In sette punti il reato di gestione abusiva di rifiuti

Non è necessario il pericolo per l'incolumità pubblica per configurare il primo delitto ambientale introdotto nell'ordinamento con il Dlgs 22/1997

Il pericolo per l'ambiente o per l'incolumità pubblica non è requisito indispensabile per la configurabilità del reato di gestione abusiva di rifiuti. A chiarirlo è la Cassazione che con la sentenza 4503/06 - depositata il 3 febbraio scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - ha tracciato il profilo oggettivo e soggettivo del primo delitto ambientale introdotto nel nostro ordinamento giuridico con l'articolo 53bis del decreto legislativo 22/1997 Attuazione delle direttive 91/156/Cee sui rifiuti, 91/689/Cee sui rifiuti pericolosi e 94/62/Ce sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio . Partendo dal tenore letterale della norma chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più di operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti la terza sezione penale di piazza Cavour, infatti, ha scritto una sorta di vademecum nel quale ha indicato gli elementi essenziali per l'integrazione del reato di illecita gestione di rifiuti a l'autore del reato può essere chiunque la pluralità di agenti non è richiesta come elemento costitutivo della fattispecie. In sostanza, si tratta di una fattispecie monosoggettiva e non di concorso necessario, anche se nella pratica assume spesso carattere associativo e di criminalità organizzata b l'elemento soggettivo richiesto dalla norma è il dolo specifico, cioè il fine di conseguire un ingiusto profitto ricavi o risparmi nei costi c l'elemento oggettivo consiste in una attività di gestione dei rifiuti organizzata , con allestimento dei mezzi necessari. In altre parole, il magistrato deve trovarsi di fronte ad un'attività di carattere imprenditoriale d l'attività di gestione ha come obiettivo il traffico illecito e può riguardare una o più delle diverse fasi in cui si concreta abitualmente la gestione dei rifiuti nella fase dinamica cessione, ricezione, trasporto, esportazione ed importazione ovviamente sia interna che internazionale le condotte non sono tassative come emerge dall'avverbio comunque e l'attività di gestione deve essere caratterizzata non dalla episodicità, ma da una pluralità di operazioni e dalla continuità in senso temporale In pratica, il traffico illecito assume rilevanza penale se è caratterizzato da più operazioni e presenta un elemento temporale adeguato f il quantitativo di rifiuti deve essere ingente quindi, spetterà al magistrato valutare caso per caso questo requisito g l'attività di gestione deve essere abusiva mancanza di autorizzazioni, iscrizioni o comunicazioni previste dalla normativa od anche autorizzazioni scadute o palesemente illegittime con riferimento ad attività organizzate clandestine od anche apparentemente legittime h l'offensività della condotta non riguarda necessariamente la messa in pericolo della incolumità pubblica o dell'ambiente. Ed è su questo punto che si soffermano maggiormente gli ermellini per chiarire che questi elementi non sono requisiti previsti dall'articolo 53bis citato la minaccia grave di un danno ambientale o lo stesso danno ambientale - si legge nella sentenza 4503706 - non sono presenti in modo oggettivo ed assoluto, ma eventualmente possono accedere alla attività del colpevole. In punto di diritto vuol dire che non costituiscono condizioni di punibilità, ma sono conseguenze eventuali del reato. Tecnicamente, quindi, il reato di gestione abusiva di rifiuto non può essere classificato come reato di danno o di pericolo concreto.

Cassazione - Sezione terza penale cc - sentenza 16 dicembre 2005-3 febbraio 2006, n. 4503 Presidente Vitalone - Relatore Postiglione Pm Di Popolo - Ricorrente Samarati Fatto e diritto Il Tribunale di Milano, con ordinanza in data 22 luglio 2005, nell'ambito di un procedimento penale che vede coinvolte più persone in relazione al reato di cui agli articoli 81 cpv Cp, 110 Cp e 53bis Dl 22/1997 per gestione abusiva di rifiuti, applicava a Samarati Luca, nella vesti di amministratore delegato della ditta Compostaggio Cremonese Srl e socio della Ditta Compostaggio lodigiano Srl, la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria nei giorni di lunedì e giovedì di ogni settimana, al posto della misura precedentemente emessa degli arresti domiciliari. Riteneva il Tribunale a che il Samarati, nella qualità sopra indicata, aveva contribuito alla gestione illecita di rifiuti costituiti da terre di spazzamento strade tali rifiuti aventi il codice CER 200303, venivano ricevuti con falsi codici CER 191212 negli impianti di compostaggio dell'indagato Samarati, tal quali , senza previa vagliatura b che il Samarati era consapevole della natura di rifiuti dei materiali ricevuti dalla ditta Pulieco Srl e sapeva di non poter accogliere tali rifiuti, senza autorizzazione, nei suoi impianti, perché le terre di spazzamento strade , aventi la natura formale di rifiuto urbano, con codice CER 200303, non potevano essere destinate al compostaggio, senza un preventivo trattamento, comprendente lo stoccaggio in un'apposita area e la vagliatura c.d. sopravaglio e c.d. sottovaglio , destinata a separare la parte più grossolana come bottiglie di plastica, lattine, ecc. e le parti più fini come sabbia e terra, aventi una diversa finalità e destinazione discarica o ripristino ambientale c che la movimentazione illecita dei rifiuti era stata accertata dal NOE attraverso l'esame dei documenti di carico e scarico e varie intercettazioni telefoniche d che il Samarati aveva parzialmente ammesso la ricezione di materiali dalla Pulieco come provenienti non solo da giardini e parchi, ma anche dalla spazzatura delle strade e che, sotto il profilo giuridico, il reato contestato ex articolo 53bis D.Lgs 22/1997 è configurabile - come nel caso in esame, allorché l'abusiva gestione riguardi una ingente quantità di rifiuti e sia caratterizzata da una attività di tipo imprenditoriale e svolta con continuità, a nulla rilevando che risulti la prova della messa in pericolo della pubblica incolumità. Contro questa ordinanza ha proposto ricorso per Cassazione il Samarati, deducendo erronea interpretazione dell'articolo 53bis D.Lgs 22/1997, posto che la norma presuppone la messa in pericolo della pubblica incolumità e 4 comunque, un pericolo per l'ambiente nel caso in esame da escludere. Il ricorso è infondato. La questione sollevata dall'articolo 53bis D.Lgs 22/1997 merita di essere attentamente esaminata anche alla luce della genesi parlamentare della norma ma soprattutto nel suo tenore letterale, logico e sistematico. L'articolo 53bis del D.Lgs 22/1997 è praticamente il primo delitto ambientale previsto nel nostro ordinamento ed è stato introdotto riproducendo, anche se con alcune modifiche, la fattispecie contenuta nel progetto governativo che prevedeva l'introduzione nel Cp dell'articolo 452quater questa disposizione si era resa necessaria perché la Commissione Ecomafia del ministero dell'Ambiente aveva ritenuto che l'ipotesi contravvenzionale dell'articolo 53 D.Lgs 22/1997 si fosse dimostrata di scarsa efficacia general - preventiva rispetto alla invece notevole gravità dell'illecito che si è inteso poi perseguire appunto con l'articolo 53bis citato. Detto delitto si sostanzia nella condotta di chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti . Per la sussistenza del reato di cui all'articolo 53bis D.Lgs 22/1997 è quindi necessario a l'autore del reato può essere chiunque la pluralità di agenti non è richiesta come elemento costitutivo della fattispecie. Trattasi di una fattispecie monosoggettiva e non di concorso necessario, anche se nella pratica può assumere di fatto carattere associativo e di criminalità organizzata b l'elemento soggettivo richiesto dalla norma è il dolo specifico, ossia il fine di conseguire un ingiusto profitto ricavi o risparmi nei costi c l'elemento oggettivo consiste in una attività di gestione dei rifiuti organizzata , con allestimento dei mezzi necessari, ossia in una attività imprenditoriale d l'attività di gestione mira al traffico illecito, come si ricava dal titolo della norma, e - può riguardare una o più delle diverse fasi in cui si concreta ordinariamente la gestione dei rifiuti nella fase dinamica cessione ricezione, trasporto, esportazione ed importazione , sia interna, che internazionale [le condotte non sono tassative come emerge dall'avverbio comunque ] e l'attività di gestione deve essere caratterizzata non dalla episodicità, ma da una pluralità di operazioni e dalla continuità in senso temporale il traffico illecito ha senso se è caratterizzato da più operazioni e se presenta un elemento temporale adeguato f il quantitativo di rifiuti deve essere ingente l'interprete dovrà valutare caso per caso questo requisito, traendo elementi di comparazione anche dalle previsioni di reati contravvenzionali in tema di rifiuti es. articolo 51, 2 comma D.Lgs 22/1997 articolo 51, comma 3 stessa legge e soprattutto considerando la specificità ed autonomia delle singole figure articolo 51bis, 52 e 53 D.Lgs 22/1997 g l'attività di gestione deve essere abusiva mancanza di autorizzazioni, iscrizioni o comunicazioni previste dalla normativa od anche autorizzazioni scadute o palesemente illegittime con riferimento ad attività organizzate clandestine ed anche apparentemente legittime h l'offensività della condotta non riguarda necessariamente la messa in pericolo della incolumità pubblica questo requisito non è citato nella norma, anzi - come si è detto - non è stato recepito nella forma di un articolo 452quater Cp tra i delitti contro l'incolumità pubblica, che toccano la integrità fisica delle persone nel loro insieme e la sicurezza della vita , ma certamente attiene - sia pure non ontologiacamente ed in modo indiretto - al bene giuridico dell'ambiente la minaccia grave di un danno ambientale o lo stesso danno ambientale non sono presenti in modo oggettivo ed assoluto, ma eventualmente possono accedere alla attività del colpevole, sicché non costituiscono condizioni di punibilità, dovendo essere come conseguenze eventuali del reato accertati caso per caso il fatto che il legislatore preveda la riduzione in pristino e la eliminazione del danno o del pericolo per l'ambiente nell'articolo 53bis, comma 4 D.Lgs 22/1997 non trasforma il reato in reato di danno o pericolo concreto e non riduce le sanzioni amministrative in un obbligo automatico per il giudice [opportunamente il legislatore introduce la clausola se possibile ]. Il traffico illecito di rifiuti, anche quando organizzato ed abituale, con ingenti quantità di rifiuti ordinariamente produce un reale pericolo per l'ambiente o di fatto un danno ambientale, tuttavia, si ripete, il reato sussiste quando ne ricorrano i presupposti formali e non è di per sé un reato di danno o di pericolo concreto, pur dovendo questi aspetti essere valutati dal giudice quali conseguenze eventuali del reato. Nel caso in esame l'ordinanza impugnata si è attenuta sostanzialmente a questi principi sicché la misura cautelare va conservata. Questo non esclude in sede di merito la necessità di una prudente valutazione sulla esistenza di atti amministrativi che regolano l'attività di compostaggio svolta dall'imputato, sugli aspetti quantitativi e qualitativi tipologia non pericolosa dei rifiuti del traffico illecito attribuiti al medesimo e sui profili soggettivi necessità della prova del dolo specifico . PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.