Laurea magistrale in giurisprudenza: nuovo ciclo unico dal 2006

Il ministro dell'Istruzione presenta il Dm che ridefinisce il percorso di studio in nome del progetto Siliquini

Laurea magistrale ad hoc in giurisprudenza, i nuovi percorsi a ciclo unico partiranno dal 2006. Ad annunciarlo è stata il ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti che ieri, durante una conferenza stampa a Piazzale Kennedy, affiancata dal sottosegretario al Miur, Maria Grazia Siliquini, ha mostrato il nuovo volto della facoltà di legge . O meglio ha presentato il decreto ministeriale che ridefinisce il percorso preordinato a professioni di grande rilevanza sociale, come quelle di avvocato, magistrato e di notaio si veda in proposito il quotidiano dello scorso 28 luglio . Quindi per diventare avvocato, magistrato o notaio sarà necessario frequentare cinque anni di università. La laurea triennale, invece, consentirà l'accesso alle carriere direttive dell'impiego pubblico e privato e a professioni e attività come il consulente del lavoro e il giurista d'impresa. L'obiettivo di questo decreto - ha continuato la Moratti - è di riqualificare l'offerta formativa e potenziare il raccordo con il mondo del lavoro e delle professioni. Avremo così professionisti più preparati sia per le professioni legali che per la pubblica amministrazione e il mondo produttivo, bancario, assicurativo e del sociale . Del resto, ha aggiunto il ministro di Viale Trastevere, il provvedimento supera le criticità rilevate nei percorsi strutturati sul modello 3+2 , che consistevano nello scollamento tra le esigenze espresse dalle categorie produttive e professionali e l'offerta formativa degli Atenei, nella frammentazione dei moduli formativi, nell'accorpamento di troppi settori in un unico ambito disciplinare e nella debolezza o mancanza di materie fondamentali per le professioni legali oltre che di materie oggi necessarie in ogni ambito giuridico, quali il diritto comunitario e il diritto internazionale. Il nuovo percorso, in sintesi, assicura competenze più solide, più moderne, più europee. Questa è stata la strada - ha concluso la Moratti - che abbiamo deciso di percorrere per soddisfare le esigenze evidenziate dagli studenti e dalla Conferenza dei presidi delle facoltà di Giurisprudenza, all'inizio del mandato governativo . Ma vediamo nel dettaglio cosa cambia. L'origine della proposta di revisione della laurea in giurisprudenza. La piccola rivoluzione accademica è stata messa a punto da una commissione tecnica presieduta dal sottosegretario al Miur, Maria Grazia Siliquini e composta dai rappresentanti della Conferenza dei presidi di facoltà, delle Scuole di specializzazione per le professioni legali, del Cnf, dell'Oua, dell'Aiga, dell'Ucpi, del Consiglio nazionale del notariato, del ministero della Giustizia e dell'Avvocatura generale dello Stato. Cosa cambia. Dall'anno accademico 2006-2007, dopo un primo anno di attività didattiche comuni pari a 60 crediti durante il quale le matricole avranno modo di chiarirsi le idee sul proprio futuro, potranno scegliere tra due strade alternative concludere il percorso in altri due anni o continuare per altri quattro fino al conseguimento della nuova laurea magistrale. Se si opta per questa seconda possibilità, lo studente svolgerà un ciclo di studio di cinque anni come già avviene per i corsi regolati dalle normative dell'Unione europea, con una preparazione più qualificata rispetto a quella attuale. Resta comunque confermato, il sistema delle cosiddette passerelle che permette il passaggio dal percorso 1+2 a quello 1+4 , e viceversa, grazie al riconoscimento dei crediti formativi acquisiti e tenendo conto degli eventuali debiti formativi . Inoltre, per coloro che vorranno venire ad esercitare la professione in Italia, qualora abbiano un titolo di studio di rango inferiore alla nostra laurea quinquennale, saranno richieste le eventuali integrazioni formative. L'attivazione del nuovo corso di studi e il potenziamento di alcune discipline. Inoltre, si è deciso che in futuro il corso di laurea magistrale in Giurisprudenza sia attivato solo dalle facoltà di giurisprudenza, consentendo comunque che permangono quei corsi attivati dalle facoltà di Economia della Bocconi e dell'Università del Sannio. Particolarmente significativi sono, per il ministro del Miur, il potenziamento delle procedure civile e penale, delle materie economico finanziarie, dei diritti civile, penale, commerciale, amministrativo, tributario e comunitario, l'introduzione di materie quali l'informatica giuridica, l'ordinamento giudiziario, la deontologia professionale, l'argomentazione giuridica, la logica forense e la sociologia giuridica, nonché la padronanza di almeno una lingua straniera per gli aspetti legati all'area giuridica. Una riforma necessaria. Del resto, ha concluso il ministro Letizia Moratti, la riforma del percorso di studi in giurisprudenza si è resa necessaria a fronte di numerosi punti critici evidenziati dal vecchio modello del 3+2 , fra i quali un'eccessiva frammentazione dei moduli formativi, l'accorpamento di troppi settori in un unico ambito disciplinare, la possibilità di laurearsi senza avere affrontato materie fondamentali come il diritto dell'Unione europea e il diritto internazionale. Tuttavia, resterà agli Atenei nella loro autonomia la facoltà di definire specifici indirizzi, la scelta delle attività integrative e la competenza sulla prova finale. Cristina Cappuccini