Legge quadro sull'agriturismo, istruzioni per l'uso

di Antonino Corsaro

di Antonino Corsaro Le innovazioni contenute nella legge quadro sull'agriturismo la 96/2006 in Gazzetta Ufficiale n. 63 del 16 marzo 2006 e qui nei correlati vanno lette ricostruendo gli scenari che hanno portato all'approvazione della normativa. Il diritto agrario non è più il diritto di protezione dell'attività agraria di produzione, ma anche attraverso la ridefinizione dell'imprenditore agricolo articolo 2135 Cc assume nuovi compiti al fine di creare fonti alternative di reddito attraverso la multifunzionalità dell'azienda agricola, di acquacoltura e di pesca nonché delle attività connesse. Il rapporto tra risorse naturali e produzioni agricole ha una valenza diversa che nel settore industriale il distretto rurale appare quindi caratterizzato dall'insieme di attività di produzione avente ad oggetto risorse naturali rinnovabili e non esaurisce la sua funzione nella produzione e deve assicurare la salvaguardia del territorio attraverso la conservazione dell'habitat e del paesaggio, costituendo fattore di sviluppo socioeconomico. LA LEGGE 730/85 ABROGATA L'articolo 2 legge 730/85 definiva attività agrituristiche le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 Cc, singoli o associati, attraverso l'utilizzazione della propria azienda, in rapporto di connessione e complementarità rispetto alle attività di coltivazione del fondo, silvicoltura e allevamento del bestiame, che devono comunque rimanere principali. La norma prevedeva due requisiti uno di carattere soggettivo e l'altro oggettivo. Il primo attraverso un rinvio all'articolo 2135 Cc, il secondo nella specificazione che tale attività dovesse avvenire attraverso l'utilizzazione dell'azienda agricola, attraverso un rapporto di connessione e complementarità rispetto alle attività di coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento del bestiame che devono restare principali. Il rinvio testuale all'articolo 2135 Cc, escludeva che si potesse fare riferimento a soggetti privi dei requisiti richiesti dalla norma del codice o che si potesse limitare la definizione solo a determinate categorie di soggetti escludendo altri che pure sono imprenditori. L'ulteriore precisazione della utilizzazione della propria azienda escludeva che per le attività agrituristiche il soggetto potesse porre in essere una struttura diversa da quella agricola. Il secondo comma chiariva che lo svolgimento dell'attività agrituristica, nel rispetto delle norme, non costituiva distrazione della destinazione agricola dei fondi e degli edifici interessati. Il legislatore qualificava tali attività connesse specificando che dovessero essere complementari all'attività agricola che doveva restare principale, oltre ad integrare il rendimento naturale delle attività essenzialmente agricole. Si poneva il problema della qualificazione dell'attività economica non agricola se svolta da soggetto agricoltore nell'ambito della attività agricola e cioè stabilire sino a che punto tale attività che agricola non era, potesse fittiziamente essere ritenuta tale. Il legislatore aveva individuato la discriminante tra attività agricola e attività commerciale nella connessione, restando così priva di supporto normativo la ricostruzione in termini di attività mista e quindi di impresa mista. Affermazione quest'ultima che avrebbe dato luogo ad una scissione dell'impresa e conseguentemente all'applicazione di diverse discipline alla stessa impresa ma che non assumeva rilevanza nell'ipotesi in cui non si dovessero applicare discipline diverse o nell'ipotesi in cui il legislatore operasse una finzione, considerando una attività agricola che agricola non era. Il legislatore aveva scelto il criterio della connessione per consentire l'applicabilità della disciplina dell'impresa agricola all'attività in considerazione. L'attività principale qualificava l'imprenditore e le altre attività, se svolte nell'ambito del criterio previsto dal legislatore, non snaturando la qualificazione dell'impresa in capo all'unico soggetto. Ovviamente tutto ciò presupponeva l'unicità sotto il profilo soggettivo, essendo ovvio che ove mancasse l'identità di imprenditore non era possibile qualificare la diversa attività in termini di criterio di connessione. Si riteneva che lo svolgimento di attività agricola consentisse all'imprenditore di svolgere attività diverse di quelle agricole che, senza il nesso di connessione, avrebbero avuto carattere non agricolo. Non pareva quindi corretta l'affermazione che riteneva in tali casi essersi in presenza di impresa mista dal momento che il legislatore aveva normativamente risolto il problema. La portata dell'articolo 2 legge 730/85 era tale da delegittimare la classica distinzione tra attività connesse tipiche ed atipiche Alessi, L'impresa agricola, Artt. 2135- 2140, Comment. Schlesinger, Milano, 1990, 204 . Il legislatore aveva espressamente previsto e disciplinato la fattispecie e la legge conteneva in se la regola di connessione, con la conseguenza che erano da considerarsi tipiche Jannucci, Agriturismo e attività connesse all'agricoltura, RDC 1987, 204 . Le attività di ricezione e di ospitalità dovevano essere esercitate attraverso l'utilizzazione dell'azienda in rapporto di connessione e complementarità nel senso che le attività agricole dovevano restare principali. Il problema emerso in giurisprudenza della contemporanea presenza nella stessa impresa dello svolgimento delle due attività, quella agricola e quella commerciale non pare sussistere per la chiara scelta operata dal legislatore. Non c'è dubbio che l'articolo 2 legge 730/85 aveva definito, in presenza di determinati requisiti, l'attività di ricezione ed ospitalità, come agricola. La giurisprudenza di fronte a tale scelta operata dal legislatore non può introdurre una norma che non esiste, ma può solo limitarsi ad affermare che una attività in concreto ha o meno i requisiti ma non può riqualificare la fattispecie. È evidente che le attività svolte sono diverse, ma alla luce della scelta operata dal legislatore non è consentito frazionare l'impresa affermando che si è in presenza di impresa mista. L'affermazione della Sc che ritiene che l'attività di agriturismo comprende due imprese, quella agricola e quella commerciale in capo allo stesso imprenditore, sarebbe giustificata ad avviso della Corte, dal tenore della legge 730/85 e dall'articolo 2195 Cc. Da tale premessa la Corte ha ricavato il seguente corollario che in caso di affitto c.d. ordinario l'affittuario è titolare di un'unica impresa, nell'altro affitto a scopo agrituristico , allo stesso compete la duplice qualifica di imprenditore agricolo e di imprenditore commerciale CC 3 mar. 1999/1793, DGA 1999, 345 . Tali affermazioni della Suprema corte appaiono connotate da incoerenza sia sul piano logico-formale che da indifferenza verso le scelte normative operate dal legislatore. Tale lettura dell'articolo 2135 Cc era in contrasto con una lunga elaborazione dottrinaria e giurisprudenziale e assumeva una interpretazione della legge 730/85 che prescinde dalla intenzione del legislatore Albisinni, La connessione negata la legge 730/85 sull'agriturismo e l'articolo2135 Cc riscritti dalla Corte di Cassazione, DGA 1999, 345 . Il problema della distinzione tra l'attività agricola e commerciale ha costituito da tempo oggetto di elaborazioni scientifiche al fine di individuare i requisiti soggettivi ed oggettivi sia le norme a cui fare riferimento generali o speciali Mosco, Le attività connesse all'agricoltura e il problema dei limiti fra attività agricole e attività commerciali, FI 1990, I, 3250 . Da tale dibattito non è possibile trarre una conclusione come quella sostenuta e che cioè allo stesso soggetto-imprenditore fanno capo due imprese quella agricola e quella commerciale e in caso di affitto si avrebbero quindi due contratti tipizzati il primo come ordinario e il secondo a scopo di agriturismo . La Corte ha testualmente affermato che in caso di affitto di fondo rustico la causa del contratto è l'esercizio sul fondo stesso, da parte del conduttore, della normale attività di coltivazione, diversa è la causa del contratto di affitto al fine dell'esercizio, su questo, della attività di agriturismo, che importa una utilizzazione ulteriore, e diversa del bene terra e relative attrezzature . Il richiamo alla causa appare denso di equivoci e ciò indipendentemente dalla definizione che della stessa si voglia dare. Ma l'affermazione era ben più grave ove riferita a materia nella quale il legislatore era intervenuto con normativa imperativa, tipizzando il rapporto Giorgianni, Riflessioni sulla tipizzazione dei contratti agrari, RDA 1969, I, 147 . Tali conclusioni si ponevano in contrasto con la legge 730/85. Il legislatore aveva tipizzato l'attività agrituristica, in relazione alla quale il contratto si caratterizzava. La causa del contratto di affitto permane sempre identica, pur comprendendo prestazioni o oggetto, che isolatamente considerati, possano essere regolate dal legislatore diversamente. Così l'affermazione della Corte avrebbe ipotizzato un contratto misto ma ciò non era possibile. Non era corretto operare una scissione dell'attività d'impresa allorché il legislatore aveva espressamente tipizzato l'attività, che in funzione della connessione con l'attività agricola veniva alla stessa ricondotta e non poteva autonomamente operarsi una scissione al fine di applicare la diversa disciplina per l'attività, singolarmente considerata. L'ARTICOLO 3 D.LGS 228/01 L'articolo 1 D.Lgs 228/01 ha modificato l'articolo 2135 Cc e ha definito connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge Galloni, Impresa agricola - Disposizioni generali, Bologna 2003, 21 . L'articolo 3 disciplina le attività agrituristiche, ritenendole tali anche quando svolte all'esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell'impresa, rivolte all'organizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche, di pratica sportiva, escursionistiche e di ippoturismo finalizzate ad una migliore fruizione e conoscenza del territorio, nonché la degustazione dei prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita del vino, ai sensi della legge 268/99. La stagionalità dell'ospitalità turistica si intende riferita alla durata del soggiorno dei singoli ospiti. Vengono considerati addetti ad attività agrituristiche, e sono considerati lavoratori agricoli ai fini della vigente disciplina previdenziale, assicurativa e fiscale, i familiari di cui all'articolo 230bis Cc, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, determinato e parziale Galloni, Impresa agricola - Disposizioni generali, Bologna 2003, 47 Francario-Paoloni, Commento all'articolo 3, RDA 2002, I, 256 . La nuova formulazione dell'articolo 2135 ha prodotto un ampliamento rilevante della nozione di imprenditore agricolo e ciò principalmente attraverso la multifunzionalizzazione, sotto la spinta del legislatore comunitario che delinea un ambiente rurale all'interno del quali gli imprenditori agricoli diversificano la propria attività e accanto all'attività primaria svolgono anche attività di natura secondaria e terziaria al fine di incrementare il proprio reddito Costato, Il diritto agrario rana di Esopo o diritto alimentare, NDA 2001, 358 . L'articolo 3 prevede che le attività agrituristiche possano essere svolte all'esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell'impresa. La norma veniva coordinata con la legge 730/85, che all'articolo2 espressamente prevedeva che le attività andassero esercitate attraverso l'utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione e di complementarietà rispetto alla attività di coltivazione del fondo, e che non dovessero costituire distrazione della destinazione agricola dei fondi e degli edifici, quest'ultima affermazione nella nuova formulazione è stata omessa. Quindi non poteva ritenersi che rientrassero tra le attività agricole l'organizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche, di pratiche varie ancorché svolte all'esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell'imprenditore e quindi non poteva condividersi l'affermazione che con la legge quadro il cuore dell'attività restasse comunque l'azienda agricola con i suoi beni mentre, l'attività di agriturismo poteva spostarsi anche all'esterno, al di fuori dei beni fondiari nella disponibilità dell'imprenditore Ciani, Commento all'articolo3 del decreto legislativo n. 228 del 18 maggio 2001, NDA 2001, 377 , restando inspiegata l'utilizzazione giuridica di beni non nella disponibilità. Sembrava quindi invece ritenersi che la disciplina vigente venisse allargata con una indicazione dettagliata delle attività che rientravano nella nozione di agriturismo ricreative, culturali e didattiche, di pratica sportiva escursionistica e di ippoturismo, di degustazione dei prodotti aziendali ancorché svolte all'esterno del fondo ma sempre nella disponibilità, e cioé rientranti nella unità organizzativa dell'impresa agricola Galloni, Nuove linee di orientamento e di modernizzazione dell'agricoltura, DGA 2001, 495 . LEGGE 96/2006 L'articolo 14 Norme transitorie e finali della legge 96/2006, ha abrogato la legge 730/85, e ha disciplinato l'attività. L'articolo1 afferma che la legge è diretta a sostenere l'agricoltura anche mediante la promozione di forme idonee di turismo nelle campagne, per tutelare, qualificare e valorizzare le risorse specifiche di ciascun territorio favorire il mantenimento delle attività umane nelle aree rurali la multifunzionalità in agricoltura e la differenziazione dei redditi agricoli le iniziative a difesa del territorio e dell'ambiente da parte degli imprenditori agricoli recuperare il patrimonio edilizio rurale, tutelando le peculiarità paesaggistiche incentivare le produzioni tipiche e di qualità, e le connesse tradizioni eno-gastronomiche promuovere la cultura rurale e l'educazione alimentare favorire lo sviluppo agricolo e forestale. L'articolo 2 definisce agri-turistiche le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del Cc, anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l'utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali. Rientrano fra le attività agrituristiche a dare ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori b somministrare pasti e bevande costituiti prevalentemente da prodotti propri e da prodotti di aziende agricole della zona, ivi compresi i prodotti a carattere alcoolico e superalcoolico, con preferenza per i prodotti tipici e caratterizzati dai marchi Dop, Igp, Igt, Doc e Docg o compresi nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali c organizzare degustazioni di prodotti aziendali, inclusa la mescita di vini d organizzare attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, nonché escursionistiche e di ippoturismo, per la valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale articolo 2, 3 . La nuova norma, ovviamente, tiene conto della nuova formulazione dell'articolo 2135 Cc, e così sostituisce al bestiame gli animali, prevede che la somministrazione di cibi e bevande deve essere costituita prevalentemente da prodotti propri e la estende anche a prodotti di aziende agricole della zona con preferenza per quelli tipici della zona, e non la limita più al luogo, e scompare la stagionalità dell'ospitalità. IPPOTURISMO Viene data definizione all'attività di ippoturismo dall'articolo articolo 11, comma 2, che prevede che allo scopo di promuovere le attività di turismo equestre, le regioni possono incentivare l'acquisto e l'allevamento di cavalli da sella, nell'ambito delle aziende agrituristiche, e l'allestimento delle relative attrezzature di ricovero e di esercizio. Possono essere altresì incentivati gli itinerari di turismo equestre, opportunamente segnalati in collaborazione con le aziende agrituristiche e i circoli ippoturistici. Pare opportuno ricordare che il legislatore, per porre fine al dibattito in dottrina e giurisprudenza sulla natura dell'attività di allevamento di cavalli, aveva, con l'articolo 9 D.Lgs 173/98 affermato che sono imprenditori agricoli ai sensi dell'articolo 2135 Cc anche coloro che esercitano attività di allevamento di equini di qualsiasi razza, in connessione con l'azienda agraria. La modifica apportata al primo comma dell'articolo 2135 Cc con la sostituzione della espressione allevamento di bestiame con allevamento di animali, va intesa nel senso di non vincolare l'attività di allevamento ad un rapporto di complementarietà e di necessità con il fondo superando l'interpretazione restrittiva della giurisprudenza Galloni, Nuove linee di orientamento e di modernizzazione dell'agricoltura, DGA 2001, 492 . Ed infatti, secondo la giurisprudenza pregressa, ai fini della nozione di impresa agricola desumibile dall'articolo 2135 Cc, poteva qualificarsi allevamento di bestiame solo l'allevamento di animali destinati all'alimentazione o all'utilizzo in agricoltura come forza lavoro, e quindi affermava che aveva natura commerciale e non agraria l'allevamento di cavalli destinati ad un centro ippico CC 17 dicomma /12791, DGA 1998, 411, Cimatti, Ancora sull'agrarietà di un allevamento di cavalli da corsa, DGA 1998, 398 . Si riteneva altresì che l'allevamento di cavalli da corsa, la partecipazione a gare agonistiche, la riscossione dei relativi premi e l'alienazione dei puledri di razza non si configurassero come attività agricole, produttive di reddito agrario, ma come concreto svolgimento di attività industriali e commerciali Comm. trib. centr., sezione VIII, 26 ott. 1987/ 7809, in Comm. trib. centr. 1987, I,576 . L'attività diretta alla riproduzione ed all'allevamento di cavalli da corsa, essendo il risultato dell'impiego di tecniche e procedimenti del tutto estranei all'agricoltura, non può costituire oggetto di impresa agricola ed essere identificata con quella di allevamento di bestiame ai sensi dell'articolo 2135, comma 1, Cc. Alla luce della nuova norma non può più condividersi l'affermazione giurisprudenziale che non può essere ritenuta attività agricola per connessione, in quanto non costituisce un accessorio nel complesso dell'azienda agricola, l'attività di maneggio e prestazioni di servizi per l'attività sportiva, anche se non potrà essere riconducibile alla teoria biologica CC, 3 lug. 1981/ 4336, RDA 1982, II, 391 . La nuova formula del 2135 Cc non ha esteso la nozione di allevamento senza limiti Costato, NDA 2001, 360 ma ha ritenuto che ha natura agricola quando consiste nella cura e nello sviluppo del ciclo biologico dell'animale o di una fase di tale ciclo Germanò, L'impresa agricola, DGA 2001, 512 . La norma in esame invece ricomprende nell'attività agrituristica l'acquisto e l'allevamento di cavalli da sella, nell'ambito delle aziende agrituristiche, e l'allestimento delle relative attrezzature di ricovero e di esercizio. ITTITURISMO, PESCATURISMO E COMMERCIALIZZAZIONE L'articolo 12 sotto il titolo attività assimilate ricomprende tra le attività agrituristiche ed estende la relativa disciplina a quelle svolte dai pescatori relativamente all'ospitalità, alla somministrazione dei pasti costituiti prevalentemente da prodotti derivanti dall'attività di pesca, nonchè le attività connesse ai sensi del decreto legislativo 226/01, e successive modificazioni, ivi compresa la pesca-turismo. Il D.Lgs 226/01, all'articolo 2 definisce imprenditore ittico il soggetto che esercita, in forma singola o associata o societaria, l'attività di pesca professionale diretta alla cattura o alla raccolta di organismi acquatici in ambienti marini, salmastri o dolci, come pure le cooperative di imprenditori ittici ed i loro consorzi quando utilizzano prevalentemente prodotti dei soci ovvero forniscono prevalentemente ai medesimi beni e servizi diretti allo svolgimento delle attività di cui al medesimo comma 1. L'imprenditore ittico è equiparato all'imprenditore agricolo e le imprese di acquacoltura sono equiparate all'imprenditore ittico. L'articolo 3 del definisce come connesse a quelle di pesca le attività purché non prevalenti rispetto a queste ed effettuate dall'imprenditore ittico mediante l'utilizzo di prodotti provenienti in prevalenza dalla propria attività di pesca, ovvero di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'impresa ittica, e le individua in a pescaturismo b ittiturismo attività di ospitalità, ricreative, didattiche, culturali e di servizi, finalizzate alla corretta fruizione degli ecosistemi acquatici e vallivi, delle risorse della pesca e dell'acquacoltura, e alla valorizzazione degli aspetti socio-culturali delle imprese ittiche e di acquacoltura, esercitata da imprenditori, singoli o associati, attraverso l'utilizzo della propria abitazione o di struttura nella disponibilità dell'imprenditore stesso c commercializzazione prima lavorazione dei prodotti del mare e dell'acquacoltura, conservazione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione, nonché azioni di promozione e valorizzazione . Per gli edifici destinati all'attività di agriturismo, spetta l'esonero dal pagamento degli oneri concessori a tutti i soggetti che esercitino l'attività agricola, tanto le persone fisiche che le persone giuridiche. Non sono assoggettabili al pagamento dell'Ici gli immobili aventi carattere di ruralità, costituiti da costruzioni strumentali all'esercizio delle attività agricole ovvero destinati all'agriturismo, alla conservazione dei prodotti agricoli oppure alla custodia delle macchine, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per l'attività Ccomma apr. 2005/6884, Dir. e prat. socomma , f. 18, 64, Mosconi ATTIVITÀ RICREATIVE E CULTURALI L'articolo 4 criteri e limiti dell'attività agrituristica , al comma 5 prevede che le attività ricreative o culturali, di cui all'articolo 2, comma 3, lettera d , possono svolgersi autonomamente rispetto all'ospitalità e alla somministrazione di pasti e bevande , solo in quanto realizzino obiettivamente la connessione con l'attività e con le risorse agricole aziendali, nonchè con le altre attività volte alla conoscenza del patrimonio storico-ambientale e culturale. Le attività ricreative e culturali per le quali tale connessione non si realizza possono svolgersi esclusivamente come servizi integrativi e accessori riservati agli ospiti che soggiornano nell'azienda agricola e la partecipazione, anche facoltativa, a tali attività non può pertanto dare luogo ad autonomo corrispettivo. CRITERI DI CONNESSIONE E DI PREVALENZA COMPETENZA DELLE REGIONI L'articolo 4 al comma 2 statuisce che affinchè l'organizzazione dell'attività agrituristica non abbia dimensioni tali da perdere i requisiti di connessione rispetto all'attività agricola, le regioni e le province autonome definiscono criteri per la valutazione del rapporto di connessione delle attività agrituristiche rispetto alle attività agricole che devono rimanere prevalenti, con particolare riferimento al tempo di lavoro necessario all'esercizio delle stesse attività. Al comma 3 individua comunque un rapporto numerico di dieci ospiti, superato il quale l'attività agricola non si considera comunque prevalente rispetto alla attività di ricezione e di somministrazione di pasti e bevande. L'articolo 2, comma 2 individua i soggetti addetti allo svolgimento dell'attività agrituristica nell'imprenditore agricolo e nei suoi familiari, ai sensi dell'articolo230bis Cc, nonché nei lavoratori dipendenti a tempo determinato, indeterminato e parziale, i quali sono considerati lavoratori agricoli ai fini della vigente disciplina previdenziale, assicurativa e fiscale. Il ricorso a soggetti esterni è consentito esclusivamente per lo svolgimento di attività e servizi complementari, e al comma 5, precisa che ai fini del riconoscimento delle diverse qualifiche di imprenditore agricolo, nonchè della priorità nell'erogazione dei contributi e, comunque, ad ogni altro fine che non sia di carattere fiscale, il reddito proveniente dall'attività agrituristica è considerato reddito agricolo. Le Regioni quindi dovranno mettere in moto i meccanismi idonei a determinare i criteri, limiti e obblighi amministrativi per lo svolgimento dell'attività agrituristica, tenuto conto delle caratteristiche del territorio regionale o di parti di esso ed ovviamente dei principi enunciati nella legge per coordinare le normative. Affinchè l'organizzazione dell'attività agrituristica non abbia dimensioni tali da perdere i requisiti di connessione rispetto all'attività agricola, le regioni e le province autonome definiscono criteri per la valutazione del rapporto di connessione delle attività agrituristiche rispetto alle attività agricole che devono rimanere prevalenti, con particolare riferimento al tempo di lavoro necessario all'esercizio delle stesse attività. L'attività agricola si considera comunque prevalente quando le attività di ricezione e di somministrazione di pasti e bevande interessano un numero non superiore a dieci ospiti. Al fine di contribuire alla realizzazione e alla qualificazione delle attività agrituristiche e alla promozione dei prodotti agroalimentali regionali, nonchè alla caratterizzazione regionale dell'offerta enogastronomica, le regioni disciplinano la somministrazione di pasti e di bevande di cui all'articolo 2, comma 3, lettera b , tenendo conto dei seguenti criteri a l'azienda che somministra pasti e bevande deve apportare comunque una quota significativa di prodotto proprio. Particolari deroghe possono essere previste nel caso di somministrazione di pasti e bevande solo alle persone alloggiate b per aziende agricole della zona si intendono quelle collocate in ambito regionale o in zone omogenee contigue di regioni limitrofe, e per esse deve essere stabilita una ulteriore quota di apporto di prodotti c le quote di cui alle lettere a e b devono rappresentare la prevalenza dei prodotti impiegati nella somministrazione dei pasti e delle bevande d la parte rimanente dei prodotti impiegati nella somministrazione deve preferibilmente provenire da artigiani alimentari della zona e comunque riferirsi a produzioni agricole regionali o di zone omogenee contigue di regioni limitrofe e in caso di obiettiva indisponibilità di alcuni prodotti in ambito regionale o in zona limitrofa omogenea e di loro effettiva necessità ai fini del completamento dell'offerta enogastronomica, è definita una quota limitata di prodotti di altra provenienza, in grado di soddisfare le caratteristiche di qualità e tipicità f qualora per cause di forza maggiore, dovute in particolare a calamità atmosferiche, fitopatie o epizoozie, accertate dalla regione, non sia possibile rispettare i limiti di cui alla lettera c , deve essere data comunicazione al comune in cui ha sede l'impresa il quale, verificato il fatto, autorizza temporaneamente l'esercizio dell'attività. Le attività ricreative o culturali di cui all'articolo 2, comma 3, lettera d , possono svolgersi autonomamente rispetto all'ospitalità e alla somministrazione di pasti e bevande di cui alle lettere a e b del medesimo comma, solo in quanto realizzino obiettivamente la connessione con l'attività e con le risorse agricole aziendali, nonchè con le altre attività volte alla conoscenza del patrimonio storico-ambientale e culturale. Le attività ricreative e culturali per le quali tale connessione non si realizza possono svolgersi esclusivamente come servizi integrativi e accessori riservati agli ospiti che soggiornano nell'azienda agricola e la partecipazione, anche facoltativa, a tali attività non può pertanto dare luogo ad autonomo corrispettivo. L'articolo 5 Norme igienico-sanitarie prevede che i requisiti igienico-sanitari degli immobili e delle attrezzature da utilizzare per attività agrituristiche sono stabiliti dalle regioni. Nella definizione di tali requisiti si tiene conto delle particolari caratteristiche architettoniche e di ruralità degli edifici, specie per quanto attiene l'altezza e il volume dei locali in rapporto alle superfici aeroilluminanti, nonchè delle limitate dimensioni dell'attività esercitata. La produzione, la preparazione, il confezionamento e la somministrazione di alimenti e di bevande sono soggetti alle disposizioni di cui alla legge 283/62, e successive modificazioni, nonchè alle disposizioni di cui all'articolo 9 D.Lgs 155/97, e successive modificazioni. L'autorità sanitaria, nella valutazione dei requisiti dei locali di trattamento e somministrazione di sostanze alimentari e del relativo piano aziendale di autocontrollo igienico-sanitario, tiene conto della diversificazione e della limitata quantità delle produzioni, dell'adozione di metodi tradizionali di lavorazione e dell'impiego di prodotti agricoli propri. Nel caso di somministrazione di pasti in numero massimo di dieci, per la loro preparazione può essere autorizzato l'uso della cucina domestica. Per le attività agrituristiche di alloggio, nei limiti di dieci posti letto, per l'idoneità dei locali è sufficiente il requisito dell'abitabilità. Per gli edifici e i manufatti destinati all'esercizio dell'attività agrituristica la conformità alle norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche e' assicurata con opere provvisionali. DISCIPLINA AMMINISTRATIVA Gli articoli 6 , 7, 8 e 9 dettano la disciplina amministrativa,riconoscendo che il potere spetta a Regioni e Comuni,ma snellendo molto i procedimenti - L'esercizio dell'attività agrituristica non è consentito, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione, a a coloro che hanno riportato nell'ultimo triennio, con sentenza passata in giudicato, condanna per uno dei delitti previsti dagli articoli 442, 444, 513, 515 e 517 del Cp, o per uno dei delitti in materia di igiene e di sanità o di frode nella preparazione degli alimenti previsti da leggi speciali b coloro che sono sottoposti a misure di prevenzione ai sensi della legge 1423/56, e successive modificazioni, o sono stati dichiarati delinquenti abituali. - La comunicazione di inizio dell'attività consente l'avvio immediato dell'esercizio dell'attività agrituristica. Il comune, compiuti i necessari accertamenti, può, entro sessanta giorni, formulare rilievi motivati prevedendo i relativi tempi di adeguamento senza sospensione dell'attività in caso di lievi carenze e irregolarità, ovvero, nel caso di gravi carenze e irregolarità, può disporre l'immediata sospensione dell'attività sino alla loro rimozione da parte dell'interessato, opportunamente verificata, entro il termine stabilito dal comune stesso. Il procedimento semplificato introdotto dall'articolo 19 legge 241/90, relativo alla cosiddetta denuncia di inizio di attività, prevede che l'interessato comunichi che ad una certa data inizierà l'attività. Se nel termine stabilito fra la comunicazione e l'inizio dell'attività, l'amministrazione nulla comunica, l'attività può essere iniziata. Resta salvo l'intervento di chiusura dell'attività che può avvenire nei casi di mancanza originaria o sopravvenuta dei requisiti necessari e non è necessario in quel tale caso, da parte dell'amministrazione comunicare l'avvio del procedimento all'interessato in quanto si verifica una sorta di inversione procedimentale CS 23 dicomma /7359, redazione Giuffrè 2005, f. 12 . - L'articolo 6, comma 2, pone una deroga prevedendo che l'amministrazione possa formulare rilievi motivati prevedendo i relativi tempi di adeguamento ma senza sospendere l'attività in caso di lievi carenze e irregolarità, mente nel caso di gravi carenze e irregolarità, possa disporre l'immediata sospensione sino alla rimozione da parte dell'interessato, opportunamente verificata, entro il termine stabilito. Il titolare dell'attività agrituristica è tenuto, entro quindici giorni, a comunicare al comune qualsiasi variazione delle attività in precedenza autorizzate, confermando, sotto propria responsabilità, la sussistenza dei requisiti e degli adempimenti di legge. Ai fini della formazione del silenzio assenso l'espletamento dell'attività di agriturismo, occorre che l'interessato dimostri, nella sua domanda, la sussistenza di tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi normativamente previsti, tra cui il parere favorevole dell'autorità sanitaria per i locali da adibire a tale attività Tar Lazio, 14 marzo 2000/1774, DGA 2000, 702 . - Le regioni disciplinano le modalità per il rilascio del certificato di abilitazione all'esercizio dell'attività agrituristica. Per il conseguimento del certificato, le regioni possono organizzare, attraverso gli enti di formazione del settore agricolo e in collaborazione con le associazioni agrituristiche più rappresentative, corsi di preparazione. - L'attività agrituristica può essere svolta tutto l'anno oppure, previa comunicazione al comune, secondo periodi stabiliti dall'imprenditore agricolo. Tuttavia, ove se ne ravvisi la necessità per esigenze di conduzione dell'azienda agricola, è possibile, senza obbligo di ulteriori comunicazioni al comune, sospendere la ricezione degli ospiti per brevi periodi. - Entro il 31 ottobre di ciascun anno, secondo la procedura indicata dalla regione, i soggetti che esercitano l'attività agrituristica presentano una dichiarazione contenente l'indicazione delle tariffe massime riferite a periodi di alta e di bassa stagione, che si impegnano a praticare per l'anno seguente. - L'uso della denominazione agriturismo , e dei termini attributivi derivati, è riservato esclusivamente alle aziende agricole che esercitano l'attività agrituristica ai sensi dell'articolo 6. - Al fine di una maggiore trasparenza e uniformità del rapporto tra domanda e offerta di agriturismo, il ministro delle Politiche agricole e forestali, sentito il ministro delle Attività produttive, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, determina criteri di classificazione omogenei per l'intero territorio nazionale e definisce le modalità per l'utilizzo, da parte delle regioni, di parametri di valutazione riconducibili a peculiarità territoriali. - Lo svolgimento dell'attività agrituristica nel rispetto delle disposizioni previste dalle regioni in materia, autorizzato ai sensi dell'articolo 6, comporta la conseguente applicazione delle disposizioni fiscali di cui all'articolo 5 legge 413/91, nonchè di ogni altra normativa previdenziale o comunque settoriale, riconducibile all'attività agrituristica. In difetto di specifiche disposizioni, si applicano le norme previste per il settore agricolo. Ai sensi dell'articolo 10 comma 8, qualora l'ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non provenienti dalle rispettive aziende nell'anno solare precedente sia superiore a lire 80 milioni per gli imprenditori individuali ovvero a lire 2 miliardi per le società, si applicano le disposizioni del citato D.Lgs 114/98. . TRASFORMAZIONE E VENDITA L'articolo 10 Trasformazione e vendita dei prodotti prevede che alla vendita dei prodotti propri, tal quali o comunque trasformati, nonchè dei prodotti tipici locali da parte dell'impresa agrituristica si applicano le disposizioni di cui alla legge 59/1963, e successive modificazioni, e l'articolo 4 Esercizio dell'attività di vendita D.Lgs 228/01, che consente la vendita dei prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, nonchè di prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività di manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici, finalizzate al completo sfruttamento del ciclo produttivo dell'impresa, anche in forma itinerante, previa comunicazione al comune del luogo ove ha sede l'azienda di produzione e può essere effettuata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione. L'articolo 2quinquies Dl 2/2006, come modificato dalla legge 81/2006, Modifica all'articolo 4 D.Lgs 228/01 aggiunge all'articolo 4.2 D.Lgs 228/01 l seguente periodo Per la vendita al dettaglio esercitata su superfici all'aperto nell'àmbito dell'azienda agricola o di altre aree private di cui gli imprenditori agricoli abbiano la disponibilità non è richiesta la comunicazione di inizio attività . La ratio della disciplina di cui alla legge 59/1963, è quella di liberalizzare, in ossequio al principio costituzionale della libertà di commercio, la vendita di determinati prodotti dell'agricoltura, eliminando ogni parassitaria intermediazione. Si può ritenere che la produzione di carni fresche ottenute da animali prevalentemente propri per macellazione, destinate alla commercializzazione sotto forma di vendita al consumatore finale, rientra nella categoria propria delle attività agricole connesse siccome svolta nei limiti dell'articolo 2135 Cc e della legge 59/1963 e ss mm. come tale, il suo esercizio non è soggetto né ad autorizzazione né al D.Lgs 114/98 per espressa esclusione contenuta nell'articolo 4, comma 2, lett. d , citata decreto, confermata in parte qua dal D.Lgs 228/01, restando solo l'obbligo della comunicazione di cui all'articolo 4 D.Lgs 228/01 Tar Puglia, Bari 5211/2004 . L'articolo 4 D.Lgs 228/01, al comma 4 prevede che qualora si intenda esercitare la vendita al dettaglio non in forma itinerante su aree pubbliche o in locali aperti al pubblico, la comunicazione è indirizzata al sindaco del comune in cui si intende esercitare la vendita. Per la vendita al dettaglio su aree pubbliche mediante l'utilizzo di un posteggio la comunicazione deve contenere la richiesta di assegnazione del posteggio medesimo, ai sensi dell'articolo 28 D.Lgs 114/98, che al comma 15 stabilisce che il comune, sulla base delle disposizioni emanate dalla regione, stabilisce l'ampiezza complessiva delle aree da destinare all'esercizio dell'attività, nonché le modalità di assegnazione dei posteggi, la loro superficie e i criteri di assegnazione delle aree riservate, in misura congrua sul totale, agli imprenditori agricoli che esercitano la vendita diretta ai sensi dell'articolo 4 D.Lgs 228/01. Al fine di garantire il miglior servizio da rendere ai consumatori i comuni possono determinare le tipologie merceologiche dei posteggi nei mercati e nelle fiere. Legittimamente l'amministrazione comunale nega l'autorizzazione alla vendita diretta di prodotti del fondo nella specie, ortofrutticoli da parte di coltivatore diretto, di cui alla legge 59/1963, allorché la medesima autorizzazione avrebbe comportato l'assegnazione di un posteggio su suolo pubblico nè preventivamente individuato dal Comune, nè suscettibile di essere istituito alla luce del divieto posto al piano del commercio su aree pubbliche Tar Lazio, 27 apr. 2002/3644, DGA 2003, 125 .

Disciplina dell'Agriturismo Legge 96/2006 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 16 marzo n. 63 Articolo 1 Finalità 1. La Repubblica, in armonia con i programmi di sviluppo rurale dell'Unione europea, dello Stato e delle regioni, sostiene l'agricoltura anche mediante la promozione di forme idonee di turismo nelle campagne, volte a a tutelare, qualificare e valorizzare le risorse specifiche di ciascun territorio b favorire il mantenimento delle attività umane nelle aree rurali c favorire la multifunzionalità in agricoltura e la differenziazione dei redditi agricoli d favorire le iniziative a difesa del suolo, del territorio e dell'ambiente da parte degli imprenditori agricoli attraverso l'incremento dei redditi aziendali e il miglioramento della qualità di vita e recuperare il patrimonio edilizio rurale tutelando le peculiarità paesaggistiche f sostenere e incentivare le produzioni tipiche, le produzioni di qualità e le connesse tradizioni enogastronomiche g promuovere la cultura rurale e l'educazione alimentare h favorire lo sviluppo agricolo e forestale. Articolo 2 Definizione di attività agrituristiche 1. Per attività agrituristiche si intendono le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l'utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali. 2. Possono essere addetti allo svolgimento dell'attività agrituristica l'imprenditore agricolo e i suoi familiari ai sensi dell'articolo 230-bis del codice civile, nonché i lavoratori dipendenti a tempo determinato, indeterminato e parziale. Gli addetti di cui al periodo precedente sono considerati lavoratori agricoli ai fini della vigente disciplina previdenziale, assicurativa e fiscale. Il ricorso a soggetti esterni è consentito esclusivamente per lo svolgimento di attività e servizi complementari. 3. Rientrano fra le attività agrituristiche a dare ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori b somministrare pasti e bevande costituiti prevalentemente da prodotti propri e da prodotti di aziende agricole della zona, ivi compresi i prodotti a carattere alcoolico e superalcoolico, con preferenza per i prodotti tipici e caratterizzati dai marchi DOP, IGP, IGT, DOC e DOCG o compresi nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, secondo le modalità indicate nell'articolo 4, comma 4 c organizzare degustazioni di prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita di vini, alla quale si applica la legge 27 luglio 1999, n. 268 d organizzare, anche all'esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell'impresa, attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, nonché escursionistiche e di ippoturismo, anche per mezzo di convenzioni con gli enti locali, finalizzate alla valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale. 4. Sono considerati di propria produzione i cibi e le bevande prodotti, lavorati e trasformati nell'azienda agricola nonché quelli ricavati da materie prime dell'azienda agricola e ottenuti attraverso lavorazioni esterne. 5. Ai fini del riconoscimento delle diverse qualifiche di imprenditore agricolo, nonché della priorità nell'erogazione dei contributi e, comunque, ad ogni altro fine che non sia di carattere fiscale, il reddito proveniente dall'attività agrituristica è considerato reddito agricolo. Articolo 3 Locali per attività agrituristiche 1. Possono essere utilizzati per attività agrituristiche gli edifici o parte di essi già esistenti nel fondo. 2. Le regioni disciplinano gli interventi per il recupero del patrimonio edilizio esistente ad uso dell'imprenditore agricolo ai fini dell'esercizio di attività agrituristiche, nel rispetto delle specifiche caratteristiche tipologiche e architettoniche, nonché delle caratteristiche paesaggistico-ambientali dei luoghi. 3. I locali utilizzati ad uso agrituristico sono assimilabili ad ogni effetto alle abitazioni rurali. Articolo 4 Criteri e limiti dell'attività agrituristica 1. Le regioni, tenuto conto delle caratteristiche del territorio regionale o di parti di esso, dettano criteri, limiti e obblighi amministrativi per lo svolgimento dell'attività agrituristica. 2. Affinché l'organizzazione dell'attività agrituristica non abbia dimensioni tali da perdere i requisiti di connessione rispetto all'attività agricola, le regioni e le province autonome definiscono criteri per la valutazione del rapporto di connessione delle attività agrituristiche rispetto alle attività agricole che devono rimanere prevalenti, con particolare riferimento al tempo di lavoro necessario all'esercizio delle stesse attività. 3. L'attività agricola si considera comunque prevalente quando le attività di ricezione e di somministrazione di pasti e bevande interessano un numero non superiore a dieci ospiti. 4. Al fine di contribuire alla realizzazione e alla qualificazione delle attività agrituristiche e alla promozione dei prodotti agroalimentali regionali, nonché alla caratterizzazione regionale dell'offerta enogastronomica, le regioni disciplinano la somministrazione di pasti e di bevande di cui all'articolo 2, comma 3, lettera b , tenendo conto dei seguenti criteri a l'azienda che somministra pasti e bevande deve apportare comunque una quota significativa di prodotto proprio. Particolari deroghe possono essere previste nel caso di somministrazione di pasti e bevande solo alle persone alloggiate b per aziende agricole della zona si intendono quelle collocate in ambito regionale o in zone omogenee contigue di regioni limitrofe, e per esse deve essere stabilita una ulteriore quota di apporto di prodotti c le quote di cui alle lettere a e b devono rappresentare la prevalenza dei prodotti impiegati nella somministrazione dei pasti e delle bevande d la parte rimanente dei prodotti impiegati nella somministrazione deve preferibilmente provenire da artigiani alimentari della zona e comunque riferirsi a produzioni agricole regionali o di zone omogenee contigue di regioni limitrofe e in caso di obiettiva indisponibilità di alcuni prodotti in ambito regionale o in zona limitrofa omogenea e di loro effettiva necessità ai fini del completamento dell'offerta enogastronomica, è definita una quota limitata di prodotti di altra provenienza, in grado di soddisfare le caratteristiche di qualità e tipicità f qualora per cause di forza maggiore, dovute in particolare a calamità atmosferiche, fitopatie o epizoozie, accertate dalla regione, non sia possibile rispettare i limiti di cui alla lettera c , deve essere data comunicazione al comune in cui ha sede l'impresa il quale, verificato il fatto, autorizza temporaneamente l'esercizio dell'attività. 5. Le attività ricreative o culturali di cui all'articolo 2, comma 3, lettera d , possono svolgersi autonomamente rispetto all'ospitalità e alla somministrazione di pasti e bevande di cui alle lettere a e b del medesimo comma, solo in quanto realizzino obiettivamente la connessione con l'attività e con le risorse agricole aziendali, nonché con le altre attività volte alla conoscenza del patrimonio storico-ambientale e culturale. Le attività ricreative e culturali per le quali tale connessione non si realizza possono svolgersi esclusivamente come servizi integrativi e accessori riservati agli ospiti che soggiornano nell'azienda agricola e la partecipazione, anche facoltativa, a tali attività non può pertanto dare luogo ad autonomo corrispettivo. Articolo 5 Norme igienico-sanitarie 1. I requisiti igienico-sanitari degli immobili e delle attrezzature da utilizzare per attività agrituristiche sono stabiliti dalle regioni. Nella definizione di tali requisiti si tiene conto delle particolari caratteristiche architettoniche e di ruralità degli edifici, specie per quanto attiene l'altezza e il volume dei locali in rapporto alle superfici aeroilluminanti, nonché delle limitate dimensioni dell'attività esercitata. 2. La produzione, la preparazione, il confezionamento e la somministrazione di alimenti e di bevande sono soggetti alle disposizioni di cui alla legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni, nonché alle disposizioni di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 155, e successive modificazioni. 3. L'autorità sanitaria, nella valutazione dei requisiti dei locali di trattamento e somministrazione di sostanze alimentari e del relativo piano aziendale di autocontrollo igienico-sanitario, tiene conto della diversificazione e della limitata quantità delle produzioni, dell'adozione di metodi tradizionali di lavorazione e dell'impiego di prodotti agricoli propri. 4. Nel caso di somministrazione di pasti in numero massimo di dieci, per la loro preparazione può essere autorizzato l'uso della cucina domestica. 5. Per le attività agrituristiche di alloggio, nei limiti di dieci posti letto, per l'idoneità dei locali è sufficiente il requisito dell'abitabilità. 6. Per gli edifici e i manufatti destinati all'esercizio dell'attività agrituristica la conformità alle norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche è assicurata con opere provvisionali. Articolo 6 Disciplina amministrativa 1. L'esercizio dell'attività agrituristica non è consentito, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione, a a coloro che hanno riportato nell'ultimo triennio, con sentenza passata in giudicato, condanna per uno dei delitti previsti dagli articoli 442, 444, 513, 515 e 517 del codice penale, o per uno dei delitti in materia di igiene e di sanità o di frode nella preparazione degli alimenti previsti da leggi speciali b coloro che sono sottoposti a misure di prevenzione ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o sono stati dichiarati delinquenti abituali. 2. La comunicazione di inizio dell'attività consente l'avvio immediato dell'esercizio dell'attività agrituristica. Il comune, compiuti i necessari accertamenti, può, entro sessanta giorni, formulare rilievi motivati prevedendo i relativi tempi di adeguamento senza sospensione dell'attività in caso di lievi carenze e irregolarità, ovvero, nel caso di gravi carenze e irregolarità, può disporre l'immediata sospensione dell'attività sino alla loro rimozione da parte dell'interessato, opportunamente verificata, entro il termine stabilito dal comune stesso. 3. Il titolare dell'attività agrituristica è tenuto, entro quindici giorni, a comunicare al comune qualsiasi variazione delle attività in precedenza autorizzate, confermando, sotto propria responsabilità, la sussistenza dei requisiti e degli adempimenti di legge. Articolo 7 Abilitazione e disciplina fiscale 1. Le regioni disciplinano le modalità per il rilascio del certificato di abilitazione all'esercizio dell'attività agrituristica. Per il conseguimento del certificato, le regioni possono organizzare, attraverso gli enti di formazione del settore agricolo e in collaborazione con le associazioni agrituristiche più rappresentative, corsi di preparazione. 2. Lo svolgimento dell'attività agrituristica nel rispetto delle disposizioni previste dalle regioni in materia, autorizzato ai sensi dell'articolo 6, comporta la conseguente applicazione delle disposizioni fiscali di cui all'articolo 5 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, nonché di ogni altra normativa previdenziale o comunque settoriale, riconducibile all'attività agrituristica. In difetto di specifiche disposizioni, si applicano le norme previste per il settore agricolo. Articolo 8 Periodi di apertura e tariffe 1. L'attività agrituristica può essere svolta tutto l'anno oppure, previa comunicazione al comune, secondo periodi stabiliti dall'imprenditore agricolo. Tuttavia, ove se ne ravvisi la necessità per esigenze di conduzione dell'azienda agricola, è possibile, senza obbligo di ulteriori comunicazioni al comune, sospendere la ricezione degli ospiti per brevi periodi. 2. Entro il 31 ottobre di ciascun anno, secondo la procedura indicata dalla regione, i soggetti che esercitano l'attività agrituristica presentano una dichiarazione contenente l'indicazione delle tariffe massime riferite a periodi di alta e di bassa stagione, che si impegnano a praticare per l'anno seguente. Articolo 9 Riserva di denominazione. Classificazione 1. L'uso della denominazione agriturismo , e dei termini attributivi derivati, è riservato esclusivamente alle aziende agricole che esercitano l'attività agrituristica ai sensi dell'articolo 6. 2. Al fine di una maggiore trasparenza e uniformità del rapporto tra domanda e offerta di agriturismo, il Ministro delle politiche agricole e forestali, sentito il Ministro delle attività produttive, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, determina criteri di classificazione omogenei per l'intero territorio nazionale e definisce le modalità per l'utilizzo, da parte delle regioni, di parametri di valutazione riconducibili a peculiarità territoriali. Articolo 10 Trasformazione e vendita dei prodotti 1. Alla vendita dei prodotti propri, tal quali o comunque trasformati, nonché dei prodotti tipici locali da parte dell'impresa agrituristica si applicano le disposizioni di cui alla legge 9 febbraio 1963, n. 59, e successive modificazioni, e all'articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228. Articolo 11 Programmazione e sviluppo dell'agriturismo 1. Il Ministro delle politiche agricole e forestali, di intesa con le regioni e le province autonome e sentite le associazioni nazionali agrituristiche maggiormente rappresentative a livello nazionale, predispone un programma di durata triennale, aggiornabile annualmente, finalizzato alla promozione dell'agriturismo italiano sui mercati nazionali e internazionali. 2. Allo scopo di promuovere le attività di turismo equestre, le regioni possono incentivare l'acquisto e l'allevamento di cavalli da sella, nell'ambito delle aziende agrituristiche, e l'allestimento delle relative attrezzature di ricovero e di esercizio. Possono essere altresì incentivati gli itinerari di turismo equestre, opportunamente segnalati in collaborazione con le aziende agrituristiche e i circoli ippoturistici. 3. Le regioni, in collaborazione con le associazioni più rappresentative di operatori agrituristici, sostengono altresì lo sviluppo dell'agriturismo attraverso attività di studio, ricerca, sperimentazione, formazione professionale e promozione. 4. Dall'attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Articolo 12 Attività assimilate 1. Sono assimilate alle attività agrituristiche e sono ad esse applicabili le norme della presente legge, quelle svolte dai pescatori relativamente all'ospitalità, alla somministrazione dei pasti costituiti prevalentemente da prodotti derivanti dall'attività di pesca, nonché le attività connesse ai sensi del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 226, e successive modificazioni, ivi compresa la pesca-turismo. Articolo 13 Osservatorio nazionale dell'agriturismo 1. Al fine di fornire informazioni utili per lo svolgimento delle attività di indirizzo e di coordinamento di competenza del Ministero delle politiche agricole e forestali, nonché allo scopo di favorire la comunicazione e lo scambio di esperienze sul territorio nazionale, le regioni inviano annualmente allo stesso Ministero delle politiche agricole e forestali una relazione sintetica sullo stato dell'agriturismo nel territorio di propria competenza, integrata dai dati sulla consistenza del settore e da eventuali disposizioni emanate in materia. 2. Presso il Ministero delle politiche agricole e forestali è istituito l'Osservatorio nazionale dell'agriturismo, al quale partecipano le associazioni di operatori agrituristici più rappresentative a livello nazionale. 3. L'Osservatorio nazionale dell'agriturismo cura la raccolta e la elaborazione delle informazioni provenienti dalle regioni e dalle associazioni di cui al comma 2, pubblicando annualmente un rapporto nazionale sullo stato dell'agriturismo e formulando, anche con il contributo di esperienze estere, proposte per lo sviluppo del settore. 4. Dall'attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Articolo 14 Norme transitorie e finali 1. La legge 5 dicembre 1985, n. 730, è abrogata. 2. Le regioni uniformano ai principi fondamentali contenuti nella presente legge le proprie normative in materia di agriturismo entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa. 3. Le regioni, per le aziende agricole già autorizzate all'esercizio dell'attività agrituristica, emanano norme di adeguamento alle disposizioni di cui alla presente legge. Articolo 15 Disposizioni particolari per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano 1. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, che provvedono alle finalità di cui alla presente legge in conformità allo statuto di autonomia e alle relative norme di attuazione. Articolo 16 Copertura finanziaria 1. Le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, e all'articolo 7, comma 2, si applicano a decorrere dal 1 gennaio 2006. 2. Alle minori entrate derivanti dall'attuazione dell'articolo 2, comma 1, dell'articolo 7, comma 2 e dell'articolo 10, valutate in 0,9 milioni di euro a decorrere dall'anno 2006, si provvede, quanto a 0,9 milioni di euro per l'anno 2006, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente Fondo speciale dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle politiche agricole e forestali, e quanto a 0,9 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1 ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244. 3. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio delle minori entrate di cui alla presente legge, anche ai fini dell'applicazione dell'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. 4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.