Il ministro, le statistiche, la prescrizione

di Luigi Marini

di Luigi Marini * Facciamo una premessa fondamentale la Direzione di statistica del Ministero della giustizia non è una struttura a disposizione esclusiva del Ministro a partire dal 2000 essa ha sostituito l'Istat quale responsabile nazionale della statistica giudiziaria ed è, quindi, una struttura servente rispetto a tutte le istituzioni del paese. In quanto tale, essa ha una propria autonomia dal Dipartimento ministeriale dell'organizzazione giudiziaria e fa parte in prima persona del Sistema statistico nazionale. Così stando le cose appare in tutta la sua gravità la scelta del Ministro della giustizia di non trasmettere al Parlamento ed al Consiglio superiore della magistratura i dati statistici sulla prescrizione riferiti al disegno di legge Cirielli-Vitali, scelta accompagnata - con tutta evidenza - dal blocco di ogni informazione sui risultati dell'analisi che la Direzione di statistica ha compiuto quell'analisi non è di proprietà del Ministro e costituisce un patrimonio che le istituzioni e gli studiosi dovrebbero poter conoscere e valutare. Occorre allora ricordare che nel febbraio scorso il Consiglio superiore della magistratura espresse in via ufficiale grandissima preoccupazione sugli effetti della riforma in tema di prescrizione. Il Consiglio si basava sui dati forniti dalla Corte di cassazione che prevedeva la prescrizione di quasi tutti i processi pendenti , oltre che su una propria rilevazione effettuata in un distretto medio e significativo come Bologna, dove i processi destinati a prescriversi sfioravano il 50%. Fu proprio a febbraio, e precisamente il 2 febbraio, che la Direzione di statistica invitò tutte le corti di appello a trasmettere i dati statistici relativi ai processi pendenti che consentissero di calcolare il numero dei processi che si sarebbero prescritti secondo la nuova disciplina. Almeno 27 uffici su 29 hanno risposto in tempi ragionevoli Genova, ad esempio, che il Ministro nella missiva al Parlamento include fra i distretti inadempienti, lo ha fatto il 1 di aprile . È stato così possibile per la Direzione di statistica - che in alcuni casi ha provveduto a rilevare direttamente i dati - intervenire nei mesi successivi per pulire i dati ed effettuare le proprie proiezioni. Conosco la struttura statistico del Ministero - che ho diretto fino al 2001 - ed essa possedeva professionalità in grado di rilevare e trattare i dati statistici in modo da ottenerne informazioni serie, anche con corti di appello solo parzialmente informatizzate. Del resto, basta un minimo di conoscenza statistica per sapere che i dati delle sette corti di appello maggiori che gestiscono da sole quasi 60.000 dei 130.000 processi pendenti sono sufficienti per fondare proiezioni attendibilissime. Quei dati al Ministero sono certamente arrivati. Perché allora il Ministro, che non ha licenziato il Direttore generale della statistica, si permette di svilire quel lavoro, dichiarandolo pubblicamente inattendibile ? Sembra incredibile che la buona amministrazione venga travolta e piegata ad obiettivi politici, ma non è la prima volta che il Ministro della giustizia sceglie questa strada. Evidentemente egli e la sua maggioranza pensano che possa esservi buona politica con pessima amministrazione e, se mi si consente, con pessime leggi. * Magistrato, componente del Consiglio superiore della magistratura