Il ricorso contro l'avviso di mora (se non è stata recapitata la cartella) può essere notificato solo al concessionario

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco Deve essere considerato legittimo il ricorso proposto nei soli confronti del concessionario della riscossione quando l'atto impugnato è un avviso di mora non preceduto da atto impositivo avviso di accertamento o cartella di pagamento . Sono le motivazioni che si ricavano dalla sentenza 36/2006 depositata in segreteria il 4 aprile 2006 emessa dalla sezione ottava della Commissione tributaria regionale del Lazio e qui leggibile tra gli allegati. I giudici regionali, ribaltando completamente la decisione di primo grado che aveva dichiarato inammissibile il ricorso in quanto presentato solo nei confronti del concessionario alla riscossione hanno ripercorso le disposizioni impartite al riguardo dal D.Lgs 546/92, ritenendo il ricorso presentato legittimo e fondato. La vicenda aveva preso origine in seguito alla notifica di un avviso di mora con cui il Servizio di riscossione tributi concessione di Roma aveva intimato il pagamento di una somma a titolo di tasse automobilistiche per l'anno 1979 il contribuente, rivolgendosi alla commissione tributaria provinciale aveva opposto l'atto ricevuto . La Commissione tributaria provinciale di Roma, dopo aver rilevato che la somma richiesta riguardava una tassa erariale, riteneva il ricorso inammissibile, perché, a suo giudizio, il ricorso andava proposto nei confronti dell'ufficio impositore e non già nei confronti della concessionaria alla riscossione. Tale decisione veniva opposta da contribuente che, nell'appello presentato, faceva rilevare come il contribuente non avesse voluto contestare il merito, ma la legittimità dell'avviso di mora sia in ordine alla carenza di motivazione dell'atto impugnato in quanto non preceduto né da avviso di accertamento né da cartella esattoriale, sia alla prescrizione dei termini di richiesta. La Commissione tributaria regionale del Lazio ha definitivamente accolto i motivi di appello proposti dal contribuente. I giudici tributari regionali romani, dopo aver constatato che l'avviso di mora era stato il primo atto ricevuto dal contribuente, hanno stabilito che l'avviso di mora debba essere compreso tra gli atti indicati nell'articolo 19 di questa norma inoltre, poiché il ricorrente non conosceva l'origine della pretesa fiscale ed i relativi motivi, abbia correttamente contrastato per vizi propri l'atto ricevuto rivolgendosi solo nei confronti del concessionario della riscossione, così come previsto dall'articolo 18 quarto comma del richiamato dlgs 546/92. La commissione regionale ha concluso annullando l'atto impugnato per difetto assoluto di motivazione e per prescrizione dei termini. La sezione tributaria della Suprema corte di Cassazione nella sentenza 2798/06, chiamata a decidere sopra una questione analoga a quella trattata dai giudici regionali, ha espresso gli stessi principi il concessionario della riscossione è sempre legittimato nel giudizio anche quando il contribuente deduca che l'atto è illegittimo perché non preceduto dalla notifica dell'atto impositivo o dalla cartella di pagamento anche se l'atto contiene tutte le indicazioni che dovevano essere indicate nella cartella, l'avviso di mora è comunque illegittimo poiché l'Amministrazione finanziaria non è arbitro delle procedure .

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione ottava - sentenza 21 febbraio-4 aprile 2006, n. 36 Presidente D-Ayala - Relatore Panzini Ricorrente Greco Il signor Giuseppe Greco si opponeva all'avviso di mora n. 1372747, emesso dal Servizio riscossione tributi concessione di Roma, con il quale si intimava il pagamento della somma di euro 3.250,23, a titolo di tasse auto per l'anno 1979. La Commissione tributaria provinciale di Roma con sentenza 217/61/04 depositata in data 6 luglio 2004 ha dichiarato inammissibile il ricorso, ai sensi dell'articolo 18 del D.Lgs 546/92. Si grava di appello il contribuente, rappresentato e difeso dall'avvocato Cecilia Greca, il quale deduce, a differenza di quanto ritenuto dai primi giudici, che la disposizione di cui al citato articolo 18, comma 4, è stata regolarmente osservata, in quanto l'atto introduttivo al contenzioso è stato ritualmente proposto nei confronti del concessionario. Sostiene, peraltro, che nemmeno la mancata notifica del ricorso all'Ufficio impositore, comporta l'inammissibilità dello stesso. Infatti, secondo la giurisprudenza della Cassazione l'impugnazione avverso l'avviso di mora deve essere proposta nei confronti del solo concessionario per la riscossione dei tributi, quando riguarda un vizio proprio di tale atto, costituito, come nella specie, dalla mancata notificazione dell'avviso di accertamento e della cartella di pagamento, e perciò dell'inesistenza del titolo sottostante all'esercizio del potere impositivo nel prescritto termine decadenziale. Nel merito, ribadisce che il Concessionario ha adottato l'impugnato provvedimento senza avere preventivamente notificato, né l'avviso di accertamento, né la cartella esattoriale pertanto l'avviso in trattazione è nullo. È nullo ance per difetto di motivazione. In ogni caso il diritto dell'Amministrazione al recupero della tassa automobilistica de qua, che si asserisce non corrisposta, si è prescritto sia con riferimento al termine breve previsto dalla normativa di riferimento e sia con riferimento al termine ordinario decennale. Conclude, previa riforma della impugnata sentenza, con la richiesta di annullamento dell'avviso di mora, con vittoria di spese ed onorari per entrambi i gradi di giudizio. La Concessionaria del servizio riscossione tributi della Provincia di Roma, rappresentata e difesa dall'avvocato Flippine Thaulero Carlo, contesta le affermazioni della parte appellante e ribadisce che il ricorso doveva essere proposto contro l'Ufficio del registro, che come asserito non ha notificato l'atto di accertamento. Conclude con la richiesta preliminare di dichiarare inammissibile la domanda proposta e in via subordinata di dichiarare il ricorso proposto in primo grado assolutamente infondato, con condanna alla rifusione delle spese e degli onorari del presente giudizio. Osserva Le doglianze della parte contribuente sono fondate e di conseguenza va riformata la sentenza di primo grado. È innegabile che nel caso a quo, anche perché alcuna prova avversa è stata fornita, che l'avviso di mora oggetto della controversia non è stata preceduta né dall'accertamento né dalla cartella esattoriale dalle quali proviene e che pertanto non poteva essere noto al contribuente il motivo della pretesa tributaria. Quindi, come detto, l'atto impugnato è un avviso di mora ed è uno di quegli atti inclusi nell'articolo 19 del D.Lgs 546/92, che trova disciplina, quanto alle relative modalità di impugnazione ed alla costituzione in giudizio, negli articoli 20, commi 1 e 2 e articolo 22 dello stesso decreto. Come innanzi precisato, l'avviso di mora a quo, non conoscendo la sua origine e i relativi motivi, è stato correttamente contrastato per vizi mediante ricorso nei confronti del Concessionario, così come previsto dall'articolo 18, comma 4, del richiamato decreto 546, non essendo stato posto il ricorrente nella condizione di conoscere l'Ufficio che aveva dato impulso al preteso pagamento. Quindi, sul punto, non può che essere riformata la sentenza di primo grado, e di conseguenza non può che essere annullato l'avviso in questione per difetto assoluto di motivazione. In ogni caso, è appena il caso di precisare, in mancanza della notifica degli atti preliminari indispensabili a giustificare la richiesta di cui è causa, che trattandosi di tasse automobilistiche risalenti all'anno 1979 e che l'avviso di mora è stato notificato solamente in data 6 ottobre 2003, risulta prescritto il preteso recupero sia con riferimento al termine breve previsto dalla normativa di riferimento e sia con riguardo al termine ordinario decennale. Sussistono motivi per compensare le spese di giudizio. PQM Accoglie l'appello del contribuente. Spese compensate.