Il congresso forense ha ignorato le pari opportunità

di Antonella Stefania Fidelio e Angela Barone

di Antonella Stefania Fidelio e Angela Barone* La mancata approvazione in sede di Cnf della mozione di impegno a rendere effettiva la parità tra i sessi nell'esercizio della professione e nelle istituzioni forensi rappresenta l'ennesima occasione persa di farsi carico di un problema troppe volte negligentemente trascurato dall'Avvocatura. Proprio in considerazione della accertata maggiore presenza femminile tra i più giovani professionisti ed in considerazione della già attuale femminilizzazione della professione forense, al pari di altre realtà professionali, non si può non rilevare come nel recentissimo D.Lgs 198/06 il legislatore delegato abbia dedicato al delicatissimo tema della realizzazione delle pari opportunità nel mondo professionale solo ed esclusivamente il contenuto nella lettera f dell'articolo 42, in tema di adozione e finalità delle azioni positive, omettendo, nel successivo articolo 43, qualsivoglia indicazione circa le modalità di promozione delle azioni positive relative al settore delle libere professioni ed in particolare dell'Avvocatura. Pertanto, pur condividendo in pieno le finalità indicate nel predetta lettera f dell'articolo 42 - costituenti tutte ius receptum dell'intero corpo forense, non solo femminile - il decreto si presta a numerose censure, in quanto, lungi dal rappresentare un corpo normativo unitario, appare essere, per converso, una combinazione formale di testi normativi, scevra dai principi affermati, negli anni, nel nostro ordinamento giuridico. Non pare, però, utile procedere ad una sterile enumerazione di critiche da rivolgere al progetto in esame basti dire che l'impianto normativo, confezionato in termini ristretti, patisce la assoluta mancanza di riordino e riassetto delle regole in vigore nel nostro Paese in tema di diritto antidiscriminatorio, benché ciò sia espressamente previsto dai contenuti della delega. In modo propositivo, invece, abbiamo cercato di individuare alcuni correttivi, che possano favorire la realizzazione dell'uguaglianza sostanziale - e non solo formale - fra uomini e donne nello svolgimento della professione, rimuovendo gli ostacoli che di fatto impediscono tale processo. Si è partiti dal dato che tutte le donne lavoratrici da intendersi nel senso più ampio del termine , sono accomunate dalle difficoltà di conciliare, in maniera soddisfacente, la professione e la carriera con la vita familiare, senza considerare che, i sacrifici che comunque ne conseguono, producono inevitabilmente effetti negativi nella propria sfera individuale. Non ci si può inoltre esimere, in questa sede, dal rilevare come una lucida analisi della situazione di fatto, certamente discriminante e discriminatoria, evidenzi maggiore gravità nella misura in cui risulti ammantata da formale uguaglianza. Ancor più discriminatoria appare poi essere la riserva preconfezionata, che viene da più parti richiesta e predisposta al fine di garantire alla donna la presenza nei posti definiti di maggior rilievo . Il problema generale della donna che lavora e, più in generale, dell'occupazione femminile, non può ridursi, a nostro avviso, alla una mera panacea delle quote rosa , da agitare strumentalmente ora da una, ora dall'altra parte politica. Certamente più utile sarebbe costruire un percorso culturale che esalti la specificità della donna nel campo lavorativo in cui opera in particolare, la donna avvocato deve acquisire consapevolezza della propria differenza e diversità, da esaltare come valore aggiunto nella realtà forense, abbandonando inutili ed obsoleti processi di mascolinizzazione . Il punto nodale quindi non è un confronto fra diverse capacità e professionalità, di certo identiche tra giuristi e giuriste a parità di preparazione ed abilità, ma è la presa di coscienza in capo al corpo forense femminile della specificità del proprio ruolo e della capacità di arricchimento professionale che l'appartenenza all'ex sesso debole conferisce alle donne stesse. Oggi non servono più rivendicazioni generiche o riconoscimenti virtuali alla donna avvocato, ma interventi concreti e politiche mirate. Occorre che i Giovani Avvocati si facciano carico di proposte propulsive ed operative, finalizzate alla totale rimozione dei limiti che, di fatto, ostacolano la donna nell'esercizio della professione forense e/o ne ritardano o limitano le possibilità. Gli interventi, ora indicati solo a titolo esemplificativo e di certo non esaustivo possono essere i seguenti a la equiparazione della professionista - madre, con figli sino ai tre anni di età, alla lavoratrice dipendente, ai fini dei punteggi per l'accesso agli asili-nido, nonché la alternativa erogazione di indennità adeguata, al fine di far fronte alle spese necessarie per l'assistenza infantile durante le ore di udienza, laddove operante in aree carenti di strutture per l'infanzia b il riconoscimento, per la professionista in gravidanza, di detto stato quale causa di legittimo impedimento a comparire alle udienze, scevro da valutazione discrezionale, nonché la previsione, per i casi di accertata gravidanza a rischio e comunque per gli ultimi 15 giorni o ultimo mese di gravidanza e per il primo mese post parto, di sospensione dei termini decadenziali, al fine di consentire alla stessa di poter assicurare, a parità di condizioni, la piena e completa assistenza ai propri clienti. c In ogni caso andrebbe rivisto il meccanismo di calcolo della indennità di maternità corrisposta dalla Cassa di Previdenza, oggi legata al reddito dichiarato necessariamente esiguo delle giovani colleghe più opportunamente l'indennità andrebbe erogata in misura uguale e predeterminata in favore di tutte le professioniste per i primi 6 anni di iscrizione alla Cassa, mentre per tutte le professioniste con una anzianità maggiore, dovrebbe prevedersi un sistema di adeguamento automatico per ogni ulteriore biennio di iscrizione, sino al raggiungimento del massimo erogabile per le iscritte alla Cassa e all'albo dei Cassazionisti, in considerazione dell'innalzamento costante dell'età di procreazione. *Avvocati, Aiga Sezione di Ragusa