Curatore fallimentare, per stare in giudizio serve l'autorizzazione anche nel processo tributario

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * Anche nel processo tributario la mancanza di autorizzazione del curatore a stare in giudizio in nome e per conto del fallimento , da parte del giudice delegato , si risolve in un difetto di capacità processuale e determina la mancanza di un presupposto processuale , rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado col solo limite della formazione del giudicato interno . Tale importate principio è stato ribadito dalla sentenza 50/2006 della Ctr di Roma Sezione 32. RIFLESSIONI Orbene, il curatore fallimentare non è fornito di capacità processuale generale ed autonoma che deve essere integrata dall'autorizzazione del giudice delegato al fallimento in relazione a ciascun grado di giudizio . In mancanza di autorizzazione sussiste il difetto di legittimazione del curatore in sede di costituzione in giudizio Commissione tributaria regionale della Campania sentenza 155/05 . Mancando tale autorizzazione per la proposizione dell'atto di appello, quest'ultimo deve ritenersi inammissibile e rimane invalida l'attività processuale posta in essere dal difensore nominato nel primo grado di giudizio dal curatore con procura speciale anche per il successivo grado .L' appello che non contiene la copia di autorizzazione del decreto del giudice a proporre impugnazione avverso la decisione di primo grado è inammissibile Commissione tributaria Regionale per il Lazio sentenza 20/2005 la curatela ha l'obbligo di depositare a pena di inammissibilità unitamente al ricorso in appello detta copia . L'effetto convalidante dell'autorizzazione in sanatoria in appello successivamente emessa dal giudice delegato al fallimento è impedito nell'ipotesi in cui l'inefficacia degli atti compiuti dal curatore sia, nel frattempo , già accertata e sanzionata dal giudice di primo grado Cassazione sentenza 4704/03 . Peraltro , per la Ctr della Toscana, sentenza 44/1998 ove tale autorizzazione venga prodotta in sede di gravame e seppur riguardante la sola fase dell'appello , deve intendersi implicitamente riferita anche alla proposizione del ricorso in primo grado, essendo evidente la volontà del giudice delegato di autorizzare la curatela ad apporsi alla pretesa tributaria . Giova precisare che l'autorizzazione non é un provvedimento giurisdizionale di carattere decisorio, ma é espressione delle generali funzioni di controllo esercitate dal giudice delegato nel corso della procedura fallimentare, con particolare riferimento all'operato del curatore. Tanto é vero che l'autorizzazione può essere concessa, o negata, sulla base degli elementi prospettati dal curatore o, comunque, risultanti dalla procedura fallimentare, RIFORMA Il D.Lgs 5/2006, pubblicato sul supplemento ordinario n. 13 della gazzetta ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2006, contiene la riforma organica delle discipline concorsuali.Esso è' composto di 153 articoli, che entreranno in vigore il 16 luglio 2006, ad eccezione di cinque particolari disposizioni già valide al momento della pubblicazione in gazzetta, contenute negli articoli 45, 46, 47, 151 e 152.Si rammenta , a tal proposito ,che in virtù del nuovo articolo 25 del Rd 267/42 l'autorizzazione a stare in giudizio deve essere concessa al curatore per ogni grado di giudizio. CAPACITÀ PROCESSUALE DEL CURATORE FALLIMENTARE La Cassazione, con la sentenza 18419/04, si è occupata dell'incompatibilità del curatore fallimentare a prestare assistenza tecnica nei giudizi che riguardano il fallimento, stabilita dall'articolo 31, comma 3, del Rd 267/42 legge fallimentare .In particolare, con la sentenza in oggetto, in riferimento ai giudizi tributari, è stato affermato che l'incompatibilità vale non solo per gli avvocati, ma anche per gli appartenenti alle altre categorie professionali dottore commercialista, ragioniere , eccetera abilitati, a norma dell'articolo 12 del D.Lgs 546/92, a prestare assistenza tecnica in quei giudizi. Il curatore fallimentare, quale professionista appartenente ad una delle categorie professionali abilitate all'assistenza tecnica e al tempo stesso quale rappresentate legale del fallito, non può assumere anche la veste di difensore tecnico del fallito nelle controversie dinanzi alle Commissioni Tributarie. Il curatore non può stare in giudizio in proprio nelle liti fiscali in cui è parte il fallito e quindi la curatela fallimentare .Tale assunto trova il suo fondamento anche nel disposto del nuovo articolo 31, comma 3, del Rd 267/42, in base al quale il curatore fallimentare non può rivestire il ruolo d'avvocato nei giudizi che riguardano il fallimento e nel nuovo articolo 25 del citato decreto che prevede tra i poteri del curatore la nomina del professionista nell'interesse del fallimento . Giova osservare che secondo una diversa impostazione anche in applicazione del nuovo articolo 31, comma 3, della legge fallimentare, è fatto divieto, nei giudizi tributari, di prestare assistenza tecnica solo al curatore che svolga funzioni di avvocato e non anche al curatore che appartenga ad altra categoria professionale prevista dall'articolo 12, comma 2, del D.Lgs 546/92 dottori commercialisti, ragionieri, eccetera . * Dirigente Agenzie delle Entrate

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione trentaduesima - sentenza 23 marzo-22 maggio 2006, n. 50 Presidente Di Popolo - Relatore Rosano Ricorrente Margutti Scavi Srl Fall. 52196 Svolgimento del processo La controversia tratta l'appello, presentato dall'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Roma 2 - in data 24 maggio 2005, avverso la sentenza della Ctp di Roma n. 585/02/2002 depositata il 6 novembre 2002. Controparte Margutti Scavi Srl fallimento n. 52196 rappresentato e difeso dal curatore fallimentare dr. Marzio Baiocco, nominato con sentenza 52196 del 27 maggio 1992. Atto in contestazione avviso accertamento n. 94/49277 relativo all'Irpeg/Ilor anno 1986. In occasione di una verifica della GdF presso la ditta Palandrini Domenico, esercente l'attività di trasporti e scavi, emergeva che la stessa ditta aveva effettuato prestazioni a favore della Margutti scavi Srl senza che fossero state emesse fatture per lire 110.000.000. La segnalazione veniva comunicata all'ufficio II.DD di Roma II e all'Ufficio di Roma in data 12 marzo 1993. A rettifica di quanto dichiarato, per lire 103.971.000 dalla Margutti Scavi, veniva accertato ai fini Irpeg e Ilor anno 1986, un ricavo non contabilizzato per lire 27.000.000 e notificato al curatore fallimentare dalla fallita Margutti Scavi Srl, l'avviso di accertamento. Avverso l'avviso di accertamento ricorreva il curatore fallimentare dr. Baiocco. Eccepiva che la segnalazione della GdF non era stata mai notificata alla curatela fallimentare e la comunicazione, da parte della GdF agli Uffici finanziari era stata comunicata dopo circa un anno dalla dichiarazione di fallimento. Per le carenti motivazioni contenute nell'avviso di accertamento chiedeva l'annullamento dello stesso. L'ufficio non si costituiva e, fronte delle contestazioni sollevate dal contribuente, non chiariva i termini in cui le violazioni si erano verificate. La Ctp di Roma con la citata sentenza accoglieva il ricorso del contribuente e compensava le spese. Ha ritenuto che la semplice segnalazione della GdF, in mancanza di adeguati riscontri da svolgere presso la ditta contribuente, non costituisce idoneo presupposto per un incremento dei redditi. L'omesso deposito della documentazione a supporto del contestato incremento dei ricavi attribuiti alla società Margutti impedisce una valutazione degli elementi posti a fondamento dell'accertamento in rettifica. La decisione è stata appellata dall'Agenzia delle entrate. Venivano allegati 6 documenti a sostegno dei motivi che avevano indotto l'Ufficio ad emettere l'avviso di accertamento. In via preliminare e principale chiede a questo collegio di volere verificare se il giudice delegato ha legittimato il curatore fallimentare a proporre ricorso avverso l'avviso di accertamento. La mancanza di tale autorizzazione renderebbe di fatto inammissibile il ricorso presentato. Chiarisce che in seguito alla presentazione del ricorso l'ufficio aveva disposto lo sgravio delle penalità e per quanto attiene al merito della controversia ribadisce la omessa fatturazione per prestazioni effettuate in nero, da parte della ditta Palandrini a favore della Società Margutti Scavi. Considerato che il ricarico sui costi, relativamente al settore in cui opera la società, era pari al 25% venivano presunti ricavi non contabilizzati per lire 27.000.000. Chiarisce ancora che la società Margutti Scavi, dalle prestazioni di servizi in nero ha ottenuto un ulteriore ricavo in nero non contabilizzato. Ricavo che è stato calcolato in relazione all'anno di riferimento ed al settore in cui opera la società Margutti. Chiede la riforma della sentenza impugnata con le conseguenze di legge per le spese di giudizio. Allega molteplici documenti non prodotti nel primo giudizio. Il contribuente non si costituisce. Motivi della decisione Preliminarmente questo collegio rileva che il curatore fallimentare ha proposto ricorso avverso l'avviso di accertamento senza dimostrare di esserne stato preventivamente autorizzato dal giudice delegato al fallimento. La mancata autorizzazione non consentiva e non legittimava il curatore fallimentare a proporre autonomamente ricorso tributario e renderebbe inammissibile l'avvenuta impugnazione. Autorizzazione non rinvenuta agli atti e, presumibilmente, mai rilasciata. Nel merito della controversia questo collegio ritiene che la mancata conoscenza della segnalazione, inoltrata dalla GdF, non inficia l'avviso di accertamento a carico della Società Margutti Scavi. Avviso di accertamento notificato al curatore della Società solo dopo che lo stesso curatore era stato invitato a produrre la documentazione di cui al questionario mod. 55. L'avviso di accertamento, notificato prima dell'entrata in vigore dell'articolo 7 della legge 212/00, non doveva contenere in allegato, l'atto di segnalazione a cui la società contribuente fa riferimento. Le prestazioni effettuate dalla ditta Palandrini a favore della società Margutti Scavi sono state provate anche dalle interrogazioni effettuare presso la Cciaa, ove risultano compatibili le attività delle due società. Prestazioni che sono state effettuate in nero e quindi si sono venuti a determinare ulteriori redditi in nero . Il contribuente non si è costituito, nulla ha dedotto in merito alle contestazioni dei maggiori costi sostenuti. PQM La Commissione accoglie l'appello dell'Ufficio e conferma l'avviso impugnato. Spese intermanete compensate.