Fede islamica: professarla o meno è un dato neutro per ottenere la semilibertà

L'impegno religioso non è una base sicura per una positiva evoluzione della personalità

L'impegno religioso di un detenuto di fede islamica, che chiede la semilibertà, non costituisce - dal punto di vista del magistrato che deve decidere se accogliere tale richiesta - una base sicura per poter affermare la positiva evoluzione della sua personalità che è un elemento di riscontro importante dal punto di vista dei giudici . Lo sottolinea la Prima sezione penale della Cassazione con la sentenza 1737 depositata il 17 gennaio dando atto del fatto che, in generale, l'adesione a principi rigorosi come quelli dell'integralismo islamico è di regola un dato positivo, perchè utile al recupero dei valori morali . Tuttavia - aggiunge la Cassazione - è noto che, nell'interpretazione attuale di taluni gruppi di integralisti , la religione islamica è concepita in termini conflittuali e di ostilità nei confronti di diverse concezioni di vita . Pertanto ne consegue che senza costituire un elemento in quanto tale negativo, neppure l'impegno religioso fornisce una base sicura per affermare una positiva evoluzione della personalità, suscettibile di ulteriore sviluppo in regime alternativo alla detenzione, tanto più in presenza di una elevata capacità criminale di partenza, espressa nei gravi reati commessi . In pratica, per la Suprema Corte, la fede islamica è un dato neutro per valutare il diritto - o meno - di un detenuto ad ottenere i benefici penitenziari. Con queste motivazioni la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto di fede islamica S. M. - condannato per reati concernenti le armi e il traffico di stupefacenti - che, dopo aver scontato la condanna relativa all'associazione per narcotraffico, chiedeva l'affidamento ai servizi sociali o la semilibertà. Nella sua istanza - già respinta dal magistrato di sorveglianza di Ancona - il detenuto faceva appunto presente, per avere il beneficio, il suo impegno religioso. Anche il Sostituto procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Viglietta, aveva chiesto l'inammissibilità del reclamo.

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 25 ottobre 2005-17 gennaio 2006, n. 1737 Presidente Gemelli - Relatore Bardovagni Pg Viglietta - Ricorrente Magtouf Osserva Con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Ancona ha respinto le richieste di affidamento al servizio sociale o semilibertà avanzate da Magtouf Samir, condannato per reati concernenti le armi e gli stupefacenti. Premesso che l'aliquota di pena imputabile al reato ostativo di partecipazione ad associazione dedita al narcotraffico era stata ormai espiata, ha ritenuto non tranquillizzanti i dati informativi sulla personalità e inidonea la prospettata attività lavorativa, da svolgersi presso un soggetto gravato da precedenti per falso. Ricorre per cassazione l'interessato, evidenziando il positivo impegno, anche durante un periodo trascorso in libertà dopo la custodia cautelare, per stabilire rapporti di comprensione e stima fra comunità di differenti origini e tradizioni. Con memoria del 15 ottobre 2005, in riferimento all'odierna udienza ed al procedimento in esame identificato con il numero di registro generale il ricorrente ha formulato ulteriori deduzioni, peraltro del tutto estranee all'oggetto del giudizio, riguardando una richiesta di concessione della sospensione condizionata della pena ex legge 207/03. Il ricorso è proposto per motivi non consentiti nel giudizio di legittimità, in quanto rivolto a prospettare in punto di fatto aspetti della propria personalità ritenuti meritevoli di favorevole apprezzamento né sono evidenziati elementi di manifesta illogicità nell' iter motivazionale della decisione impugnata. Il giudice a quo ha ritenuto di neutra valenza il rilievo di buone capacità intellettive, di autocontrollo e relazione. Riguardo alla menzionata vicinanza del soggetto all'integralismo islamico va osservato che l'adesione a rigorosi principi religiosi è di regola un dato positivo, perché utile al recupero dei valori morali è peraltro noto che, nell'interpretazione attuale di taluni gruppi integralisti , la religione islamica è concepita in termini conflittuali e di ostilità nei confronti di diverse concezioni di vita. Ne segue che - senza costituire un elemento in quanto tale negativo -neppure l'impegno religioso fornisce una base sicura per affermare una positiva evoluzione della personalità, suscettibile di ulteriore sviluppo in regime alternativo alla detenzione, tanto più in presenza di una elevata capacità criminale di partenza, espressa nei gravi reati commessi. Il ricorso va perciò dichiarato inammissibile consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e - non emergendo ragioni di esonero - di una somma alla cassa delle ammende, congruamente determinabile in 500 euro. PQM La Corte suprema di cassazione, prima sezione penale, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 500 alla Cassa delle ammende.