Caso Sofri, la Consulta decide sulla Grazia

Si è svolta ieri l'udienza pubblica per il conflitto di attribuzioni che vede contrapporsi il ministro della Giustizia al Presidente della Repubblica. Assente Castelli. I giudici riuniti in camera di consiglio

Grazia, udienza lampo alla Corte costituzionale per il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato che vede contrapposti il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ed il ministro della Giustizia uscente Roberto Castelli sulla questione della controfirma del decreto di clemenza. Ieri, infatti, la seduta pubblica della Consulta è durata poco più di 10 minuti ed è iniziata con l'introduzione del giudice relatore Alfonso Quaranta che ha riassunto i termini del caso. Pochi minuti dopo si è conclusa con il breve intervento dell'avvocato generale dello Stato Ignazio Francesco Caramazza che ha deciso di non aggiungere altro rispetto alle memorie scritte perché il ministro Roberto Castelli non si è costituito in giudizio. Per rispetto del principio del contraddittorio - ha detto Caramazza - la difesa non può che riportarsi alle argomentazioni delle memorie scritte ed insistere sulle ragioni delle conclusioni . Il conflitto. All'origine del conflitto vi è il rifiuto del Guardasigilli di dar corso alla decisione del Capo dello Stato di concedere la clemenza ad Ovidio Bompressi, l'ex militante di Lotta Continua condannato assieme ad Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani a 22 anni di carcere per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, assassinato il 17 maggio 1972 a Milano si veda in proposito il quotidiano dello scorso 28 settembre . Il ricorso del Quirinale. Era il 24 novembre 2004 quando l'inquilino del Colle, contestualmente alla firma della grazia per Graziano Mesina, la primula rossa del banditismo sardo , Aldo Orrù, condannato per omicidio con fine pena nel 2009 e Luigi Pellè, un ex carabiniere in forza alla Dia in carcere per aver ucciso un giovane che stava rubando un'automobile, disse che si riservava di assumere le proprie decisioni , dopo che il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, aveva manifestato la sua contrarietà a graziare Bompressi. A sei mesi di distanza dall'inizio del contrasto tra Ciampi e Castelli, il 10 giugno dello scorso anno il Quirinale, rompendo ogni indugio, aveva sollevato davanti alla Consulta il conflitto tra poteri dello Stato riguardo alle prerogative sulla concessione della grazia. Del resto, si leggeva nel ricorso, la concessione della grazia esula del tutto da valutazioni di natura politica e non può essere, in alcun modo, ricondotto all'indirizzo politico della maggioranza di Governo. Per cui è naturale che l'esercizio del relativo potere venga riservato in via esclusiva al Capo dello Stato, quale rappresentante dell'unità nazionale, e la controfirma del Guardasigilli costituisce un atto dovuto a cui il ministro non può sottrarsi. Inoltre, parliamo di un ministro della Giustizia come lo stesso Castelli ha voluto e non più di Grazia e Giustizia come era in precedenza. Ciampi, nel ricorso firmato dal vice avvocato generale dello Stato, Ignazio Caramazza, ha rivendicato l'integrità delle proprie esclusive attribuzioni costituzionali nell'esercizio del potere di concessione della grazia. Un'attribuzione che - si leggeva nel ricorso - è stata lesa dal rifiuto del ministro della Giustizia di predisporre il relativo decreto di concessione della grazia a Ovidio Bompressi nonché di controfirmarlo. L'ordinanza 354 della Corte costituzionale. La Consulta già nell'autunno scorso aveva dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica ordinanza 354/05 pubblicata sul quotidiano on line del 29 settembre 2005 . Tuttavia, la decisione preliminare della Consulta ha dato solo il via libera all'esame del ricorso nel merito. L'Alta Corte già con la pronuncia di ammissibilità ha dovuto sciogliere alcuni nodi dal momento che si tratta del primo conflitto sul potere di grazia che sia mai stato affrontato dai giudici costituzionali quello del 1991 tra l'ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli e il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga per la grazia a Renato Curcio fu infatti ritirato e quindi mai discusso . La decisione del ministro della Giustizia di non costituirsi in giudizio. Il ministro Castelli ha deciso a dicembre scorso di non costituirsi in giudizio. Il Guardasigilli, del resto, ha sostenuto di aver sempre inteso l'iniziativa del presidente della Repubblica di sollevare conflitto tra poteri dello Stato non come uno scontro tra istituzioni, bensì come la volontà di chiarire una volta per tutte la questione sul potere della grazia. Costituirsi in giudizio - ha affermato Castelli - avrebbe significato che, da parte mia, vi sarebbe la volontà di difendere il potere di veto del Guardasigilli, dando un'interpretazione restrittiva dell'articolo 89 della Costituzione. Ciò non è. Io desidero semplicemente che sia chiaro, una volta per tutte, se prevale l'articolo 87, che concede il potere di grazia al presidente della Repubblica, oppure no . I tempi della Consulta per sciogliere il nodo. Da ieri pomeriggio i giudici delle leggi hanno iniziato a esaminare in Camera di consiglio la questione. In ogni caso, anche se la decisione dovesse essere presa nelle prossime ore o nei prossimi giorni, per il deposito della sentenza sono necessari dai 2 ai 30 giorni. Non ci resta che attendere. cri.cap