La concertazione sindacale e i poteri della Pa nei trenta giorni contrattuali

di Teodoro Elisino

La concertazione sindacale e i poteri della pa nei trenta giorni contrattuali. Questi i temi affrontati dalla quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 3046/06, depositata lo scorso 23 maggio e qui leggibile nei documenti correlati. Pubblichiamo di seguito il commento dell'avvocato Teodoro Elisino. di Teodoro Elisino* Nella decisione 3046/06 è preso in esame, sia pure in maniera marginale, l'istituto sindacale della Concertazione, relativamente all'aspetto del potere di agire che hanno le parti durante il periodo dei trenta giorni previsto dal Contratto come tempo massimo entro cui concludere gli incontri con le Organizzazioni sindacali incontri, si evidenzia, finalizzati al raggiungimento di un'intesa tra le parti sul modo di procedere dell'amministrazione sulle materie oggetto di concertazione. È bene subito sottolineare che il Consiglio di Stato ha chiarito che detto termine è da considerarsi massimo nel senso che l'amministrazione non deve necessariamente attendere la scadenza del trentesimo giorno per poter decidere unilateralmente, ma può farlo anche prima di tale scadenza. Il Contratto collettivo in cui è disciplinato l'istituto della Concertazione, oggetto di interpretazione nel presente giudizio, è il Ccnl Comparto Regioni ed autonomie locali personale non dirigente, sottoscritto l'aprile 1999. All'articolo 8 - Concertazione - del citato Ccnl è detto 1. Ciascuno dei soggetti di cui all'articolo 10, comma 2, ricevuta l'informazione, ai sensi dell'articolo 7, può attivare, mediante richiesta scritta, la concertazione. La concertazione si effettua per le materie previste dall'articolo 16, comma 2, del Ccnl stipulato il 31 marzo 1999 e per le seguenti materie a articolazione dell'orario di servizio b calendari delle attività delle istituzioni scolastiche e degli asili nido c criteri per il passaggio dei dipendenti per effetto di trasferimento di attività o di disposizioni legislative comportanti trasferimenti di funzioni e personale d andamento dei processi occupazionali e criteri generali per la mobilità interna f definizione dei criteri per la determinazione dei carichi di lavoro, limitatamente alle amministrazioni che ancora vi siano tenute ai sensi dell'articolo 6, comma 6, del D.Lgs 29/1993. 2. La concertazione si svolge in appositi incontri, che iniziano entro il quarto giorno dalla data di ricezione della richiesta durante la concertazione le parti si adeguano, nei loro comportamenti, ai principi di responsabilità, correttezza e trasparenza. 3. La concertazione si conclude nel termine massimo di trenta giorni dalla data della relativa richiesta. Dell'esito della stessa è redatto specifico verbale dal quale risultino le posizioni delle parti . Preliminarmente utile appare la descrizione dei tratti essenziali della Concertazione, istituto dalla logica contrattuale non ben chiara e dai contorni non ben delineati, che sostituisce, in effetti, il vecchio esame congiunto disciplinato qualche anno fa dai Ccnl. Trattasi di un istituto sindacale ibrido, che si colloca tra la Consultazione e la Contrattazione vera e propria, nell'ambito del più generale sistema della c.d. Partecipazione sindacale. In una materia che ha grande bisogno di semplice sostanza più che di formale complessità forse bastava ritoccare istituti già presenti anziché crearne di nuovi di scarsa utilità ma di sicura complicanza sindacale. In una sentenza del Tribunale dell'Aquila, in merito all'istituto leggiamo l'istituto della concertazione non è però uno strumento negoziale né tantomeno decisionale, realizzando invece un'occasione di confronto che serve a porre le basi per una decisione maggiormente partecipata e consapevole ma pur sempre unilaterale dell' amministrazione. D'altronde l'istituto si diversifica proprio per tale aspetto dalla contrattazione che coinvolge invece un processo effettivamente negoziale , ed ancora, dal tenore delle norme si evince che nelle materia oggetto di concertazione in ultima analisi la decisione dell'amministrazione non risulta in alcun modo sottoposta al previo accordo delle organizzazioni sindacali, ma può essere unilateralmente adottata ,ed, infine, le conseguenze di tale unilaterale decisione adottata nel merito in disaccordo con le OOSS rientrano nell'area dell'ordinario conflitto sindacale e dipendono pur sempre dalla forza sindacale della organizzazione, ma non possono certo far derivare, alla luce della legittimità della procedura seguita, la antisindacalità della condotta . L'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni Aran ha definito l'istituto come una procedura non negoziale a termine volta a favorire, ove possibile, la ricerca di una posizione condivisa sulle materie ad essa espressamente demandate, normalmente rientranti nell'autonomo esercizio dei poteri organizzativi del datore di lavoro pubblico. Nel corso della concertazione le parti adeguano i loro comportamenti ai principi di responsabilità, correttezza, buona fede e trasparenza. Trattandosi di procedura non negoziale essa non può in nessun caso tradursi in un contratto decentrato . Quanto sopra è confermato anche dall'articolo 6 del Ccnl del 22 gennaio 2004, il quale ribadisce, tra l'altro, che la procedura di concertazione, nelle materie ad essa riservate non può essere sostituita da altri modelli di relazioni sindacali questo significa che se una materia è oggetto di concertazione non è assolutamente possibile farla diventare oggetto di contrattazione integrativa. Nel chiarimento Aran si fa riferimento all'articolo 6 del Ccnl del 22 gennaio 2004, Ccnl vigente, che ha modificato, in parte, l'articolo 8 del Ccnl in esame, applicabile all'epoca dei fatti oggetto del giudizio davanti al CdS Anche nel Ccnl vigente - tuttavia -, è rimasto il termine di trenta giorni, come tempo utile per concludere la Concertazione, termine, peraltro, che rinveniamo anche in altri Ccnl es. Ccnl Ministeri - 1998-2001- articolo 6, lettera b , comma 4 . Nel quotidiano confronto sindacale, comunque, non pochi problemi ha creato alla parte pubblica l'inciso la concertazione si conclude nel termine massimo di trenta giorni dalla data della relativa richiesta , essendo stato considerato il predetto termine come periodo entro cui, in caso di difficoltà per motivi vari a raggiungere un'intesa con le organizzazioni sindacali, l'amministrazione non potesse decidere alcunché, fino al scadenza del trentesimo giorno. Nella vicenda in esame, in effetti, nel primo motivo addotto in giudizio, il resistente lamenta che il Comune abbia assunto le proprie decisioni in data 24 luglio 2003 benché nella seduta del 14 luglio 2003 i rappresentanti delle associazioni sindacali avessero dichiarato di non considerare conclusa la concertazione, e benché non fosse scaduto il termine di trenta giorni previsto per la concertazione. Per i giudici di Palazzo Spada il motivo è infondato, perché il Comune, una volta convocata la riunione, non aveva nessun obbligo di aggiornarne le sedute a piacimento dei partecipanti e il termine di trenta giorni, previsto dall'ultimo comma, è il termine massimo per concludere la concertazione. *Avvocato

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 22 novembre 2005-23 maggio 2006, n. 3046 Presidente Iannotta - Estensore Carboni Ricorrente Guardiaregia Fatto Il comune di Guardiaregia, di circa novecento abitanti, con deliberazione del Consiglio comunale 22 luglio 1996 n. 25 aveva trasformato il posto di quinta qualifica funzionale di collaboratore dell'area tecnica con mansioni di autista dello scuolabus , occupato dal signor Pallotta, in posto di collaboratore dell'area amministrativa, sempre di quinta qualifica funzionale. Da allora il comune aveva provveduto al trasporto degli alunni della scuola con personale addetto ad altre mansioni o avventizio assunto per attuare progetti di lavori socialmente utili . Il comune, dopo aver commissionato a un professionista esterno uno studio sulla migliore utilizzazione del personale e proceduto alla rilevazione dei carichi di lavoro, aver comunicato i propri intendimenti a rappresentanti di associazioni sindacali, convocati a un'apposita riunione, e aver acquisito il parere di segretari comunali sull'inutilità del posto di collaboratore professionale di area amministrativa e dopo aver acquisito il punto di vista del signor Pallotta che aveva dichiarato inaccettabile la modificazione della pianta organica , con la deliberazione della giunta comunale n. 88 del 2003 ha modificato la pianta organica, tra l'altro ripristinando la precedente situazione relativamente al posto in questione, ossia trasformando il posto di collaboratore in quello di autista dell'automezzo per il trasporto scolastico. Con la successiva deliberazione n. 96 del 2003, soprassedendo all'immediata messa in disponibilità conseguente alla soppressione del posto, l'amministrazione comunale ha offerto al signor Pallotta il nuovo posto, avvertendolo che altrimenti egli sarebbe stato collocato in disponibilità ai sensi dell'articolo 33, commi 7 e 8, del D.Lgs 165/01, contenente norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni con nota 29 luglio 2003 n. 1920 del segretario comunale è stato assegnato al signor Pallotta un termine per accettare il nuovo posto, e infine, trascorso inutilmente il termine, con la deliberazione n. 100 del 2003 lo stesso sig. Pallotta è stato collocato in disponibilità. Il signor Pallotta con ricorso al tribunale amministrativo regionale per il Molise notificato il 10 novembre 2003 procedimento di primo grado 593/2003 ha impugnato i predetti provvedimenti, deducendo i motivi di difetto di motivazione e di sviamento di potere perché i provvedimenti sarebbero stati adottati in odio a lui , la violazione degli articoli 7 e 8 di un contratto collettivo 1 aprile 1999, per il mancato rispetto delle disposizioni sulla concertazione sindacale, e la violazione degli articoli 6, comma 4 del D.Lgs 29/1993 e 39 della legge 449/97, perché la modificazione della pianta organica era stata attuata senza procedere alla preventiva programmazione triennale. Il comune costituendosi in giudizio ha illustrato l'istruttoria che aveva preceduto i provvedimenti impugnati, e ha rappresentato che il lavoro dell'impiegato di sesta qualifica funzionale addetto ai servizi amministrativi, signor Domenico Di Iorio, era ufficiente per il disbrigo delle pratiche amministrative del comune. Il tribunale amministrativo regionale con la sentenza indicata in epigrafe ha accolto il ricorso giudicando fondato e assorbente il motivo di difetto di motivazione. Il giudice ha premesso che il comune gode di ampia discrezionalità nell'esercitare il potere di organizzazione degli uffici e che i relativi provvedimenti non necessitano di motivazione dettagliata, e ancora che il provvedimento impugnato era una rivisitazione , di per sé legittima dell'intero assetto degli uffici al fine di individuare una migliore strutturazione, con riduzione dei costi e articolazione più funzionale ma ha concluso che il comune avrebbe dovuto farsi carico di illustrare il ragionamento seguìto, con riferimento all'asserito errore commesso nel 1996. Appella il comune, lamentando la contraddittorietà della sentenza, dalla quale non è possibile comprendere che altro si esiga dall'amministrazione comunale, e nuovamente illustrando l'ampiezza dell'istruttoria svolta e la congruità della motivazione addotta a sostegno dei provvedimenti impugnati. Resiste il signor Pallotta, il quale nella memoria depositata il 25 maggio 2005 ripropone i seguenti motivi non esaminati 1 violazione del contratto collettivo di lavoro, perché il comune aveva assunto le proprie decisioni benché nella seduta del 14 luglio 2003 i rappresentanti delle associazioni sindacali avessero dichiarato di non considerare conclusa la concertazione, e benché non fosse scaduto il termine di trenta giorni previsto per la concertazione 2 omessa programmazione triennale. È poi in atti, prodotta dal comune appellante, la lettera, datata 10 agosto 2005, con la quale il resistente gli ha comunicato di avere accettato la ricollocazione presso la regione Molise con decorrenza dall'11 agosto 2005, ma di mantenere interesse ad essere reintegrato nella sua originaria posizione lavorativa presso il comune. Diritto Il comune di Guardiaregia, come risulta dall'esposizione dei fatti che precede, ha proceduto alla trasformazione del posto di cui si discute - la quale è consistita nella ripristinazione del posto di autista dell'automezzo scolastico già occupato dal signor Pallotta fino al 1996, con contestuale soppressione del posto di collaboratore amministrativo nel quale quel posto era stato trasformato - con istruttoria e motivazione più che esaurienti, tali da rendere evidente, ben al di là di quanto sia richiesto per sorreggere atti così discrezionali come la modificazione della pianta organica, che il posto di collaboratore amministrativo era inutile mentre occorreva quello di autista dell'automezzo. D'altra parte non si comprende, come giustamente lamenta il comune appellante, in che cosa il giudice di primo grado abbia ravvisato il difetto di motivazione. Il motivo d'appello, pertanto, è fondato. Vanno ora esaminati i due motivi del ricorso di primo grado non esaminati in primo grado e riproposti dal resistente. Con il primo di tali motivi il signor Pallotta deduce la violazione dell'articolo 8 del contratto collettivo relativo alla revisione del sistema di classificazione del personale del comparto delle Regioni-Autonomie locali , pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 aprile 1999 n. 95, Supplemento ordinario in quel fascicolo sono pubblicati due contratti collettivi di pari data e oggetto la disposizione che interessa, intitolata Concertazione è a pagina 38 . Il resistente lamenta che il comune abbia assunto le proprie decisioni benché nella seduta del 14 luglio 2003 i rappresentanti delle associazioni sindacali avessero dichiarato di non considerare conclusa la concertazione, e benché non fosse scaduto il termine di trenta giorni previsto per la concertazione. Il motivo è infondato, perché, ammesso che il caso rientrasse in quelli per cui il citato articolo 8 dà facoltà di richiedere la concertazione, il comune, una volta convocata la riunione, non aveva nessun obbligo di aggiornarne le sedute a piacimento dei partecipanti e il termine di trenta giorni, previsto dall'ultimo comma, è il termine massimo per concludere la concertazione. Parimenti infondato è il restante motivo, di violazione dell'articolo 39 della legge 724/94 le norme ivi contenute, che prescrivono alle amministrazioni pubbliche una programmazione triennale e varie altre procedure, accertamenti e accorgimenti, perseguono, come è detto chiaramente nel comma 2, l'obiettivo della riduzione progressiva del personale in servizio ossia il mancato rispetto di quelle procedure impedisce semmai l'assunzione di nuovo personale, e non certo la soppressione o trasformazione di posti riconsciuti inutili. In conclusione, l'appello del comune è fondato e va accolto. Le spese seguono la soccombenza, e si liquidano in euro 1500,00 per il giudizio di primo grado e 2000,00 per il grado d'appello. PQM Accoglie l'appello indicato in epigrafe e per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge l'impugnazione proposta dal signor Pallotta contro i provvedimenti comunali sopra indicati. Condanna il resistente signor Pallotta al pagamento delle spese processuali, liquidate in tremilacinquecento//00 euro, in favore dell'amministrazione comunale appellante. 2 N . RIC. 3 N . RIcomma -05 MA