dalle risultanze contabili, sono stati dimostrati per tabulas attraverso la documentazione bancaria acquisita al processo donde l'insussistenza del denunciato vizio di contraddittorietà. 3. Parimenti infondato è il ricorso proposto dal C. . 3.1. Il ragionamento svolto dalla Corte territoriale, a sostegno del convincimento raggiunto circa la distrazione di somme dai fondi di ambedue le società amministrate dall'imputato, si compendia nelle seguenti affermazioni è certo - per ammissione dello stesso C. - l'avvenuto prelievo di somme, da costui giustificato in base all'indimostrato utilizzo per pagamenti di fornitori in nero non è possibile l'accertamento della esatta quantità delle somme così indebitamente prelevate, non potendosi trarre dalle risultanze contabili - inficiate da artificiosità e fittizietà - una ricostruzione attendibile conseguentemente occorre contenere l'affermazione di responsabilità entro i limiti tracciati dalle somme per le quali la prova può intendersi raggiunta con certezza tale prova, per quanto riguardante il fallimento della GEA-FIN, può essere tratta dalla relazione del consulente della difesa, Dott. P. , in cui si da atto dell'avvenuto prelievo di fondi per un ammontare complessivo di lire 340 milioni, pur disconoscendone l'illiceità con argomenti non condivisi dalla Corte quanto alla società GEA, pur non potendosi quantificare con precisione l'ammontare delle distrazioni, appare dimostrato che le stesse si siano verificate in una misura sensibilmente inferiore a quella cui l'imputazione si riferisce. La linea argomentativa così sviluppata è chiara, lineare e ineccepibile dal punto di vista logico, non annidandosi in essa alcuna contraddittorietà. L'uso del verbo apparire non è indice di affidamento su una pretesa apparenza della dimostrazione, ma soltanto una forma di esplicazione del convincimento raggiunto dal collegio giudicante, sulla base di considerazioni cui il discorso epicritico attribuisce certezza. L'assunzione di elementi conoscitivi dalla relazione del c.t. della difesa, per trame gli accertamenti fattuali nella loro materialità senza, peraltro, accedere alle valutazioni critiche espresse dal consulente, è operazione del tutto legittima dal punto di vista giuridico e logicamente corretta. Il ridimensionamento degli importi complessivamente distratti è stato preso in considerazione ai fini del trattamento sanzionatorio, determinando una riduzione di pena. Inammissibili, in quanto estranee al novero dei motivi consentiti dall'art. 606 cod. proc. pen. e refluenti nel merito, sono le censure concernenti l'addebito di bancarotta fraudolenta documentale. La Corte d'Appello ha adeguatamente motivato il convincimento che le scritture contabili fossero state tenute in modo tale da coprire, con artifici di vario genere, le attività distratti ve in danno del patrimonio di entrambe le società a tanto si è indotta traendone prova dalla relazione del consulente del P.M., nonché da quelle dei curatori, donde era emersa una tenuta della contabilità confusa e inattendibile, tale da non consentire l'esatta ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. La motivazione così addotta non presenta alcuna caduta di logica consequenzialità mentre il tentativo del ricorrente di valorizzare singoli passi di una delle relazioni ex art. 33 legge fall., peraltro senza specificare a quale fallimento si riferisca, si traduce nella prospettazione di una lettura alternativa del materiale probatorio acquisito il che non può trovare spazio nel giudizio di cassazione. 3.2. La censura riferita al diniego delle attenuanti generiche mostra di non tener conto del principio secondo cui esse non possono essere intese come una benevola concessione del giudice, ma come il riconoscimento di situazioni, non contemplate specificamente dalla legge, tali da esigere una più incisiva considerazione in vista di una riduzione di pena che, altrimenti, non spetterebbe così Sez. 6. n. 8668 del 28/05/1999, Milenkovic, Rv. 214200 v, anche Sez. Sez. 6, n. 2642 del 14/01/1999, Catone, Rv. 212804 Sez. Feriale, n. 12280 del 23/08/1990, Poliseri, Rv. 185267 . In tale proiezione va rimarcato che il ricorrente non ha indicato la sussistenza di alcuna particolare circostanza, estranea al novero delle attenuanti codificate, atta a giustificare l'invocata riduzione di pena. Per altro verso occorre considerare che il giudice di merito, nell'esprimere l'apprezzamento rimessogli in via esclusiva dall'ordinamento giuridico come tale insindacabile nel giudizio di cassazione, se adeguatamente motivato , ha assegnato dirimente valenza agli elementi di segno contrario costituiti, per un verso, dalla non indifferente gravità dei fatti e, per altro verso, dalla pericolosità del C. , dimostrata dall'articolazione e dall'ampiezza del disegno criminoso da lui posto in essere. 4. Al rigetto dei ricorsi consegue, per la F. e il C. , la condanna al pagamento delle spese processuali, ciascuno per la parte di sua pertinenza. P.Q.M. Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti C. e F. ciascuno al pagamento delle spese processuali.