La notifica all'ambasciata è impossibile. Anche se c'è elezione di domicilio

di Giovanna Cerreto

di Giovanna Cerreto* Il giudice unico di primo grado del Tribunale di Napoli affronta la problematica delle corrette modalità di notificazione degli atti processuali all'imputato che abbia dichiarato quale proprio domicilio l'Ambasciata in Roma del suo Paese, che assume una elevata importanza sistematica, tenuto conto del rilievo costituzionale dei diritti coinvolti. Sebbene a seguito dei massicci fenomeni di immigrazione che si registrano negli ultimi anni il problema sembra destinato a riproporsi in diverse occasioni, si rinviene un solo precedente nella giurisprudenza di legittimità, peraltro inedito e relativo alla disciplina prevista dal codice penale del 1930 Cass. Sez. 4 sent. n. 2796 del 21.12.1988-20.2.1989, Roubay, massimata per il CED della Cassazione, Rv 180587 . Più in generale la decisione del giudice napoletano appare rilevante perché affronta il problema relativo al dove debbano effettuarsi legittimamente le notifiche all'imputato che abbia indicato un domicilio inidoneo, ed occorre confrontarsi con una disciplina normativa non poco intricata e complessa. LA VICENDA PROCESSUALE Jouf Moustapha, un giovane extracomunitario sedicente, viene sorpreso a Napoli da agenti della Polizia ferroviaria in possesso di quasi duecento supporti audio-video CD e DVD illecitamente riprodotti, perché privi del contrassegno SIAE. La merce viene sequestrata ed il giovane dichiara di non avere fissa dimora in Italia e che il proprio domicilio è presso l'Ambasciata senegalese in Roma. Il P.M., terminate le indagini, ipotizza la commissione dei reati di cui agli articoli 648 C.p. ricettazione e 171ter legge 633/41 protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio ed invia l'avviso della conclusione delle indagini preliminari ai sensi dell'articolo 415-bis Cpp al difensore ed all'imputato presso il difensore. Esercita quindi l'azione penale, trattandosi di reati per i quali non è prevista l'udienza preliminare, notificando agli aventi diritto il decreto di citazione. In occasione della prima udienza il giudice dichiara però la nullità della citazione in giudizio e restituisce gli atti al P.M., ritenendo che la notifica dell'avviso ex articolo 415-bis all'imputato sia stata effettuata in maniera imperfetta, in quanto recapitata al difensore senza prima aver tentato di effettuarla presso il domicilio dichiarato dal giovane extracomunitario. Ricevuti gli atti, il P.M. invia perciò nuovamente la notifica dell'avviso ex 415bis all'imputato, questa volta presso il domicilio dichiarato, ma la notificazione non va a buon fine perché l'ufficiale giudiziario attesta nella relata che non può recapitare atti giudiziari presso l'Ambasciata del Senegal, in quanto trattasi di luogo extraterritoriale. La notifica all'imputato viene quindi effettuata presso il difensore. Il P.M. dispone nuovamente la citazione in giudizio del Jouf ed il nuovo giudice monocratico stima che le notificazioni all'imputato siano state effettuate correttamente, ritenuta ricorrente l'ipotesi di cui all'articolo 161, comma 4, Cpp, dovendosi ritenere impossibile la notificazione presso il domicilio dichiarato dall'imputato in quanto inidoneo ai fini dell'effettuazione della stessa, e pertanto corretta la notifica successivamente effettuata presso il difensore. Il processo può perciò svolgersi e si conclude con la condanna a pena mite dell'imputato, concedendosi il beneficio della sospensione condizionale. IL DOMICILIO DICHIARATO ED IL DOMICILIO ELETTO Ai sensi dell'articolo 161, comma 1, Cpp il giudice, il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, nel primo atto compiuto con la presenza della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, non detenuto né internato, lo invitano a dichiarare o eleggere domicilio per le notificazioni. Le concrete modalità di dichiarazione o elezione del domicilio sono poi indicate all'articolo 162 Cpp. Sempre ai sensi dell'articolo 161, comma 1, Cpp, può dichiararsi quale proprio domicilio uno dei luoghi indicati all'articolo 157 comma 1 , pertanto la casa di abitazione o il luogo in cui l'imputato esercita abitualmente l'attività lavorativa . Diversamente un qualsiasi luogo può essere indicato dall'imputato e dall'indagato quale domicilio eletto. È anche opportuno ricordare che, ai sensi dell'articolo 157, comma 1, Cpp, indipendentemente dal domicilio dichiarato o eletto dall'indagato o dall'imputato è sempre valida la notificazione che gli sia effettuata in mani proprie Cass. sent. n. 16296 del 23.3.2004, Iezzi, massimata per il CED della Cassazione, Rv. 228638 . Contribuisce poi a chiarire la disciplina vigente, e pertanto la distinzione tra domicilio dichiarato ed eletto, l'articolo 62 Disp. Att. Cpp, ove si specifica che nell'eleggere il domicilio a norma dell'articolo 162 del codice di rito, l'imputato è tenuto ad indicare anche le generalità del domiciliatario. La specificazione è importante perché, laddove non sia indicata la persona incaricata di ricevere per suo conto le notificazioni, il luogo indicato dall'indagato al fine di ricevere gli atti processuali deve sempre intendersi come domicilio dichiarato, e non eletto Cass. sent. n. 22844 del 26.3.2003, Barbiera, massimata per il CED della Cassazione, Rv. 224870 . Può allora osservarsi che nel caso in esame l'imputato ha affermato di non avere fissa dimora in Italia, e sarebbe quindi da escludersi che abiti presso l'Ambasciata senegalese in Roma, risultando pure improbabile che lavori abitualmente presso di essa. Nessun accertamento è però richiesto al giudice, al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, che ricevono la dichiarazione di domicilio. Ne discende che se l'avente diritto dichiara un domicilio che non corrisponde né al luogo della sua abitazione né a quello di lavoro, sembra doversi concludere che non sono ipotizzabili irregolarità procedurali se le notificazioni cui ha diritto vengono effettuate presso il domicilio che ha dichiarato. Sarà l'indagato o l'imputato che ha dichiarato cose non corrispondenti al vero che ne subirà le conseguenze, le quali sembrano risolversi in una maggiore difficoltà ad acquisire una conoscenza reale, e non solo legale, degli atti notificatigli dall'autorità giudiziaria. LA NOTIFICAZIONE IMPOSSIBILE Ove non sia stato ancora rivolto, l'invito a dichiarare o eleggere domicilio è formulato con l'informazione di garanzia o con il primo atto notificato per disposizione dell'autorità giudiziaria. L'imputato è pure avvertito che deve comunicare ogni mutamento del domicilio e che in caso di mancanza, di insufficienza o di inidoneità della dichiarazione o della elezione, le successive notificazioni verranno eseguite nel luogo in cui l'atto è stato notificato articolo 161, comma 2, Cpp . L'ipotesi presa in considerazione dal legislatore, pertanto, è quella che l'imputato sia stato comunque raggiunto da una notificazione proveniente dall'autorità giudiziaria anche se, facendo riferimento al luogo in cui tale notifica è avvenuta, sembra trascurare che la modalità la quale dovrebbe essere ordinaria di notifica degli atti giudiziari consistente nella consegna di copia alla persona, che può ben avvenire in un luogo ove la stessa si trova occasionalmente, come un bar, un ristorante, o semmai lungo una strada. In questo caso sembra difficile sostenere che successive notifiche possano essere validamente effettuate in tali luoghi. Ad ogni modo l'articolo 161, comma 4, Cpp, prevede che se la notifica a norma del comma 2 diviene impossibile le notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore. In altri termini, l'impossibilità della notifica all'imputato presso il domicilio dichiarato o eletto legittima la consegna dell'atto al difensore ai sensi dell'articolo 161, comma 4 Cpp Cass. sent. n. 36996 del 4.7.2003, Tomasini, massimata per il CED della Cassazione, Rv. 226378 . Anche in questo caso la formula utilizzata dal legislatore lascia spazio a qualche incertezza, perché apparentemente sembra riferirsi solo all'ipotesi che un luogo in cui la notificazione era in un primo momento possibile diviene impossibile, e non anche all'ipotesi che la notifica in quel luogo risultasse impossibile fin dall'origine. LA DECISIONE DEL GIUDICE NAPOLETANO Il giudice monocratico del tribunale di Napoli, osservato che le notificazioni presso l'Ambasciata del Senegal, domicilio dichiarato dall'imputato, non possono essere effettuate, trattandosi di luogo extraterritoriale, ha ritenuto tali notifiche impossibili, ed ha perciò giudicato corretto l'operato del P.M. che, ai sensi dell'articolo 161, comma 4, Cpp, dopo aver tentato invano le notifiche all'imputato presso il domicilio dichiarato, le ha effettuate presso il difensore. Il giudice napoletano ha evidentemente ritenuto che chi dichiara quale proprio domicilio la sede di un'Ambasciata non fornisce una indicazione né manchevole né insufficiente, potendosi agevolmente rinvenire l'indirizzo degli Uffici diplomatici. Tuttavia la dichiarazione di domicilio deve pur sempre ritenersi inidonea, in quanto indicativa di un luogo extraterritoriale, in cui la notifica non può essere effettuata. Non può che apprezzarsi lo sforzo del magistrato di ricondurre almeno ad una coerenza sistematica le norme del nuovo codice processuale, che paiono comunque, anche in questo caso, rivelare difetti di formulazione e problemi di coordinamento che certo non dovrebbero esistere in una materia tanto delicata, che coinvolge diritti fondamentali della persona, in primis quello di essere posta nelle migliori condizioni di difendersi in un processo penale. Peraltro, tenuto conto che le Ambasciate sembrano doversi considerare luoghi extraterritoriali anche prima, ed indipendentemente, dal fatto che si tenti di effettuare una notifica presso di esse, sarebbe interessante sapere come si sarebbe regolato il giudice estensore se fosse stato investito della causa già nella prima fase, quando il suo collega ha dichiarato la nullità del decreto di citazione perché la notificazione all'imputato dell'avviso di cui all'articolo 415bis Cpp era stata effettuata presso il difensore. Se l'imputato dichiara quale proprio domicilio un luogo inidoneo, nel caso di specie perché extraterritoriale, infatti, potrebbe ipotizzarsi la correttezza del comportamento del pubblico ministero che, tenuto conto di ciò, effettui direttamente le notifiche degli atti all'imputato presso il difensore. * Magistrato onorario

Tribunale di Napoli - Sezione nona penale - sentenza 23 novembre-12 dicembre 2005, n. 9095 Giudice Di Marzio Svolgimento del processo Con proprio decreto il Pmo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, a seguito di intervenuta dichiarazione di nullità del precedente, disponeva la citazione in giudizio nei confronti di Jouf Moustapha, come generalizzato in epigrafe, chiamato a rispondere dei reati descritti nella rubrica di cui in premessa. Appare opportuno ricordare che la nullità del decreto di citazione in giudizio del Jouf Moustapha era stata dichiarata, nella precedente fase del giudizio di primo grado, perché la notifica dovuta all'imputato ai sensi dell'articolo 415bis non era stata neppure tentata presso il domicilio dichiarato dal giovane extracomunitario a seguito del sequestro, operato nei suoi confronti, dei supporti audio-video illecitamente riprodotti per cui è processo, ed era stata effettuata direttamente presso il Difensore dell'imputato, peraltro nominato d'ufficio. Deve allora specificarsi che il Jouf Moustapha aveva dichiarato quale domicilio l'Ambasciata del Senegal in Roma. Dichiarata la nullità del decreto che disponeva il giudizio, l'Ufficio della Pubblica Accusa ha ripetutamente tentato di effettuare la notifica dell'avviso ai sensi dell'articolo 415bis presso il domicilio dichiarato, ma le notifiche non sono andate a buon fine, perché l'Ufficiale giudiziario di Roma ha attestato sulla relata di notifica di non averla potuta effettuare in quanto trattasi di zona extraterritoriale . In conseguenza, ritenuta ricorrente l'ipotesi di cui all'articolo 161, comma 4, Cpp, stimandosi impossibile la notificazione presso il domicilio dichiarato in quanto inidoneo ai fini dell'effettuazione della stessa, la notifica è stata effettuata presso il Difensore. Alla fissata udienza del 3 novembre 2005 il Giudice, ritenuta la regolare costituzione delle parti e rilevata l'assenza in aula dell'imputato non motivata da alcuna ragione di legittimo impedimento a comparire, sentite le parti, ne dichiarava la contumacia. Quindi, stante l'assenza dei testi del Pm e tenuto conto che il giudizio risultava tabellarmente assegnato a diverso Giudice, occorreva disporre il rinvio della trattazione della causa. All'udienza di rinvio celebrata il 23 novembre 2005, compiute le attività preliminari ed introduttive, il Giudice dichiarava l'apertura del dibattimento ed invitava le parti a procedere alla richiesta delle prove di cui domandavano l'ammissione. Osservato che i testimoni del Pm risultavano ancora assenti, il rappresentante della Pubblica Accusa proponeva l'acquisizione al fascicolo dibattimentale, ai sensi dell'articolo 431, comma 2, Cpp, di documentazione contenuta nel proprio fascicolo, e specificamente annotazione di Pg redatta in occasione del sequestro nei confronti dell'imputato degli oggetti di cui al capo di imputazione rilievi dattiloscopici relativi all'imputato, con esibizione del cartellino relativo a detti rilievi e manifestava la propria disponibilità a rinunziare a richiedere l'escussione dei testi della propria lista, trattandosi di verbalizzanti che avrebbero dovuto riferire in ordine agli stessi fatti esaurientemente riportati nell'annotazione di servizio e nel verbale di sequestro redatto in occasione della vicenda per cui è causa. Il Difensore dell'imputato prestava il consenso alle acquisizioni documentali domandate dal Pm. Il Giudice, quindi, rilevato che agli atti del fascicolo dibattimentale risultava già allegato, ai sensi dell'articolo 431, comma 1, lettera b , Cpp, il verbale di sequestro dei supporti audio-video di cui all'imputazione, disponeva le ulteriori allegazioni richieste dalle parti. All'esito, non essendovi ulteriori richieste delle parti e non ritenendo il Giudicante assolutamente necessario attivare i propri poteri d'ufficio ai sensi dell'articolo 507 Cpp, dichiarava la chiusura del dibattimento e l'utilizzabilità nei limiti di legge degli atti contenuti nel fascicolo d'ufficio. Il Giudicante dava quindi la parola alle parti che, esaurita la discussione, precisavano le loro conclusioni come indicate in premessa, e si riservava di deliberare. All'esito della decisione la sentenza, allegata al verbale di udienza, veniva resa pubblica mediante la lettura del dispositivo. Motivi della decisione A seguito dell'esame delle risultanze dell'istruttoria dibattimentale e della documentazione allegata agli atti, deve ritenersi provata la penale responsabilità dell'imputato in ordine ai reati a lui contestati, riuniti sotto il vincolo della continuazione. Per dare ragione della valutazione del Giudice, appare indispensabile riassumere, sia pure brevemente, i fatti che hanno dato origine al presente giudizio. Gli operanti del Compartimento della Polizia Ferroviaria di Napoli Centrale, in data 30 luglio 2003 - alle ore 14,05 circa, nel corso di un servizio straordinario per la prevenzione e la repressione dei reati in genere, nel Comune di Napoli, lungo il tappeto gommato che delimita la Stazione ferroviaria - potevano notare un giovane di colore che recava con sé un sacchetto di plastica di colore nero il quale, alla vista degli operanti, cercava di dileguarsi. Prontamente raggiunto il giovane extracomunitario, gli operanti potevano rilevare che il sacchetto conteneva dei supporti audio-video CD e DVD . Accompagnato in ufficio il giovane, privo di documenti, veniva identificato sulla base delle sue dichiarazione come l'odierno imputato, che risultava privo di precedenti penali. Ad un più attento esame gli operanti potevano rilevare che il sacchetto conteneva i supporti audio-video di cui all'imputazione i quali, essendo tutti privi del previsto contrassegno SIAE cfr. verb. di seq. , erano assoggettati a giudiziale sequestro. Occorre allora precisare che le risultanze dell'annotazione di servizio devono ritenersi pienamente attendibili dal Tribunale, in quanto riportanti una descrizione dei fatti specifica, dettagliata e coerente, riscontrata pure l'assenza di elementi che depongano in senso contrario. Non può non rilevarsi, del resto, che le annotazioni effettuate dai verbalizzanti risultano conformi a quanto riportato nel verbale di sequestro delle videocassette di cui in atti e, tenuto pure conto che entrambi i documenti sono stati redatti da Pubblici Ufficiali, i quali hanno appreso i fatti per cui è causa per conoscenza diretta e nell'esercizio delle loro funzioni, tutte le affermazioni in essi riportate devono essere ritenute fededegne dal Giudicante. Le descritte circostanze appaiono inequivoche ed idonee a fondare un giudizio di responsabilità penale dell'imputato in ordine ai reati che gli sono stati contestati, da ritenersi riuniti sotto il vincolo della continuazione stante l'evidente unicità del disegno criminoso perseguito dal Jouf, che si è procurato la disponibilità dei supporti audio-video illecitamente riprodotti al fine di cederli per ricavarne un profitto. L'imputato, infatti, deteneva centinaia di supporti audio-video illecitamente riprodotti perché privi del marchio SIAE, in numero e con modalità di custodia incompatibili con l'ipotesi del possesso per uso personale e pertanto sicuramente destinati all'utilizzo mediante cessione a fini di profitto. Deve pertanto ritenersi integrato il reato di cui al capo a dell'imputazione non richiedendosi per la sua configurabilità l'effettivo compimento di un atto di vendita, essendo invece sufficiente l'attività consistente nel detenere i supporti illegali al fine di porli in vendita. Un'apprezzabile certezza circa la finalizzazione della condotta del Jouf, del resto, si desume anche dal contegno tenuto dall'imputato in occasione dei fatti per cui è casua. Il giovane di colore, infatti, alla vista degli operanti subito cercava di dileguarsi tra i numerosi passanti cfr. annotazione di servizio acquisita agli atti . Può pertanto escludersi che il Jouf non avesse la consapevolezza della provenienza illecita dei supporti audio video che aveva con sé. Per completezza, peraltro, vale la pena di ricordare che l'imputato, sentito dagli operanti subito dopo l'effettuazione del sequestro, ha spontaneamente dichiarato di essere dedito all'attività di vendita dei supporti audio-video illecitamente riprodotti per sostenersi economicamente cfr. verb. di seq. . Deve allora concludersi che l'imputato, sebbene estraneo alla riproduzione abusiva dei menzionati supporti audio-video, almeno in base a quanto è stato possibile accertare nel corso del presente giudizio, pur conoscendone l'illecita provenienza le deteneva al fine di cederli in vendita o noleggio, allo scopo di procurarsi un profitto, integrando sia il reato previsto dalla legge speciale che quello di ricettazione. Al Jouf Moustapha, in considerazione del non allarmante valore economico del compendio della ricettazione, delle modalità e della finalizzazione della condotta, può essere riconosciuta la circostanza attenuante di cui al secondo comma dell'articolo 648 Cp. Tanto rilevato, occorre procedere alla quantificazione della pena ex articoli 133 e 133bis, Cp. In tal senso la congruità della pena non potrà che essere valutata pure in considerazione delle condizioni di degrado economico, culturale e morale dell'imputato, che la vicenda in esame ha rivelato. Dal Giudice, invero, l'elemento ambientale deve essere sempre considerato, così come richiesto dalla norma citata. Ma con ancor maggiore attenzione deve essere valutato in episodi nei quali, come nel caso in esame, la responsabilità per i commessi reati ricade sicuramente sul singolo ma anche, inevitabilmente, sulle mancanze di uno Stato sociale carente ed insufficiente rispetto a piaghe quali la disoccupazione e l'immigrazione indisciplinata, che sembra consentire a persone straniere che pure vivono sul territorio nazionale di procurarsi un reddito per sé e per la propria famiglia soltanto ponendo in essere reati. Tali brevi osservazioni fondano la determinazione della pena in misura contenuta, stante la ritenuta assenza di una volontà a delinquere dell'imputato per ragioni diverse da quella di assicurarsi un reddito di sussistenza. Tenuto conto che il Jouf è stato tratto a giudizio in condizioni di assoluta incensuratezza, possono anche essergli riconosciute le circostanze attenuanti generiche. In considerazione del disposto di cui agli articoli 133 e 133bis, Cp, si reputa pertanto equo che la sanzione criminale rimanga fissata in mesi 6 e giorni 10 di reclusione ed euro 300,00 di multa pena base sanzione criminale calcolata ex articolo 648, secondo comma, Cp, mesi 7 e giorni 10 di reclusione ed Euro 350,00 di multa sanzione criminale diminuita ex articolo 62bis Cp, a mesi 5 e giorni 10 di reclusione ed Euro 250,00 di multa pena definitivamente aumentata per la continuazione con il reato di cui al capo a , a mesi 6 e giorni 10 di reclusione ed euro 300,00 di multa . La condanna comporta l'applicazione obbligatoria delle pene accessorie di cui all'articolo 171ter, comma 4, lettera a della legge 633/41 e pertanto della interdizione da una professione o da un'arte articolo 30 Cp da applicarsi nella misura minima di durata prevista dalla legge, nonché della interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese articolo 32 Cp . Ai sensi dell'articolo 171ter, comma 4, lettera b della legge 633/41 l'imputato deve inoltre essere condannato alla pubblicazione della sentenza per estratto ed una sola volta, sulla edizione nazionale del quotidiano Il Mattino , e sul periodico specializzato Ciak . L'imputato deve pure essere condannato al pagamento delle spese processuali. Può concedersi al Jouf, in considerazione delle sue condizioni personali e dello stato di incensuratezza, il beneficio della sospensione condizionale della pena, potendo ritenersi che all'esito dell'esperienza vissuta, che lo ha visto fermato dalla polizia, assoggettato a giudizio e condannato da un giudice penale, si asterrà nel futuro dal rendersi responsabile di ulteriori violazioni della legge penale. Deve pure disporsi, ai sensi dell'articolo 240, comma 1, Cp, la confisca e la distruzione dei supporti audio-video illegittimamente riprodotti in giudiziale sequestro. Il sovraccarico dei ruoli monocratici e collegiali, e la conseguente quantità e complessità dei provvedimenti da redigere, induce a ritenere necessaria la fissazione del termine di cui al dispositivo per il deposito della motivazione. Il Tribunale PQM Letti gli articoli 533-535 Cpp, dichiara Jouf Moustapha, valutato più grave il reato di cui al capo b dell'imputazione, ritenuta l'ipotesi di cui all'articolo 648, comma II, riconosciute le circostanze attenuanti generiche e la continuazione con il reato di cui al capo a , responsabile dei reati ascrittigli, e lo condanna alla pena di mesi 6 e giorni 10 di reclusione ed Euro 300,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. Applica a Jouf Moustapha le pene accessorie della interdizione da una professione o da un'arte, da applicarsi nella misura di durata minima prevista dalla legge, nonché della interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Applica a Jouf Moustapha la pena accessoria della pubblicazione della sentenza, per estratto ed una sola volta, sul quotidiano Il Mattino , edizione nazionale, e sul periodico specializzato Ciak . Letto l'articolo 240, comma 1, Cp, dispone la confisca e la distruzione di quanto in sequestro. Pena sospesa nei termini di legge. Riserva in giorni 30 il termine per il deposito della motivazione.