Poliziotto ambientalista (purché fuori servizio)

Annullata la sanzione comminata dal questore di Rovigo a un agente reo di aver scritto un articolo sulla realizzazione di un ente parco prendendo posizione politica

Il poliziotto che firma un articolo a nome dell'associazione di cui fa parte e lo scrive fuori servizio anche se rimprovera a una delle formazioni politiche in competizione per le elezioni amministrative di nutrire all'interno dei contrasti non può essere punito. A stabilirlo è stata la prima sezione del Tar Veneto con la sentenza 591/06 depositata lo scorso 14 marzo 2006 e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici veneti hanno accolto il ricorso di un funzionario della Polizia di Stato che si era visto irrogare dal Questore di Rovigo la sanzione del richiamo non solo per la superficialità e la leggerezza nella lotta alla caccia abusiva sulla foce del Po, ma anche per aver scritto sul Gazzettino un articolo dove il poliziotto aveva preso posizione sulla realizzazione di un ente parco. La pubblicazione, del resto sosteneva il Questore, era avvenuta a nome di un'associazione socio-culturale favorevole alla creazione di questo ente. Tuttavia, nell'articolo il funzionario rimarcava i contrasti in seno al partito politico di maggioranza poco prima delle elezioni amministrative. Per cui, secondo il questore, vìolava l'articolo 81 della legge 121/81 che vieta agli appartenenti alle forze di Polizia di esprimere la propria opinione su un tema di interesse politico, a condizione però, ha chiarito la difesa, che siano in servizio. Altrimenti, il divieto non sussiste. Il Tribunale veneziano nell'accogliere il ricorso ha spiegato che non si poteva rimproverare al poliziotto di aver preso parte a una competizione politica, né si può ritenere che l'articolo ne abbia compromesso l'imparzialità delle funzioni svolte. Semplicemente l'associazione nel cui nome il funzionario ha firmato il pezzo non è strettamente politica, al più ambientalistica e quindi, in quanto tale, non ha preso parte alla competizione elettorale. Piuttosto l'associazione era interessata a che la parte politica vincitrice inserisse nel proprio programma la realizzazione dell'ente parco. Per cui, la pubblicazione dell'articolo costituisce la manifestazione di un pensiero e l'espressione di tale libertà che la nostra Carta fondamentale tutela all'articolo 2. cri.cap

Tar Veneto - Sezione prima - sentenza 16 febbraio-14 marzo 2006, n. 591 Presidente Stevanato - Relatore Franco Ricorrente Roccato Il sig. Roccato, assistente di polizia in servizio presso il commissariato di Porto Tolle, espone che, l'11 settembre 1999, nel corso di un'escursione in canoa in compagnia di altra persona alla foce del Po, notava un cacciatore intento a raccogliere selvaggina abusivamente abbattuta perché in area naturale protetta , ravvisandone i tratti somatici. Questi si dava alla fuga con un automezzo di cui il Roccato riusciva a leggere la targa. Il Roccato, dopo avere svolto indagini presso il centro informativo dell'ACI dietro autorizzazione del dirigente del commissariato e controllato l'archivio delle licenze di caccia con le relative foto, effettuava l'annotazione di servizio specificando di avere con approssimazione individuato il cacciatore nella persona di un titolare di una licenza di caccia. Questi risultava estraneo all'atto dell'identificazione avvenuta senza la presenza dello steso Roccato, non autorizzato dal commissario . A seguito di altre ricerche mediante più precisa individuazione della targa -prosegue l'esposizioneveniva individuata altra persona sempre con approssimazione , ed effettuata una seconda annotazione. In una riunione di cacciatori a Porto Tolle del 23 settembre 1999, con la presenza di un rappresentante della Ps, intanto, questi accusavano il Roccato di avere effettuato il maggior numero di segnalazioni in ordine a violazioni delle norme sulla caccia, auspicandone un'esemplare punizione. Seguiva la contestazione di addebiti disciplinari, con atto del 21 ottobre 1999, per avere il Roccato agito con grave superficialità e negligenza , venendo meno ai doveri di correttezza, imparzialità, ecc. Dopo le giustificazioni dell'interessato, il Questore, con decreto 108/00, irrogava la sanzione del richiamo scritto invece della pena pecuniaria, in considerazione dell'assenza di precedenti , ai sensi dell'articolo 3, n. 2 del Dpr 737/81, per redazione dell'annotazione di servizio con superficialità e leggerezza, essendo risultata estranea ai fatti la persona individuata mediante la fotografia sul permesso di caccia. Contro tale sanzione, chiedendone l'annullamento, l'interessato insorge con il ricorso rubricato al n. 965/2000, deducendo con il primo motivo eccesso di potere per travisamento dei fatti, sul rilievo che egli aveva sempre manifestato, nelle annotazioni inerenti alla violazione, di avere riconosciuto con approssimazione e probabilmente l'autore del reato, e che inutilmente aveva richiesto di essere presente all'identificazione per meglio osservare di persona, onde più sicuramente individuarlo, l'autore della trasgressione. Dell'incertezza del riconoscimento era ben consapevole il dirigente, laddove, lungi da dimostrare superficialità e leggerezza , egli ha dato prova di acume investigativo, come dimostra l'esito dell'accertamento incrociato con i dati dell'Aci. Con il secondo mezzo si deduce violazione degli articolo 13 e 14 del Dpr 737/81 ed eccesso di potere per difetto di istruttoria, sul rilievo che non sono state svolte le richieste attività istruttorie, essendo stato rifiutata l'audizione, in qualità di testimoni, di persone informate dei fatti ciò che avrebbe giovato al chiarimento dei fatti stessi , con negazione del confronto tra tesi accusa e difesa. Con il terzo motivo si lamenta violazione dell'articolo 3 della legge 241/90 ed eccesso di potere per motivazione insufficiente, sul rilievo che la motivazione addotta a sostegno del provvedimento irrogativo della sanzione appare apodittica, generica e astratta, avuto riguardo anche al fatto che le giustificazioni non sono state prese in debita considerazione, come si evince dalla mancanza di riferimenti al riguardo. Con il quarto mezzo si deduce incompetenza relativa, assumendosi che la competenza ad irrogare il richiamo scritto è attribuita ai dirigenti dei commissariati, e non al questore. Con il quinto motivo si deduce eccesso di potere per sviamento e ingiustizia grave e manifesta, come si evince anche dal diniego di accesso a taluni dei documenti richiesti in particolare, la relazione redatta in relazione alla menzionata assemblea dei cacciatori del 23 settembre 1999 . Con il sesto mezzo si lamenta violazione degli articolo 3 e 97 Costituzione, prospettandosi la questione di costituzionalità della normativa dettata in materia di sanzioni disciplinari inerenti al personale della Polizia di Stato, di cui al Dpr 737/81, che non garantisce adeguatamente il diritto di difesa nei relativi procedimenti, al contrario di quanto avviene, ora, per il personale affine della Polizia penitenziaria, posta con il Dpr 449/92 assumibile come tertium comparationis in quanto si tratta di personale di polizia anche in quel caso e come vorrebbe l'evoluzione legislativa al riguardo . Ivi, infatti, è garantita all'incolpato la presenza di un difensore tecnico. In particolare, gli articolo 4 e 20 sarebbero in contrasto con gli articolo 3 e 97 Costituzione. Non si è costituita l'amministrazione. Successivamente, iniziava l'iter un nuovo procedimento disciplinare, a seguito della comparsa sulle pagine locali del quotidiano Il Gazzettino del 6 maggio 2003, di un articolo a firma del Roccato, in qualità di appartenente all'associazione amici del parco del delta del Po , in cui si rimarcavano i contrasti in seno a un partito politico di maggioranza in ordine alla realizzazione dell'ente parco, e si prendeva posizione contro gli oppositori di tale progetto. Al Roccato -che poi era uscito indenne da un processo per diffamazione su un sito internet intentagli dall'associazione nazionale cacciatori con sentenza di assoluzione 104/03 - veniva notificata contestazione di addebiti, con nota del 10 maggio 2003 per avere evidenziato, in periodo elettorale, le contraddizioni di una formazione politica, con contestuale affermazione che altro schieramento politico guarda al futuro in termini più moderni, e che dette dichiarazioni sono state riprese da esponenti politici. Detto comportamento contrasterebbe con l'assoluta imparzialità delle funzioni, di cui all'articolo 81 della legge 121/81, configurando la mancanza di cui all'articolo 4, n. 14 del Dpr 737/81. Seguivano circostanziate giustificazioni, disattese dal Questore, che, respinta anche l'istanza di ricusazione per grave inimicizia perché prevista solo in relazione alla sospensione e alla destituzione , irrogava la sanzione disciplinare della pena pecuniaria di 2/30 della retribuzione articolo 4, n. 14 del Dpr 737/81 . Contro tale provvedimento insorge l'interessato con ricorso registrato al n. 2707/2003, deducendo con il primo motivo violazione e falsa applicazione dell'articolo 81 della legge 121/81 illegittimità costituzionale per violazione degli articolo 18 e 21 Costituzione. Si sostiene che non può darsi un'interpretazione dell'articolo 81 citato tanto rigorosa da impedire agli appartenenti al corpo di polizia di esprimere la propria argomentata opinione su un tema di interesse politico, specialmente trattandosi di rappresentante di un'associazione culturale. In tal modo verrebbe leso, infatti, il diritto di associazione e la libertà di pensiero tutelati, rispettivamente, dagli art, 18 e 21 Costituzione. Il divieto per detto personale di iscriversi a partiti politici, inoltre, sancito nell'articolo 114 della stessa legge, non essendo stato convertito in legge il D.L. che tanto vietava in attesa di una disciplina della materia, deve ritenersi non più in vigore. L'articolo 81 va interpretato, dunque, evolutivamente, intendendosi che il divieto sia operante soltanto allorquando gli appartenenti alla Ps siano in servizio. Tanto, infatti, viene stabilito per gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria dall'articolo 19 della legge 395/90. Con il secondo mezzo si deduce violazione dell'articolo 149 del Dpr 3/1957, dell'articolo 31 del Dpr 737/81 e del principio di imparzialità del giudice disciplinare. Si sostiene che il Questore avrebbe dovuto astenersi dal procedimento disciplinare, poiché, da un lato, aveva espresso la sua opinione circa la colpevolezza del Roccato in un'intervista, dall'altro sussisteva grave inimicizia con l'incolpato, cui egli aveva irrogato in precedenza la sanzione disciplinare di cui al ricorso precedente, e in più il ricorrente aveva segnalato il coinvolgimento nella vicenda della moglie del questore, esponente politico del partito di cui sopra, ai sensi della norma su menzionata, richiamata dall'articolo 131 della legge 121/81. Con il terzo mezzo si lamenta eccesso di potere per ingiustizia grave e manifesta, sull'assunto, altresì, di essere sorvegliato dal questore che aveva subito informato il Ministero , che è stato assolto nel processo penale con condanna alle spese a carico dei querelanti e che non era stata annotata nel foglio matricolare l'ordinanza con la quale questa Ga aveva accolto la domanda cautelare inerente al ricorso precedente. Con il quarto motivo si deduce violazione dell'ordinanza cautelare 602/00 ed eccesso di potere per travisamento dei fatti in relazione alla omessa annotazione sul foglio matricolare della richiamata ordinanza cautelare. Con il quinto mezzo si lamenta violazione degli artt. 3 e 97 Costituzione, in relazione alle garanzie procedimentali e alla mancata previsione di una difesa tecnica, riproponendosi la questione di costituzionalità già prospettata con il sesto motivo del ricorso precedente. Si è costituita l'Amministrazione dell'Interno, eccependo di avere correttamente applicato la normativa vigente e controdeducendo nel merito in ordine alle singole censure. Con memoria conclusionale, infine, il difensore del ricorrente ha riconfermato le censure già svolte. All'udienza i difensori comparsi hanno confermato le rispettive conclusioni, dopo di che le cause sono state trattenute in decisione. Diritto 1- Preliminarmente il Collegio dispone la riunione dei giudizi, in considerazione della loro connessione soggettiva, e, in parte, oggettiva, pur avendo riguardo all'autonomia delle relative vicende. 2- Con il primo dei ricorsi riuniti l'interessato si duole dell'irrogazione della sanzione disciplinare del richiamo scritto , nei termini visti nella narrativa in fatto che precede. In effetti il ricorrente è stato punito, sia pure con una sanzione lieve, poiché gli si rimproverava di avere tenuto un comportamento gravemente superficiale e negligente nell'individuare, a mezzo della fotografia figurante sul permesso di caccia, la persona che aveva abbattuto diversi capi di selvaggina in area protetta quale il delta del Po, in violazione delle norme inerenti, e di non avere osservato il dovere di imparzialità che sempre deve tenere un appartenente alla Ps. Tuttavia, l'esame obbiettivo degli atti nonché dello sviluppo cronologico dei fatti mostra di per sé solo che non sembra potersi addebitare al ricorrente simili violazioni del Dpr 737/81 recante norme sulle sanzioni disciplinari al personale di pubblica sicurezza e sul relativo procedimento . Al contrario, sottolineato che in entrambe le annotazioni di servizio il medesimo aveva indicato le generalità del cacciatore abusivo con approssimazione, e che inutilmente egli aveva evidenziato la necessità di un raffronto diretto con la persona, al fine di potere acquisire la certezza dell'individuazione effettuata mediante ricerche documentali, sembra piuttosto che lo stesso ricorrente si sia rivelato, nella specie, un valido investigatore come già posto in risalto nella motivazione dell'ordinanza di accoglimento della domanda di misure cautelari da parte della Sezione . Si manifestano fondate, per tali sintetiche considerazioni, le censure mosse, con maggiore riguardo all'andamento fattuale, con i primi tre mezzi di impugnazione. Ma anche il quarto motivo si manifesta a sua volta fondato. Ed invero, avendo il questore deciso -in considerazione della mancanza di precedenti in capi all'incolpatodi irrogare la sanzione del richiamo scritto in luogo di quella pecuniaria, egli non poteva ignorare che, in base al chiaro disposto dell'articolo 2, ultimo comma, detta sanzione va inflitta dal capo dell'ufficio o dal comandante del reparto dal quale il trasgressore gerarchicamente dipende organo che, nella fattispecie, era da identificare nel dirigente del commissariato dove prestava servizio l'incolpato . Per le ragioni su esposte il ricorso si manifesta fondato e va accolto. Per l'effetto è annullato il provvedimento sanzionatorio impugnato. 3- Anche il secondo dei ricorsi riuniti è meritevole di accoglimento, sulla scorta di considerazioni prevalentemente di ordine giuridico di più delicato apprezzamento, in corrispondenza, del resto, con le censure mosse dal ricorrente avverso il decreto questorile di irrogazione della sanzione disciplinare pecuniaria. La vicenda, come si è visto nella narrativa in fatto, prende le mosse dalla pubblicazione sulle pagine locali un quotidiano, di un articolo a firma del ricorrente, ove lo stesso prende posizione sulla questione della realizzazione dell'ente parco, in ordine alla quale si registravano contrasti in seno al partito principale della coalizione di maggioranza, con un accenno alla diversa più aperta posizione assunta al riguardo dalla coalizione di opposizione. Oggettivamente, la cosa poteva assumere maggiore rilievo come è accaduto in capo all'organo che ha inflitto la sanzione per il fatto che la pubblicazione è avvenuta durante la campagna elettorale relativa alle elezioni amministrative, e per il fatto che l'autore rimprovera ad una delle formazioni politiche in competizione di nutrire nel suo seno contrasti e di non essere, pare di capire, nel complesso favorevole alla realizzazione dell'ente parco . Questi ultimi elementi inducono a considerare, tuttavia, con attenzione quanto già evidenziato dal ricorrente, il quale chiarisce di essersi espresso in quanto responsabile di un'associazione favorevole alla creazione di detto ente come si evince dalla sua stessa denominazione , in cui il ricorrente ricopre un apposizione di rilievo, e che la firma in calce all'articolo è accompagnata, appunto, dalla dicitura amici del parco delta Po . Sembra indubbio, in altre parole, che l'autore dell'articolo non sottoscrive l'articolo in qualità di poliziotto, e che il medesimo, nello stilare lo ascritto in questione, non si trovava in servizio, né si trattava di una manifestazione politica. Il quesito che si pone è, dunque, se sia lecito per il personale della P.S. che versi in simile situazione, esprimersi come cittadino appartenente ad una di quelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità per le quali l'articolo 2 della Costituzione appronta una tutela di tutto riguardo. Le stesse, invero, per la citata norma della Carta, sono un mezzo mediante il quale si esprime l'individuo, cui essa riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo. Ora, occorre considerare che tali diritti inviolabili attengono eminentemente alla manifestazione del pensiero tutelato dall'articolo 21 Costituzione , e alla libertà di associazione, riconosciuta e garantita dell'articolo 18 Costituzione. Orbene, è in tale quadro di garanzie costituzionali che occorre inquadrare la situazione degli appartenenti al corpo di Ps, per i quali l'articolo 98 della medesima Costituzione prevede che si possano, con legge ordinaria, stabilire limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici. Senonché, posto che qui non si fa questione, in senso proprio, di libertà di iscriversi ai partiti politici, va ricordato -come fa la difesa del ricorrenteche deve ritenersi inoperante un siffatto divieto, posto con l'articolo 114 della legge 121/81, posto che non si è a conoscenza di proroghe del termine annuale ivi previsto in passato più volte prorogato . Tanto chiarito in via incidentale in ordine al divieto menzionato, osserva il Collegio che l'interpretazione dell'articolo 81 della stessa legge -di cui la Pa resistente ha fatto applicazione nel caso di speciedeve avvenire in senso conforme alle norme Costituzionali sui diritti fondamentali poco addietro menzionati articolo 21 e articolo 18 Costituzione . L'articolo 81, al comma 1, testualmente recita Gli appartenenti alle forze di polizia debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche e non possono assumere comportamenti che compromettano l'assoluta imparzialità delle loro funzioni. Agli appartenenti alle forze di polizia è fatto divieto di partecipare in uniforme, anche se fuori servizio, a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche o sindacali, salvo quanto disposto dall'articolo seguente. È fatto altresì divieto di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni . Orbene, avuto riguardo anche al tenore letterale del precetto or ora riportato, osserva il Collegio che, in senso proprio, non si poteva rimproverare al ricorrente di avere preso parte a una competizione politica, né può ritenersi che l'avere stilato l'articolo in discussione ne abbia compromesso l'imparzialità delle funzioni di funzionario di Ps svolte. Né, infine, nella specie trattatasi di una manifestazione di un'organizzazione o associazione politica. Semplicemente, l'associazione nel cui nome egli ha sottoscritto l'articolo è non strettamente politica, ma lato sensu socioculturale, e più specificamente, al più, ambientalistica, che in quanto tale non prende parte alla competizione elettorale, ma è interessata a che la parte politica vincitrice inserisca nel programma la realizzazione dell'ente che è ragione e ispirazione della fondazione dell'associazione stessa. In tale quadro deve ritenersi che la pubblicazione dello scritto de quo costituisca manifestazione di pensiero e di espressione di tale libertà nell'ambito di una formazione sociale di cui all'articolo 2 della Carta costituzionale. Per tale ragione non poteva legittimamente rimproverarsi al ricorrente la pubblicazione medesima. Degno di favorevole considerazione è, pertanto, il primo mezzo di impugnazione. Conclusivamente, per le considerazioni su esposte, il ricorso si manifesta fondato e va accolto, previo assorbimento di ogni altra censura. Per l'effetto, è annullato il provvedimento impugnato. Le spese seguono la soccombenza, e sono liquidate come da dispositivo. PQM Il Tar per il Veneto, Sezione prima, definitivamente pronunziando sui ricorsi in epigrafe, respinta ogni altra domanda o eccezione, preliminarmente li riunisce indi li accoglie entrambi. Per l'effetto, sono annullati i provvedimenti con gli stessi impugnati. Condanna l'amministrazione dell'Interno al pagamento delle spese e onorari di giudizio a favore della parte vittoriosa, che liquida forfetariamente in euro 2.500,00, oltre agli oneri di legge Iva e Cpa . Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. T.A.R. per il Veneto - I Sezione nn.rr.gg. 965/00-2707/03 2 3