L'ordinamento giudiziario per ora si fa in quattro

Passano al Consiglio dei ministri i primi decreti attuativi all'indomani dei pareri parlamentari e del Csm scuola della magistratura, incarichi direttivi, organico e consigli giudiziari. E arriva anche il D.Lgs. per il nuovo processo di Cassazione

Via libera dal Consiglio dei ministri ai quattro decreti attuativi dell'Ordinamento giudiziario sull'istituzione della scuola superiore della magistratura, sul conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti, sulla modifica dell'organico della Cassazione e sui consigli giudiziari. I decreti legislativi licenziati ieri da Palazzo Chigi qui leggibili nei documenti correlati erano stati approvati dal Governo in via preliminare lo scorso 23 settembre. I quattro decreti di attuazione dell'Ordinamento giudiziario prevedono l'istituzione della scuola superiore della magistratura e la razionalizzazione della normativa riguardante il tirocinio e la formazione degli uditori giudiziari, l'aggiornamento professionale e la formazione dei magistrati, Ma non solo mettono nero su bianco anche la disciplina del conferimento, sulla base delle ordinarie vacanze di organico, degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità, nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado. Inoltre, i provvedimenti prevedono anche la modifica dell'organico della Corte di cassazione e la disciplina relativa ai magistrati applicati. Infine, è stato approvato anche un decreto legislativo che disciplina la composizione, le competenze e la durata in carica dei consigli giudiziari e l'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, con poteri consultivi, di proposta, di vigilanza, nonché in materia di stato giuridico ed economico dei magistrati. Il D.Lgs che modifica il processo in Cassazione. Sempre ieri, Palazzo Chigi ha approvato un decreto legislativo che dà attuazione alla delega conferita al Governo per modificare il codice di procedura civile in materia di processo di cassazione, nonché per razionalizzare la disciplina dell'istituto dell'arbitrato. Quanto al primo aspetto della delega l'intervento normativo dell'Esecutivo attua il recupero e la valorizzazione della tradizionale funzione di assicurare l'esatta osservanza ed uniforme interpretazione della legge e di garantire l'unità del diritto oggettivo nazionale nomofilachia che l'Ordinamento giudiziario attribuisce alla Corte di cassazione. del resto, si tratta di un obiettivo che riveste particolare rilevanza in sistemi giuridici come il nostro fino ad oggi non vincolati al precedente poiché tende a garantire e consentire al Supremo collegio lo svolgimento della funzione di orientamento della giurisprudenza di merito, in attuazione di uno dei principi della delega legislativa che prevede, tra l'altro, il vincolo delle sezioni semplici al precedente delle Sezioni unite con possibilità di discostarsene con ordinanza motivata , in coerenza con il principio costituzionale dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Per quanto invece attiene al secondo aspetto della delega, il Governo realizza con questo provvedimento una riforma complessiva dell'intera disciplina dell'arbitrato. cri.cap

Schema di decreto legislativo recante disciplina del conferimento degli incarichi direttivi Giudicanti e requirenti di legittimita' nonche' degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti Di primo e secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui All'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della legge 25 luglio 2005, n. 150, in attuazione della delega di cui all'articolo 2, comma 10, della medesima legge Articolo 1 Oggetto 1. Il presente decreto legislativo si applica esclusivamente alla magistratura ordinaria e disciplina il conferimento, sulla base delle ordinarie vacanze di organico, degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità, nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore della disciplina prevista dall'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6, della legge 25 luglio 2005, n. 150. Articolo 2 Disposizioni per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità 1. Gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno due anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511. Articolo 3 Disposizioni per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado 1. Gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511. Articolo 4 Magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57 bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 e 2, comma 3, del decreto legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126 1. Ai fini del conferimento degli incarichi direttivi di cui agli articoli 2 e 3 ai magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57 bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 e 2, comma 3, del decreto legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126, alla data di ordinario collocamento a riposo indicata nei medesimi articoli 2 e 3 è aggiunto un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati fra loro. Articolo 5 Copertura finanziaria 1. Per l'attuazione degli articoli 2, comma 1 e 3, comma 1, è autorizzata la spesa massima di 9.750.000 euro per l'anno 2005 e di 8.000.000 euro a decorrere dall'anno 2006. Al relativo onere si provvede a valere delle risorse previste dall'articolo 2, comma 40, della legge 25 luglio 2005, n. 150. 2. L'INPDAP provvede al monitoraggio degli effetti finanziari derivanti dalle disposizioni del presente decreto legislativo, comunicando i risultati al Ministero della giustizia, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze, anche ai fini dell'applicazione dell'articolo 11, comma 3, lettera iquater e dell'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Il Ministro dell'economia e delle finanze trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, n. 2 , della citata legge n. 468 del 1978. Articolo 6 Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Dalla medesima data cessa di avere effetto la disposizione di cui all'articolo 2, comma 45, della legge numero 150 del 2005. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma il. Relazione illustrativa Il provvedimento attua la previsione contenuta nell'articolo 2, comma 10, della legge 25 luglio 2005, n. 150, recante delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l'emanazione di un testo unico, laddove, in particolare, si prevede che venga emanata la disciplina del conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità, nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado, nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della medesima legge. Ai sensi dell'articolo 1, co. 4, della legge numero 150 del 2005, sullo schema di decreto legislativo sono stati acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati, espressi in data 29 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione e del Senato della Repubblica, espressi in data 30 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione programmazione economica, bilancio. A riguardo sono state recepite, trattandosi di indicazioni avanzate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, le condizioni formulate dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati e dalla Commissione programmazione economica, bilancio del Senato della Repubblica. Parimenti è stata recepita la condizione formulata dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente alla precisazione che la legittimazione a concorrere per il conferimento degli uffici direttivi va riferita alla data della vacanza e non a quella della pubblicazione della medesima, trattandosi di intervento migliorativo del testo, suggerito anche dall'osservazione formulata dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica. Non si è ritenuto, invece, di recepire la condizione formulata dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente all'inserimento, dopo l'articolo 3, di un ulteriore articolo, atteso che la disposizione in esso contemplata non appare rispondente all'esigenza di individuazione di un termine oggettivo a partire dal quale computare, rispetto alla data della vacanza del posto, il periodo di servizio che i magistrati aspiranti ad incarichi direttivi sono in grado di assicurare prima della data di ordinario collocamento a riposo, in considerazione dell'incertezza della data in cui il Consiglio superiore della magistratura provvede all'adozione della delibera con la quale è disposto il trasferimento o il conferimento di nuovo incarico al magistrato. L'articolo 1 indica l'oggetto del provvedimento - che, in linea con quanto previsto dalla delega, si applica soltanto alla magistratura ordinaria - e precisa che il conferimento degli incarichi, in esso contemplato, ha luogo sulla base delle ordinarie vacanze di organico degli uffici. La norma indica, altresì, la limitazione temporale dell'efficacia delle disposizioni recate dal decreto le quali, conformemente al principio della legge di delega, cesseranno di avere efficacia al momento dell'entrata in vigore delle norme previste dall'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della legge di delegazione. L'articolo 2 prevede che gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità possono essere conferiti esclusivamente a magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano una permanenza in servizio di almeno due anni rispetto alla data di ordinario collocamento a riposo. L'articolo 3 prevede che gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado possono essere conferiti esclusivamente a magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano una permanenza in servizio di almeno quattro anni rispetto alla data di ordinario collocamento a riposo. L'articolo 4, in linea con le disposizioni di cui agli articoli 57 e 57-bis della legge 24 dicembre 2003, n. 350 legge finanziaria 2004 , come, rispettivamente, modificato ed inserito dall'articolo 1 del decreto legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126 - disposizioni che sanciscono il diritto del pubblico dipendente, sospeso dal servizio o dalla funzione, o che abbia chiesto di essere collocato anticipatamente in quiescenza, a seguito di processo penale conclusosi in maniera ampiamente liberatoria, di ottenere il prolungamento o il ripristino del rapporto d'impiego anche oltre i limiti di età previsti dalla legge, comprese eventuali proroghe, per un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del periodo di servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati tra loro - prevede che, ai fini del conferimento degli uffici direttivi disciplinati dal presente decreto, nel computo degli anni di permanenza in servizio, alla data di ordinario collocamento a riposo si aggiunga un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, eventualmente cumulati tra loro. L'articolo 5 prevede la copertura finanziaria degli oneri a carico del bilancio dello Stato derivanti dall'applicazione delle disposizioni recate dal decreto. L'articolo 6 contiene la disposizione sull'entrata in vigore delle disposizioni del decreto che, stante la loro oggettiva urgenza, è anticipata rispetto all'ordinaria vacatio legis al giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Esso contiene, inoltre, la norma di coordinamento che prevede la cessazione di efficacia della disposizione relativa al conferimento degli incarichi direttivi nelle more dell'attuazione della delega attuata con il presente decreto, contenuta nell'articolo 2, comma 45, della legge numero 150 del 2005 ANALISI TECNICO NORMATIVA 1. ASPETTI TECNICO NORMATIVI a necessità dell'intervento normativo. L'intervento è necessario costituendo attuazione della previsione della legge di delega. b analisi del quadro normativo e incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti. L'intervento incide sulle disposizioni dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto numero 12 del 1941 e sulla normativa secondaria emanata nella materia dal Consiglio superiore della magistratura. c analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento comunitario. Nessun contrasto. d analisi della compatibilità con le competenze delle regioni ordinarie ed a statuto speciale Nessun profilo di sovrapposizione, stante la competenza esclusiva statale in materia. e verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali. Nulla da rilevare. f verifica dell'assenza di rilegificazione e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione. Nulla da rilevare. 2. ELEMENTI DI DRAFTING E LINGUAGGIO NORMATIVO a individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso. Nulla da rilevare. b verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi. I riferimenti normativi figuranti nel testo sono corretti. c ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni alle disposizioni vigenti. Nulla da rilevare, non utilizzando l'articolato la tecnica della novellazione. d individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo Non vi sono effetti abrogativi impliciti. ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE a Ambito dell'intervento, con particolare riguardo all'individuazione delle amministrazioni, dei soggetti destinatari e dei soggetti coinvolti. Coinvolti sono l'Amministrazione della giustizia ed il Consiglio superiore della magistratura. b Esigenze sociali, economiche e giuridiche prospettate dalle amministrazioni e dai destinatari ai fini di un intervento normativo. Nulla da rilevare. c Obiettivi generali e specifici, immediati e di medio/lungo periodo. Vedi relazione illustrativa. d Presupposti attinenti alla sfera organizzativa, finanziaria, economica e sociale. Nulla da rilevare. e Aree di criticità. Nessuna. f Opzioni alternative alla regolazione ed opzioni regolatorie, valutazione delle opzioni regolatorie possibili. Non vi sono opzioni alternative alla regolazione. g Strumento normativo eventualmente più appropriato. Il decreto legislativo è espressamente previsto come strumento attuativo dalla fonte delegante. MONITORAGGIO PROGRAMMA GOVERNO AMMINISTRAZIONE PROPONENTE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PROVVEDIMENTO PROPOSTO Decreto legislativo recante disciplina del conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della legge 25 luglio 2005, n. 150, in attuazione della delega di cui all'articolo 2, comma 10, della medesima legge. d.d.l. cost. d.d.l. ord. decreto-legge d.Xlgs. d.P.R. d.P.C.M. d.m. altro * barrare la casella che interessa OBIETTIVO DEL PROGRAMMA DI GOVERNO nuovo descrizione G .M./G.S. e macro-area di riferimento ** già inserito nella griglia programmatica indicare il n. Progetto Ordinamento della magistratura GS-3 ** G.M. = Grande Missione G.S. = Grande Strategia FONTI NORMATIVE DI RIFERIMENTO Primarie secondarie tipo Data Numero tipo data numero legge 25 luglio 2005 150 legge 24 dicembre 2003 350 Decreto legge 16 marzo 2004 66 Regio decreto 31 maggio 1946 511 STANZIAMENTI DI BILANCIO U.P.B. Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e.f. 2005 e.f. 2006 e.f. 2007 event. oneri a regime importo importo importo importo 9.750.000 8.000.000 8.000.000 8.000.000 STRUMENTI ATTUATIVI PREVISTI tipo contenuto scadenza Nessuno RELAZIONE TECNICA Ai sensi dell'Articolo11 ter della legge 468/1978 e successive modificazioni e integrazioni SEZIONE I DESCRIZIONE DELL'INNOVAZIONE NORMATIVA RELAZIONE TECNICA SU INIZIATIVA GOVERNATIVA A Titolo del provvedimento SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISCIPLINA DEL CONFERIMENTO DEGLI INCARICHI DIRETTIVI GIUDICANTI E REQUIRENTI DI LEGITTIMITA' NONCHE' DEGLI INCARICHI DIRETTIVI GIUDICANTI E REQUIRENTI DI PRIMO E SECONDO GRADO NEL PERIODO ANTECEDENTE ALL'ENTRATA IN VIGORE DELLE DISPOSIZIONI DI CUI ALL'ARTICOLO 2, COMMA 1, LETTERA I , NUMERO 6 , DELLA LEGGE 25 LUGLIO 2005, numero , IN ATTUAZIONE DELLA DELEGA DI CUI ALL'ARTICOLO 2, COMMA 10, DELLA MEDESIMA LEGGE. B Amministrazione proponente Ministero della giustizia Amministrazione competente Ministero della giustizia C TIPOLOGIA DELL'ATTO Schema Decreto Legislativo E Indice delle disposizioni rilevanti ai fini della relazione tecnica PER LE CONSEGUENZE FINANZIARIE 1. Articolo 2 comma 1 2. Articolo 3 comma 1 PER LA COPERTURA 1. Articolo 5 comma 1 F Il provvedimento NON comporta oneri per le Pubbliche Amministrazioni diverse dallo Stato SEZIONE II QUANTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI FINANZIARI L'articolo 2 comma 1 e l'articolo 3 comma 1 prevedono rispettivamente il divieto di affidare incarichi direttivi giudicanti o requirenti di legittimità a magistrati che abbiano superato l'età anagrafica di 68 anni ed incarichi direttivi giudicanti o requirenti di merito a magistrati che abbiano un'età anagrafica superiore a 66 anni. Poiché il divieto ivi previsto può, di fatto, tradursi in un incentivo al pensionamento per i magistrati che superino i predetti limiti di età senza aver ottenuto gli incarichi in questione, potrebbe determinarsi un nuovo onere a carico del bilancio dello Stato per eventuali anticipi di ratei di buonuscita. La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa. Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Numero dei magistrati astrattamente interessati dalla disposizione 266 Importo rateo annuale medio di buonuscita 12.218 Numero massimo degli anni interessati 4 Stima del numero magistrati interessati I anno 200 Stima del numero magistrati interessati anni successivi 164 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 12.218 X 4 anni X 200 unità = 9.750.000 arrotondato Anno 2006 e successivi 12.218 X 4 anni X 164 unità= 8.000.000 arrotondato Il fenomeno dovrebbe tendenzialmente stabilizzarsi negli anni successivi

Schema di decreto legislativo recante Disciplina della composizione, delle competenze e della durata in carica dei consigli giudiziari ed istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera c e 2, comma 3, della legge 25 luglio 2005, numero 150. . Articolo 1 Istituzione e composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione 1. E' istituito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, composto dal Primo Presidente, dal Procuratore generale presso la stessa Corte e dal Presidente del Consiglio nazionale forense, che ne sono membri di diritto, nonché da un magistrato che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità, da un magistrato che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità, da due magistrati che esercitano funzioni giudicanti di legittimità e da un magistrato che esercita funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, da un professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale e da un avvocato con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale di cui all'articolo 33 del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, nominato dal Consiglio nazionale forense. Articolo 2 Membri supplenti 1. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione è altresì composto da sei membri supplenti, di cui quattro magistrati che esercitano, rispettivamente, funzioni direttive giudicanti di legittimità, funzioni direttive requirenti di legittimità, funzioni giudicanti di legittimità e funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, un professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritti da almeno cinque anni nell'albo speciale di cui all'articolo 33 del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, nominato dal Consiglio nazionale forense. 2. In caso di mancanza o di impedimento, i membri di diritto del Consiglio direttivo della Corte di cassazione sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni. Articolo 3 Organi 1. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione è presieduto dal Primo presidente della Corte. Nella prima seduta il Consiglio elegge al suo interno, con votazione effettuata a scrutinio segreto, un vice presidente, scelto tra i componenti non togati e, tra i componenti togati, il segretario. 2. Alle spese connesse all'attività svolta dalla Segreteria del Consiglio direttivo della Corte di cassazione si provede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili presso la Corte di cassazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Articolo 4 Elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione 1. Ai fini della elezione, da parte dei magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, dei cinque componenti togati effettivi e dei quattro componenti togati supplenti del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, ogni elettore riceve quattro schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui all'articolo 1, commi 1 e 2. 2. Ogni elettore esprime il proprio voto per un solo magistrato componente effettivo e per un solo magistrato componente supplente per ciascuna delle categorie da eleggere. 3. Sono proclamati eletti i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti, in numero pari a quello dei posti, effettivi o supplenti, da assegnare a ciascuna categoria. In caso di parità di voti, prevale il candidato più anziano nel ruolo. Articolo 5 Durata in carica del Consiglio direttivo della Corte di cassazione 1. I componenti non di diritto del Consiglio direttivo della Corte di cassazione durano in carica quattro anni. 2. I componenti magistrati elettivi ed i componenti nominati dal Consiglio universitario nazionale e dal Consiglio nazionale forense non sono immediatamente rieleggibili o rinominabili. 3. Il componente magistrato elettivo che per qualsiasi ragione cessa dalla carica nel corso del quadriennio è sostituito dal magistrato che lo segue per numero di voti nell'ambito della stessa categoria. 4. Alla scadenza del quadriennio cessano dalla carica anche i componenti che hanno sostituito altri nel corso del quadriennio medesimo. 5. Finchè non è insediato il nuovo Consiglio, continua a funzionare quello precedente. Articolo 6 Compensi 1. Ai componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione è corrisposto un gettone di presenza per ciascuna seduta, la cui entità è stabilita con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del presente decreto. CAPO II COMPETENZE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA CORTE DI CASSAZIONE Articolo 7 Competenze del Consiglio direttivo della Corte di cassazione 1. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione esercita le seguenti competenze a formula il parere sulla tabella della Corte di cassazione di cui all'articolo 7 bis, comma 3, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, nonché sui criteri per l'assegnazione degli affari e la sostituzione dei giudici impediti di cui all'articolo 7 ter, commi 1 e 2, del medesimo regio decreto, proposti dal Primo presidente della Corte di cassazione, verificando il rispetto dei criteri generali direttamente indicati dal citato regio decreto numero 12 del 1941 e dalla legge numero 150 del 2005 b formula pareri sull'attività dei magistrati, sotto il profilo della laboriosità, della diligenza, della preparazione, della capacità tecnico-professionale, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni, nei casi previsti da disposizioni di legge o di regolamento o da disposizioni generali del Consiglio superiore della magistratura od a richiesta dello stesso Consiglio. A tali fini, il Consiglio direttivo della Corte di cassazione acquisisce le motivate e dettagliate valutazioni del Consiglio nazionale forense c esercita la vigilanza sul comportamento dei magistrati. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, qualora, nell'esercizio della vigilanza, abbia notizia di fatti suscettibili di valutazione in sede disciplinare, deve farne rapporto al Ministro della giustizia ed al Procuratore generale presso la Corte di cassazione d esercita la vigilanza sull'andamento degli uffici. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, qualora, nell'esercizio della vigilanza, rilevi l'esistenza di disfunzioni nell'andamento di un ufficio, le segnala al Ministro della giustizia e adotta i provvedimenti relativi allo stato giuridico ed economico dei magistrati riguardanti aspettative e congedi, riconoscimento di dipendenza di infermità da cause di servizio, equo indennizzo, pensioni privilegiate e concessione di sussidi f formula pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, in ordine alla adozione, da parte del medesimo Consiglio superiore, dei provvedimenti inerenti a collocamenti a riposo, dimissioni, decadenze dall'impiego, concessioni di titoli onorifici e riammissioni in magistratura dei magistrati g formula pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, su materie attinenti ad ulteriori competenze ad esso attribuite h può formulare proposte al comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura in materia di programmazione della attività didattica della Scuola. Articolo 8 Composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione in relazione alle competenze 1. I componenti avvocati e professori universitari, anche nella qualità di vice presidenti, partecipano esclusivamente alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze di cui all'articolo 7, comma 1, lettere a e d . TITOLO II COMPOSIZIONE, COMPETENZE E DURATA IN CARICA DEI CONSIGLI GIUDIZIARI CAPO I COMPOSIZIONE E DURATA IN CARICA DEI CONSIGLI GIUDIZIARI Articolo 9 Composizione dei consigli giudiziari 1. Il consiglio giudiziario istituito presso ogni corte di appello è composto dal presidente della corte di appello, dal procuratore generale presso la corte di appello e dal presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto, che ne sono membri di diritto. 2. Nei distretti nei quali prestano servizio fino a trecentocinquanta magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da dieci altri membri effettivi, di cui cinque magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, quattro componenti non togati, un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, un avvocato con almeno quindici anni di effettivo esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto, due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione di territorio sul quale hanno competenza gli uffici del distretto, eletti, a maggioranza di tre quinti dei componenti e, dopo il secondo scrutinio, di tre quinti dei votanti, tra persone estranee al medesimo consiglio, nonchè un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto nel proprio ambito. 3. Nei distretti nei quali prestano servizio oltre trecentocinquanta magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre dai membri di diritto di cui al comma 1, da dodici altri membri effettivi, di cui sette magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, quattro componenti non togati, un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, un avvocato con almeno quindici anni di effettivo esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto, due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione di territorio sul quale hanno competenza gli uffici del distretto, eletti, a maggioranza di tre quinti dei componenti e, dopo il secondo scrutinio, di tre quinti dei votanti, tra persone estranee al medesimo consiglio, nonchè un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto nel proprio ambito. Articolo 10 Membri supplenti 1. Il consiglio giudiziario è altresì composto da cinque componenti supplenti, di cui due magistrati che esercitano, rispettivamente, funzioni giudicanti e requirenti nel distretto e tre componenti non togati, un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, un avvocato con almeno quindici anni di esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto e uno nominato dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione di territorio sul quale hanno competenza gli uffici del distretto, eletto, a maggioranza di tre quinti dei componenti e, dopo il secondo scrutinio, di tre quinti dei votanti, tra persone estranee al medesimo consiglio. 2. In caso di mancanza o di impedimento, i membri di diritto del consiglio giudiziario sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni. Articolo 11 Organi 1. Il consiglio giudiziario è presieduto dal presidente della corte di appello. Nella prima seduta il consiglio elegge al suo interno, con votazione effettuata a scrutinio segreto, un vice presidente, scelto tra i componenti non togati e, tra i componenti togati, il segretario. Articolo 12 Elezione dei componenti togati dei consigli giudiziari 1. L'elezione, da parte dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, dei cinque componenti togati effettivi dei consigli giudiziari presso le corti di appello nel cui distretto prestano servizio fino a trecentocinquanta magistrati si effettua in un unico collegio distrettuale per a un magistrato che esercita funzioni giudicanti che ha maturato un'anzianità di servizio non inferiore a venti anni b due magistrati che esercitano funzioni giudicanti c due magistrati che esercitano funzioni requirenti. 2. L'elezione, da parte dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, dei sette componenti togati effettivi dei consigli giudiziari presso le corti di appello nel cui distretto prestano servizio oltre trecentocinquanta magistrati si effettua in un unico collegio distrettuale per a un magistrato che esercita funzioni giudicanti che ha maturato un'anzianità di servizio non inferiore a venti anni b tre magistrati che esercitano funzioni giudicanti c tre magistrati che esercitano funzioni requirenti. 3. L'elezione, da parte dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, dei due componenti togati supplenti dei consigli giudiziari si effettua in un collegio unico distrettuale per a un magistrato che esercita funzioni giudicanti b un magistrato che esercita funzioni requirenti. 4. Ogni elettore riceve tre schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui ai commi 1, 2 e 3, per l'elezione dei componenti togati effettivi e supplenti. 5. Ogni elettore esprime il proprio voto per un solo magistrato componente effettivo e per un solo magistrato componente supplente per ciascuna delle categorie da eleggere. 6. Sono proclamati eletti i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti, in numero pari a quello dei posti da assegnare a cascuna categoria. In caso di parità di voti, prevale il candidato più anziano nel ruolo. Articolo 13 Durata in carica dei consigli giudiziari 1. I componenti non di diritto dei consigli giudiziari durano in carica quattro anni. 2. I componenti magistrati elettivi, i componenti nominati dal Consiglio universitario nazionale, dal Consiglio nazionale forense e dal consiglio regionale ed il componente rappresentante dei giudici di pace del distretto, non sono immediatamente rieleggibili o rinominabili. 3. Il componente magistrato elettivo che per qualsiasi ragione cessa dalla carica nel corso del quadriennio è sostituito dal magistrato che lo segue per numero di voti nell'ambito della stessa categoria. 4. Alla scadenza del quadriennio cessano dalla carica anche i componenti che hanno sostituito altri nel corso del quadriennio medesimo. 5. Finchè non è insediato il nuovo consiglio giudiziario, continua a funzionare quello precedente. Articolo 14 Compensi 1. Ai componenti non togati dei consigli giudiziari è corrisposto un gettone di presenza per ciascuna seduta, la cui entità è stabilita con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del presente decreto. CAPO II COMPETENZE DEI CONSIGLI GIUDIZIARI Articolo 15 Competenze dei consigli giudiziari 1. I consigli giudiziari esercitano le seguenti competenze a formulano il parere sulle tabelle degli uffici giudicanti e sulle tabelle infradistrettuali di cui all'articolo 7 bis del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, nonché sui criteri per l'assegnazione degli affari e la sostituzione dei giudici impediti di cui all'articolo 7 ter, commi 1 e 2, del medesimo regio decreto, proposti dai capi degli uffici giudiziari, verificando il rispetto dei criteri generali direttamente indicati dal citato regio decreto numero 12 del 1941 e dalla legge numero 150 del 2005 b formulano pareri sull'attività dei magistrati sotto il profilo della preparazione, della capacità tecnico-professionale, della laboriosità, della diligenza, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni, nei casi previsti da disposizioni di legge o di regolamento o da disposizioni generali del Consiglio superiore della magistratura od a richiesta dello stesso Consiglio. A tali fini, il consiglio giudiziario acquisisce le motivate e dettagliate valutazioni del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel luogo dove il magistrato esercita le sue funzioni e, se non coincidente, anche del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto c esercitano la vigilanza sul comportamento dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto. Il consiglio giudiziario che, nell'esercizio della vigilanza, ha notizia di fatti suscettibili di valutazione in sede disciplinare, deve farne rapporto al Ministro della giustizia ed al Procuratore generale presso la Corte di cassazione d esercitano la vigilanza sull'andamento degli uffici giudiziari del distretto. Il consiglio giudiziario che, nell'esercizio della vigilanza, rileva l'esistenza di disfunzioni nell'andamento di un ufficio, le segnala al Ministro della giustizia e formulano pareri e proposte sull'organizzazione e il funzionamento degli uffici del giudice di pace del distretto f adottano i provvedimenti relativi allo status dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto riguardanti aspettative e congedi, riconoscimento di dipendenza di infermità da cause di servizio, equo indennizzo, pensioni privilegiate e concessione di sussidi g formulano pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, in ordine alla adozione, da parte del medesimo Consiglio, dei provvedimenti inerenti a collocamenti a riposo, dimissioni, decadenze dall'impiego, concessioni di titoli onorifici e riammissioni in magistratura dei magistrati in servizio preso gli uffici giudiziari del distretto o già in servizio presso tali uffici al momento della cessazione dal servizio medesimo h formulano pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, su materie attinenti ad ulteriori competenze ad essi attribuite i può formulare proposte al comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura in materia di programmazione della attività didattica della Scuola. 2. Il consiglio giudiziario costituito presso la corte di appello esercita le proprie competenze anche in relazione alle eventuali sezioni distaccate della corte. Articolo 16 Composizione dei consigli giudiziari in relazione alle competenze 1. I componenti designati dal consiglio regionale ed i componenti avvocati e professori universitari, anche nella qualità di vice presidenti, nonché il componente rappresentante dei giudici di pace, partecipano esclusivamente alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze di cui all'articolo 15, comma 1, lettere a , d ed e . 2. Il componente rappresentante dei giudici di pace partecipa, altresì, alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze di cui agli articoli 4, 4-bis, 7, comma 2- bis e 9, comma 4, della legge 21 novembre 1991, n. 374, e successive modificazioni. TITOLO III DISPOSIZIONI FINALI Articolo 17 Copertura finanziaria 1. Agli oneri derivanti dall'articolo 6, comma 1, e dallarticolo 14, comma 1, valutati in euro 303.931 per l'anno 2005 ed euro 607.862 a decorrere dall'anno 2006, di cui euro 8.522 per l'anno 2005 ed euro 17.044 a decorrere dall'anno 2006 per gli oneri connessi all'articolo 6, comma 1, ed euro 295.409 per l'anno 2005 ed euro 590.818 a decorrere dall'anno 2006 per gli oneri connessi all'articolo 14, comma 1, si provvede con le risorse di cui all'articolo 2, comma 38, della legge 25 luglio 2005, n. 150. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio dell'attuazione del comma 1 anche ai fini dell'applicazione dell'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, e trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, n. 2 , della legge n. 468 del 1978. Articolo 18 Abrogazioni 1. Oltre a quanto previsto dal decreto legislativo di attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005, sono abrogati, dalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni contenute nel presente decreto a l'articolo 10 del regio decreto 23 giugno 1927, n. 1235 b l'articolo 6 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, come sostituito dall'articolo 1 della legge 12 ottobre 1966, n. 825. Articolo 19 Decorrenza di efficacia 1. Le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo sono efficaci a far data dal novantesimo giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Relazione illustrativa Il provvedimento attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera c e 2, comma 3, della legge 25 luglio 2005, n. 150, recante delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l'emanazione di un testo unico, laddove, in particolare, si prevede che vengano emanati uno o più decreti legislativi diretti a disciplinare la composizione, le competenze e la durata in carica dei consigli giudiziari, nonché ad istituire il Consiglio direttivo della Corte di cassazione In particolare, ed in linea generale, il legislatore delegante ha inteso, in primo luogo, istituire il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, quale organo corrispondente ai consigli giudiziari presso le corti di appello, strutturato nel rispetto dei medesimi principi valevoli anche per la composizione ed il funzionamento dei consigli giudiziari. In secondo luogo, sul fronte di questi ultimi, il legislatore delegante ha inteso, da un canto, sotto il profilo strutturale, allargarne la composizione a componenti non togati e, sotto il profilo funzionale, ampliarne le attribuzioni, valorizzandone il ruolo, anche nella prospettiva di un relativo decentramento del sistema dell'autogoverno dei magistrati. Alla luce di tali connotazioni generali della delega, che trovano compiuto svolgimento nei principi e criteri direttivi dettati dall'articolo 2, comma 3, della legge numero 150 del 2005, si illustra, di seguito, l'articolato. Esso è stato suddiviso in tre titoli il primo dedicato alla istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, il secondo alla disciplina della composizione, competenze e durata in carica dei consigli giudiziari ed il terzo contenente le disposizioni finali. I primi due titoli sono poi, a loro volta, suddivisi in due capi il primo dedicato ai profili strutturali, rispettivamente, del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari, il secondo alle funzioni dei due organi. Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge numero 150 del 2005, sullo schema di decreto legislativo sono stati acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati, espressi in data 29 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione e del Senato della Repubblica, espressi in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 30 novembre 2005 dalla Commissione programmazione economica, bilancio. A riguardo sono state recepite, trattandosi di indicazioni avanzate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, le condizioni formulate dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati e dalla Commissione programmazione economica, bilancio del Senato della Repubblica. Non si è ritenuto, invece, di dover accogliere l'invito indirizzato al Governo nell'osservazione formulata dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente agli articoli 6 e 14 dello schema. Ciò sia in considerazione, sul piano dell'opportunità della modifica ipotizzata, dell'impegno richiesto dalle funzioni, peraltro non direttamente connesse con la normale attività, che i componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari sono chiamati a svolgere, sia in considerazione, sul piano strettamente tecnicofinanziario, del fatto che i gettoni di presenza ad essi attribuiti trovano copertura nell'ambito delle risorse previste dalla legge delega. Quanto alle osservazioni formulate dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica, sono state recepite, trattandosi di interventi migliorativi del testo, quelle che suggerivano l'inserimento di una previsione relativa alla possibilità di sostituzione dei membri di diritto del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari, mediante l'inserimento di un ulteriore comma agli articoli 2 e 10 dello schema, nonché quella relativa alla limitazione della possibilità di partecipazione dei membri non togati ai lavori del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari, in relazione alle materie dagli stessi trattate, pure nelle ipotesi in cui essi siano stati eletti vice presidenti cfr. le modifiche apportate agli articoli 8, co. 1 e 16, co. 1, dello schema . Non si è ritenuto, infine, di poter recepire l'osservazione formulata dalla medesima Commissione giustizia del Senato della Repubblica relativamente all'articolo 16, co. 2, dello schema, atteso che la partecipazione degli avvocati alle deliberazioni dei consigli giudiziari relative all'esercizio delle competenze di cui agli articoli 4, 4-bis, 7, comma 2-bis e 9, comma 4, della legge 21 novembre 1991, n. 374, e successive modificazioni, appare in contrasto con la previsione di cui all'articolo 2, co. 3, lett. v , della legge numero 150 del 2005. L'articolo 1 prevede, in primo luogo, l'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, quale organo interno alla Corte, corrrispondente ai consigli giudiziari presso le corti di appello. L'articolo definisce inoltre la struttura dell'organo. Su tale fronte, accanto ai membri di diritto - il Primo Presidente della Corte di cassazione, che ne è il Presidente, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione ed il presidente del Consiglio nazionale forense - figurano, anch'essi come componenti effettivi, altri sette membri, dei quali cinque togati - uno che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità, uno che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità, due che esercitano funzioni giudicanti di legittimità e uno che esercita funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte - e due laici - uno professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale ed uno avvocato con almento venti anni di esercizio effettivo della professione ed iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, nominato dal Consiglio nazionale forense -. L'articolo 2 individua i componenti supplenti del Consiglio direttivo L'articolo 3 invividua nel Primo Presidente della Corte di cassazione, il Presidente dell'organo e definisce le modalità ed i tempi per l'elezione del vicepresidente e del segretario. L'articolo 4 disciplina l'elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione. Come per i consigli giudiziari, il sistema è stato strutturato, conformemente a quanto previsto dalla delega, in termini analoghi a quello previsto per l'elezione dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura, con una connotazione, dunque, di stampo maggioritario, derivante dalla previsione per la quale ciascun elettore esprime il voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie di magistrati nell'ambito delle quali sono scelti i componenti togati, con la proclamazione della elezione dei candidati che hanno ottenuto, nell'ambito di ciascuna categoria, il maggior numero di voti. L'articolo 5 disciplina la durata in carica del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, che il legislatore delegante ha ritenuto di fissare in quattro anni. L'articolo 6 stabilisce le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, tenuto conto della previsione di spesa contemplata dall'articolo 2, comma 38, della legge numero 150 del 2005, relativa, specificamente, agli oneri connessi al comma 3, lettera a , dell'articolo 2 della medesima legge, concernente l'istituzione del Consiglio direttivo. L'articolo 7 individua le competenze del Consiglio direttivo della Corte di cassazione che, conformemente alle indicazioni della delega, sono state definite in termini di analogia rispetto a quelle previste per i consigli giudiziari, tenendo però conto del limite, pure esso indicato dalla legge di delegazione, della necessaria compatibilità tra le competenze espressamente attribuite dal legislatore delegante ai consigli giudiziari e quelle da attribuire al Consiglio direttivo della Corte di cassazione. Tale compatibilità è stata, in effetti, ritenuta sussistente in relazione a tutte le funzioni dei consigli giudiziari, con la sola eccezione delle funzioni di questi ultimi riguardanti gli uffici dei giudici di pace. Nel definire le competenze del Consiglio direttivo - come pure, all'articolo 15, dei consigli giudiziari - si è, infine, tenuto conto, della facoltà, ad esso conferita nel contesto dei principi e criteri direttivi della delega relativa alla istituzione della Scuola superiore della magistratura, di formulare proposte al comitato direttivo della Scuola, in materia di programmazione della attività didattica della stessa. L'articolo 8 definisce la composizione del Consiglio direttivo in relazione alle varie competenze ad esso attribuite, prevedendo, in conformità con la delega, che i componenti laici, professori universitari ed avvocati, che, data la loro estrazione professionale, potrebbero assumere la veste di parti davanti alla Corte, possano partecipare solo alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze concernenti la formulazione del parere sulle tabelle della Corte e l'esercizio della vigilanza sugli uffici, essendo invece esclusi dalle discussioni e deliberazioni comportanti, in senso lato, valutazioni riguardanti i singoli magistrati. Il Consiglio direttivo, come i consigli giudiziari, opererà, dunque, secondo un assetto a geometria variabile . L'articolo 9 definisce la nuova composizione dei consigli giudiziari, anch'essi aperti, come già anticipato, alla partecipazione di componenti non togati, esperti di diritto e componenti designati dalle regioni. Accanto, quindi, ai membri di diritto - presidente della corte di appello, che presiede il consiglio giudiziario, procuratore generale presso la corte di appello e presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto - figurano, anch'essi come componenti effettivi, altri cinque o sette membri togati - a seconda che nel distretto prestino servizio sino a trecentocinquanta magistrati o più di trecentocinquanta magistrati - - e quattro laici - uno professore di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio uversitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione, uno avvocato con almento quindici anni di esercizio effettivo della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocatri del distretto, e due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione del territorio su cui hanno competenza gli uffici del distretto - nonché un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto. L'articolo 10 individua i componenti supplenti del consiglio giudiziario. L'articolo 11 individua, nel presidente della corte di appello, il presidente dell'organo e definisce le modalità ed i tempi per l'elezione del vicepresidente e del segretario. L'articolo 12, disciplina l'elezione dei componenti togati del consiglio giudiziario, secondo un sistema già evidenziato in relazione alla elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e, quindi, delineato, conformemente a quanto previsto dalla delega, in termini analoghi a quello previsto per i componenti togati del Consiglio superiore della magistratura. Il sistema presenta, dunque, una connotazione di stampo maggioritario, derivante dalla previsione per la quale ciascun elettore esprime il voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie di magistrati nell'ambito delle quali i componenti togati sono scelti, con la proclamazione della elezione dei candidati che hanno ottenuto, nell'ambito di ciascuna categoria, il maggior numero di voti. L'articolo 13 disciplina la durata in carica dei consigli giudiziari, che il legislatore delegante ha ritenuto di elevare a quattro anni, a fronte degli attuali due. L'articolo 14 stabilisce le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti non togati dei consigli giudiziari, tenuto conto della previsione di spesa contemplata dall'articolo 2, comma 38, della legge numero 150 del 2005, relativa, specificamente, agli oneri connessi al comma 3, lettere f e g , dell'articolo 2 della medesima legge, concernenti i nuovi consigli giudiziari. L'articolo 15 definisce le competenze dei consigli giudiziari ai quali il legislatore delegante ha attribuito una pluralità di compiti, alcuni consultivi, rimodellati su quelli già esistenti, altri decisionali, nella logica del decentramento del sistema dell'autogoverno della magistratura. Ai consigli giudiziari è così attribuita la competenza a a formulare pareri sulle tabelle proposte dai capi degli uffici giudiziari b a svolgere un'ampia funzione consultiva sull'attività professionale dei magistrati c ad esercitare compiti di vigilanza, sia sul comportamento dei magistrati, che sull'andamento degli uffici giudiziari d a formulare proposte e pareri sull'organizzazione e il funzionamento degli uffici del giudice di pace del distretto e ad adottare una serie di atti in materia di stato giuridico ed economico dei magistrati f a formulare, infine, pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, su materie attinenti ad ulteriori competenze ad essi attribuite. E precisato, al comma 2, che il consiglio giudiziario esercita le proprie competenze anche in relazione alle eventuali sezioni distaccate della corte di appello. L'articolo 16 definisce la composizione dei consigli giudiziari in relazione alle varie competenze ad essi attribuite, delineando, come per il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, un modello operativo a geometria variabile . L'articolo 17 prevede la copertura finanziaria degli oneri a carico del bilancio dello Stato derivanti dall'applicazione delle disposizioni recate dal decreto. Si precisa che al funzionamento del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari presso le corti di appello si provvede con le risorse umane e strumentali già operanti presso i rispettivi uffici. L'articolo 18 elenca le disposizioni la cui abrogazione - ferma restando l'ulteriore opera di coordinamento delle disposizioni del decreto legislativo con le altre leggi dello Stato e di abrogazione delle disposizioni con esso incompatibili, che il legislatore delegato è chiamato a svolgere nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005 - si è ritenuto opportuno disporre sin dalla data di acquisto di efficacia del decreto, al fine di evitare dubbi ed incertezza interpretative L'articolo 19 disciplina la decorrenza dell'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, della legge numero 150 del 2005. ANALISI TECNICO NORMATIVA 1. ASPETTI TECNICO NORMATIVI a necessità dell'intervento normativo. L'intervento è necessario costituendo attuazione della previsione della legge di delega. b analisi del quadro normativo e incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti. L'intervento incide sulle disposizioni relative alla costituzione dei consigli giudiziari, di cui all'articolo 6 del R. D.Lgs. 31.5.1946, n. 511, alla elezione dei componenti dei consigli giudiziari, di cui al D. Lgs. C.P.S. 13.9.1946, n. 264 e, in generale, sulle disposizioni vigenti relative alle competenze dei consigli giudiziari. c analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento comunitario. Nessun contrasto. d analisi della compatibilità con le competenze delle regioni ordinarie ed a statuto speciale Nessun profilo di sovrapposizione, stante la competenza esclusiva statale in materia. e verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali. Nulla da rilevare. f verifica dell'assenza di rilegificazione e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione. Nulla da rilevare. 2. ELEMENTI DI DRAFTING E LINGUAGGIO NORMATIVO a individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso. Nulla da rilevare. b verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi. I riferimenti normativi figuranti nel testo sono corretti. c ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni alle disposizioni vigenti. Nel testo non si fa ricorso alla tecnica della novellazione. d individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo Alla abrogazione di eventuali disposizioni incompatibili con quelle del testo proposto, si farà luogo nell'esercizio della delega conferita al Governo dall'articolo 1, comma 3, della stessa legge numero 150 del 2005 ed in conformità con quanto previsto da tale disposizione. ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE a Ambito dell'intervento, con particolare riguardo all'individuazione delle amministrazioni, dei soggetti destinatari e dei soggetti coinvolti. Sono coinvolti la Corte di cassazione, il Consiglio superiore della magistratura ed i consigli giudiziari. b Esigenze sociali, economiche e giuridiche prospettate dalle amministrazioni e dai destinatari ai fini di un intervento normativo. Nulla da rilevare. c Obiettivi generali e specifici, immediati e di medio/lungo periodo. Vedi relazione illustrativa. d Presupposti attinenti alla sfera organizzativa, finanziaria, economica e sociale. Nulla da rilevare. e Aree di criticità. Nessuna. f Opzioni alternative alla regolazione ed opzioni regolatorie, valutazione delle opzioni regolatorie possibili. Non vi sono opzioni alternative alla regolazione. g Strumento normativo eventualmente più appropriato. Il decreto legislativo è espressamente previsto come strumento attuativo dalla fonte delegante. MONITORAGGIO PROGRAMMA GOVERNO AMMINISTRAZIONE PROPONENTE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PROVVEDIMENTO PROPOSTO Decreto legislativo recante Disciplina della composizione, delle competenze e della durata in carica dei consigli giudiziari ed istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera c e 2, comma 3, della legge 25 luglio 2005, n. 150. d.d.l. cost. d.d.l. ord. decreto-legge d.Xlgs. d.P.R. d.P.C.M. d.m. Altro * barrare la casella che interessa OBIETTIVO DEL PROGRAMMA DI GOVERNO Nuovo descrizione G .M./G.S. e macro-area di riferimento ** già inserito nella griglia programmatica indicare il n. Progetto Ordinamento della magistratura GS-3 ** G.M. = Grande Missione G.S. = Grande Strategia FONTI NORMATIVE DI RIFERIMENTO Primarie Secondarie tipo Data Numero tipo Data numero legge 25 luglio 2005 150 R.D.Lgs. 31 maggio 1946 511 D.Lgs.C.P.S 13 settembre 1946 264 STANZIAMENTI DI BILANCIO U.P.B. Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e.f. 2005 e.f. 2006 e.f. 2007 event. oneri a regime importo importo importo importo 303.931 607.862 607.862 607.862 STRUMENTI ATTUATIVI PREVISTI tipo contenuto Scadenza D.M. Articolo6 D.M. Articolo14 Determinazione gettone di presenza spettante ai componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione articolo6 e ai componenti non togati dei consigli giudiziari articolo14 60 giornidalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del decreto legislativo RELAZIONE TECNICA Ai sensi dell'Articolo11 ter della legge 468/1978 e successive modificazioni e integrazioni SEZIONE I DESCRIZIONE DELL'INNOVAZIONE NORMATIVA RELAZIONE TECNICA SU INIZIATIVA GOVERNATIVA A Titolo del provvedimento SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISCIPLINA DELLA COMPOSIZIONE, DELLE COMPETENZE E DELLA DURATA IN CARICA DEI CONSIGLI GIUDIZIARI ED ISTITUZIONE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA CORTE DI CASSAZIONE, IN ATTUAZIONE DELLA DELEGA DI CUI AGLI ARTICOLI 1, COMMA 1, LETTERA C E 2, COMMA 3, DELLA LEGGE 25 LUGLIO 2005, numero B Amministrazione proponente Ministero della giustizia Amministrazione competente Ministero della giustizia C TIPOLOGIA DELL'ATTO Schema Decreto Legislativo E Indice delle disposizioni rilevanti ai fini della relazione tecnica PER LE CONSEGUENZE FINANZIARIE 1. Articolo 6 comma 1 2. Articolo 14 comma 1 PER LA COPERTURA 1. Articolo 17 comma 1 PER LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA 1. Articolo 17 comma1 F Il provvedimento NON comporta oneri per le Pubbliche Amministrazioni diverse dallo Stato SEZIONE II QUANTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI FINANZIARI L'articolo 6 comma 1 prevede la corresponsione di un gettone di presenza, per ciascuna seduta, ai componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione, la cui entità è stabilita con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della giustizia. La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa NO Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Importo stimato gettone di presenza 258,23 Componenti non togati Consiglio direttivo 3 Sedute mensili previste 2 Numero mesi attività 11 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 5,5 di mesi di attività 258,23 X 3 unità X 2 sedute X 5,5 mesi = 8.522 Anno 2006 e successivi 258,23 X 3 unità X 2 sedute X 11 mesi = 17.043 A L'articolo 14 comma 1 prevede la corresponsione di un gettone di presenza, per ciascuna seduta, ai componenti non togati dei consigli giudiziari, la cui entità è stabilita con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della giustizia. B La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa NO C Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Importo stimato gettone di presenza 206,58 Componenti non togati Consigli giudiziari 5 Sedute mensili previste 2 Numero mesi attività 11 Numero Consigli giudiziari 26 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 5,5 di mesi di attività 206,58 X 5 unità X 2 sedute X 5,5 mesi X 26 consigli = 295.409 Anno 2006 e successivi 206,58 X 5 unità X 2 sedute X 11 mesi X 26 consigli = 590.818

Modificazioni al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato Articolo 1 Modifiche all'articolo 339 1. Il terzo comma dell'articolo 339 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità a norma dell'articolo 113, secondo comma, sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia. . Articolo 2 Modifiche all'articolo 360 1. L'articolo 360 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 360 Sentenze impugnabili e motivi di ricorso . Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione 1 per motivi attinenti alla giurisdizione 2 per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza 3 per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro 4 per nullità della sentenza o del procedimento 5 per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello ma in tal caso l'impugnazione può proporsi soltanto a norma del primo comma, n. 3 . Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze può essere proposto, senza necessità di riserva, allorché sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio. Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i quali è ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge. . Articolo 3 Modifiche all'articolo 361 1. Il primo comma dell'articolo 361 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e contro quelle che decidono una o alcune delle domande senza definire l'intero giudizio, il ricorso per cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa. . Articolo 4 Modifiche all'articolo 363 del codice di procedura civile 1. L'articolo 363 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 363 Principio di diritto nell'interesse della legge . Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, ovvero quando il provvedimento non è ricorribile in cassazione e non è altrimenti impugnabile, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione può chiedere che la Corte enunci nell'interesse della legge il principio di diritto al quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi. La richiesta del procuratore generale, contenente una sintetica esposizione del fatto e delle ragioni di diritto poste a fondamento dell'istanza, è rivolta al primo presidente, il quale può disporre che la Corte si pronunci a sezioni unite se ritiene che la questione è di particolare importanza. Il principio di diritto può essere pronunciato dalla Corte anche d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti è dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa è di particolare importanza. La pronuncia della Corte non ha effetto sul provvedimento del giudice di merito. . Articolo 5 Modifiche all'articolo 366 1. L'articolo 366 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 366 Contenuto del ricorso . Il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità 1 l'indicazione delle parti 2 l'indicazione della sentenza o decisione impugnata 3 l'esposizione sommaria dei fatti della causa 4 i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l'indicazione delle norme di diritto su cui si fondano, secondo quanto previsto dall'articolo 366 bis 5 l'indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto. 6 la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda. Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma, le notificazioni gli sono fatte presso la cancelleria della Corte di cassazione. Nel caso previsto nell'articolo 360, secondo comma, l'accordo delle parti deve risultare mediante visto apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori muniti di procura speciale, oppure mediante atto separato, anche anteriore alla sentenza impugnata, da unirsi al ricorso stesso. Le comunicazioni della cancelleria e le notificazioni tra i difensori di cui agli articoli 372 e 390 possono essere fatte al numero di fax o all'indirizzo di posta elettronica indicato in ricorso dal difensore che così dichiara di volerle ricevere, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, vigente. Si applicano le disposizioni richiamate dal secondo comma dell'articolo 176. . Articolo 6 Articolo 366-bis 1. Dopo l'articolo 366 del codice di procedura civile è inserito il seguente Articolo 366-bis. Formulazione dei motivi . Nei casi previsti dall'articolo 360, primo comma, numeri 1 , 2 , 3 e 4 l'illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto che consenta alla Corte di enunciare un corrispondente principio di diritto. Nel caso previsto dall'articolo 360, primo comma, numero , l'illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione. . Articolo 7 Modifiche all'articolo 369 1. Il numero 4 del secondo comma dell'articolo 369 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente 4 gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda. . Articolo 8 Modifiche all'articolo 374 1.L'articolo 374 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 374 Pronuncia a sezioni unite . La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel n. 1 dell'articolo 360 e nell' articolo 362. Tuttavia, tranne che nei casi di impugnazione delle decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, il ricorso può essere assegnato alle sezioni semplici, se sulla questione di giurisdizione proposta si sono già pronunciate le sezioni unite. . Inoltre il primo presidente può disporre che la Corte pronunci a sezioni unite sui ricorsi che presentano una questione di diritto già decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, e su quelli che presentano una questione di massima di particolare importanza. Se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato dalle sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso. In tutti gli altri casi la Corte pronuncia a sezione semplice. . Articolo 9 Modifiche all'articolo 375 1.All'articolo 375 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modifiche a i numeri 2 , 3 , 4 e 5 del primo comma sono sostituiti dai seguenti 2 ordinare l'integrazione del contraddittorio o disporre che sia eseguita la notificazione dell'impugnazione a norma dell'articolo 332 ovvero che sia rinnovata 3 provvedere in ordine all'estinzione del processo in ogni caso diverso dalla rinuncia 4 pronunciare sulle istanze di regolamento di competenza e di giurisdizione 5 accogliere o rigettare il ricorso principale e l'eventuale ricorso incidentale per manifesta fondatezza o infondatezza, ovvero dichiararne l'inammissibilità per mancanza dei motivi previsti nell'articolo 360 o per difetto dei requisiti previsti dall'articolo 366 bis. . b i commi secondo, terzo e quarto sono abrogati. . Articolo 10 Modifiche all'articolo 380 1. L'articolo 380 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo380 Procedimento per la decisione in camera di consiglio . Il relatore nominato ai sensi dell'articolo 377, se, ricorrendo le ipotesi previste dall'articolo 375, primo comma, numeri 1 , 2 , 3 e 5 , non ritiene che il ricorso sia deciso in udienza, deposita in cancelleria una relazione con la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto e diritto in base ai quali ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio. Il presidente fissa con decreto l'adunanza della Corte. Almeno venti giorni prima della data stabilita per l'adunanza il decreto e la relazione sono comunicati al pubblico ministero e notificati agli avvocati delle parti, i quali hanno facoltà di presentare, il primo, conclusioni scritte, ed i secondi, memorie, non oltre cinque giorni prima e di chiedere di essere sentiti, se compaiono, nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma, numeri 1 , 3 e 5 . Nella seduta la Corte delibera sul ricorso con ordinanza. Se ritiene che non ricorrono le ipotesi previste all'articolo 375 la Corte rinvia la causa alla pubblica udienza. Articolo 11 Articolo 380 bis 1. Dopo l'articolo 380 del codice di procedura civile è aggiunto il seguente Articolo 380 bis. Procedimento per la decisione sulle istanze di regolamento di giurisdizione e di competenza . Nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma, numero 4 , il presidente, se non provvede ai sensi dell'articolo 380, primo comma, richiede al pubblico ministero le sue conclusioni scritte. Le conclusioni ed il decreto del presidente che fissa l'adunanza sono notificati, almeno venti giorni prima, agli avvocati delle parti, che hanno facoltà di presentare memorie non oltre cinque giorni prima e di chiedere di essere sentiti, se compaiono, limitatamente al regolamento di giurisdizione. Non si applica la disposizione del sesto comma dell'articolo 380. . Articolo 12 Modifiche all''articolo 384 1. L'articolo 384 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 384. Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel merito . La Corte enuncia il principio di diritto quando decide il ricorso proposto a norma dell'articolo 360, primo comma, numero , e in ogni altro caso in cui, decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare importanza. La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio di diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte, ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d'ufficio, la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine non inferiore a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione. Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto in tal caso la Corte si limita a correggere la motivazione. Articolo 13 Modifiche all'articolo 385 1. All'articolo 385 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma Quando pronuncia sulle spese, anche nelle ipotesi di cui all'articolo 375, la Corte, anche d'ufficio, condanna, altresì, la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma, equitativamente determinata, non superiore al doppio dei massimi tariffari, se ritiene che essa ha proposto il ricorso o vi ha resistito anche solo con colpa grave. Articolo 14 Modifiche all'articolo 388 1. L'articolo 388 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente Articolo 388. Trasmissione di copia del dispositivo al giudice di merito . Copia della sentenza è trasmessa dal cancelliere della Corte a quello del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, affinché ne sia presa nota in margine all'originale di quest'ultima. La trasmissione può avvenire anche in via telematica. Articolo 15 Modifiche all'articolo 391 1. I primi tre commi dell'articolo 391 del codice di procedura civile sono sostituiti dai seguenti Sulla rinuncia e nei casi di estinzione del processo disposta per legge, la Corte provvede con sentenza quando deve decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento, altrimenti provvede il presidente con decreto. Il decreto o la sentenza che dichiara l'estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese. Il decreto ha efficacia di titolo esecutivo se nessuna delle parti chiede la fissazione dell'udienza nel termine di dieci giorni dalla comunicazione. . Articolo 16 Modifiche all'articolo 391 bis 1. All'articolo 391 bis del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modifiche a al primo comma, dopo le parole Se la sentenza sono aggiunte le seguenti o l'ordinanza pronunciata ai sensi dell'articolo 375, primo comma, numeri 4 e 5 , b il secondo comma è sostituito dal seguente La Corte decide sul ricorso in camera di consiglio nell'osservanza delle disposizioni di cui all'articolo 380. . c dopo il secondo comma sono aggiunti i seguenti Sul ricorso per correzione dell'errore materiale pronuncia con ordinanza. Sul ricorso per revocazione pronuncia con ordinanza se lo dichiara inammissibile, altrimenti rinvia alla pubblica udienza. . Articolo 17 Articolo 391-ter 1. Dopo l'articolo 391-bis del codice di procedura civile è inserito il seguente Articolo 391-ter. Altri casi di revocazione ed opposizione di terzo . Il provvedimento con il quale la Corte ha deciso la causa nel merito è, altresì, impugnabile per revocazione per i motivi di cui ai numeri 1 , 2 , 3 e 6 dell'articolo 395 e per opposizione di terzo. I relativi ricorsi si propongono alla stessa Corte e debbono contenere gli elementi, rispettivamente, degli articoli 398, commi secondo e terzo, e 405, comma secondo. Quando pronuncia la revocazione o accoglie l'opposizione di terzo, la Corte decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto altrimenti, pronunciata la revocazione ovvero dichiarata ammissibile l'opposizione di terzo, rinvia la causa al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata. . Articolo 18 Articolo 420-bis 1. Dopo l'articolo 420 del codice di procedura civile è inserito il seguente Articolo 420 bis. Accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validità ed interpretazione dei contratti e accordi collettivi. Quando per la definizione di una controversia di cui all'articolo 409 è necessario risolvere in via pregiudiziale una questione concernente l'efficacia, la validità o l'interpretazione delle clausole di un contratto o accordo collettivo nazionale, il giudice decide con sentenza tale questione, impartendo distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione o, comunque, per la prosecuzione della causa fissando una successiva udienza in data non anteriore a novanta giorni. La sentenza è impugnabile soltanto con ricorso immediato per cassazione da proporsi entro sessanta giorni dalla comunicazione dell'avviso di deposito della sentenza. Copia del ricorso per cassazione deve, a pena di inammissibilità del ricorso, essere depositata presso la cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza impugnata entro venti giorni dalla notificazione del ricorso alle altre parti il processo è sospeso dalla data del deposito. . Articolo 19 Modifiche alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile 1. Al titolo III delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modifiche a all'articolo 133 è aggiunto, in fine, il seguente comma L'articolo 129 terzo comma si applica altresì se il processo si estingue dopo la pronuncia delle sentenze previste dall'articolo 360, terzo comma, del codice di procedura civile. b dopo l'articolo 134 è inserito il seguente Articolo 134-bis Residenza o sede delle parti . All'atto del deposito di ricorso, controricorso o memoria, i difensori dichiarano il luogo di residenza o la sede della parte. . c l'articolo 138 è abrogato d l'articolo 142 è sostituito dal seguente Articolo 142 Ricorso di competenza delle sezioni unite e delle sezioni semplici . Se nel ricorso sono contenuti motivi di competenza delle sezioni semplici insieme con motivi di competenza delle sezioni unite, queste, se non ritengono opportuno decidere l'intero ricorso, dopo aver deciso i motivi di propria competenza, rimettono, con ordinanza, alla sezione semplice la causa per la decisione, con separata sentenza, degli ulteriori motivi. Le Sezioni unite possono disporre ai sensi del primo comma anche nel caso di rimessione ai sensi dell'articolo 374, terzo comma. e dopo l'articolo 146 è aggiunto il seguente Articolo 146-bis Accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validità ed interpretazione dei contratti e accordi collettivi . Nel caso di cui all'articolo 420 bis si applica, in quanto compatibile, l'articolo 64, commi 4, 6, 7 e 8, del decreto legislativo 30 marzo 2001, numero . f il primo comma dell'articolo 151 è sostituito dal seguente La riunione, ai sensi dell'articolo 274 del codice, dei procedimenti relativi a controversie in materia di lavoro e di previdenza e di assistenza e a controversie dinanzi al giudice di pace, connesse anche soltanto per identità delle questioni dalla cui risoluzione dipende, totalmente o parzialmente, la loro decisione, deve essere sempre disposta dal giudice, tranne nelle ipotesi che essa renda troppo gravoso o comunque ritardi eccessivamente il processo. In queste ipotesi la riunione, salvo gravi e motivate ragioni, è, comunque, disposta tra le controversie che si trovano nella stessa fase processuale. Analogamente si provvede nel giudizio di appello. g dopo l'articolo 144 ter è inserito il seguente Articolo 144 quater Restituzione del fasciolo d'ufficio e dei fascicoli di parte . Dopo la definizione del giudizio, il fascicolo d'ufficio trasmesso ai sensi dell'articolo 369 del codice e gli atti ed i documenti depositati dalle parti e già prodotti nei precedenti gradi del processo sono restituiti, decorsi novanta giorni dal deposito della decisione, alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. . CAPO II Modificazioni al codice di procedura civile in materia di arbitrato Articolo 20 Modifiche al capo I, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo I è sostituito dal seguente CAPO I DELLA CONVENZIONE D'ARBITRATO 806. Controversie arbitrabili Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge. Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere decise da arbitri solo se previsto dalla legge o nei contratti o accordi collettivi di lavoro. 807. Compromesso Il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto e determinare l'oggetto della controversia. La forma scritta s'intende rispettata anche quando la volontà delle parti è espressa per telegrafo, telescrivente, telefacsimile o messaggio telematico nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti teletrasmessi. 808. Clausola compromissoria Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato, possono stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo siano decise da arbitri, purché si tratti di controversie che possono formare oggetto di convenzione d'arbitrato. La clausola compromissoria deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall'articolo 807. La validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce tuttavia, il potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la clausola compromissoria. 808-bis. Convenzione di arbitrato in materia non contrattuale Le parti possono stabilire, con apposita convenzione, che siano decise da arbitri le controversie future relative a uno o più rapporti non contrattuali determinati. La convenzione deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall'articolo 807. 808-ter. Arbitrato irrituale Le parti possono, con disposizione espressa per iscritto, stabilire che, in deroga a quanto disposto dall'articolo 824 bis, la controversia sia definita dagli arbitri mediante determinazione contrattuale. Altrimenti si applicano le disposizioni del presente titolo. Il lodo contrattuale è annullabile dal giudice competente secondo le disposizioni del libro I 1 se la convenzione dell'arbitrato è invalida, o gli arbitri hanno pronunciato su conclusioni che esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata sollevata nel procedimento arbitrale 2 se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale 3 se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812 4 se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte dalle parti come condizione di validità del lodo 5 se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. Al lodo contrattuale non si applica l'articolo 825. 808-quater. Interpretazione della convenzione d'arbitrato Nel dubbio, la convenzione d'arbitrato si interpreta nel senso che la competenza arbitrale si estende a tutte le controversie che derivano dal contratto o dal rapporto cui la convenzione si riferisce. 808-quinquies. Efficacia della convenzione d'arbitrato La conclusione del procedimento arbitrale senza pronuncia sul merito, non toglie efficacia alla convenzione d'arbitrato. . Articolo 21 Modifiche al capo II, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo II è sostituito dal seguente CAPO II DEGLI ARBITRI 809. Numero degli arbitri Gli arbitri possono essere uno o più, purché in numero dispari. La convenzione d'arbitrato deve contenere la nomina degli arbitri oppure stabilire il numero di essi e il modo di nominarli. In caso d'indicazione di un numero pari di arbitri, un ulteriore arbitro, se le parti non hanno diversamente convenuto, è nominato dal presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. Se manca l'indicazione del numero degli arbitri e le parti non si accordano al riguardo, gli arbitri sono tre e, in mancanza di nomina, se le parti non hanno diversamente convenuto, provvede il presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. 810. Nomina degli arbitri Quando a norma della convenzione d'arbitrato gli arbitri devono essere nominati dalle parti, ciascuna di esse, con atto notificato per iscritto, rende noto all'altra l'arbitro o gli arbitri che essa nomina, con invito a procedere alla designazione dei propri. La parte, alla quale è rivolto l'invito, deve notificare per iscritto, nei venti giorni successivi, le generalità dell'arbitro o degli arbitri da essa nominati. In mancanza, la parte che ha fatto l'invito può chiedere, mediante ricorso, che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario è la sede dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il ricorso è presentato al presidente del tribunale del luogo in cui è stata stipulata la convenzione di arbitrato oppure, se tale luogo è all'estero, al presidente del tribunale di Roma. Il presidente del tribunale competente provvede alla nomina richiestagli, se la convenzione d'arbitrato non è manifestamente inesistente o non prevede manifestamente un arbitrato estero. Le stesse disposizioni si applicano se la nomina di uno o più arbitri è demandata dalla convenzione d'arbitrato all'autorità giudiziaria o se, essendo demandata a un terzo, questi non vi ha provveduto. 811. Sostituzione di arbitri Quando per qualsiasi motivo vengono a mancare tutti o alcuni degli arbitri nominati, si provvede alla loro sostituzione secondo quanto è stabilito per la loro nomina nella convenzione d'arbitrato. Se la parte a cui spetta o il terzo non vi provvede, o se la convenzione d'arbitrato nulla dispone al riguardo, si applicano le disposizioni dell'articolo precedente. 812. Incapacità di essere arbitro Non può essere arbitro chi è privo, in tutto o in parte, della capacità legale di agire. 813. Accettazione degli arbitri L'accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può risultare dalla sottoscrizione del compromesso o del verbale della prima riunione. Agli arbitri non compete la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio. 813-bis. Decadenza degli arbitri Se le parti non hanno diversamente convenuto, l'arbitro che omette o ritarda di compiere un atto relativo alle sue funzioni, può essere sostituito d'accordo tra le parti o dal terzo a ciò incaricato dalla convenzione d'arbitrato. In mancanza, decorso il termine di quindici giorni da apposita diffida comunicata per mezzo di lettera raccomandata all'arbitro per ottenere l'atto, ciascuna delle parti può proporre ricorso al presidente del tribunale a norma dell'articolo 810, secondo comma. Il presidente, sentiti gli arbitri e le parti, provvede con ordinanza non impugnabile e, se accerta l'omissione o il ritardo, dichiara la decadenza dell'arbitro e provvede alla sua sostituzione. 813-ter. Responsabilità degli arbitri . Risponde dei danni cagionati alle parti l'arbitro che 1 con dolo o colpa grave ha omesso o ritardato atti dovuti ed è stato perciò dichiarato decaduto, ovvero ha rinunciato all'incarico senza giustificato motivo 2 con dolo o colpa grave ha omesso o impedito la pronuncia del lodo entro il termine fissato a norma degli articoli 820 o 826. Fuori dai precedenti casi, gli arbitri rispondono esclusivamente per dolo o colpa grave entro i limiti previsti dall'articolo 2 della legge 13 aprile 1988, n. 117, commi secondo e terzo. L'azione di responsabilità può essere proposta in pendenza del giudizio arbitrale soltanto nel caso previsto dal primo comma, n. 1 . Se è stato pronunciato il lodo, l'azione di responsabilità può essere proposta soltanto dopo l'accoglimento dell'impugnazione con sentenza passata in giudicato e per i motivi per cui l'impugnazione è stata accolta. Se la responsabilità non dipende da dolo dell'arbitro, la misura del risarcimento non può superare una somma pari al triplo del compenso convenuto o, in mancanza di determinazione convenzionale, pari al triplo del compenso previsto dalla tariffa applicabile. Nei casi di responsabilità dell'arbitro il corrispettivo e il rimborso delle spese non gli sono dovuti o, nel caso di nullità parziale del lodo, sono soggetti a riduzione. Ciascun arbitro risponde solo del fatto proprio. 814. Diritti degli arbitri Gli arbitri hanno diritto al rimborso delle spese e all'onorario per l'opera prestata, se non vi hanno rinunciato al momento dell'accettazione o con atto scritto successivo. Le parti sono tenute solidalmente al pagamento, salvo rivalsa tra loro. Quando gli arbitri provvedono direttamente alla liquidazione delle spese e dell'onorario, tale liquidazione non è vincolante per le parti se esse non l'accettano. In tal caso l'ammontare delle spese e dell'onorario è determinato con ordinanza dal presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, su ricorso degli arbitri e sentite le parti. L'ordinanza è titolo esecutivo contro le parti ed è soggetta a reclamo a norma dell'articolo 825, quarto comma. Si applica l'articolo 830, quarto comma. 815. Ricusazione degli arbitri Un arbitro può essere ricusato 1 se non ha le qualifiche espressamente convenute dalle parti 2 se egli stesso, o un ente, associazione o società di cui sia amministratore, ha interesse nella causa 3 se egli stesso o il coniuge è parente fino al quarto grado o è convivente o commensale abituale di una delle parti, di un rappresentante legale di una delle parti, o di alcuno dei difensori 4 se egli stesso o il coniuge ha causa pendente o grave inimicizia con una delle parti, con un suo rappresentante legale, o con alcuno dei suoi difensori 5 se è legato ad una delle parti, a una società da questa controllata, al soggetto che la controlla, o a società sottoposta a comune controllo, da un rapporto di lavoro subordinato o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale o associativa che ne compromettono l'indipendenza inoltre, se è tutore o curatore di una delle parti 6 se ha prestato consulenza, assistenza o difesa ad una delle parti in una precedente fase della vicenda o vi ha deposto come testimone. Una parte non può ricusare l'arbitro che essa ha nominato o contribuito a nominare se non per motivi conosciuti dopo la nomina. La ricusazione è proposta mediante ricorso al presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, entro il termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione della nomina o dalla sopravvenuta conoscenza della causa di ricusazione. Il presidente pronuncia con ordinanza non impugnabile, sentito l'arbitro ricusato e le parti e assunte, quando occorre, sommarie informazioni. Con ordinanza il presidente provvede sulle spese. Nel caso di manifesta inammissibilità o manifesta infondatezza dell'istanza di ricusazione condanna la parte che l'ha proposta al pagamento, in favore dell'altra parte, di una somma equitativamente determinata non superiore al triplo del massimo del compenso spettante all'arbitro singolo in base alla tariffa forense. La proposizione dell'istanza di ricusazione non sospende il procedimento arbitrale, salvo diversa determinazione degli arbitri. Tuttavia, se l'istanza è accolta, l'attività compiuta dall'arbitro ricusato o con il suo concorso è inefficace. . Articolo 22 Modifiche al capo III, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo III è sostituito dal seguente CAPO III DEL PROCEDIMENTO 816. Sede dell'arbitrato Le parti determinano la sede dell'arbitrato nel territorio della Repubblica altrimenti provvedono gli arbitri. Se le parti e gli arbitri non hanno determinato la sede dell'arbitrato, questa è nel luogo in cui è stata stipulata la convenzione di arbitrato. Se tale luogo non si trova nel territorio nazionale, la sede è a Roma. Se la convenzione d'arbitrato non dispone diversamente, gli arbitri possono tenere udienza, compiere atti istruttori, deliberare ed apporre le loro sottoscrizioni al lodo anche in luoghi diversi dalla sede dell'arbitrato ed anche all'estero. 816-bis. Svolgimento del procedimento Le parti possono stabilire nella convenzione d'arbitrato, o con atto scritto separato, purché anteriore all'inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento e la lingua dell'arbitrato. In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio e determinare la lingua dell'arbitrato nel modo che ritengono più opportuno. Essi debbono in ogni caso attuare il principio del contraddittorio, concedendo alle parti ragionevoli ed equivalenti possibilità di difesa. Le parti possono stare in arbitrato per mezzo di difensori. In mancanza di espressa limitazione, la procura al difensore si estende a qualsiasi atto processuale, ivi compresa la rinuncia agli atti e la determinazione o proroga del termine per la pronuncia del lodo. In ogni caso, il difensore può essere destinatario della comunicazione della notificazione del lodo e della notificazione della sua impugnazione. Le parti o gli altri arbitri possono autorizzare il presidente del collegio arbitrale a deliberare le ordinanze circa lo svolgimento del procedimento. Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri, se non ritengono di provvedere con lodo non definitivo, provvedono con ordinanza revocabile non soggetta a deposito. 816-ter. Istruzione probatoria L'istruttoria o singoli atti di istruzione possono essere delegati dagli arbitri ad uno di essi. Gli arbitri possono assumere direttamente presso di sé la testimonianza, ovvero deliberare di assumere la deposizione del testimone, ove questi vi consenta, nella sua abitazione o nel suo ufficio. Possono altresì deliberare di assumere la deposizione richiedendo al testimone di fornire per iscritto risposte a quesiti nel termine che essi stessi stabiliscono. Se un testimone rifiuta di comparire davanti agli arbitri, questi, quando lo ritengono opportuno secondo le circostanze, possono richiedere al Presidente del Tribunale della sede dell'arbitrato, che ne ordini la comparizione davanti a loro. Nell'ipotesi prevista dal precedente comma il termine per la pronuncia del lodo è sospeso dalla data dell'ordinanza alla data dell'udienza fissata per l'assunzione della testimonianza. Gli arbitri possono farsi assistere da uno o più consulenti tecnici. Possono essere nominati consulenti tecnici sia persone fisiche, sia enti. Gli arbitri possono chiedere alla pubblica amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell'amministrazione stessa, che è necessario acquisire al giudizio. 816-quater. Pluralità di parti Qualora più di due parti siano vincolate dalla stessa convenzione d'arbitrato, ciascuna parte può convenire tutte o alcune delle altre nel medesimo procedimento arbitrale se la convenzione d'arbitrato devolve a un terzo la nomina degli arbitri, se gli arbitri sono nominati con l'accordo di tutte le parti, ovvero se le altre parti, dopo che la prima ha nominato l'arbitro o gli arbitri, nominano d'accordo un ugual numero di arbitri o ne affidano a un terzo la nomina. Fuori dei casi previsti nel precedente comma il procedimento iniziato da una parte nei confronti di altre si scinde in tanti procedimenti quante sono queste ultime. Se non si verifica l'ipotesi prevista nel primo comma e si versa in caso di litisconsorzio necessario, l'arbitrato è improcedibile. 816-quinquies. Intervento di terzi e successione nel diritto controverso L'intervento volontario o la chiamata in arbitrato di un terzo sono ammessi solo con l'accordo del terzo e delle parti e con il consenso degli arbitri. Sono sempre ammessi l'intervento previsto dal secondo comma dell'articolo 105 e l'intervento del litisconsorte necessario. Si applica l'articolo 111. 816-sexies. Morte, estinzione o perdita di capacità della parte Se la parte viene meno per morte o altra causa, ovvero perde la capacità legale, gli arbitri assumono le misure idonee a garantire l'applicazione del contraddittorio ai fini della prosecuzione del giudizio. Essi possono sospendere il procedimento. Se nessuna delle parti ottempera alle disposizioni degli arbitri per la prosecuzione del giudizio, gli arbitri possono rinunciare all'incarico. 816-septies. Anticipazione delle spese Gli arbitri possono subordinare la prosecuzione del procedimento al versamento anticipato delle spese prevedibili. Salvo diverso accordo delle parti, gli arbitri determinano la misura dell'anticipazione a carico di ciascuna parte. Se una delle parti non presta l'anticipazione richiestale, l'altra può anticipare la totalità delle spese. Se le parti non provvedono all'anticipazione nel termine fissato dagli arbitri, non sono più vincolate alla convenzione di arbitrato con riguardo alla controversia che ha dato origine al procedimento arbitrale. 817. Eccezione d'incompetenza Se la validità, il contenuto o l'ampiezza della convenzione d'arbitrato o la regolare costituzione degli arbitri sono contestate nel corso dell'arbitrato, gli arbitri decidono sulla propria competenza. Questa disposizione si applica anche se i poteri degli arbitri sono contestati in qualsiasi sede per qualsiasi ragione sopravvenuta nel corso del procedimento. La parte che non eccepisce nella prima difesa successiva all'accettazione degli arbitri l'incompetenza di questi per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione d'arbitrato, non può per questo motivo impugnare il lodo, salvo il caso di controversia non arbitrabile. La parte, che non eccepisce nel corso dell'arbitrato che le conclusioni delle altre parti esorbitano dai limiti della convenzione arbitrale, non può, per questo motivo, impugnare il lodo. 817-bis. Compensazione Gli arbitri sono competenti a conoscere dell'eccezione di compensazione, nei limiti del valore della domanda, anche se il controcredito non è compreso nell'ambito della convenzione di arbitrato. 818. Provvedimenti cautelari Gli arbitri non possono concedere sequestri, né altri provvedimenti cautelari, salva diversa disposizione di legge. 819. Questioni pregiudiziali di merito Gli arbitri risolvono senza autorità di giudicato tutte le questioni rilevanti per la decisione della controversia, anche se vertono su materie che non possono essere oggetto di convenzione di arbitrato, salvo che debbano essere decise con efficacia di giudicato per legge. Su domanda di parte, le questioni pregiudiziali sono decise con efficacia di giudicato se vertono su materie che possono essere oggetto di convenzione di arbitrato. Se tali questioni non sono comprese nella convenzione di arbitrato, la decisione con efficacia di giudicato è subordinata alla richiesta di tutte le parti. 819-bis. Sospensione del procedimento arbitrale Ferma l'applicazione dell'articolo 816 sexies, gli arbitri sospendono il procedimento arbitrale con ordinanza motivata nei seguenti casi 1 quando il processo dovrebbe essere sospeso a norma del comma terzo dell'articolo 75 del codice di procedura penale, se la controversia fosse pendente davanti all'autorità giudiziaria 2 se sorge questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione d'arbitrato e per legge deve essere decisa con autorità di giudicato. 3 quando rimettono alla Corte costituzionale una questione di legittimità costituzionale ai sensi dell'articolo 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87. Se nel procedimento arbitrale è invocata l'autorità di una sentenza e questa è impugnata, si applica il secondo comma dell'articolo 337. Una volta disposta la sospensione, il procedimento si estingue se nessuna parte deposita presso gli arbitri istanza di prosecuzione entro il termine fissato dagli arbitri stessi o, in difetto, entro un anno dalla cessazione della causa di sospensione. Nel caso previsto dal primo comma, numero 2 , il procedimento si estingue altresì se entro novanta giorni dall'ordinanza di sospensione nessuna parte deposita presso gli arbitri copia autentica dell'atto con il quale la controversia sulla questione pregiudiziale è proposta davanti all'autorità giudiziaria. 819-ter. Rapporti tra arbitri e autorità giudiziaria . La competenza degli arbitri non è esclusa dalla pendenza della stessa causa davanti al giudice, né dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente davanti al giudice. La sentenza, con la quale il giudice afferma o nega la propria competenza in relazione a una convenzione d'arbitrato, è impugnabile a norma degli articoli 42 e 43. L'eccezione di incompetenza del giudice in ragione della convenzione di arbitrato deve essere proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta. La mancata proposizione dell'eccezione esclude la competenza arbitrale limitatamente alla controversia dedotta in giudizio. Nei rapporti tra arbitrato e processo giudiziario non si applicano regole corrispondenti agli articoli 44, 45, 48, 50 e 295. In pendenza del procedimento arbitrale non possono essere proposte domande giudiziali aventi ad oggetto l'invalidità o inefficacia della convenzione di arbitrato. . Articolo 23 Modifiche al capo IV, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo IV è sostituito dal seguente CAPO IV DEL LODO 820. Termine per la decisione Le parti possono, con la convenzione di arbitrato o con accordo anteriore all'accettazione degli arbitri, fissare un termine per la pronuncia del lodo. Se non è stato fissato un termine per la pronuncia del lodo, gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel termine di duecentoquaranta giorni dall'accettazione della nomina. In ogni caso il termine può essere prorogato a mediante dichiarazioni scritte di tutte le parti indirizzate agli arbitri b dal presidente del tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, su istanza motivata di una delle parti o degli arbitri l'istanza può essere proposta fino alla scadenza del termine. In ogni caso il termine può essere prorogato solo prima della scadenza. Se le parti non hanno disposto diversamente, il termine è prorogato di centottanta giorni nei casi seguenti e per non più di una volta nell'ambito di ciascuno di essi a se debbono essere assunti mezzi di prova b se è disposta consulenza tecnica d'ufficio c se è pronunciato un lodo non definitivo o un lodo parziale d se è modificata la composizione del collegio arbitrale o è sostituito l'arbitro unico. Il termine per la pronuncia del lodo è sospeso durante la sospensione del procedimento. In ogni caso, dopo la ripresa del procedimento, il termine residuo, se inferiore, è esteso a novanta giorni. 821. Rilevanza del decorso del termine Il decorso del termine indicato nell'articolo precedente non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza. Se la parte fa valere la decadenza degli arbitri, questi, verificato il decorso del termine, dichiarano estinto il procedimento. 822. Norme per la deliberazione Gli arbitri decidono secondo le norme di diritto, salvo che le parti abbiano disposto con qualsiasi espressione che gli arbitri pronunciano secondo equità. 823. Deliberazione e requisiti del lodo Il lodo è deliberato a maggioranza di voti con la partecipazione di tutti gli arbitri ed è quindi redatto per iscritto. Ciascun arbitro può chiedere che il lodo, o una parte di esso, sia deliberato dagli arbitri riuniti in conferenza personale. Il lodo deve contenere 1 il nome degli arbitri 2 l'indicazione della sede dell'arbitrato 3 l'indicazione delle parti 4 l'indicazione della convenzione di arbitrato e delle conclusioni delle parti 5 l'esposizione sommaria dei motivi 6 il dispositivo 7 la sottoscrizione degli arbitri. La sottoscrizione della maggioranza degli arbitri è sufficiente, se accompagnata dalla dichiarazione che esso è stato deliberato con la partecipazione di tutti e che gli altri non hanno voluto o non hanno potuto sottoscriverlo 8 la data delle sottoscrizioni. 824. Originali e copie del lodo Gli arbitri redigono il lodo in uno o più originali. Gli arbitri danno comunicazione del lodo a ciascuna parte mediante consegna di un originale, o di una copia attestata conforme dagli stessi arbitri, anche con spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni dalla sottoscrizione del lodo. 824-bis. Efficacia del lodo Salvo quanto disposto dall'articolo 825, il lodo ha dalla data della sua ultima sottoscrizione gli effetti della sentenza pronunciata dall'autorità giudiziaria. 825. Deposito del lodo La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio della Repubblica ne propone istanza depositando il lodo in originale, o in copia conforme, insieme con l'atto contenente la convenzione di arbitrato, in originale o in copia conforme, nella cancelleria del tribunale nel cui circondario è la sede dell'arbitrato. Il tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è soggetto a trascrizione o annotazione, in tutti i casi nei quali sarebbe soggetta a trascrizione o annotazione la sentenza avente il medesimo contenuto. Del deposito e del provvedimento del tribunale è data notizia dalla cancelleria alle parti nei modi stabiliti dell'articolo 133, secondo comma. Contro il decreto che nega o concede l'esecutorietà del lodo, è ammesso reclamo mediante ricorso alla corte d'appello, entro trenta giorni dalla comunicazione la corte, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con ordinanza. 826. Correzione del lodo Ciascuna parte può chiedere agli arbitri entro un anno dalla comunicazione del lodo a di correggere nel testo del lodo omissioni o errori materiali o di calcolo, anche se hanno determinato una divergenza fra i diversi originali del lodo pure se relativa alla sottoscrizione degli arbitri b di integrare il lodo con uno degli elementi indicati nell'articolo 823, numeri 1 , 2 , 3 , 4 . Gli arbitri, sentite le parti, provvedono entro il termine di sessanta giorni. Della correzione è data comunicazione alle parti a norma dell'articolo 824. Se gli arbitri non provvedono, l'istanza di correzione è proposta al tribunale nel cui circondario ha sede l'arbitrato. Se il lodo è stato depositato, la correzione è richiesta al tribunale del luogo in cui è stato depositato. Si applicano le disposizioni dell'articolo 288, in quanto compatibili. Alla correzione può provvedere anche il giudice di fronte al quale il lodo è stato impugnato o fatto valere. . Articolo 24 Modifiche al capo V, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo V è sostituito dal seguente CAPO V DELLE IMPUGNAZIONI 827. Mezzi di impugnazione Il lodo è soggetto all'impugnazione per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo. I mezzi d'impugnazione possono essere proposti indipendentemente dal deposito del lodo. Il lodo che decide parzialmente il merito della controversia è immediatamente impugnabile, ma il lodo che risolve alcune delle questioni insorte senza definire il giudizio arbitrale è impugnabile solo unitamente al lodo definitivo. 828. Impugnazione per nullità L'impugnazione per nullità si propone, nel termine di novanta giorni dalla notificazione del lodo, davanti alla Corte d'appello nel cui distretto è la sede dell'arbitrato. L'impugnazione non è più proponibile decorso un anno dalla data dell'ultima sottoscrizione. L'istanza per la correzione del lodo non sospende il termine per l'impugnazione tuttavia il lodo può essere impugnato relativamente alle parti corrette nei termini ordinari, a decorrere dalla comunicazione dell'atto di correzione. 829. Casi di nullità L'impugnazione per nullità è ammessa, nonostante qualunque preventiva rinuncia, nei casi seguenti 1 se la convenzione d'arbitrato è invalida, ferma la disposizione dell'articolo 817, terzo comma 2 se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi prescritti nei capi II e VI del presente titolo, purché la nullità sia stata dedotta nel giudizio arbitrale 3 se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812 4 se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti della convenzione d'arbitrato, ferma la disposizione dell'articolo 817, quarto comma, o ha deciso il merito della controversia in ogni altro caso in cui il merito non poteva essere deciso 5 se il lodo non ha i requisiti indicati nei numeri 5 , 6 , 7 dell'articolo 823 6 se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine stabilito, salvo il disposto dell'articolo 821 7 se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte dalle parti sotto espressa sanzione di nullità e la nullità non è stata sanata 8 se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le parti purché tale lodo o tale sentenza sia stata prodotta nel procedimento 9 se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio 10 se il lodo conclude il procedimento senza decidere il merito della controversia e il merito della controversia doveva essere deciso dagli arbitri 11 se il lodo contiene disposizioni contraddittorie 12 se il lodo non ha pronunciato su alcuna delle domande ed eccezioni proposte dalle parti in conformità alla convenzione di arbitrato. La parte che ha dato causa a un motivo di nullità, o vi ha rinunciato, o che non ha eccepito nella prima istanza o difesa successiva la violazione di una regola che disciplina lo svolgimento del procedimento arbitrale, non può per questo motivo impugnare il lodo. L'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa se espressamente disposta dalle parti o dalla legge. E' ammessa in ogni caso l'impugnazione delle decisioni per contrarietà all'ordine pubblico. L'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è sempre ammessa 1 nelle controversie previste dall'articolo 409 2 se la violazione delle regole di diritto concerne la soluzione di questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione di arbitrato. Nelle controversie previste dall'articolo 409, il lodo è soggetto ad impugnazione anche per violazione dei contratti e accordi collettivi. 830. Decisione sull'impugnazione per nullità La corte d'appello decide sull'impugnazione per nullità e, se l'accoglie, dichiara con sentenza la nullità del lodo. Se il vizio incide su una parte del lodo che sia scindibile dalle altre, dichiara la nullità parziale del lodo. Se il lodo è annullato per i motivi di cui all'articolo 829, commi primo, numeri 5 , 6 , 7 , 8 , 9 , 11 o 12 , terzo, quarto o quinto, la corte d'appello decide la controversia nel merito salvo che le parti non abbiano stabilito diversamente nella convenzione di arbitrato o con accordo successivo. Tuttavia, se una delle parti, alla data della sottoscrizione della convenzione di arbitrato, risiede o ha la propria sede effettiva all'estero, la corte d'appello decide la controversia nel merito solo se le parti hanno così stabilito nella convenzione di arbitrato o ne fanno concorde richiesta. Quando la corte d'appello non decide nel merito, alla controversia si applica la convenzione di arbitrato, salvo che la nullità dipenda dalla sua invalidità o inefficacia. Su istanza di parte anche successiva alla proposizione dell'impugnazione, la corte d'appello può sospendere con ordinanza l'efficacia del lodo, quando ricorrono gravi motivi. 831. Revocazione ed opposizione di terzo Il lodo, nonostante qualsiasi rinuncia, è soggetto a revocazione nei casi indicati nei numeri 1 , 2 , 3 e 6 dell'articolo 395, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo. Se i casi di cui al primo comma si verificano durante il corso del processo di impugnazione per nullità, il termine per la proposizione della domanda di revocazione è sospeso fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla nullità. Il lodo è soggetto ad opposizione di terzo nei casi indicati nell'articolo 404. Le impugnazioni per revocazione e per opposizione di terzo si propongono davanti alla corte d'appello nel cui distretto è la sede dell'arbitrato, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo. La corte d'appello può riunire le impugnazioni per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo nello stesso processo, se lo stato della causa preventivamente proposta consente l'esauriente trattazione e decisione delle altre cause. . Articolo 25 Modifiche al capo VI, titolo VIII, libro IV 1. Al titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile il Capo VI è sostituito dal seguente CAPO VI DELL'ARBITRATO SECONDO REGOLAMENTI PRECOSTITUITI 832. Rinvio a regolamenti arbitrali La convenzione d'arbitrato può fare rinvio a un regolamento arbitrale precostituito. Nel caso di contrasto tra quanto previsto nella convenzione di arbitrato e quanto previsto dal regolamento, prevale la convenzione di arbitrato. Se le parti non hanno diversamente convenuto, si applica il regolamento in vigore al momento in cui il procedimento arbitrale ha inizio. Le istituzioni di carattere associativo e quelle costituite per la rappresentanza degli interessi di categorie professionali non possono nominare arbitri nelle controversie che contrappongono i propri associati o appartenenti alla categoria professionale a terzi. Il regolamento può prevedere ulteriori casi di sostituzione e ricusazione degli arbitri in aggiunta a quelli previsti dalla legge. Se l'istituzione arbitrale rifiuta di amministrare l'arbitrato, la convenzione d'arbitrato mantiene efficacia e si applicano i precedenti capi di questo titolo. . CAPO III DISPOSIZIONI FINALI Articolo 26 Modifiche all'articolo 23 della legge 23 novembre 1981, n. 689 1. All'articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 sono apportate le seguenti modifiche a al quinto comma, le parole ricorribile per cassazione sono sostituite dalla seguente appellabile b l'ultimo comma è abrogato. Articolo 27 Disciplina transitoria 1. Gli articoli 1 e 19, comma 1, lettera f , si applicano ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Tuttavia, ai provvedimenti del giudice di pace pubblicati entro la data di entrata in vigore del presente decreto si applica la disciplina previgente. 2. Le restanti disposizioni del Capo I si applicano ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze e gli altri provvedimenti pubblicati a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 3. Le disposizioni dell'articolo 20 si applicano alle convenzioni di arbitrato stipulate dopo l'entrata in vigore del presente decreto. 4. Le disposizioni degli articoli 21, 22, 23, 24 e 25 si applicano ai procedimenti arbitrali, nei quali la domanda di arbitrato è stata proposta successivamente all'entrata in vigore del presente decreto. 5. Le disposizioni dell'articolo 26 si applicano alle ordinanze pronunciate ed alle sentenze pubblicate a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Articolo 28 Abrogazioni 1. Alla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati gli articoli 833, 834, 835, 836, 837, 838 del codice di procedura civile. Articolo 29 Copertura finanziaria 1. Dall'attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato.

Schema di decreto legislativo recante modifica dell'organico della corte di cassazione e della disciplina relativa ai magistrati di merito applicati presso la stessa, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera e e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150. Articolo 1 Modificazioni all'organico dei magistrati addetti alla Corte suprema di cassazione 1. All'organico della magistratura ordinaria sono apportate le seguenti modificazioni a sono soppressi i trenta posti di magistrato di appello previsti in organico presso la Corte di cassazione oltre a quanto previsto dal comma 2, sono istituiti quindici posti di consigliere di cassazione b sono soppressi i ventidue posti di magistrato di appello destinato alla Procura generale presso la Corte di cassazione sono contestualmente istituiti ventidue posti di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione. 2. L'attribuzione dei posti di magistrato di cassazione di cui al comma 1, lett. a e b , è in ogni caso subordinata al contestuale riassorbimento delle posizioni soprannumerarie eventualmente determinatesi per effetto dell'applicazione dell'articolo 5. 3. L'articolo 115 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente 115. Magistrati di tribunale destinati all'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione. 1. Della pianta organica della Corte di cassazione fanno parte trentasette magistrati destinati all'ufficio del massimario e del ruolo al predetto ufficio possono essere designati magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di tribunale con non meno di cinque anni di effettivo esercizio delle funzioni di merito. . 4. La tabella B allegata alla legge 5 marzo 1991, n. 71, e successive modificazioni, è conformemente modificata ed è sostituita da quella allegata con il numero 1 al presente decreto. 5. La pianta organica per la Corte suprema di cassazione è modificata come da allegato 2 al presente decreto. 6. La pianta organica per la Procura generale presso la Corte suprema di cassazione è modificata come da allegato 3 al presente decreto. Articolo 2 Criteri per la attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità 1. Il servizio prestato per almeno otto anni presso l'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione costituisce, a parità di posizione in graduatoria, titolo preferenziale nell'attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità. Articolo 3 Modificazioni all'articolo 117 dell'ordinamento giudiziario 1. All'articolo 117, e alla relativa rubrica, dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, sono soppresse le parole di appello e e le parole e alla Procura generale presso la medesima Corte . Articolo 4 Abrogazione 1. L' articolo 116 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, è abrogato. Articolo 5 Magistrati di merito in servizio presso la Corte di cassazione 1. Nei posti soppressi ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettere a , b , sono trattenuti i magistrati in servizio alla data di acquisto di efficacia del presente decreto legislativo, ai quali il Consiglio superiore della magistratura può conferire, effettuate le valutazioni di competenza, nei limiti dei posti disponibili ed in ordine di anzianità di servizio, le funzioni di legittimità, se in possesso dei seguenti requisiti a conseguimento, precedentemente alla predetta data, della qualifica di magistrato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina a magistrato di cassazione b svolgimento, nei sei mesi antecedenti alla data di acquisto di efficacia del presente decreto legislativo, delle funzioni di legittimità per avere concorso a formare i collegi nelle sezioni ovvero per avere svolto le funzioni di pubblico ministero in udienza. 2. I magistrati in servizio alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera e , della legge 25 luglio 2001, numero , per il quali non è stato possibile il conferimento delle funzioni di legittimità ai sensi del comma 1, sono trattenuti, in via transitoria, in servizio nei posti soppressi. 3. Il procedimento di copertura dei posti di cui al comma 1 può essere iniziato con modalità d'urgenza dal Consiglio superiore della magistratura fin dal giorno stesso di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale. Articolo 6 Decorrenza dell' efficacia 1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 5, comma 3, le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo sono efficaci a far data dal novantesimo giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Articolo 7 Copertura finanziaria 1. Per l'attuazione dell'articolo 1, comma 1, è autorizzata la spesa massima di 629.000 euro per l'anno 2005 e di 1.258.000 euro a decorrere dall'anno 2006. Al relativo onere si provvede a valere delle risorse previste dall'articolo 2, comma 39, della legge 25 luglio 2005, n. 150. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma il. All.1. Articolo 1, comma 3 TABELLA B PIANTA ORGANICA DELLA MAGISTRATURA ORDINARIA Funzione Organico Primo presidente 1 Procuratore generale presso la Corte di cassazione, presidente aggiunto della Corte di cassazione, Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione, presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche 4 Presidenti di sezione della corte di cassazione ed equiparati 111 Consiglieri della Corte di cassazione 679 Magistrati di corte d'appello, magistrati di tribunale ed equiparati 8784 Uditori giudiziari 330 Magistrati di merito e di legittimità ed equiparati, esclusi gli uditori giudiziari, destinati a funzioni non giudiziarie 200 Totale 10.109 All. 2 Articolo 1, comma 4 PIANTA ORGANICA PER LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Funzione Organico Primo presidente della Corte di cassazione 1 Presidente aggiunto della Corte di cassazione 1 Presidente di sezione della corte di cassazione 54 Consigliere della Corte di cassazione 303 Magistrato di tribunale destinato all'ufficio del massimario e del ruolo 37 All.3 Articolo 1, comma 5 PIANTA ORGANICA PER LA PROCURA GENERALE PRESSO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Funzione Organico Procuratore generale presso la Corte di cassazione 1 Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione 1 Avvocato generale presso la Corte di cassazione 5 Sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione 65 Relazione illustrativa Il provvedimento attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera e e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150, recante delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l'emanazione di un testo unico, laddove, in particolare, si prevede che vengano emanati uno o più decreti legislativi diretti a modificare l'organico della Corte di cassazione e la disciplina dei magistrati applicati presso la medesima. Nel rivedere la pianta organica della Corte di cassazione il legislatore delegante ha inteso destinare all'esercizio delle funzioni di legittimità solo magistrati ai quali il Consiglio superiore abbia conferito tali specifiche funzioni, eliminando, dunque, la possibilità che esse siano attribuite a magistrati di merito con provvedimenti dei Capi della procura generale e della Corte stessa come previsto dagli articoli 115 e 116 dell'ordinamento giudiziario vigente . In un'ottica di razionalizzazione dell'utilizzazione delle risorse professionali disponibili, nonché di valorizzazione del ruolo della Suprema Corte, il legislatore delegante ha previsto, in primo luogo, la soppressione di quindici posti, destinati ad essere coperti da magistrati di appello, previsti in organico presso la Corte di cassazione, nonché di tutti e ventidue i posti, pure destinati ad essere coperti da magistrati di appello, previsti in organico presso la Procura generale presso la Corte di cassazione e l'istituzione, in luogo dei posti soppressi, di altrettanti posti destinati a magistrati di cassazione, i quali presteranno servizio presso la Corte, o presso la Procura generale, nella stessa proporzione dei posti soppressi. L'intento manifestato dal legislatore, nel complesso della delega, di consentire l'accesso alle funzioni di legittimità solo con le modalità previste nella delega medesima, ha poi indotto lo stesso legislatore delegante a prevedere la soppressione di ulteriori quindici posti destinati ai magistrati di appello, assegnando gli stessi a magistrati di tribunale. Il legislatore delegante ha infine previsto che i trentasette magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di tribunale facenti parte della pianta organica della Corte, siano destinati a prestare servizio presso gli uffici del massimario e del ruolo e che il servizio prestato per almeno otto anni presso tali uffici costituisca, a parità di graduatoria, titolo preferenziale nell'attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità. Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge numero 150 del 2005, sullo schema di decreto legislativo sono stati acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati, espressi in data 30 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione e del Senato della Repubblica, espressi in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 24 novembre 2005 dalla Commissione programmazione economica, bilancio. A riguardo sono state recepite, trattandosi di indicazioni avanzate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, le condizioni formulate dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati e dalla Commissione programmazione economica, bilancio del Senato della Repubblica. Parimenti sono state recepite le condizioni formulate dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente all'articolo 5, trattandosi di intervento correttivo del testo, suggerito anche dall'osservazione formulata dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica. Non si è ritenuto, invece, di recepire le osservazioni formulate dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati e dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica, relativamente all'inserimento di una previsione volta a consentire la possibilità di continuare a destinare in udienza i magistrati ai quali non è stato possibile il conferimento delle funzioni di legittimità e che siano stati trattenuti, in via transitoria, in servizio, nei posti soppressi. Ciò, in quanto una siffatta previsione, consentendo il perpetuarsi, per un periodo di tempo che potrebbe essere anche assai significativo, dell'esercizio di funzioni di legittimità, da parte dei magistrati di merito applicati in cassazione, appare in contrasto con l'intento manifestato dal legislatore nel complesso della delega di consentire l'accesso a tali funzioni solo con le modalità previste nella delega medesima e di evitare, quindi, ogni commistione di ruoli e funzioni. L'articolo 1 prevede le modificazioni all'organico della Corte di cassazione ed alla disciplina relativa ai magistrati applicati presso la stessa alle quali si è fatto, in precedenza, riferimento. L'articolo 2 prevede, come pure si è sopra anticipato, che il servizio prestato per almeno otto anni presso l'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione costituisce, a parità di graduatoria, titolo preferenziale nell'attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità. L'articolo 3 prevede la modifica dell'articolo 117 dell'Ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1041, n. 12. Sono state, in particolare, soppresse, nel corpo di tale disposizione, oltre alle parole e di appello , così come espressamente indicato all'articolo 2, comma 5, lettera e , della legge di delegazione, anche le parole e alla Procura generale presso la medesima Corte , soppressione che costituisce una mera conseguenza della prima, atteso che nell'organico della Procura generale presso la Corte di cassazione erano previsti solo posti destinati a magistrati di appello, ormai soppressi. L'articolo 4 abroga - come espressamente previsto dalla delega articolo 2, comma 5, lettera e - l'articolo 116 dell'Ordinamento giudiziario. L'articolo 5 detta norme transitorie dirette ad evitare che la soppressione dei posti prevista dall'articolo 1 possa recare nocumento alla funzionalità della Corte di cassazione. A tal fine la procedura di copertura dei posti avviene indipendentemente da parte del Consiglio superiore della magistratura fin dal momento di pubblicazione del decreto, che dispiega i suoi effetti restanti dal novantesimo giorno successivo, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma, 2, della legge numero 150 del 2005 articolo 6 . L'articolo 7 prevede la copertura finanziaria degli oneri a carico del bilancio dello Stato derivanti dall'applicazione delle disposizioni recate dal decreto. ANALISI TECNICO NORMATIVA 1. ASPETTI TECNICO NORMATIVI a necessità dell'intervento normativo. L'intervento è necessario costituendo attuazione della previsione della legge di delega. b analisi del quadro normativo e incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti. L'intervento incide sulle disposizioni dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto numero 12 del 1941, nonché sulle piante organiche della magistratura ordinaria, della Corte di cassazione e della Procura generale presso la Suprema Corte. c analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento comunitario. Nessun contrasto. d analisi della compatibilità con le competenze delle regioni ordinarie ed a statuto speciale Nessun profilo di sovrapposizione, stante la competenza esclusiva statale in materia. e verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali. Nulla da rilevare. f verifica dell'assenza di rilegificazione e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione. Nulla da rilevare. 2. ELEMENTI DI DRAFTING E LINGUAGGIO NORMATIVO a individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso. Nulla da rilevare. b verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi. I riferimenti normativi figuranti nel testo sono corretti. c ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni alle disposizioni vigenti. Nel testo si fa ricorso alla tecnica della novellazione all'articolo 3, ove sono previste modificazioni all'articolo 117 dell'Ordinamento giudiziario. Tali modificazioni sono direttamente previste, od immediata conseguenza, dei principi e criteri direttivi dettati dalla legge di delegazione. d individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo Non vi sono effetti abrogativi impliciti. ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE a Ambito dell'intervento, con particolare riguardo all'individuazione delle amministrazioni, dei soggetti destinatari e dei soggetti coinvolti. Coinvolti sono l'Amministrazione della giustizia ed il Consiglio superiore della magistratura. b Esigenze sociali, economiche e giuridiche prospettate dalle amministrazioni e dai destinatari ai fini di un intervento normativo. Nulla da rilevare. c Obiettivi generali e specifici, immediati e di medio/lungo periodo. Vedi relazione illustrativa. d Presupposti attinenti alla sfera organizzativa, finanziaria, economica e sociale. Nulla da rilevare. e Aree di criticità. Nessuna. f Opzioni alternative alla regolazione ed opzioni regolatorie, valutazione delle opzioni regolatorie possibili. Non vi sono opzioni alternative alla regolazione. g Strumento normativo eventualmente più appropriato. Il decreto legislativo è espressamente previsto come strumento attuativo dalla fonte delegante. MONITORAGGIO PROGRAMMA GOVERNO AMMINISTRAZIONE PROPONENTE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PROVVEDIMENTO PROPOSTO Decreto legislativo recante modifica dell'organico della Corte di cassazione e della disciplina relativa ai magistrati di merito applicati presso la stessa, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera e e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150. d.d.l. cost. d.d.l. ord. decreto-legge d.Xlgs. d.P.R. d.P.C.M. d.m. Altro * barrare la casella che interessa OBIETTIVO DEL PROGRAMMA DI GOVERNO Nuovo descrizione G .M./G.S. e macro-area di riferimento ** già inserito nella griglia programmatica indicare il n. Progetto Ordinamento della magistratura GS-3 ** G.M. = Grande Missione G.S. = Grande Strategia FONTI NORMATIVE DI RIFERIMENTO Primarie Secondarie tipo Data Numero tipo data numero Legge 5 marzo 1991 71 Regio decreto 30 gennaio 1941 12 Legge 25 luglio 2005 150 STANZIAMENTI DI BILANCIO U.P.B. Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle fin e.f. 2005 e.f. 2006 e.f. 2007 event. oneri a regime importo importo importo importo 629.000 1.258.000 1.258.000 1.258.000 STRUMENTI ATTUATIVI PREVISTI tipo contenuto Scadenza nessuno RELAZIONE TECNICA Ai sensi dell'Articolo11 ter della legge 468/1978 e successive modificazioni e integrazioni SEZIONE I DESCRIZIONE DELL'INNOVAZIONE NORMATIVA RELAZIONE TECNICA SU INIZIATIVA GOVERNATIVA A Titolo del provvedimento SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE MODIFICA DELL'ORGANICO DELLA CORTE DI CASSAZIONE E DELLA DISCIPLINA RELATIVA AI MAGISTRATI DI MERITO APPLICATI PRESSO LA STESSA, IN ATTUAZIONE DEGLI ARTICOLI 1, COMMA 1, LETTERA E E 2, COMMA 5, DELLA LEGGE 25 LUGLIO 2005, numero B Amministrazione proponente Ministero della giustizia Amministrazione competente Ministero della giustizia C TIPOLOGIA DELL'ATTO Schema Decreto Legislativo E Indice delle disposizioni rilevanti ai fini della relazione tecnica PER LE CONSEGUENZE FINANZIARIE 1. Articolo 1 comma 1 PER LA COPERTURA 1. Articolo 7 comma 1 PER LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA 1. Articolo 7 comma 1 F Il provvedimento NON comporta oneri per le Pubbliche Amministrazioni diverse dallo Stato SEZIONE II QUANTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI FINANZIARI L'articolo 1 comma 1 prevede la soppressione di complessivi 52 posti di magistrato di appello, di cui 30 destinati alla Corte di Cassazione e 22 destinati alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione e, l'istituzione, in loro vece, di 37 posti di magistrato di Cassazione nonché di 15 posti di magistrato di tribunale destinati alla Corte di Cassazione.Ai fini della determinazione degli oneri a carico del bilancio dello Stato si è tenuto conto delle sole differenze stipendiali tra magistrati di appello e magistrati di cassazione per un numero di 37 posti in quanto l'istituzione dei 15 posti di magistrato di tribunale destinati alla Corte di Cassazione in sostituzione di 15 posti di magistrato di appello destinati alla Corte di Cassazione non determina nuovi oneri bensì un risparmio di spesa derivante dalle differenze stipendiali delle due posizioni economiche, risparmio che comunque non concorre, quale somma algebrica, alla quantificazione dell'onere finale. La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa NO Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Numero dei nuovi posti dei magistrati di cassazione 37 Importo medio differenziale stipendiale 34.000 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 6 mesi 34.000 X 37 posti 50% = 629.000 Anno 2006 e successivi 34.000 X 37 posti = 1.258.000